University of Pisa

Electronic Thesis and Dissertation Archive - Università di Pisa
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    62966 research outputs found

    Progettazione e sviluppo di un Accounting Data Mart per un'azienda del settore Fashion Luxury

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    Il seguente componimento riguarda la creazione di un data mart per il reparto Finance di una azienda Fashion Luxury. Gli argomenti principali trattati sono il porting dei dati in un Data Hub e la creazione del Mart a partire dai dati forniti da sorgente SAP ed Excel che riguardano, unified ledger, OPEX, profit and loss e creazione di dashboarding per l'accounting mediante Tableau

    Valutazione di stabilità degli alberi del giardino della Caserma Mameli di Pisa e proposte progettuali per la riqualificazione

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    RIASSUNTO Nel contesto del verde urbano, la valutazione della stabilità degli alberi e la progettazione del verde, si configurano come due importanti strumenti per consentire, da un lato, la cura e la sicurezza delle alberature cittadine, dall’altro, orientare in modo sostenibile e funzionale la realizzazione degli spazi verdi. Il caso studio affrontato in questo lavoro di tesi riguarda la valutazione delle condizioni di stabilità degli alberi a dimora nel giardino della Caserma Mameli di Pisa e, successivamente, lo sviluppo di due proposte progettuali per la sua riqualificazione. La valutazione di stabilità ha interessato n° 15 esemplari arborei (n° 1 Cupressus arizonica Greene, n° 4 Cedrus deodara G. Don, n° 10 Pinus pinea L.), esaminati tramite metodologia Visual Tree Assessment (VTA) e prove di trazione (pulling test con Dynatim). Al termine dell’indagine, a ogni esemplare è stata attribuita una Classe di Propensione al Cedimento (CPC), che definisce, laddove necessario, prescrizioni e interventi colturali. In merito alle due proposte di riqualificazione, è stata condotta un’analisi delle criticità e potenzialità del sito, comprensiva della verifica dell’utenza che ha accesso all'area. Il processo di progettazione ha privilegiato soluzioni economiche, facili da gestire, rispettose dei criteri paesaggistici e conformi ai vincoli normativi. I risultati delle prove di trazione, con Ss e/o Sr ≤ 150% in 10 esemplari (Ss: fattore di Sicurezza statica; Sr: fattore di Sicurezza alla rottura), uniti alle analisi visive e alla valutazione dei potenziali bersagli di caduta presenti nell’area, hanno portato a collocare tutte le piante esaminate nella CPC “D - Estrema”, che ne prevede l’abbattimento. Nei due progetti elaborati, la prima proposta mantiene disegno e volumi originali del giardino, con un approccio conservativo; la seconda modifica una parte significativa dell’area verde per realizzare un parcheggio. Entrambe prevedono il rinnovo di vegetazione, cordoli, pavimentazioni e sedute. Il confronto dei computi metrici, infine, ha evidenziato costi più elevati per la seconda proposta, dovuti alla maggiore entità delle trasformazioni previste. ABSTRACT In the context of urban green spaces, tree stability assessment and green space design represent two essential tools: on one hand, to ensure the care and safety of urban trees; on the other, to guide the sustainable and functional development of open spaces. The case study addressed in this thesis focuses on the assessment of tree stability within the garden of the Mameli Barracks in Pisa, followed by the development of two design proposals for its redevelopment. The stability evaluation involved n° 15 tree specimens (n° 1 Cupressus arizonica Greene, n° 4 Cedrus deodara G. Don, n° 10 Pinus pinea L.), examined using the Visual Tree Assessment (VTA) method and pulling tests (with Dynatim). At the end of the analysis, each specimen was assigned a Failure Propensity Class (CPC), which determines, where necessary, the required management interventions. Regarding the two redevelopment proposals, a critical analysis of the site’s constraints and potentials was carried out, including the verification of its users. The design process prioritized cost-effective, low-maintenance solutions that respect landscape criteria and comply with regulatory constraints. The results of the pulling tests, with Ss and/or Sr ≤ 150% in 10 specimens (Ss: Static Safety factor; Sr: Breaking Safety factor), combined with visual assessments and the evaluation of potential targets in the area, led to the classification of all the examined trees in CPC “D - Extreme,” which calls for their removal. In the two proposed designs, the first preserves the original layout and volumes of the garden through a conservative approach; the second modifies a significant portion of the green area to create a parking lot. Both include complete renewal of vegetation, curbs, paving, and seating. Finally, a comparison of the cost estimates showed higher expenses for the second proposal, due to the greater extent of the planned transformations

