University of Pisa

Electronic Thesis and Dissertation Archive - Università di Pisa
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    62966 research outputs found

    Le criptovalute nel sistema impositivo dei redditi italiano

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    La rivoluzione concettuale introdotta dalle criptovalute e, più in generale, dalle cripto-attività solleva questioni di rilievo anche in ambito tributario. Il trattamento fiscale di tali asset digitali rappresenta, infatti, una delle tematiche più complesse e dibattute nel panorama giuridico e politico, principalmente a causa delle difficoltà interpretative legate alla loro dubbia qualificazione giuridica. Tali incertezze emergono con particolare evidenza nel caso delle criptovalute basate su blockchain pubbliche, come Bitcoin. L’assenza di un sottostante che ne garantisca la stabilità, unita alla mancanza di un ente regolatore che ne controlli l’emissione e la circolazione, accresce le difficoltà di inquadramento giuridico, complicando, di conseguenza, ogni tentativo di qualificazione del fenomeno da un punto di vista tributario. La normativa fiscale, infatti, prevede differenti modalità di determinazione del reddito e individua distinti momenti impositivi a seconda che si tratti di beni, valute aventi corso legale, valute estere o prodotti finanziari. In relazione alle cripto-attività, tuttavia, non esiste né può esistere una classificazione dogmatica, certa e univoca, che possa includere le diverse declinazioni di un fenomeno tanto ambiguo quanto multiforme. Ne sono una chiara dimostrazione la crescente diffusione di strumenti derivati basati su criptovalute, la tokenizzazione di asset reali e l’emergere della finanza decentralizzata (DeFi), che ha introdotto nuove forme di intermediazione finanziaria prive di soggetti regolatori tradizionali. Le difficoltà interpretative e di inquadramento fiscale risultano dunque evidenti e sono ulteriormente aggravate dalla natura stessa delle cripto-attività, le quali si trovano in una dimensione virtuale, sono prive di un legame con il territorio nazionale o estero (a-territorialità), sicché risulta particolarmente complesso determinare il luogo di produzione dei proventi da tassare, così come l’individuazione del soggetto che ne ha la disponibilità giuridica. Infine, va considerato che tali fenomeni sono caratterizzati dall’assenza di valutazioni e quotazioni condivise. Il prezzo delle principali criptovalute, infatti, è soggetto a oscillazioni significative, che non solo influiscono sul calcolo delle plusvalenze derivanti dal loro utilizzo, ma rendono altresì complessa la determinazione della base imponibile per le imposte di consumo (IVA) e per le imposte patrimoniali. Nonostante queste difficoltà, è innegabile che il ciclo di vita delle criptovalute coinvolga trasversalmente le principali aree della fiscalità, quali l’imposizione diretta, l’imposizione indiretta e la sostituzione tributaria. In Italia, in assenza di una regolamentazione specifica, le prime interpretazioni sono state fornite dall'Agenzia delle Entrate, che ha ancorato il fenomeno a categorie giuridiche già esistenti, sostenendo, in particolare, l’assimilabilità delle criptovalute alle valute estere. Tale impostazione, tuttavia, è stata oggetto di ampie critiche e, di fatto, è stata superata con la Legge di Bilancio 2023 (l. n. 197 del 29 dicembre 2022), che ha introdotto la nuova lettera c-sexies) all’articolo 67, comma 1 del TUIR. Dopo un periodo di vuoto normativo, che ha dato luogo ad un ampio dibattito dottrinale, viene così superata la controversa assimilazione tra criptovalute e valute estere. La nuova disciplina, infatti, riconosce l’autonomia concettuale del fenomeno in esame, ancorché a fini tributari, e individua una serie di fattispecie suscettibili di generare redditi diversi fiscalmente rilevanti. In questa direzione si inserisce anche la Legge di Bilancio 2025 (l. n. 207 del 30 dicembre 2024), che ha apportato modifiche significative al regime fiscale precedentemente introdotto, inasprendo sensibilmente la pressione fiscale sulle criptovalute. Le misure adottate, sebbene sollevino alcune perplessità, riflettono un chiaro orientamento del legislatore verso un maggiore controllo e una più rigida regolamentazione fiscale del settore. Tale approccio, inoltre, si inserisce in un contesto di crescente attenzione internazionale, come dimostrato con il regolamento MiCAR (Markets in Crypto-Assets), adottato dall’Unione Europea per disciplinare in modo uniforme le cripto-attività all’interno del mercato comunitario

    Indicatori e oscillatori innovativi in analisi tecnica e la loro implementazione con MATLAB

