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EFFETTI DELL’INTERVENTO NUTRIZIONALE SULLE PATOLOGIE DIGESTIVE: DUE CASI CLINICI DI GASTRITE CRONICA E REFLUSSO GASTROESOFAGEO
L’apparato digerente è costituito da un insieme di organi e tessuti che ci permette di ingerire, digerire e assorbire le sostanze nutritive contenute negli alimenti, ed eliminare quelle di scarto.
Gli alimenti vengono introdotti dalla bocca e passano all’esofago (primo organo cavo) che permette il passaggio del bolo allo stomaco.
Lo stomaco è il primo organo dell’apparato digerente che inizia i processi digestivi dei nutrienti, trasforma il bolo in chimo, un composto semi-liquido acido, grazie ai succhi gastrici e agli enzimi prodotti durante il processo di digestione. Il chimo poi passerà attraverso lo sfintere pilorico in piccole quantità nel duodeno, prima parte dell’intestino con cui proseguirà il canale digerente.
Può accadere che per vari motivi, la digestione non avvenga nel modo corretto, nei tempi e nei modi a causa di patologie che si possono presentare nell’apparato digerente.
Nella tesi vengono trattate le malattie dell’apparato digerente superiore, in particolare gastrite cronica e malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE).
La gastrite cronica è un processo infiammatorio dello stomaco, spesso dipendente dall’infezione da H. Pilory che nel tempo può evolvere in un quadro di ulcera peptica e successivamente può progredire in carcinoma gastrico.
La malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) è un disturbo caratterizzato dalla risalita nell’esofago del contenuto acido dello stomaco per rilassamento inappropriato e transitorio dello sfintere esofageo superiore (LES, low esophageal sfinter) provocando pirosi e possibile rigurgito.
Le terapie attuali per queste due patologie sono l’uso di inibitori di pompa protonica (PPI), essi determinano il blocco della produzione di HCl (acido cloridrico) dalle ghiandole parietali della mucosa gastrica e quindi il blocco della secrezione acida e l’uso di antiacidi, che sono farmaci con azione tamponante che agiscono neutralizzando gli acidi già prodotti all’interno dello stomaco, e se l’infiammazione della mucosa è determinata dall’infezione di H.Pilory è importante l’eradicazione di questo con la terapia antibiotica, nel complesso sempre accompagnato da una modifica dello stile di vita e dell’alimentazione che a oggi, risulta molto efficace nel ridurre i sintomi della patologia e per il miglioramento.
L’alimentazione gioca un ruolo fondamentale nelle patologie gastro-intestinali, è importante sapere quali alimenti preferire quotidianamente e quali vanno eliminati per evitare di esacerbare la condizione patologica.
Il piano alimentare elaborato dal nutrizionista è sempre personalizzato e studiato ad hoc per il paziente, esso oltre a quello che riferisce nella prima visita, infatti, spesso si accompagna anche da altre condizioni che possono influire nel trattamento (obesità, sovrappeso) quindi è corretto seguire una linea precisa di trattamento ed educazione alimentare e raggiungere gli obiettivi stabiliti con il paziente.
Nel percorso di tirocinio ho potuto seguire due casi di clinici che riportavano queste patologie, che riporterò nella tesi.
Il primo caso clinico tratta di una paziente con gastrite cronica e il secondo di malattia da reflusso gastroesofageo, cui con il miglioramento dei sintomi che ho potuto osservare con il susseguirsi delle visite conferma il fatto che l’alimentazione gioca un ruolo essenziale in queste malattie.
Il secondo caso clinico tratta di un paziente con reflusso gastroesofageo accompagnato da ansia e stress che con il piano nutrizionale e in team multidisciplinare coinvolgendo uno psicoterapeuta, ho potuto osservare miglioramenti nel tempo.
Varie ricerche scientifiche negli ultimi anni si stanno concentrando sullo studio di trattamenti innovativi per la cura definitiva per queste patologie, che talvolta possono risultare invalidanti. Al momento l’unica terapia di prima linea è il cambiamento dello stile di vita e la cura nell’alimentazione, associato a un trattamento farmacologico.
The digestive system is made up of a set of organs and tissues that allow us to ingest, digest and absorb the nutrients contained in food, and eliminate waste products.
