University of Naples Federico II

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    La fondazione e dotazione del lebbrosario di Bosove in Sardegna (XII secolo)

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    ITALIANO: L’ospedale di San Leonardo di Bosove è la più antica struttura di carattere assistenziale attestata in Sardegna nel basso medioevo, grazie alla volontà del giudice di Torres Barisone II (1153-1191). La ricchezza della documentazione (in parte ancora inedita) lo rende tra i casi meglio conosciuti e studiati. In questo saggio si intendono precisare tempi e modalità della fondazione e dotazione nel XII secolo, osservando anche le trasformazioni istituzionali ed organizzative dell’ospedale e la gestione dei cospicui patrimoni fondiari durante i secoli successivi. / ENGLISH: St. Leonard of Bosove Hospital is the oldest charitable institution attested in Sardinia during the late Middle Ages, founded under the authority of Judge Barisone II of Torres (1153-1191). Its wealth of documentation, including unpublished ones, positions it among the most extensively documented and studied cases. This essay aims to elucidate the timeline and methods of its establishment and endowment in the 12th century. It also delves into the institutional and organizational transformations experienced by the hospital and the management of its substantial land holdings in the subsequent centuries

    Una nuova cultura della cura. L’Ospedale Santo Spirito a Palermo nel XV secolo

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    ITALIANO: Il XIV secolo segnò una congiuntura critica con forti ripercussioni sulle strutture economiche, politiche e assistenziali cittadine. Per rispondere alle esigenze di una società in trasformazione e in linea con un processo di riforma del sistema ospedaliero, nel secolo successivo anche a Palermo le piccole strutture che avevano garantito accoglienza e minime forme di assistenza furono aggregate in un grande ospedale Il saggio delinea il complesso percorso fondativo del nuovo ente palermitano, ispirato a modelli diversi di gestione ospedaliera. / ENGLISH: The 14th century marked a critical juncture with strong repercussions on the city's economic, political and welfare structures. To respond to the needs of a changing society and in line with a process of Reform of the Hospital system, in the following century even in Palermo the small structures that had guaranteed hospitality and minimal forms of assistance were aggregated into a Great hospital. The essay outlines the complex founding process of the new Palermo institution, inspired by different models of Hospital management

    Frati mendicanti, confraternite e ospedali: alcuni casi in Italia centro-settentrionale tra XIV e XV secolo

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    ITALIANO: Il tema dei rapporti tra Mendicanti e ospedali non è stato oggetto di approfondimenti sistematici nonostante numerosi contributi hanno fatto emergere il ruolo cruciale dei frati nella diffusione di una pratica caritativo-assistenziale concepita come strumento salvifico. Nel corso del XIII secolo spesso s’insediarono in ospizi e antichi xenodochi situati nelle periferie cittadine e sulle principali vie di comunicazione terrestre, mantenendo viva la cura degli infermi. Nel corso del XIV e XV secolo i frati sembrano concorrere, forti dei legami instaurati con le magistrature pubbliche e le famiglie magnatizie, all’istituzione di ospedali tramite il canale delle confraternite laiche che loro stessi contribuirono a fondare e dirigere spiritualmente. Il contributo vorrebbe analizzare alcune dinamiche di questo rapporto attraverso l’osservatorio dei Servi di Maria la cui esperienza comunitaria fu caratterizzata tra XIII e XV secolo da un’espansione concentrata prevalentemente nei territori dell’Italia centrale e settentrionale. / ENGLISH: The topic of the relationships between Mendicant Orders and hospitals has not been systematically explored despite numerous contributions that have highlighted the crucial role of the friars in spreading a charitable-assistance practice conceived as a salvific tool. During the 13th century, they often settled in hospices and ancient xenodochia located on the cities’ outskirts and along the major land communication routes, maintaining active the care for the sick. In the 14th and 15th centuries, the friars appear to contribute, bolstered by the relationships established with public institutions and magnate families, to the establishment of hospitals through the lay confraternities which themselves helped to found and direct spiritually. This contribution aims to analyze some dynamics of this relationship through the observatory of the Servites, whose experience from the 13th to the 15th century was characterized by an expansion focused predominantly in the territories of central and northern Italy

