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Concorrenza: regolazione e controllo dei mercati: profili sostanziali e processuali
Il presente lavoro si pone l’obiettivo di analizzare il rapporto conflittuale tra regolazione e controllo dei mercati sia al livello amministrativo che giurisdizionale, nell’ottica di proporre eventuali soluzioni per il recepimento dei parametri comunitari di tutela della concorrenza, con uno sguardo ai modelli adottati dagli altri Stati membri e dalle istituzioni dell’UE.
In particolare, l’analisi verte sull’intreccio di competenze tra le varie Autorità investite del controllo settoriale e le competenze trasversali dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (da ora AGCM), per quanto concerne il piano amministrativo; successivamente l’indagine si sposta sul crinale giurisdizionale, verificando i rapporti tra il sindacato del giudice amministrativo, soprattutto di merito sulle sanzioni, e l’ampia discrezionalità tecnica delle Authorities in generale, e dell’AGCM in particolare.
Inoltre, si svolge un’analisi dell’attuale ripartizione di competenze tra Authorities in Italia, volta a verificare le difficoltà nella definizione dei rispettivi ambiti di intervento e i relativi intrecci di competenze; quindi si procede esaminando l’evoluzione dei criteri normativi e giurisprudenziali finora individuati per la soluzione dei conflitti e l’impatto pratico della loro applicazione nelle fattispecie ‹‹trasversali››.
Sul punto, si giunge alla conclusione che anche dopo le pronunce del giudice amministrativo di ultima istanza, si rendono necessari protocolli d’intesa fra Authorities, quale possibile risposta ad un’esigenza di chiara definizione dei propri confini operativi attraverso anche la costituzione di gruppi di lavoro per l’interpretazione condivisa delle norme disciplinanti i rispettivi ambiti di competenza. Successivamente si procede a scandagliare i profili critici sul fronte dei rapporti tra il primo livello di controllo da parte delle Autorità e il secondo livello, quello giurisdizionale, con uno sguardo ai parametri della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo (da ora CEDU).
A quest’ultimo riguardo, l’analisi si concentra sui rapporti tra poteri sanzionatori e sindacato giurisdizionale, soprattutto rispetto al giudizio di merito sulle sanzioni.
A tal proposito, ci si interroga circa il limite del potere sostitutivo del giudice nella modifica del quantum sanzionatorio, su come concretamente si svolge e come astrattamente potrebbe o dovrebbe atteggiarsi nell’ottica di un’apertura verso l’armonizzazione della tutela della concorrenza cui tende il Regolamento 1/2003 (CE).
Il problema dell’equilibrio tra l’indipendenza delle Authorities e le esigenze di tutela piena ed effettiva degli operatori del mercato, viene analizzato soprattutto nel settore antitrust, dove risulta più avvertito e si registrano le maggiori difficoltà.
Ciò premesso, si indaga a fondo sul concetto di “sindacato di merito” rispetto alle sanzioni, per poi concludere per un’ accezione affatto peculiare, nel senso di un controllo rafforzato dal potere di sostituzione della sanzione; cosa ben diversa dal “merito ministrativo” propriamente inteso quale indagine di estesa alla discrezionalità.
Il lavoro si conclude affrontando la questione dell’effettività della tutela giurisdizionale avverso i provvedimenti sanzionatori delle Authorities rispetto ai parametri CEDU.
La sentenza CEDU nel caso Menarini si è infatti espressa nel senso della conformità del sistema italiano ai principi del giusto processo, ciononostante, l’opinione dissenziente del giudice Pinto de Albuquerque porta a galla ulteriori criticità; In questa parte, ci si sofferma anche sulle limitate competenze tecniche del giudice amministrativo in sede di valutazione di concetti giuridici indeterminati e vengono passate in rassegna le soluzioni già adottate, in corso di adozione o auspicabili anche alla luce delle esperienze oltre confine.Il presente lavoro si pone l’obiettivo di analizzare il rapporto conflittuale tra regolazione e controllo dei mercati sia al livello amministrativo che giurisdizionale, nell’ottica di proporre eventuali soluzioni per il recepimento dei parametri comunitari di tutela della concorrenza, con uno sguardo ai modelli adottati dagli altri Stati membri e dalle istituzioni dell’UE.
