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Regia Deputazione di Storia Patria e Società storica subalpina: due enti culturali a confronto (1880-1935)
ITALIANO: L’articolo segue le vicende della Società storica subalpina e delle R. Deputazione di Storia Patria tra la fine del XIX secolo e gli anni ’30 di quello successivo, quando i due enti furono fusi. Sono analizzate non solo l’ideologia e le proposte culturali, ma anche le relazioni politiche e le connesse vicende finanziarie dei due enti, illuminando l’importanza delle condizioni materiali della produzione culturale. / ENGLISH: The article follows the events of the Società storica subalpina and of the R. Deputazione di Storia Patria between the end of the 19th century and the 1930s, when the two cultural societies were merged. In the essay the ideology and cultural proposals of the two entities are analyzed, but a great importance is devoted also to their social and political relationships and financial events of the two entities, illuminating the importance of the material conditions of cultural productio
Il medioevo italiano e la professionalizzazione degli studi storici in Gran Bretagna (1857-1923). Tra storia universale e scienza della politica
ITALIANO: Questo saggio costituisce la prima parte di una più ampia ricognizione della varia presenza del medioevo italiano nella letteratura storiografica britannica tra Risorgimento e primo dopoguerra. Esso si focalizza sui modelli di trattazione del passato italiano riscontrabili nelle opere di taluni specialisti di storie veneziane (R. Brown, H. Yule, H. Brown, W. Miller), autori di storie generali d’ispirazione rankiana (T. Hodgkin, M. Creighton, Lord Acton), sostenitori di un approccio nomotetico volto a innalzare la storia a branca della scienza politica (E. Freeman, J.R. Seeley, J. Bryce, A.J. Toynbee). L’esame degli atteggiamenti assunti da questi studiosi verso l’Italia medievale e rinascimentale si rivela peculiarmente idoneo a porre in luce i contrasti e le incertezze circa il significato della trasformazione della storiografia in disciplina scientifica che ne accompagnarono il processo di professionalizzazione in Gran Bretagna. / ENGLISH: This essay forms the first part of a wider survey of the diverse presence of the Italian Middle Ages in British historical literature between the Risorgimento and the first postwar period. It focuses on the various models of treatment of the Italian past which may be found in the works of some specialists of Venetian history (R. Brown, H. Yule, H. Brown, W. Miller), authors of general histories of Rankean inspiration (T. Hodgkin, M. Creighton, Lord Acton), advocates of a nomothetic approach aiming to make history a branch of the science of politics (E. Freeman, J.R. Seeley, J. Bryce, A.J Toynbee). The attitudes showed by these scholars towards medieval and Renaissance Italy prove peculiarly revelatory of contrasts and uncertainties about the exact meaning of the transformation of historiography into a would-be scientific discipline which accompanied its professionalization in Great Britain
Un veneto siracusano. Atti della Giornata in memoria di Luigi Polacco
Nel dicembre del 2017, nell’ambito del programma delle
iniziative culturali promosse e realizzate dalla Società Siracusana di Storia Patria, si tenne la Giornata in memoria del Socio Onorario Luigi Polacco. Per l’occasione furono invitati a partecipare illustri relatori che negli anni avevano condiviso la loro attività di ricerca con l’archeologo veneto, che dedicò a Siracusa e al suo territorio una parte importante della sua vita professionale.
L’Università di Padova, nella quale si formò, l’aveva chiamato per l’insegnamento di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana dopo che il suo maestro, Carlo Anti, andò in pensione. Quest’ultimo costituì per Polacco il vero anello di congiunzione con Siracusa, dove già l’Università di Padova conduceva studi e scavi archeologici, iniziati sotto la direzione di Anti e proseguiti dall’allievo, che ebbe modo di riprendere appunti e relazioni di scavo del suo predecessore.
Le pubblicazioni sul Teatro greco e sull’area del Colle Temenite resero ben presto noto alla città il nome di Polacco, che ebbe modo di confrontarsi con l’ambiente culturale siciliano e in particolare con quello siracusano, anche attraverso le attività svolte per la Società Siracusana di Storia Patria. Fra queste ultime assunse particolare rilievo la pubblicazione del volume sulla spedizione ateniese contro Siracusa, nel quale, oltre a introdurre insieme a Roberto Mirisola il testo di Tucidide,
Polacco propose una sua traduzione del testo corredata
da note che dimostrano quanto attento fosse il suo approccio
allo studio del contesto territoriale.
