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    Crítica al régimen topofóbico de representación: contravisualidades del feminicidio y la desaparición forzada en México

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    This article offers a critical reading of the topophobic representation of enforced disappearance and femicide in Mexico through Sara Ahmed’s affective turn. Focusing on the art installation ¡Visite Ciudad Juárez! by Ambra Polidori and the journalistic report Los desaparecidos by Nolen and Márquez, it argues that emotions such as fear, pain, and disgust function as social technologies that shape bodies and territories. The study examines the ethical limits of representing suffering and proposes indignation as a potential site of political resistance.Este artículo propone una lectura crítica de la representación topofóbica de la desaparición forzada y el feminicidio en México desde el giro afectivo de Sara Ahmed. A través del análisis de la instalación de arte ¡Visite Ciudad Juárez! de Ambra Polidori y del reportaje periodístico Los desaparecidos de Nolen y Márquez, se sostiene que emociones como el miedo, el dolor y la repugnancia operan como tecnologías sociales que modelan cuerpos y territorios. El estudio examina los límites éticos de representar el sufrimiento y plantea la indignación como posibilidad de resistencia política

    Leenhardt, Jacques, Rever Debret. “Colônia─Ateliê─Nação”, São Paulo, Editora 34, 2023, 129 pp. Traduzione di Samuel Titan Jr

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    Understanding Violence, Memory, and Resistance in Latin America

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    This dossier explores the complex relationship between political violence, authoritarianism, memory, and resistance in Latin America from the mid-20th century to today. Through case studies and historical analyses, it shows how violence—both physical and symbolic—has shaped national narratives, silenced dissent, and legitimised regimes, while also fuelling cultural and political resistance. Particular attention is paid to memory practices as tools of both repression and democratic renewal

    Un delicato equilibrio. Meritocrazia e partecipazione in Sir Stafford Cripps

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    The essay takes into account the delicate relationship between meritocratic principles and participatory instances within the socialist and democratic political conception of Stafford Cripps, not always coherent and linear. In his opinion, on the one hand, the skills of deserving ruling classes were a fundamental requirement of an efficient economic policy, useful for everyone; on the other hand, these skills had to be supported by the active participation of intellectual citizens who had to have the possibility to develop and express their abilities according to the logic of equal opportunities.Il saggio analizza la delicata relazione tra principi meritocratici e istanze partecipative all’interno della concezione politica socialista e democratica di Stafford Cripps, non sempre coerente e lineare. Se da una parte le competenze di classi dirigenti meritevoli rappresentavano, secondo lui, un requisito indispensabile per una politica economica efficiente e in grado di apportare benefici universalmente, dall’altra tali competenze dovevano essere sostenute da un’attiva partecipazione di cittadini intellettualmente dotati cui andava garantita la possibilità di sviluppare ed esprimere le proprie attitudini sulla base di pari opportunità

    Perché non basta la FAIRness? Combinare metodi e valori per l’affermarsi della scienza aperta