    Processi decisionali, partecipazione e cariche dei confratelli della Domus Misericordiae di Siena, attraverso le fonti notarili di fine Duecento (1283-1296)

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    ITALIANO: Oggetto dell’analisi sono i due più antichi protocolli di Ugolino di Giunta notaio della Casa della Misericordia di Siena (1283-1296), in riferimento agli atti deliberativi che attestano l’attività e la struttura del collegio di frati cooperante con il rettore nella gestione dell’ente. I dati più rilevanti sulla composizione quantitativa, nominale e sociale del Capitolo riguardano soprattutto le variazioni numeriche, la frequenza di partecipazione e la condizione sociale dei frati per una panoramica sulle gerarchie interne e l’attribuzione di incarichi specifici. / ENGLISH: This paper aims to investigate the two oldest registers of Ugolino di Giunta, the notary of the Casa della Misericordia in Siena (1283-1296), through the analysis of deliberative acts attesting to the activity and the structure of the Chapter of friars. The most relevant data regarding the Chapter quantitative, nominal and social composition, consist of the numerical variations, the frequency of participation and the social condition of the friars. This information give us an accurate outline of internal hierarchies and the allocation or the distribution of specific tasks

    Dall'antica Cupra al Castello di Marano (secc. IV-XIII)

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    ITALIANO: Una prima guida agile e complessiva dedicata alle cruciali trasformazioni del popolamento sullo storico sito dell’antica Cupra Maritima in località Civita, oggi compreso nel Parco Archeologico ed interessato dagli scavi dell’Università di Napoli – L’Orientale, oltre che nel suo territorio, dalle ultime fasi dell’antica città, sino al cruciale confronto fra Bizantini e Longobardi, al definitivo abbandono del sito (secc. VIII-IX), mentre sorge la nuova pieve di S. Basso, ed il popolamento si concentra su nuovi siti in altura, Castel S. Andrea a soprattutto la Curtis/Villa de Mariano, poi Castellum /castrum de Marano, ove il popolamento è poi rimasto sino al suo ritorno a valle lungo il mare, a partire dal XIX secolo. / ENGLISH: A first comprehensive and agile guide dedicated to the crucial transformations of the settlement on the historic site of ancient Cupra Maritima at Civita (Marche, Ascoli Piceno), now included in Cupra Marittima’s Archaeological Park, and affected by the excavations of the University of Naples - L'Orientale, as well as in its territory. The last phases of the ancient city are analyzed, up to the crucial confrontation between Byzantines and Lombards, the final abandonment of the site (8th-9th centuries), while the new parish church of S. Basso rises, and the population concentrates on new sites on high ground, Castel S. Andrea and especially the Curtis/Villa de Mariano, later Castellum /castrum de Mariano/Marano. There the population then remained until its return to the valley along the sea, starting in the 19th century

