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Management of large-bore arterial access for TAVI with different types of closure devices
La sostituzione valvolare aortica transcatetere (TAVI) rappresenta un’importante evoluzione terapeutica nel trattamento della stenosi aortica severa, consentendo un approccio mini-invasivo efficace anche nei pazienti ad alto rischio chirurgico. Con l’ampliamento delle indicazioni a popolazioni di rischio intermedio e basso, la gestione ottimale dell’accesso vascolare ha assunto un ruolo centrale nel garantire sicurezza procedurale e riduzione delle complicanze.
L’accesso transfemorale è attualmente la via più utilizzata, ma l’introduzione di cateteri di calibro elevato espone a potenziali complicanze vascolari, rendendo fondamentale la scelta di un sistema di chiusura affidabile. I dispositivi oggi disponibili si basano su diversi principi meccanici, prevalentemente riconducibili a sistemi di sutura o di sigillatura con materiali riassorbibili, con l’obiettivo comune di ottenere un’emostasi rapida e sicura.
Lo studio analizza differenti sistemi di chiusura vascolare impiegati in un campione di pazienti sottoposti a TAVI presso SD Emodinamica dell'AOUP, confrontando efficacia, sicurezza e tasso di complicanze. Gli endpoint principali comprendono il successo immediato della chiusura, la comparsa di eventi vascolari e la necessità di interventi di conversione chirurgica.
I risultati mostrano un’elevata efficacia complessiva delle tecniche percutanee, con un’incidenza contenuta di complicanze maggiori. La corretta selezione dell’accesso, la valutazione anatomica pre-procedurale e l’esperienza dell’operatore si confermano determinanti per la buona riuscita della procedura.
In conclusione, la chiusura percutanea dell’accesso vascolare rappresenta un elemento chiave per la sicurezza e l’efficienza della TAVI moderna, contribuendo a ridurre i tempi di ospedalizzazione e a migliorare l’outcome complessivo dei pazienti
Synthesis and optimization of XChem fragment-derived small-molecule Keap1 inhibitors
Under basal conditions low levels of reactive oxygen species (ROS) are produced as byproducts of metabolic processes. However, the production of ROS can become uncontrolled, leading to oxidative stress, which underlies many pathologies such as chronic kidney disease (CKD), non-alcoholic steatohepatitis (NASH), multiple sclerosis (MS), Alzheimer's disease, rheumatoid arthritis and ischemic stroke, among many others. The Kelch-like ECH-associated protein 1 (Keap1) interacts with the nuclear factor erythroid 2-related factor 2 (Nrf2), activating a cellular pathway with a key role in maintaining low ROS concentrations.
Thus, targeting Keap1-Nrf2 PPI interactions is a promising therapeutic strategy against oxidative stress and inflammation-based pathologies.
An early strategy was to develop covalent Keap1 inhibitors, which, however, showed several off-target effects. Hence, most of them haven’t been approved yet.
A different approach is targeting Nrf2 pathway with non-covalent Keap1-Nrf2 protein-protein interaction (PPI) inhibitors. They bind to Keap1’s Kelch domain disrupting Keap1-Nrf2 interaction, promoting Nrf2 nuclear translocation. Although a lot of these compounds have shown to be active in cells and in animal disease models, many of them have some disadvantages, such as low permeability, poor metabolic stability and bad oral absorption. As of today, no Keap1-Nrf2 PPI inhibitor has yet reached clinical trials.
Thus, my project’s aim was to develop novel high-affinity, cell-permeable and in vivo active Keap1-Nrf2 PPI inhibitors, taking advantage of fragment-based drug design (FBDD) as a promising strategy for drug development. In this thesis, 7 pyridone-like and benzotriazole-like compounds have been synthesized. Among them 2 compounds were previously developed by other members of the group and they were synthesized again for further evaluation. These were then tested in a fluorescence polarization assay, where the compounds displayed inhibition constants in the low to sub-nanomolar range. Furthermore, they were docked into Keap1’s Kelch domain in order to investigate their binding modes
Predizione degli Outcome Post-chirurgici nella Patologia Aneurismatica dell'Aorta Addominale: Ruolo dell'Analisi Radiomica dell'Angio-TC Preoperatoria
L’aneurisma dell’aorta addominale (AAA) è una dilatazione localizzata e permanente del calibro aortico pari o superiore a 3 cm, che interessa prevalentemente soggetti di sesso maschile oltre i 65 anni. Rappresenta una patologia di elevato impatto clinico e sociale, spesso asintomatica fino al momento della rottura, evento gravato da una mortalità complessiva che supera l’80%.
