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Studio osservazionale della relazione tra trattamento ortodontico e indici di infiammazione in pazienti adolescenti: focus sui movimenti intrusivi ed estrusivi
Il presente studio osservazionale ha indagato la relazione tra trattamento ortodontico e indici di infiammazione in pazienti adolescenti, con particolare attenzione ai movimenti intrusivi ed estrusivi. Sono stati inclusi 18 soggetti di età superiore ai 15 anni, in trattamento o in contenzione ortodontica. Per ciascun paziente sono stati raccolti e analizzati i parametri di Full Mouth Bleeding Score (FMBS), Full Mouth Plaque Score (FMPS) e Periodontal Screening Record (PSR). L'analisi dei casi clinici ha confermato come la risposta tissutale degli adolescenti sia favorevole e che, in assenza di patologie sistemiche e con un adeguato controllo dell'igiene orale, i movimenti ortodontici intrusivi ed estrusivi non comportano un incremento significativo degli indici di infiammazione
Assessing bone fragility in systemic sclerosis: interim results of the "ScleroBone" multicentric study
Osteoporosis (OP) and fragility fractures pose a significant public health challenge, contributing to elevated morbidity, mortality, and substantial economic burden on the National Healthcare System. Systemic sclerosis (SSc), a chronic autoimmune disorder characterized by fibrosis, vasculopathy, and systemic inflammation, is associated with several systemic complications and can affect the musculoskeletal system. However, national data on the prevalence of OP and fragility fractures in SSc patients remain scarce, and evidence concerning their causative factors is inconsistent. The "Sclerobone" study seeks to address these knowledge gaps through a retrospective analysis of data from a large cohort of SSc patients, facilitated by collaboration across multiple Italian centers. The onset of OP and its resultant fractures significantly impairs SSc patients' quality of life and functional capacity. Consequently, identifying predisposing factors is critical to implementing targeted and effective preventive strategies in this population of patients
Stereo matching FPGA acceleration for two-sensor industrial camera
Stereoscopy is a computer vision technique that enables the estimation of scene depth. This technique has attracted significant attention due to its possible application in autonomous driving, 3D reconstruction, and robot navigation. The fundamental principle of stereoscopy is to capture images of the same scene using two cameras, positioned similarly to human eyes. In this work, after introducing the basic geometry underlying depth estimation, we provide an overview of the taxonomy and current state of the art of stereo matching algorithms. Then, the selected algorithm for FPGA implementation is presented, followed by a detailed description of the hardware design. Finally, the results obtained are discussed and potential directions for future improvements are outlined in the conclusion
Il ritiro sociale in età evolutiva: basi temperamentali e configurazioni sintomatologiche - uno studio osservazionale
Il ritiro sociale si configura come una forma di auto-esclusione volontaria e protratta nel tempo, caratterizzata da un allontanamento progressivo o improvviso dalle interazioni sociali. Tale condizione, secondo le attuali definizioni, deve persistere per almeno sei mesi e può manifestarsi con intensità variabile: da una graduale riduzione dei contatti sociali fino a un isolamento totale, spesso vissuto all’interno della propria stanza. Questo comportamento può rappresentare l’espressione clinica di disturbi psichiatrici sottostanti – in particolare dell’area affettiva o ansiosa – oppure configurarsi come un quadro autonomo, non necessariamente associato ad altra psicopatologia. In questi casi si parla di forme primarie di ritiro sociale, per le quali è comunemente utilizzato il termine giapponese “Hikikomori”, impiegato soprattutto per indicare le manifestazioni più estreme del fenomeno. Lo studio in questione si propone l’obiettivo di determinare le caratteristiche epidemiologiche e cliniche di un campione non soggetto a randomizzazione, costituito da 35 pazienti, di età compresa tra i 12 e i 18 anni, di cui sono stati raccolti consecutivamente, in forma anonima, i dati da febbraio 2024 a ottobre 2025 presso l’Unità di Psicofarmacologia e Psichiatria dell’età evolutiva (UOC2) dell’Istituto IRCCS Fondazione Stella Maris, con sintomatologia compatibile a ritiro sociale. Questi pazienti sono stati sottoposti ad assessment clinico-diagnostico iniziale tramite raccolta anamnestica e colloqui specifici neuropsichiatrici, nonché ad una batteria di test standardizzata compilati in parte dal paziente stesso e in parte dal genitore al fine di indagare l’assetto psicopatologico ed eventuali sottotipizzazioni sindromiche alla base del quadro clinico. A circa 4-6 mesi dal primo assessment valutativo, dopo aver impostato una terapia caratterizzata da follow-up