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Numerical analyses in support of the in-box LOCA experimental campaign for the WCLL Breeding Blanket design
In the framework of the advanced design of the European DEMO nuclear fusion reactor, the Water-Cooled Lithium Lead (WCLL) concept represents one of the most promising options for the Breeding Blanket (BB) technology. Based on this assessment, the WCLL BB has been confirmed to be part of the ITER Test Blanket Module (TBM) program, which aims to provide the first experimental data on the performance of breeding blankets within the integrated fusion nuclear environment, with the objective of supporting the development of functional fusion reactors such as DEMO. The testing of four mock-up breeding blanket concepts is then foreseen by the program, with the blanket technologies located inside proper test boxes, named Test Blanket Modules (TBMs), which are installed in two dedicated ITER equatorial ports, starting from the beginning of the ITER operation. The Test Blanket Module and its associated ancillary systems, which include the tritium extraction system and the cooling system, form the Test Blanket System, which will be fully integrated in ITER machine and its supporting infrastructure.
The WCLL BB concept relies on the use of liquid Lithium-Lead (PbLi) as breeder, neutron multiplier and tritium carrier, while water operates as coolant under Pressurized Water Reactor conditions. This configuration poses a major safety concern in the potential interaction between lithium, present in the PbLi alloy, and water. The interaction could occur following a tube rupture in the breeding zone, an event named in-box Loss of Coolant Accident (LOCA). The potential progression of this scenario must be carefully evaluated and analysed through experimental investigations, requiring the collection of experimental data. The results of these analyses are fundamental to support the development of a qualified system code for deterministic safety analysis. A reliable code is clearly essential to assess accident consequences, propose mitigation measures and also to suggest design improvements that could prevent severe structural damage.
In order to meet these objectives, ENEA developed the LIFUS5/Mod3 separate effect test facility, in which experimental campaigns were conducted, involving high-pressure water injection into a pool of PbLi under WCLL relevant conditions.
In this context, University of Pisa is developing a coupling tool between SIMMER and RELAP5/Mod3.3 to perform preliminary simulations of the in-box LOCA scenario, with the aim of building a multi-physics coupling scheme able to support the design of the WCLL BB under different postulated initiating events. With the series of experimental campaigns conducted at the ENEA Brasimone Research Center, a consistent database of test results of lithium-lead/water chemical reaction was established, which has been further extended with the new experimental campaign (Series F) performed in 2024. The coupling tool developed by University of Pisa has been validated based on post-test analyses of LIFUS5/Mod3 Separate Effect Test facility, using the Fast Fourier Transform Based Method (FFTBM)
Procreazione medicalmente assistita e sopravvenienze ostative
La presente tesi si propone l’obiettivo di descrivere e analizzare l’evoluzione della Legge n. 40 del 2004, recante “norme in materia di procreazione medicalmente assistita” alla luce dei diversi interventi della Corte costituzionale. In particolare, l’attenzione è rivolta a come tali interventi abbiano inciso sulla tutela del nascituro, determinando una progressiva trasformazione della disciplina, orientata verso un maggiore e più equilibrato bilanciamento con gli altri interessi costituzionalmente rilevanti coinvolti.
Una parte dell’elaborato è dedicata all’analisi delle sopravvenienze ostative, quali l’ipotesi della p.m.a. Post mortem e la crisi di coppia intervenuta nel corso della procedura di procreazione medicalmente assistita. Nell’esaminare tali ipotesi, si richiamano i diversi interventi della giurisprudenza ordinaria e come questi abbiano inciso sull’evoluzione della disciplina in materia. Particolare rilievo assume inoltre la comparazione tra la disciplina italiana e il quadro europeo e sovranazionale, con un approfondimento della normativa vigente in altri paesi
Terapia farmacologica del dotto di Botallo in neonati pretermine very low birth weight: approccio combinato ibuprofene paracetamolo.
Il PDA è una cardiopatia congenita frequente nei neonati prematuri; la sua presenza può alterare l'equilibrio emodinamico e portare a conseguenze legate all'iperafflusso polmonare e all'ipoperfusione sistemica, con complicanze a breve e lungo termine.
La terapia del PDA emodinamicamente significativo attualmente non è standardizzata e si basa in primis sull'utilizzo di FANS quali ibuprofene o indometacina; tuttavia, dal 2011 è stato introdotto in clinica il paracetamolo, parimenti efficace ma con maggiore sicurezza rispetto agli altri FANS secondo la letteratura.
