935 research outputs found

    La self-regulation per le imprese di telecomunicazioni e servizi media: genesi, applicazione e prospettive future tra tutela dei diritti e gruppi di interesse

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    Regolazione e autoregolazione: presupposti e definizioni. Autoregolazione e servizi media. La correlazione tra imprese e gruppi di interesse nella formazione degli strumenti di self-regulation. La self-regulation a tutela del consumatore utente. Web e autoregolazione: una nuova prospettiva di tutela?Regolazione e autoregolazione: presupposti e definizioni. Autoregolazione e servizi media. La correlazione tra imprese e gruppi di interesse nella formazione degli strumenti di self-regulation. La self-regulation a tutela del consumatore utente. Web e autoregolazione: una nuova prospettiva di tutela?LUISS PhD Thesi

    Il ne bis in idem in Europa e il double jeopardy negli USA: una comparazione

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    L’elaborato propone un’analisi comparatistica del ne bis in idem con il suo “omologo” statunitense: il principio del Double Jeopardy. Il contesto di riferimento è quello dei sistemi sanzionatori cosiddetti “a doppio binario” nei quali, a fronte della medesima condotta, le relative normative prevedono l’avvio di un duplice procedimento e l’irrogazione di una duplice sanzione (una penale e l’altra formalmente amministrativa o civile, ma sostanzialmente riconducibile alla materia penale in forza dei criteri elaborati dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo). Invero, la compatibilità di tali sistemi sanzionatori con il ne bis in idem è stata messa a dura prova dalla giurisprudenza delle Corti Europee. E’ noto, infatti, come a far data dalla sentenza “Grande Stevens c. Italia”, l’orientamento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sia stato nel senso della massima tutela del singolo rispetto alle duplicazioni procedimentali e sanzionatorie e come, a tale spinta garantistica, abbia fatto seguito il significativo “revivement” espresso, dalla stessa Corte, nella pronuncia “A e B c. Norvegia”. Analizzati questi aspetti, la parte principale del lavoro si soffermerà sul principio Double Jeopardy. Invero, anche nell’ordinamento statunitense la definizione dei presupposti e della portata del principio ha impegnato a lungo dottrina e giurisprudenza. Al di là delle criticità derivanti dall’individuazione del concetto di “same offense”, gli interpreti si sono interrogati sulla possibilità di estendere l’operatività del principio ai parallel proceedings e alle multiple plunishments (laddove una delle due sanzioni, pur non avendo formalmente carattere penale, sortisca comunque un effetto punitivo e deterrente). In proposito, si sono succedute diverse pronunce della Suprema Corte, la quale, dopo aver ritenuto che il Double Jeopardy osterebbe al cumulo sanzionatorio e procedimentale, ha inteso restringere i confini del principio, inducendo gli interpreti a individuare, in altre norme, il parametro a cui ancorare la compatibilità costituzionale dei parallel proceedings e delle multiple punishments. Il lavoro dimostrerà come nell’ordinamento statunitense si sia giunti a delineare dei meccanismi che consentano di evitare simili cumuli sanzionatori e procedimentali. Si tratta, invero, di soluzioni dettate dalle peculiarità dal sistema sostanziale e processuale statunitense e che non potranno essere fatte proprie dal nostro ordinamento. Ciononostante, esse costituiscono un valido punto di partenza nel tentativo di definire un regime di tali sistemi sanzionatori che possa conciliare le esigenze punitive dell’ordinamento e quelle garantistiche del singolo.L’elaborato propone un’analisi comparatistica del ne bis in idem con il suo “omologo” statunitense: il principio del Double Jeopardy. Il contesto di riferimento è quello dei sistemi sanzionatori cosiddetti “a doppio binario” nei quali, a fronte della medesima condotta, le relative normative prevedono l’avvio di un duplice procedimento e l’irrogazione di una duplice sanzione (una penale e l’altra formalmente amministrativa o civile, ma sostanzialmente riconducibile alla materia penale in forza dei criteri elaborati dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo). Invero, la compatibilità di tali sistemi sanzionatori con il ne bis in idem è stata messa a dura prova dalla giurisprudenza delle Corti Europee. E’ noto, infatti, come a far data dalla sentenza “Grande Stevens c. Italia”, l’orientamento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sia stato nel senso della massima tutela del singolo rispetto alle duplicazioni procedimentali e sanzionatorie e come, a tale spinta garantistica, abbia fatto seguito il significativo “revivement” espresso, dalla stessa Corte, nella pronuncia “A e B c. Norvegia”. Analizzati questi aspetti, la parte principale del lavoro si soffermerà sul principio Double Jeopardy. Invero, anche nell’ordinamento statunitense la definizione dei presupposti e della portata del principio ha impegnato a lungo dottrina e giurisprudenza. Al di là delle criticità derivanti dall’individuazione del concetto di “same offense”, gli interpreti si sono interrogati sulla possibilità di estendere l’operatività del principio ai parallel proceedings e alle multiple plunishments (laddove una delle due sanzioni, pur non avendo formalmente carattere penale, sortisca comunque un effetto punitivo e deterrente). In proposito, si sono succedute diverse pronunce della Suprema Corte, la quale, dopo aver ritenuto che il Double Jeopardy osterebbe al cumulo sanzionatorio e procedimentale, ha inteso restringere i confini del principio, inducendo gli interpreti a individuare, in altre norme, il parametro a cui ancorare la compatibilità costituzionale dei parallel proceedings e delle multiple punishments. Il lavoro dimostrerà come nell’ordinamento statunitense si sia giunti a delineare dei meccanismi che consentano di evitare simili cumuli sanzionatori e procedimentali. Si tratta, invero, di soluzioni dettate dalle peculiarità dal sistema sostanziale e processuale statunitense e che non potranno essere fatte proprie dal nostro ordinamento. Ciononostante, esse costituiscono un valido punto di partenza nel tentativo di definire un regime di tali sistemi sanzionatori che possa conciliare le esigenze punitive dell’ordinamento e quelle garantistiche del singolo.LUISS PhD Thesi