    Bia-n-pt: il ruolo del ferro meteoritico nell'Egitto della tarda Età del Bronzo

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    La presente tesi ha l'obiettivo di indagare il ruolo del ferro meteoritico in Egitto durante la tarda Età del Bronzo, con un focus particolare sul ruolo del paese dei faraoni nel panorama commerciale orientale di questo metallo. Sono state analizzate fonti testuali, archeologiche e geologiche, nonché database di impatti e frammenti metallici ritrovati nella zona d'influenza di Egitto e Vicino Oriente. I dati ricavati mostrano come l'Egitto abbia potuto svolgere un ruolo di primo piano nei commerci del ferro meteoritico solo dopo l'evento meteoritico di Gebel Kamil, dato l'enorme quantitativo di frammenti. Un'altra ipotesi, tuttavia, è stata presentata, secondo la quale il sito d'impatto non sarebbe stato reso utilizzato come miniera, ma sacralizzato, insieme al suo contenuto. This dissertation has the goal to shed light on the role of meteoric iron in Egypt during the Late Bronze Age, with a specific focus on the role of the land of the pharohs in the near-eastern trade panorama related to the celestial iron. Textual, archaeological and geological sources have been analized, as well as databases related to meteoric impacts and fragments. Datas gained show how Egypt could have played a priviledged role in the trades of meteoric iron only after the meteoric event of Gebel Kamil, since the huge quantity of fragments created. Nevertheless, another hypothesis has been presented, for which the impact site and the correlated material haven't been touched for trading purposes, but consecrated instead

    Benchmarking Large Language Models with and without RAG on expert clinical knowledge: the case of the Italian Association of Sleep Medicine expert examination

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    The application of Large Language Models (LLMs) in medical contexts is rapidly expanding. However, their reliability in addressing highly specialized clinical topics remains a key issue. This study evaluates the accuracy of various LLMs in answering 50 multiple-choice questions from the official test of the Italian Association of Sleep Medicine (AIMS), a mandatory step to obtain the national qualification of “Sleep Disorder Specialist” in Italy. Each of the 50 questions with the corresponding 4 options were asked by the experimenter to each LLM. The experimenter noted the correctness of the question in an Excel sheet. A score of 1 was assigned to the correct questions and 0 to each incorrect question. For each LLM, to verify the consistency, the same question was asked 5 times. The models tested included Llama 3.2 3B, Llama 3.3 70B, Llama 3.2 3B that was perfectionated by Retrieval-Augmented Generation (RAG), Gemini 2.0 Flash, and NotebookLLM (which also utilizes RAG). RAG allows you to read documents such as txt or PDFs file so that LLM can check them before giving the answer. The uploaded documents are books and papers recommended by AIMS to pass their test

    Prognosi e fattori predittivi nel carcinoma midollare sporadico della tiroide: esperienza di 50 anni in un centro di riferimento