Food is introduced through the mouth and passes to the esophagus (the first hollow organ) which allows the passage of the bolus to the stomach.
The stomach is the first organ of the digestive system that begins the digestive processes of nutrients, transforming the bolus into chyme, a semi-liquid acid compound, thanks to the gastric juices and enzymes produced during the digestion process. The chyme will then pass through the pyloric sphincter in small quantities into the duodenum, the first part of the intestine with which the digestive tract will continue.
It can happen that for various reasons, digestion does not occur correctly, in the times and ways due to pathologies that may occur in the digestive system.
The thesis deals with diseases of the upper digestive system, in particular chronic gastritis and gastroesophageal reflux disease (GERD). Chronic gastritis is an inflammatory process of the stomach, often dependent on H. Pilory infection, which over time can evolve into a peptic ulcer and subsequently progress to gastric cancer.
Gastroesophageal reflux disease (GERD) is a disorder characterized by the reflux of stomach acid contents into the esophagus due to inappropriate and transient relaxation of the upper esophageal sphincter (LES, Low Esophageal Sphincter) causing heartburn and possible regurgitation.
Current therapies for these two pathologies are the use of proton pump inhibitors (PPI), which determine the blocking of the production of HCl (hydrochloric acid) from the parietal glands of the gastric mucosa and therefore the blocking of acid secretion and the use of antacids, which are drugs with a buffering action that act by neutralizing the acids already produced inside the stomach, and if the inflammation of the mucosa is caused by H. Pilory infection, it is important to eradicate this with antibiotic therapy, overall always accompanied by a change in lifestyle and diet which to date, is very effective in reducing the symptoms of the pathology and for improvement.
Nutrition plays a fundamental role in gastrointestinal diseases, it is important to know which foods to prefer daily and which ones should be eliminated to avoid exacerbating the pathological condition.
The nutritional plan developed by the nutritionist is always personalized and studied specifically for the patient, in addition to what he reports in the first visit, in fact, it is often accompanied by other conditions that can influence the treatment (obesity, overweight) so it is correct to follow a precise line of treatment and nutritional education and achieve the objectives established with the patient.
During the internship I was able to follow two cases of clinicians who reported these pathologies, which I will report in the thesis.
The first clinical case is about a patient with chronic gastritis and the second about gastroesophageal reflux disease, which with the improvement of symptoms that I was able to observe with the succession of visits confirms the fact that nutrition plays an essential role in these diseases.
The second clinical case is about a patient with gastroesophageal reflux accompanied by anxiety and stress that with the nutritional plan and in a multidisciplinary team involving a psychotherapist, I was able to observe improvements over time.
Various scientific research in recent years is focusing on the study of innovative treatments for the definitive cure for these pathologies, which can sometimes be disabling. At the moment the only first-line therapy is a change in lifestyle and care in nutrition, associated with pharmacological treatment
L'interazione tra educazione linguistica ed educazione letteraria: una sperimentazione didattica in italiano L2 sul linguaggio sessista.
La presente tesi indaga l’interazione tra educazione linguistica ed educazione letteraria nell’insegnamento dell’italiano L2, attraverso una sperimentazione didattica condotta presso il Centro Linguistico Interdipartimentale (CLI) dell’Università di Pisa, in cinque classi: tre di livello B2 e due di livello C1.
La prima parte, di carattere teorico-compilativo, si articola in quattro capitoli: il primo approfondisce il concetto di educazione linguistica, il secondo si concentra sull’educazione letteraria, il terzo esplora le potenzialità del loro intreccio metodologico, mentre il quarto analizza la questione del linguaggio sessista e la rappresentazione della figura femminile in ambito linguistico-letterario.
La seconda parte, di natura sperimentale, presenta l’analisi di un questionario sociolinguistico somministrato a 37 studenti, insieme alla descrizione dell'unità didattica implementata nei gruppi classe. Ogni lezione ha previsto l’uso di estratti letterari, monologhi e materiali audiovisivi incentrati sul tema del linguaggio sessista, con l’obiettivo di sviluppare competenze lessicali, grammaticali e sintattiche, nonché di promuovere il pensiero critico, la consapevolezza metalinguistica e la creatività testuale.