Questa tesi ha l'obiettivo di valutare l'efficacia e la sicurezza del paracetamolo, rispetto all'ibuprofene, nella terapia del PDA emodinamicamente significativo, in una popolazione di neonati pretermine VLBW ricoverati presso la TIN dell’Ospedale di Pisa dal 2020 al 2024.
I dati raccolti sembrano identificare l'ibuprofene come lievemente più efficace rispetto al paracetamolo nella chiusura del PDA, ed evidenziano una maggior frequenza di complicanze nei neonati trattati con paracetamolo, discordante con la letteratura e probabilmente legata alla disomogeneità delle due popolazioni analizzate e alla scelta di utilizzare il paracetamolo in neonati più compromessi alla nascita.
Tuttavia, i risultati ottenuti non risultano statisticamente significativi a causa delle dimensioni ridotte del campione studiato, quindi si evidenzia la necessità di ulteriori studi comparativi su popolazioni più ampie per ottenere dati significativi
Strategie di marketing e dinamiche di consumo nel mercato dei prodotti plant-based: un’analisi del marchio NaturaSì
In recent decades, the global food system has undergone a profound transformation, driven by increasing concerns about environmental sustainability, animal welfare, and public health. This thesis explores the evolution of protein consumption, with a specific focus on the shift from animal-based to plant-based sources, adopting a multidisciplinary perspective that integrates theoretical frameworks, market trends, consumer behavior, and marketing strategies. The first part of the work traces the historical and cultural dynamics shaping Western dietary paradigms, followed by an in-depth analysis of recent innovations in plant-based and cultivated meat products, highlighting both their potential and limitations. The research then examines key consumer segments in Italy and Europe, as well as the motivations and barriers influencing plant-based purchasing decisions, through a systematic literature review based on the PRISMA method. In the second part, an empirical case study of NaturaSì — Italy's leading organic food retail chain — is presented, focusing on the evolution of its retail network and a financial analysis of both balance sheets (2014–2023). By combining theoretical and empirical approaches, this thesis illustrates how the protein transition should be understood not only as a matter of consumer preference but also as a systemic process involving businesses, public policies, and broader food culture
La matrice di materialità come leva di marketing sostenibile: un’analisi della percezione dei consumatori relativamente ai temi ESG nel settore moda
La tesi affronta il tema della rendicontazione non finanziaria, analizzando il suo ruolo nell’ambito della comunicazione aziendale, della responsabilità sociale e delle strategie di marketing. Nel contesto attuale, sempre più attento agli impatti ambientali, sociali e di governance (ESG), le imprese sono tenute a riconsiderare le proprie azioni e a dialogare in modo più trasparente e continuo con gli stakeholder. A tal proposito la rendicontazione non finanziaria viene identificata come strumento per documentare le iniziative aziendali in ambito ESG.
Elemento centrale del lavoro è l’analisi di materialità, che permette alle aziende di identificare e rappresentare graficamente, attraverso la matrice di materialità, i temi più rilevanti per sé stesse e per i propri stakeholder. Questo processo, strategico e metodologico, si è evoluto fino a comprendere sia l’impatto delle attività dell’azienda sulla società e sull’ambiente (inside-out), sia l’impatto delle questioni ESG sull’azienda stessa (outside-in)),incorporando il concetto di doppia materialità.
Viene poi messa in luce l’importanza di integrare la matrice di materialità nelle strategie di marketing che consente alle imprese di costruire brand autentici, rafforzare la fiducia dei consumatori e ottenere un vantaggio competitivo sostenibile nel tempo.
Infine, la tesi presenta uno studio empirico sul settore moda, al fine di misurare il livello di rilevanza attribuito ai temi materiali dai consumatori. I risultati rafforzano l’idea che la rendicontazione non finanziaria, se integrata efficacemente, rappresenti una potente risorsa per orientare le scelte aziendali in ottica sostenibile.
In sintesi, la tesi dimostra come la sostenibilitá, grazie all’ausilio di strumenti come la rendicontazione non finanziaria e l’analisi di materialità diventi un’opportunità da cogliere per le imprese che intendono innovare, creare valore duraturo e costruire un futuro basato su trasparenza e autenticità.
