University of Pisa

Electronic Thesis and Dissertation Archive - Università di Pisa
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    L'utilizzo di farine di insetto nell'alimentazione dei suini in fase post svezzamento

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    La farina di insetti è considerata un'ottima opportunità per la sostituzione di parte delle proteine della dieta degli animali. Una delle farine di insetti più utilizzate è quella di Hermetia Illucens (HI). La composizione chimica delle larve HI può variare a seconda del terreno di coltura (“dieta”) sul quale le larve sono allevate. Il grasso è sicuramente il componente maggiormente influenzato dalla dieta. In questa ricerca abbiamo valutato l'effetto di quattro diete (a base di pane (Pa), verdure (V), uova (U) e pese (Pe)) sulla composizione chimica e degli acidi grassi delle larve di HI. Gli effetti più importanti sono stati evidenziati sulla composizione degli acidi grassi. Uno dei maggiori “difetti” del grasso delle larve di HI è l'elevata presenza di acido laurico (C12:0); nelle diete Pe ed U era circa il 50% inferiore rispetto alla dieta Pa. La dieta ha influenzato anche la quantità di omega 3 a catena lunga, in particolare di EPA e DHA, gli acidi grassi che hanno un effetto più positivo sulla salute dell’uomo. EPA e DHA sono praticamente assenti nelle larve V e Pa mentre in U sono rispettivamente lo 0,5% e lo 0,2% e in Pe il 4% ed il 2% sul totale FA. Ciò ha determinato un rapporto n6-n3 molto diverso tra le diete. I risultati della sperimentazione confermano che le larve HI possono essere un'ottima integrazione alimentare e che con opportuni interventi sulla dieta degli insetti è possibile migliorare la qualità nutrizionale dei grassi in modo molto marcato

    Analisi, revisione dei processi e allineamento organizzativo per l'implementazione di SAP in un'azienda produttrice di cavi elettrici

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    The thesis, conducted in collaboration with the Quinn Consortium, examines the implementation of the SAP S/4HANA ERP system in a company specializing in the production of electric cables, with a focus on change management and business process redesign. The company, experiencing growth but constrained by an outdated and inefficient ERP system, faces challenges in operational management and system integration. The choice of SAP S/4HANA was driven by the need to centralize processes, improve information management, and enhance efficiency by adopting standardized processes and better integrating corporate software. The Quinn Consortium supported the transition through analysis, training, and operational tools, ensuring a structured approach to the challenges. The thesis evaluates the risks, impacts, and benefits of the project, highlighting the improved efficiency, production traceability, and system integration achievable through such an initiative; finally, it underscores the critical role of change management in complex technological transitions

    Studio pilota di un modello di valutazione dinamica del rischio chimico nei laboratori dell’Università di Pisa

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    Il rischio dovuto all’esposizione a sostanze chimiche pericolose nei laboratori costituisce un elemento di forte criticità nell’ambito del processo più generale della valutazione dei rischi lavorativi a cui il datore di lavoro deve adempiere secondo quanto disposto dal D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81. Benché la norma non identifichi una periodicità ben definita, essa richiede tuttavia la revisione del documento di valutazione del rischio specifico in caso di modifiche/variazioni di qualsiasi natura. Il Servizio Prevenzione e Protezione dell’Università di Pisa, a fronte di una preliminare analisi comparativa tra i vari algoritmi di calcolo disponibili, ha identificato l’algoritmo proposto da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) come quello che meglio riesce a rispondere alle caratteristiche dei laboratori e dei processi all’interno dei suoi Dipartimenti. La contemporanea presenza di un elevato numero di sostanze chimiche pericolose, dalle caratteristiche tossicologiche più disparate, utilizzate in quantità molto piccole e per tempi d’esposizione molto brevi, unitamente all’osservazione di alcune situazioni di criticità emerse nell’ambito della sorveglianza sanitaria, ha dimostrato la necessità di una ripetizione del processo di valutazione del rischio con una diversa periodicità rispetto a quella adottata. A conferma di questa osservazione è stato chiesto ai Responsabili di Attività di Ricerca (RAR) di alcuni laboratori all’interno del Dipartimento di Chimica di dichiarare dettagliatamente nomi e caratteristiche delle sostanze da loro utilizzate, osservando una variazione dei livelli di esposizione ottenuti al momento della ripetizione della valutazione a sei e dodici mesi