    Efficacia delle sanzioni nel settore bancario: criticità e spunti comparatistici

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    Il tema dell’efficacia dell’apparato sanzionatorio previsto in ambito bancario e finanziario si è recentemente imposto al centro del dibattito, anche inter-istituzionale, scaturito dalle crisi che hanno interessato alcuni istituti di credito italiani (ed europei) e dalla conseguente indagine avviata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario (istituita con l. 12 luglio 2017, n. 107). Quest’ultima, nella Relazione finale dei propri lavori, include l’insufficienza e l’inadeguatezza delle misure sanzionatorie di competenza della Banca d’Italia e della Consob tra le ragioni che avrebbero pregiudicato l’efficacia della loro azione di vigilanza, favorendo l’aggravarsi delle condizioni di alcuni enti creditizi e minacciando la stabilità dell’intero mercato bancario italiano. In realtà, parte delle carenze del regime sanzionatorio previsto dall’ordinamento bancario italiano sono state colmate mediante modifiche legislative che hanno incrementato gli importi delle sanzioni pecuniarie comminate per violazioni della disciplina bancaria, diversificato le misure sanzionatorie non pecuniarie irrogabili da parte della Banca d’Italia e, soprattutto, ampliato la platea dei soggetti sanzionabili alle società responsabili della violazione e, al ricorrere di determinati presupposti, alle persone fisiche (esponenti e dipendenti) (1). Inoltre, la procedura sanzionatoria è stata riformata per tenere conto dell’istituzione del Single Supervisory Mechanism, che ha dato avvio al più ambizioso progetto di costruzione della European Banking Union. In questo contesto, la tesi dottorale dapprima analizza da un punto di vista giuridico le disposizioni sanzionatorie stabilite dalla normativa bancaria in Italia e nell’SSM (Capitoli I e II). Quindi, ne valuta l’efficacia alla luce dei principi di analisi economica del diritto (mutuati sia dalla teoria della deterrenza delle sanzioni, sia da cenni alle nuove frontiere della behavioral economics) (Capitolo III). Infine, si propone di individuare spunti comparatistici offerti dalla comparazione con il corrispondente framework vigente negli Stati Uniti (Capitolo IV).Il tema dell’efficacia dell’apparato sanzionatorio previsto in ambito bancario e finanziario si è recentemente imposto al centro del dibattito, anche inter-istituzionale, scaturito dalle crisi che hanno interessato alcuni istituti di credito italiani (ed europei) e dalla conseguente indagine avviata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario (istituita con l. 12 luglio 2017, n. 107). Quest’ultima, nella Relazione finale dei propri lavori, include l’insufficienza e l’inadeguatezza delle misure sanzionatorie di competenza della Banca d’Italia e della Consob tra le ragioni che avrebbero pregiudicato l’efficacia della loro azione di vigilanza, favorendo l’aggravarsi delle condizioni di alcuni enti creditizi e minacciando la stabilità dell’intero mercato bancario italiano. In realtà, parte delle carenze del regime sanzionatorio previsto dall’ordinamento bancario italiano sono state colmate mediante modifiche legislative che hanno incrementato gli importi delle sanzioni pecuniarie comminate per violazioni della disciplina bancaria, diversificato le misure sanzionatorie non pecuniarie irrogabili da parte della Banca d’Italia e, soprattutto, ampliato la platea dei soggetti sanzionabili alle società responsabili della violazione e, al ricorrere di determinati presupposti, alle persone fisiche (esponenti e dipendenti) (1). Inoltre, la procedura sanzionatoria è stata riformata per tenere conto dell’istituzione del Single Supervisory Mechanism, che ha dato avvio al più ambizioso progetto di costruzione della European Banking Union. In questo contesto, la tesi dottorale dapprima analizza da un punto di vista giuridico le disposizioni sanzionatorie stabilite dalla normativa bancaria in Italia e nell’SSM (Capitoli I e II). Quindi, ne valuta l’efficacia alla luce dei principi di analisi economica del diritto (mutuati sia dalla teoria della deterrenza delle sanzioni, sia da cenni alle nuove frontiere della behavioral economics) (Capitolo III). Infine, si propone di individuare spunti comparatistici offerti dalla comparazione con il corrispondente framework vigente negli Stati Uniti (Capitolo IV).LUISS PhD Thesi

    Between revolution and subversion: the parable of Avanguardia nazionale 1960-1976

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    The MSI and the birth of the spiritualist right. From the New Order Center of Studies to Gar. Avanguardia Nazionale Giovanile: birth and genesis. The Convention on the Revolutionary War. False Flag operation: the Chinese posters. Avanguardia and sixty-eight. Secret services and false leaders: Avanguardia Nazionale and the Piazza Fontana attempt. The strange Press Agency: Aigenter Press and Avanguardia Nazionale. The Avanguardia Nazionale re-establishment. From the Reggio Revolution to the political elections of 1972. The armed wing of the Commander Borghese: Avanguardia and the Golpe Borghese. From the "Notte della Madonna" in the motion's dismissal.The MSI and the birth of the spiritualist right. From the New Order Center of Studies to Gar. Avanguardia Nazionale Giovanile: birth and genesis. The Convention on the Revolutionary War. False Flag operation: the Chinese posters. Avanguardia and sixty-eight. Secret services and false leaders: Avanguardia Nazionale and the Piazza Fontana attempt. The strange Press Agency: Aigenter Press and Avanguardia Nazionale. The Avanguardia Nazionale re-establishment. From the Reggio Revolution to the political elections of 1972. The armed wing of the Commander Borghese: Avanguardia and the Golpe Borghese. From the "Notte della Madonna" in the motion's dismissal.LUISS PhD Thesi

    State and Legitimacy within an Arab-Muslim context: Understanding the identity criteria in Jordan and Kuw