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    Lo scopo di questo lavoro di tesi è quello di analizzare indicatori e oscillatori innovativi, con l'obiettivo di mettere in risalto, anche graficamente, le eventuali divergenze e crossover utili per poter sviluppare una strategia di acquisto o di vendita e, inoltre, descrivere i principali vantaggi e svantaggi di ciascuno di essi per comprendere la loro utilità o meno al fine di applicare una strategia di investimento. Il primo capitolo di questo lavoro di tesi si focalizza sull'analisi tecnica, metodologia di analisi predittiva dei trend borsistici. Il secondo capitolo inizialmente affronta il tema dell'analisi grafica e, dopo un'attenta descrizione dell'analisi grafica, concentra la sua attenzione verso i principali indicatori e oscillatori tecnici analizzati a lezione. Infine, il terzo capitolo costituisce il fulcro di questo lavoro di tesi poiché si basa sull'analisi di quattro nuovi indicatori e oscillatori, quali: il Parabolic Sar, il McGinley Dynamic, il Chaikin Oscillator e il Chande Momentum Oscillator. Inizialmente vengono descritti da un punto di vista prettamente teorico e matematico, in seguito si delinea il processo di implementazione dei codici degli stessi tramite MATLAB e si procede con la rappresentazione grafica di ciascun indicatore e oscillatore

    La fusione societaria: un'analisi teorica e la strategia di crescita di A.Costantino & C. S.p.A.

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    Il presente elaborato si propone di approfondire l’operazione di fusione societaria con l’obiettivo di offrire, aldilà dei concetti puramente teorici, una visione chiara e completa del suo utilizzo strategico per il conseguimento dei diversi obiettivi che le aziende si prefissano. In tale ottica, la presente trattazione si articolerà in due parti principali. Nella prima verrà fornito un inquadramento teorico dell’istituto, in cui saranno toccati i vari tratti caratterizzanti l’operazione soprattutto dal punto di vista dell’aspetto civilistico, contabile e fiscale. Successivamente l’analisi verrà dedicata allo studio e approfondimento di un caso avente ad oggetto una fusione per incorporazione inversa con leveraged buyout tra due società operanti principalmente nel settore farmaceutico che avrà effetto a partire dall'esercizio 2025: la società controllata-incorporante A. Costantino & C. S.p.A. - Società per l’industria di prodotti biochimici e la società controllante-incorporata Pharma.2 S.r.l. E' stata svolta propedeuticamente un’analisi generale del settore farmaceutico in modo da comprenderne le dinamiche e le opportunità che offre a livello di crescita e sviluppo per poi passare alla descrizione delle società partecipanti all’operazione di fusione in questione, con particolare attenzione alla società controllata - incorporante A. Costantino. A riguardo, verrà proposta dapprima una panoramica generale della società dal punto di vista storico, strutturale nonché delle dinamiche economico-patrimoniali, per poi passare all'analisi del progetto di fusione in questione. L'elaborato, con l'obiettivo di descrivere e analizzare sotto diversi punti di vista la strategia di crescita messa in atto dalla A. Costantino & C. S.p.A attraverso l'operazione di fusione, si completa di un terzo ed ultimo capitolo avente ad oggetto le prospettive future, successivamente all'operazione, delle società coinvolte

