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«Scrivo, correggo e riscrivo». Su alcuni aspetti del dattiloscritto di "Se una notte d’inverno un viaggiatore"
This paper focuses on some features of the of If on a Winter’s Night a Traveler typescript. Starting from a short description of the characteristics determining its complexity, some of Calvino’s reviews will be examined and will serve as the starting point for reflecting on the possible collocation of the fitness within the textual tradition.L’intervento si concentra su alcuni aspetti del dattiloscritto di Se una notte d’inverno un viaggiatore. Dopo una breve descrizione delle caratteristiche che determinano la complessità del documento, si propone, in particolare, una lettura di alcune correzioni d’autore, e a partire da queste ultime si suggeriscono alcune ipotesi circa la possibile collocazione di questo testimone all’interno della storia del testo
L’immagine riflessa delle strutture letterarie
Il contributo attraversa in modo intenzionalmente parziale, obliquo e non panoramico, la poesia italiana dagli anni Settanta ad oggi, privilegiando questioni ancora aperte, esperienze a rischio di essere dimenticate o interpretate limitativamente, e nessi tra autori non più o non ancora valorizzati. Gli intenti del saggio non sono storiografici né esaustivi, piuttosto ambiscono a riaprire alcuni punti di discussione e sono perciò criticamente focalizzati su questioni tematiche e stilistiche puntuali.This paper intentionally crosses Italian poetry from the Seventies to the present day in a partial, oblique and non-panoramic way, privileging still open questions, experiences at risk of being forgotten or penalized, and connections between authors no longer or not yet valued. The purpose of the essay is not to draw a new and organic historical and literary panorama, rather it aims to reopen some discussion points and is therefore critically focused on specific thematic and stylistic issues
Acchiappashpirt: xenoglossia concreta, performance sonora, poesia carnosa
Acchiappashpirt is a poetronic duo crossing «contemporary music and avant-gard poetry» (as stated on their website). This article presents a viable path for identifying the extensions of contemporary Italian sound-poetry experimentalism through the emblematic experience offered by Acchiappashpirt. The collaboration between Jonida Prifti and Stefano Di Trapani started in 2008 and still progresses by continuously shifting the sensorial approach to the poetic code by rejecting fixi-ty as an instance, exalting the estrangement as a cognitive form of the self in relation to the world, and above all encouraging innovative critical approaches on relationships in order to create tension and desire towards the community.Acchiappashpirt è un duo di poetronica che mescola «musica contemporanea e poesia d’avanguardia», come recita il loro sito. Questo percorso vuole presentare una breve ricognizione dello stato attuale dello sperimentalismo poetico-sonoro sul territorio italiano nell’esperienza emblematica degli Acchiappashpirt. La collaborazione tra Jonida Prifti e Stefano Di Trapani, avviata nel 2008, prosegue nel segno dello scardinare continuamente l’approccio sensoriale al codice poetico attraverso il rifiuto della fissità come istanza, esaltando lo straniamento come forma conoscitiva del sé in relazione al mondo, e soprattutto incoraggiando una riflessione critica sulle relazioni al fine di creare tensione e desiderio verso la comunità
Che cosa ci ha insegnato Vittorio Spinazzola
In memory of Vittorio SpinazzolaUn ricordo di Vittorio Spinazzola
Cara, vecchia metonimia: un ritorno inatteso
The countless changes in rhetorical studies have brought the classic “art of discourse” to a systematic breakdown: first, only in favor of elocutio, then, of poetic lexis and finally, of metaphor. The innumerable changes in rhetoric have led the classic “art of speaking” to a systematic breakdown, first in favor only of elocutio, then of poetic lexis, finally of metaphor. The metonymy was most affected by the new structure of “tropological reduction”. After a moment of success, starting from the last two decades of the twentieth century, the metonymy was mistreated and downgraded to a second-rate trope compared to the metaphor. In the last fifteen years, thanks to cognitive sciences and neurosciences, the scientific community has started to recognize metonymy as a primary role in the cognitive ecosystem. The metonymy has even been recognized as superior at a bio-evolutionary and neuro-physiological level, compared to the metaphor, considered a secondary phenomenon and more disconnected from the experiential spheres of the daily habitat. The functioning of the brain is programmed to use metonymies thanks to both the ability of inferential reasoning and the fact that emotions and physiological symptoms are linked in an incessant metonymic operation. In particular, this occurs when conditioned stimuli predict and subsume unconditioned emotions. In this way impulse self-control is encouraged.La retorica ha subito innumerevoli cambiamenti che hanno portato la classica “arte del parlare” a un sistematico sfaldamento, dapprima a favore della sola elocutio, poi della lexis poetica, infine della metafora. A risentire maggiormente del nuovo assetto di “riduzione tropologica” è la metonimia, bistrattata e declassata a tropo di second’ordine in confronto alla metafora, in particolare a partire dall’ultimo ventennio del XX secolo, dopo un momento di relativo successo. Negli ultimi quindici anni la comunità scientifica, grazie al cognitivismo e alle neuroscienze, ha iniziato a identificare nella metonimia un ruolo primario nell’ecosistema mentale e addirittura una supremazia a livello bio-evolutivo e neuro-fisiologico, a detrimento della metafora, fenomeno secondario e più slegato dalle sfere esperienziali dell’habitat quotidiano. Il funzionamento del cervello è programmato per utilizzare metonimie sia grazie alla capacità del ragionamento inferenziale, sia grazie al fatto che emozioni e sintomi fisiologici si linkano in una incessante operazione metonimica, in particolare dove gli stimoli condizionati predicono e sussumono le emozioni incondizionate, di fatto facilitando un autocontrollo pulsionale