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    The Arab national identity has a complex, multilayered nature and has been influenced by both internal and external factors. Did the Western sovereignty and the new form of power and legitimacy replace the old authorities? On which grounds the newborn states legitimated themselves? The present thesis aims to answer to these questions and to discuss the existing relation between the pre-modern Muslim state and the modern nation-state. Hence, it starts by retracing the key steps of the State-building process within the MENA region from the collapse of the Ottoman Empire to the European colonization and decolonization both historically, politically and especially theoretically, aiming to highlight the legitimacy foundations of the present-day Arab states. In fact, such developments are discussed and analyzed in the first chapter through the voices of the Arab thinkers that lived that peculiar reality, from the nahḍa pioneers to the “post 1967 generation”. The Hashemite Kingdom of Jordan and the State of Kuwait have been chosen as exemplary cases of “hybrid” systems (in Bacik’s account, 2008). Accordingly, the third chapter focuses on the state and nation-building process of these two apparently far realities stressing on which identity criteria lay their legitimacy. From the analysis of the collected data (80 individual interviews made in the two countries by the author) the national belonging, even though in a peculiar and indeed hybrid form, revealed to be the dominant identity criterion with the other types of affiliation (religious, tribal, linguistic) being its components rather than its challengers. Notably, the second chapter studies the methodological and ethical challenges that need to be dealt with when discussing the MENA region, especially focusing on the qualitative approach’s crucial aspect of the “positionality” that refers indeed to the different “positions” occupied by the researcher and the participants, often not part of the same cultural and social community and how this may affect the research outcomes.The Arab national identity has a complex, multilayered nature and has been influenced by both internal and external factors. Did the Western sovereignty and the new form of power and legitimacy replace the old authorities? On which grounds the newborn states legitimated themselves? The present thesis aims to answer to these questions and to discuss the existing relation between the pre-modern Muslim state and the modern nation-state. Hence, it starts by retracing the key steps of the State-building process within the MENA region from the collapse of the Ottoman Empire to the European colonization and decolonization both historically, politically and especially theoretically, aiming to highlight the legitimacy foundations of the present-day Arab states. In fact, such developments are discussed and analyzed in the first chapter through the voices of the Arab thinkers that lived that peculiar reality, from the nahḍa pioneers to the “post 1967 generation”. The Hashemite Kingdom of Jordan and the State of Kuwait have been chosen as exemplary cases of “hybrid” systems (in Bacik’s account, 2008). Accordingly, the third chapter focuses on the state and nation-building process of these two apparently far realities stressing on which identity criteria lay their legitimacy. From the analysis of the collected data (80 individual interviews made in the two countries by the author) the national belonging, even though in a peculiar and indeed hybrid form, revealed to be the dominant identity criterion with the other types of affiliation (religious, tribal, linguistic) being its components rather than its challengers. Notably, the second chapter studies the methodological and ethical challenges that need to be dealt with when discussing the MENA region, especially focusing on the qualitative approach’s crucial aspect of the “positionality” that refers indeed to the different “positions” occupied by the researcher and the participants, often not part of the same cultural and social community and how this may affect the research outcomes.LUISS PhD Thesi