In particolare, l’analisi verte sull’intreccio di competenze tra le varie Autorità investite del controllo settoriale e le competenze trasversali dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (da ora AGCM), per quanto concerne il piano amministrativo; successivamente l’indagine si sposta sul crinale giurisdizionale, verificando i rapporti tra il sindacato del giudice amministrativo, soprattutto di merito sulle sanzioni, e l’ampia discrezionalità tecnica delle Authorities in generale, e dell’AGCM in particolare.
Inoltre, si svolge un’analisi dell’attuale ripartizione di competenze tra Authorities in Italia, volta a verificare le difficoltà nella definizione dei rispettivi ambiti di intervento e i relativi intrecci di competenze; quindi si procede esaminando l’evoluzione dei criteri normativi e giurisprudenziali finora individuati per la soluzione dei conflitti e l’impatto pratico della loro applicazione nelle fattispecie ‹‹trasversali››.
Sul punto, si giunge alla conclusione che anche dopo le pronunce del giudice amministrativo di ultima istanza, si rendono necessari protocolli d’intesa fra Authorities, quale possibile risposta ad un’esigenza di chiara definizione dei propri confini operativi attraverso anche la costituzione di gruppi di lavoro per l’interpretazione condivisa delle norme disciplinanti i rispettivi ambiti di competenza. Successivamente si procede a scandagliare i profili critici sul fronte dei rapporti tra il primo livello di controllo da parte delle Autorità e il secondo livello, quello giurisdizionale, con uno sguardo ai parametri della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo (da ora CEDU).
A quest’ultimo riguardo, l’analisi si concentra sui rapporti tra poteri sanzionatori e sindacato giurisdizionale, soprattutto rispetto al giudizio di merito sulle sanzioni.
A tal proposito, ci si interroga circa il limite del potere sostitutivo del giudice nella modifica del quantum sanzionatorio, su come concretamente si svolge e come astrattamente potrebbe o dovrebbe atteggiarsi nell’ottica di un’apertura verso l’armonizzazione della tutela della concorrenza cui tende il Regolamento 1/2003 (CE).
Il problema dell’equilibrio tra l’indipendenza delle Authorities e le esigenze di tutela piena ed effettiva degli operatori del mercato, viene analizzato soprattutto nel settore antitrust, dove risulta più avvertito e si registrano le maggiori difficoltà.
Ciò premesso, si indaga a fondo sul concetto di “sindacato di merito” rispetto alle sanzioni, per poi concludere per un’ accezione affatto peculiare, nel senso di un controllo rafforzato dal potere di sostituzione della sanzione; cosa ben diversa dal “merito ministrativo” propriamente inteso quale indagine di estesa alla discrezionalità.
Il lavoro si conclude affrontando la questione dell’effettività della tutela giurisdizionale avverso i provvedimenti sanzionatori delle Authorities rispetto ai parametri CEDU.
La sentenza CEDU nel caso Menarini si è infatti espressa nel senso della conformità del sistema italiano ai principi del giusto processo, ciononostante, l’opinione dissenziente del giudice Pinto de Albuquerque porta a galla ulteriori criticità; In questa parte, ci si sofferma anche sulle limitate competenze tecniche del giudice amministrativo in sede di valutazione di concetti giuridici indeterminati e vengono passate in rassegna le soluzioni già adottate, in corso di adozione o auspicabili anche alla luce delle esperienze oltre confine.LUISS PhD Thesi
Le sopravvenienze: dall’equilibrio contrattuale alla nullità sopravvenuta
La nozione civilistica e la nozione contabile di sopravvenienza a confronto. Introduzione e genesi del principio di equilibrio contrattuale. Equilibrio giuridico ed equilibrio economico come criteri di qualificazione della causa in concreto del contratto: la rilevanza delle sopravvenienze sull’equilibrio contrattuale. La nullità sopravvenuta del contratto in relazione al principio di equilibrio contrattuale.La nozione civilistica e la nozione contabile di sopravvenienza a confronto. Introduzione e genesi del principio di equilibrio contrattuale. Equilibrio giuridico ed equilibrio economico come criteri di qualificazione della causa in concreto del contratto: la rilevanza delle sopravvenienze sull’equilibrio contrattuale. La nullità sopravvenuta del contratto in relazione al principio di equilibrio contrattuale.LUISS PhD Thesi
Beyond economy: determinants of electoral accountability in Central and Eastern Europe (1993-2015)
This PhD thesis analyses patterns of electoral accountability in eleven Central and Eastern European countries between 1993 and 2015. Four research questions drove it: How to conceptualize and measure electoral accountability? What are the dynamics that explain variation in the extent to which citizens in Central and Eastern Europe are able to hold politicians accountable at elections? What are the consequences of variation in the systemic characteristics for the degree to which elections generate government accountability? What is the role of electoral integrity in shaping electoral accountability in these young democracies? Chapter 1 presents the theoretical framework and a review of the literature on the quality of democracy and electoral accountability, proposing a conceptualization of the dependent variable as grounded in the literature. The chapter ends presenting the research questions that guide the thesis. Chapter 2 furnishes a first attempt to study variation in electoral accountability across countries and, above all, to explain why the cost of governing in the region is so heavy in terms of electoral punishment. This preliminary analysis is conducted through the presentation of descriptive statistics and some brief descriptive case