    Commento agli Alfonsi regis dicta aut facta memoratu digna di Antonio Panormita

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    ITALIANO: Il 22 aprile 1456 Enea Silvio Piccolomini (il futuro papa Pio II) completa il suo Commento agli "Alfonsi regis dicta aut facta memoratu digna", che l’anno precedente (nei giorni immediatamente successivi al 26 agosto) aveva scritto Antonio Beccadelli, il Panormita, figura preminente della corte di Alfonso il Magnanimo, re d’Aragona e di Napoli, e organizzatore della sua “propaganda”. L’atmosfera era gravida di timori e di attese: il 29 maggio 1453, dopo un lungo assedio di Maometto II, Costantinopoli era caduta e re Alfonso aveva da poco promesso solennemente di guidare la crociata contro il Turco. Prendendo lo spunto da un testo ideologicamente strutturato, quale fu quello del Panormita, il Piccolomini volle non solo fare azione di pressione politica per la realizzazione di una crociata che rimase solo promessa, ma contribuire anche a dare sviluppo una nuova forma letteraria. Quella della narratio brevis di tipo faceto, che si stava ridefinendo in quegli anni, grazie non solo alle opere originali dei suoi contemporanei Poggio Bracciolini e Panormita, ma anche all’esempio illustre rinvenuto negli antichi greci che allora si stava riprendendo a tradurre (come Plutarco e Senofonte) e ai quali si attribuiva esemplare valenza politico-ideologica nella definizione delle virtù del perfetto principe. / ENGLISH: On April 22, 1456, Enea Silvio Piccolomini (the future Pope Pius II) completed his "Commentary on Alfonsi regis dicta aut facta memoratu digna", which had been written the previous year (immediately following August 26) by Antonio Beccadelli, known as Panormita. Panormita was a prominent figure at the court of Alfonso the Magnanimous, King of Aragon and Naples, and a key organizer of his “propaganda.” The atmosphere was fraught with fears and expectations: on May 29, 1453, Constantinople had fallen after a long siege by Mehmed II, and King Alfonso had recently made a solemn promise to lead a crusade against the Turk. Drawing inspiration from an ideologically structured text, such as that of Panormita, Piccolomini sought not only to exert political pressure for the realization of a crusade – which ultimately remained unfulfilled – but also to contribute to the development of a new literary form. This was the narratio brevis with a humorous tone, which was being redefined during those years. It evolved not only through the original works of contemporaries like Poggio Bracciolini and Panormita but also under the influence of illustrious examples found in ancient Greek authors (such as Plutarch and Xenophon), whose works were being retranslated at the time. These classical authors were regarded as exemplary models for defining the political and ideological virtues of the ideal prince

    Viaggiare fra le carte. Studi in onore di Bruno Figliuolo

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    ITALIANO: Il volume intende onorare Bruno Figliuolo in occasione del suo settantesimo compleanno, che precede di un anno la sua uscita dai ruoli dell’università. I trenta saggi qui raccolti toccano solo alcuni dei temi che Figliuolo ha affrontato nella sua ricchissima produzione scientifica. Il titolo intende richiamare la sua passione per la ricerca archivistica, che lo ha portato e continuerà a portarlo a viaggiare senza sosta. Non c’è regione italiana rimasta fuori dai suoi itinerari di ricerca: sono davvero pochi gli archivi in cui Bruno non abbia infilato il piede e il naso tra antiche pergamene e registri ingialliti dai secoli. Saggi di Giancarlo Abbamonte, Ivana Ait, Gabriella Maria Albanese, Gabriele Archetti, Enrico Basso, Carmine Carlone, Paolo Chiesa, Pietro Corrao, Maria Nadia Covini, Fulvio Delle Donne, Hubert Houben, Amalia Galdi, Stefano Gasparri, Isabella Lazzarini, Massimo Montanari, Ermanno Orlando, Francesco Panarelli, Giuliano Pinto, Paolo Pontari, Francesca Pucci Donati, Riccardo Rao, Elisabetta Scarton, Francesco Senatore, Pinuccia Franca Simbula, Francesco Storti, Carmela Urso, Gian Maria Varanini, Lorenzo Tanzini, Andrea Tabarroni, Sergio Tognetti, Giovanni Vitolo. / ENGLISH: This volume is a tribute to Bruno Figliuolo on the occasion of his 70th birthday, a year before his retirement from the university . The thirty essays published here cover only a few of the topics that Figliuolo explored in his extremely rich scholarly production. The title recalls his passion for archival research, which has led him and will continue to lead him to travel relentlessly. There is no Italian region left out of his research tours: there are very few archives in which Bruno has not stuck his foot and nose between ancient parchments and registers yellowed by centuries. Authors: Giancarlo Abbamonte, Ivana Ait, Gabriella Maria Albanese, Gabriele Archetti, Enrico Basso, Carmine Carlone, Paolo Chiesa, Pietro Corrao, Maria Nadia Covini, Fulvio Delle Donne, Hubert Houben, Amalia Galdi, Stefano Gasparri, Isabella Lazzarini, Massimo Montanari, Ermanno Orlando, Francesco Panarelli, Giuliano Pinto, Paolo Pontari, Francesca Pucci Donati, Riccardo Rao, Elisabetta Scarton, Francesco Senatore, Pinuccia Franca Simbula, Francesco Storti, Carmela Urso, Gian Maria Varanini, Lorenzo Tanzini, Andrea Tabarroni, Sergio Tognetti, Giovanni Vitolo