Un test finale, svolto da 29 studenti, ha consentito di misurare l’efficacia dell’intervento. Parallelamente, è stata condotta un’indagine qualitativa tra 22 docenti di italiano L2 operanti in centri linguistici universitari italiani, finalizzata a esplorare le modalità d’insegnamento della lingua e il ruolo attribuito al testo letterario con finalità linguistiche e interculturali.
Le conclusioni riflettono sulle criticità emerse e propongono possibili sviluppi futuri, teorici e operativi. L’appendice documenta un’analisi qualitativa delle dinamiche didattiche osservate in ciascuna classe durante la sperimentazione, mettendo in luce i benefici rilevati e offrendo riflessioni critiche sul percorso svolto. Sono inoltre riportati esempi di esercizi, a testimonianza della progettazione e realizzazione dell’intervento formativo
ESA: clipping VS coiling, complicanza vasospasmo
L’emorragia subaracnoidea (ESA) è una grave emergenza neurologica che rappresenta circa il 5% di tutti gli ictus, ma con un impatto prognostico tra i più severi. Essa consiste nella fuoriuscita di sangue nello spazio subaracnoideo, tra aracnoide e pia madre, normalmente occupato dal liquido cefalorachidiano. L’ESA può essere di origine traumatica, ma nel 85% dei casi è spontanea e dovuta alla rottura di un aneurisma cerebrale, generalmente localizzato nel circolo di Willis.
Dal punto di vista clinico, l’esordio è tipicamente improvviso e violento, con una cefalea acuta definita dal paziente come “il peggior mal di testa della mia vita”, accompagnata spesso da nausea, vomito, rigidità nucale e alterazioni dello stato di coscienza. La diagnosi tempestiva è fondamentale e si basa inizialmente sulla tomografia computerizzata (TC), eventualmente seguita da angio-TC, angio-RM o puntura lombare nei casi dubbi.
Un aspetto centrale di questa tesi riguarda proprio le complicanze dell’ESA, in particolare l’ischemia cerebrale ritardata (DCI), condizione che si verifica in circa il 30% dei sopravvissuti e che è strettamente correlata al vasospasmo cerebrale, un restringimento progressivo ma reversibile delle arterie intracraniche. Altre complicanze rilevanti includono il risanguinamento precoce e l’idrocefalo, che possono aggravare il quadro clinico e influenzare negativamente la prognosi.
L’obiettivo specifico di questo studio è quello di indagare quali pazienti sviluppano meno complicanze tipo vasospasmo in relazione al tipo di trattamento effettuato sull’aneurisma, confrontando la tecnica chirurgica tradizionale di clipping con quella endovascolare di coiling. Questo confronto è di grande rilevanza clinica, poiché l’efficacia e la sicurezza delle due metodiche possono influenzare significativamente la probabilità di complicanze secondarie, il recupero neurologico e l’outcome a lungo termine.
Il clipping chirurgico prevede l’applicazione di una clip metallica alla base dell’aneurisma mediante craniotomia, mentre il coiling endovascolare consiste nell’inserimento, tramite catetere, di spirali metalliche nel sacco aneurismatico per provocarne la trombosi. Entrambi gli approcci hanno vantaggi e limiti, e la scelta tra essi dipende da molteplici fattori: sede dell’aneurisma, condizioni del paziente, età, comorbidità, e disponibilità delle risorse ospedaliere.
Un ulteriore aspetto trattato è la diagnosi e il monitoraggio del vasospasmo, effettuabile attraverso esami non invasivi come il Doppler transcranico, utile per rilevare alterazioni nel flusso ematico cerebrale. Vengono inoltre analizzati gli indici diagnostici più utilizzati, come l’indice di Lindegaard, e classificate le varie gravità del vasospasmo sulla base delle velocità medie del flusso.
In conclusione, questa tesi si propone non solo di offrire una panoramica completa sull’emorragia subaracnoidea, ma anche di contribuire alla comprensione di come la scelta terapeutica influenzi l’incidenza delle complicanze vascolari, con l’intento di migliorare la gestione clinica e personalizzare l’approccio terapeutico per ciascun paziente. Solo attraverso una diagnosi rapida, un trattamento mirato e un follow-up attento è possibile ridurre la mortalità e migliorare gli esiti funzionali di questa condizione neurologica così complessa e pericolosa
Strategia e retribuzione: il caso Erkodent.