studies in the attempt to give some useful insights for the empirical analysis conducted in the following chapters. In Chapter 3 the traditional assumptions of economic voting theory and the influence of political contexts – i.e. government clarity of responsibility, party system fragmentation, nature of the electoral system and media freedom – on electoral accountability are tested. We also test the different intensity of these effects before and after accession to the European Union and the onset of the economic crisis in 2008. Chapter 4 represents the core of the thesis where we try to bridge two field of research, i.e. electoral accountability and electoral integrity. For this reason, the consequences of electoral integrity are analysed as: the influence of election quality on economic performance voting; its direct effect on incumbent vote; the conditional effect of the contextual variables already included in Chapter 3. The statistical analysis shows that even though economy still represents the main dimension of government performance affecting electoral accountability, the quality of electoral procedures has a significant effect as well. As for economic voting, electoral integrity performance voting turns to be not at all independent by specific aspects of the political context such as government clarity, media freedom and, in addition, party system fragmentation. Finally, Chapter 5 collects and discusses possible implications of the findings in the previous chapters by inquiring to what degree and how electoral accountability works in Central and Eastern Europe and concludes with limitations of the study and suggestions for improving further research.This PhD thesis analyses patterns of electoral accountability in eleven Central and Eastern European countries between 1993 and 2015. Four research questions drove it: How to conceptualize and measure electoral accountability? What are the dynamics that explain variation in the extent to which citizens in Central and Eastern Europe are able to hold politicians accountable at elections? What are the consequences of variation in the systemic characteristics for the degree to which elections generate government accountability? What is the role of electoral integrity in shaping electoral accountability in these young democracies? Chapter 1 presents the theoretical framework and a review of the literature on the quality of democracy and electoral accountability, proposing a conceptualization of the dependent variable as grounded in the literature. The chapter ends presenting the research questions that guide the thesis. Chapter 2 furnishes a first attempt to study variation in electoral accountability across countries and, above all, to explain why the cost of governing in the region is so heavy in terms of electoral punishment. This preliminary analysis is conducted through the presentation of descriptive statistics and some brief descriptive case studies in the attempt to give some useful insights for the empirical analysis conducted in the following chapters. In Chapter 3 the traditional assumptions of economic voting theory and the influence of political contexts – i.e. government clarity of responsibility, party system fragmentation, nature of the electoral system and media freedom – on electoral accountability are tested. We also test the different intensity of these effects before and after accession to the European Union and the onset of the economic crisis in 2008. Chapter 4 represents the core of the thesis where we try to bridge two field of research, i.e. electoral accountability and electoral integrity. For this reason, the consequences of electoral integrity are analysed as: the influence of election quality on economic performance voting; its direct effect on incumbent vote; the conditional effect of the contextual variables already included in Chapter 3. The statistical analysis shows that even though economy still represents the main dimension of government performance affecting electoral accountability, the quality of electoral procedures has a significant effect as well. As for economic voting, electoral integrity performance voting turns to be not at all independent by specific aspects of the political context such as government clarity, media freedom and, in addition, party system fragmentation. Finally, Chapter 5 collects and discusses possible implications of the findings in the previous chapters by inquiring to what degree and how electoral accountability works in Central and Eastern Europe and concludes with limitations of the study and suggestions for improving further research.LUISS PhD Thesi
Re-visioning ‘Lebanon’: power-sharing during the postwar era (1990-2015)
One of the major objectives of this study was to show how
consociationalism deals with multi-communalism and why it remains the
most prevalent form of nation-building in fragmented settings. To
enhance communal inclusion, consociationalism propounds the formation
of all-encompassing executives and the application of the proportional
rule in the allocation of resources, offices and the electoral system. Veto
rights prevent decisions that impinge upon issues deemed of Vital
National Interest. In addition, functional federalism guarantees the
protection of minorities by granting them the exclusive right of managing
communal cultural and educational affairs. However, the sacralisation of
the consociational devices of power-sharing inhibits their gradual
dismantlement as the merits of inclusion and segmental autonomy tend to
be highly valued by minority groups. This underscores the contextual
character of power-sharing and the study’s attempt to explore its
peculiarities within an iconic consociational case that of Lebanon.
