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Ğihād, sufi e colonialismo in Africa sub-sahariana. Il caso della Ḫatmiyya in Eritrea
This thesis deals with the
socio-political accommodation of Muslim brotherhoods to colonial
occupation in sub-saharan Africa. In particular, it analyses how the
Khatmiyya Islamic
Brotherhood accommodated to the Italian colonial rule in Eritrea. Being
this
brotherhood a trans-regional entity it’s considered also its influence
in
Sudan, comparing its relations with Italian authorities in Eritrea with
the
ones it made with British authorities in Sudan. Special attention is
paid to
the role of a female sufi leader of the Khatmiyya, Sharifa 'Alawiyya
(d.1940).
She was an Eritrean Islamic mystic who assumed a very influential role
whithin
the tariqa during Italian occupation. Her strong personality is still
celebrated through her Arabic epithet of “al harbiyya/al-labisa
harbiyya”, the militant/the
one who dress as a militant or the Italian one, “la regina senza corona”, the
queen without the crown, of Eritrea
The Urbanisation of Innovation Environments. Architecture and Urbanism in the Post-Fordist Economy
Ogni volta che un nuovo sistema produttivo viene messo in atto si assiste a dei cambiamenti relativi alla formazione e crescita della città e del territorio, nonché ad un'opportunità evolutiva — di crisi e ridiscussione - per la disciplina dell'architettura e per i metodi dell'urbanistica. Nella strategia integrata e onnicomprensiva posta in atto dagli attori decisionali per l'economia basata sulla conoscenza e l'innovatione, al progetto urbano è richiesto un ruolo attivo. Questo è chiamato a riconoscere e diagrammare il sistema in cui si muove e rispondere a questo con l'architettura. Se la posizione di partenza è che all'interno delle trasformazioni socio-culturali-economiche il compito dell'architettura è comunque sempre quello di definizione spatiale/formale, la tesi si pone come obbiettivo un'operazione di 'traslazione'. La traslazione a cui ci riferiamo consiste nel tentativo di inserirsi in un fenomeno — quello dell'economia dell'innovazione - attraverso una 'disciplina altra'. In altre parole, nel tentativo di restituire la dimensione 'spazio' alle questioni sollevate dall'economia. La tesi qui discussa si fonda principalmente su due ipotesi. La prima ipotesi afferma la natura urbana delle nuove forme di economia, e quindi la centralità del progetto dei tessuti di relazione nella formazione di ambienti (environments) favorevoli alla crescita e alla proliferazione della nuova economia. Da sempre alla base del progetto urbano, il progetto dei tessuti di relazione assume oggi una rinnovata rilevanza come parte di una strategia economica che tende ad informare l'intera realtà. La seconda ipotesi riconosce come associati alle nuove forme di economia degli assetti spaziali che, ancora in evoluzione, dcon gurano il rapporto tra città e isole produttive/di consumo/abitative disperse, all'interno di un'entità di progetto metropolitana o regionale caratterizzata da un'estesa tendenza urbanizzante. Se l'ultima fase dell'economia industriale fordista aveva portato ad una geografia di decentralizzazione in una suburbanizzazione estrema che non mostrava alcun bisogno di città, le nuove forme di economia attivano una riconquista dell'urbano. Questa si esplica nella effettiva rioccupatione del 'downtown' della città tradizionale attraverso una gentrificazione selettiva. E' però una riconquista della città tradizionale all'interno del 'anti-urbano' costruito dall'ultima fase del moderno. Quindi, a causa di un'estensione dell'intelligenza dell'urbanità alla dimensione regionale suburbana, suburbio e città si riconfigurano al di fuori del loro tradizionale significato dicotomico. L'urbanizzazione dei luoghi per l'innovazione è quindi da leggere all'interno dei processi economici (urbanizzanti) da un lato e della ridefinizione stessa dell'urbanità dall'altro
ST1936, un nuovo agonista dei recettori 5-HT6: effetti sulla trasmissione dopaminergica e sulla dostribuzione del pERK nel Nucleo Accumbens Shell e Core e nella corteccia prefrontale del ratto
La funzione del recettore 5‐HT6, uno fra gli ultimi scoperti della superfamiglia dei recettori serotoninergici, è ampiamente sconosciuta e ciò è dovuto alla limitata conoscenza del loro meccanismo di trasduzione, alla mancanza di agonisti pieni attivi a livello centrale e all’inconsistenza degli effetti farmacologici e eurochimici degli antagonisti. Recentemente è stato reso disponibile un nuovo agonista pieno, ST1936, con affinità nanomolare per il
recettore 5‐HT6. Riportiamo l’effetto acuto di ST1936 sul dializzato di dopamina (DA) e noradrenalina (NA) nella corteccia prefrontale (PFCX), nel nucleus accumbens (Acb), shell e core, e sull’espressione di phospho‐Extracellular signal Regulated Kinase (pERK) nelle stesse aree, come dimostrato con l’immunoistochimica. Riportiamo inoltre l’effetto di ST1936 quando somministrato in modo contingente da parte del ratto nel paradigma sperimentale di
self‐administration (SA). La somministrazione sistemica acuta di ST1936 aumenta in modo dose‐dipendente il dializzato di DA, NA nella PFCX e nella AcbSh e in minor misura nel AcbC;
questi effetti sono prevenuti per somministrazione istemica di due diversi antagonisti del recettore 5‐HT6. ST1936 aumenta anche il numero di neuroni pERK‐positivi nella corteccia prelimbica (PrL) e nella porzione mediale e intermedia della AcbSh ma non nella corteccia infralimbica (IL) e nel AcbC. Questi effetti sono prevenuti per somministrazione sistemica dell’antagonista selettivo dei recettori D1 SCH39166. ST1936 risulta capace di sostenere nel ratto un comportamento di SA, per via endovenosa. La risposta di autosomministrazione è ridotta significativamente per pretrattamento sistemico con antagonisti del recettore 5‐HT6.