L’identificazione precoce, la corretta caratterizzazione morfologica e la selezione dei candidati al trattamento sono pertanto elementi fondamentali per ridurre la mortalità e ottimizzare la gestione terapeutica.
La tomografia computerizzata (TC), e in particolare l’angio-TC multistrato, rappresenta il gold standard per la diagnosi e la valutazione preoperatoria dell’AAA. L’angio-TC preoperatoria consente l’analisi dei diametri massimi e del colletto prossimale e distale, la definizione dei rapporti con i vasi viscerali, la valutazione di trombosi e calcificazioni parietali, oltre a fornire informazioni indispensabili per la pianificazione della riparazione endovascolare (EVAR). Le ricostruzioni multiplanari e tridimensionali, associate alle tecniche di post-processing, hanno ulteriormente migliorato la capacità della TC di supportare la scelta del tipo di endoprotesi e di prevedere potenziali difficoltà intraoperatorie. Inoltre, l’imaging TC riveste un ruolo chiave anche nel follow-up post-EVAR, consentendo l’identificazione precoce di complicanze come gli endoleak o la migrazione protesica.
Negli ultimi anni l’evoluzione dell’imaging quantitativo e l’integrazione con metodiche di intelligenza artificiale hanno aperto nuove prospettive in ambito diagnostico. La radiomica, in particolare, consente di estrarre e analizzare un ampio numero di caratteristiche quantitative (“features”) dalle
immagini mediche, descrivendo aspetti di eterogeneità e struttura tissutale non percepibili all’occhio umano. Tali informazioni, combinate con modelli di machine learning, permettono di individuare pattern radiologici predittivi di outcome clinici o complicanze post-operatorie.
Nel contesto della patologia aneurismatica, l’applicazione della radiomica all’angio-TC preoperatoria potrebbe consentire una stratificazione personalizzata del rischio. La possibilità di correlare specifiche caratteristiche morfometriche e tissutali della sacca aneurismatica con la comparsa di complicanze post-EVAR, quali endoleak o necessità di reintervento, rappresenta un obiettivo di grande interesse clinico e radiologico.
Alla luce di queste premesse, il presente lavoro di tesi si propone di sviluppare e validare un modello predittivo basato su analisi radiomica delle angio-TC preoperatorie di pazienti sottoposti a trattamento endovascolare per AAA, con l’obiettivo di migliorare la previsione degli outcome post-chirurgici e contribuire alla personalizzazione dell’approccio terapeutico
Loss of “swallow tail sign” in patients with Hereditary Spastic Paraplegia and extrapyramidal symptoms: a 7 Tesla MRI study
La paraplegia spastica ereditaria (Hereditary Spastic Paraplegia, HSP) è un disturbo neurodegenerativo ereditario molto eterogeneo, che interessa principalmente gli arti inferiori, del quale sono state identificate diverse forme. Si manifesta tipicamente, nella così detta “forma pura”, con spasticità, iperreflessia e debolezza muscolare. Sono descritte, tuttavia, “forme complesse” di HSP caratterizzate da sintomi aggiuntivi, tra questi sono annoverati sintomi quali rigidità, bradicinesia e tremori, classici di un interessamento extrapiramidale, in analogia con il Morbo di Parkinson (PD). Parleremo di questi pazienti come “HSP PD-like”.
Studi precedenti hanno dimostrato che, nei pazienti con PD e in altri parkinsonismi degenerativi, sequenze di risonanza magnetica (RM) pesate in T2* sono in grado di rilevare un anomalo accumulo di ferro nella porzione dorsolaterale della substantia nigra (SN), in una regione nota come Nigrosoma 1 (N1). Nei soggetti sani, N1 appare iperintenso (il cosiddetto “segno della coda di rondine”), mentre nella maggior parte dei pazienti con PD diventa ipointenso. Questa alterazione di segnale è particolarmente evidente alle scansioni di RM al 7 Tesla, grazie all’elevata sensibilità ai fenomeni di suscettibilità magnetica e all’alta risoluzione spaziale.
In questo studio, abbiamo ipotizzato che i pazienti HSP PD-like presentino un anomalo accumulo di ferro a livello di N1, visibile qualitativamente nelle immagini e quantificabile mediante una tecnica di RM chiamata Quantitative Susceptibility Mapping (QSM).