    How democracies can survive

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    The crisis of democracy has raised a not-entirely understood insidious conundrum. Namely, democracies cannot avoid electoral results leading to the power leaders and movements who rise up against their institutions, and they must be able to cope with them. The trial that politics has placed before many liberal democracies is this: Will democracies be able to cope with populist leaders since democracies cannot avoid them? When we observe electoral outcomes that can be more or less harmful for democratic institutions, this risk affects each democracy in a different way. Questions arise about the strength of democracies: Why do democracies react differently, collapsing or surviving, to similar threats? Which democracies can better cope with them and why? Little is known about what causes these differences in democratic strength, on what their capacity to resist depends, and why it varies so much across countries. This thesis explores this important grey area in comparative politics. Reviewing the literature with a need to design a more reliable paradigm to understand the crisis of democracy, the answers to these questions lead us to the idea of creating an Index of Democratic Strength in order to measure the capacity of democracy to withstand threats to its political identity and institutional integrity. The Index represents the extent to which democratic institutions can resist as a kind of litmus paper of the crisis of democracy. Finally, this research moved from the methodology to the observation of case-studies, covering three particularly significant examples: United States of America (1993 - 2018), Hungary (1990 - 2014) and Poland (2007 - 2018).The crisis of democracy has raised a not-entirely understood insidious conundrum. Namely, democracies cannot avoid electoral results leading to the power leaders and movements who rise up against their institutions, and they must be able to cope with them. The trial that politics has placed before many liberal democracies is this: Will democracies be able to cope with populist leaders since democracies cannot avoid them? When we observe electoral outcomes that can be more or less harmful for democratic institutions, this risk affects each democracy in a different way. Questions arise about the strength of democracies: Why do democracies react differently, collapsing or surviving, to similar threats? Which democracies can better cope with them and why? Little is known about what causes these differences in democratic strength, on what their capacity to resist depends, and why it varies so much across countries. This thesis explores this important grey area in comparative politics. Reviewing the literature with a need to design a more reliable paradigm to understand the crisis of democracy, the answers to these questions lead us to the idea of creating an Index of Democratic Strength in order to measure the capacity of democracy to withstand threats to its political identity and institutional integrity. The Index represents the extent to which democratic institutions can resist as a kind of litmus paper of the crisis of democracy. Finally, this research moved from the methodology to the observation of case-studies, covering three particularly significant examples: United States of America (1993 - 2018), Hungary (1990 - 2014) and Poland (2007 - 2018).LUISS PhD Thesi

    The challenge to traditional party families in Southern Europe: the cases of Podemos, SYRIZA and the Five Stars Movement