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    Introduzione - Il carcinoma midollare della tiroide (medullary thyroid cancer – MTC) è una rara neoplasia endocrina che origina dalle cellule C – o parafollicolari – della tiroide, che si occupano di produrre calcitonina. Le cellule C rappresentano dal 2 al 4% della popolazione cellulare tiroidea, e questo giustifica la relativa minore frequenza del carcinoma midollare rispetto agli altri sottotipi di carcinoma tiroideo (papillare, follicolare, insulare, scarsamente differenziato e anaplastico) che originano, invece, da cellule di natura epiteliale. Il carcinoma midollare della tiroide può presentarsi in forma sporadica (75% dei casi) e in forma ereditaria (25% dei casi). In ambedue le forme la patogenesi è prevalentemente dovuta all’attivazione (perlopiù associata a mutazioni puntiformi o piccole inserzioni/delezioni) del protooncogene RET, che risulta mutato a livello germinale nella quasi totalità delle forme familiari e, a livello somatico nella metà, circa, delle forme sporadiche. Dal punto di vista clinico, si presenta classicamente come un nodulo singolo o nel contesto di un gozzo multinodulare, associato o meno a linfoadenopatie o a metastasi a distanza. Nei casi più avanzati, i sintomi d’esordio possono essere diarrea o flushing (a causa degli elevati livelli di calcitonina nel sangue) o, in rari casi, sintomi da secrezione ectopica di ACTH. Diversa è la presentazione delle neoplasie endocrine multiple (MEN). La diagnosi prevede un dosaggio della calcitonina sierica, un’ecografia del collo (loggia tiroidea e stazioni linfonodali) ed eventualmente un esame citologico (agoaspirazione) o istologico (agobiopsia) della lesione in esame. A seguito o in concomitanza alla diagnosi di MTC, è indicata la ricerca della mutazione RET su sangue che, se positiva, dev’essere estesa anche ai familiari di primo grado del paziente, come screening. Il trattamento di scelta è rappresentato dalla tiroidectomia totale con linfadenectomia del comparto centrale e, eventualmente, delle stazioni linfonodali laterocervicali. Dopo il trattamento iniziale, il paziente può essere sottoposto ad ulteriori interventi chirurgici, a radioterapia esterna, ad ablazione a radiofrequenze o laser (nel caso di recidiva locale o linfonodale), oppure (nel caso di recidiva a distanza) a trattamenti specifici delle lesioni a distanza o, ancora, a terapie sistemiche, quali target therapies (inibitori delle tirosin-chinasi o TKI), terapie a base di radionuclidi – sebbene supportate da scarse evidenze – oppure altre terapie sistemiche, come analoghi della somatostatina o bifosfonati/RANK-L inibitori (solo nel caso di metastasi ossee). Il follow-up prevede l’esecuzione di ecografia del collo, il dosaggio della calcitonina sierica e, se necessario, un agoaspirato (su lesioni sospette) oppure un’indagine strumentale, come la TC, nel sospetto di una recidiva a distanza. Il comportamento biologico del MTC è molto più aggressivo rispetto agli altri carcinomi differenziati della tiroide, anche se meno aggressivo rispetto al carcinoma anaplastico. La prognosi dipende da molti fattori, ma lo stadio alla diagnosi rimane il fattore prognostico più rilevante nella maggior parte dei pazienti. Scopo dello studio - Scopo del presente studio è stato quello di valutare la presentazione clinica e l’andamento della malattia nel corso del tempo in un’ampia casistica di pazienti affetti da carcinoma midollare sporadico della tiroide seguiti negli ultimi 50 anni in un Centro di Riferimento, valutando eventuali cambiamenti nella presentazione e nell’andamento di malattia dividendo i pazienti per anno di diagnosi. Pazienti e metodi Abbiamo valutato retrospettivamente i dati epidemiologici, clinici e patologici di 1001 pazienti afferiti presso l’U.O. Endocrinologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana tra il 1961 e il 2024, con diagnosi istologica di carcinoma midollare sporadico della tiroide. Criteri di esclusione sono stati: - Pazienti con diagnosi istologica diversa da quella del carcinoma tiroidea (iperplasia delle cellule C, altro tipo di tumore tiroideo) - Pazienti con carcinoma midollare familiare isolato (FMTC) o nel contesto di sindromi da neoplasie endocrine multiple (MEN 2A, MEN 2B). Risultati - Abbiamo analizzato retrospettivamente una coorte di 1001 pazienti, prima nella sua totalità e in seguito suddividendoli in tre gruppi in base all’anno della diagnosi istologica: gruppo 1 con diagnosi ≤ all’anno 2000, gruppo 2 tra 2001 e 2012, e gruppo 3 tra 2013 e 2024. Il follow-up mediano è stato di 72 mesi mentre i dati sulla sopravvivenza sono riportati in una mediana di tempo di 92 mesi. La prevalenza nei due sessi è cambiata nel tempo essendo più frequente nel sesso femminile nel gruppo 1 fino ad arrivare alla medesima prevalenza nei 2 sessi nel gruppo 3. L’età alla diagnosi è invece significativamente aumentata nel tempo, essendo inferiore nel gruppo 1 e superiore nel gruppo 3 (mediana 48 vs 56 aa). Abbiamo notato anche una modifica sostanziale nella tecnica chirurgica essendo nel tempo aumentati gli interventi di svuotamento linfonodale del comparto centrale con una contestuale riduzione di quello laterocervicale. Nel tempo le dimensioni tumorali sono state inferiori, si è ridotto il numero di pazienti con metastasi del comparto centrale, laterocervicale e a distanza. Inoltre, i pazienti sono stati sottoposti sempre meno a ulteriori interventi, di qualunque tipologia, dopo la chirurgia iniziale. L’analisi della sopravvivenza ha mostrato come nella coorte totale la DSS sia stata 86% a 5 aa e 80% a 10 aa, ricalcando quella che era anche l’OS. L’analisi per sottogruppi alla diagnosi ha evidenziato come, indipendentemente dall’anno della diagnosi, i pazienti con malattia intratiroidea alla diagnosi o con metastasi linfonodali del comparto centrale (N1a) avevano una sopravvivenza significativamente maggiore di quelli con metastasi linfonodali laterocervicali (N1b) o a distanza (M1). La differenza principale nel corso degli anni sembra essere una diagnosi più precoce e quindi un miglior outcome dei pazienti con malattia intratiroidea o con N1a, ma anche in parte N1b, rispetto invece ai pazienti M1 dove negli anni non sembra essere particolarmente cambiato l’outcome. Conclusioni - Da questo studio è emerso come, nonostante vi siano diversi fattori a condizionare la prognosi, lo stadio alla diagnosi ne rappresenti il principale fattore predittivo. Il dosaggio di screening della calcitonina sierica e l’ecografia, consentendo una diagnosi precoce, hanno permesso di diagnosticare neoplasie sempre più piccole, meno estese e diffuse, e di ridurre il numero di pazienti affetti da metastasi linfonodali e/o a distanza alla diagnosi, nonché di coloro che eseguivano altre terapie dopo la chirurgia. Questo lavoro ha anche dimostrato un miglioramento della sopravvivenza malattia-specifica, con particolare riguardo ai casi intratiroidei e con metastasi linfonodali. Resta ancora da migliorare la sopravvivenza dei casi, peraltro numericamente ridotti, che si presentano con metastasi a distanza al momento della diagnosi

