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Jaron Lanier, You are not a Gadget
Secondo Lanier, chi accetta di sottomettersi ai modelli riduttivi delle reti sociali proprietarie – il loro imporre una filosofia al di qua dell'argomentazione, il loro confinamento della gente in bolle, con i cacciatori di relazioni su Facebook e i carrieristi su Linkedin – accetta di ridurre se stesso, di limitarsi secondo stereotipi pensati da altri, e per fini diversi – e spesso opposti – ai suoi. Il denaro, in rete, serve in primo luogo a pagare la pubblicità (You are not a Gadget, cap. IV): questo significa che l’interesse più forte e prevalente nella società digitale non è la socialità, o l’arte, o la scienza, ma la manipolazione.
E' possibile uscire da questa situazione? L'articolo propone due ipotesi di soluzione:
1. Tecnicamente, occorre tornare dall’enfasi sull’user generated content all’user generated interface. I contenitori – dagli editori tradizionali alle reti sociali proprietarie – non sono indifferenti, soprattutto quando ci impongono una filosofia e una visione del mondo, che può andare dal culto del copyright alla riduzione a gadget. Questo significa – per gli umanisti e in generale per chi usa la rete per fare ricerca – prendere o riprendere in mano il codice, e chiedere agli sviluppatori che ci aiutino a uscire di minorità. Non possono esistere contenuti liberi se non sono liberi, preliminarmente, i loro contenitori.
2. Filosoficamente, occorre collegare la questione dell’uso pubblico della ragione a quella del grado di controllo che a ciascuno deve essere riconosciuto nel proprio rapporto col pubblico. La cultura, con le sue strutture. ma anche con i suoi pregiudizi, è oggetto di responsabilità – e irresponsabilità – collettiva. Le reti sociali proprietarie – come i monopoli tradizionali basati sul copyright – non possono sostituire le comunità di conoscenza senza togliere al “tempo libero” della ricerca e della vita la sua libertà. Bisogna lavorare perché queste idee diventino tanto banali quanto da noi lo è, almeno formalmente, il principio della libertà d’espression
“Das Unbehagen in der Multi-Kultur“. Phenomenology of Discontent in a Multi-cultural Society, and How to Take Care of It
More and more often are psychotherapists confronted with patients from other cultures. This paper aims at showing how many things psychoanalysis and dynamic psychotherapy can, and must, learn from social sciences such as cultural anthropology, social psychology, and political philosophy, in order to better do their job in multicultural societies. With special regard to the problem of two-way translation: from/into our theory
Che cosa la filosofia possa apportare sul tema della crisi economica
Il tipo di critica sociale proposto da molti filosofi è occasionato dalla crisi economica, ma non ha un nesso con la crisi, tale che agendo per affrontare i problemi che esso indica si possa anche creare un assetto economico-sociale in cui non vi siano più crisi. Per converso, i difficili compiti di uscita dalla crisi economica e dal suo strascico, e di riassetto del settore finanziario, non daranno una soluzione ai problemi posti dai filosofi. Così, dovremo rinunciare a pensare che la crisi si possa interpretare come una punizione per il tipo di vita sbagliata che conduciamo ed un ammonimento ad emendarci. Ma se vogliamo cambiare vita, facciamolo
Ecologia dell'informazione: un argomento politico kantiano
Nel 1797 Kant, discutendo con Constant sui principi della Rivoluzione francese, sostenne che non si deve mentire neppure per proteggere un amico da un assassino, perché la menzogna avvelena la franchezza e la trasparenza che rendono possibile una società civile organizzata secondo il diritto. L'esempio kantiano sembra privatistico ma il suo senso è pubblicistico: sia perché si considera la verità solo nel suo aspetto soggettivo, come veridicità, sia perché un assassino dichiara verosimilmente le sue intenzioni solo se è certo dell'impunità in quanto lo spazio pubblico è violentemente dominato da un discorso irresistibile, come quello di un totalitarismo politico o sociale o d un monopolio mediatico. Ci riduciamo a dover mentire per salvare gli amici soltanto alla fine di un processo di deterioramento del pubblico dominio o dell'ecologia dell'informazione del quale anche noi, come studiosi, con le nostre privatissime scelte di pubblicazione, potremmo essere corresponsabili
Scholars, don’t disregard Wikipedia. Become Wikipedia
Replica italiana dell'esperimento di Plos con Wikipedia
Justice and the Family in a Transnational Perspective
Contemporary theories of justice have only recently begun to take notice of international and global contexts and their implications. From a global perspective, it has also become necessary to revisit the old issue of family and justice – addressing, first and foremost, the current reality of “transnational” families. Such families challenge traditional models in order to meet their own, new subsistence needs.
Today, millions of women travel and migrate alone to find jobs in the ever-expanding market of the personal services and care sector. Family members may thus grow up and live in two or more different countries, fragmented, so to speak, and separated from one another most of the time. For these female migrant workers, new and old issues arise, as they endeavour to strike a balance between old family ties and the obligations imposed by new forms of employment.
Some of these issues are: gender equality, the tension between equality of opportunity, work, and family ties, the new character of old class, gender and ethnic inequalities, and so on. As the line between “rich” and “poor” countries is being re-drawn, both care labour commodification and its ethnic, gender and class distribution change accordingly, assuming new and unexpected forms, which we will try to analyse
Gregory Crane e i cittadini della repubblica delle lettere
Per quanto l’ideale ateniese dell'universalità della partecipazione politica possa apparire ingenuo, la sua condizione indispensabile – offrire a tutti gli strumenti informativi e tassonomici che nel mondo della stampa stavano rinchiusi nei libri e nelle menti di un’élite di studiosi – sta diventanto un compito urgente perché, indipendentemente da noi, il World Wide Web ha reso accessibile una quantità di informazione prima inimmaginabile e ha generalizzato la necessità di filtrarla. Gli umanisti – scrive Crane – hanno sempre sostenuto che il loro insegnamento forma menti critiche capaci di orientarsi nel passato e di formulare idee nuove per il futuro. Questo è il momento di metterli alla prova
Ricercatori di successo
"Secondo Daniele Fanelli, ricercatore dell’Institute for the Study of Science, Technology and Innovation (ISSTI) presso l’Università di Edinburgh, un modo per verificare l’obiettività con cui i risultati della ricerca vengono prodotti e proposti è quello di selezionare i lavori in cui l’obiettivo è la verifica di un’ipotesi e scoprire in quanti casi gli autori concludono che l’ipotesi si rivela corretta (o no). Proporre un’ipotesi ed indagarne la “bontà” è una pratica consolidata nel mondo della ricerca scientifica, lo fanno in maniera propria e spesso i matematici (non starò qua a discutere i problemi di Hilbert) ed è abbastanza comprensibile che la tendenza generale sia quella di pubblicare studi in cui l’ipotesi si dimostra fondata, comprensibile ma fino ad un certo punto perché la pubblicazione di risultati che non corrispondono alle aspettative è altrettanto cruciale per il progresso della conoscenza scientifica." [da Rangle, che ospita la prima delle referenze qui sotto
Le riviste di scienze politiche
Le riviste "eccellenti" di scienze politiche, secondo gli esperti dell'Anvur: un'analisi dei dati