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    Governare la città, governare la peste: pratiche di isolamento e quarantena nel ducato di Milano attraverso le lettere di Ludovico il Moro (1467)

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    This article illustrates a moment in the political training of Ludovico Maria Sforza, also known as il Moro. In 1467, the adolescent Ludovico is in Cremona, his mother's dowry city, to continue his studies under the guidance of tutors, and to learn, through dialogue with local administrators, how to govern the city. This represents a case of princely education, allowing the prince-in-training to assimilate a series of essential power and relationship practices necessary for leading the state, with the littere clause serving as a rich testimony to these experiences.L’articolo illustra un momento della formazione all’esercizio del potere di Ludovico Maria Sforza detto il Moro. Nel 1467, Ludovico adolescente è a Cremona, città dotale della madre, per proseguire, seguito da maestri, il suo iter di studi e imparare, nel dialogo con gli amministratori locali, a reggere la città. Si tratta quindi di un caso di éducation princière che permette al principe di assimilare una serie di pratiche di potere e di relazione indispensabili per governare lo stato e che trova nelle littere clause una testimonianza ricca e vivace

    La lunga durata di Gaspara Stampa

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    Gaspara Stampa, poetessa veneziana (ma padovana di nascita), era ammirata ed elogiata dai suoi contemporanei per l’alta qualità dei suoi versi («gran poetessa»), come attestano le dediche a lei dei libri di Francesco Sansovino, Girolamo Parabosco e il Primo libro dei madrigali di Perissone Cambio.  Era inoltre celebrata per la sua abilità di «musica eccellente». Il sonetto proemiale delle sue Rime, oltre ad enunciare l’argomento e la causa degli «amorosi lamenti», chiama in causa (nelle terzine conclusive) un pubblico femminile («qualcuna») ed esprime in clausola una velata forma di autorialità («con tanta donna a paro»). Sarà una sua appassionata lettrice, Luisa Bergalli, quasi due secoli dopo l’editio princeps delle Rime, a riportare l’attenzione sulla poesia di Gaspara Stampa, dapprima riservandole ampio spazio tra le rimatrici del Cinquecento nella raccolta antologica Componimenti poetici delle più illustri Rimatrici d’ogni secolo (1726), e qualche anno più tardi riproponendone le Rime, corredate da un ampio paratesto (1738). Dopo quello di Bergalli, seguiranno altre forme di «revisione» della figura di Gaspara Stampa, di cui mi limito a citare Diodata Saluzzo di Roero con la sua novella eponima, agli inizi dell’Ottocento. A conclusione di questo breve excursus, propongo una riflessione sul Libro delle ottanta poetesse, progettato e ideato da Cristina Campo, di cui ci è rimasta solo una breve scheda editoriale di presentazione

    Su Petrarca, Gaspara Stampa, e il desiderio

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    The essay moves from the reading of Petrarch’s poetry as a “system” aimed at exploring and expressing the theme of desire, within which Laura represents a sort of “function” that sets writing in motion, of which she is the “figure”. Gaspara Stampa has captured the founding nucleus of this system, and her poetry should be read as a reflection on that same theme. For these reasons, her production must be freed from a necessary relationship of dependence with respect to biography, and the presence of cognitive and at least in a broad philosophical sense that the critical tradition has denied both to Stampa and more generally to the Petrarchism not only female.Il saggio muove dalla lettura della poesia di Petrarca come “sistema” volto a esplorare ed esprimere il tema del desiderio, all’interno del quale Laura rappresenta una sorta di “funzione” che mette in moto la scrittura, della quale ella è “figura”. Di tale sistema Gaspara Stampa ha colto il nucleo fondante, e la sua poesia va letta come una riflessione su questo stesso tema. Per tali motivi, la sua produzione va svincolata da un necessario rapporto di dipendenza rispetto alla biografia, e le va riconosciuta la presenza di contenuti di tipo conoscitivo e almeno in senso lato filosofico che la tradizione critica ha negato sia alla Stampa che più in generale al petrarchismo non soltanto femminile

    Le mani dicenti di Gaspara Stampa. L’incisione di Felicita Sartori nell’antiporta della II edizione delle «Rime»

