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Scolarizzazione e bildung nella Sardegna postunitaria: alcuni riflessi nella poesia sarda
This paper examines the representation of schooling and the concept of bildung in Sardinian poetry from the late nineteenth to the mid-twentieth century, highlighting the tension between modernity and tradition that characterized the island’s cultural transformation within the national framework. Through a corpus of popular poems in the Sardinian language, the study explores the ambivalent perception of education, viewed both as a means of emancipation and as a factor of social disintegration. Poetry emerges as a critical space for negotiating modernity, mediating between orality and literacy, and articulating a symbolic resistance that reflects the complex formation of Sardinian collective identity.Il saggio analizza la rappresentazione della scolarizzazione e del concetto di bildung nella poesia sarda tra XIX e XX secolo, mettendo in luce la tensione tra modernità e tradizione che attraversa la cultura dell’isola nel processo di integrazione nazionale. Attraverso un corpus di testi popolari in lingua sarda, si evidenziano le ambivalenze nei confronti dell’istruzione, percepita insieme come strumento di emancipazione e di disgregazione dell’ordine comunitario. La poesia emerge come spazio di riflessione critica sulla modernità e di mediazione tra oralità e scrittura, configurandosi come forma di resistenza simbolica e di negoziazione identitaria nel lungo percorso di costruzione della coscienza collettiva sarda
«Schemata Sardiniae» al vaglio delle fonti classiche
Literary sources, particularly geographical ones, provide valuable evidence of how ancient authors perceived Sardinia, but they fall short of offering a realistic picture of the island between the Carthaginian conquest and the Byzantine era. A close comparison with archaeology, epigraphy, and other disciplines that study the ancient world can help overcome the clichés entrenched in modern historiography and allow for a less literal and simplistic interpretation of the transmitted accounts. This, in turn, offers meaningful insights into the economy, society, culture, and landscape of ancient Sardinia.Le fonti letterarie e in particolare quelle geografiche forniscono una preziosa testimonianza di come gli antichi percepivano la Sardegna ma sono lungi dal tratteggiare un quadro realistico dell’isola fra la conquista cartaginese e l’età bizantina. Un confronto serrato con archeologia, epigrafia e con altre discipline che studiano il mondo antico può invece aiutare a superare quei luoghi comuni ormai consolidati nella storiografia moderna e attribuire alle notizie tradite un’interpretazione meno letterale e semplicistica di quella realtà, fornendo viceversa spunti interessanti sull’economia, la società, la cultura, il paesaggio della Sardegna antica
Evoluzione e autopoiesi: strategie narrative e dispositivi euristici nella descrizione del territorio
This paper develops a reflection on certain biological metaphors that, over time and with varying degrees of effectiveness, have entered urban and territorial sciences. Along this trajectory, which unfolds in parallel with the emergence of biology, some concepts have assumed, at different historical moments, a strong normative and prefigurative role in shaping projects of city and territory. These are the concepts of evolution and autopoiesis. While evolution has long occupied a central place in modern thought, often through simplifications and instrumental uses that have distorted its scientific meaning, autopoiesis emerged only in the last decades of the twentieth century, contributing to a redefinition of paradigms that had appeared consolidated in the study of living systems. The paper focuses on two moments in which biological language was employed not only to establish new connections between natural sciences and territorial sciences, but also to overcome some constitutive dichotomies of modern thought. The first examines the influence of evolutionary theory, understood as a narrative strategy, on the study of urban and regional phenomena at the beginning of 1900. The second reflects on the concept of autopoiesis, understood as a heuristic device, and its implications for the study of social, urban and territorial organisations.Il contributo si propone di sviluppare una riflessione su alcune metafore biologiche che nel tempo, e con diversi gradi di efficacia, sono entrate a far parte delle scienze urbane e territoriali. Lungo questo percorso, parallelo alla nascita della biologia, emergono concetti che in diversi momenti della storia hanno assunto un valore normativo e prefigurativo nel dare forma a un progetto di città e territorio: evoluzione e autopoiesi. Se il primo è stato per lungo tempo al centro della riflessione della modernità, spesso attraverso semplificazioni e strumentalizzazioni che ne hanno deformato la prospettiva scientifica, il secondo è emerso solo nelle ultime decadi del secolo scorso, contribuendo a ridefinire paradigmi nello studio del vivente. Il contributo si sofferma su due momenti in cui il linguaggio della biologia è stato utilizzato non solo per costruire collegamenti tra scienze naturali e scienze del territorio, ma anche per superare alcune dicotomie del pensiero moderno. Il primo prende in considerazione le influenze esercitate dalla teoria evoluzionista, intesa come strategia narrativa, nello studio dei fenomeni urbani e regionali all’inizio del XX secolo. Il secondo propone una riflessione sul concetto di autopoiesi, inteso come dispositivo euristico, e sulle sue implicazioni nello studio delle organizzazioni sociali, urbane e territoriali