    Flens consolator. Le epistole consolatorie di Ennodio

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    ITALIANO: Ennodio di Pavia ha dedicato alla scrittura epistolare gran parte del suo impegno letterario. Il corpus delle sue lettere è animato da ragioni che investono il piano della costruzione di un reticolo di relazioni all’interno dell’Italia ostrogota. Ne scaturisce un quadro in cui Ennodio appare intento a intessere significativi rapporti con gli uomini più in vista nella corte teodericiana, con le gerarchie del clero e con gli esponenti dell’aristocrazia romana. Vi sono però quattro lettere di consolazione che pur conservando il segno della rilevanza sociale della sua scrittura epistolare, ci restituiscono l’immagine di un Ennodio più intimista, capace di fungere anche da direttore spirituale. Il saggio si compone di una sezione introduttiva in cui si inserisce l’autore nella tradizione della consolatio latina sia di ambito pagano che cristiano, ed è seguito dalla traduzione e commento delle epistole. Il capitolo finale definisce il senso di un’espressione che Ennodio utilizza per designare la propria condizione di amico che porta la parola del conforto: egli è un flens consolator. / ENGLISH: Enodius from Pavia devoted much of his literary endeavour to letter-writing. The corpus of his letters is motivated by the plan of building a network of relationships within Ostrogothic Italy. The result is a picture in which Enodius appears intent on weaving significant relationships with the most prominent men in the Theoderic court, with the hierarchies of the clergy and with members of the Roman aristocracy. There are, however, four letters of consolation that, while preserving the sign of the social relevance of his epistolary writing, give us an image of a more intimist Enodius, capable also of acting as a spiritual director. The essay consists of an introductory section in which the author is placed in the tradition of Latin consolatio in both the pagan and Christian spheres, and is followed by the translation and commentary of the epistles. The final chapter defines the meaning of an expression that Enodius uses to designate his status as a friend who brings the word of comfort: he is a flens consolator

    Città nel Mezzogiorno d’Italia tra XI e XV secolo

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    ITALIANO: La storiografia degli ultimi decenni ha riportato l’attenzione sullo studio del fenomeno urbano nel Mezzogiorno, cercando di liberarsi dall’esausto confronto con la civiltà comunale dell’Italia centro-settentrionale e valorizzando invece la dialettica con la monarchia. Questo volume intende proseguire nel sondare alcuni esempi di città e quasi città, all’interno del Regno. I casi esaminati spaziano da un centro di nuova fondazione come Francavilla Fontana, a una robusta quasi città come Barletta, a centri che consolidano il loro profilo come Teramo e Cosenza, e a città con tradizioni politiche forti, come Benevento, Salerno, Bari e anche Napoli. Agli autori è stata rimessa una relativa libertà di scegliere la chiave di lettura, sempre però nella prospettiva comune di riportare il discorso sulle singole città come oggetti autonomi di indagine e collocate in una dialettica imprescindibile con la monarchia e con le altre forze di volta in volta predominanti nelle dinamiche interne al regno, in cui non erano neppure assenti fattori esogeni rispetto all’area strettamente regnicola. Il risultato auspicato è quello di offrire uno spettro innovativo della ricchezza ed articolazione del quadro urbano regnicolo, partendo anche da approcci metodologici differenti tra loro. / ENGLISH: The historiography of recent decades has refocused attention on the study of the urban phenomenon in the Mezzogiorno, attempting to free itself from the exhausted comparison with the communal civilisation of central-northern Italy and instead enhancing the dialectic with the monarchy. This volume intends to continue exploring a number of examples of cities and quasi-cities within the Kingdom. The cases examined range from a newly founded centre such as Francavilla Fontana, to a robust quasi-city such as Barletta, to centres consolidating their profile such as Teramo and Cosenza, and to cities with strong political traditions such as Benevento, Salerno, Bari and even Naples. The authors were allowed a relative freedom to choose the key of interpretation, but always with the common perspective of returning the discourse to the individual cities as autonomous objects of investigation and placed in an inescapable dialectic with the monarchy and with the other forces from time to time predominant in the internal dynamics of the kingdom, in which exogenous factors with respect to the strictly royal area were not absent either. The desired result is to offer an innovative spectrum of the richness and articulation of the urban framework of Reggio Emilia, also starting from different methodological approaches