La presente tesi si propone di analizzare il sistema di gestione delle risorse umane dell’azienda tedesca Erkodent Erich Kopp GmbH, concentrandosi in particolare sul sistema retributivo, alla luce del modello teorico di coerenza interna ed esterna elaborato da Baron e Kreps nel testo Strategic Human Resources: Frameworks for General Managers.
L’obiettivo principale della tesi è valutare l’allineamento tra la strategia aziendale di Erkodent, fortemente orientata all’innovazione di prodotto e di processo, e le pratiche concrete di gestione delle risorse umane adottate, con un focus specifico sul sistema di incentivazione economica. L’innovazione rappresenta, per l’azienda, un pilastro fondamentale della propria competitività nel settore dei dispositivi medici, dove la capacità di proporre soluzioni nuove, affidabili ed efficienti costituisce un elemento determinante per mantenere e rafforzare la propria posizione sul mercato nazionale e internazionale.
Tuttavia, l’analisi condotta ha evidenziato una disconnessione tra la strategia dichiarata e le pratiche retributive attualmente adottate. Il sistema retributivo dell’azienda si basa quasi esclusivamente su una componente fissa, priva di incentivi economici specificamente legati al raggiungimento di obiettivi innovativi, alla partecipazione a progetti strategici o all’introduzione di miglioramenti nei processi aziendali. In tal modo, viene meno la coerenza esterna tra la strategia perseguita e gli strumenti operativi adottati per supportarla: non esistono, infatti, meccanismi che incoraggino in maniera sistematica comportamenti creativi o propositivi da parte dei collaboratori.
Secondo la teoria di Baron e Kreps, una strategia aziendale fortemente orientata all’innovazione dovrebbe essere accompagnata da politiche di gestione delle risorse umane in grado di promuovere autonomia, apprendimento continuo, assunzione di rischi e sperimentazione. In mancanza di incentivi legati alla performance innovativa, il rischio è quello di disincentivare proprio quei comportamenti che la strategia richiede, limitando così il potenziale creativo interno. L’assenza di riconoscimenti economici per il miglioramento continuo può inoltre generare frustrazione e demotivazione tra i dipendenti più orientati all’iniziativa personale, all’autosviluppo e alla ricerca di soluzioni nuove.
In questo contesto, il sistema retributivo dell’azienda appare più adatto a contesti stabili e routinari che non a un ambiente competitivo altamente dinamico, in cui la capacità di innovare in modo costante rappresenta un vantaggio cruciale. La mancata valorizzazione economica del contributo innovativo può comportare anche difficoltà nel reclutare e trattenere talenti con un alto potenziale creativo e tecnico, specialmente in un settore dove la competizione per le risorse umane qualificate è molto elevata. Questo può tradursi in un indebolimento delle competenze distintive dell’organizzazione, con conseguenze negative sulla sostenibilità del vantaggio competitivo nel lungo periodo.
Alla luce di queste evidenze, la tesi propone una revisione del sistema di incentivazione, attraverso l’introduzione di una componente variabile della retribuzione legata a risultati di innovazione, alla partecipazione a iniziative di miglioramento e al raggiungimento di obiettivi strategici condivisi. Tali strumenti rappresenterebbero un passo concreto verso l’allineamento tra visione strategica e pratiche operative, contribuendo a costruire una cultura organizzativa realmente orientata al cambiamento e alla sperimentazione continua. Solo attraverso una gestione coerente e integrata delle risorse umane è possibile tradurre l’intenzione strategica in un reale vantaggio competitivo capace di motivare e orientare i comportamenti organizzativi verso l’innovazione continua
DRUG DEVELOPMENT FROM THE REGULATORY STANDPOINT: EXPERIENCES FROM THE INDUSTRY
This thesis explores the role of regulatory affairs in pharmaceutical drug development, with a focus on pre-marketing authorization procedures in the European Union. The research is based on case studies of two biological medicinal products, riliprubart, a monoclonal antibody targeting complement-mediated diseases and BIVV003, a gene therapy for Sickle Cell Disease, both developed by Sanofi to address unmet medical needs in rare diseases.