    Studio in vivo su modello sperimentale nel ratto per il trattamento di difetti ossei femorali critici mediante scaffold ibridi stampati in 3D con cemento di fosfato di calcio e matrice di collagene mineralizzato

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    Il trattamento dei difetti ossei critici, causati da traumi o resezioni per patologie infettive o oncologiche, rappresenta una sfida in ortopedia. Le moderne tecnologie permettono di ricostruire in 3D tali difetti a partire da TAC o risonanze magnetiche. Questo studio ha valutato, in un modello di difetto femorale critico nel ratto, l’efficacia di nuovi scaffold stampati in 3D con cemento di fosfato di calcio (CPC) riassorbibile e pori riempiti con matrice di collagene mineralizzato (MCM). Il CPC garantisce stabilità biomeccanica, mentre la MCM, pur essendo osteoconduttiva e porosa, ha bassa resistenza meccanica. Sono stati utilizzati 48 ratti suddivisi in quattro gruppi (solo MCM, solo CPC, CPC+MCM, difetto vuoto). Ogni femore è stato stabilizzato con placca e viti, e il difetto riempito secondo il gruppo. Dopo 8 settimane, gli animali sono stati sacrificati e analizzati con µCT, test biomeccanico, istologia ed immunoistochimica (Actina, TRAP, BAP). Tutti hanno tollerato l’intervento. Il gruppo CPC+MCM ha mostrato maggior volume osseo rigenerato, più alta densità minerale, migliore resistenza biomeccanica, miglior vascolarizzazione e maggiore presenza di osteoclasti e osteoblasti. I risultati indicano che l’associazione CPC+MCM promuove significativamente la rigenerazione ossea rispetto ai singoli materiali

    The role of ROS modulation by mitochondrial fusion and fission in retinal progenitor cell differentiation during zebrafish retinal development