Un’ isola nel mar morto degli adulti. Su Bambini bonsai di Zanotti
This study analyzes the apocalyptic scenario of Bambini bonsai (2010). The aim is to demonstrate how Zanotti uses the coordinates of catastrophic narrative to set in motion the adventures of his Bildungsroman. Through a comparison with Pugno’s nearly contemporary Sirene (2007), this essay investigates an original application of Calvino’s lesson on the use of the child character as an allegory of a forward leap. Furthermore, drawing on recent contributions by Giglioli, Jedlowski, and Micali, Zanotti’s novel will be framed as a contemporary conte sociologique, one that outlines the recipe for surviving «not so much “at” the End as “in” the End»: specifically, that of the post-adolescent no future.Questo articolo esplora lo scenario apocalittico di Bambini bonsai (2010) per dimostrare in che modo Zanotti usi le coordinate della narrazione catastrofica per innescare le avventure del suo Bildungsroman. Attraverso un confronto con Sirene di Laura Pugno (quasi coevo, del 2007), il saggio indaga un impiego originale della lezione di Calvino circa l’uso del personaggio bambino come allegoria del salto in avanti. Inoltre, a partire da alcuni contributi recenti di Giglioli, Jedlowski e Micali, il romanzo di Zanotti viene inquadrato come conte sociologique contemporaneo, che delinea una ricetta per sopravvivere non tanto “alla” Fine, quanto “nella” Fine: più precisamente, quella del no future post-adolescente
Catastrofi materiali, catastrofi culturali: il tema della presenza nella Basilicata di Missitalia
This paper analyses the peculiar way in which Claudia Durastanti narrates the theme of catastrophe in her recent novel Missitalia (2024), starting from a reclamation of the concept of presence, grounded in a nature-cultural conceptual broadening inspired by Donna Haraway’s speculative, feminist, and ecological thought. Adopting a materialist ecocritical methodology, the argument unfolds through the triple meaning of the English word “miss”, which shapes both the novel’s title and its narrative structure, touching themes such as colonialism, Italian oil history, ecology, and feminism. Ultimately, the paper demonstrates how, by operating on both formal and thematic levels, Durastanti constructs a rebellious and sabotaging narrative mechanism that redefines how catastrophe is addressed in literature.Il contributo intende analizzare il modo peculiare in cui la narrazione della “catastrofe” viene narrata da Durastanti nel recente romanzo Missitalia, pubblicato per La Nave di Teseo nel 2024, a partire da una rivendicazione, operata sulla base di un ampliamento concettuale naturoculturale, del concetto di presenza. Attraverso un’argomentazione che si sviluppa seguendo il triplice significato della parola inglese miss, su cui si fonda il titolo del romanzo quanto la sua struttura narrativa, l’argomentazione intende dimostrare il modo in cui Durastanti costruisca un meccanismo narrativo ribelle e sabotante che, agendo tanto sul piano formale quanto su quello contenutistico, rinnova le modalità con cui la narrazione si confronta col tema della catastrofe. A partire da una metodologia ecocritica materialista, si dimostrerà infine come il romanzo ruoti attorno all’intento specifico di opporre alla mancanza un concetto di presenza modellato sulla scorta del pensiero speculativo, femminista ed ecologista harawayano
Cristiano Anelli, A scuola di Novecento. La letteratura italiana del XX secolo nella manualistica scolastica (1923-2023)
Review of Cristiano Anelli's A scuola di Novecento. La letteratura italiana del XX secolo nella manualistica scolastica (1923-2023).Recensione del volume di Cristiano Anelli, A scuola di Novecento. La letteratura italiana del XX secolo nella manualistica scolastica (1923-2023)
Flora de Giovanni, Il gruppo di Bloomsbury. Vita, morte e resurrezione di un fenomeno culturale
Review of Flora de Giovanni's Il gruppo di Bloomsbury. Vita, morte e resurrezione di un fenomeno culturale.Recensione del libro di Flora de Giovanni, Il gruppo di Bloomsbury. Vita, morte e resurrezione di un fenomeno culturale
Villa Verde e Bruncu de s’Omu: percezione di un patrimonio in continua scoperta
The small town of Villa Verde (OR) located in central-western Sardinia, in the historical sub-region of Marmilla, has been the subject of archaeological investigations carried out by the University of Cagliari in the Nuragic village of Bruncu e s’Omu since 2013. The excavation campaigns last one month a year during which the University also organizes events such as “Ajò a Bruncu e s’Omu”, an event in which citizens and visitors can access the excavation area and be guided by archaeologists to discover the site and the progress of the investigations, or conferences and conventions in which what has been brought to light during the excavation campaign is shown. The archaeological investigations were desired and entirely financed by the Municipality of Villa Verde, therefore, the aim of the work is to analyse, through a questionnaire, the perception that citizens have of their heritage, to understand what kind of contribution the presence of archaeologists in the town gives to the community, how engaging the activities they propose are and what methods they would suggest for the valorisation of the heritage.
