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La performance. Intervista a tre critici e operatori culturali per delinearne i confini e gli sviluppi dell’arte performativa
Il tema di questo lavoro è cercare di dare una definizione autentica di performance attraverso tre interviste a persone direttamente coinvolte nell’analisi o nello sviluppo concreto di tale genere in Italia e all’estero. Tre critici e curatori (Andrea Lissoni, Luca Beatrice e Vittoria Broggini) parleranno di questa forma d’arte contemporanea, in generale e riferendosi al contesto italiano. Da una sintesi delle loro risposte si potrà evincere un’idea più precisa di cosa esattamente sia una performance oggi, del suo sviluppo e cambiamento negli anni, di quale sia il suo rapporto col teatro e l’arte contemporanea, quali le sue logiche di mercato e il suo rapporto con il “pubblico”, e quale sia la sua considerazione nel mondo dell’arte italiano
La “superficialità” del Pop. Dall’ironia di Duchamp all’umorismo di Warhol
Starting from Arthur Danto’s The Philosophical Disenfranchisement of Art, we take into consideration two works of art – Marcel Duchamp’s Fountain and Andy Warhol’s Brillo Box – where the notion of interpretation, according to the American philosopher, plays a prominent role in the process of creation. By focusing on the legacy of Duchamp’s and Warhol’s works, in the light of the Deleuzian notions of Humor and Irony, this paper shows that the two artists can be considered as the first promoters of the “aesthetics of surfaces”. Particularly, Warhol seems to listen to the “superficial claim” of the artificial, that is to say a copy of a copy, that can be brought «to the point where is reversed into the simulacrum»
Puccini e Simoni: non solo Turandot
This essay aims to the reassessment of Renato Simoni’s work, providing a new reading of his relationship with Giacomo Puccini, further than the undoubtedly very important – as widely studied – composition of Turandot. Although for almost forty years he was, not only the theatre critic for the most important national newspaper (Il corriere della sera), but also one of the greatest representatives of Early Twentieth Century theatre culture and society, few researches are dedicated to Renato Simoni’s activities. Dramatist, critic, librettist and director, Simoni – born in Verona in 1875 and passed away in Milan in 1952, age 67 – is mainly mentioned for his collaboration with Puccini to the Turandot’s libretto, as the thick collection of letters kept in the Livia Simoni Libary testifies
“C’erano una volta una storia, un corpo, un Tutto”. Narrare al tempo di organi senza corpo
Questo studio si propone di verificare le condizioni di possibilità di una lettura del cinema di Truffaut attraverso la nozione di desiderio elaborata da Deleuze e Guattari ne L’anti-Edipo, ovvero di esperire la pensabilità di un’immagine-desiderio emergente da questo rapporto. Si problematizzerà in questa sede lo statuto narrativo dell’opera di Truffaut, a fronte della critica che, a più riprese, Deleuze ha mosso nei confronti della narrazione stessa. Elaborarne un tentativo di superamento si rivelerà fondamentale nell’ottica di fondazione di un’immagine-desiderio
Assorbimento e teatralità in Brecht
Nel presente saggio si analizza il tema della fruizione nel teatro brechtiano applicando le teorie di Michael Fried sulla ricezione dell’opere d’arte, vale a dire, i concetti di assorbimento e teatralità. Tale applicazione teorica prenderà in considerazione alcune rappresentazioni del Berliner Ensemble, i testi brechtiani e le sue teorie teatrali
Immagini al limite: itinerari del disgusto nell’arte cinematografica
Fin dal gesto scandaloso e osceno dell’occhio tagliato che apre Un chien andalou di Bunuel, il cinema si è proposto come un medium espressivo e artistico capace di veicolare nuove strategie di fruizione, arrivando, attraverso alcuni generi cinematografici come l’horror o il cinema splatter, a suggerire la possibilità di un’educazione dello spettatore al disgusto, sia esso fisiologico o mentale e psicologico. L’esperienza dei limiti della fruizione risulta quindi rinnovata dalla pratica cinematografica, così come rovesciate e riformulate molte delle categorie estetiche della modernità
Gioacchino Di Marzo e la nascita della storia dell’arte in Sicilia
Gioacchino Di Marzo (1839-1916) was a extraordinarily productive polygrapher. His work represents the very first attempt to bring to Sicily an approach to the History of Art methodologically and scientifically grounded. Starting from the early Delle Belle Arti in Sicilia, Di Marzo declares his adhesion to the Post-Hegelian milieu, although highly contaminated with the still vital heritage of Eighteenth Century culture (Batteux, Winckelmann, Arteaga, etc.). This essay is the first accurate reading according to a aesthetological perspective of the Introduction to the text, as it highlights the essentially ambivalent position of the scholar between modernity and tradition
La verità della percezione nella morfologia di Weizsäcker
Recensione: Viktor von Weizsäcker, Forma e percezione, a cura di Valeria Costanza D’Agata e Salvatore Tedesco, Mimesis, Milano 2011
«Un mulino che macina il testo». Parola e immagine nel teatro di Tadeusz Kantor
Alla poliedrica attività di regista, pittore e ideatore di performance, Kantor ha saputo accostare, lungo tutto l’arco della sua esistenza, una compatta – seppur non certo sistematica – teoria del teatro. Il saggio si concentra su uno dei maggiori leitmotiv della riflessione kantoriana, relativo al millenario problema del rapporto tra parola e immagine, tra testo e rappresentazione, tra dramma e messa in scena
Filosofia dello sport. Preparazione ad agire e vivere nel mondo
In questo articolo ci si interroga sul significato originario della pratica sportiva, si ipotizza che sport e arte si possano considerare due differenti rami dell’estetica e, infine, si afferma che solo attraverso un’attività prettamente estetica, l’uomo può giungere a ripensare le condizioni del suo esistere e con ciò a riappropriarsi di un esistenza autentica. Muovendo da questo presupposto e attraverso differenti contributi in campo filosofico, antropologico e neuro-scientifico, si passa ad indagare il meccanismo angoscia-trascendenza che si ipotizza reggere strutture sottostanti l’umano agire e con ciò a evidenziare, da un lato, il pericolo di perdersi all’interno di un’esistenza inautentica cui è esposto l’individuo, dall’altro, il ruolo che l’estetica e nella fattispecie lo sport giocano nel recupero di una dimensione di autenticità da parte dell’uomo. In conclusione, sulla scorta delle argomentazioni precedenti, emerge la necessità di un differente approccio alla fruizione estetica, sia essa di natura artistica, sia di natura sportiva, un approccio da parte dello spettatore che gli consenta di rivivere il senso originario del fare sport