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“Scipio’s Helmet and Mercury’s Hat”. The Trieste’s Liberal-National Party between the 19th and 20th Centuries
This essay analyzes the political strategies in favor of the Italian cause deployed by the Liberal-National Party of Trieste, which governed the city between the Nineteenth and Twentieth centuries. The group, linked to Freemasonry and the ruling class of the Kingdom of Savoy, championed the cause of Adriatic Italianness in institutional settings, careful to remain within the law, attempting a difficult but successful balance between the practical needs of trade and patriotic ideals
Apollo Apotropaios: il dio che respinge e colpisce lontano: da Ilio a Delion
The start point of this contribution was the observation of the almost perfect syncrony between the appearance of Apollo as Apotropaios in Athenian context (in literary and epigraphic sources) and the disastrous defeat suffered by the Athenians in a battle in which a hieron of Apollo in boeotian territory, that of Delion, was the theater. The further I proceeded with the analysis of Thucydides (Book 4, 76-101), the clearer the idea became that Apollo’s role was considered crucial in the conclusion of events, by both the Boeotians and the Athenians: the god acted as a protector of the Boeotians and hostile, enemy and destroyer of the Athenians. The attitude of Apollo of Delion recalls the Homeric one, the ἐκηβόλος, the god who has his seat on the mountain tops, the god who shoots arrows from afar and come down quickly at a request for help from a person he protects. His intervention is caused by a near, imminent danger (so is in Aristophanes examples) such as the assault of an enemy, or a natural disaster (plague or famine as in the examples from Cyrene). He is not the god who once and for all, drew the boundaries for the Athenians and became, since then, the guarantor of the «inviolabilità dei confini e la tutela dei passaggi» as is in the title of an article by Di Nicuolo 2011, pp. 25-49. The Athenians, back from Delion try to get the god Apotropaios on their side, with the offering of sacrifices and the dedication of altars
Futuribili. Rivista di studi sul futuro e di previsione sociale. 2023, n. 1/2, Vol. XXVIII
Pratiche di translanguaging e sviluppo professionale degli insegnanti: appunti metodologici
Il modello di apprendimento socio-costruttivista e post-costruttivista di tipo sistemico e la prospettiva di Mezirow e Altet costituiscono il framework di una Ricerca-Azione-Formazione sul tema della pedagogia del translanguaging. Il contributo intende portare alla discussione il processo metodologico di un esempio di ricerca empirica condotta nella scuola primaria con un gruppo di docenti motivati al proprio sviluppo professionale. In particolare, ci si interroga sulla sostenibilità, per l’accademia e per la scuola, di pratiche di co-ricerca in contesti caratterizzati da precarietà e discontinuità. Nel contempo il sapere che ha origine da una riflessione sulle pratiche con funzione problematizzante ed euristica di interpretazioni, ri-progettazioni e decisioni pare abbia una valenza trasformativa dell’identità professionale insegnante. Da qui la rilevanza di domande che interrogano la postura e le modalità d’uso (la pragmatica) del fare ricerca
Genome Editing for a Farm Animal Welfare in a Non-Ideal World
The welfare of factory farm animals is deplorable. Animal ethicists have been criticising this for years, but the question of how to make livestock farming a more animal-friendly practice – es-pecially on a global scale – remains unanswered. The technological ‘improvement’ of farm an-imals through genome editing techniques is being discussed as an option to protect animals from suffering, stress and impairment. However, this approach raises serious ethical questions. It is not just a morally problematic “technological fix”. Worse, even if the projects do improve animal welfare, they will not change the situation in any significant way. Continuing with such breeding practices would most likely result in its perpetuation.This raises the question of how to evaluate actions that contribute to the perpetuation of a morally problematic practice, but which in some respects represent an improvement on the status quo. To answer this question, we propose a position of pragmatic reformism drawing on John Rawls’ distinction between ide-al and non-ideal theory
Il ruolo trasformativo dello sviluppo professionale sulle pratiche valutative dei docenti: risultati di un’indagine esplorativa
Lo studio esamina le percezioni dei dirigenti scolastici sull’impatto delle iniziative di formazione in servizio degli insegnanti sull’adozione di pratiche di assessment for learning nelle scuole italiane, utilizzando dati raccolti tra il 2020 e il 2023. L’analisi si concentra sulle opinioni dei dirigenti sull’efficacia della formazione, prendendo in considerazione variabili come la modalità di erogazione (in presenza, online o mista), la durata del corso e il pubblico destinatario. La ricerca è stata condot¬ta su un campione di convenienza di scuole affiliate al Movimento Avanguardie Educative, contraddistinte dal loro forte impegno nell’innovazione pedagogica. Questa scelta ha permesso di analizzare un numero significativo di casi (n = 400), offrendo l’opportunità di esplorare come la formazione in servizio possa favorire trasformazioni professionali e promuovere l’adozione dell’assessment for learning. Il contributo esamina criticamente i risultati dello studio alla luce delle sue princi¬pali limitazioni, in particolare quelle relative alla validità esterna, e sottolinea che l’inclusione di campioni più eterogenei potrebbe approfondire la comprensione di questi fenomeni in contesti diversi