    PREVALENZA E CARATTERISTICHE DEL DIABETE E DEL PREDIABETE NEL TRAPIANTO DI FEGATO

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    Introduzione: Sono disponibili informazioni non univoche sulla prevalenza e le caratteristiche del diabete (DM) e del prediabete (PD) [IFG e/o IGT] nei pazienti prima e dopo il trapianto di fegato (LT), e sull'impatto sugli esiti post-LT. Metodi: In questo studio monocentrico, abbiamo valutato 1.468 candidati a LT [(età: 56±9 anni; M/F: 1107/361; BMI: 24,4±5,8 Kg/m²; storia familiare di diabete (FHD): 37%; FPG: 109±36 mg/dl; HbA1c: 35±12 mmol/mol); principali indicazioni per LT: 57,7% cirrosi/HCC correlate a HCV/HBV, e 27,5% cirrosi/HCC dismetabolica/esotossica)]. Entro la fine del 2022, 1.086 soggetti hanno ricevuto LT, di cui 470 hanno raggiunto un follow-up di 5 anni. Risultati: In base alla storia clinica, FPG, HbA1c e/o OGTT, il 32,5% dei pazienti della coorte pre-LT presentava DM e il 21,4% PD. I pazienti con DM e PD erano più anziani e prevalentemente di sesso maschile (entrambi p7% influivano negativamente sulla sopravvivenza del paziente e/o sull'esito del trapianto. Inoltre, la prevalenza di DM e PD è aumentata rispettivamente al 49% (p<0,001) e al 29% (p=0,053) rispetto al pre-LT. Per identificare i fattori pre-LT nei soggetti NGT associati al DM post-trapianto (PTDM), sono stati utilizzati algoritmi di machine learning (sia interpretabili che spiegabili) per valutare le correlazioni multivariate. L'ispezione dei modelli ha indicato che FPG pre-LT, BMI, fumo ed eGFR erano tra i principali fattori correlati con il PTDM. Conclusioni: Questa tesi sullo stato glicometabolico dei soggetti candidati al LT implementa i dati precedentemente disponibili e dimostra una prevalenza elevata di DM e PD (>50%); la durata del DM pre-LT e il suo controllo influenzano gli esiti post-LT; identifica inoltre fattori modificabili per prevenire il PTDM. Introduction: Discussion is still ongoing on the prevalence and characteristics of diabetes (DM) and prediabetes (PD) [IFG and/or IGT] in patients before and after liver transplantation (LT), and the impact on post-LT outcomes. Methods: In this single center study we evaluated 1,468 candidates for LT [(age: 56±9 yrs; M/F: 1107/361; BMI: 24.4±5.8 Kg/m²; family history of diabetes (FHD): 37%; FPG: 109±36 mg/dl; HbA1c: 35±12 mmol/mol); main indications for LT: 57.7% HCV/HBV-related cirrhosis/HCC, and 27.5% dysmetabolic/esotoxic cirrhosis/HCC)]. By the end of 2022, from this cohort, 1,086 subjects underwent LT, 470 of whom reached a 5-year follow-up, while 10 were lost at follow-up. Results: Based on pre-LT history, FPG, HbA1c and/or OGTT, 32.5% patients from the pre-LT cohort had DM and 21.4% PD. DM and PD patients were older and predominantly males (both p7% negatively impacted on these outcomes. In addition, the prevalence of DM and PD increased respectively to 49% (p<0.001) and 29% (p=0.053) vs pre-LT. To identify pre-LT factors in NGT associated with post-LT DM (PTDM), machine learning algorithms (both interpretable and explainable) were used to assess multivariate correlations. Inspection of the models indicated that pre-LT FPG, BMI, smoking and eGFR were among the main factors correlated with PTDM. Conclusion: This thesis on glycemic status of subjects candidates for LT implements previous available data and demonstrates a high prevalence of DM and PD (> 50%); duration of pre-LT DM and its control affect post-LT outcomes; it also identifies modifiable factors to possibly prevent PTDM

    I disturbi di personalità in ottica neuro-evolutiva: traiettorie di sviluppo e implicazioni cliniche in una popolazione di adolescenti con disturbo dello spettro autistico ad alto funzionamento