Per verificare questa ipotesi, abbiamo incluso in questo studio pilota 10 pazienti con HSP clinicamente e geneticamente confermata, seguiti regolarmente presso il centro neurologico della Fondazione IRCCS Stella Maris, e due gruppi di controllo: il primo composto da 10 soggetti sani e il secondo da 10 pazienti con PD. I pazienti con HSP sono stati ulteriormente suddivisi in due sottogruppi: 5 con fenotipo HSP PD-like e 5 pazienti con HSP senza caratteristiche extrapiramidali (d’ora in avanti indicati come “HSP non PD-like”). Dopo aver ottenuto il consenso informato scritto, tutti i partecipanti sono stati sottoposti a una RM encefalica con magnete a 7 Tesla presso la Fondazione IMAGO7 tra Gennaio 2018 e Settembre 2025. Lo studio è stato approvato dal comitato etico locale.
Sono state utilizzate due sequenze 3D Multi-Echo Gradient Echo (Susceptibility Weighted ANgiography – SWAN, GE Healthcare) per ottenere due serie di immagini: una per l’analisi qualitativa e l’altra per la valutazione quantitativa della suscettività magnetica di N1. Per l’analisi qualitativa, due neuroradiologi con esperienza in imaging a campo ultra-alto e in patologie neurodegenerative hanno valutato la SN bilateralmente, classificando ciascun N1 come normale o patologico. Per l’analisi quantitativa, in ciascun partecipante è stata ottenuta una mappa di suscettibilità secondo una pipeline nota. Più in dettaglio, per ogni soggetto l’immagine di magnitudo della sequenza SWAN per la QSM è stata allineata alla corrispondente immagine morfologica pesata in T2*. Successivamente, è stata effettuata una trasformazione con deformazione (“trasformation warp”) per allineare l’immagine morfologica allo spazio dell’atlante. Infine, le trasformazioni sono state concatenate per adattare l’immagine QSM sull’atlante e la suscettibilità magnetica della regione N1 è stata estratta utilizzando una regione di interesse probabilistica.
Nell’analisi qualitativa, l’aspetto della regione N1 nelle immagini morfologiche T2* pesate è stato classificato come patologico in tutti i pazienti con HSP PD-like (5/5) e come normale in tutti i pazienti con HSP non PD-like (5/5). Inoltre, l’aspetto di N1 è risultato patologico in tutti i pazienti con PD (10/10) e normale in tutti i soggetti sani (10/10).
Dopo aver selezionato, per ciascun soggetto, la regione N1 con la maggiore suscettività magnetica, abbiamo confrontato i valori medi di suscettività tra i gruppi. La suscettività media di N1 è risultata significativamente più elevata nei pazienti con HSP PD-like rispetto ai soggetti sani (p < 0,01) e nei pazienti con PD rispetto ai soggetti sani (p <=0,01).
Questi risultati preliminari sembrano supportare l’ipotesi di un anomalo accumulo di ferro nella regione N1 nei pazienti HSP e sintomi di interessamento extrapiramidale, in modo analogo a quanto osservato nella maggior parte dei pazienti con parkinsonismi degenerativi. La perdita del "segno della coda di rondine" ha dimostrato di avere un’accuratezza del 100% nel distinguere tra pazienti HSP con e senza sintomi extrapiramidali.
Hereditary Spastic Paraplegia (HSP) is a highly heterogeneous inherited neurodegenerative disorder mainly affecting the lower limbs, with several distinct forms identified. The so-called "pure form" typically presents with spasticity, hyperreflexia, and muscle weakness. However, "complex forms" of HSP have also been described, and are characterized by additional symptoms. Some patients have symptoms resembling Parkinson’s Disease (PD), like rigidity, bradykinesia, and tremors, typically associated with extrapyramidal involvement. These latter patients will be hereafter refer to as “HSP PD-like”.
Previous studies have shown that, in patients with PD and other degenerative parkinsonisms, T2*-weighted magnetic resonance imaging (MRI) can detect the abnormal iron accumulation in the dorsolateral portion of the substantia nigra (SN), an area called Nigrosome 1 (N1). In healthy controls, N1 is hyperintense (the so called "swallow tail sign"), whereas in most PD patients it becomes hypointense. This signal alteration is particularly evident in 7T MRI scans because of the very high sensitivity to susceptibility phenomena and the spatial resolution of images.
In this study, we hypothesized that HSP PD-like patients have abnormally high iron accumulation in N1, visible at image inspection and quantifiable with an MR technique called Quantitative Susceptibility Mapping (QSM).
To test this hypothesis, we included in this pilot study 10 patients with clinically and genetically confirmed HSP, regularly followed at the neurological center of the Fondazione IRCCS Stella Maris, and two control groups: the first consisted of 10 healthy subjects, and the second of 10 PD patients. The HSP patients were further divided into two subgroups: 5 with HSP PD-like phenotype and 5 HSP patients without extrapyramidal features (hereinafter referred to as “HSP non PD-like”). After obtaining written informed consent, all participants underwent a 7T MRI of the brain at the Fondazione IMAGO7 between January 2018 and September 2025. The study was approved by the local ethics committee.