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    The title is inspired by the expression «telling hands» by Max Jacob Friedlander, addressed to the communicative value assumed by the hand in the course of artistic History, not only as an operating organ but as a representation. The itinerary focuses on the Gaspara Stampa’s hands, as shown by Felicita Sartori in the re-edition of the Rime made in 1738. The speech poses on impression that the design reveals handed down from sixteenth century and, at the same time, from some figures of classical civilization.Il titolo si ispira all’espressione «mani che parlano» di Max Jacob Friedlander, con riferimento alla valenza comunicativa assunta dalla mano nel corso dell’intera vicenda artistica, non tanto come organo operante, bensì come rappresentazione. Il percorso prende in esame la postura delle mani di Gaspara Stampa, così come si mostrano nell’Incisione eseguita nel 1738 da Felicita Sartori, in occasione della riedizione delle Rime, voluta da Rambaldo di Collalto e a cura di Luisa Bergalli. L’itinerario proposto tende a soffermarsi sulla serie di imprestiti che il disegno rivela, nel suo serrato dialogo con una lunga tradizione iconografica, soprattutto cinquecentesca, e allo stesso tempo con alcune figurazioni tramandate dalla civiltà classica

    Dimensione politica della genealogia del fuoco. Per Gaspara Stampa

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    Thanks to uncertainties about her biography, the poet Gaspara Stampa had the privilege of not being classified in obsolete categories. In this way the power of her semiotics of fire has remained intact, and in recent decades in Venice he has signed women’s events in the fields of poetry, theatre and journalism oriented towards a “genealogy of fire”. But it is impossible to talk about her without mentioning Luisa Bergalli, who re-edited her in the eighteenth century with a strong political conscience. The text urges us to look at the relationships between the Venetian female protagonists of the different eras and their possible aggregative dimension, following the example of the Preziose. As for Gaspara Stampa, in the form of research notes, the multiform and exotic Venetian esoteric context where Alchemy, Zoroastrianism, Paganism and Female Instances coexist in infusion. The images of the gods of the ancients by Vincenzo Cartari, her contemporary, contain imperfect notes of reference to the goddess Hestia, semantic nucleus that more than others seems approachable to the stampian “pure fire”.Grazie alle incertezze sulla sua biografia, la poeta Gaspara Stampa ha avuto il privilegio di non essere classificata in categorie desuete. È così rimasta intatta la potenza della sua semiotica del fuoco che negli ultimi decenni in Venezia ha siglato eventi di genere femminile in ambito poetico, teatrale, giornalistico orientati ad una “genealogia del fuoco”. Ma è impossibile parlare di lei senza citare Luisa Bergalli, che l’ha riedita nel Settecento con una fortissima coscienza politica. Il testo sollecita a guardare alle relazioni intercorse tra le protagoniste veneziane delle diverse epoche e alla loro possibile dimensione aggregativa, sull’esempio delle Preziose. Per quel che riguarda nello specifico Gaspara Stampa, in forma di appunti di ricerca si sorvola il multiforme ed esotico contesto esoterico veneziano dove in infusione coesistono alchimia, zoroastrismo, paganità ed istanze femminili. Le immagini de i dei de gli antichi di Vincenzo Cartari, suo contemporaneo, contengono note imperfette di accenno alla dea Estia, nucleo semantico che più di altri sembra accostabile al “puro fuoco” stampiano

    The Italian adaptation of Undercover Boss and the Rai's public service remit

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    This article concerns the Italian adaptation of the multi-national reality television series Undercover Boss (Boss in incognito in Italian translation). The show (2014 – present) is aired in primetime on the Italian public service broadcaster, Radiotelevisione Italiana (Rai), and comprises one of the rare examples of labor thematization in mainstream television. As such, it constitutes an iconic title that makes important contributions to the socio-cultural role of screen storytelling. This essay approaches the TV series as a source and explores how Boss in incognito, like the original format, can provide Italian viewers with a popular narrative not free from ideological implications. Furthermore, it hypothesizes that the broadcasting does not fully correspond to Rai’s public service obligations

    On the Epic of the Collective: Erik Reger's Union der festen Hand (1931)

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    The present contribution intends to investigate Erik Reger’s positions on the relationship between culture, literature, and the industry – including its technological advancements and its influence on workers as individuals – by scrutinizing several different sources. Reger, a journalist and later editor and director of the Berlin-based newspaper Der Tagesspiegel, has written numerous articles on the subject, and his archive is kept at the Akademie der Künste (AdK) in Berlin. By drawing on reviews, archival materials, and writings, this article will highlight Reger’s specific position and relate it to Sergey Tretyakov’s pamphlet “The Biography of the Object” (1929). &nbsp