La sua ampia produzione bibliografica comprende numerosi
articoli di topografia siracusana che hanno provato a leggere la città antica e il suo comprensorio, integrando l’interpretazione dei resti archeologici con quella delle fonti letterarie. Alcune sue proposte, non da tutti condivise, costituiscono tuttora importante stimolo per l’avanzamento della ricerca archeologica nel Siracusano avendo aperto, a volte anche coraggiosamente, nuove piste di lavoro.
Gli Atti della Giornata, che includono anche le relazioni
non svolte in presenza, sono corredati con la documentazione
fotografica del consesso. Dalla lettura dei contributi emerge un comune denominatore: la consapevolezza da parte di amici, allievi e colleghi del ruolo di rilievo che Luigi Polacco ebbe a Siracusa durante gli anni della sua assidua attività di studio e ricostruzione storica.
Questo volume viene dato alla stampa dopo l’improvvisa
scomparsa di Roberto Mirisola e Gioacchino Lena, che si ricordano insieme a Luigi Polacco per la loro amicizia e l’appassionato amore della ricerca che li ha costantemente accomunati
Revisiting the Role of the Armenians in the Battle of Mantzikert
It is well known that after Romanos Diogenes’ sound defeat at Mantzikert in 1071 A.D., the Armenians founded their own principalities in Byzantine territory. Yet, their role in the battle has not been examined systematically until now. According to Michael the Great, the patriarch of the Syrian Orthodox Church, the Armenians were the first to desert from the army. Whereas this was accepted as truth in the past, more recently historians have questioned the historicity of his statement. This study proposes to solve the problem, and concludes that the Historia of Attaleiates contains evidence that corroborates the desertion of the Armenian soldiers
La presenza delle donne nei cartolari notarili genovesi(secoli XII-XIII)
ITALIANO: L’obiettivo di questo contributo non si limita a una sottolineatura delle indiscutibili ricchezza e poliedricità di contenuto del grande giacimento costituito dai cartolari notarili dimatrice genovese (almeno 250 entro la fine del Duecento). L’autrice si interroga, oltre chesulla specifica genesi di ciascun cartolare, anche sulle perdite avvenute, con articolate domande rispetto a una selezione vuoi intenzionale, vuoi casuale, al nodo della clientela che si rivolgea un notaio, alla reazione professionale del notaio di fronte alla clientela femminile attiva in prima persona, alla frequenza con cui le donne figurano in varia veste nella documentazione; nel prendere a esempio documenti che testimoniano dei patrimoni femminili, pone alcune domande che ne suggeriscono una lettura non letterale e non ingenua. / ENGLISH: The aim of this essay is not just to underscore the undeniable richness and variedness of the information contained in the large deposit of notarial cartularies of Genoese origin (at least 250 registers till the end of the thirteenth century). The author questions not only the specific genesis of each cartulary, but also the losses, posing complex questions regarding the selection, whether intentional or random, the clientele that made recourse to a notary, the notary’s professional reaction to female clients who acted on their own behalf, the frequency with which women appear in various capacities in the documentation. By taking as an example documents concerning female property, the author suggests a less literal and naïve interpretation of notarial acts
La terra, il mercante e il sovrano. Economia e società nell'VIII secolo longobardo
ITALIANO: L’economia altomedievale costituisce uno dei temi più frequentati dalla storiografia dell’ultimo secolo e l’Italia, ovvero il cuore di quello che fu l’impero romano, rappresenta indubbiamente un ambito privilegiato in cui esaminare le trasformazioni strutturali che si ebbero nel passaggio dall’età antica al Medioevo. Questo studio cerca di ricostruire le vicende complesse dell’economia in età longobarda, in particolare tra la fine del VII secolo e la conquista carolingia, analizzando la problematica sia dal punto di vista della produzione che dalla prospettiva del mercato, mettendone in evidenza le convergenze strutturali, in un orizzonte politico-sociale più ampio. L’età di Liutprando costituisce il cuore dell’analisi, ma il discorso si spinge fino all’età carolingia, per cercare di verificare l’impatto che ebbe la conquista franca sulla Penisola. Le regioni centro-settentrionali del regno longobardo costituiscono