Two 3D Multi-Echo Gradient Echo sequences (Susceptibility Weighted ANgiography – SWAN, GE Healthcare) were used to obtain two sets of images, one for the qualitative and the other for the quantitative N1 assessment. For the qualitative analysis, two neuroradiologists experienced in ultra-high field imaging and neurodegenerative disorders assessed the SN bilaterally and classified each N1 as either normal or pathological. For the quantitative analysis, a susceptibility map was obtained in each participant according with a known pipeline. In more details, for each subject the magnitude of the SWAN for QSM was aligned to the corresponding morphological T2* weighted image. Then, a transformation warp was computed to align the morphological image to the atlas space. Finally, the transformations were concatenated to warp the QSM image onto the atlas and the magnetic susceptibility of N1 was extracted using a probabilistic region of interest.
In the qualitative analysis, N1 appearance in T2*-weighted morphological images was classified as pathological in all patients with HSP PD-like (5/5) and normal in all patients with HSP (5/5). Furthermore, N1 appearance was pathological in all PD patients (10/10) and normal in all healthy controls (10/10).
After selecting the N1 with the highest susceptibility in each subject, we compared the mean susceptibility values across groups. N1 mean susceptibility was significantly higher in patients with HSP PD-like than in healthy controls (p < 0.01), and in PD patients than in healthy controls (p = 0.01).
These preliminary results seem to support the N1 abnormal iron accumulation in HSP patients with extrapyramidal features, similarly to most patients with degenerative Parkinsonisms. The loss of the “swallow tail sign” was found to be 100% accurate in distinguishing between HSP patients with and without extrapyramidal features
Fattori predittivi dell’uso problematico di sostanze: studio osservazionale in adolescenti e giovani adulti con disturbi psicopatologici
Introduzione
I disturbi del neurosviluppo, in particolare il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività/Impulsività (ADHD) e i disturbi dell’umore appartenenti allo spettro bipolare, tra cui la ciclotimia, condividono tratti temperamentali quali impulsività, ipersensibilità affettiva e disregolazione emotiva. Tali dimensioni rappresentano fattori di vulnerabilità comuni per lo sviluppo di un Disturbo da Uso di Sostanze (DUS). Nonostante la letteratura abbia identificato i principali fattori di rischio per lo sviluppo di un DUS in età adulta, i fattori predittivi specifici associati all’uso problematico di sostanze negli adolescenti con disturbi psicopatologici complessi restano ancora poco definiti.
Obiettivi
Indagare i fattori clinici, temperamentali e ambientali che predicono lo sviluppo di un uso problematico di sostanze in adolescenti con ADHD e/o disturbi dello spettro bipolare, con particolare attenzione al ruolo di disregolazione emotiva, impulsività e ipersensibilità affettiva.
Metodi
È stato condotto uno studio osservazionale retrospettivo naturalistico su 47 adolescenti afferiti alla UOC di Psichiatria e Psicofarmacologia dell’Età Evolutiva dell’IRCCS Fondazione Stella Maris e al Servizio UFSMIA – ASL Toscana Nord Ovest. La valutazione diagnostica e psicometrica ha incluso interviste strutturate (K-SADS) e diverse scale rivolte a genitori e pazienti (BRIEF-P, CBCL 1½–5 e CPRS-R:S, ADHD Rating Scale–5, YSR 11–18, RIPOST-Y, BIS-11, CHT-Q, ABQ, Q-PAD, IGDS9-SF e BSMAS). La gravità clinica e il funzionamento globale sono stati valutati mediante CGI-I e C-GAS. Le analisi statistiche (descrittive, correlazioni e regressione logistica, volta a individuare i predittori indipendenti dell’uso problematico di sostanze) sono state effettuate tramite IBM SPSS.
Risultati
È emersa un’alta prevalenza di uso e poliuso di sostanze, soprattutto cannabis, alcol e nicotina, associato a importante compromissione del funzionamento globale. L’uso problematico di sostanze è risultato correlato con elevati livelli di disregolazione emotiva (RIPOST-Y), impulsività (BIS-11) e ipersensibilità affettiva (CHT-Q), oltre che alla presenza di alti livelli di oppositività in infanzia (CPRS-R:S retrospettivo). La regressione logistica ha individuato come unici predittori indipendenti:
• il punteggio “Malumore/Ipersensitività” del CHT-Q (p = .019),
• la “Reattività Emotiva” del RIPOST-Y (p = .006),
mentre impulsività e comorbidità psichiatriche non risultano predittive.