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    Mitochondria are highly dynamic and versatile organelles which are key regulators of several cellular processes. Moreover, mitochondria have emerged as fundamental contributors of cell fate acquisition, given their dynamic ability to interconnect environment with cellular homeostasis. In neural stem cells (NSCs), several studies have shown that the processes of mitochondrial fusion and fission coordinate the passage from self-renewal to commitment and differentiation. In the retina, based on previous findings from the team (Albadri et al. 2019), we hypothesized that mitochondria could serve as key intermediaries between metabolism and transcriptional programs, regulating as such retinal stem cell fate. This is the question that my project aims to investigate. To assess the role of mitochondrial dynamics and intracellular ROS modulation in retinal development, we have used zebrafish larvae (Danio rerio) as a model organism as one of its unique features is the presence of a stem cell niche called the ciliary marginal zone (CMZ), which harbors a pool of quiescent and proliferating retinal stem cells and committed progenitors spatially well-compartmentalized. Firstly, a clear characterization of mitochondrial morphology has been performed to highlight differences in proliferative versus differentiated cells of the epithelium, by different approaches. Taking advantage of the Gal4/UAS bipartite system, micro-injections have been performed in both tg(rx2:gal4) and tg(atoh7:gal4) transgenic embryos at 1-cell stage with a UAS construct (14UAS-UBC:RFP-caax-E2A-phb-GFP) to label distinct cell types at different stages of differentiation. At the organelle level, we have further assessed mitochondrial architecture architecture in distinct cells of the CMZ and differentiated retina through serial electron microscopy (sEM) using a readily available retinal dataset from a 6 days post-fertilization (dfp) zebrafish larva (Fulton KA et al., 2024). To gain deeper insight into how mitochondrial dynamics and ROS production influence RPCs fate, we have developed genetic tools for both the characterization and manipulation of the mitochondrial fission and fusion machinery. In parallel, since mitochondria are major contributors to reactive oxygen species (ROS) regulation, we focused on examining the role of one of the key mitochondrial antioxidants, Peroxiredoxin 3 (Prdx3), which is expressed in the CMZ. To assess whether Prdx3 play a role for retinal development and RPC differentiation, we performed a Crispan approach using CRISPR/Cas9 to target prdx3. To evaluate the impact of prdx3 loss of function on cell fate, we followed by immunostainings on the F0 injected embryos using proliferative and differentiation markers. Exploring mitochondrial dynamics and mitochondrial ROS modulation could be fundamental in achieving a more comprehensive understanding of retinogenesis. Furthermore, several data have demonstrated that mitochondrial related dysfunctions are involved in several ocular disorders, including the Dominant Optic Atrophy where OPA1 function is altered. As such, these results could contribute to better understanding the impact of mitochondrial dysfunction on retinal cell differentiation, paving the way for innovative therapies

    UTILIZZO DELL'ECOGRAFIA POLMONARE SERIATA NELLA GESTIONE DEL PAZIENTE CON SCOMPENSO CARDIACO ACUTO PRESSO L'AOUP E UN OSPEDALE PERIFERICO DELLA USL NORD-OVEST