l’impalcatura che sorregge questo lavoro, ma non mancano incursioni comparative – sempre utili a comprendere meglio i fenomeni – nelle strutture socio-economiche del ducato-principato longobardo di Benevento, che per molto tempo costituì uno spazio politico sostanzialmente autonomo. / ENGLISH: Early medieval economy is one of the most frequented topic by modern historiography and Italy, the heart of the old Roman Empire, represents undoubtedly a privileged area where we can examine the structural transformations that occurred in the passage from Antiquity to the Middle Ages. This study tries to reconstruct the complex events of the economy in the Longobard period, specifically between the end of the seventh century and the Carolingian conquest, analyzing the question both in terms of production and market, attempting to highlight its structural convergences, in a broader political-social perspective. Liutprando's age constitutes the core of the analysis and the central-northern regions of the Longobard kingdom are the scaffolding on which this work is built but, in an attempt to better understand some phenomena by comparing them, there is no shortage of forays into the socio-economic structures of a political space for a long time essentially autonomous such as the Longobard duchy-principality of Benevento
La formazione del confine meridionale del Ducato Romano. Dinamiche di popolamento nel Lazio meridionale tra Tardo antico e Medioevo
Natura, volontà e fazione nella Lombardia tardomedievale
ITALIANO: Tra gli effetti collaterali meno noti della ricezione dei testi politici aristotelici nell’Italia del tardo Medioevo c’è lo sviluppo – a partire dal Trecento – dell’idea di appartenenza naturale a una fazione politica, connesso all’emergere nella dottrina giuridico-politica di posizioni non del tutto contrarie alla liceità della divisione in partiti a fini di governo. I riferimenti alla naturalità dell’appartenenza fazionaria, mai del tutto svincolata dalla volontà individuale, si riscontrano numerosi nella Lombardia viscontea e sforzesca. Attraverso una serie di esempi desunti da cronache, trattati teorici e testi della politica pragmatica, il saggio traccia una parabola di questa concezione, destinata a esaurirsi con il Cinquecento e l’inclusione dello stato regionale in strutture più ampie. / ENGLISH: Among the lesser-known side effects of the reception of Aristotle’s political works in late me- dieval Italy was the development, from the fourteenth century onwards, of the idea of natural belonging to a political faction. Such a concept was connected to the opinions of those juridical and political theorists who conceded the legitimacy of factional division as a means to good government. References to the natural belonging to a faction, which was never completely independent from individual free will, are particularly abundant in Lombardy under the Visconti and the Sforza. Built around a stock of examples drawn from chronicles, theoretical treatises and pragmatic political texts, the essay charts a history of this concept, later dismissed during the sixteenth century, with the fall of the regional state and its inclusion in broader political structures
La questione longobarda
ITALIANO: Il saggio analizza la questione longobarda da tre punti di vista. Il primo di essi riguarda Alessandro Manzoni e le fonti di una delle sue creature letterarie più note, la principessa Ermengarda. Il modello manzoniano servì a Gian Piero Bognetti per reinterpretare il nesso tra erudizione e nazione, nel solco di una tradizione che ebbe come altri protagonisti Ottorino Bertolini e Leone Ginzburg. La terza parte del saggio mostra l’importanza di una recensione di Ginzburg (apparsa anonima a causa delle leggi razziste del 1938) nella lettura di uno dei passi più tormentati dell’Historia Langobardorum di Paolo Diacono. / ENGLISH: The essay analyses the “questione longobarda” from three points of view. The first of these concerns Alessandro Manzoni and the sources of one of his best-known literary creatures, Princess Ermengarda. Manzoni’s model was used by Gian Piero Bognetti to reinterpret the link between erudition and nation, in the wake of a tradition whose other protagonists were Ottorino Bertolini and Leone Ginzburg. The third part of the essays shows the importance of a review by Ginzburg (which appeared anonymously because of the racist laws of 1938) in the reading of one of the most difficult passages in the Historia Langobardorum of Paul the Deacon