The thesis addresses the topic of non-financial reporting, analyzing its role within corporate communication, social responsibility, and marketing strategies. In the current context, which is increasingly focused on environmental, social, and governance (ESG) impacts, companies are required to reconsider their actions and engage in more transparent and ongoing dialogue with stakeholders. In this regard, non-financial reporting is identified as a tool to document corporate initiatives in the ESG field.
A central element of the work is the materiality analysis, which enables companies to identify and visually represent—through the materiality matrix—the most relevant topics for themselves and their stakeholders. This strategic and methodological process has evolved to include both the impact of the company’s activities on society and the environment (inside-out), and the impact of ESG issues on the company itself (outside-in), incorporating the concept of double materiality.
The thesis then highlights the importance of integrating the materiality matrix into marketing strategies, as it allows companies to build authentic brands, strengthen consumer trust, and achieve long-term sustainable competitive advantage.
Finally, the thesis presents an empirical study in the fashion sector, aimed at measuring the level of relevance attributed to material topics by consumers. The results reinforce the idea that non-financial reporting, when effectively integrated, is a powerful resource for guiding business decisions with a sustainability-oriented approach.
In summary, the thesis shows how sustainability—through tools such as non-financial reporting and materiality analysis—becomes a real opportunity for companies to innovate, create long-lasting value, and build a future based on transparency and authenticity
Comportamento a fatica di componenti per compressori centrifughi con microdifetti in presenza di idrogeno
La tesi si propone di studiare l'effetto sulla vita a fatica che l'idrogeno e i microdifetti hanno su un acciaio ad alta resistenza. I livelli di caricamento studiati sono elevati, si rientra quindi nella fatica oligociclica e le prove sono pertanto eseguite in controllo di deformazione.
Con l'obbiettivo di definire un metodo che riduce i costi delle prove, si è deciso di utilizzare i provini Hollow che permettono la pressurizzazione interna del provino con il gas in esame. In questo modo si evitano prove eseguite in autoclave che oltre ad essere costose necessitano di sofisticati sistemi di sicurezza.
Dalle prove di fatica si sono ricavate le curve deformazione vs numero-di-cicli-a-rottura. Queste curve sono utili per determinare gli effetti di idrogeno e microdifetti sulla vita a fatica e permettono una migliore progettazione di componenti in acciaio che devono operare a contatto con l'idrogeno.
In ultimo sono stati studiati possibili modi per utilizzare i provini Hollow anche per misure di FCGR. In particolare non essendo possibile una misura diretta della lunghezza della cricca è stato necessario cercare, a partire da articoli in letteratura, un modo per eseguire una misura indiretta che avesse un'accuratezza sufficiente a rilevare lunghezze delle cricche intorno al millimetro.
The aim of this thesis is to study the effect of hydrogen and microdefects on the fatigue life of a high-strength steel. The loading levels investigated are high, thus falling within the low-cycle fatigue regime, and the tests were therefore conducted under strain control.
With the goal of developing a cost-reducing testing method, hollow specimens were chosen, as they allow internal pressurization with the test gas. This approach eliminates the need for autoclave testing, which is not only expensive but also requires sophisticated safety systems.
From the fatigue tests, strain vs. number-of-cycles-to-failure curves were obtained. These curves are useful for determining the effects of hydrogen and microdefects on fatigue life and support better design of steel components intended to operate in hydrogen environments.