Thus the second objective of this thesis was to ask why
consociationalism has not yet produced a sort of democratic stability
grounded on a veneer of syncretistic nationalism in postwar Lebanon
(1990-2015). The study therefore, attempted to contribute into the
understanding of the subtleties embedded in fragmented settings and
demonstrate how institutions become entangled with communal histories
and myths. As shown, power-sharing in Lebanon is deeply ingrained in
history, mediating and being mediated by different visions of nationstatehood. The Taif Agreement, which was the main focus of this study,
attempted to end a protracted civil war and bolster national integration in
Lebanon by ‘ephemerally’ re-introducing confessionalism. Syria formed
an integral part of the postwar nation-building process. As argued, the
Syrian tutelage was eminently hybrid in nature, straddling a military
occupation and a legitimate trusteeship. Following a self-centered
approach, Damascus prioritised stability over democracy, adroitly
manipulating recurrent patterns of inter-confessional bickering.
The Independence Intifada ended the Syrian tutelage and
engendered hopes for a rekindled spirit of consociational partnership.
However, as this thesis has tried to argue, Lebanon soon became
embroiled in interlocking institutional deadlocks that resided in different
visions of nationhood. The eruption of the Syrian uprising accentuated the
divergent perceptions nursed by the inter-segmental elites, manifesting
that the Lebanese republic has reached a critical stage in the long process
of nation-building.One of the major objectives of this study was to show how
consociationalism deals with multi-communalism and why it remains the
most prevalent form of nation-building in fragmented settings. To
enhance communal inclusion, consociationalism propounds the formation
of all-encompassing executives and the application of the proportional
rule in the allocation of resources, offices and the electoral system. Veto
rights prevent decisions that impinge upon issues deemed of Vital
National Interest. In addition, functional federalism guarantees the
protection of minorities by granting them the exclusive right of managing
communal cultural and educational affairs. However, the sacralisation of
the consociational devices of power-sharing inhibits their gradual
dismantlement as the merits of inclusion and segmental autonomy tend to
be highly valued by minority groups. This underscores the contextual
character of power-sharing and the study’s attempt to explore its
peculiarities within an iconic consociational case that of Lebanon.
Thus the second objective of this thesis was to ask why
consociationalism has not yet produced a sort of democratic stability
grounded on a veneer of syncretistic nationalism in postwar Lebanon
(1990-2015). The study therefore, attempted to contribute into the
understanding of the subtleties embedded in fragmented settings and
demonstrate how institutions become entangled with communal histories
and myths. As shown, power-sharing in Lebanon is deeply ingrained in
history, mediating and being mediated by different visions of nationstatehood. The Taif Agreement, which was the main focus of this study,
attempted to end a protracted civil war and bolster national integration in
Lebanon by ‘ephemerally’ re-introducing confessionalism. Syria formed
an integral part of the postwar nation-building process. As argued, the
Syrian tutelage was eminently hybrid in nature, straddling a military
occupation and a legitimate trusteeship. Following a self-centered
approach, Damascus prioritised stability over democracy, adroitly
manipulating recurrent patterns of inter-confessional bickering.
The Independence Intifada ended the Syrian tutelage and
engendered hopes for a rekindled spirit of consociational partnership.