neuropsichiatrico, trattamento riabilitativo (psicoterapeutico o psicoeducativo) e/o psicofarmacoterapia, in 15 pazienti è stata ripetuta una valutazione clinica longitudinale per valutare l’andamento clinico nonché il configurarsi di determinate traiettorie evolutive. In continuità con altri studi condotti su coorti di pazienti in età evolutiva (Hamasaki et al., 2020; Hamasaki et al., 2022; Tolomei et al., 2023), il presente lavoro si è posto l’obiettivo di indagare l’eventuale presenza di substrati temperamentali o personologici che possano rappresentare fattori predittivi o favorenti lo sviluppo di forme psicopatologiche associate al ritiro sociale. L’analisi dei dati socio-demografici ha restituito un profilo del campione in linea con quanto riportato dalla letteratura, evidenziando una netta prevalenza di soggetti di sesso maschile. Al contrario, l’età di esordio del ritiro sociale risulta tendenzialmente inferiore rispetto a quanto documentato in studi precedenti. Nel presente studio non sono emerse evidenze di 'forme primarie' di ritiro sociale, in quanto tutti i pazienti hanno ricevuto una diagnosi formale secondo i criteri nosografici del DSM-5. A sostegno di questa ipotesi, si rileva che il 66,67% dei pazienti rivalutati a 4-6 mesi ha mostrato una remissione completa o parziale del ritiro sociale. Tuttavia, nel sottogruppo valutato a T1, non si sono osservate variazioni significative nei punteggi CGI, CGAS né nelle manifestazioni ansioso-depressive, suggerendo che il miglioramento del ritiro non fosse necessariamente associato a un cambiamento clinico globale che poteva invece derivare alla presenza di un disturbo psichiatrico in comorbidità e non andato incontro a remissione. Per quanto concerne i tratti temperamentali sottostanti, alcune dimensioni sono risultate fortemente correlate a variabili legate al ritiro sociale. Il campione ha mostrato profili temperamentali di base relativamente omogenei, pur in presenza di una certa variabilità interindividuale. Questo dato suggerisce che nessun fattore innato possa essere considerato di per sé causativo del ritiro sociale. È più plausibile ipotizzare che fattori ambientali agiscano modulando vulnerabilità premorbose individuali, secondo una prospettiva patoplastica fondata sulla plasticità sinaptica. Il ritiro sociale emerso dallo studio si configura come il risultato dell’interazione complessa di fattori predisponenti e causali, che concorrono e co-occorrono nella genesi del fenomeno. Non si tratta di una condizione facilmente inquadrabile all’interno di un sistema categoriale diagnostico, ma piuttosto di un quadro eterogeneo e dinamico che, pur mostrando tratti di cronicità, può presentare margini di rimodulazione e cambiamento nel tempo. A causa della limitata numerosità del campione, non è stato possibile condurre analisi inferenziali in grado di stabilire con certezza il ruolo predittivo di specifici fattori rispetto al miglioramento sintomatologico. Sarà pertanto auspicabile che studi futuri, a partire dai dati preliminari emersi dal presente lavoro, possano approfondire e ampliare tali evidenze, al fine di individuare possibili traiettorie evolutive e sottotipi clinici. Questo rappresenterebbe un passo importante verso una più accurata definizione di interventi terapeutici mirati e personalizzati
L'obesità infantile: prevenzione tra alimentazione, cultura e famiglia
L'obesità infantile rappresenta una delle principali e più complesse sfide per la salute pubblica del nostro tempo, configurandosi come la più diffusa epidemia non infettiva a livello globale. Questa analisi affronta il fenomeno in modo multifattoriale, superando la visione riduttiva di un semplice squilibrio energetico per esplorare l'intricata interazione di fattori biologici, psicologici, familiari, ambientali e socioculturali che contribuiscono alla sua insorgenza. La dimensione del problema è resa tangibile dai dati epidemiologici, che evidenziano una situazione allarmante sia a livello globale sia in contesti specifici come la Regione Campania, dove i tassi di eccesso ponderale raggiungono livelli critici. La radice del problema risiede in un ambiente obesogeno pervasivo, che favorisce attivamente l'aumento di peso attraverso radicali trasformazioni delle abitudini alimentari, dominate da un consumo crescente di cibi ultra-processati, e la diffusione di stili di vita sedentari, caratterizzati da un eccessivo tempo trascorso davanti agli schermi. La biologia innata del bambino, che lo predispone a preferire sapori dolci come meccanismo di sopravvivenza, viene oggi sfruttata da un marketing alimentare aggressivo che mira a creare dipendenza attraverso combinazioni studiate di zuccheri, grassi e sale. In questo contesto, la famiglia assume un ruolo ambivalente: da un lato è il primo luogo di educazione, dall'altro può diventare fonte di disagio psico-emotivo, dove il cibo assume una funzione consolatoria (emotional eating) e dove spesso manca una corretta percezione dello stato ponderale del figlio.