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    Lo scompenso cardiaco è una patologia molto frequente nella popolazione anziana e rappresenta una delle principali cause di morbilità e mortalità a livello globale. La tesi tratta in particolare lo scompenso cardiaco acuto, sia la forma di nuova insorgenza sia quella cronica riacutizzata. Lo scompenso cardiaco cronico presenta infatti un decorso progressivo che alterna fasi di relativa stabilità clinica a fasi di peggioramento acuto. Tali riacutizzazioni sono eventi frequenti, responsabili di un numero rilevante di ricoveri ogni anno, destinati ad aumentare parallelamente alla crescente prevalenza della patologia, favorita soprattutto dal miglioramento della sopravvivenza nei pazienti affetti. L’inquadramento clinico, laboratoristico e strumentale dei pazienti con scompenso cardiaco acuto al momento dell’accesso in Pronto Soccorso è essenziale per formulare una diagnosi precoce e impostare un’adeguata strategia terapeutica, elementi determinanti per ottenere una prognosi favorevole. La valutazione clinica consiste nell’identificazione del tipo di scompenso cardiaco in base alla presenza di segni e sintomi riconducibili a congestione, sistemica o polmonare, ipoperfusione o entrambe le condizioni. Pertanto si distinguono quattro profili clinici principali: warm-wet (paziente ben perfuso ma congesto), cold-wet (ipoperfuso e congesto), warm-dry (normoperfuso e non congesto) e cold-dry (ipoperfuso ma non congesto). Ciascun quadro richiede un trattamento personalizzato, orientato non solo al controllo dei sintomi, ma anche alla gestione della causa scatenante dell’episodio acuto, che consiste generalmente in una delle seguenti condizioni: sindrome coronarica acuta, emergenza ipertensiva, aritmie, cause meccaniche, embolia polmonare, infezioni, tamponamento cardiaco. Nella maggior parte dei casi il paziente presenta il fenotipo warm-wet, quindi manifesta dispnea, tachipnea, ortopnea, affaticamento, tosse, aumento ponderale, edemi declivi e crepitii all’auscultazione toracica. La diagnosi clinica è supportata da indagini laboratoristiche, tra cui soprattutto il dosaggio dell’NT-proBNP, e indagini strumentali quali la radiografia del torace, l’elettrocardiogramma e l’ecografia, sia l’ecocardiografia sia l’ecografia polmonare. L’ecocardiografia transtoracica serve a stimare la frazione di eiezione ventricolare sinistra (LVEF), parametro cardine per la classificazione dello scompenso cardiaco in tre categorie: la forma a frazione di eiezione ridotta (HFrEF) con LVFE ≤ 40%, quella a frazione di eiezione moderatamente ridottta (HFmrEF) con LVFE 41-49% e quella con frazione di eiezione preservata (HFpEF), con LVFE ≥ 50%. Esistono anche altre classificazioni, quella basata sui sintomi (NYHA) e quella di tipo funzionale (ACC/AHA). L’ecografia polmonare è utile per valutare la congestione polmonare, condizione in cui la ridotta aerazione del parenchima determina la comparsa di artefatti ecografici verticali, originati dalla linea pleurica e mobili con essa, che raggiungono il fondo del monitor: si tratta delle linee B. Affinchè esse siano considerate significative per edema polmonare cardiogeno, devono essere multiple e/o confluenti, bilaterali e distribuite in più zone toraciche. Al contempo, la valutazione ecografica della vena cava inferiore, in termini di diametro e collassabilità, consente di stimare in modo indiretto e non invasivo la pressione venosa centrale e quindi l’entità della congestione sistemica e il carico volemico del paziente. L’integrazione di questi dati ecografici, oltre alla valutazione clinica tradizionale, può contribuire alla personalizzazione del trattamento diuretico, modulandone intensità e durata, con l’obiettivo di ottenere una decongestione efficace senza indurre ipoperfusione, ipotensione o deterioramento della funzione renale. Gli scopi di questa tesi sono stati i seguenti: analizzare le caratteristiche cliniche di una popolazione con accesso per scompenso cardiaco acuto presso l’Azienza Ospedaliera Universitaria Pisana (AOUP) e l’Ospedale Apuane NOA di Massa; valutare l’impatto dell’utilizzo sistematico dell’ecografia polmonare applicata con modalità standardizzata in più punti di osservazione e un follow-up a 30 giorni di pazienti con scompenso cardiaco subacuto, presso il setting di ricovero della UO di Medicina di Urgenza Universitaria della AOUP, confrontando la gestione clinica standard con la gestione