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    Podemos, SYRIZA and FSM were described by a conservative newspaper in Spain as an “antisystem trident”, which came “dangerously close to power”. From the one hand, their electoral success seemed to be related with the dissatisfaction with traditional political parties and the austerity reforms implemented by both progressive and conservative parties when in government. From the other hand, the raise of the three parties is also associated with the spread of the protests against austerity (especially in the first two cases) and political corruption. However, what my research is intended to show is that SYRIZA, Podemos and FSM have institutionalized in different contexts with different political opportunity structures (POSs). Mostly, they are all but similar in their ideological and organizational features, despite sharing one crucial feature, a vote-seeking strategy along with an anti-establishment ideology. SYRIZA, before its unification under this label, was an alliance among different parties and associations, whose aim was the creation of a new way toward socialism. Podemos emerged out of a social movement – the so-called Indignados – thanks to the entrepreneurship of a group of political-science scholars and left-wing activists. Five Stars Movement, on the contrary, is a unique organization, centred on the founders, Beppe Grillo, a former comedian and Gianroberto Casaleggio, a web-entrepreneur died in 2016. In order to reach this goal, I frame my work with two broad research questions, which are further detailed in a set of hypotheses in Chapter 4. The first research question I want to address is the following: 1.In what ways, Podemos, SYRIZA and FSM may be considered different organizationally, ideologically and both in terms of the patterns of competitions and of the political opportunity structures? Using Key’s distinction (1964) between party functions, namely party government, party in the electorate and party organization, my focus is on the latter and, partly, on the second, since from a sociological standpoint the ideological articulation of any party is aimed (at least in principle) at both giving voices to those issues raised in the society and to shaping electoral preferences. The study of parties-as-organization has a long history: Michels (1911 [1966]) and Ostrogorski (1912 [1991]) pioneering analyses were focused on those issues. More recently, Duverger (1954) was the first scholar to note in the first half of the XX Century a “contagion from the left” in the organizational features of the bourgeoisie parties; the cadre party – with a small membership and with a loose coalition among the elected members – should have adapted to the by-then emerging mass parties in order to be better equipped to compete in democracies with a universal suffrage. Epstein (1967), on the contrary, highlighted a contagion from the right, that is an Americanization of party politics in Western Europe. Without going into detail here, even the catch-all (Kirchheimer 1966) and the cartel parties (Katz and Mair 1995, 1996, 2009) in this perspective are a by-product of the analysis of parties “as-organizations”. Yet, the mere description of the differences is inadequate to provide an analytical framework that is aimed at disentangling the puzzle of the rise of those parties and their success in their own contexts. I am aware that finding a mono-causal explanation in the three national is a too ambitious task and, more important, epistemologically and methodologically wrong for a supply-side analysis. The political system, the electorate, the economic performance of each countries, the policy records of the parties in governments, the politicization of new issues, may be regarded as valid elements to explain the electoral success of political contenders. More modestly, using a Most Different Similar Outcome (MDSO) framework of analysis I try to encapsulate the “supply” of these political parties, rather than the “demand”-side. With this premise in mind, my second research question is: 2.Which supply-side condition(s) are better equipped to provide a partial explanation of the electoral success of