The thesis underscores the significance of regulatory science in guiding drug development and balancing the attempts to follow innovative pathways with compliance. Regulatory frameworks, such as waivers in Paediatric Investigation Plan, Scientific Advice and Protocol Assistance procedures, and Orphan Drug Designation applications, play an essential role in determining a drug’s approval trajectory. By analyzing these regulatory pathways and their impact on drug development, the thesis aims to provide insights into how a multinational pharmaceutical company navigates the regulatory landscape in the EU
Expanding the therapeutic role of highly purified cannabidiol in epilepsies: A multicenter real-world study
This work focuses on the effectiveness and safety of highly purified cannabidiol (CBD) in the treatment of genetically determined epilepsies, with particular attention to monogenic epilepsies and chromosomal duplication or deletion syndromes involving the 15q11.2–13.1 region (15q-DDS), which include Angelman syndrome (AS) and dup15q syndrome.
The study was conducted using a multicenter, retrospective, real-world approach, involving patients from 27 specialized Italian epilepsy centers managing pediatric and drug-resistant epilepsies.
The first group included 266 patients with monogenic epilepsies treated with CBD for at least three months. The median age at therapy initiation was 12 years, with a median follow-up of 17 months. In total, 77 different monogenic epilepsies were represented, most commonly involving mutations in SCN1A (32.3%), TSC2 (13.5%), CDKL5, and MECP2 (4.5% each).
CBD treatment led to a mean seizure reduction of 38.6% at final follow-up, with 47.5% of patients achieving a ≥50% reduction in seizures and 7.4% achieving seizure freedom. Global clinical improvement was reported in 65.8% of patients based on the Clinical Global Impression (CGI) scale. Two factors were independently associated with lower treatment effectiveness: a shorter maximum seizure-free period prior to CBD initiation and greater severity of intellectual disability. No significant differences in seizure response were observed across epilepsy syndromes (Lennox-Gastaut syndrome, Dravet syndrome, tuberous sclerosis complex, or other developmental and epileptic encephalopathies), between approved or off-label indications, or based on concomitant clobazam use.
The second group included 12 patients with 15q-DDS (9 with dup15q syndrome and 3 with Angelman syndrome), with a mean age at CBD initiation of 14 years and a mean follow-up of 22 months. Most patients presented with an epilepsy phenotype resembling Lennox-Gastaut syndrome, characterized by multiple seizure types, drug resistance, and severe intellectual disability.
In this subgroup, CBD was particularly effective, achieving a mean seizure reduction of 67.5%, with 75% of patients reaching ≥50% seizure reduction and 58.3% achieving ≥75% seizure reduction. Some patients experienced near-complete seizure control (>90%). EEG improvements supported the clinical findings, with several patients showing recovery of physiological background activity and resolution of epileptiform abnormalities. CBD was well tolerated, with only one patient discontinuing treatment due to lack of efficacy and no new safety concerns emerging.
Notably, patients with dup15q syndrome exhibited the most pronounced response, with all cases of seizure reduction >95% occurring in this subgroup. When compared to matched cohorts of patients with Dravet syndrome and tuberous sclerosis complex, CBD demonstrated significantly greater effectiveness in the 15q-DDS group in terms of seizure reduction and responder rates.
To our knowledge, this is the first real-world study specifically evaluating the use of CBD in epilepsies associated with 15q-DDS, a group of rare and severely disabling conditions for which no targeted treatments are currently available.
From a pathophysiological perspective, the favorable response observed in 15q-DDS patients may be related to the genetic vulnerability of this region, which contains key genes involved in GABAergic neurotransmission such as GABRB3, GABRA5, GABRG3, and the maternally expressed UBE3A gene. Dysregulation of these genes likely contributes to seizure generation and the complex neurodevelopmental phenotype of these syndromes. It is hypothesized that CBD may help modulate GABAergic activity, partially restoring neuronal balance in these patients.
These results, although preliminary, support the growing evidence that CBD may represent a promising therapeutic option for various rare genetic epilepsies, including those beyond its current approved indications. The particularly favorable results in the 15q-DDS subgroup also suggest a possible role for CBD in the context of precision medicine, encouraging future studies in larger, prospectively followed cohorts to confirm these findings and to further investigate the molecular mechanisms underlying CBD’s efficacy in these syndromes.
Questo lavoro si concentra sull’efficacia e la sicurezza del cannabidiolo altamente purificato (CBD) nel trattamento di epilessie di origine genetica, con particolare attenzione alle epilessie monogeniche e alle sindromi da duplicazione o delezione del cromosoma 15q11.2–13.1 (15q-DDS), che comprendono la sindrome di Angelman (AS) e la dup15q syndrome.
