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Citation of Law as a Legal Argument in an Early 11th-Century Breve from Farfa
In 1008 the notary Guido redacted a breve recording the renunciation of property by a certain Raino in favor of the monastery of Farfa (RF no. 476). Cited in this breve is a Lombard law (Liutprand 6), which allowed for deathbed donations. This article argues that this citation entailed
an implicit legal argument, by the notary Guido and the Farfa monks who benefitted from the transaction, for the validity of Raino’s renunciation. When this is set in the context of the larger corpus of late tenth- to early-eleventh-century brevia preserved in Farfa’s register, what emerges is an ongoing attempt by notaries in the Sabina to find legal solutions that would facilitate transactions to the benefit of the Farfa monastery
"Bovo famulus Dei". Alla ricerca dell'uomo dietro il nome nel monasterium Sancti Heliae
ITALIANO: Intrinsecamente legata alla storia dell’arte e dell’architettura, la biografia rappresenta una sfida
per i medievisti. Il problema che si pone non riguarda l’assenza di nomi ma il fatto che di rado essi siano congiunti a una vita. La storiografia è solita comparare più contesti nel tentativo di rintracciare elementi caratterizzanti una committenza che si possano poi applicare altrove. In questo saggio intendo procedere in senso opposto, partendo cioè dagli indizi forniti dallo stesso
monumento – la chiesa monastica di Sant’Elia – per arrivare alla biografia del suo committente: tale approccio consente una riflessione teorica e pratica sul metodo dello studio biografico per il medioevo. / ENGLISH: Positioned at the heart of art and architectural history, biography presents a real challenge for medievalists. The problem is not a lack of names; it is that in all but a few extraordinary cases
they arrive stripped of further information. The usual strategy is to examine comparative cases in search of plausible patronal motivations that can then be applied to other monuments. In this article I work in the other direction, using clues provided by the monument itself – the monastic church of Sant’Elia – to arrive at a biography of its patron: an approach that permits both theoretical and concrete reflection on the biographical method in medieval studies
Il portico bolognese. Storia, architettura, città
Il portico è l’infrastruttura portante della città di Bologna e la sua architettura ne è l’espressione più concreta e tangibile; un patrimonio monumentale di eccezionale valore che ne ha condizionato profondamente tanto l’immagine storica quanto la percezione contemporanea.
Apparso per la prima volta durante l’Alto Medioevo come un vero e proprio abuso edilizio ai danni della comunità e riconosciuto come una proiezione arbitraria della proprietà privata nello spazio pubblico della strada, il portico bolognese trovò una sorprendente rivincita alla fine del XIII secolo, quando venne così apprezzato per le sue qualità utilitarie e formali che gli statuti cittadini lo resero obbligatorio, a partire dal 1288, per qualsiasi nuova costruzione.
Da allora in avanti queste strutture si diffusero in modo capillare lungo il tracciato delle nuove strade, rendendo inconfondibile l’immagine di Bologna nei secoli successivi. Si tratta di oltre 42 chilometri di portici (più di 60, se includiamo anche gli ampliamenti novecenteschi), che sono stati inseriti nella World Heritage List di UNESCO il 28 luglio 2021 in virtù del valore universale che essi hanno saputo esprimere e conservare nel tempo per l’intera civiltà urbana.