Una documentazione frequente e agile: il rilancio della poesia in Guanda
Il seguente saggio intende ricostruire un capitolo della Storia dell’editoria di poesia contemporanea in Italia tra gli anni Settanta e anni Ottanta. Oggetto di analisi è l’esperienza editoriale della casa editrice Guanda a Milano tra il 1976 e il 1981. L’obiettivo è mettere in luce il ruolo determinante assunto da Guanda nella promozione della poesia italiana di quegli anni attraverso molteplici iniziative: la collana Quaderni della Fenice, diretta a partire dal 1976 da Giovanni Raboni; i Quaderni Collettivi italiani, diretti da Raboni e Cucchi e inaugurati nella stessa collana dal 1977; gli Almanacchi di Poesia Uno, Poesia Due, e Poesia Tre, usciti tra il 1980 e il 1981
Da Voce a Voce: spazio etico o spazio politico da Tiresia di Giuliano Mesa a Terraemotus di Fabio Orecchini
La rimozione storica è il nodo in cui s’incontrano il poemetto Tiresia di Giuliano Mesa e l’installazione Terraemotus di Fabio Orecchini. Il tragico rimosso del XX secolo, ciò che si preferisce non vedere, è oggetto di visone del cieco ed indovino Tiresia: le fosse comuni, le bombe atomiche, il commercio di organi infantili, lo sfruttamento minorile, le baraccopoli. In una spirale ritmico-visionaria il rigore linguistico è misura del rigore etico.Historical removal is the crux in which the poem Tiresia by Giuliano Mesa and Terraemotus installation by Fabio Orecchini meet each other. The tragic of the Twentieth century that has been removed, what we prefer not to see, is the blind prophet Tiresias’ object of vision: mass graves, atomic bombs, trade in infant organs, exploitation of children, slums. In a rhythmic-visionary spiral, linguistic rigor is measure of ethical rigor
Per una nuova antropologia del personaggio Sopravvivenze del modernismo e del realismo (1945-oggi): Presentazione
Introduction to the special section on the anthropology of the literary contemporary characterPresentazione della sezione sull’antropologia del personaggio letterario contemporane
Prelude and Solitude: Notes on the Female Characters in English Postcolonial Literature
In postcolonial literature, figures of aphasic or mute women often appear. These are characters who do not speak, by choice or by inhibition: women who do not have or have lost the use of the word; girls with almost autistic traits; disturbing, intriguing female figures who refuse to express themselves through language, all women who live the relationship with the outside world as violence. Precisely by reacting to this situation, the female characters of the most recent postcolonial novels begin to speak: first by babbling, like children who are trying out a new language, then putting together words, in the end whole sentences. And finally they come to tell us about themselves, to narrate their story, realizing that each person is his/her own story, and that the most subtle violence perpetrated on women is to silence them.Nella letteratura postcoloniale appaiono spesso figure di donne afasiche o mute. Si tratta di personaggi che non parlano, per scelta o per inibizione: donne che non hanno o hanno perduto l’uso della parola; ragazze dai tratti quasi autistici; inquietanti, intriganti figure femminili che rifiutano di esprimersi attraverso il linguaggio, donne tutte che vivono il rapporto con il mondo esterno come violenza. Proprio reagendo a questa situazione, i personaggi femminili dei più recenti romanzi postcoloniali iniziano a parlare: prima per lallazioni, come i bambini che sperimentano un nuovo linguaggio, poi mettendo assieme parole, in fine intere frasi. E finalmente arrivano a raccontarsi, a raccontare, la loro storia, rendendosi conto che ogni persona è la propria storia, e che la violenza più subdola, perpetrata sulle donne, è quella di metterle a tacere
Teoria e prassi del personaggio nel Nouveau Roman
The paper proposes some general considerations about the literary character’s mechanisms of emotional identification exemplified in the work of Nathalie Sarraute and Alain Robbe-Grillet with a subsequent reference to the Nouveau Roman poetics. The focus of the attention is placed on the differences between the two authors’ theoretical positions, aiming at highlighting the gap that this type of novelistic production engenders between programmatic authors intentions and the actual process of writing.L’articolo sviluppa alcune considerazioni generali sul meccanismo dell’identificazione emotiva nel personaggio letterario con successivo riferimento alla poetica del Nouveau Roman tramite un’esemplificazione essenziale costituita dall’opera di Nathalie Sarraute e di Alain Robbe-Grillet. L’attenzione si concentra in particolare sulle differenze fra le posizioni teoriche dei due autori per mettere in evidenza lo scarto che, in questa produzione romanzesca, viene a crearsi fra intenzione autoriale e pratica della scrittura