Le conseguenze di questa condizione si estendono ben oltre l'aspetto fisico. Accanto alla comparsa precoce di comorbidità un tempo considerate "da adulti" — come diabete di tipo 2, ipertensione e steatosi epatica non alcolica — emergono con forza le conseguenze psicosociali, spesso le più dolorose. Lo stigma, il bullismo, la bassa autostima e l'ansia generano un circolo vizioso in cui il malessere interiore alimenta comportamenti alimentari disfunzionali, aggravando la condizione fisica e compromettendo lo sviluppo emotivo e sociale del bambino. Di fronte a un quadro così complesso, gli approcci tradizionali basati su diete restrittive si dimostrano inefficaci e controproducenti. È necessario un cambio di paradigma verso un approccio multidisciplinare e integrato, centrato sulla persona. La strategia d'elezione diventa la Riabilitazione Psico-Nutrizionale, un percorso non prescrittivo che mira a ricostruire un rapporto sano con il cibo e con il corpo. L'obiettivo non è il raggiungimento di un peso ideale imposto, ma la promozione dell'autonomia e dell'ascolto dei segnali interni di fame e sazietà. Strumenti innovativi come il Training di Familiarizzazione con il Cibo, i Laboratori Sensoriali e le tecniche di Mindfulness diventano fondamentali per educare il bambino e la famiglia a una maggiore consapevolezza, superando la selettività e la fame emotiva.
L'arma più potente resta tuttavia la prevenzione, da attuare su più livelli. A partire dall'importanza cruciale dei primi 1000 giorni di vita, finestra insostituibile per la programmazione metabolica, passando per il ruolo educativo della famiglia come modello positivo (modeling) e della scuola come luogo di educazione esperienziale. La prevenzione deve infine estendersi al contesto sociale, attraverso politiche di pianificazione urbanistica che favoriscano il movimento e misure sanitarie che promuovano un ambiente di scelta più sano. In conclusione, la lotta all'obesità infantile si vince non combattendo il cibo, ma combattendo l'inconsapevolezza e la disinformazione. La soluzione a lungo termine risiede nell'alfabetizzazione nutrizionale e nell'empowerment di bambini e genitori, fornendo loro gli strumenti per diventare protagonisti attivi della propria salute, in un percorso che unisce benessere fisico, equilibrio emotivo e serenità relazionale.
Childhood obesity represents one of the main and most complex public health challenges of our time, establishing itself as the most widespread non-communicable epidemic globally. This analysis addresses the phenomenon in a multifactorial way, moving beyond the reductionist view of a simple energy imbalance to explore the intricate interplay of biological, psychological, familial, environmental, and sociocultural factors that contribute to its onset. The scale of the problem is made tangible by epidemiological data, which highlight an alarming situation both globally and in specific contexts like the Campania Region in Italy, where rates of excess weight reach critical levels. The root of the problem lies in a pervasive obesogenic environment, which actively promotes weight gain through radical transformations in dietary habits, dominated by a growing consumption of ultra-processed foods, and the spread of sedentary lifestyles characterized by excessive screen time. The innate biology of children, which predisposes them to prefer sweet tastes as a survival mechanism, is now exploited by aggressive food marketing aimed at creating addiction through studied combinations of sugars, fats, and salt. In this context, the family plays an ambivalent role: on one hand, it is the primary place of education; on the other, it can become a source of psycho-emotional distress, where food takes on a comforting function (emotional eating) and where a correct perception of the child's weight status is often lacking. The consequences of this condition extend far beyond the physical aspect. Alongside the early onset of comorbidities once considered "for adults"—such as type 2 diabetes, hypertension, and non-alcoholic fatty liver disease—the psychosocial consequences emerge forcefully, often being the most painful. Stigma, bullying, low self-esteem, and anxiety create a vicious cycle in which internal distress fuels dysfunctional eating behaviors, worsening the physical condition and compromising the child's emotional and social development. Faced with such a complex picture, traditional approaches based on restrictive diets prove to be ineffective and counterproductive. A paradigm shift is necessary, moving towards a multidisciplinary and integrated approach centered on the individual. The strategy of choice becomes Psycho-Nutritional Rehabilitation, a non-prescriptive path aimed at rebuilding a healthy relationship with food and the body. The goal is not to achieve an imposed ideal weight but to promote autonomy and the listening of internal signals of hunger and satiety. Innovative tools such as Food Familiarization Training, Sensory Laboratories, and Mindfulness techniques become fundamental for educating the child and the family toward greater awareness, overcoming selectivity and emotional eating. However, the most powerful weapon remains prevention, to be implemented on multiple levels. It starts with the crucial importance of the first 1000 days of life, an irreplaceable window for future metabolic programming, and continues with the educational role of the family as a positive model (modeling) and the school as a place for experiential education. Prevention must finally extend to the social context, through urban planning policies that encourage movement and health measures that promote a healthier choice environment.