    Il calcio tra passione e profitto: Il caso F.C. INTERNAZIONALE

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    Il calcio non è più solo un gioco o uno sport, ma un fenomeno che unisce dimensioni culturali, sociali ed economiche. La sua evoluzione storica l’ha trasformato da attività amatoriale a vera e propria industria globale, con dinamiche complesse che coinvolgono bilanci, investimenti, regolamentazioni e innovazione. Questa tesi si propone di esplorare nel dettaglio il sistema economico-finanziario del calcio italiano, con un focus particolare sulla Serie A e sul caso emblematico dell’FC Internazionale Milano, tra i club più rappresentativi del panorama europeo. Fin dalla nascita, il calcio italiano ha saputo svilupparsi in parallelo ai cambiamenti sociali del Paese. Inizialmente le società erano enti senza scopo di lucro; con il tempo, la crescente popolarità dello sport, l’ampliamento del pubblico e l’attrattività degli investimenti hanno richiesto una maggiore strutturazione economica. I club hanno così iniziato a comportarsi come vere imprese, assumendo la forma di Società per Azioni, operando sul mercato dei calciatori, sviluppando strategie di branding e marketing, e adottando logiche gestionali aziendali. La Serie A, oggi, è considerata una delle “Big Five” leghe europee, non solo per meriti sportivi, ma anche per l’impatto economico che genera. Contribuisce significativamente al PIL italiano, crea migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti, e produce oltre un miliardo di euro in contributi fiscali e previdenziali. Tuttavia, l’intero sistema ha vissuto momenti di crisi: la recessione economica globale del 2008, la sentenza Bosman che ha ridisegnato le regole contrattuali, e soprattutto la pandemia da Covid-19, che ha inflitto gravi danni ai bilanci dei club, privandoli per mesi degli incassi da stadio e mettendo a dura prova la loro sostenibilità. Il primo capitolo della tesi analizza l’evoluzione delle società calcistiche italiane, dal punto di vista normativo e strutturale, con attenzione alla governance del sistema, al ruolo della FIGC e agli attori principali che regolano il comparto professionistico. Viene inoltre affrontato il tema della responsabilità sociale delle società calcistiche, sempre più centrali nella vita delle comunità territoriali. Il secondo capitolo entra nel merito delle politiche economiche e delle strategie aziendali adottate dai club per far fronte a una gestione sostenibile, in linea con i principi del Fair Play Finanziario (FPF). Introdotto dalla UEFA per promuovere l’equilibrio economico e prevenire indebitamenti eccessivi, il FPF ha rappresentato una svolta epocale nella gestione del calcio europeo. Le società sono ora obbligate a dimostrare la capacità di autofinanziarsi, a limitare le perdite e a mantenere un bilancio sostenibile nel tempo. In questo contesto, la tesi approfondisce anche il tema della quotazione in Borsa delle società sportive: una scelta strategica per aumentare la trasparenza, attrarre nuovi capitali e consolidare il rapporto con il pubblico e gli stakeholder. Il terzo capitolo è dedicato all’analisi economico-finanziaria dell’FC Internazionale Milano, un caso studio emblematico del calcio moderno. Attraverso l’analisi dei bilanci e dei principali indicatori economici, viene evidenziata la gestione societaria dell’Inter negli ultimi anni, caratterizzata da un mix di strategie: da un lato l’utilizzo delle plusvalenze per migliorare il bilancio, dall’altro una politica di ingaggi mirata anche al contenimento dei costi, spesso tramite l’acquisto di giocatori a parametro zero. In questo scenario si inseriscono anche i ricavi da sponsor (in forte crescita negli ultimi anni) e gli incassi da stadio, tornati ad aumentare dopo l’emergenza Covid. L’Inter ha dimostrato di saper bilanciare passione sportiva ed esigenze economiche, ottenendo successi sportivi (tra cui uno scudetto e finali europee) pur in un contesto finanziario sfidante. Il club si è mosso verso un modello sostenibile, cercando di valorizzare il proprio brand, fidelizzare i tifosi, potenziare la propria presenza sui mercati internazionali, e investire con attenzione nei propri asset sportivi e commerciali. Nelle conclusioni, la tesi evidenzia come il calcio moderno sia chiamato a trovare un equilibrio tra logiche di profitto e valori identitari. Le società calcistiche devono evolvere come aziende moderne, ma senza perdere la loro anima popolare. Il rischio, in un’ottica puramente economica, è quello di allontanare i tifosi, che sono il vero cuore pulsante del sistema. Per garantire un futuro solido e inclusivo, occorre puntare su una governance responsabile, su una gestione trasparente, sull’equilibrio finanziario e sulla capacità di innovare, senza mai tradire le radici sociali e culturali dello sport più seguito al mondo

    Study of plant species with antimicrobial activity

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    This doctoral thesis investigates the antibacterial and antiviral activities of plant extracts and agro-industrial by-products. The study is divided into two main sections. The first part involved the phytochemical analysis of plant extracts, with the isolation and identification of metabolites through chromatographic techniques (flash chromatography, RP-HPLC) and structural elucidation (NMR, ESI-MS). A total of nine compounds, including two new diterpenes, were isolated from the exudate of Commicarpus grandiflorus (A. Rich.) Standl. (Nyctaginaceae); among them, commicarpotriol showed activity against Streptococcus mutans. Zanthoxylum rhoifolium Lam. (Rutaceae) extracts yielded twenty-nine metabolites, including three new sesquiterpenes and a novel α-ionone, although the extracts did not show significant antibacterial activity. In contrast, Euphorbia paganorum A. Chev. (Euphorbiaceae) extracts yielded eleven diterpenes, including five novel. At 500 μg/mL, the n-hexane and chloroform extracts reduced the viability of Bacillus clausii, Shigella dysenteriae, S. mutans, Listeria monocytogenes, and Enterococcus faecalis. The second section applies Orbitrap-based metabolomic analysis. A supercritical CO₂ soybean (Glycine max (L.) Merr.) extract, rich in N-acylethanolamines, proved virucidal against Zika virus. Grape pomace (Vitis vinifera L.) extract inhibited Influenza A and HSV-2 at 3 mg/mL. Finally, Baharat spice blends showed synergistic antimicrobial effects, with trace metal levels within WHO/FAO limits. Overall, this thesis highlights the value of phytochemical and metabolomic analyses in identifying novel bioactive compounds