Coastal vulnerability assessment and challenges for nature - based solutions (coastal dunes) in the Northern Adriatic sea
As sea level rise and human activities increasingly affect both morphological and sedimentary dynamics, coastal risks are becoming more severe. As a result, assessing coastal vulnerability to storm events and identifying innovative, resilient, nature-based solutions to combat erosion have become essential components of modern coastal management strategies. This study presents an integrated assessment approach applied to 140 km of sandy coastline in the Northern Adriatic Sea (Italy), an area characterized by varying degrees of anthropogenic impact. An adapted version of the Coastal Vulnerability Index was employed to estimate the Potential Vulnerability (Vp), which reflects the morpho-evolutionary conditions of individual coastal cells under the assumption of no protective measures against sea storms. The subsequent classification and evaluation of both hard and soft coastal defences — including natural features such as dunes— enable the transition from Potential to Real Vulnerability (Vr). To more specifically assess the presence, functionality, and development potential of coastal dunes, the analysis incorporates two complementary dune indicators: ISand, which measures the system’s potential for aeolian-driven transport of beach sediment towards the dune, and IDune, which evaluates the current eco-morphodynamic condition of the existing dune systems.Con l'innalzamento del livello del mare e le attività umane che influenzano sempre di più le dinamiche morfologiche e sedimentarie, i rischi costieri stanno diventando più gravi. Di conseguenza, la valutazione della vulnerabilità costiera agli eventi di mareggiata e l'identificazione di soluzioni innovative, resilienti e basate sulla natura per combattere l'erosione sono diventate componenti essenziali delle moderne strategie di gestione costiera. Questo studio presenta un approccio di valutazione integrato applicato a 140 km di costa sabbiosa nell'Alto Adriatico (Italia), un'area caratterizzata da diversi gradi di impatto antropico. Una versione adattata dell'Indice di Vulnerabilità Costiera è stata utilizzata per stimare la Vulnerabilità Potenziale (Vp), che riflette le condizioni morfo-evolutive delle singole cellule costiere nell'ipotesi di assenza di misure protettive contro le mareggiate. La successiva classificazione e valutazione delle difese costiere, sia rigide che morbide, incluse le caratteristiche naturali come le dune, consente la transizione dalla Vulnerabilità Potenziale a quella Reale (Vr). Per valutare più specificatamente la presenza, la funzionalità e il potenziale di sviluppo delle dune costiere, l'analisi incorpora due indicatori di dune complementari: ISand, che misura il potenziale del sistema per il trasporto eolico dei sedimenti della spiaggia verso la duna, e IDune, che valuta l'attuale condizione eco-morfodinamica dei sistemi dunali esistenti
Origine dei Valacchi: teorie del termine e dei gruppi etnici, e sulla loro diffusione per l’Europa
L’autore considera le popolazioni “Valacche” e la loro diffusione ai termini di Valacchi alle popolazioni dell’Europa. Il termine di Valacco venne attribuito origina¬riamente alle popolazioni dell’alta area balcanica, che vennero per prime in contatto con i soldati romani e con i veterani di Roma che si insediavano sui confini e si insediarono con le popolazioni autoctone, dando luogo a etnie Valacche, progressivamente latinizzate. Il termine Valacco deriva dal greco Vlahos, il quale deriva dalle tribù tedesche Walh e dal celtico Valcae. I Romani poi diffusero il termine alle popolazioni con le quali venivano progressivamente in contatto e che si fusero attraverso matrimoni misti e con la diffusione della lingua latina. Da queste radici derivarono anche l’ungherese olasz usato tuttora per italiano e il polacco włoch usato tuttora per italiano. Perciò, dal punto di vista etnologico per Valacchi si intendono le popolazioni neolatine (o latinofoni) dell’area balcanica. Così, i valacchi del nord balcanico vengono poi identificati con i romeni e i moldavi; i valacchi del centro balcanico con i morlacchi e i cicci; i valacchi del sud balcanico con gli aromeni della Grecia, dell’Albania e della Macedonia. Con Valacchi sono anche indicati etnologicamente popolazioni della Moravia, della Slovacchia, dell’Ucraina e della Polonia. In sintesi, i Valacchi apparvero come etnie formate da nuove popolazioni di confine latinizzate prima nelle aree balcaniche, e poi attraverso un mix linguistico, perché i romani formarono tra il latino e lingue celtiche e germaniche una parlata chiamata poi valacco. Così, se il termine valacco nacque nell’area Balcanica, venne poi a diffondersi un po’ in tutto il mondo celtico romanizzato, ma anche slavo.The author considers “Wallachian” peoples, their name and their spread among European populations. The term “Valacco” was originally attributed to peoples in