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    4008 research outputs found

    Le Questioni giuridiche integrative della Carta de Logu: edizione delle qq. 29-51

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    L’autore porta a compimento il lavoro di edizione critica delle Questioni giuridiche integrative della Carta de Logu, iniziato nei tre numeri precedenti di questa stessa rivista: ora sono editate le qq. 29-51

    Il repertorio toponimico dei gonnosnoesi: aspetti formali e sociolinguistici

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    This paper analyses the oral place names of the community of Gonnosnò (a small village in Oristano province), from a structural and socio-onomastic point of view. As regards the structural aspects, the corpus (617 toponyms) exhibits all the main characteristics of oral toponymic systems highlighted by the most recent studies, for example, the recycling of toponymic and anthroponymic elements for the creation of new toponyms and the high rate of semantic transparency of the toponymic repertoire. From a socio-onomastic point of view, it was observed that the referential toponymic skills of the sample are higher in older informants and decrease as the age of the informants decreases; it was also noted that there are various degrees of circulation of place names ranging, from those universally shared by the sample (mainly names of urban buildings) to gradually arrive at more restricted onymic traditions (sometimes testified by individual informants).Il saggio analizza la toponimia orale della comunità di Gonnosnò (piccolo paese in provincia di Oristano), sotto il profilo strutturale e sotto quello socio-onomastico. Per quanto riguarda gli aspetti strutturali, il corpus studiato (617 toponimi) esibisce tutte le principali caratteristiche dei sistemi toponimici orali messe in luce dagli studi più recenti, come ad esempio la maggioranza di toponimi sintatticamente complessi, il riciclo di elementi toponimici e antroponimici per la creazione di nuovi toponimi; l’alto tasso di trasparenza semantica del repertorio. Per quanto riguarda invece gli aspetti socio-onomastici, è stato osservato che le competenze toponimiche referenziali del campione subiscano una progressiva riduzione al diminuire dell’età degli informanti e che esistono vari gradi di circolazione dei toponimi che vanno da quelli universalmente condivisi dal campione (principalmente nomi di edifici urbani) per arrivare via via a tradizioni onimiche più ristrette (talvolta testimoniate da singoli informatori)

    Lo Stato come «capitalista collettivo ideale». Il problema dell’autonomia dello Stato in Antonio Negri

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    This article analyzes Antonio Negri’s critique of state autonomy, focusing on La forma Stato and related essays. Drawing on Engels’s notion of the «ideal collective capitalist», it traces the shift from the planning state to the crisis state, marked by state–capital integration, use of money for command, financialization, and the move from welfare to warfare. Consequences include the collapse of mediation, fascistized procedures, administration as exploitation, and the centrality of the nuclear state in class struggle.Il saggio esamina la critica di Antonio Negri all’autonomia dello Stato, concentrandosi su La forma Stato e testi coevi. Assumendo la figura engelsiana del «capitalista collettivo ideale», ricostruisce il passaggio dallo Stato-piano allo Stato-crisi, segnato dall’integrazione Stato-capitale, dall’uso politico del denaro, dalla finanziarizzazione e dal passaggio dal welfare al warfare. Ne derivano: crisi della mediazione, fascistizzazione delle procedure, amministrazione come sfruttamento, e centralità dello Stato nucleare quale dispositivo di comando nella lotta di classe

    Orwell

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    Orwell’s 1946 essay Decline of the English Murder contrasts the emotionally charged “classic” murders of 1850–1925 with postwar crimes shaped by Americanisation and war. Centred on the 1944 Cleft Chin case, it laments lost moral depth. Yet Orwell oversimplifies historical change, overlooking earlier social upheavals, evolving police methods, and new psychological interpretations of crime found in interwar fiction, especially Christie’s. His analysis remains vivid but ultimately descriptive rather than explanatory.Nel saggio Decline of the English Murder (1946) Orwell contrappone il pathos degli omicidi “classici” del 1850-1925 alla brutalità del delitto segnato dall’americanizzazione della società britannica tra guerra e dopoguerra. Ispirandosi al caso Cleft Chin (1944), rimpiange la perdita di una dimensione morale più profonda. Ma semplifica eccessivamente il cambiamento storico, ignorando crisi sociali precedenti, nonché l’evoluzione dei metodi di polizia e le nuove letture psicologiche del crimine, già presenti nella narrativa pre-bellica, soprattutto in Christie. La sua analisi, per quanto vivida, è più descrittiva che esplicativa