In conclusion, the fight against childhood obesity is won not by fighting food, but by fighting unawareness and misinformation. The long-term solution lies in the nutritional literacy and empowerment of children and parents, providing them with the tools to become active protagonists of their own health, in a journey that combines physical well-being, emotional balance, and relational serenity
Infiammazione gengivale in pazienti in età evolutiva: studio osservazionale.
L’infiammazione gengivale in età pediatrica è un quadro clinico di frequente riscontro. Si tratta di una situazione reversibile e non distruttiva, il cui picco di incidenza si osserva nel periodo della pubertà, ma con un andamento più o meno costante nelle varie fasce di età (pediatrica e adolescenziale).
La gengivite rappresenta la forma più comune e più lieve di malattia parodontale, in quanto si verifica senza perdita di attacco o di osso. L 'insorgenza di questa patologia è legata all'aumentata risposta infiammatoria nei confronti del biofilm batterico e sembra essere attribuibile ad un'alterata microflora orale oltre che a cambiamenti ormonali. Tuttavia, la gengivite può anche essere associata ad altre condizioni come patologie sistemiche, eruzione o caduta dei denti e trattamento ortodontico.
Al contrario, la perdita di attacco parodontale e di osso alveolare, segni quindi di malattia parodontale, hanno generalmente un’incidenza piuttosto bassa in questa fascia di età.
Alcuni tipi di lesioni parodontali si riscontrano in pazienti con malattie sistemiche, ma, in alcuni casi, possono essere presenti in forma aggressiva già in pazienti pediatrici senza un fattore eziologico definito.
Nonostante la minore prevalenza, i pazienti pediatrici devono comunque essere monitorati dal punto di vista parodontale attraverso esami di routine durante il controllo odontoiatrico. La letteratura sottolinea l'importanza della prevenzione, della diagnosi precoce e del trattamento precoce delle malattie parodontali nei bambini e negli adolescenti per vari motivi:
• la malattia parodontale incipiente nei bambini può evolvere in malattie parodontali avanzate negli adulti,
• le popolazioni a rischio possono essere identificate e inserite in un programma speciale di prevenzione o trattamento,
• la prevenzione e il trattamento della maggior parte delle malattie parodontali sono relativamente semplici e molto efficaci, fornendo benefici per tutta la vita.
La diagnosi delle lesioni parodontali prevede, in base all'età, l'esecuzione di esami radiologici (bite-wing o radiografie periapicali) per la valutazione dei difetti ossei e la valutazione dello stato parodontale mediante sondaggio con sonda parodontale millimetrata per valutare la profondità delle tasche e l'insorgenza di infiammazione gengivale. Tuttavia, ad oggi, non è ancora chiara l'accuratezza delle radiografie panoramiche e intraorali nella diagnosi dei difetti ossei parodontali nei soggetti pediatrici e gli studi presenti spesso risultano contrastanti tra loro nei risultati ottenuti.
Il trattamento delle malattie parodontali nei bambini e negli adolescenti dipende dall'estensione delle lesioni e comprende terapie non chirurgiche o chirurgiche, terapie antibiotiche e controllo del biofilm batterico orale.
Lo scopo del presente studio è stato quello di andare a valutare la prevalenza dell'infiammazione gengivale e dei difetti ossei parodontali nei pazienti pediatrici, avvalendosi di un esame clinico dove sono stati registrati i parametri del sanguinamento al sondaggio (BOP), la profondità di sondaggio delle tasche (PPD), la perdita di attacco clinico (CAL) e lo screening con registrazione
parodontale (PSR) a carico dei primi molari permanenti.