Il piccolo paese di Villa Verde (OR) situato nella Sardegna centro-occidentale, nella subregione storica della Marmilla, è interessato dal 2013 da indagini archeologiche svolte dall’Università degli Studi di Cagliari nel villaggio nuragico di Bruncu e s’Omu. Le campagne di scavo hanno la durata di un mese all’anno durante il quale l’Università organizza anche eventi come “Ajò a Bruncu e s’Omu”, manifestazione in cui i cittadini e i visitatori possono accedere all’area di scavo ed essere guidati dagli archeologi alla scoperta del sito e del progredire delle indagini, o convegni e conferenze in cui viene mostrato ciò che è stato portato alla luce durante la campagna di scavo. Le indagini archeologiche sono state fortemente volute e interamente finanziate dal Comune di Villa Verde. Pertanto, l’obiettivo del lavoro è quello di analizzare, attraverso la somministrazione di un questionario, la percezione che i cittadini hanno del proprio patrimonio, di capire che tipo di apporto dia alla comunità la presenza degli archeologi nel paese, quanto le attività da loro proposte siano coinvolgenti e quali modalità suggeriscono per la valorizzazione del patrimonio
Pachakuti, una política andina de la re-vuelta
El Pez de oro (1957) of Gamaliel Churata has attracted attention, among other things, for its incorporation of animality as part of an ontoepistemological critique of civilizational scope, which represents a break with the anthropocentric paradigm and the Western dichotomies of culture-nature, human-animal, and others. Along these lines, we explore the political implications of the animal component in Churata’s text—which is not reterritorialized toward a molar structure; on the contrary, it destratifies the very notion of subject—recognizing the possibility of articulating, through animality, a politics without a political subject or political subjectivity. As theoretical tools, we draw on studies on the Andean worldview regarding pachakuti, as well as on Gilles Deleuze and Félix Guattari’s proposal on becoming-animal. We conclude that in El pez de oro appears a serie of pachakuti, catalyzed by the animal presence; opening spaces and times where the animality is reincorporated into life as part of collective coexistence along with other bodies and beings.El pez de oro (1957) de Gamaliel Churata ha llamado la atención, entre otras cosas, por la incorporación de lo animal como parte de una crítica ontoepistemológica de alcance civilizatorio, que supone una ruptura con el paradigma antropocéntrico y las dicotomías occidentales cultura-naturaleza, humanoanimal, entre otras. Bajo esa línea, exploramos las implicancias políticas del componente animal en el texto de Churata —el cual no es reterritorializado hacia una estructura molar; sino, por el contrario, desestratifica la noción misma de sujeto—, pues reconoce la posibilidad de articular, a partir de lo animal, una política sin sujeto político ni subjetividad política. Como herramientas teóricas, recurrimos a los estudios sobre la cosmovisión andina referente al pachakuti, así como a la propuesta de Gilles Deleuze y Félix Guattari sobre el devenir-animal. Concluimos que en El pez de oro se presentan diversos pachakuti catalizados por la presencia animal, que a su vez, aperturan espacios y tiempos, en los cuales lo animal es reincorporado a la vida como parte de la convivencia colectiva junto con otros cuerpos y seres
Editoriale
It was recently announced that China has launched the world’s first AI-powered hospital, the “Agent Hospital”, designed and developed by Tsinghua University in Beijing. The facility has 14 AI doctors and four virtual nurses capable of providing the most advanced healthcare solutions. In fact, it is expected that AI doctors will be able to diag-nose and treat a very large number of patients in a much shorter time than human doctors: it is estimated that they can treat up to 3,000 patients per day. This is a real step forward in medical technol-ogy, leading to greater efficiency in the healthcare sector and even greater precision in the prevention and treatment of diseases, as AI doctors have already demonstrated an accuracy rate of over 93% in medical examinations, raising the standards of success