SYRIZA, Podemos and FSM?Podemos, SYRIZA and FSM were described by a conservative newspaper in Spain as an “antisystem trident”, which came “dangerously close to power”. From the one hand, their electoral success seemed to be related with the dissatisfaction with traditional political parties and the austerity reforms implemented by both progressive and conservative parties when in government. From the other hand, the raise of the three parties is also associated with the spread of the protests against austerity (especially in the first two cases) and political corruption. However, what my research is intended to show is that SYRIZA, Podemos and FSM have institutionalized in different contexts with different political opportunity structures (POSs). Mostly, they are all but similar in their ideological and organizational features, despite sharing one crucial feature, a vote-seeking strategy along with an anti-establishment ideology. SYRIZA, before its unification under this label, was an alliance among different parties and associations, whose aim was the creation of a new way toward socialism. Podemos emerged out of a social movement – the so-called Indignados – thanks to the entrepreneurship of a group of political-science scholars and left-wing activists. Five Stars Movement, on the contrary, is a unique organization, centred on the founders, Beppe Grillo, a former comedian and Gianroberto Casaleggio, a web-entrepreneur died in 2016. In order to reach this goal, I frame my work with two broad research questions, which are further detailed in a set of hypotheses in Chapter 4. The first research question I want to address is the following: 1.In what ways, Podemos, SYRIZA and FSM may be considered different organizationally, ideologically and both in terms of the patterns of competitions and of the political opportunity structures? Using Key’s distinction (1964) between party functions, namely party government, party in the electorate and party organization, my focus is on the latter and, partly, on the second, since from a sociological standpoint the ideological articulation of any party is aimed (at least in principle) at both giving voices to those issues raised in the society and to shaping electoral preferences. The study of parties-as-organization has a long history: Michels (1911 [1966]) and Ostrogorski (1912 [1991]) pioneering analyses were focused on those issues. More recently, Duverger (1954) was the first scholar to note in the first half of the XX Century a “contagion from the left” in the organizational features of the bourgeoisie parties; the cadre party – with a small membership and with a loose coalition among the elected members – should have adapted to the by-then emerging mass parties in order to be better equipped to compete in democracies with a universal suffrage. Epstein (1967), on the contrary, highlighted a contagion from the right, that is an Americanization of party politics in Western Europe. Without going into detail here, even the catch-all (Kirchheimer 1966) and the cartel parties (Katz and Mair 1995, 1996, 2009) in this perspective are a by-product of the analysis of parties “as-organizations”. Yet, the mere description of the differences is inadequate to provide an analytical framework that is aimed at disentangling the puzzle of the rise of those parties and their success in their own contexts. I am aware that finding a mono-causal explanation in the three national is a too ambitious task and, more important, epistemologically and methodologically wrong for a supply-side analysis. The political system, the electorate, the economic performance of each countries, the policy records of the parties in governments, the politicization of new issues, may be regarded as valid elements to explain the electoral success of political contenders. More modestly, using a Most Different Similar Outcome (MDSO) framework of analysis I try to encapsulate the “supply” of these political parties, rather than the “demand”-side. With this premise in mind, my second research question is: 2.Which supply-side condition(s) are better equipped to provide a partial explanation of the electoral success of SYRIZA, Podemos and FSM?LUISS PhD Thesi