    L’utilizzo di Scoto (Sent. IV, d. 15, q. 2, art. 2) e di Bartolo (D. 46.3.99) nel Comentario resolutorio de cambios di Martín de Azpilcueta

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    ITALIANO: L’articolo discute l’utilizzo e l’interpretazione di due fonti medievali nel Comentario resolutoriodi Azpilcueta: le citazioni di Scoto (Sent. IV, d. 15, q. 2, art. 2) e quelle del Commento al Digesto di Bartolo da Sassoferrato (D. 46.3.99). La torsione del testo di Scoto, e, dall’altro, la sostanziale reinterpretazione dell’argomentazione bartoliana, in particolare quando il riferimento si fa puntuale a D. 46.3.99 n. 10, sono esaminati come due casi utili a mettere in luce il lessico e l’analisi economica proposta dal maestro salmanticense nel suo testo più diffuso. Come noto, l’articolo e la quaestioscotiana sono dedicati a esaminare la figura del mercante-imprenditore, ma non discutono mai funzione, obiettivi politico-economici e criteri di legittimazione del prestatore/cambiatore di monete. Di contro, Azpilcueta utilizza il testo del Francescano unicamente per sottolineare il ruolo e legittimare la figura del cambiatore/banchiere nella specifica condizione che esso assume nel XVI secolo. Circa l’utilizzo del Commento al Digesto di Bartolo l’attenzione si concentra su ciò che può essere definita come la più importante reinterpretazione della posizione bartoliana relativa al valore della moneta nei contratti di prestito finanziario. La questione è considerata sulla base di diverse ragioni. Tra di esse il fatto che Azpilcueta dichiari la sua incondizionata devozione a Bartolofondando proprio su questa la legittimazione delle sue argomentazioni; perché proprio in questo caso il magister salmanticense raggiunge la sua massima distanza dalle testi di Bartolo; perché attraverso l’analisi della posizione di Azpilcueta è possibile comprendere la sua concettualizzazione della moneta analizzata al di là della sua mera consistenza metallica. / ENGLISh: The article focuses on the use of quotations and interpretations of two medieval sources within the Azpilcueta’s Comentario. The citations of Comment on the fourth book of Sentences written by Scotus at the beginning of the 14 th century, had a certain ease about them that had to be understood. Likewise the use of Bartolus’ Comment on Digest 46.3.99, was substantially overturned, in particular with the reference to 46.3.99 n. 10. In this contribution, they are examined to shed light on the lexicon and economic analysis proposed by the master of Salamanca in his most popular text. Scotus, in his Sent. IV, d. 15, q. 2, art. 2, devoted all his reflexions on the figure of merchant-entrepreneurs and he did not discuss the function, the political-economic targets or the legitimization of money-lenders. However, in the text of Azpilcueta all of the Scotus’ analysis and quotations are used to underline and legitimize the profession of the campsores in the precise version they have assumed in the 16th century. About the use of Bartolus’ Comment on Digest the attention is paid to what we can define as the almost complete interpretative reversal of one of Bartolus’ most important statements regarding the value of money in loan contracts. This question is examined for different reasons. Among them: because, Azpilcueta declares his devotion to Bartolus and places on it his own validation; because, in the case in point, he probably reaches the most significant distance from the thesis of Bartolus; on the grounds that, through the examination of Azpilcueta’s position, we can better understand what his conceptualization of money is, i.e. his idea of money analysed beyond its mere metallic dimension

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