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    Negli ultimi anni la psichiatria dello sviluppo ha registrato un crescente interesse verso le interazioni tra disturbi del neurosviluppo e disturbi psichiatrici emergenti in età adolescenziale. In questo contesto la relazione tra il disturbo dello spettro autistico (ASD) e i disturbi di personalità (DP) rappresenta un area di studio particolarmente rilevante. La coesistenza di ASD e DP ha mostrato un crescente interesse clinico, poiché la sovrapposizione sintomatologica, come difficoltà interpersonali, disregolazione emotiva e problemi identitari, può complicare la diagnosi. Studi recenti suggeriscono che i soggetti con ASD ad alto funzionamento presentano un rischio aumentato di sviluppare DP, in particolare durante il periodo adolescenziale. Questi aspetti evidenziano la necessità di esplorare traiettorie evolutive che collegano i due disturbi, per comprendere meglio i meccanismi sottostanti e ridurre il rischio di diagnosi errate o tardive. L’individuazione precoce di fattori di rischio, come specifici tratti temperamentali o comorbidità psichiatriche, potrebbe favorire interventi preventivi e migliorare la gestione clinica. Il nostro studio su una popolazione di adolescenti con ASD ad alto funzionamento si propone di analizzare la prevalenza dei DP in questa popolazione, identificare caratteristiche sintomatologiche condivise e investigare i tratti temperamentali precoci e le comorbidità psichiatriche che possono contribuire al rischio di sviluppare DP. I risultati del nostro studio puntano a favorire l’elaborazione di strategie di prevenzione, diagnosi e presa in carico precoci e personalizzate, per il miglioramento della qualità della vita di adolescenti con queste condizioni. In recent years, the relationship between neurodevelopmental disorders and psychiatric disorders in adolescence and adulthood has gained increasing attention in developmental psychiatry. In this perspective, the link between autism spectrum disorder (ASD) and personality disorders (PD) is a central topic of investigation. Since overlapping symptoms including identity issues, emotional dysregulation, and interpersonal difficulties can make diagnosis more challenging, there is growing clinical interest in the comorbidity of ASD and DP. According to recent research, patients with high-functioning ASD are more likely to develop DP, especially in adolescence. These issues highlight the need to explore developmental trajectories linking the two disorders to better understand the underlying mechanisms and reduce the risk of misdiagnosis or delayed diagnosis. Early detection of risk factors, such as specific temperamental traits or psychiatric comorbidities, could facilitate preventive interventions and improve clinical management. Our study focuses on a population of adolescents with high-functioning ASD. The objectives are to analyze the prevalence of PD within this group, identify common symptom characteristics, and explore early temperamental traits and psychiatric comorbidities that may increase the risk of developing personality disorders. Our study aims to find relevant data that will facilitate the development of early and individualized prevention, diagnosis, and treatment strategies, to improve the quality of life for adolescents and adults with these conditions

    Analysis on Etiology and Progression of CIED-related Tricuspid Valve Regurgitation in medium-term follow-up: Untangling the Tricuspid Valve with 3D ETT

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    Background and aims: Tricuspid regurgitation (TR) progression, either as a new onset TR or as a worsening of a pre-existing TR, has been widely reported following cardiac implantable electronic devices (CIEDs) implantation. Two categories have been described according to the prevalent mechanism: CIED-related and CIED-associated TR. This study aimed to identify the incidence of TR progression after right ventricular (RV) lead implantation, the differences between CIED-related and CIED-associated TR and its relation to the lead position inside the tricuspid annulus with the use of three-dimensional transthoracic echocardiography (3D TTE). Methods: In this prospective, non-randomized, cohort study, consecutive naïve patients who underwent pacemaker (PM), implantable cardioverter defibrillator (ICD) or cardiac resynchronization therapy (CRT) implantation between January and June 2024 were enrolled. All patients underwent a complete 2D ETT before transvenous lead implantation and after 6 months with a 3D ETT in order to evaluate device lead position inside the tricuspid annulus (TA) and lead interference with leaflets motion. For each patient new onset or progression of TR was assessed using vena contracta (VC) width and classified as CIED-related (Group 1) or CIED-associated (Group 2) based on the 3D findings. TR worsening was defined as an increase of at least one grade between pre- and post- implantation echocardiograms. I Results: Of the 63 patients enrolled (mean age 74 ± 8 years), 12 patients (19%) experienced worsening TR during follow-up. 45 patients (71.4%) had a PPM, 18 (28.6%) had an ICD, and 12 (19%) had CRT devices. The 3D TTE technique successfully identified the lead position at the level of TA in 58 cases (92.1%), allowing the relationship’s description as commissural in 48 (76.2%) and non-commissural (located on a leaflet) in 10 patients (15.9%). In 5 patients (7.9%), 3D reconstruction was inconclusive for the definition of the lead position. A total of 13 patients (20.6%) had CIED-related TR, while the remaining 50 patients (79.4%) had CIED-associated TR. The study found a significantly higher rate of TR progression in the CIED-related group, with lead impingement against a leaflet and lead adherence to a leaflet as the main contributor. A commissural lead position was associated with a protective effect (HR 0.12, CI 0.31 - 0.45, p=0.002), whereas non-commissural lead placement increased TR severity (HR 8.44, CI 2.22 - 31.97, p=0.002). Multivariate analysis identified only septal leaflet impingement (aHR 14.29 CI 3.17- 64.45, p=0.006) and posterior leaflet adherence (aHR 8.58 CI 1.75 – 42.17, p 0.003) as independent risk factors for TR progression, suggesting that some leaflets could be more affected by specific lead interactions. Conclusions: 3D TTE offers valuable insights into the interaction between the lead and the tricuspid valve. Its ease of use and straightforward execution make it a highly accessible tool in clinical practice. However, further studies with larger patient cohorts and extended follow-up are pivotal to fully elucidate the spectrum of potential mechanical interactions and their long-term impact on TR progression