ecoguidata, tramite randomizzazione dei pazienti in gruppo controllo e gruppo studio; valutare l’impatto dell’applicazione dell’ecografia polmonare applicata con modalità standardizzata nel setting del Pronto Soccorso dell’Ospedale Apuane di Massa, finalizzato alla gestione del paziente acuto e la scelta del setting di cura. Lo studio ha coinvolto 110 pazienti con scompenso cardiaco acuto, arruolati presso due centri ospedalieri, con l’obiettivo di valutare l’impatto dell’ecografia polmonare seriata nella gestione della congestione, confrontando un approccio ecoguidato con la gestione standard. La popolazione era suddivisa in 80 pazienti provenienti dall’AOUP e 30 pazienti dall’Ospedale Apuane NOA di Massa, con caratteristiche omogenee per quanto riguarda sesso ed età media, quindi consentendo un confronto bilanciato. Tutti i pazienti arruolati nello studio dovevano rispettare i seguenti criteri di esclusione: età inferiore ai 18 anni oppure superiore ai 90, storia di patologie polmonari interstiziali come la fibrosi polmonare, storia di neoplasie polmonari, presenza di versamento pleurico moderato o severo, presenza di condizioni cliniche attive prevalenti sul quadro di scompenso cardiaco acuto, pazienti in regime di trattamento dialitico. I pazienti arruolati presso l’AOUP sono stati randomizzati in maniera casuale, al momento dell'accesso in Pronto Soccorso, in uno dei due gruppi: gruppo controllo o gruppo studio. Nel primo gruppo la gestione clinico-terapeutica veniva effettuata in maniera abituale, senza l’utilizzo dell’ecografia toracica, sulla base delle attuali linee guida. Nel secondo gruppo, invece, l’ecografia toracica ha contribuito alla valutazione del grado di congestione, attraverso uno schema a otto zone, quattro per emitorace, di cui due anteriori e due laterali, ulteriormente suddivise in una superiore e una inferiore. Presso l’Ospedale di Massa sono stati arruolati 30 pazienti nei quali l’ecografia polmonare è stata eseguita in Pronto Soccorso, con l’obiettivo di fornire un inquadramento diagnostico e valutare lo stato di congestione polmonare acuta. Questi pazienti sono stati rivalutati entro 12 ore dal primo esame ecografico, al fine di rivalutare lo stato di congestione del paziente e decidere l’appropriato setting di cura. In tutti i pazienti dello studio il grado di congestione polmonare veniva quantificato dal LUS score, ovvero il numero totale di linee B identificate in ciascuna zona, attraverso l’esecuzione dell’ecografia polmonare con approccio trasversale, al fine di evitare l’interposizione delle coste (bat sign) che limiterebbe la visualizzazione della linea pleurica, come invece avviene nell’approccio longitudinale. E’ stata anche rilevata l’eventuale presenza di versamento pleurico. Durante la procedura è stato inoltre misurato il diametro massimo e minimo della vena cava inferiore, visualizzata attraverso la finestra sottocostale. Il calibro massimo è ottenuto in espirazione, quello minimo in inspirazione. Veniva calcolata quindi la percentuale di collassabilità, superiore o inferiore al 50%. I pazienti analizzati erano caratterizzati da elevata fragilità, considerando l’età media di 81 anni e le numerose comorbidità, ad esempio ipertensione arteriosa, fibrillazione atriale e diabete. Presso la Medicina d’Urgenza Universitaria dell’AOUP l’applicazione del protocollo ecografico ha determinato una decongestione efficace, evidenziata dal calo statisticamente significativo dei valori di NT-proBNP, LUS score e diametro della vena cava inferiore, con stabilità della funzione renale nonostante dosi elevate di diuretico. Inoltre, confrontando i gruppi studio e controllo, i pazienti del gruppo studio hanno mostrato valori di NT-proBNP significativamente più bassi al momento della dimissione a domicilio e un minore ricorso al supporto ventilatorio subintensivo rispetto al gruppo controllo, suggerendo un potenziale beneficio legato all’impiego dell’ecografia polmonare nella pratica clinica. Infine, anche nei pazienti seguiti presso l’Ospedale Apuane di Massa si è osservata una riduzione significativa del LUS score tra il momento dell’accesso in Pronto Soccorso e il controllo dopo 12 ore, a conferma dell’efficacia dell’approccio terapeutico adottato. Tali risultati si inseriscono nel crescente corpo di evidenze a supporto dell’ecografia polmonare come strumento utile non solo a fini diagnostici, ma anche per orientare le decisioni terapeutiche nello scompenso cardiaco acuto