Finally, possible ways to use hollow specimens for fatigue crack growth rate (FCGR) measurements were investigated. Since direct measurement of crack length is not feasible in this configuration, an indirect measurement method with sufficient accuracy to detect crack lengths around one millimeter was sought based on literature studies
Polymeric composites incorporating Near Infrared-responsive nanoparticles as antibacterial coatings for medical devices
Catheter is a widely used medical device including cardiovascular, urological, gastrointestinal, and neurovascular applications. When bacteria adhere to the surface of catheters, they form biofilms, making infections harder to treat and increasing the risk of sepsis and antibiotic resistance. In this study, the development of an innovative nanocomposite for antibacterial catheter coatings is described. To prepare this nanocomposite, Indium tin oxide (ITO) nanoparticles (NPs) were synthesized and incorporated into a Polydimethylsiloxane (PDMS) matrix using a cross-linking approach, with weight concentrations ranging from 0% to 5%. By using the ability of ITO to absorb infrared (IR) light, the composite creates localized surface plasmon resonance, which is supposed to kill bacteria adhered to the composite material by producing heat up to 90°C. Ultraviolet-visible–near-infrared (UV–vis–NIR) spectroscopy, Fourier transform infrared spectroscopy (FTIR), and Transmission electron microscopy (TEM) were used to characterize both the NPs and nanocomposites. FTIR analysis showed that apart from intensity, there was no extra peak for the nanocomposite as compared to PDMS alone. However, only the ITO NPs showed a metal oxide peak. UV–vis–NIR showed that 0% ITO sample exhibits the maximum transmittance across all wavelengths. With larger ITO concentrations, transmittance gradually decreases because of higher light absorption. Plain PDMS showed 80% transmission, whereas 1.5% ITO/PDMS yields the transmittance reduced to ~5%. The viable bacterial count was calculated in colony-forming units (CFU), showing a significant reduction to 38000 from 86000 in CFU for both irradiated nanocomposites compared to the inoculum. This result indicates that the warming effect of the lamp alone contributes to bacterial death. However, a much lower bacterial count was observed, 1000 CFU, in the 5% ITO samples compared to the 0% ITO samples, suggesting that NPs enhance bactericidal activity and improve antimicrobial performance. ANOVA analysis was used to confirm high reliability p-value of less than 0.001 which indicates the data is significant. Polymeric composites containing ITO nanoparticles were highlighted for their ability to generate heat through IR absorption, making them suitable for antibacterial coatings on medical devices
Recto, verso e contesto: i dipinti della Collezione Savoia al Museo nazionale di Palazzo Reale di Pisa
Il mio studio si inserisce nell’ambito degli studi sul collezionismo e, in particolare, della provenance research, con un focus sulla Collezione Savoia, uno dei nuclei più significativi del Museo Nazionale di Palazzo Reale di Pisa. Questa raccolta, costituitasi tra la fine dell’Ottocento e gli anni '30 del Novecento, riflette il gusto della committenza reale e il panorama artistico italiano dell’epoca.
La ricerca si è concentrata sull’analisi del verso delle tele per ricostruire la provenienza delle opere e comprendere le pratiche di acquisizione della collezione. Nella quasi totale assenza di documenti archivistici tradizionali, lo studio di etichette, timbri e annotazioni manoscritte ha permesso di aggiungere tasselli inediti alla storia della raccolta.
Fondamentale in questo processo è stata la redazione della tavola sinottica, che non è solo uno strumento di organizzazione dei dati, ma anche un mezzo di analisi critica. Essa ha consentito di mettere in relazione le informazioni materiali e documentarie, evidenziando connessioni, incongruenze e percorsi di ricerca ancora inesplorati. Oltre a restituire una panoramica dello stato dell’arte sulla conoscenza della collezione, la tavola sinottica ha rappresentato un passaggio metodologico chiave per la comprensione della sua evoluzione storica. Questo approccio ha contribuito a una più ampia valorizzazione della Collezione Savoia e ha rafforzato l’importanza di strumenti analitici strutturati nell’ambito degli studi sul collezionismo e sulla provenienza delle opere d’arte
Caratteristiche della comorbidità tra disturbo ossessivo-compulsivo e disturbo bipolare
Introduzione: Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) è un disturbo mentale comune che spesso causa grande sofferenza, con una compromissione significativa dell’adattamento familiare, lavorativo e sociale dei pazienti. Il disturbo ossessivo-compulsivo si presenta spesso in comorbilità con altre condizioni psicopatologiche, in particolare con il disturbo bipolare (DB). Questa comorbilità è tuttora oggetto di controversie e le sue esatte caratteristiche restano incerte. Non è chiaro se questa comorbilità indichi la presenza simultanea di due malattie separate o se indichi un sottotipo più grave di disturbo bipolare o disturbo ossessivo-compulsivo. Lo scopo di questo studio è quello di comprendere se, in un gruppo di soggetti affetti da disturbo ossessivo-compulsivo, la presenza di una comorbilità con disturbo bipolare, delinei un quadro clinico psicopatologico diverso che richieda specifiche strategie terapeutiche.