    Scolarizzazione e bildung nella Sardegna postunitaria: alcuni riflessi nella poesia sarda

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    This paper examines the representation of schooling and the concept of bildung in Sardinian poetry from the late nineteenth to the mid-twentieth century, highlighting the tension between modernity and tradition that characterized the island’s cultural transformation within the national framework. Through a corpus of popular poems in the Sardinian language, the study explores the ambivalent perception of education, viewed both as a means of emancipation and as a factor of social disintegration. Poetry emerges as a critical space for negotiating modernity, mediating between orality and literacy, and articulating a symbolic resistance that reflects the complex formation of Sardinian collective identity.Il saggio analizza la rappresentazione della scolarizzazione e del concetto di bildung nella poesia sarda tra XIX e XX secolo, mettendo in luce la tensione tra modernità e tradizione che attraversa la cultura dell’isola nel processo di integrazione nazionale. Attraverso un corpus di testi popolari in lingua sarda, si evidenziano le ambivalenze nei confronti dell’istruzione, percepita insieme come strumento di emancipazione e di disgregazione dell’ordine comunitario. La poesia emerge come spazio di riflessione critica sulla modernità e di mediazione tra oralità e scrittura, configurandosi come forma di resistenza simbolica e di negoziazione identitaria nel lungo percorso di costruzione della coscienza collettiva sarda

    «Schemata Sardiniae» al vaglio delle fonti classiche

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    Literary sources, particularly geographical ones, provide valuable evidence of how ancient authors perceived Sardinia, but they fall short of offering a realistic picture of the island between the Carthaginian conquest and the Byzantine era. A close comparison with archaeology, epigraphy, and other disciplines that study the ancient world can help overcome the clichés entrenched in modern historiography and allow for a less literal and simplistic interpretation of the transmitted accounts. This, in turn, offers meaningful insights into the economy, society, culture, and landscape of ancient Sardinia.Le fonti letterarie e in particolare quelle geografiche forniscono una preziosa testimonianza di come gli antichi percepivano la Sardegna ma sono lungi dal tratteggiare un quadro realistico dell’isola fra la conquista cartaginese e l’età bizantina. Un confronto serrato con archeologia, epigrafia e con altre discipline che studiano il mondo antico può invece aiutare a superare quei luoghi comuni ormai consolidati nella storiografia moderna e attribuire alle notizie tradite un’interpretazione meno letterale e semplicistica di quella realtà, fornendo viceversa spunti interessanti sull’economia, la società, la cultura, il paesaggio della Sardegna antica

    Evoluzione e autopoiesi: strategie narrative e dispositivi euristici nella descrizione del territorio

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    This paper develops a reflection on certain biological metaphors that, over time and with varying degrees of effectiveness, have entered urban and territorial sciences. Along this trajectory, which unfolds in parallel with the emergence of biology, some concepts have assumed, at different historical moments, a strong normative and prefigurative role in shaping projects of city and territory. These are the concepts of evolution and autopoiesis. While evolution has long occupied a central place in modern thought, often through simplifications and instrumental uses that have distorted its scientific meaning, autopoiesis emerged only in the last decades of the twentieth century, contributing to a redefinition of paradigms that had appeared consolidated in the study of living systems. The paper focuses on two moments in which biological language was employed not only to establish new connections between natural sciences and territorial sciences, but also to overcome some constitutive dichotomies of modern thought. The first examines the influence of evolutionary theory, understood as a narrative strategy, on the study of urban and regional phenomena at the beginning of 1900. The second reflects on the concept of autopoiesis, understood as a heuristic device, and its implications for the study of social, urban and territorial organisations.Il contributo si propone di sviluppare una riflessione su alcune metafore biologiche che nel tempo, e con diversi gradi di efficacia, sono entrate a far parte delle scienze urbane e territoriali. Lungo questo percorso, parallelo alla nascita della biologia, emergono concetti che in diversi momenti della storia hanno assunto un valore normativo e prefigurativo nel dare forma a un progetto di città e territorio: evoluzione e autopoiesi. Se il primo è stato per lungo tempo al centro della riflessione della modernità, spesso attraverso semplificazioni e strumentalizzazioni che ne hanno deformato la prospettiva scientifica, il secondo è emerso solo nelle ultime decadi del secolo scorso, contribuendo a ridefinire paradigmi nello studio del vivente. Il contributo si sofferma su due momenti in cui il linguaggio della biologia è stato utilizzato non solo per costruire collegamenti tra scienze naturali e scienze del territorio, ma anche per superare alcune dicotomie del pensiero moderno. Il primo prende in considerazione le influenze esercitate dalla teoria evoluzionista, intesa come strategia narrativa, nello studio dei fenomeni urbani e regionali all’inizio del XX secolo. Il secondo propone una riflessione sul concetto di autopoiesi, inteso come dispositivo euristico, e sulle sue implicazioni nello studio delle organizzazioni sociali, urbane e territoriali