the upper Balkan area who first came into contact with Roman soldiers and the veterans who settled on the Empire’s borders, giving rise to Wallachian ethnic groups which were progressively Latinised. The name “Valacco” derived from the Greek “Vlahos”, which in turn derived from the German Walh and Celtic Valcae tribes. The Romans then spread it to the peoples with which they came into increasing contact and latinised it. These roots also gave rise to the Hungarian “olasz” and the Polish “włoch”, both used to this day to mean “Italian”. From an ethnological standpoint, therefore, Wallachian refers to the neo-Latin (or Latin-speaking) populations of the Balkan area. North Balkan Wallachians were identified in Romanians and Moldavians; central Balkan Wallachians in Morlachs and Cići; south Balkan Wallachians in Aromanians living in Greece, Albania and Macedonia. The name Wallachians was also applied ethnologically to peoples in Moravia, Slovakia, Ukraine and Poland. To summarise, the Wallachians appeared as ethnic groups formed by new Latinised border populations in the Balkan area, which then became a linguistic phenomenon: through the Romans, Latin fused with Celtic and Germanic languages in a linguistic mixture which acquired the name of Valacco. While the term originated in the Balkans, it spread to much of the Romanised Celtic world and Slav areas too
Advancing Legal Fictions: Rights of Seeds amid Drought Resistance in Puglia and Sicilia
Dominant agricultural and environmental legal frameworks in Italy and the European Union continue to marginalise peasant seed systems, despite growing evidence of their superior performance under conditions of water scarcities and heat stress. Focusing on the regions of Puglia and Sicilia, this article explores how alternative legal strategies, including cultural provenance protocols and regional law amendments, can facilitate the circulation of unregistered, coevolved, and drought-resistant seed varieties. Drawing on legal pluralism and critical legal studies, it frames seeds as more-than-human legal subjects and examines how bottom-up models such as Houses of Seeds and Participatory Guarantee Systems (PGS) challenge hegemonic barriers to propagation. Through a case study of a contemporary performative artwork structured as a seed exchange protocol, the article analyses collaborations with museums and farmer cooperatives that temporarily host legal grey zones and enact prefigurative legalities. It opens up possibilities to reimagine law as a tool for care, climate adaptation, and collective governance over genetic resources for the future generations and argues for a Rights of Nature-inspired framework applied to seeds, grounded in agroecology, situated knowledge, and anticipatory legal fictions.I quadri giuridici dominanti in materia di agricoltura e ambiente in Italia e nell’Unione europea continuano a emarginare i sistemi di sementi dei contadini, nonostante le crescenti prove delle loro prestazioni superiori in condizioni di scarsità d’acqua e stress termico. Concentrandosi sulle regioni Puglia e Sicilia, questo articolo esplora come strategie legali alternative, tra cui i protocolli di provenienza culturale e le modifiche alle leggi regionali, possano facilitare la circolazione di varietà di sementi non registrate, coevolute e resistenti alla siccità. Basandosi sul pluralismo giuridico e sugli studi giuridici critici, inquadra i semi come soggetti giuridici più che umani ed esamina come i modelli dal basso verso l’alto, come le Case dei Semi e i Sistemi di Garanzia Partecipativa (PGS), sfidino le barriere egemoniche alla propagazione. Attraverso un caso di studio di un’opera d’arte performativa contemporanea strutturata come un protocollo di scambio di semi, l’articolo analizza le collaborazioni con musei e cooperative di agricoltori che ospitano temporaneamente zone grigie legali e mettono in atto legalità prefigurative. L’articolo apre la possibilità di reimmaginare il diritto come strumento per la cura, l’adattamento al clima e la governance collettiva delle risorse genetiche per le generazioni future, e sostiene un quadro ispirato ai diritti della natura applicato ai semi, fondato sull’agroecologia, la conoscenza situata e le finzioni giuridiche anticipatrici
Poliarchie / Polyarchies volume 8 n. 2/2025
Poliarchie/Polyarchies is multi-disciplinary journal which aims at promoting the encounter of the social sciences and humanities, ranging from sociology and political science to history, economics, law and philosophy. The analysis of political and social change can indeed be investigated from different perspectives and with the help of a variety of methodological tools. Poliarche/Polyarchies embraces a range of contemporary issues: processes of supranational integration and democratization in the world; the transformation of contemporary societies under the pressure of immigration and environmental challenges; the crises of “electoral democracy” in Europe and the development of a deliberative model of democracy; the potential “clash of civilizations” and socio-religious conflict; the resurgence of nationalisms and micro-regionalism in Europe and in the world; the integration of policy processes into networks and of communities into new frameworks and governance systems. The journal has an anonymous referee system and two issues per year are expected