Conclusioni
Sebbene la presenza di ADHD e disturbi affettivi ciclotimici o bipolari costituisca un contesto di vulnerabilità per lo sviluppo di un uso problematico di sostanze, ciò che emerge è che, al di là delle diagnosi categoriali del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition (DSM-5), sono le dimensioni temperamentali, – ipersensibilità e disregolazione emotiva – a predire in modo indipendente il rischio di uso problematico di sostanze negli adolescenti con psicopatologia. I risultati supportano un approccio dimensionale e transdiagnostico nella prevenzione precoce e negli interventi mirati alla regolazione emotiva per ridurre l’evoluzione verso condotte addittive
Il serpente nella tradizione religiosa: un viaggio tra miti, medicina e ereditá spirituale
Il serpente ha assunto, dalle origini, per le culture di tutto il mondo, un ruolo molto significativo.
La sua figura è stata sempre soggetta all'idea di dualità, nonché circondata da una concezione positiva e negativa dell'animale, che lo riconosceva come protettore e al tempo stesso come essere pericoloso e mortale.
Macchiato da significati molteplici ma allo stesso tempo contrastanti, quella del serpente costituisce una delle figure iniziali più antiche presenti nelle mitologie, con capacità e significato che variano a seconda del contesto culturale e religioso su cui ci si sofferma.
Da qui nasce l’idea chiave di questo primo capitolo di introdurre la figura del serpente attraverso quello che può essere definito “l'immaginario religioso dei popoli antichi”, considerando sotto analisi introduttiva, alcune delle principali culture, suddivise per territorio, facendo riferimento al continente attuale di appartenenza, con uno sguardo rivolto alla mitologia propria dei popoli che un tempo rivestivano quei territori, dando inizio ad un vero e proprio viaggio attraverso il culto di questo animale, con lo scopo di presentare, in parte, la sua figura e il ruolo da lui ricoperto in ciascun continente.
La sua figura, è riuscita a farsi spazio nei racconti dei popoli di tutto il mondo grazie alle sue principali caratteristiche, per cui non è mai passata inosservata, e grazie alle quali è stata accerchiata per secoli da miti e leggende, che col passare del tempo, sono cresciute con essa, cospargendola con un velo di magia e mistero talmente forte che persiste anche ai giorni nostri.
Si venera ciò di cui si ha paura e si comprende poco, dall’inizio dei tempi, ciò che risulta affascinante ma pericoloso, a cui è difficile trovare una spiegazione repentina e scientifica.
Il serpente, infatti, con le sue capacità fisiche è riuscito a incantare e a prendere parte alla storia delle religioni di intere popolazioni.
Da sempre visto come un essere appartenente più al regno dell’oltretomba che a quello dei vivi, la prima caratteristica che non passò inosservata e ne fece un essere considerato immortale, fu quella del cambiamento periodico della muta, per cui fu, in seguito, all’interno del racconto mitologico e letterario, riconosciuto come simbolo di rinascita e rinnovamento.
Altra caratteristica di questo rettile, fu la sua forma circolare, che per la maggior parte dei popoli cominciò ad essere un richiamo al simbolo dell’eternità, della morte e della rinascita, nonché del ciclo della vita.
Da qui, nacque, il nominativo di “Ouroboros”[Fig.1], con la rappresentazione del serpente che, nel cercare di mangiarsi la coda, crea un circolo .
Le prime forme artistiche relative all’uroboro sono risalenti al 5000-3000 a.C. circa, il cui tema proliferò in Egitto e si diffuse, successivamente, nel mondo classico durante il periodo ellenistico, destinato, così, a segnare la storia delle culture di tutto il mondo.
La nostra analisi conoscitiva del serpente attraverso i popoli, inizierà nel continente Africano, per farsi strada tra le culture del continente europeo e asiatico, arrivando in Oceania attraverso le popolazioni aborigene per terminare con le due Americhe. Un’indagine maggiore è stata affrontata in merito al serpente nella religione e nella cultura del popolo dell’Antico Egitto, con lo scopo di improntare la ricerca su una base egittologica.
I dati riguarderanno fattori appartenenti ad una linea temporale che parte dal periodo Protodinastico fino al termine dell’età Tolemaica, rispettivamente dal 3150 a.C circa al 30 a.C con la morte di Cleopatra.
Dalle ricerche precedenti, è stato possibile ricavare informazioni utili per delineare il contorno della figura del serpente nello schema religioso delle maggiori culture di tutto il mondo, in cui sono emerse le sue principali peculiarità; simbolicamente legato alla guarigione quanto all’eternità, alla saggezza e alla supremazia, ma anche all’astuzia e al pericolo.