E’ stata valutata anche l’intensità del dolore sperimentato durante il sondaggio parodontale, somministrando due scale di valutazione ai pazienti e sono state eseguite radiografie bite-wings e ortopantomografie dove sono state eseguite le misurazioni del livello di osso nei vari siti interessati.
Infine, è stato eseguito un confronto tra le misurazioni radiografiche ottenute nelle bite-wing e nelle ortopantomografie.
Gingival inflammation in children is a frequently encountered clinical picture. This is a reversible and non-destructive situation, whose peak incidence is observed in the period of puberty, but with a more or less constant trend in the various age groups (pediatric and adolescent).
Gingivitis is the most common and mildest form of periodontal disease, as it occurs without loss of attachment or bone. The onset of this disease is linked to the increased inflammatory response to the bacterial biofilm and seems to be attributable to an altered oral microflora as well as hormonal changes. However, gingivitis can also be associated with other conditions such as systemic pathologies, eruption or loss of teeth, and orthodontic treatment.
On the contrary, the loss of periodontal attachment and alveolar bone, therefore signs of periodontal disease, generally have a rather low incidence in this age group.
Some types of periodontal lesions are found in patients with systemic diseases, but, in some cases, they can be present in an aggressive form already in pediatric patients without a defined etiological factor.
Despite the lower prevalence, pediatric patients still need to be monitored from a periodontal point of view through routine examinations during dental check-up. The literature emphasizes the importance of prevention, early detection and early treatment of periodontal diseases in children and adolescents for various reasons:
• incipient periodontal disease in children can progress to advanced periodontal disease in adults,
• populations at risk can be identified and included in a special prevention or treatment programme,
• the prevention and treatment of most periodontal diseases are relatively simple and very effective, providing lifelong benefits.
The diagnosis of periodontal lesions involves, based on age, the performance of radiological examinations (bite-wing or periapical radiographs) for the evaluation of bone defects and the evaluation of periodontal status by probing with a millimeter periodontal probe to assess the depth of the pockets and the onset of gingival inflammation. However, to date, the accuracy of panoramic and intraoral radiographs in the diagnosis of periodontal bone defects in pediatric subjects is still unclear and the studies present are often conflicting with each other in the results obtained.
Treatment of periodontal disease in children and adolescents depends on the extent of the lesions and includes non-surgical or surgical therapies, antibiotic therapies, and control of oral bacterial biofilm.
The aim of the present study was to evaluate the prevalence of gingival inflammation and periodontal bone defects in pediatric patients, using a clinical examination where the parameters of bleeding on probing (BOP), probing depth of pockets (PPD), loss of clinical attachment (CAL) and screening with registration were recorded
periodontal (PSR) affecting the first permanent molars.
The intensity of pain experienced during periodontal probing was also assessed, administering two rating scales to patients and bite-wings and orthopantomographs were performed where measurements of the bone level were performed in the various sites involved.
Finally, a comparison was made between the radiographic measurements obtained in bite-wings and orthopantomographies
Il marmo di Carrara tra XI e XII secolo: dinamiche produttive, circolazione e contesti d’impiego
Il progetto si propone di affrontare lo studio delle opere scultoree e delle architetture in marmo di Carrara realizzate tra la fine dell’XI secolo e la metà del XII secolo, valorizzandone la storia produttiva, così da analizzare il processo di riapertura delle cave carrarine nel pieno Medioevo. Il progetto inizierà da una circoscrizione storico e geografica della problematica, procedendo attraverso i manufatti con un approccio il più possibile multidisciplinare . Il litotipo preso in esame è il marmo di Carrara, la cui fortuna si radica in età romana e che in epoca medievale conosce nuove dinamiche di impiego, commercio e rielaborazione simbolica. L’arco cronologico considerato spazia dall’XI al XII secolo, tentando di coprire il periodo che segna la ripresa dell’attività edilizia e scultorea in area tirrenica. Il contesto geografico gravita intorno a Carrara, centro nevralgico della produzione marmifera, a cui si aggiunge l’area della Lunigiana storica, che originariamente copriva tutto il nord ovest della Toscana, estendendosi infine alle porte di Genova, dove le prime attestazioni di impiego di marmo lunense testimoniano la precoce integrazione di quest’area nelle reti commerciali del Mediterraneo
L'evoluzione normativa della valutazione delle partecipazioni, dal Codice di commercio al contesto attuale.