Metodi: Sono stati reclutati per questo studio un totale di 277 pazienti ambulatoriali con disturbo ossessivo-compulsivo che sono stati divisi in due gruppi, secondo la presenza o meno di comorbilità con disturbo bipolare, in accordo ai criteri del DSM-5. La gravità dei sintomi del disturbo ossessivo-compulsivo è stata valutata con la Yale-Brown Obsessive Compulsive Scale (Y-BOCS).
Risultati: Il nostro campione era composto da 168 (60.6%) uomini e 109 (39.4%) donne. La media dell’età di esordio era 18.84 anni, ma in alcuni casi un esordio prima dei 7 anni. I pazienti con un esordio infantile e/o un trauma perinatale presentavano una forma più grave del disturbo, con sintomi più marcati e un funzionamento peggiore. Su 277 pazienti, 105 (37.9%) soddisfaceva i criteri per il disturbo bipolare. Il gruppo con DOC-DB presentava un esordio tardivo, una progressione graduale e prolungata dei sintomi del disturbo ossessivo-compulsivo, caratterizzata da ossessioni o compulsioni inizialmente moderate e sporadiche che poi aumentavano gradualmente in frequenza e intensità, fino ad un decorso cronico.
È stata rilevata un'associazione statisticamente significativa tra la presenza di tratti OC di personalità e la comorbilità bipolare, suggerendo che la presenza dei primi è associata a una maggiore probabilità di avere comorbilità bipolare. Non sono state riscontrate differenze significative tra i due gruppi in termini di gravità dei sintomi, tipo di ossessioni e compulsioni, rischio di suicidio o uso di sostanze.
Per quanto riguarda il trattamento psicofarmacologico, come previsto, nel nostro campione, i farmaci più comunemente prescritti sono stati gli inibitori selettivi del reuptake della serotonina (SSRI) e la clomipramina. Considerando gli altri farmaci utilizzati, non sono state evidenziate differenze statistiche tra i due gruppi ad eccezione degli antipsicotici atipici, dei sali di litio e dell'acido valproico prescritti solo nella comorbilità bipolare. Questo dato è in accordo con l'uso clinico dei sali di litio, antipsicotici atipici e acido valproico come stabilizzatori dell'umore nella gestione del disturbo bipolare.
Conclusioni: La presenza della comorbilità del disturbo bipolare nel disturbo ossessivo-compulsivo sembra delineare una condizione specifica che presenta caratteristiche cliniche peculiari e necessita di approcci terapeutici personalizzati. Sono necessari ulteriori studi su campioni più ampi e, possibilmente, con un disegno longitudinale, per indagare meglio le differenze e le somiglianze tra DOC e DOC-DB per una migliore gestione clinica e terapeutica.
Introduction: Obsessive-compulsive disorder (OCD) is a common mental disorder that often causes great suffering, with significant impairment of family, work, and social adjustment of patients. OCD often occurs in comorbidity with other psychopathological conditions, in particular with bipolar disorder (BD). This comorbidity is still controversial and its exact characteristics remain uncertain. It is unclear whether this comorbidity indicates the simultaneous presence of two separate illnesses or whether it indicates a more severe subtype of bipolar disorder or obsessive-compulsive disorder. This study aims to understand whether, in a group of subjects affected by OCD, the presence of comorbidity with bipolar disorder outlines a different psychopathological clinical picture that requires specific therapeutic strategies. Methods: A total of 277 outpatients with obsessive-compulsive disorder were recruited for this study and were divided into two groups, according to the presence or absence of comorbidity with bipolar disorder, according to the DSM-5 criteria. The severity of obsessive-compulsive disorder symptoms was assessed with the Yale-Brown Obsessive Compulsive Scale (Y-BOCS).
Results: Our sample consisted of 168 (60.6%) men and 109 (39.4%) women. The mean age of onset was 18.84 years, but in some cases, it was an onset before 7 years. Patients with a childhood onset and/or perinatal trauma presented a more severe form of the disorder, with more marked symptoms and worse functioning. Of 277 patients, 105 (37.9%) met the criteria for bipolar disorder. The OCD-DB group had a late onset, gradual, and prolonged progression of OCD symptoms, characterized by initially moderate and sporadic obsessions or compulsions that gradually increased in frequency and intensity, until a chronic course.
A statistically significant association was found between the presence of OC personality traits and bipolar comorbidity, suggesting that the presence of the former is associated with a greater likelihood of having bipolar comorbidity. No significant differences were found between the two groups in terms of symptom severity, type of obsessions and compulsions, suicide risk, or substance use.