    Exploring Sleep Health and Circadian Rhythm Disruptions in Sjögren’s Disease: an Actigraphic and Self-Reported Cross-Sectional Study

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    Background: Sjögren’s Disease (SjD) is a systemic autoimmune disorder that primarily affects the exocrine glands, leading to dryness of the mouth and eyes (sicca symptoms). In addition to these symptoms, SjD can lead to severe systemic manifestations, including arthritis, lung disease, vasculitis, and an increased risk of developing B-cell non-Hodgkin’s lymphoma. Many patients report debilitating fatigue, pain, and dryness, which significantly diminish quality of life. While sleep disturbances in SjD are recognized, few studies have objectively assessed sleep through wrist actigraphy, and none have comprehensively explored circadian rhythm alterations or their clinical relevance. Objective: This study aimed to: (1) compare subjective and actigraphy-derived sleep and circadian parameters in SjD patients versus healthy controls (HCs); and (2) investigate how these measures relate to disease activity and patient-reported outcomes. Methods: In a cross-sectional design, female SjD patients meeting the 2016 ACR/EULAR criteria and matched HCs (by age, sex, and BMI) were enrolled. All participants wore wrist actigraphs for seven days. Subjective assessments included the Pittsburgh Sleep Quality Index (PSQI), Epworth Sleepiness Scale (ESS), and the reduced Morningness-Eveningness Questionnaire (rMEQ). Circadian parameters were analyzed using both parametric and non-parametric methods. Patient-reported outcomes included the ESSPRI, FACIT, and HADS, while disease activity was measured via the ESSDAI. Results: A total of 46 SjD patients and 40 HCs were included in the study. Compared to HCs, SjD patients showed significantly poorer subjective sleep quality and increased daytime sleepiness. Actigraphy revealed decreased sleep efficiency, greater wake after sleep onset (WASO), and an earlier sleep midpoint and advanced acrophase, suggesting a circadian shift towards eveningness. Worse subjective sleep quality and lower sleep efficiency were associated with higher symptoms burden (ESSPRI) and mood disorders (HADS). Sensitivity analyses indicated that increased disease activity (ESSDAI) was related to longer sleep duration, less sleep regularity and reduced daytime activity (fewer steps). Conclusion: Sleep and circadian rhythm disturbances in SjD are evident at both subjective and objective levels. These alterations show strong associations with disease severity, affective symptoms, and reduced physical activity levels. Circadian dysregulation may represent a previously overlooked aspect of SjD, with potential implications for therapeutic interventions

    Spettro autistico e spettro psicotico: intersezioni cliniche e psicopatologiche in un'indagine tra adulti con Disturbo dello Spettro dell'Autismo, parenti di primo grado e controlli