    Sahara Occidentale: un conflitto dimenticato

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    Il conflitto del Sahara Occidentale costituisce una delle problematiche più complesse e irrisolte nel panorama geopolitico contemporaneo. Situato nella parte nord-occidentale del continente africano, il territorio è oggetto di una disputa tra il Marocco, che ne rivendica la sovranità, e il popolo saharawi, rappresentato dal Fronte Polisario, che reclama il diritto all’autodeterminazione. Nonostante il Sahara Occidentale sia incluso nell’elenco dei territori non autonomi delle Nazioni Unite e i reiterati tentativi di organizzare un referendum per l’autodeterminazione, tale processo continua a essere sistematicamente ostacolato. Questo impasse riflette la compresenza di interessi economici e geopolitici, tra cui lo sfruttamento delle risorse naturali del territorio, il ruolo strategico del Marocco nelle relazioni internazionali e le rivalità regionali con l’Algeria. La fine del cessate il fuoco che era stato in vigore per quasi tre decenni, ha ulteriormente complicato il quadro, evidenziando l'urgente necessità di soluzioni sostenibili. La tesi indaga le cause della mancata risoluzione del conflitto, con particolare attenzione al ruolo delle istituzioni internazionali e alle dinamiche geopolitiche. Un’analisi specifica è dedicata al contributo della Toscana, i cui enti locali e organizzazioni del terzo settore hanno dimostrato un impegno significativo a favore della causa saharawi. In tale contesto, viene proposta un’iniziativa progettuale ispirata al “metodo Rondine”, volta a promuovere il dialogo interculturale e l’educazione alla pace tra giovani marocchini e saharawi residenti in Toscana. La ricerca si propone di favorire una narrazione più equilibrata e consapevole del conflitto, superando la polarizzazione e il relativo disinteresse mediatico e pubblico. The conflict in Western Sahara is one of the most complex and unresolved issues in the contemporary geopolitical landscape. Located in the North-Western part of the African continent, the territory is the subject of a dispute between Morocco, which claims sovereignty, and the Sahrawi people, represented by the Polisario Front, claiming the right to self-determination. Despite Western Sahara being included in the list of non-self-governing territories and the repeated attempts to organise a referendum on self-determination, this process continues to be systematically obstructed. This impasse reflects the coexistence of economic and geopolitical interests, including the exploitation of the territory's natural resources, Morocco's strategic role in international relations and regional rivalries with Algeria. The end of the ceasefire that had been in place for almost three decades has further complicated the picture, highlighting the urgent need for sustainable solutions. This thesis investigates the causes of the failed attempts to solve the conflict, with particular attention to the role of international institutions and geopolitical dynamics. A specific analysis is dedicated to the contribution of Tuscany, whose local authorities and third sector organizations have shown a significant commitment to the Sahrawi cause. In this context, a project initiative inspired by the "Rondine method" is proposed, aimed at promoting intercultural dialogue and peace education between young Moroccans and Sahrawis residing in Tuscany. The research aim is to foster a more balanced and conscious narrative of the conflict, overcoming polarization and the related media and public disinterest