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    The FAIR principles have emerged as a global standard for Research Data Management but their application has not had the expected impact, especially considering the considerable amount of funding which has been put into FAIR policies. In fact, open research methods have not become the norm, FAIR is still perceived as just another mechanical task for researchers, and quality is still not ensured by the application of the principles. The CARE principles were proposed to complement the FAIR framework, arguing that people and purpose, rather than data and technology, should be at the centre of RDM frameworks. In practice, they have been applied in certain contexts, which we will examine, but their impact has been rather limited. In this article, we will therefore analyse the definition of the Open Science values and principles provided in the UNESCO Recommendation. By doing so, we aim to see if they overlap with the CARE values and principles, and to understand if the latter are useful, and for what. Finally, we note that the UNESCO definition of Open Science already encompasses the values and principles of CARE, while also being broader and more comprehensive. The implementation and practical translation of the FAIR principles into research practices must address an underlying cultural challenge, and this is where the CARE principles can provide meaningful insight, emphasising the importance of starting with context, communities, and their genuine needs. However, these principles are not indispensable, as these considerations are already embedded within the UNESCO Recommendation and, by extension, within the definition of Open Science itself—an ecosystem of practices in which Research Data Management is a foundational pillar.I principi FAIR si sono affermati come standard per la gestione dei dati di ricerca a livello internazionale, ma la loro applicazione non ha avuto l'impatto auspicato, soprattutto se si considera l'ingente quantità di finanziamenti che sono stati destinati alla loro applicazione. In effetti, le pratiche della scienza aperta non sono ancora diventate la norma, e l’applicazione dei principi FAIR è percepita dai ricercatori come un'ulteriore attività meccanica; ciò ha inoltre comportato che gli standard di qualità dei dati che ci si attendeva non siano ancora stati raggiunti. I principi CARE sono stati introdotti al fine di integrare il framework dei principi FAIR,  a partire dall’assunto che  al centro dei programmi per una corretta gestione dei dati della ricerca dovrebbero trovarsi le persone e gli obiettivi della ricerca, piuttosto che i dati e la tecnologia. Nella pratica, i principi CARE sono stati applicati in alcuni contesti che esamineremo, ma il loro impatto è stato piuttosto limitato. Nel presente articolo analizzeremo la definizione dei valori e dei principi della Scienza Aperta resi espliciti nella Raccomandazione dell'UNESCO sulla scienza aperta. In questo modo, ci proponiamo di vedere se tali valori e principi si sovrappongono ai principi CARE e di capire se questi ultimi sono utili e a quale scopo. Nelle conclusioni abbiamo osservato che la definizione di scienza aperta dell'UNESCO comprende in buona parte i principi CARE. L'attuazione e la traduzione pratica dei principi FAIR nelle pratiche di ricerca deve affrontare una sfida culturale, ed è in tale contesto che i principi CARE possono fornire un contributo significativo, nella misura in cui sottolineano l'importanza di partire dal contesto, dalle comunità e dalle loro reali esigenze. Tuttavia, questi principi non sono indispensabili, in quanto tali considerazioni sono già presenti nella Raccomandazione dell'UNESCO e, per estensione, nella definizione stessa di scienza aperta, un ecosistema di pratiche in cui la gestione dei dati di ricerca è un pilastro fondamentale

    Ragù. Preservare i ricettari italiani in una collezione digitale sostenibile basata sul crowdsourcing

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    Recipes of popular origin and handwritten cookbooks have often been overlooked by scholars, due to the difficulties derived from 1) collecting and organising a representative - let alone complete - set of documents, 2) contextualising scattered sources in a broader historical context and communicate their value to a broad audience, and 3) costs such a collection campaign would require. Nonetheless, having such collections available for qualitative and quantitative analysis could highlight peculiarities of the culinary history of a place, as well as considerations on its material history. Ragù is a pilot project that tries to fill in this gap by crowdsourcing and digitising a collection of cookbooks belonging to the Italian traditional cuisine, particularly from Emilia Romagna, and making it accessible via a digital platform for exploration and analysis. The digital project here aims at contributing to two research lines: a) to identify agile methods for publishing data in a low-cost crowdsourcing project, and b) to devise an effective storytelling journey to present the Ragù project.Le ricette di origine popolare e i ricettari sono spesso stati trascurati dalla Storia, a causa delle difficoltà intrinseche 1) nella costruzione di un corpus rappresentativo e completo, 2) nella contestualizzazione di fonti sparse in un contesto storico più ampio, comprensibile e facile da comunicare ad un pubblico variegato e 3) nel reperimento dei fondi per finanziare una tale raccolta. Nonostante ciò, poter fruire di una tale collezione aprirebbe nuovi percorsi di ricerca (qualitativi e quantitativi) nell’ambito della storia culinaria e materiale. Ragù è un progetto di crowdsourcing e digitalizzazione di ricettari italiani, per lo più Emiliani e Romagnoli, messo a disposizione online tramite un ambiente per l’esplorazione e l’analisi. Il progetto digitale qui presentato vuole contribuire a due linee di ricerca: 1) la creazione di metodi agili per la pubblicazione (a basso costo) di progetti di crowdsourcing e 2) la fruizione dei risultati tramite percorsi di data storytelling

    CoPhEditor: la metodologia di ecdotica digitale basata su linguaggi specifici di dominio nel contesto del progetto GreekSchools