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    Background: Il concetto di “spettro” si è insinuato nella psicopatologia contemporanea come risposta alla progressiva consapevolezza che molte condizioni psichiatriche non emergono necessariamente in forme rigide e definite come stabilito dalla nosografia classica, ma si presentano piuttosto lungo un continuum di intensità ed espressività clinica variabile. In questo contesto, il disturbo dello spettro autistico (Autism Spectrum Disorder, ASD) e il disturbo psicotico assumono particolare rilevanza per l’esistenza di numerose aree di sovrapposizione, pur distinguendosi nelle loro singole connotazioni diagnostiche. Tale correlazione trova le sue origini sin dalle definizioni primordiali delle morbosità psichiche, essendo le due entità storicamente considerate strettamente interagenti. Il termine “autismo”, di matrice greca dal significato letterale “se stesso”, fu coniato dallo psichiatra svizzero Paul Eugen Bleuler nel 1911 per descrivere uno dei principali sintomi della schizofrenia, indicando un profondo ritiro dalla realtà esterna in favore di un intenso esilio in un proprio mondo interno. Solo in un tempo successivo, grazie al contributo dei lavori di Kanner e Asperger, acquisì gradualmente importanza l’idea che potesse trattarsi di una condizione a sé stante, fino al riconoscimento ufficiale come disturbo esclusivo nella terza edizione del DSM, a circa 70 anni dal suo primo impiego, sotto la voce “autismo infantile” (DSM-III: APA, 1980); fu definito poi con accezione di spettro a partire dalla versione seguente (DSM-IV: APA, 1994), protraendosi come tale anche nelle successive (DSM-5: APA, 2013; DSM-5-TR: APA, 2022). Anche per la schizofrenia (di stessa derivazione linguistica, letteralmente “mente divisa”) è possibile ricostruire una genesi concettuale analoga: la nozione kraepeliniana di dementia praecox fu presto superata dallo stesso Bleuler nel 1908, il quale introdusse per primo la denominazione “schizofrenia”, ritenendola più attinente alla gestione clinica del disturbo e riferendosi in verità a «un intero gruppo di schizofrenie», caratterizzate dalle cosiddette “4 A” identificative dei sintomi nucleari del quadro clinico tipico: autismo, anaffettività, ambivalenza e allentamento delle associazioni. La sua prima definizione formale si ebbe nel DSM-III, mentre nella successiva edizione (DSM-IV: APA, 1994) la classificazione fu estesa anche ad altri disturbi psicotici oltre alla schizofrenia; infine, è solo a partire dal 2013 che l’idea di spettro psicotico si affaccia nel panorama nosografico in modo ufficiale, includendo anche forme attenuate o prodromiche (DSM-5: APA, 2013). Sebbene l’impostazione strutturale dei modelli diagnostici tradizionali persista come riferimento costante nella pratica clinica, negli ultimi anni l’apertura a una chiave interpretativa dimensionale delle affezioni mentali ha guadagnato sempre maggiore attenzione all’interno della comunità scientifica psichiatrica, in particolare per quelle condizioni a esordio precoce e con forte componente neuroevolutiva. Secondo questa prospettiva, i vari disturbi non vengono intesi come entità mutuamente esclusive, bensì come espressioni di traiettorie psicopatologiche che si estendono su un terreno di vulnerabilità biologiche comuni, risiedenti in deficit o alterazioni delle prime fasi dello sviluppo neuropsichico, che possono dar luogo a esiti clinici differenti fino alla possibile estrinsecazione patologica conclamata. Ai margini dei confini diagnostici si collocano perciò manifestazioni sintomatologiche sottosoglia e fenotipi estesi che interessano una popolazione più ampia di individui, come nel caso del Broad Autism Phenotype (BAP) o della presenza di tratti psicotici attenuati, configurando quadri che non soddisfano i criteri atti a una diagnosi franca, ma che, pur rimanendo subclinici, possono implicare conseguenze significative per il singolo sia in termini di funzionamento globale sia di rischio evolutivo. Tale varietà espressiva descrive adeguatamente le possibilità fenomeniche dei due spettri, per i quali si ravvisano numerose similitudini nei profili cognitivo-comportamentali, nei pattern comunicativi anomali, nelle esperienze percettive non convenzionali, nonché nella compromissione di funzioni psichiche coinvolte nella comprensione e rappresentazione degli stati mentali altrui. Inoltre, molteplici riferimenti scientifici asseriscono che la presenza di tratti riconducibili a una o l’altra condizione parrebbe incrementare la suscettibilità all’insorgenza dell’altra, suggerendo un’interazione reciproca neuropatologica. A livello applicativo, la concezione di spettro che ben delinea la realtà clinica di autismo e psicosi appare ad oggi efficacemente indagata dalle risorse metodologiche costituite dall’Adult Autism Subthreshold Spectrum (AdAS Spectrum) e dallo Structured Clinical Interview for Psychotic Spectrum (SCI-PSY) rispettivamente, strumenti psicometrici dotati di solide proprietà in termini di affidabilità e accuratezza, come osservato nei rispettivi studi di validazione. Questi non vogliono sostituirsi ai più consolidati test a scopo prettamente categoriale, ma sono volti a integrare l’inquadramento clinico investigando aspetti più sfumati, tenui o atipici spesso trascurati dai manuali nosografici tradizionali poiché non dirimenti dal punto di vista classificativo, ma con potenziale significato trans-diagnostico e prognostico. Gli specifici domini e sotto-domini in cui si articolano entrambi i questionari contribuiscono