    «Mani di ferro mi tirano verso una fossa». Daniil Charms e il giubileo di Puškin del 1937

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    Daniil Kharms’s response towards the 1937 Pushkin jubilee was a vibrant protest against the transformation of the nineteenth-century poet into an emblem of the new Soviet man. Kharms’s poetry, prose and anecdotes are a well meaning desecration of Stalinist vulgate: a work that transcends its time to speak to anyone living in oppression, fear and need.La risposta di Daniil Charms al giubileo di Puškin del 1937: una vibrata protesta contro la trasformazione del poeta ottocentesco nel vessillo dello stalinismo. Nella poesia, nella prosa e negli aneddoti di Charms la dissacrazione bonaria della vulgata staliniana, un’opera che travalica il suo tempo per parlare a tutti gli uomini che vivono nell’oppressione, nella paura e nel bisogno

    L'Oratorio della Vergine d’Itria e l’architettura confraternale a Cagliari nel Seicento

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    During the Counter-Reformation, the Church undertook a process of spiritual renewal, which culminated in the consolidation of communal religious practices. In the Seventeenth-century Cagliari, confraternities emerged as pivotal agents of both social and religious reforms, instigating significant architectural innovations also in architectural field. Between 1590 and 1620, the city experienced a quick proliferation of religious buildings which contributed to redesign the urban pattern, particularly in the historic districts of Marina, Stampace, and Villanova. The Oratory of the Virgin of Itria, built from 1608, fits into this context as a paradigmatic example of confraternal architecture production during Counter-Reformation. Its single-nave plan, the central role of the altar, and the formal austerity of its interior spaces all embody the Church's intent to promote liturgical and spiritual purity, according to Conciliar orders which favored the participation of worshippers. The building of the chapel was directed by the masters Monserrato Marras and Giovanni Antonio Pinna which intertwined cleverly the Iberian architectural traditions with the emerging classical sensibilities, making an interesting union among counter-reformist sobriety and the affirmation of new aesthetic shapes.Nel contesto della Controriforma, la Chiesa intraprese un processo di rinnovamento spirituale culminato nel rafforzamento di esperienze religiose comunitarie. Le confraternite divennero, nella Cagliari del Seicento, protagoniste di un rinnovamento sociale e religioso, generando importanti innovazioni anche in ambito architettonico. Tra il 1590 e il 1620, la città conobbe una rapida proliferazione di edifici religiosi che contribuirono a ridisegnare il tessuto urbano, soprattutto nei quartieri storici di Marina, Stampace e Villanova. L’oratorio della Vergine d’Itria, costruito a partire dal 1608, si inserisce in tale contesto come esempio paradigmatico della produzione confraternale nel contesto della Controriforma. La pianta ad aula unica, la centralità dell’altare e la semplicità formale degli spazi interni, riflettono l’intento della Chiesa di promuovere la purezza liturgica e spirituale, in linea con gli ordinamenti conciliari che favorivano la partecipazione attiva dei fedeli. La fabbrica dell’oratorio fu coordinata dai maestri Monserrato Marras e Giovanni Antonio Pinna che sapientemente intrecciarono la tradizione iberica con le nuove sensibilità estetiche classiciste creando un interessante connubio tra la sobrietà controriformista e l’affermarsi di nuove forme estetiche

    Presentazione

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    Questi i primi articoli pubblicati per il numero 17/202

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