    Alleanze strategiche di rete e diritto della concorrenza

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    Le reti di imprese sono un fenomeno diffuso a livello globale. Sul tema si assiste a una forte predominanza degli studi economici sugli ibridi, i primi a mettere in evidenza la presenza nei mercati di strategie imprenditoriali che ricorrono a soluzioni di business che si collocano in una posizione intermedia tra le categorie degli scambi regolati dal contratto e delle strutture gerarchiche integrate. Lo scopo della presente analisi è rilevare le potenzialità offerte dal diritto antitrust al fine di individuare quale disciplina delle reti emerga nel diritto della concorrenza europeo in materia di accordi di rete. L’inquadramento, dal punto di vista giuridico, delle reti di imprese suggerisce un approccio casistico, in grado di specificare quali accordi possano essere qualificati come reti e quali limiti e preclusioni concarrono a delimitare la compatibilità di siffatta forma di cooperazione alla luce delle regole concorrenziali. Dopo una prima disamina, compiuta nel capitolo I, volta a inquadrare la fenomenologia delle reti secondo una prospettiva giuridica, nel capitolo II si esaminano alcuni casi giurisprudenziali affrontati dalla Corte di giustizia, in riferimento ad accordi reticolari di tipo verticale e alla loro interazione con le regole di concorrenza e, in particolare, con la norma di cui all’art. 101 TFUE e i regolamenti di esenzione. Centrale nella trattazione è l’emersione dei mercati online, che hanno condizionato in modo dirompente le strategie adottate dai vari operatori economici e i nuovi interrogativi per le reti e il diritto della concorrenza. Dalla panoramica in esame, emerge una prima peculiarità del fenomeno reticolare: gli accordi che danno vita a una rete di imprese non sono assoggettati in assoluto al divieto di intese di cui all’art. 101 TFUE ma, in funzione del settore in cui operano e a seconda dell’attività posta in essere dai partecipanti, possono essere ritenuti compatibili con il diritto della concorrenza, e quindi leciti. Sul bilanciamento concorrenziale degli effetti prodotti sul mercato dalle clausole restrittive della concorrenza, in termini di vantaggi e svantaggi per i concorrenti e i consumatori, sembra però non esserci sempre uniformità di vedute tra il giudice europeo e i giudici nazionali. Una ricerca sul campo evidenzia le posizioni assunte da ultimo dall’ordinamento tedesco, che si dimostra all’avanguardia nello studio delle piattaforme digitali e nell’inquadramento delle problematiche giuridiche che ne derivano, anche a seguito della nona novella della legge antitrust tedesca (c.d. 9. GWB-Novelle), entrata in vigore nel giugno 2017. Nel capitolo III, si delinea la situazione vigente nel nostro ordinamento nazionale, in cui è presente, già a partire dal D.L. n. 5 del 2009, una disciplina sul contratto di rete. L’intervento legislativo, che non si caratterizza per una particolare sistematicità, ha comunque il merito di evidenziare il superamento della tradizionale separazione tra il diritto dei contratti (che riguarderebbe il rapporto) e il diritto della concorrenza (a tutela delle relazioni di mercato) . Lo studio, attraverso una panoramica dei più recenti sviluppi (sharing economy, sistemi peer-to-peer, tecnologia blockchain, smart contracts) evidenzia come l’implementazione di nuove strategie di efficienza, che fanno leva sulle tecnologie, si realizzi proprio attraverso l’impiego di modelli reticolari che si servono di piattaforme digitali, algoritmi e formule criptografiche. In questo contesto, il sistema reticolare possiede tutti i requisiti per competere nel settore dell’innovazione e, più in generale, dell’automatizzazione della distribuzione.Le reti di imprese sono un fenomeno diffuso a livello globale. Sul tema si assiste a una forte predominanza degli studi economici sugli ibridi, i primi a mettere in evidenza la presenza nei mercati di strategie imprenditoriali che ricorrono a soluzioni di business che si collocano in una posizione intermedia tra le categorie degli scambi regolati dal contratto e delle strutture gerarchiche integrate. Lo scopo della presente analisi è rilevare le potenzialità offerte dal diritto antitrust al fine di individuare quale disciplina