Il compito di questo secondo capitolo è quello di far emergere il ruolo e le caratteristiche del serpente nell’ambito religioso di un territorio maggiormente circoscritto, servendomi della tradizione mitologica col fine di estrapolarne le maggiori caratteristiche.
A titolo introduttivo, il serpente nell’Antico Egitto racchiude molteplici caratteristiche, alcune delle quali tanto contrastanti tra di loro da renderlo una figura prettamente duale; il simbolo di protezione e rinascita, al contempo diventa fautore del caos, un fattore decisamente negativo, ma necessario a mantenere l’equilibrio universale
Analisi dei casi di Tubercolosi e Micobatteriosi non tubercolari osservati presso la U.O. Malattie Infettive dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana dal 2022 al 2025.
L'elaborato analizza i casi di tubercolosi (TB) e micobatteriosi non tubercolari (NTM) osservati presso l’Unità Operativa di Malattie Infettive dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana (AOUP) nel periodo 2022–2025. L’obiettivo dello studio è descrivere le caratteristiche cliniche, epidemiologiche, diagnostiche e terapeutiche dei pazienti, valutare eventuali fattori associati alle forme extra-polmonari o polmonari di TB e identificare i determinanti dell’inizio di trattamento nelle infezioni da NTM. Lo studio fornisce una fotografia aggiornata della gestione delle infezioni da micobatteri in un centro ospedaliero di riferimento, evidenziando criticità e spunti per il miglioramento della presa in carico e della sorveglianza clinica.
This thesis presents a retrospective analysis of tuberculosis (TB) and nontuberculous mycobacterial (NTM) infections diagnosed at the Infectious Diseases Unit of the Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana (AOUP) from 2022 to 2025. The study aims to characterize the clinical, epidemiological, diagnostic, and therapeutic profiles of affected patients, to investigate potential predictors of pulmonary and extrapulmonary TB, and to identify factors associated with treatment initiation in NTM cases. The study offers a comprehensive overview of mycobacterial disease management in a tertiary care setting, providing insight into diagnostic challenges and opportunities for optimizing clinical decision-making and patient outcomes
Evaluation of the Prognostic Accuracy of Pulmonary CT Angiography in the Assessment of Patients with Pulmonary Embolism in the Radiology Unit of a Level III Emergency Department
La tromboembolia polmonare acuta (TEP) rappresenta una condizione clinica potenzialmente letale, che richiede una rapida diagnosi e possibilmente un’adeguata stratificazione del rischio per ottimizzare il trattamento. In questo contesto, l’angioTC polmonare (CTPA), oltre al suo consolidato ruolo diagnostico, sta emergendo come potenziale strumento prognostico. Lo scopo di questo studio è valutare l’accuratezza prognostica dell’angioTC polmonare nei pazienti con TEP, attraverso l’analisi della correlazione tra specifici reperti TC e gli esiti clinici a sei mesi dalla diagnosi (in termini di mortalità e complicanze gravi). È stato condotto uno studio osservazionale, retrospettivo, monocentrico presso la Radiologia del Pronto Soccorso dell’Ospedale Cisanello di Pisa (AOUP), includendo pazienti con diagnosi di TEP effettuata tramite studio angioTC mirato nel periodo compreso tra Gennaio e Dicembre 2024. Con i dati raccolti è stata eseguita un’analisi di correlazione valutando due principali gruppi di parametri: la distribuzione del materiale embolico nell’albero arterioso polmonare (valutata tramite il Qanadli index modificato) ed i segni indiretti di sovraccarico ventricolare destro all’imaging TC (tra cui rapporto VD/VS > 0,9, incremento del diametro delle arterie polmonari, shift del setto interventricolare, calibro aumentato di seno coronarico e sistema azygos, reflusso di mezzo di contrasto in VCI e vene sovraepatiche). Per quanto riguarda il primo parametro studiato, lo studio di correlazione (test di significatività statistica p-value ) ha fatto emergere un peggiore decorso nei pazienti colpiti da TEP in cui la distribuzione del materiale tromboembolico coinvolgeva le ramificazioni arteriose segmentarie e subsegmentarie, sia in modo esclusivo che nel contesto di un quadro di embolia polmonare massiva. In una di queste classi TC estrapolate dal Qanadli index scoring, il tasso di mortalità non correlava strettamente con il tasso di incidenza dei segni di sovraccarico ventricolare destro. Per quanto riguarda il secondo insieme di parametri parallelamente studiati, i risultati hanno evidenziato una significativa correlazione tra la presenza di segni di sovraccarico ventricolare destro ed un aumento della mortalità a sei mesi, indipendentemente dalla distribuzione del trombo. Il meccanismo patogenetico sottostante è un aumento della PAP (pressione arteriosa polmonare) conseguente alla presenza di materiale tromboembolico nel circolo polmonare, e questo influisce su un aumento delle resistenze del microcircolo con aumento del postcarico a valle del ventricolo destro. Il ventricolo destro, per la sua struttura e conformazione, non è predisposto a lavorare contro un sistema ad elevata pressione e resistenza, pertanto il perdurare di una condizione di postcarico elevato porta all’instaurarsi di un meccanismo di insufficienza ventricolare dx. Lo studio conferma il valore prognostico dell’angioTC polmonare, che si configura come strumento utile non solo per la diagnosi ma anche per la stratificazione del rischio nei pazienti con TEP. I risultati sottolineano inoltre l’importanza della redazione di un referto strutturato, che includa in modo sistematico sia la sede e l’estensione del trombo, sia i parametri indicativi di disfunzione cardiaca destra, al fine di guidare i clinici in maniera più efficace nella decisione del percorso terapeutico e di follow-up del paziente.