Lo studio è stato condotto con approccio multicentrico, retrospettivo e real-world, includendo pazienti arruolati in 27 centri italiani specializzati nella gestione delle epilessie pediatriche e farmacoresistenti.
Nel primo gruppo sono stati inclusi 266 pazienti con epilessie monogeniche trattati con CBD per almeno tre mesi. L’età mediana all’inizio della terapia era di 12 anni e il follow-up mediano di 17 mesi. Complessivamente, sono state rappresentate 77 differenti epilessie monogeniche, con prevalenza di mutazioni nei geni SCN1A (32,3%), TSC2 (13,5%), CDKL5 e MECP2 (4,5% ciascuno).
Il CBD ha determinato una riduzione media delle crisi del 38,6% al follow-up finale, con il 47,5% dei pazienti che ha raggiunto una riduzione ≥50% e il 7,4% la libertà da crisi. Il miglioramento globale è stato documentato nel 65,8% dei pazienti secondo la scala Clinical Global Impression (CGI).
Sono emersi due fattori associati a minore efficacia: una più breve durata di libertà dalle crisi prima dell’inizio della terapia e un grado più severo di disabilità intellettiva. Non sono state riscontrate differenze significative nella risposta tra diverse sindromi epilettiche (Lennox-Gastaut, Dravet, Sclerosi Tuberosa e altre encefalopatie epilettiche) né in relazione all’indicazione d’uso (approvata o off-label) o all’associazione con clobazam.
Il secondo gruppo ha incluso 12 pazienti con 15q-DDS (9 con dup15q syndrome e 3 con sindrome di Angelman), con età media all’inizio del trattamento di 14 anni e follow-up medio di 22 mesi. La maggior parte presentava un fenotipo epilettico compatibile con la sindrome di Lennox-Gastaut, caratterizzato da crisi multiple, resistenza ai farmaci e grave disabilità intellettiva.
In questo sottogruppo, la risposta al CBD è risultata particolarmente favorevole, con una riduzione media delle crisi del 67,5%, il 75% dei pazienti ha ottenuto una riduzione ≥50% e il 58,3% ≥75%. Alcuni pazienti hanno raggiunto una quasi completa libertà da crisi (>90%). I miglioramenti sono stati confermati anche all’EEG, con diversi pazienti che hanno mostrato recupero dell’attività di fondo fisiologica e scomparsa delle anomalie epilettiformi. Il CBD è stato ben tollerato, con un solo caso di sospensione per inefficacia e senza nuove problematiche di sicurezza.
In particolare, i pazienti con dup15q syndrome hanno mostrato la risposta più marcata, con tutti i casi di riduzione >95% delle crisi osservati in questo sottogruppo, suggerendo una particolare sensibilità al trattamento. Confrontando questi pazienti con coorti geneticamente omogenee affette da sindrome di Dravet e Sclerosi Tuberosa, il CBD ha dimostrato un’efficacia significativamente superiore nel 15q-DDS sia in termini di riduzione delle crisi che di tasso di responder ≥50%.
A nostra conoscenza, questo è il primo studio real-world che esplora l’efficacia del CBD nel trattamento delle epilessie associate a 15q-DDS, un gruppo di condizioni rare e gravemente invalidanti per le quali attualmente non esistono terapie specifiche approvate.
Dal punto di vista fisiopatologico, la risposta favorevole osservata nei pazienti con 15q-DDS potrebbe essere correlata alla particolare vulnerabilità genetica di questa regione, che contiene geni chiave per la neurotrasmissione GABAergica come GABRB3, GABRA5, GABRG3 e il gene imprinted UBE3A. Alterazioni nell’espressione di questi geni contribuiscono alla genesi delle crisi e al fenotipo neurocomportamentale complesso di queste sindromi. L’ipotesi è che il CBD possa modulare, almeno in parte, la trasmissione GABAergica, contribuendo a riequilibrare l’attività neuronale in questi pazienti.