a delimitare una zona di interesse in cui i due disturbi sembrano per molti aspetti convergere, supportando l’idea di meccanismi patogenetici sottostanti comuni. Pertanto, pur potendo rivelarsi e/o evolvere secondo modalità e traiettorie cliniche apparentemente distanti, spettro autistico e spettro psicotico possono radicarsi in un substrato condiviso di predisposizione psichica, da cui emergono nodi di intersezione complessi meritevoli di un’attenta indagine fisiopatologica e fenomenologica. Obiettivo: Muovendo dall’ipotesi teorica di una possibile area di sovrapposizione e comorbilità tra spettro autistico e spettro psicotico, il presente studio vuole indagare, all’interno di un campione costituito da pazienti autistici, loro familiari di primo grado e controlli sani, la presenza e i correlati di tratti psicotici, mirando a chiarire e approfondire l’effettiva relazione tra le due entità nelle diverse manifestazioni fenotipiche di spettro autistico, sopra e sotto la soglia clinica. Materiali e Metodi: I partecipanti arruolati per svolgere questa indagine hanno costituito un campione complessivo di 68 individui adulti, ripartiti in tre cluster sulla base di profili diagnostici differenti: 22 pazienti con ASD conclamato provenienti dal Dipartimento di Psichiatria dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana (AOUP) in setting non omogenei (ospedaliero o ambulatoriale), 22 parenti di primo grado (un genitore o un fratello per ciascuno di essi) ascrivibili al BAP e 24 soggetti sani come gruppo di controllo (CTL). A tutti i componenti del campione sono stati somministrati i questionari per il rilevamento e la valutazione dimensionale di tratti autistici e psicotici a compilazione autonoma, ossia l’AdAS Spectrum e lo PSY-SR (versione self-report dello SCI-PSY) rispettivamente. Ai fini dello studio, sono state condotte misure statistiche inferenziali quali analisi della varianza (ANOVA) corredata di test post-hoc di Bonferroni, analisi di correlazione di Pearson e regressione logistica multinomiale. Risultati: Tanto i pazienti ASD quanto i soggetti BAP hanno riportato punteggi globalmente più elevati allo PSY-SR rispetto ai controlli, interessando la totalità dei domini che compongono lo strumento, nonché lo score totale. In particolare, si sono registrati valori significativamente maggiori tra gli ASD rispetto ai BAP, in special modo nel dominio "Paranoide". Inoltre, tra AdAS Spectrum e PSY-SR è emersa una correlazione positiva significativa medio-forte per tutti i singoli domini e i punteggi totali, ad unica eccezione del dominio "Sintomi tipici" dello PSY-SR, per il quale non è stata evidenziata alcuna correlazione con il dominio "Empatia" dell’AdAS Spectrum. Infine, a una doppia analisi di regressione logistica multinomiale è stato evidenziato che il punteggio totale allo PSY-SR era un significativo predittore positivo dell’inclusione nei gruppi ASD e BAP rispetto al gruppo dei controlli, tanto per il punteggio complessivo quanto per lo specifico dominio "Paranoide". Conclusioni: Il presente studio conferma globalmente una associazione tra spettro autistico e spettro psicotico, con una maggior rappresentazione di sintomi dello spettro psicotico non solo nei soggetti con ASD conclamato, ma anche nei loro parenti, appartenenti all’area BAP. Le dimensioni psicopatologiche di autismo e psicosi prese in esame nella nozione concettuale di spettro si mostrano pertanto significativamente correlate, con alcuni sintomi di spettro psicotico, quali gli aspetti paranoidei, che potrebbero essere più specificamente associati allo spettro autistico, sia sopra che sotto la soglia clinica. Background: The concept of a “spectrum” has progressively emerged in contemporary psychopathology as a response to the growing awareness that many psychiatric conditions do not necessarily manifest in rigid and well-defined forms, as traditionally established by classical nosography, but rather along a continuum of intensity and clinical expressiveness. Within this framework, Autism Spectrum Disorder (ASD) and psychotic disorders are of particular interest due to the numerous areas of overlap observed between them, despite their distinct diagnostic features. This correlation has historical roots dating back to the earliest conceptualizations of psychiatric illness, with the two entities historically viewed as closely interrelated. The term “autism”, of Greek origin meaning “self”, was first introduced in 1911 by Swiss psychiatrist Paul Eugen Bleuler to describe one of the core symptoms of schizophrenia, namely a profound withdrawal from external reality in favor of an intense immersion in one’s inner world. It was only later, through the contributions of Leo Kanner and Hans Asperger, that autism began to be recognized as a condition in its own right, ultimately receiving its own diagnostic classification in the third edition of the DSM under the term “infantile autism” (DSM-III: APA, 1980). The notion of a spectrum was introduced with the subsequent edition (DSM-IV: APA, 1994) and retained in later versions (DSM-5: APA, 2013; DSM-5-TR: APA, 2022). Similarly, schizophrenia (also of Greek etymology, meaning “split mind”) underwent a conceptual shift: the Kraepelinian notion of dementia praecox was replaced by Bleuler himself in 1908, who coined the term “schizophrenia”, referring to a group of disorders characterized by what he described as the “4 As”: autism, affective blunting, ambivalence, and loosening of associations. Its first formal classification appeared in the DSM-III, and the