Acute pulmonary embolism (PE) is a potentially life-threatening clinical condition that requires rapid diagnosis and, ideally, appropriate risk stratification to optimize treatment. In this context, computed tomography pulmonary angiography (CTPA), beyond its established diagnostic role, is emerging as a potential prognostic tool. The aim of this study is to assess the prognostic accuracy of CTPA in patients with acute PE by analyzing the correlation between specific CT findings and clinical outcomes at six months (in terms of mortality and serious complications). A retrospective, observational, single-center study was conducted at the Emergency Radiology Department of Cisanello Hospital in Pisa (AOUP), including patients diagnosed with PE through targeted CTPA between January and December 2024. The correlation analysis focused on two main groups of parameters: the distribution of embolic material within the pulmonary arterial tree (evaluated using a modified Qanadli index) and the indirect CT signs of right ventricular (RV) overload, such as RV/LV diameter ratio > 0.9, enlargement of the pulmonary arteries, septal shift, dilatation of the coronary sinus and azygos vein, and contrast reflux into the inferior vena cava and hepatic veins. Regarding embolic distribution, patients with thrombi involving segmental and subsegmental branches—either isolated or as part of a massive PE—had worse outcomes. In some Qanadli-derived CT classes, mortality rates did not consistently correlate with the presence of RV overload signs. Conversely, the presence of CT signs of RV dysfunction was strongly associated with increased six-month mortality, regardless of embolic burden distribution. This reflects the underlying pathophysiology of PE: the embolic obstruction leads to increased pulmonary arterial pressure (PAP), elevated microcirculatory resistance, and subsequent right heart failure, due to the right ventricle’s limited capacity to tolerate high afterload. This study confirms the prognostic value of CTPA and highlights its role not only in diagnosis but also in risk stratification in patients with PE. The findings support the importance of structured radiology reporting, which should include both embolic distribution and RV dysfunction parameters, in order to guide clinical decision-making and follow-up planning effectively
Correlazione tra malocclusione scheletrica e morfologia del seno frontale: studio retrospettivo su pazienti in età evolutiva
In ambito ortodontico, la previsione del pattern di crescita cranio-facciale riveste un’importanza centrale sia nella ricerca sia nella pratica clinica. La crescita cranio-facciale, determinata dall’interazione tra fattori genetici, epigenetici e ambientali, presenta una notevole variabilità individuale, rendendo complessa la previsione del suo andamento nel singolo paziente. Per questo motivo, negli anni, sono state sviluppate numerose metodiche volte a elaborare strumenti predittivi sempre più precisi, utili a guidare le decisioni terapeutiche e a migliorare la prognosi dei trattamenti ortodontici.
Tali metodiche mirano a prevedere, con la massima attendibilità possibile, il pattern di crescita individuale, così da orientare la pianificazione terapeutica ed ottimizzare i risultati clinici. La capacità di anticipare direzione ed entità della crescita non ha solo valore teorico, ma rappresenta un presupposto fondamentale nei casi “borderline”, ossia quei casi che non presentano un’indicazione terapeutica univoca e nei quali le scelte di trattamento possono risultare controverse o variare in base all’evoluzione della crescita. In queste situazioni, disporre di indicatori affidabili è fondamentale per guidare le decisioni cliniche, ridurre l’incertezza e aumentare le probabilità di successo terapeutico.
La ricerca scientifica si è quindi concentrata sull’individuazione di parametri predittivi in grado di fornire informazioni attendibili sulla traiettoria di crescita del paziente. Questi parametri provengono da diversi ambiti di studio: analisi cefalometriche, valutazioni radiografiche della maturazione scheletrica, studi biologici e, più recentemente, ricerche su marcatori genetici e molecolari. Tutti questi approcci condividono l’obiettivo di potenziare la capacità diagnostica e predittiva dell’ortodonzia, favorendo trattamenti sempre più personalizzati.