I dati ottenuti, sebbene preliminari, rafforzano l’idea che il CBD possa rappresentare una opzione terapeutica promettente per diverse epilessie genetiche rare, anche al di fuori delle indicazioni attualmente approvate. Inoltre, i risultati nel sottogruppo 15q-DDS suggeriscono una possibile applicazione del CBD in un contesto di medicina di precisione, aprendo la strada a future ricerche volte a confermare l’efficacia del trattamento e a chiarire i meccanismi molecolari coinvolti
Correlati biochimici dello spettro autistico nell'adulto: indagine su citochine IL-10, IL-8 e IL-1β in adulti con disturbo dello spettro autistico, parenti di primo grado e controlli
Il Disturbo dello Spettro Autistico (ASD) è un disturbo del neurosviluppo con compromissioni sociali, comunicative e comportamentali. Mentre l’ASD in età pediatrica è stato ampiamente studiato, la ricerca negli adulti è ancora limitata. Il concetto dimensionale del disturbo ha ampliato l'interesse verso forme lievi e subcliniche, come il Broad Autism Phenotype (BAP), che evidenzia una continuità tra autismo grave e tratti subclinici.
Questo studio ha analizzato i livelli delle citochine IL-10, IL-8 e IL-1β in adulti con ASD, parenti con BAP e controlli sani, correlando i dati con tratti autistici (RAADS-14) e compromissione funzionale (WSAS). I risultati hanno mostrato punteggi più elevati nei gruppi ASD e BAP rispetto ai controlli, con un maggiore coinvolgimento psicopatologico.
Dal punto di vista biochimico, sono emerse alterazioni significative di IL-10 e IL-1β nel gruppo ASD, confermando una disregolazione immunitaria con coinvolgimento di segnali pro- e anti-infiammatori. Le correlazioni indicano che livelli elevati di IL-10 e IL-1β sono associati a maggiore sintomatologia autistica e disfunzione sociale e lavorativa. Le analisi statistiche suggeriscono il potenziale ruolo di IL-10 come biomarcatore utile anche nelle forme subcliniche di ASD. Lo studio sottolinea l'importanza della neuroinfiammazione nella fisiopatologia dell'autismo.
Autism Spectrum Disorder (ASD) is a neurodevelopmental condition marked by impairments in social interaction, communication, and behavior. While pediatric ASD is well studied, research in adults remains limited. The dimensional approach to ASD has broadened interest to include milder and subclinical forms, such as the Broad Autism Phenotype (BAP), highlighting a continuum between severe autism and subclinical traits.
This study examined cytokine levels (IL-10, IL-8, and IL-1β) in adults with ASD, first-degree relatives with BAP, and healthy controls, exploring correlations with autistic traits (RAADS-14) and functional impairment (WSAS). Results showed higher scores in ASD and BAP groups compared to controls, indicating greater psychopathological involvement.
Biochemically, significant alterations in IL-10 and IL-1β were found in the ASD group, supporting an immune dysregulation involving both pro- and anti-inflammatory pathways. Correlations revealed that elevated IL-10 and IL-1β levels were associated with increased autistic symptoms and social/work dysfunction. Statistical models suggested IL-10 may serve as a biomarker for neuroimmune alterations in ASD, even in subclinical forms. These findings highlight the critical role of neuroinflammation in autism pathophysiology
Electromagnetic analysis of a spherical actuator with multi DoF and variable compliance
This thesis investigates the Finite Element (FE) analysis and equivalent circuit modeling of a 3 Degrees of Freedom (DoF) spherical actuator capable of generating both active and passive torque.
The device, available in the Applied Electromagnetics Lab (EMLab) at the University of Pisa, consists of a spherical stator equipped with coils and a concentric double-layer hollow-rotor composed of ferromagnetic solid core on which a spherical conductive shell is placed. A handle installed on the rotor transmits the rotating and tilting movements through a spherical joint, enabling the 3 DoF.
The joint cavity is filled with a magnetorheological fluid (MRF), capable of presenting a rapid and reversible transition from a liquid state to a near-solid state when a magnetic field is applied. Dedicated DC coils produce the magnetic field that excites the fluid, thus modulating the passive torque produced with the MRF.
The main contributions of this thesis are:
-investigation of the actuator's performances through a full-3D FE model, used to study both rotational and tilting movements;
-development of an electrical equivalent circuit that describes the behavior of the actuator considering the rotation around the vertical axis, resulting from FE analysis and experimental tests;
-preliminary validation of the equivalent circuit evaluating the active torque;
-parametric analysis of the device in different operating conditions, focusing on how variations in voltage amplitude and frequency affect the torque-speed curve, using the equivalent model
Implementazione dell’IT Audit in un sistema ERP: Analisi dei General IT Controls in presenza di rischio elevato.