scope of psychotic disorders was expanded in the DSM-IV. However, it was not until 2013 that the idea of a psychotic spectrum was officially introduced in nosographic systems, including attenuated and prodromal forms (DSM-5: APA, 2013). Although the structural approach of traditional categorical diagnostic models remains central to clinical practice, in recent years dimensional interpretations of mental disorders have gained increasing attention, particularly regarding early-onset conditions with a strong neurodevelopmental component. From this perspective, psychiatric disorders are no longer seen as mutually exclusive entities, but rather as expressions of psychopathological trajectories that unfold on a shared terrain of biological vulnerabilities. These vulnerabilities often stem from alterations in early neurodevelopmental processes and can lead to different clinical outcomes, including full-blown disorders. Subclinical symptoms and extended phenotypes, such as the Broad Autism Phenotype (BAP) or attenuated psychotic traits, lie at the margins of diagnostic boundaries. These configurations may not meet the full criteria for a formal diagnosis but can still have significant implications for functioning and developmental risk. This expressive variability aptly reflects the phenomenological range of both spectra, which share notable similarities in cognitive-behavioral profiles: atypical communication patterns, non-normative perceptual experiences and impairments in social cognition and theory of mind. Several scientific studies suggest that the presence of traits linked to one spectrum may increase susceptibility to manifestations of the other, pointing toward a possible shared neuropathological substrate. At the clinical level, the dimensional spectrum conceptualization of autism and psychosis can be effectively investigated through tools such as the Adult Autism Subthreshold Spectrum (AdAS Spectrum) and the Structured Clinical Interview for Psychotic Spectrum (SCI-PSY). These psychometric instruments exhibit strong reliability and validity and are designed not to replace established categorical diagnostic tools but to complement clinical assessment by capturing subtle, atypical, or subthreshold features that are often overlooked by traditional nosographic systems. These aspects may hold significant transdiagnostic and prognostic value. The specific domains and subdomains of the AdAS Spectrum and SCI-PSY define an area of interest where the two disorders appear to converge, supporting the hypothesis of shared underlying pathogenic mechanisms. Therefore, despite potentially divergent clinical presentations and developmental trajectories, the autistic and psychotic spectra may stem from a common predispositional substrate, giving rise to complex intersections that warrant careful pathophysiological and phenomenological exploration. Objective: Based on the theoretical hypothesis of a possible area of overlap and comorbidity between the autistic and psychotic spectra, this study aims to investigate, within a sample comprising autistic patients, their first-degree relatives and healthy controls, the presence and correlates of psychotic traits. The goal is to clarify and deepen our understanding of the actual relationship between these two entities across different phenotypic manifestations of the autism spectrum, both above and below the clinical threshold. Materials and Methods: The study sample consisted of 68 adults divided into three groups according to diagnostic profile: 22 patients with a confirmed ASD diagnosis recruited from inpatient and outpatient settings at the Department of Psychiatry of the University Hospital of Pisa (AOUP), 22 first-degree relatives (one parent or sibling per patient) classified within the Broad Autism Phenotype (BAP), and 24 healthy controls (CTL). All participants completed two self-report instruments for the dimensional assessment of autistic and psychotic traits: the AdAS Spectrum and the PSY-SR (self-report version of the SCI-PSY). Statistical analyses included one-way ANOVA with Bonferroni post hoc tests, Pearson correlation, and multinomial logistic regression. Results: Both ASD patients and BAP subjects reported significantly higher scores on the PSY-SR than controls, across all domains and for the total score. In particular, ASD patients showed significantly higher scores than BAP individuals, especially in the “Paranoid” domain. Furthermore, a medium-to-strong significant positive correlation was observed between the AdAS Spectrum and PSY-SR across all domains and total scores, with the sole exception of the “Typical Symptoms” domain of the PSY-SR, which did not correlate with the “Empathy” domain of the AdAS Spectrum. Lastly, multinomial logistic regression analysis showed that the total PSY-SR score was a significant positive predictor of group membership in both the ASD and BAP groups compared to controls, both in terms of the overall score and the specific “Paranoid” domain. Conclusions: This study confirms an overall association between the autistic and psychotic spectra, with a greater presence of psychotic spectrum symptoms not only among individuals with a confirmed ASD diagnosis but also among their relatives falling within the BAP. The psychopathological dimensions of autism and psychosis, as conceptualized in spectrum models, appear significantly correlated. Certain psychotic features, such as paranoid traits, may be more specifically associated with the autism spectrum, both above and below the clinical threshold