    Rappresentazioni del lavoro in letteratura e nella cultura visuale

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    The issue Representations of Work in Literature and Visual Culture is part of the studies on the material and immaterial imagery of the world of professions and its representation from a diachronic perspective and in different disciplinary fields. The articles focus on twentieth-century Italian, German and French culture and deal with aspects related to theories and methods of representation of the working world, enterprise and craftsmanship from different points of view without avoiding the development of methodological and aesthetic approaches that come from different schools of Western thought relating to work. What emerges from the articles as a whole is a treatment of work in its various meanings – including that of the writer and the artist – which has taken place over the last hundred years in the context of Freudian, Marxist and Weberian theories, which are among those discussed by the contributions collected in this issue of «Between».Il numero Rappresentazioni del lavoro in letteratura e nella cultura visuale si inserisce nel contesto degli studi sull’immaginario materiale e immateriale del mondo delle professioni e della sua rappresentazione in prospettiva diacronica e in diversi ambiti disciplinari. Gli articoli si concentrano sulla cultura italiana, tedesca e francese del Novecento e affrontano aspetti legati alle teorie e ai metodi di rappresentazione del mondo del lavoro, dell’impresa e dell’artigianato da angolazioni differenti, non rinunciando a sviluppare approcci metodologici ed estetici che provengono da diverse scuole del pensiero occidentale relativo al lavoro. Dal complesso degli articoli emerge una trattazione del lavoro nelle sue diverse accezioni – ivi compresi quella dello scrittore e dell’artista – che, negli ultimi cent’anni, si è sviluppata nel contesto delle teorie freudiane, marxiste e weberiane che, fra diverse altre, sono discusse dagli interventi raccolti in questo fascicolo di «Between»

    L'uso del corpo umano come spazio espositivo nell'era post-umana: alcune riflessioni genealogiche

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    Aim of this article is to focus on the usage of human body as radical exhibitional display in the light of several reflections concerning the white cube and post-human. It is made up by three main sections: the first one is dedicated to the solo show Useless Bodies? by Elmgreen & Dragset (Fondazione Prada, Milano, 2022); the second consists of a historical-critical genealogy of the relationship between body uses and contemporary display strategies; the last chapter is devoted to the exhibition Body Holes curated by the collective New Scenario for the IX Berlin Biennal (2016).Scopo dell’articolo è problematizzare l’uso del corpo umano come display espositivo radicale alla luce di alcune riflessioni sui concetti di white cube e post-human. Si struttura in tre sezioni: la prima è dedicata alla mostra Useless Bodies? di Elmgreen & Dragset presso la Fondazione Prada (Milano, 2022); la seconda consiste in una genealogia storico-critica del rapporto tra usi del corpo e strategie espositive contemporanee; l’ultima sezione è dedicata alla mostra Body Holes curata dal collettivo New Scenario all’interno della IX Biennale di Berlino (2016)

    The Greeks and Sardinia at The Dawn of the 6th Century BC. Chronology and Rites of the Necropolis of Sulky: Tomb 1 in Belvedere street

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    Chronology and rituals from the Sulky necropolis: Tomb 1 of the ‘Via Belvedere The underground tomb of the Sulky necropolis is located at the south-western edge of the necropolis composed of chamber tombs. The bodies of the deceased are accompanied by a rich trousseau consisting of plates, cups, oil lamps, ritual jugs and amphorae, both domestic and commercial. Some jewellery completed the trousseau. The presence of Greeks in Sardinia, even if only temporary, has long been debated. The available finds seem to suggest that Phocian populations may have settled in Sardinia from the first decades to the end of the 6th century BC. An effective example of a conflict between the Phoenicians, Sardinians and Greeks living on the island can be suggested by the events that affected both the settlement of Cuccureddus, near Capo Carbonara, and the site of Santa Maria di Villaputzu, ancient Sarcapos, near the mouth of the Flumendosa river.Cronologia e riti dalla necropoli di Sulky: la tomba 1 della “Via Belvedere”. La tomba ipogea della necropoli di Sulky è situata al margine sud-occidentale della necropoli composta da tombe a camera. I corpi dei defunti sono accompagnati da un ricco corredo composto da piatti, coppe, lucerne, brocche rituali e anfore, sia di uso domestico che commerciale. Alcuni gioielli completano il corredo. La presenza dei Greci in Sardegna, anche se solo temporanea, è stata Greci in Sardegna, anche se solo temporanea, è stata a lungo discussa. I reperti disponibili sembrano suggerire che popolazioni focesi possano essersi insediate in Sardegna dai primi decenni al fine del VI secolo a.C. Un esempio efficace di conflitto tra i Fenici, i Sardi e i Greci che vivevano nell’isola può essere suggerito dagli eventi che interessarono sia l’insediamento di Cuccureddus, nei pressi di Capo Carbonara, che il sito di Santa Maria di Villaputzu, l’antica Sarcapos, presso la foce del Flumendosa

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