However, as this thesis has tried to argue, Lebanon soon became
embroiled in interlocking institutional deadlocks that resided in different
visions of nationhood. The eruption of the Syrian uprising accentuated the
divergent perceptions nursed by the inter-segmental elites, manifesting
that the Lebanese republic has reached a critical stage in the long process
of nation-building.LUISS PhD Thesi
L’esecuzione indiretta nel sistema processuale e in arbitrato
L’effettività della tutela esecutiva e l’evoluzione delle misure coercitive nell'ordinamento interno. Strumenti di esecuzione indiretta, l'esperienza straniera e quella nostrana. Profili ricostruttivi dell'art. 614 bis c.p.c. I provvedimenti idonei a contenere la comminatoria dell’astreinte. La misura coercitiva in arbitrato.L’effettività della tutela esecutiva e l’evoluzione delle misure coercitive nell'ordinamento interno. Strumenti di esecuzione indiretta, l'esperienza straniera e quella nostrana. Profili ricostruttivi dell'art. 614 bis c.p.c. I provvedimenti idonei a contenere la comminatoria dell’astreinte. La misura coercitiva in arbitrato.LUISS PhD Thesi
Modern IP licensing practices: new actors and new strategies
Start-Ups and Licensing Agreements: New Insights from Case Studies. Walking into the Room with IP: Exploring Start-ups’ IP Licensing Strategy. Learn and Let Learn. Re-inventing the Licensing Dilemma: An Explorative Study. Oh! The Places You’ll Go! Technology Trajectories in the Presence of External Technology Search. Overall Conclusions and Implications. Future Research Pipeline.Start-Ups and Licensing Agreements: New Insights from Case Studies. Walking into the Room with IP: Exploring Start-ups’ IP Licensing Strategy. Learn and Let Learn. Re-inventing the Licensing Dilemma: An Explorative Study. Oh! The Places You’ll Go! Technology Trajectories in the Presence of External Technology Search. Overall Conclusions and Implications. Future Research Pipeline.LUISS PhD Thesi
Are you culturally intelligent? Export performance and alliance portfolio performance of SMEs: a managerial perspective
Why are some companies more successful in internationalization than others? Research in international business has tended to focus on macro-level factors, such as the “cultural distance” between home and host country. Micro-level factors, operating at the firm, or, individual-level, may well lead to differences in internationalization success. In this dissertation, I focus on one such factor: the “cultural intelligence” of the export manager. Individual managers play indeed a key role in major strategic decisions, especially within SMEs. I set out to explore a unique dataset of Italian SMEs to analyze how cultural intelligence, cultural distance, and export channels interactively influence export performance. I also investigate the role of the cultural intelligence of the managers in dealing with the cultural diversity of the firm’s export partners. Specifically, I analyze how cultural intelligence may help export managers manage cross-cultural relationships with the firm’s export partners, and turn cultural differences in superior alliance performance. My findings illustrates that cultural intelligence contributes to export performance and that this effect increases with cultural distance. This study’s results also suggest that the cultural intelligence of managers is needed mostly when the firm exports directly abroad and in culturally distant countries, rather than through foreign intermediaries. However, if the firm exports with the help of export partners, the higher the cultural distance between the home country and export countries and among the firm’s export partners, the more the firm needs managers with a high level of cultural intelligence to be successful. Finally, my findings highlight that measures of cultural intelligence that are specific to the situation (i.e. task-specific CQ and metacognitive CQ) matter more than general capabilities (i.e. general CQ) in explaining improvements in export performance and alliance portfolio performance. Together, the results of this research stress the importance of looking at individual-level variables, such as cultural intelligence, to explain the export activity of the firm and its outcome. Thus, they generally suggest that research in international business and alliance portfolio may benefit from bringing the individual manager back in.Why are some companies more successful in internationalization than others? Research in international business has tended to focus on macro-level factors, such as the “cultural distance” between home and host country. Micro-level factors, operating at the firm, or, individual-level, may well lead to differences in internationalization success. In this dissertation, I focus on one such factor: the “cultural intelligence” of the export manager. Individual managers play indeed a key role in major strategic decisions, especially within SMEs. I set out to explore a unique dataset of Italian SMEs to analyze how cultural intelligence, cultural distance, and export channels interactively influence export performance. I also investigate the role of the cultural intelligence of the managers in dealing with the cultural diversity of the firm’s export partners. Specifically, I analyze how cultural intelligence may help export managers manage cross-cultural relationships with the firm’s export partners, and turn cultural differences in superior alliance performance. My findings illustrates that cultural intelligence contributes to export performance and that this effect increases with cultural distance. This study’s results also suggest that the cultural intelligence of managers is needed mostly when the firm exports directly abroad and in culturally distant countries, rather than through foreign intermediaries. However, if the firm exports with the help of export partners, the higher the cultural distance between the home country and export countries and among the firm’s export partners, the more the firm needs managers with a high level of cultural intelligence to be successful. Finally, my findings highlight that measures of cultural intelligence that are specific to the situation (i.e. task-specific CQ and metacognitive CQ) matter more than general capabilities (i.e. general CQ) in explaining improvements in export performance and alliance portfolio performance. Together, the results of this research stress the importance of looking at individual-level variables, such as cultural intelligence, to explain the export activity of the firm and its outcome. Thus, they generally suggest that research in international business and alliance portfolio may benefit from bringing the individual manager back in.LUISS PhD Thesi
Leniency e diritto di accesso: un difficile contemperamento di interessi
Una delle questioni cruciali riguardanti il diritto antitrust dell’Unione europea concerne la contrapposizione tra l’esigenza di accesso alle prove da parte dei soggetti danneggiati da un illecito anticoncorrenziale, al fine di sostanziare le azioni di risarcimento, e quella di riservatezza delle imprese che abbiano aderito a un programma di clemenza mediante una dichiarazione confessoria della propria violazione.