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    This paper explores the integration of traditional philological methods with computational approaches, aiming to establish a more effective and rigorous framework for textual studies. To this end, we propose a preliminary set of evaluation criteria—familiarity, transparency, completeness, compactness, consistency, and actionability—for analyzing text editing tools. Using this framework, we suggest the use of Domain-Specific Languages (DSLs) for the digital papyrological editions of the ERC-885222 GreekSchools project that is our case study. We introduce CoPhiEditor, a software platform designed to support the creation of Digital Scholarly Editions through the use of DSLs. This approach enables scholars to retain familiar workflows while benefiting from machine-actionable data representations and computational functionalities. Key features of CoPhiEditor include its recursive data model, automatic error-checking and suggestions, automatic TEI-conformant serialization, and advanced collaboration capabilities that streamline teamwork on shared projects. Furthermore, its extensible and domain-agnostic architecture broadens its applicability across various scholarly editing contexts. The aim of CoPhiEditor allows philologists to incorporate digital tools without sacrificing their established editorial practices.Questo articolo propone l'integrazione dei metodi filologici tradizionali con approcci computazionali, con l'obiettivo di stabilire un quadro più efficace e rigoroso per lo studio dei testi. A tal fine, proponiamo un set preliminare di criteri di valutazione per l'analisi degli strumenti di editing testuale. Utilizzando questo framework, suggeriamo l'adozione di Linguaggi Specifici di Dominio (DSL) per le edizioni digitali papirologiche del progetto ERC-885222 GreekSchools, che rappresenta il nostro caso di studio.Presentiamo CoPhiEditor, una piattaforma software progettata per supportare la creazione di Edizioni Digitali Scientifiche (DSE) attraverso l'uso di DSL. Questo approccio consente agli studiosi di mantenere flussi di lavoro familiari, beneficiando al contempo di funzionalità computazionali. Le caratteristiche principali di CoPhiEditor includono il suo modello di dati ricorsivo, strumenti per il controllo automatico degli errori e suggerimenti, metodi di serializzazione conformi allo schema TEI, e funzionalità avanzate di collaborazione che ottimizzano il lavoro su progetti condivisi. Inoltre, la sua architettura estensibile e indipendente dal dominio ne amplia l'applicabilità a contesti diversi dalla papirologia.L'obiettivo di CoPhiEditor è permettere ai filologi di integrare strumenti digitali senza rinunciare alle loro pratiche editoriali consolidate

    "A Funny Show About Depression": Exploring Mental Ill-Health in Netflix’s BoJack Horseman

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    Bucking the trend of live-action television, the Netflix production BoJack Horseman (2014–2020) takes a rather unusual approach to its portrayal of mental ill-health. Often described as a "funny show about depression", the animated series about an anthropomorphic horse named BoJack, relies on a colorful drawing style and an ensemble of wondrous characters to lure its audience into "dark places" of mental distress. Over the course of its six-season run, the show has managed to address a wide range of mental health issues, including trauma, depression, and addiction, as well as attempts to treat them. This essay examines, how certain production choices – namely high serialization, animation, and anthropomorphism – can serve dramaturgical purposes in mental TV storytelling. Although the parameters are initially discussed separately, this study also attempts to present initial assumptions about how their aesthetic interplay at the moment of reception may affect the audience’s perception of mental ill-health

    Giovanni De Luna, Linda Giuva, Un monumento di carta. La Segreteria particolare del Duce, 1922-1943, Milano, Feltrinelli, 2024

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    Singerocomus guadelupae (Boletaceae, Agaricomycetes): morphology and phylogeny reveal a widely distributed neotropical bolete discovered in Northeast Brazil

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    Singerocomus guadelupae is characterized by velutinous and red to pink pileus surface, cream to red or both colors mixed in stipe surface, unchanging white to cream pileus and stipe context, broadly ellipsoid inamyloid basidiospores, and fusoid to ventricose-rostrate cystidia. Morphological, molecular and phylogenetic analyses were performed on materials collected in Paraíba state, demonstrating that they belong to S. guadelupae with some characteristics not previously described for the species, suggesting a somewhat intraspecific phenotypic and phylogenetic plasticity. Also, it has a wide distribution, occurring from the Lesser Antilles towards South Brazil, and now is recorded for the first time from Northeast Brazil, in two conservation units from the state of Paraíba

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