Questo libro proietta il lettore nel labirinto delle vie coperte bolognesi, fornendo il filo di Arianna per non smarrirsi e imparare a orientarsi in un paesaggio urbano storico unico nel suo genere, grazie a una guida critica e a un atlante storico-topografico dei portici più rappresentativi
Das Mittelalter. Perspektiven mediävistischer Forschung Zeitschrift des Mediävistenverbandes. Bd. 26 Nr. 2 (2021): Kinderlosigkeit im Mittelalter
DEUTSCH: Kinderlosigkeit wird im Mittelalter in zahllosen Quellen als Problem thematisiert, das mit medizinischen, religiösen und sozialen Strategien bewältigt werden soll. Die gesellschaftlichen Folgen von Unfruchtbarkeit konnten besonders für Frauen gravierend sein, doch gab es auch Menschen, die sich bewusst für ein Leben ohne leiblichen Nachwuchs entschieden. Das Heft rückt vom Allgemeinplatz alles beherrschender Normen von Heirat und Nachkommenerzeugung ab und setzt das vermeintliche Randthema der Kinderlosigkeit in den Fokus mediävistischer Forschung. Es belegt in acht interdisziplinären Detailstudien die Komplexität, Diversität und Pluralität historischer Gender-, Körper- und Familienkonzepte. / ENGLISH: Childlessness is mentioned in numerous medieval sources; coping strategies included medical, religious, and social measures. Although the social consequences of infertility could be severe, especially for women, quite a number of people decided to remain without offspring. Voluntary or involutary childlessness was of major importance during the Middle Ages, in contrast to previous suggestions in the literature. By looking at a complex web of sociability, religion, and desire through the lens of childlessness, the eight interdisciplinary studies collected in this issue illustrate the complexity, diversity and multiplicity of historical concepts of gender, body, and family
Echi di giustizia criminale in documenti pugliesi del XIV secolo
ITALIANO: A seguito dell’analisi di tre documenti di giustizia criminale, una littera d’inchiesta del 1300 e due
scripta sententiae del 1305 e 1309 per destitutio violenta di terre e per omicidio, si segnalano spunti di ricerca sulle forme e sulla prassi di applicazione per iscritto delle norme e della procedura giudiziaria nel Regno di Sicilia citra Pharum in età angioina. / ENGLISH: This paper focuses on three criminal justice documents: a littera of inquiry from 1300 and two scripta sententiae dating back respectively to 1305 and 1309, the first one concerning a case of destitutio violenta of lands and the second one a homicide. Following the analysis of these documentary sources, this study points out research insights about forms and practices of the in-writing application of rules and judicial procedures in the Kingdom of Sicily citra Pharum, during Angevin age
Preludio al ghetto di Venezia. Gli ebrei sotto i dogi (1250-1516)
ITALIANO: Una storia della presenza ebraica a Venezia e nella Serenissima Repubblica prima dell’istituzione del Ghetto di Venezia non era ancora mai stata scritta, in assenza di un’indagine nelle fonti documentarie degli archivi e delle biblioteche. Questo libro, frutto di una ventennale ricerca sistematica, intende smentire il mito di uno stanziamento degli ebrei a Venezia solo dal 1516. L’ambito documentario copre quasi trecento anni (tra metà del Duecento e secondo decennio del Cinquecento), ossia dalle prime sicure presenze di ebrei al loro definitivo insediamento nell’area urbana denominata Ghetto (nuovo), in un periodo particolarmente travagliato della storia veneziana. In questo quadro storico, un rilievo specia-
le va riconosciuto a Mestre, che, a ridosso del XV secolo, assurse a capitale dell’ebraismo veneto: non solo vi operavano i banchi di prestito feneratizio, ma vi trovarono sede l’unica sinagoga ufficiale, l’ostello e il cimitero. Purtroppo nessuna di queste testimonianze si è preservata, e la stessa memoria di quella comunità si è presto cancellata. Una vicenda molto simile si è prodotta a Treviso, primario centro ashkenazita, scomparso a fine Quattrocento, a differenza di Padova, sola tra le maggiori e più antiche comunità ebraiche a superare i secoli, senza mai poter contendere la primazia al Ghetto di Venezia. / ENGLISH: A history of the Jewish presence in Venice and in the Serenissima Republic before the establishment of the Venice Ghetto had not yet been written, because there was no relevant investigation into the documentary sources of archives and libraries. On the occasion of the celebrations for the five hundred years of the Ghetto, it was still maintained that only from 1516 did the Jews settle in the city. This book, the result of twenty years of systematic research, intends to controvert that myth, which is an integral part of the larger myth of Venice. The documentary scope covers almost three hundred years (between the mid-
thirteenth century and the second decade of the sixteenth century), that is, from the first ascertained presence of Jews to their definitive settlement in the urban area called the Ghetto, in a particularly troubled period of Venetian history. In this historical context, Mestre had special importance, becoming, close to the fifteenth century, the capital of Venetian Judaism: not only did the loan banks
operate there, but there were also the only official synagogue (with relative cult and rabbinate), the hostel for those who had business to see to in the capital, and the cemetery. Unfortunately, none of these testimonies was preserved, and the very memory of that community was soon erased. A very similar story took place in Treviso, a primary Ashkenazi centre, which disappeared at the end of
the fifteenth century, unlike Padua that was the only one, among the largest and oldest Jewish communities, to overcome the centuries, without ever being able to contend for primacy with the Venice Ghetto
