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Editoriale
Fra i molti modi possibili di rendere omaggio a una pensatrice come Hannah Arendt, nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa, si è deciso di adottare una modalità inedita: un’intervista immaginaria. Tale scelta risponde al desiderio – più volte espresso nelle sue opere – di invitare i futuri lettori a cogliere la vitalità del suo pensiero, senza arrestarsi ai risultati conclusivi e scongiurando il rischio di imprigionare la sua filosofia entro formule sistematiche e rigide. Un modo per rimettere in discussione la natura dei concetti, lo sviluppo delle argomentazioni e la dinamica delle riflessioni arendtiane, spesso germinate in virtuosi scambi di opinioni durante gli incontri con i suoi amici – filosofi e poeti, storici e letterati – che affollavano la sua abitazione
Hannah Arendt and Nativity between Ontological and Political Issues
The concept of “birth” in Hannah Arendt's philosophy reveals the novelty, freedom and responsibility of human action. The analysis develops through references to Augustine, Heidegger and the Christian tradition, emphasising the value of birth for understanding human beings and political life
Supplementary Note, CH, vol 8, n 1, 2024
Supplementary note to Entrudo Rech, P. (2024). Critical Theory and Psychoanalysis: Interview with Amy Allen. Critical Hermeneutics, 8(1), 475-500. https://doi.org/10.13125/CH/6090
Medieval Legal Manuscripts as Scanian linguistic evidence
After almost four centuries of Swedish assimilation policies, the former Danish province of Scania is losing the grip on its linguistic peculiarities, defined as East Danish, in an almost total absence of tools for the study of this linguistic variety. Such absence is even more regrettable, as the Scanian language was the first language of Scandinavia to be standardised and recorded in legal texts such as the Law of Scania and the Church Law of Scania.
For the history of the Scanian language, younger manuscripts of these legal texts may give some information on how the language evolved (and preserved some peculiarities) up to the Swedish invasion, when a violent assimilation process was enforced. This result can be obtained examining the changes both in spelling and in wording that occurred to make the ancient text intelligible through time
Pratiche di peer media education per una cittadinanza digitale. L’esperienza di una web-radio tra università e scuola
This paper presents the results of a web-radio workshop born from a collaboration between the University of Sassari and the high school Margherita Castelvì (Sassari), designed as a peer media education tool to introduce students to the principles of digital citizenship. Through peer mentoring practices, the project activates forms of participation and critical digital literacy strategies, demonstrating how media production environments can foster collaborative agency among the students involved.Questo paper presenta i risultati di un laboratorio web-radio nato dalla collaborazione tra l’Università di Sassari e il Liceo Margherita di Castelvì (Sassari) come dispositivo di peer media education per avvicinare gli studenti ai principi della cittadinanza digitale. Attraverso pratiche di mentoring tra pari, il progetto attiva forme di partecipazione e strategie di alfabetizzazione digitale critica, mostrando come ambienti di produzione mediale possano favorire la promozione di forme di agency collaborativa tra gli studenti coinvolti
Oltre un decennio di costruzione di una restorative city
The contribution describes the experience of Tempio Pausania as the first Italian restorative city, developed through collaboration with the «Paolo Pittalis» Prison in Nuchis and coordinated by the Restorative Justice Practices Team at the University of Sassari. The project, based on the principles of restorative justice, has been involving prisoners, schools, institutions and local communities for over a decade and aims to foster well-being, social cohesion and active participation. The Co.Re. model, which forms its foundation, integrates positive psychology and restorative practices, promoting empowerment, responsibility and the development of interpersonal skills. The initiative is an innovative example of community intervention focused on dialogue, inter-institutional collaboration and building sustainable social bonds.Il contributo descrive l’esperienza di Tempio Pausania come prima città riparativa italiana, sviluppata a partire da una collaborazione con la Casa di Reclusione «Paolo Pittalis» di Nuchis e coordinata dal Team di pratiche di giustizia riparativa dell’Università di Sassari. Il progetto, fondato sui principi della giustizia riparativa, da oltre un decennio coinvolge detenuti, scuole, istituzioni e comunità locali con l’obiettivo di promuovere benessere, coesione sociale e partecipazione attiva. Il modello Co.Re., che ne è il fondamento, integra psicologia positiva e pratiche riparative, favorendo empowerment, responsabilità e sviluppo di competenze relazionali. L’iniziativa costituisce un esempio innovativo di intervento comunitario incentrato su dialogo, collaborazione interistituzionale e costruzione di legami sociali sostenibili
L’università come sistema complesso: l’inclusione degli Studenti con Esigenze Speciali all’Università di Sassari