Più in generale, tale conflitto interessa il buon funzionamento del public e del private enforcement del diritto antitrust dell’UE: entrambi gli strumenti sono necessari (e complementari) ai fini dell’applicazione delle norme in materia di concorrenza, rappresentando interessi ugualmente meritevoli di tutela. Tuttavia, la netta affermazione degli strumenti di public enforcement su quelli di private enforcement ha sinora notevolmente rallentato il ricorso a questi ultimi.
In un simile scenario, è sorta la necessità di agevolare le azioni di risarcimento del danno antitrust, senza per questo minare l’attrattività dei programmi di clemenza, particolarmente utili ed efficaci per la scoperta dei cartelli segreti.
Nell’ordinamento statunitense, il meccanismo premiale finalizzato a preservare il ricorso ai programmi di clemenza è stato essenzialmente incentrato sulla riduzione della responsabilità civile per il beneficiario dell’immunità dalle sanzioni, ridotta dal danno triplicato al danno unitario.
Nell’ordinamento europeo, invece, la funzione compensativa del risarcimento del danno, volto al recupero dell’esatto ammontare del pregiudizio subito, ha reso l’istituto dei danni punitivi di difficile configurazione.
In mancanza di norme centralizzate a livello europeo, nel 2011 la Corte di giustizia nel caso Pfleiderer ha affermato che spettasse al giudice nazionale bilanciare, caso per caso, i contrapposti interessi all’accesso e alla riservatezza, sulla base delle disposizioni del diritto nazionale sia pure nel rispetto dei principi di equivalenza ed effettività.
Tale soluzione ha portato all’adozione di pronunce divergenti all’interno degli Stati membri, a seconda che prevalesse una maggiore sensibilità verso l’esigenza di riservatezza (in Germania, caso Pfleiderer) o di accesso (nel Regno Unito, caso National Grid).
L’auspicato intervento del legislatore europeo si è realizzato con l’adozione della Direttiva 2014/104/UE, recepita nell’ordinamento italiano con il D. Lgs. n. 3 del 19 gennaio 2017.
Il nuovo complesso di norme rappresenta un equilibrato compromesso tra la tutela del public e del private enforcement: da un lato, esse esonerano il beneficiario dell’immunità dalla responsabilità solidale con gli altri membri del cartello; dall’altro, ampliano il novero dei documenti accessibili ai privati, senza per questo rendere la posizione del leniency applicant deteriore rispetto alle altre imprese partecipanti all’intesa.
Particolarmente apprezzabile, in tal senso, è la distinzione in tre categorie di documenti, con relativo livello di protezione rispetto all’accesso da parte di privati: i) una black list, caratterizzata da una protezione assoluta dall’accesso (dichiarazioni ufficiali legate a un programma di clemenza e proposte di transazione); ii) una grey list, composta da documenti accessibili solo a conclusione del procedimento dell’Autorità di concorrenza, tramite ordine del tribunale adito e previa analisi di proporzionalità della divulgazione (materiale elaborato dalla società o preparato dall’Autorità ai fini del procedimento); iii) una white list, caratterizzata dall’assenza di protezione (la quale include le prove preesistenti al procedimento dell’Autorità: verbali delle riunioni, testi di e-mail, accordi scritti).