Poteri signorili e chiese locali in Valle d’Aosta: il caso della vallata di Cogne (secoli XIII-XV)
ITALIANO: Questo articolo si propone di indagare il rapporto tra poteri e chiese locali partendo da un caso di studio specifico: la valle di Cogne tra XIII e XV secolo. Situata in Valle d’Aosta, nel cuore delle Alpi occidentali, questa località era connessa con differenti poteri locali: il principe di Savoia, signore territoriale dell’intera regione; il vescovo di Aosta, che esercitava un potere giurisdizionale sulla Valle di Cogne e da cui, in quanto ordinario diocesano, dipendeva la cura delle anime degli abitanti; il priorato di Sant’Orso, che amministrava la parrocchia di Cogne. La sovrapposizione di differenti poteri fu causa dell’insorgere di molte conflittualità, che videro la comunità di Cogne agire come quarto imprescindibile protagonista. Attraverso l’analisi di varie tipologie
documentarie (visite ecclesiastiche, franchigie, donazioni), l’articolo mostra come la comunità fu capace di ritagliarsi un proprio margine d’azione grazie alla capacità di contrattazione con i differenti poteri attivi sul territorio. / ENGLISH: Aim of this article is to discuss the relationship between local powers and local churches starting from a peculiar case study: Cogne’s valley between 13th and 15th century. Set in Aosta valley, in the heart of Western Alps, this place was connected with many different local powers: the Prince of Savoy, who had the territorial control of the whole region; the bishop of Aosta, who
exercised a jurisdictional power over the valley of Cogne and, as chief of the diocese, was responsible for the cure of souls of the inhabitants; the Priory of Sant’Orso, who administered the Cogne’s parish. The superposition of different powers produced many conflicts, which saw
the community of Cogne acting as the fourth essential protagonist. Through the analysis of heterogeneous set of documents (ecclesiastical visitations, franchises, donations), the article shows how the community was able to gain its space of action thanks to the negotiation with the
different powers active on the territory
I Doria e la chiesa di San Matteo a Genova nella seconda metà del Duecento
ITALIANO: Il saggio affronta il problema del rapporto fra le larghe famiglie nobiliari e le “parrocchie gentilizie” a Genova esplorando il caso dei Doria e della chiesa di San Matteo, fondata nel 1125 e la cui ricostruzione è progettata nel 1278. Da un lato, sono passati in rassegna tre aspetti qualificanti l’aggregato familiare dei Doria per comprendere quale possa essere poi il ruolo della piccola chiesa nell’assestarsi di un più maturo coordinamento: posizioni egemoniche, di vertice e di comando nella città marinara e nel suo governo; dispersione e radicamento fuori Genova; spessore numerico, residenza e leadership. Dall’altro lato è considerato l’inserimento di San Matteo nella rete monastica non solo ligure di cui è a capo l’abbazia di San Fruttuoso e si valuta come la sua ricostruzione consenta di variegare le rilevanze interne ed esterne alla ramificata famiglia. La conclusione, grazie all’accostamento con le esperienze di altre importanti famiglie cittadine, mostra la singolarità di questo incontro e come occorra procedere a più ampie e sistematiche comparazioni, anche uscendo dal contesto genovese. / ENGLISH: The essay addresses the problem of the relationship between large aristocratic families and “noble parishes” in Genoa, by considering the case of the Doria and the church of San Matteo, founded in 1125 and whose reconstruction was planned in 1278. On the one hand, three qualifying aspects of the Doria kinship are examined in order to understand the role of the small
church in enhancing the coordination of the group: i.e., positions of leadership and command in the maritime city and in its government; dispersion and presence outside Genoa; numerical strength, residence and leadership. On the other hand, the article considers the insertion of San Matteo in the monastic network (not only in Liguria) headed by the abbey of San Fruttuoso, and how its reconstruction allowed for the diversification of the large family internal and external relevance. The conclusion, thanks to the comparison with the experiences of other important urban families, shows the uniqueness of this case study and how broader and more systematic comparisons should be made, even outside the Genoese context
"Recevì la vostra litera a la quale e respondo". Qualche nota intorno alle reti epistolari del Trecento padano
ITALIANO: La presente comunicazione prende in esame le corrispondenze indirizzate ai Gonzaga e conservate
nella cancelleria mantovana nel corso del Trecento: l’analisi dell’epistolarità trecentesca qui raccolta, che copre città e signori del centro-nord d’Italia, dalla Toscana alla Val d’Adige, da Genova a Venezia, infatti apre le porte a una necessaria indagine sulle pratiche della comunicazione politica e diplomatica, di lignaggio e di governo nel XIV secolo, assai meno studiato da questo punto di vista tanto del Duecento comunale, quanto del Quattrocento dei principi. / ENGLISH: My essay focuses on the correspondences sent to the Gonzaga of Mantua and received and preserved in the Mantuan chancery during the 14th century. The broad range of correspondences
gathered in the Mantuan archives covers almost all the north and central Italy, from Tuscany to the Val d’Adige, from Genoa to Venice. Its quantity and variety open the gate to a most needed investigation of the epistolary forms of political and diplomatic communication in the 14th century, therefore fostering a better understanding of this crucial period, squeezed between the better known communal Duecento and princely Quattrocento