Negli ultimi anni la letteratura scientifica ha mostrato un crescente interesse per le correlazioni tra anomalie scheletriche e/o dentarie e particolari caratteristiche morfologiche del cranio. Numerosi studi hanno indagato sulla possibile associazione tra alterazioni occlusali o anomalie dentarie (come ad esempio, agenesie, denti sovrannumerari o inclusioni) possano essere associate a specifiche varianti anatomiche craniche.
Un esempio spesso citato è il ponticulus posticus, una variante anatomica dell’arco posteriore dell’atlante, studiata per la possibile correlazione con determinati tipi di malocclusione o con anomalie dentarie.
Più recentemente, la ricerca ortodontica ha rivolto l’attenzione al seno frontale come possibile indicatore morfologico utile nella previsione del pattern di crescita in relazione alle diverse malocclusioni scheletriche.
Il presente studio si propone di effettuare una valutazione morfometrica del seno frontale, al fine di indagare un’eventuale correlazione tra le sue dimensioni e i differenti pattern di crescita riscontrabili nelle malocclusioni scheletriche di I, II e III classe. A tale scopo è stato condotto uno studio retrospettivo su un campione costituito da 237 teleradiografie latero-laterali di pazienti in fase di crescita, afferenti all’Unità Operativa di Odontostomatologia e Chirurgia del Cavo Orale (Ambulatorio di Ortodonzia Pediatrica) dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana.
I soggetti inclusi sono stati suddivisi in tre gruppi distinti, corrispondenti alle classi scheletriche I, II e III, sulla base dei parametri diagnostici ottenuti mediante analisi cefalometrica. All’interno di ciascun gruppo è stata inoltre eseguita una stratificazione in base a tre fasce di età predefinite e al sesso (maschile e femminile), con l’obiettivo di garantire un campione omogeneo e rappresentativo della popolazione di riferimento
Il mondo in classe: plurilinguismo, inclusione e democrazia attraverso la didattica plurilingue. Teorie che parlano, lingue che educano: il caso della scuola primaria di San Giuliano Terme
Questa tesi esplora il tema della didattica plurilingue come pratica educativa inclusiva e democratica, con un focus sul progetto L’AltRoparlante. A partire da una rassegna teorica sul concetto di plurilinguismo e sugli approcci educativi ad esso collegati, si delineano i riferimenti normativi europei e italiani che promuovono l’educazione linguistica.
Nella seconda parte viene approfondito il progetto L’AltRoparlante in chiave di ricerca-azione che concretizza, nel contesto scolastico italiano, gli ideali del translanguaging e la valorizzazione delle lingue e dei dialetti presenti in classe. L’ultima parte della tesi presenta una sperimentazione didattica condotta in una scuola primaria, attraverso un percorso didattico progettato secondo i principi del progetto L’AltRoparlante.
L’analisi dei dati raccolti evidenzia l’importanza di creare contesti scolastici inclusivi in modo da riconoscere le lingue e le culture altre come ricchezza e non come ostacoli.
Nonostante i limiti di una tale sperimentazione, poiché avvenuta in un tempo ristretto e in un contesto altrettanto piccolo, i risultati possono dimostrare quanto la scuola abbia bisogno di una didattica innovativa, inclusiva e attenta alla pluralità linguistica e dialettale, conseguentemente è necessaria anche un’attenzione efficace alle storie di ognuno, poiché la lingua è veicolo di identità e di storia.
This thesis explores the topic of plurilingual education as an inclusive and democratic educational practice, with a focus on the L’AltRoparlante project. Starting from a theoretical review of the concept of plurilingualism and the educational approaches linked to it, the thesis outlines the European and Italian regulatory frameworks that promote language education.
The second part delves into the L’AltRoparlante project as an example of action research that brings to life, within the Italian school context, the ideals of translanguaging and the enhancement of the languages and dialects present in the classroom. The final part of the thesis presents an educational experiment conducted in a primary school, through a teaching path designed according to the principles of the L’AltRoparlante project.
The analysis of the collected data highlights the importance of creating inclusive school environments that recognize other languages and cultures as a richness rather than as obstacles.
Despite the limitations of such an experiment—conducted over a short period and within a small context—the results demonstrate how much schools need innovative, inclusive teaching practices that are attentive to linguistic and dialectal diversity. Consequently, there is also a need for effective attention to each individual’s personal story, as language is a vehicle of identity and history