    Strategie aziendali e gestione dei rischi: il caso Moncler

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    Questa tesi ruota attorno all'importanza della reputazione aziendale e al ruolo della comunicazione per l'ottenimento del successo, tenendo conto delle macro tendenze presenti nel contesto attuale: la sostenibilità e la digitalizzazione. L'elaborato inizia descrivendo le peculiarità del governo strategico in azienda, focalizzandosi su come oggi il cambiamento sia sempre più veloce; a seguire si analizzano gli elementi costitutivi della strategia, per poi dedicarsi al sistema dei rischi, tra i quali sta assumendo sempre più rilevanza il rischio reputazionale. l'introduzione della sostenibilità comporta l'insorgere di rischi specifici, i quali vengono gestiti seguendo le classiche fasi del Risk management; si vede, poi, come sostenibilità e reputazione siano sempre più legate, e quanto sia necessario il supporto della digitalizzazione. la moda è uno dei settori maggiormente responsabili dell'inquinamento ambientale , e più soggetto ai cambiamenti in logica sostenibile: ne è un esempio Moncler, che dopo essere stata accusata di maltrattamento animale per la produzione di piumini, sfruttamento della manodopera estera, e applicazione di un sovrapprezzo esagerato ai capi, ha rivisto la strategia, cercando di proteggere la reputazione puntando proprio sulla sostenibilità

    Il dolore neuropatico nella sindrome di Sjögren: identificazione di fenotipi clinici mediante analisi basata su cluster

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    La sindrome di Sjögren è una malattia autoimmune sistemica caratterizzata da secchezza oculare e orale, ma può coinvolgere anche altri organi, inclusi il sistema nervoso e le piccole fibre nervose. Questa tesi si concentra sul dolore neuropatico, una manifestazione poco esplorata ma rilevante in questa patologia. Attraverso un’analisi trasversale di 112 pazienti con Sjögren primario, si è valutata la prevalenza del dolore neuropatico e la sua associazione con caratteristiche cliniche, immunologiche e con sintomi riferiti dai pazienti, tra cui stanchezza, dolore, disturbi emotivi e sintomi da interessamento delle piccole fibre. I risultati mostrano che il dolore neuropatico è presente in un sottogruppo significativo di pazienti e si associa a un maggior carico sintomatologico, fibromialgia e sieronegatività per SSA, senza però correlare con l’attività infiammatoria sistemica. Questi dati suggeriscono l’esistenza di fenotipi clinici distinti e la necessità di una valutazione più ampia dei sintomi nella pratica clinica

    L’evoluzione dell’islam politico in Tunisia da al-Nahda ad Ansar al-Sharia tra attivismo e repressione

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    La tesi analizza l’evoluzione dell’islam politico in Tunisia, con un focus sul percorso che conduce da al-Nahda ad Ansar al-Sharia, entro una più ampia riflessione sulle trasformazioni del rapporto tra religione e potere. Dopo aver chiarito i concetti di islamismo, salafismo e jihadismo, il secondo capitolo ricostruisce lo sviluppo di al-Nahda dalle sue origini come movimento di predicazione religiosa negli anni ’60 alla sua progressiva politicizzazione, fino alla repressione subita sotto Ben Ali. La rivoluzione del 2011 segna un momento di apertura che permette non solo il ritorno di al-Nahda sulla scena politica, ma anche l’emergere di attori salafiti, tra cui Ansar al-Sharia, che approfittano del vuoto istituzionale per radicarsi nel tessuto sociale. Il lavoro analizza le ambiguità strategiche di al-Nahda nel confrontarsi con il salafismo jihadista e descrive la reazione dello Stato culminata con la messa al bando di AST nel 2013. L’ultima parte è dedicata alle politiche antiterrorismo post-2011, mostrando come la loro applicazione abbia favorito una crescente concentrazione del potere e una deriva autoritaria, mascherata da priorità securitaria. The thesis analyzes the evolution of political Islam in Tunisia, with a focus on the path that leads from al-Nahda to Ansar al-Sharia, within a broader reflection on the transformations of the relationship between religion and power. After clarifying the concepts of Islamism, Salafism and jihadism, the second chapter reconstructs the development of al-Nahda from its origins as a religious preaching movement in the 1960s to its progressive politicization, up to the repression suffered under Ben Ali. The 2011 revolution marks a moment of opening that allows not only the return of al-Nahda to the political scene, but also the emergence of Salafi actors, including Ansar al-Sharia, who take advantage of the institutional vacuum to root themselves in the social fabric. The paper analyses al-Nahda’s strategic ambiguities in confronting jihadist Salafism and describes the State’s reaction culminating in the banning of AST in 2013. The final part is dedicated to post-2011 anti-terrorism policies, showing how their application has favoured a growing concentration of power and an authoritarian drift, disguised as a security priority

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