Regarding psychopharmacological treatment, as expected, in our sample, the most commonly prescribed drugs were selective serotonin reuptake inhibitors (SSRIs) and clomipramine. Considering the other drugs used, no statistical differences were highlighted between the two groups except for atypical antipsychotics, lithium salts, and valproic acid prescribed only in bipolar comorbidity. This data is in agreement with the clinical use of lithium salts, atypical antipsychotics, and valproic acid as mood stabilizers in the management of bipolar disorder.
Conclusions: The presence of bipolar disorder comorbidity in obsessive-compulsive disorder seems to outline a specific condition that presents peculiar clinical characteristics and requires personalized therapeutic approaches. Further studies on larger samples and, possibly, with a longitudinal design are needed to investigate better the differences and similarities between OCD and OCD-DB for better clinical and therapeutic management
Tenodesi extra-articolare laterale (LET): efficacia del trattamento in pazienti sottoposti a ricostruzione del legamento crociato anteriore
Le lesioni del legamento crociato anteriore (LCA) rappresentano uno degli infortuni più comuni tra gli atleti, con conseguenze che spesso compromettono il ritorno all’attività sportiva. Infatti, solo circa il 55% degli atleti sottoposti a ricostruzione del LCA riesce a tornare a competere allo stesso livello pre-infortunio e, in molti casi, queste lesioni possono rappresentare un fattore determinante nella conclusione della carriera sportiva.
L’impatto di queste lesioni è significativo non solo per il lungo periodo di inattività fisica e i costi medici elevati, ma anche per il rischio aumentato di osteoartrosi precoce, con conseguenti ripercussioni a lungo termine sulla funzionalità del ginocchio.
Sebbene la ricostruzione artroscopica del LCA (ACLR) sia ampiamente riconosciuta come trattamento di riferimento per il ripristino della stabilità del ginocchio, fino al 20% dei pazienti continua a manifestare una persistente instabilità rotatoria, evidenziabile clinicamente tramite test di pivot-shift positivo o sensazione soggettiva di insicurezza articolare.
Per migliorare il controllo della stabilità rotatoria, sono state sviluppate diverse strategie chirurgiche, tra cui la tenodesi extra-articolare laterale (LET). In passato, la LET è stata utilizzata come tecnica isolata per il trattamento delle lesioni del LCA, ma è stata progressivamente abbandonata poiché non garantiva risultati soddisfacenti nel controllo della traslazione anteriore della tibia. Negli ultimi anni, tuttavia, l’interesse per la LET è cresciuto, non più come trattamento autonomo, ma come procedura complementare alla ricostruzione intra-articolare del LCA, soprattutto nei pazienti con elevato rischio di instabilità rotatoria residua. Recenti evidenze suggeriscono che l’aggiunta della LET alla ACLR possa ridurre il tasso di pivot-shift postoperatorio, migliorando la stabilità dinamica del ginocchio e proteggendo il graft intra-articolare da eccessive sollecitazioni torsionali, con una conseguente riduzione del rischio di ri-rottura.
Nonostante i potenziali benefici, l’uso routinario della LET nelle ricostruzioni primarie del LCA rimane oggetto di dibattito, a causa della possibile maggiore morbilità, dell’allungamento dei tempi operatori e del rischio di alterazioni biomeccaniche dovute a un’eccessiva tensione dell’innesto. Per minimizzare questi rischi, sono state proposte diverse varianti tecniche, che si distinguono per la sede di fissazione dell’innesto e il grado di tensionamento.
Questo studio si propone di valutare gli outcome clinici e funzionali nei pazienti sottoposti a ricostruzione primaria del LCA associata a LET presso la nostra clinica. L’ipotesi alla base dello studio è che la combinazione ACLR + LET possa ripristinare la stabilità anteriore e rotatoria del ginocchio a livelli sovrapponibili a quelli del ginocchio sano, migliorando la performance biomeccanica e riducendo il rischio di instabilità residua.