La crescente digitalizzazione dei processi aziendali ha reso i sistemi informativi un elemento centrale per la governance, la gestione dei rischi e la qualità del reporting finanziario. In questo contesto, l’Information Technology Audit (IT Audit) ha assunto un ruolo strategico, evolvendosi da semplice attività tecnica a funzione chiave del sistema di controllo interno.
La presente tesi analizza in modo sistematico il processo di IT Audit, approfondendo i principali riferimenti normativi e framework adottati a livello internazionale – tra cui COSO, COBIT, ISO/IEC 27001, NIST, PCAOB e il Sarbanes-Oxley Act – con particolare attenzione ai controlli generali IT (General IT Controls, GITC), fondamento della sicurezza e dell’affidabilità dei sistemi ERP.
La seconda parte presenta un caso studio condotto su un gruppo quotato, in cui ho partecipato direttamente all’esecuzione di test su access management, change management e log monitoring nel sistema SAP. L’attività si è svolta secondo metodologie standard di audit (walkthrough, analisi documentale, raccolta evidenze di sistema) e ha portato all’identificazione di alcune deficiency, per le quali sono state formulate raccomandazioni operative e una roadmap di implementazione, coerente con i framework teorici esaminati.
L’elaborato dimostra come un approccio strutturato all’IT Audit possa contribuire in modo significativo alla resilienza operativa, alla riduzione dei rischi informatici e alla trasparenza dei processi aziendali, rafforzando la fiducia degli stakeholder nel sistema informativo e nei dati finanziari prodotti
La dimensione della vittima nel procedimento penale e la vittimizzazione secondaria
La presente tesi si propone di analizzare il processo di progressiva valorizzazione della vittima all’interno del sistema penale, con particolare attenzione al fenomeno della vittimizzazione secondaria e alle principali criticità, normative e applicative, che ne derivano. A partire dalla distinzione concettuale e giuridica tra persona offesa e danneggiato, si ripercorre l’evoluzione del ruolo riconosciuto alla vittima, da soggetto marginale e silente a portatore di diritti autonomi di natura informativa, partecipativa e protettiva, sanciti sia a livello interno (artt. 90 e ss. c.p.p., Codice Rosso, d.lgs. 212/2015) sia in ambito sovranazionale (Direttiva 2012/29/UE, Convenzione di Istanbul, giurisprudenza della Corte EDU).
Il cuore dell’elaborato è dedicato alla vittimizzazione secondaria, intesa come quella forma di sofferenza aggiuntiva che la vittima può subire a causa del contatto con le dinamiche del procedimento penale: prassi istituzionali inadeguate, carenza di strumenti personalizzati, mancanza di protezione tempestiva. In questa prospettiva, sono esaminati i principali strumenti giuridici di prevenzione, tra cui la valutazione individuale delle esigenze di protezione, le audizioni in forma protetta, le misure cautelari di tipo personale e i meccanismi informativi volti a rendere la vittima parte attiva del processo. Un’attenzione particolare è rivolta alle vittime vulnerabili, per le quali si impone un approccio differenziato, multidisciplinare e rispettoso della specificità individuale.
La parte finale dell’elaborato riflette sulle difficoltà strutturali del processo penale nel rispondere adeguatamente ai bisogni della persona offesa, specie in situazioni di forte esposizione psicologica. In tale quadro, viene esaminata la giustizia riparativa non come alternativa al procedimento ordinario, ma come spazio relazionale e protetto, in cui la vittima possa essere realmente ascoltata e riconosciuta. La tesi si chiude con una riflessione critica sulla necessità di superare un modello di giustizia centrato esclusivamente sull’autore del reato, per aprire lo spazio a un sistema realmente capace di ascoltare, accogliere e tutelare la vittima. In questa direzione, la Riforma Cartabia ha segnato un passaggio decisivo, introducendo per la prima volta nel codice una cornice organica per i percorsi di giustizia riparativa, al fine di integrare – e non sostituire – la risposta punitiva con soluzioni fondate sull’ascolto, sul riconoscimento e sulla ricomposizione delle fratture generate dal reato