Il nuovo regime ha senz’altro il merito di aver introdotto una maggiore certezza giuridica, a beneficio tanto dei leniency applicants quanto dei soggetti potenzialmente danneggiati, agevolando nel contempo l’armonizzazione nell’applicazione delle regole sulla divulgazione delle prove negli Stati membri.Una delle questioni cruciali riguardanti il diritto antitrust dell’Unione europea concerne la contrapposizione tra l’esigenza di accesso alle prove da parte dei soggetti danneggiati da un illecito anticoncorrenziale, al fine di sostanziare le azioni di risarcimento, e quella di riservatezza delle imprese che abbiano aderito a un programma di clemenza mediante una dichiarazione confessoria della propria violazione.
Più in generale, tale conflitto interessa il buon funzionamento del public e del private enforcement del diritto antitrust dell’UE: entrambi gli strumenti sono necessari (e complementari) ai fini dell’applicazione delle norme in materia di concorrenza, rappresentando interessi ugualmente meritevoli di tutela. Tuttavia, la netta affermazione degli strumenti di public enforcement su quelli di private enforcement ha sinora notevolmente rallentato il ricorso a questi ultimi.
In un simile scenario, è sorta la necessità di agevolare le azioni di risarcimento del danno antitrust, senza per questo minare l’attrattività dei programmi di clemenza, particolarmente utili ed efficaci per la scoperta dei cartelli segreti.
Nell’ordinamento statunitense, il meccanismo premiale finalizzato a preservare il ricorso ai programmi di clemenza è stato essenzialmente incentrato sulla riduzione della responsabilità civile per il beneficiario dell’immunità dalle sanzioni, ridotta dal danno triplicato al danno unitario.
Nell’ordinamento europeo, invece, la funzione compensativa del risarcimento del danno, volto al recupero dell’esatto ammontare del pregiudizio subito, ha reso l’istituto dei danni punitivi di difficile configurazione.
In mancanza di norme centralizzate a livello europeo, nel 2011 la Corte di giustizia nel caso Pfleiderer ha affermato che spettasse al giudice nazionale bilanciare, caso per caso, i contrapposti interessi all’accesso e alla riservatezza, sulla base delle disposizioni del diritto nazionale sia pure nel rispetto dei principi di equivalenza ed effettività.
Tale soluzione ha portato all’adozione di pronunce divergenti all’interno degli Stati membri, a seconda che prevalesse una maggiore sensibilità verso l’esigenza di riservatezza (in Germania, caso Pfleiderer) o di accesso (nel Regno Unito, caso National Grid).
L’auspicato intervento del legislatore europeo si è realizzato con l’adozione della Direttiva 2014/104/UE, recepita nell’ordinamento italiano con il D. Lgs. n. 3 del 19 gennaio 2017.
Il nuovo complesso di norme rappresenta un equilibrato compromesso tra la tutela del public e del private enforcement: da un lato, esse esonerano il beneficiario dell’immunità dalla responsabilità solidale con gli altri membri del cartello; dall’altro, ampliano il novero dei documenti accessibili ai privati, senza per questo rendere la posizione del leniency applicant deteriore rispetto alle altre imprese partecipanti all’intesa.
Particolarmente apprezzabile, in tal senso, è la distinzione in tre categorie di documenti, con relativo livello di protezione rispetto all’accesso da parte di privati: i) una black list, caratterizzata da una protezione assoluta dall’accesso (dichiarazioni ufficiali legate a un programma di clemenza e proposte di transazione); ii) una grey list, composta da documenti accessibili solo a conclusione del procedimento dell’Autorità di concorrenza, tramite ordine del tribunale adito e previa analisi di proporzionalità della divulgazione (materiale elaborato dalla società o preparato dall’Autorità ai fini del procedimento); iii) una white list, caratterizzata dall’assenza di protezione (la quale include le prove preesistenti al procedimento dell’Autorità: verbali delle riunioni, testi di e-mail, accordi scritti).