Per ottenere un’analisi completa, sono stati adottati due approcci di valutazione. Da una parte è stata prevista un’analisi soggettiva basata su questionari standardizzati, tra cui il KOOS (Knee Injury and Osteoarthritis Outcome Score), la Lysholm Knee Scoring Scale, il Tegner Activity Scale e l’AKPS (Anterior Knee Pain Scale). Poi, per analizzare con un approccio oggettivo, i pazienti si sono sottoposti a test funzionali, come lo Y-Balance Test per valutare la stabilità dinamica, e ad esami strumentali con l’impiego dell’accelerometro KiRA, un dispositivo in grado di misurare con precisione la traslazione tibiale nei test di Lachman e Pivot-shift.
Il principale risultato emerso dal presente studio è che l’integrazione della tenodesi extra-articolare laterale alla ricostruzione primaria intra-articolare del legamento crociato anteriore ha dimostrato di garantire outcome clinici e funzionali soddisfacenti in tutti i pazienti trattati.
Tale evidenza è supportata sia dall’elevato grado di soddisfazione riportato dai pazienti che dai risultati ottenuti nei test strumentali e funzionali, confermando il recupero della funzionalità del ginocchio operato.
Poiché il disegno dello studio e la dimensione del campione analizzato non consentono di raggiungere un elevato livello di evidenza scientifica, saranno necessari studi prospettici su casistiche più ampie per confermare ulteriormente l’efficacia e l’appropriatezza di questa tecnica nella pratica clinica.
Anterior cruciate ligament (ACL) injuries are among the most common injuries in athletes, often leading to significant consequences that hinder the return to sports activity. In fact, only approximately 55% of athletes who undergo ACL reconstruction (ACLR) are able to return to competition at the same pre-injury level, and in many cases, such injuries contribute to the premature termination of athletic careers.
The impact of ACL injuries is substantial not only due to the prolonged period of physical inactivity and high medical costs but also because of the increased risk of early-onset osteoarthritis, which can have long-term repercussions on knee functionality. While arthroscopic ACL reconstruction is widely recognized as the gold standard for restoring knee stability, up to 20% of patients continue to experience persistent rotational instability, which can be clinically detected through a positive pivot-shift test or subjective sensations of knee insecurity.
To improve rotational stability, various surgical strategies have been developed, including lateral extra-articular tenodesis (LET). Historically, LET was used as an isolated technique for treating ACL injuries; however, it was gradually abandoned due to its inability to effectively control anterior tibial translation. In recent years, interest in LET has been renewed, not as a standalone treatment but as a complementary procedure to intra-articular ACL reconstruction, particularly in patients at high risk of persistent rotational instability. Recent evidence suggests that adding LET to ACLR may help reduce postoperative pivot-shift rates, enhance dynamic knee stability, and protect the intra-articular graft from excessive torsional stress, thereby reducing the risk of graft failure or re-rupture.
Despite its potential benefits, the routine use of LET in primary ACL reconstruction remains a topic of debate due to concerns about increased surgical morbidity, prolonged operative time, and potential biomechanical alterations caused by excessive graft tensioning. To minimize these risks, various technical modifications have been proposed, differing in graft fixation sites and tensioning methods.
This study aims to evaluate the clinical and functional outcomes of patients who underwent primary ACL reconstruction combined with LET at our institution. The underlying hypothesis is that ACLR + LET can restore anterior and rotational knee stability to levels comparable to the uninjured knee, improving biomechanical performance and reducing the risk of residual instability.
To achieve a comprehensive analysis, two evaluation approaches were adopted. First, a subjective assessment was conducted using standardized patient-reported outcome measures (PROMs), including the Knee Injury and Osteoarthritis Outcome Score (KOOS), Lysholm Knee Scoring Scale, Tegner Activity Scale, and Anterior Knee Pain Scale (AKPS). Second, an objective assessment was performed through functional tests, such as the Y-Balance Test to assess dynamic stability, and instrumental examinations using the KiRA accelerometer, a device capable of accurately measuring tibial translation in the Lachman and pivot-shift tests.
The primary finding of this study is that integrating lateral extra-articular tenodesis into primary intra-articular ACL reconstruction has demonstrated satisfactory clinical and functional outcomes in all treated patients.
This evidence is supported by both the high level of patient-reported satisfaction and the results obtained in functional and instrumental tests, confirming the successful restoration of knee function.
Given the study design and the limited sample size, which do not allow for a high level of scientific evidence, further prospective studies with larger cohorts will be necessary to validate the efficacy and clinical applicability of this technique