Queste proprietà di ST1936 suggeriscono che il recettore 5‐HT6 controlli l’attività dei neuroni dopaminergici e noradrenergici che proiettano alla PFCX e al Acb
Ruolo dello stress del reticolo endoplasmatico (ER) nel processo apoptotico indotto dall'acido lipoico in linee cellulari di epatoma
L’Africa di Fulgenzio: città, territorio e popolamento
L’arco cronologico entro cui si inserisce la vita e l’operato di Fulgenzio costituisce uno dei momenti
più complessi e avvincenti della storia africana. L’arrivo dei Vandali comporta un riassetto
amministrativo dei territori. Parte di queste regioni, seppure non direttamente governate dal rex
Vandalorum, viene sottoposta a una forma di controllo "a distanza", mediante l’alleanza con i re
delle tribù locali, sul modello romano. Nella Vita Fulgentii sono rintracciabili stralci e immagini
di questo sottofondo storico. Così anche la situazione economica dell’Africa settentrionale, e in
particolare della Bizacena, territorio in cui Fulgenzio operò, può essere letta, di riflesso, attraverso
la biografia del vescovo di Ruspe. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
The time of Fulgentius was one of the most complex period of African history. The arrival of Vandals entailed the administrative reorganization of those regions. Although some areas were excluded by the administration of the rex Vandalorum, African provinces were ruled through alliances with the kings of local tribes. Several elements in the Vita of Fulgentii reflect this historical background and the economic situation in North Africa and Byzacena, where Fulgentius lived
Effetti farmacologici e neurotossici sulla trasmissione dopaminergica e noradrenegica in modelli animali di ADHD e Parkinson
Analisi della struttura dei geni codificanti i recettori dell'ormone tiroideo in un modello di epatocancerogenesi sperimentale
La conservazione ex situ della biodiversità delle specie vegetali spontanee e coltivate in Italia: stato dell’arte, criticità e azioni da compiere
Una attenzione crescente viene rivolta alla conservazione della biodiversità vegetale al di fuori degli ambienti naturali, sia per le specie di interesse agronomico, sia per la flora spontanea, anche in attuazione agli obblighi previsti dalla Convenzione sulla Diversità Biologica
(Rio de Janeiro, 1992). Quest’ultima, infatti, all’articolo 9 “Conservazione ex situ” indica una serie di misure da adottare per il recupero, la ricostituzione e la reintroduzione di specie minacciate a completamento delle strategie di conservazione in situ. Inoltre, il quarto
report dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (2007) indica la conservazione ex situ tra le principali azioni di adattamento degli ecosistemi ai cambiamenti climatici in corso. La conservazione in situ (aree di origine) e quella on farm (nelle aree di coltivazione)
sono prioritarie, ma quella ex situ (banche genetiche, collezioni, orti botanici, ecc.) si rende indispensabile in quei casi, e sono tanti, in cui le prime due, per motivi diversi, sono difficili da realizzare. Attualmente, infatti, le molteplici pressioni che agiscono sugli habitat
possono in alcuni casi minacciare la sopravvivenza di una o più specie o l’integrità e la funzionalità di interi ecosistemi, tanto da rendere difficile attuare strategie di conservazione in situ. In questi casi, solo le tecniche ex situ possono garantire la conservazione della variabilità genetica del germoplasma (semi, polline, parti di pianta, spore, ecc.) e quindi la rigenerazione, riproduzione e/o moltiplicazione delle specie da conservare. La conservazione ex situ ha inoltre un ruolo indispensabile per la ricerca e il miglioramento genetico al fine
di promuovere un utilizzo sostenibile del germoplasma disponibile.Solo pochi anni fa, nel 2004, la maggior parte dei Paesi del mondo ha ratificato il Trattato Internazionale della FAO sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura che, inter alia, considera
la conservazione ex situ come uno dei pilastri essenziali per assicurare a lungo termine la sostenibilità e la sicurezza alimentare e ambientale