Itinera
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L’estetica in salotto: il melodrammatico, il sublime e il disgustoso nelle serie tv
Il contemporaneo mondo seriale statunitense, sempre più stimato anche in ambito accademico, viene analizzato in relazione a tre categorie estetiche settecentesche di cui si avverte una forte insorgenza tematica e le cui teorie sono adattabili alla serialità contemporanea: il melodrammatico, il sublime e il disgustoso. Lo scopo dichiarato è comprendere se lo spettatore è davvero così masochista come potrebbe apparire da un’affrettata analisi
Compassione e linguaggio nelle riflessioni di Montaigne sugli animali
The study presents Montaigne’s considerations about the status of non-human animals. In his Essais the French philosopher describes compassion as the capability to pay attention to the claims for justice of weaker beings, showing how cruelty derives from the refusal or from the incapacity to listen to the voice of the “Other”; Montaigne’s fundamental thesis, according to which language is the most important vehicle of any correct ethical relationship, is thus confirmed. Empathy is not a “classical” virtue, grounded on fortitude, but rises, instead, from a weakness, which acquires a positive value inasmuch as it poses us on the same level of all other creatures. It has the quality of being grounded on the personal experience of the negativity of pain, which we share with all living beings, and is therefore incontrovertible
Il problema estetico del kitsch negli scritti di Gillo Dorfles
Il kitsch costituisce uno dei temi chiave nel complesso percorso critico di Gillo Dorfles, in cui esso viene assunto quale aspetto fondamentale della contemporaneità e in qualità di nuova categoria estetica; contrapposto all’“artisticità” ma non assimilabile al “brutto” è concepito piuttosto come forma di depauperazione e versione degradata dell’arte diffusasi a partire dall’avvento dei mezzi di riproduzione meccanici e affermatasi progressivamente come gusto diffuso nel corso del ‘900. L’articolo si propone di ripercorrere le interpretazioni del kitsch proposte dall’autore a partire dagli anni ’50 e il modo in cui esse si sono rapportate ai temi cardine della sua analisi critica
Introduzione alla sezione monografica "Ipazia: ricostruire un’assenza"
Presentazione al numero 4 di Itiner
La voce e lo spazio
Recensione: Carlo Serra, La voce e lo spazio. Per un’estetica della voce, Il Saggiatore, Milano 2011
Ipazia: reinterpretazioni teatrali e romanzesche francesi del ventesimo secolo
The fictions about Ipazia aim to answer the questions that history left unanswered. The authors create their own Ipazia according to the rules of the literature genre they choose, or to the characteristics they want to highlight. They often adopt anachronistic interpretations to develop a dialogue between past and present
Pour une approche sémiologique de la réception postdramatique
Notes de lecture sur : Catherine Bouko, Théâtre et réception : le spectateur postdramatique, Éd. Peter Lang, Bruxelles 2011
Il viaggio e il pensiero filosofico
Recensione: I viaggi dei filosofi, a cura di Maria Bettetini e Stefano Poggi, Raffaello Cortina Editore, Milano 2010
“Il ragno e la tela”: il corpo dell’attore al lavoro. Metafore della creazione attoriale nel Settecento francese
La riflessione filosofica sull’attore si sviluppa nella cultura francese del Settecento in corrispondenza con la nascita dell’estetica come disciplina autonoma. L’interesse per l’orizzonte della pratica performativa dell’attore si allontana da un’iniziale definizione retorica, ancora presente in Luigi Riccoboni, per concentrarsi con Sainte-Albine e soprattutto Diderot sulla dimensione gestuale, mimica e scenica del lavoro dell’attore, acquistando un originale spessore filosofico
L’“infinito” nella riflessione di Edmund Burke
É noto che l’idea dell’“infinito” costituisce uno dei punti cardine della definizione burkeiana del concetto di “sublime”. Dall’analisi contenuta nell’Enquiry il lettore comprenderà che non è nell’infinito “naturale”, bensì, in quello “artificiale”, che Burke rintraccia l’autentico significato di tale idea, così come essa si presenta all’uomo attraverso la sua percezione degli elementi che osserva. Sono due gli aspetti che emergono dall’originale definizione che Burke elabora del concetto di “infinito artificiale”: il primo, quello della pura illusione, considerando che la struttura dell’infinito è quella dell’inganno; il secondo, quello dell’inscindibilità del sublime dall’oggetto: sappiamo che il sublime non può astrarsi dall’oggetto percepito e che, quindi, l’infinito non può che essere inteso come “artificiale”