La disciplina delle partecipazioni societarie è stata profondamente modificata nel corso degli anni, soprattutto per effetto della IV direttiva CEE. Nel contesto attuale si vanno a distinguere due tipologie di partecipazioni, sulla base della destinazione economica data ad esse dagli amministratori, che sono assoggettate a due diverse discipline: una più idonea a rappresentare gli investimenti aventi una finalità speculativa, e quindi non destinati a permanere nel portafoglio della società, ed una più idonea a rappresentare gli investimenti aventi una finalità strategica, caratterizzati dalla cointeressenza nel patrimonio della partecipata e nel suo risultato di esercizio
La Corporate Social Responsibility nel settore lapideo: casi studio
L'argomento dell'elaborato è la Responsabilità Sociale D'azienda, ovvero l'assunzione di responsabilità da parte delle imprese per i propri impatti sulla società e sull'ambiente. La domanda di ricerca che ha guidato lo studio è stata quella di comprendere come le aziende del settore lapideo assolvessero alla loro responsabilità sociale, con lo scopo di valutare l'impegno delle aziende a vantaggio della società, rendendo più evidenti le attività svolte a beneficio del territorio, per ridurre la distanza tra comunità ed imprese. Questa tesi si propone di analizzare l'applicazione della CSR nel contesto di Carrara, non solo dal punto di vista teorico, ma andando sul territorio a guardare da vicino i risultati ottenuti dalle imprese del marmo nelle loro azioni prosociali. Lo strumento utilizzato è stato quello dell'intervista semistrutturata a domande aperte, somministrata ad esponenti che operano nel settore: Carrara Marble Way, Fondazione Marmo. e Guglielmo Vennai S.P.A.. Per rispondere alla domanda di ricerca sono stati redatti tre capitoli: il primo aiuta a definire la CSR e illustra le origini del concetto e le varie teorie e definizioni. Nel secondo è stato descritto il settore del marmo mettendo in luce l'origine geologica del marmo di Carrara e la sua storia. Nel terzo capitolo è stata analizzata l'attività e le varie azioni prosociali del settore infine è stato presentato un caso studio in cui si illustra quale sia la CSR delle imprese del settore estrattivo.
The topic of the paper is Corporate Social Responsibility, i.e. the assumption of responsibility by companies for their impacts on society and the environment. The research question that guided the study was to understand how companies in the stone sector fulfilled their social responsibility, with the aim of evaluating the companies' commitment to the benefit of society, making the activities carried out for the benefit of the territory more evident, to reduce the distance between communities and businesses. This thesis aims to analyze the application of CSR in the context of Carrara, not only from a theoretical point of view, but by looking closely at the results obtained by marble companies in their prosocial actions. The tool used was that of the semi-structured interview with open questions, administered to representatives working in the sector: Carrara Marble Way, Fondazione Marmo. and Guglielmo Vennai SPA. To answer the research question, three chapters have been drawn up: the first helps to define CSR and illustrates the origins of the concept and the various theories and definitions. In the second, the marble sector was described, highlighting the geological origin of Carrara marble and its history. In the third chapter, the activity and various prosocial actions of the sector were analyzed and finally, a case study was presented which illustrates the CSR of companies in the extractive sector
Il business model e l'intelligenza artificiale nel settore della robotica: casi studio
Lo scopo dell’elaborato è quello di comprendere come si presentano alcune startup operanti nel campo della robotica italiana e in che modo l’adozione di sistemi di intelligenza artificiale possa variare la struttura del Business Model Canvas di queste realtà emergenti.
La tesi si sviluppa principalmente su tre capitoli.
Il primo è suddiviso in due parti: da un lato si analizza il concetto di business model e le sue diverse sfaccettature, dall'altro si affronta il tema dell’intelligenza artificiale come fenomeno in costante evoluzione.
Nel secondo capitolo si esamina il settore della robotica prima a livello globale e poi nel contesto nazionale.
Infine, il terzo capito ha il compito di descrivere la ricerca effettuata ed i risultati raggiunti.
The purpose of this paper is to understand how some startups operating in the field of Italian robotics present themselves and how the adoption of artificial intelligence systems can change the structure of the Business Model Canvas of these emerging realities.
The thesis is divided into three main chapters.
The first is divided into two parts: on the one hand, it analyzes the concept of business models and their various facets, and on the other, it addresses the topic of artificial intelligence as a constantly evolving phenomenon.
The second chapter examines the robotics sector, first at a global level and then in the national context.
Finally, the third chapter describes the research carried out and the results achieved