    Non c'è niente da ridere (o forse sì?) Black humor e stand-up comedy, dai Baby Boomers ai Millennials

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    Lo studio è dedicato alla stand-up comedy, forma di spettacolo dal vivo in cui un comico si esibisce “in piedi” (da qui il nome “stand-up”) davanti a un pubblico. Il lavoro è stato fatto con un approccio socioculturale, mettendo l’accento sul ruolo del comico all’interno della società, per come viene percepito e interpretato dall’opinione pubblica. Si evince dalla ricostruzione storica svolta che la stand-up ha in sé una carica sovversiva e ribelle, in contrapposizione con le istituzioni e la morale comune. La stand-up è emersa ufficialmente negli anni Cinquanta e Sessanta del XX secolo, in un contesto controculturale, cioè in un contesto dove alcune produzioni culturali erano fuori dal circuito mainstream statunitense, non conformi per ideologia o per stile alla cultura di massa. Dagli anni Settanta fino agli anni Novanta la stand-up si commercializza e riesce ad entrare nei circuiti mainstream statunitensi, con una comicità più leggera e soft. Quello che verrà evidenziato, per commentare il contesto contemporaneo, è che ci sono delle differenze tra i comici Baby Boomers, Gen X e Millennials sull’utilizzo del black humor. Il black humor (trad. lett. «umorismo nero») è uno stile comico che prevede battute eccessive e macabre, generalmente su un tema delicato e sensibile. Alcuni celebri stand-up comedians boomers e Gen X (come Ricky Gervais e Jimmy Carr) strutturano le loro battute politicamente scorrette su gruppi sociali «altri», cioè gruppi storicamente svantaggiati. Il politically correct e la cancel culture saranno interpretati come fenomeni sociali che limitano e ostacolano l’espressività comica dark. Questo perché l’ipersensibilizzazione del pubblico comporta una mal interpretazione delle battute, considerandole solo offensive e di cattivo gusto. Carr e Gervais, attraverso le interviste e dichiarazioni, ribadiranno la loro intenzione di intrattenere il pubblico seppur scherzando su argomenti tabù. Nel caso dei Millennials, si vedrà che il loro black humor subisce leggere variazioni. Alcuni comici Millennials usufruiscono del black humor per ironizzare su sé stessi e sulle loro esperienze personali. Definisco con la formula «black humor auto-referenziale» quel tipo di comicità che concerne la vita privata del comico, che viene trattata sul palco con un certo distacco per farvi ironia. Daniel Sloss e Taylor Tomlinson sono stati i casi di studio. I due stand-up comedians sdrammatizzano sui loro traumi, vissuti in gioventù. Nonostante ci siano delle differenze di contenuto e struttura tra le tre generazioni, in tutti e tre i casi la funzione del black humor rimane invariata: questi comici prendono di mira gli intoccabili tabù della società. A conclusione del lavoro, ci sarà una breve riflessione sul contesto italiano, cercando di ricostruire quando e come la stand-up comedy è emersa. Sarà preso in considerazione lo scandalo che ha coinvolto Daniele Luttazzi nel 2010, accusato di aver “copiato” le battute dal repertorio di stand-up comedians statunitensi e inglesi. Il caso verrà affrontato per due ragioni: in primo luogo, perché Luttazzi ha riadattato delle battute preesistenti con lo scopo di commentare il contesto sociopolitico italiano dell’epoca; in secondo luogo, perché lo scandalo Luttazzi, indirettamente, ha fatto conoscere al grande pubblico italiano gli stand-up comedians anglofoni – una specie di divulgazione sulla performance. Alla fine del lavoro, ci sarà una parte dedicata alle interviste svolte dalla sottoscritta a noti stand-up comedians italiani

    REAZIONI DI ACCOPPIAMENTO OSSIDATIVO IN PRESENZA DI SURROGATI DEL MONOSSIDO DI CARBONIO

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    Le reazioni di attivazione di legami C–H catalizzate da metalli di transizione hanno trovato negli ultimi quindici anni notevole interesse in chimica organica, come potente strumento per la formazione di legami carbonio-carbonio. Una classe importante di queste reazioni è quella di accoppiamento ossidativo tra due legami C–H appartenenti a due diversi composti aromatici od eteroaromatici (doppia attivazione di legami C–H). Se la stessa reazione è condotta in presenza di monossido di carbonio (CO), essa conduce alla formazione di di(etero)arilchetoni. Data l’elevata tossicità e pericolosità del CO, scopo del presente lavoro di tirocinio prevederà lo studio di reazioni di accoppiamento ossidativo tra due legami C–H in presenza di surrogati del monossido di carbonio, cioè composti in grado di generare CO in situ nell’ambiente di reazione, allo scopo di sviluppare un nuovo metodo per la formazione di composti carbonilici. Transition metal-catalyzed C–H bond activation reactions have attracted significant attention in organic chemistry over the past fifteen years, representing powerful tools for the construction of carbon–carbon (C–C) bonds. An important subclass of these transformations involves oxidative coupling between two C–H bonds belonging to different aromatic or heteroaromatic compounds (dual C–H activation). When such reactions are carried out in the presence of carbon monoxide (CO), the process leads to the formation of di(hetero)aryl ketones. Given the high toxicity and hazardous nature of CO, the aim of this internship project will be to investigate oxidative C–H/C–H coupling reactions in the presence of carbon monoxide surrogates, compounds capable of generating CO in situ under the reaction conditionswith the goal of developing a novel method for the synthesis of carbonyl-containing compounds

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