delle reti emerga nel diritto della concorrenza europeo in materia di accordi di rete. L’inquadramento, dal punto di vista giuridico, delle reti di imprese suggerisce un approccio casistico, in grado di specificare quali accordi possano essere qualificati come reti e quali limiti e preclusioni concarrono a delimitare la compatibilità di siffatta forma di cooperazione alla luce delle regole concorrenziali. Dopo una prima disamina, compiuta nel capitolo I, volta a inquadrare la fenomenologia delle reti secondo una prospettiva giuridica, nel capitolo II si esaminano alcuni casi giurisprudenziali affrontati dalla Corte di giustizia, in riferimento ad accordi reticolari di tipo verticale e alla loro interazione con le regole di concorrenza e, in particolare, con la norma di cui all’art. 101 TFUE e i regolamenti di esenzione. Centrale nella trattazione è l’emersione dei mercati online, che hanno condizionato in modo dirompente le strategie adottate dai vari operatori economici e i nuovi interrogativi per le reti e il diritto della concorrenza. Dalla panoramica in esame, emerge una prima peculiarità del fenomeno reticolare: gli accordi che danno vita a una rete di imprese non sono assoggettati in assoluto al divieto di intese di cui all’art. 101 TFUE ma, in funzione del settore in cui operano e a seconda dell’attività posta in essere dai partecipanti, possono essere ritenuti compatibili con il diritto della concorrenza, e quindi leciti. Sul bilanciamento concorrenziale degli effetti prodotti sul mercato dalle clausole restrittive della concorrenza, in termini di vantaggi e svantaggi per i concorrenti e i consumatori, sembra però non esserci sempre uniformità di vedute tra il giudice europeo e i giudici nazionali. Una ricerca sul campo evidenzia le posizioni assunte da ultimo dall’ordinamento tedesco, che si dimostra all’avanguardia nello studio delle piattaforme digitali e nell’inquadramento delle problematiche giuridiche che ne derivano, anche a seguito della nona novella della legge antitrust tedesca (c.d. 9. GWB-Novelle), entrata in vigore nel giugno 2017. Nel capitolo III, si delinea la situazione vigente nel nostro ordinamento nazionale, in cui è presente, già a partire dal D.L. n. 5 del 2009, una disciplina sul contratto di rete. L’intervento legislativo, che non si caratterizza per una particolare sistematicità, ha comunque il merito di evidenziare il superamento della tradizionale separazione tra il diritto dei contratti (che riguarderebbe il rapporto) e il diritto della concorrenza (a tutela delle relazioni di mercato) . Lo studio, attraverso una panoramica dei più recenti sviluppi (sharing economy, sistemi peer-to-peer, tecnologia blockchain, smart contracts) evidenzia come l’implementazione di nuove strategie di efficienza, che fanno leva sulle tecnologie, si realizzi proprio attraverso l’impiego di modelli reticolari che si servono di piattaforme digitali, algoritmi e formule criptografiche. In questo contesto, il sistema reticolare possiede tutti i requisiti per competere nel settore dell’innovazione e, più in generale, dell’automatizzazione della distribuzione.LUISS PhD Thesi

    Economia digitale e fiscalità, tra cooperazione e competizione: prospettive internazionali e interventi domestici

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    La digital economy: key features e modelli di business. Le principali problematiche fiscali della digital economy. Le soluzioni proposte sul piano internazionale: la posizione dell’Ocse e dell’Unione europea. Le misure unilaterali introdotte dagli stati.La digital economy: key features e modelli di business. Le principali problematiche fiscali della digital economy. Le soluzioni proposte sul piano internazionale: la posizione dell’Ocse e dell’Unione europea. Le misure unilaterali introdotte dagli stati.LUISS PhD Thesi

    L’accesso ai big data nel diritto europeo della concorrenza: riflessioni sull’applicabilità dell’essential facility doctrine

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    L’"ecosistema" dei Big Data . I Big Data in una prospettiva antitrust. Big Data: Essential Facility Test.L’"ecosistema" dei Big Data . I Big Data in una prospettiva antitrust. Big Data: Essential Facility Test.LUISS PhD Thesi

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