The paper analyses the inclusion of students with special needs in universities through the complex systems paradigm, conceptualising it as a systemic and multidimensional process. After exploring the European and national regulatory framework and academic autonomy, the experience and reality of the University of Sassari are analysed through a single case study. The results highlight how effective inclusion requires an ecosystemic transformation towards integral “human development“, creating environments that foster full participation.Il paper analizza l’inclusione degli studenti con esigenze speciali nell’università attraverso il paradigma dei sistemi complessi, concettualizzandola come processo sistemico e multidimensionale. Dopo aver esplorato il quadro normativo europeo, nazionale e l'autonomia accademica, si analizza attraverso il single case study l’esperienza e la realtà dell’Università di Sassari. I risultati evidenziano come l'inclusione efficace richieda una trasformazione ecosistemica verso lo “sviluppo umano” integrale, creando ambienti che favoriscono la piena partecipazione
La «piatilietca» del topo. Gramsci narratore tra memoria, traduzione e pedagogia politica
The essay examines the Ghilarza tales in Antonio Gramsci’s Prison Letters as a narrative laboratory in which memory, folklore, pedagogy, and political imagination intersect. Far from being a marginal or merely affective element of Gramsci’s prison writings, these short narratives constitute a symbolic practice consistent with his philosophy of praxis. Through an analysis of the tale of the mouse and the mountain, interpreted as an example of concrete utopia in Ernst Bloch’s sense, the essay shows how elementary storytelling functions as a tool for educating collective responsibility and social transformation. The study further relates this narrative practice to Gramsci’s prison translations of the Grimm brothers’ fairy tales, highlighting their significance for his reflections on folklore and the formation of common sense. A comparison with Walter Benjamin’s contemporary writings on children’s literature ultimately clarifies the anti-authoritarian and anti-moralistic character of Gramsci’s pedagogy, grounded in irony, secularization, and the Marxian principle of “educating the educators”.Il saggio parte da alcuni racconti ghilarzesi presenti nelle Lettere dal carcere di Antonio Gramsci, intesi come un laboratorio narrativo in cui si intrecciano memoria, folklore, pedagogia e progetto politico. Tutt’altro che elemento marginale o meramente affettivo della scrittura carceraria, questi brevi racconti costituiscono una forma di elaborazione simbolica coerente con la filosofia della prassi. Attraverso l’analisi della novella del topo e della montagna, interpretata come esempio di utopia concreta in senso blochiano, il contributo mostra come la forma semplice della narrazione funzioni come strumento di educazione alla responsabilità collettiva e alla trasformazione sociale. Il saggio mette inoltre in relazione tale pratica narrativa con il lavoro di traduzione delle fiabe dei Grimm svolto da Gramsci in carcere, evidenziandone il ruolo nella riflessione sul folklore e sulla formazione del senso comune. Il confronto con la coeva riflessione di Walter Benjamin sulla letteratura per l’infanzia consente infine di chiarire il carattere anti-autoritario e anti-moralistico della pedagogia gramsciana, fondata sull’ironia, sulla laicità e sull’adagio marxiano di “educare gli educatori”
L’Africa nel contesto del Mediterraneo centrale (Tunisia-Algeria orientale): i rapporti con la Sardegna dall’epoca repubblicana a quella giulio-claudia (II sec. a.C.-I sec. d.C.). Commercio e strumenti di molitura dopo la crisi del mondo punico
The strong connection between Africa and Sardinia in the Punic period was perpetuated even after the Tyrrhenian conquests and Roman expansion. This is evident from the presence of African artefacts on the Island, especially amphorae, but also from the Sardinian millstones made in Mulargia and spread throughout North Africa. After the fall of Carthage, perhaps it was the Italic negotiatores and/or the Numids who conveyed these products, exploiting the Mediterranean market circuit.La forte connessione tra Africa e Sardegna di età punica si perpetuò anche dopo le conquiste tirreniche e l’espansione romana. Questo emerge dalla presenza di manufatti africani nell’Isola, soprattutto anfore, ma anche dalle macine sarde di Mulargia diffuse in Nord Africa. Dopo la caduta di Cartagine forse furono i negotiatores Italici e/o i Numidi a veicolare questi prodotti, sfruttando il circuito del mercato mediterraneo
Appunti sul trattato De primatu di Giovanni Francesco Fara: Cagliari, Biblioteca Universitaria, ms. 85
Si offrono qui i primi risultati di un’indagine sul De primatu di Giovanni Francesco Fara (sec. XVIex.), trattato teso a dimostrare su fondamenti storici e giuridici l’illegittimità del titolo di Primate di Sardegna e Corsica di cui si fregiava l’arcivescovo di Cagliari. Particolare attenzione è riservata in questa sede alla sorprendente genesi dell’unico testimone superstite, alla confusione sorta fra i due scritti che Fara dedicò alla questione e al travisamento degli intenti dell’autore