Il nuovo regime ha senz’altro il merito di aver introdotto una maggiore certezza giuridica, a beneficio tanto dei leniency applicants quanto dei soggetti potenzialmente danneggiati, agevolando nel contempo l’armonizzazione nell’applicazione delle regole sulla divulgazione delle prove negli Stati membri.LUISS PhD Thesi
Social justice as a normative foundation for an integrative developmental strategy
The thesis focuses on investigating what should be regarded as foundations of justice for human development policy making by contextualizing how Rawls’s primary goods and Sen’s capabilities would contribute as informational basis for judging what the promotion of justice would require under a goal oriented approach to social justice which intends to address durable poverty in society. In contextualizing and evaluating how primary goods and capabilities would contribute as informational basis for social justice, the research considers sociopolitical phenomenon of inequality trap to contextualize normative foundations for an inclusive approach to development. The ultimate goal is to evaluate and contextualize the normative foundations for justice in human development policy making under a goal oriented approach to justice aiming to address durable poverty and promote inclusive development. The methodological approach to justice bridges normative evaluation and empirical concerns to contextualize the nature and the content of policies which would advance justice in non-ideal conditions under a goal oriented approach to social justice.The thesis focuses on investigating what should be regarded as foundations of justice for human development policy making by contextualizing how Rawls’s primary goods and Sen’s capabilities would contribute as informational basis for judging what the promotion of justice would require under a goal oriented approach to social justice which intends to address durable poverty in society. In contextualizing and evaluating how primary goods and capabilities would contribute as informational basis for social justice, the research considers sociopolitical phenomenon of inequality trap to contextualize normative foundations for an inclusive approach to development. The ultimate goal is to evaluate and contextualize the normative foundations for justice in human development policy making under a goal oriented approach to justice aiming to address durable poverty and promote inclusive development. The methodological approach to justice bridges normative evaluation and empirical concerns to contextualize the nature and the content of policies which would advance justice in non-ideal conditions under a goal oriented approach to social justice.LUISS PhD Thesi
“Green” Islam and social movements for sustainability: socio-ecological transitions in the Muslim world
Sustainability is an overused term in global politics. Yet, deciding on what to sustain indefinitely, and over time, in the face of the current ecological crisis is essentially a matter of moral-ethical concern. The primary objective of this dissertation is to investigate whether Islam, as a religion and spiritual tradition, has something to say about present-day sustainability problems. A secondary, but no less important objective of the present work is to examine the cultural, social, and political aspects of sustainability mobilisation and activism in predominantly Muslim contexts. The qualitative ethnographic study, which is based on fifteen semi-structured interviews and two focus groups conducted between 2015 and 2016, focuses on permaculture and eco-justice movements presently operating in Arab-Muslim countries (namely, Morocco and Tunisia) and uses methodological triangulation of frame and narrative analysis. Its main purpose is to empirically detect whether, among the motivational framing strategies deployed by sustainability movement actors to provide reasons for sustainability engagement and action, there is indication of moral-ethical motives that are consistent with the “eco-Islamic” worldview. The study shows that, especially in the Moroccan case, some religious-spiritual motives echo “eco-Islamic” wisdom and its foundational tenets. Overall, however, the normative and performative nature of Islamic ‘eco-tradition’ is unorthodox and syncretic.Sustainability is an overused term in global politics. Yet, deciding on what to sustain indefinitely, and over time, in the face of the current ecological crisis is essentially a matter of moral-ethical concern. The primary objective of this dissertation is to investigate whether Islam, as a religion and spiritual tradition, has something to say about present-day sustainability problems. A secondary, but no less important objective of the present work is to examine the cultural, social, and political aspects of sustainability mobilisation and activism in predominantly Muslim contexts. The qualitative ethnographic study, which is based on fifteen semi-structured interviews and two focus groups conducted between 2015 and 2016, focuses on permaculture and eco-justice movements presently operating in Arab-Muslim countries (namely, Morocco and Tunisia) and uses methodological triangulation of frame and narrative analysis. Its main purpose is to empirically detect whether, among the motivational framing strategies deployed by sustainability movement actors to provide reasons for sustainability engagement and action, there is indication of moral-ethical motives that are consistent with the “eco-Islamic” worldview. The study shows that, especially in the Moroccan case, some religious-spiritual motives echo “eco-Islamic” wisdom and its foundational tenets. Overall, however, the normative and performative nature of Islamic ‘eco-tradition’ is unorthodox and syncretic.LUISS PhD Thesi