    Gli affreschi di Palazzo Rossetti di Seravezza: uno studio iconografico

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    Lo studio mira ad analizzare dal punto di vista iconografico gli affreschi presenti all’interno del primo piano di Palazzo Rossetti di Seravezza. Nelle fonti consultate, nei migliori dei casi, viene solamente menzionata la presenza di alcuni affreschi ma anche la frequenza con cui vi si fa riferimento è molto bassa. La storia di Palazzo Rossetti inizia presumibilmente dall’accorpamento di più abitazioni di epoca tardo medievale che vengono assemblate per ottenere il volume dell’edificio odierno. La prima traccia concreta che fornisce informazioni più precise sull’edificio è il Campione di strade di Seravezza del 1784 conservato all’Archivio Storico Comunale di Seravezza. La fonte permette di associare al Palazzo il nome di una famiglia, i Bonamini. I successivi proprietari dell’edificio sono i Rossetti dal 1820. In merito agli affreschi del piano nobile, non si hanno molte informazioni a disposizione. Dall’analisi stilistica complessiva si ipotizza che siano stati realizzati nel XVIII secolo e i soggetti raffigurati sono: Perseo e Andromeda, Venere e Adone, Marte e Venere, una veduta, Susanna e i vecchioni, Lot e le sue figlie, Betsabea al bagno. Il presente studio ha quindi lo scopo di analizzare nel dettaglio ciascuna opera tentando di individuare, oltre ai soggetti selezionati dall’autore e dal committente, un fil rouge che possa connettere le immagini giustificandone la scelta

    Metamorfosi della mente: arte, malattia e il caso di William C. Utermohlen

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    L’idea di questo lavoro di tesi nasce dall'esperienza di tirocinio curricolare svolto dalla candidata presso la Fondazione culturale Trossi-Uberti di Livorno, un ente coinvolto nella progettazione di attività creative per persone con Alzheimer, in collaborazione con MTA-Musei Toscani per l’Alzheimer. La volontà della candidata di approfondire la conoscenza della malattia l'ha portata a scoprire l'artista americano naturalizzato britannico William C. Utermohlen, deceduto nel 2007 a causa di questa patologia. Dopo la diagnosi nel 1995, l'artista ha realizzato una serie di autoritratti che illustrano visivamente il decorso della sindrome di Alzheimer, le cui prime tracce possono essere osservate in un ciclo pittorico eseguito all'inizio degli anni Novanta. Il lavoro di tesi raccoglie le principali informazioni disponibili sulla vita dell’artista e sulle sue opere prima della malattia; analizza poi l’arte dell’autoritratto dal punto di vista storico e psicologico, riportando studi esistenti sul rapporto tra arte e malattia mentale. Successivamente, definisce la malattia di Alzheimer e la sua eziologia, introducendo i possibili cambiamenti percettivi, con riferimento all’artista Willem de Kooning, anch’egli diagnosticato con Alzheimer. Infine, il lavoro approda all’arte di William Utermohlen dagli inizi degli anni Novanta fino alle ultime opere, ricostruendone le metamorfosi

    La retorica del cambiamento nell'Antropocene: traduzione e analisi di "Mourning in the Anthropocene: Ecological Grief and Earthly Coexistence" di Joshua Trey Barnett

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    Riassunto della Tesi Questa tesi si concentra sull’analisi e la traduzione di alcuni capitoli dell’opera Mourning in the Anthropocene: Ecological Grief and Earthly Coexistence di Joshua Trey Barnett, con l’obiettivo di esplorare le sfide traduttive e il significato culturale del lutto ecologico nell’era dell’Antropocene. Il lavoro si articola in tre sezioni principali: analisi contenutistica, commento traduttologico e traduzione pratica. L’Antropocene rappresenta un’epoca geologica caratterizzata dall’impatto umano senza precedenti sugli ecosistemi globali. Joshua T. Barnett, nella sua opera, introduce il concetto di lutto ecologico come risposta collettiva alle perdite ambientali, con un focus particolare sulle implicazioni emotive e trasformative di questo fenomeno. La prima sezione della tesi approfondisce i temi centrali dell’opera di Barnett. L’autore descrive il lutto ecologico come un processo emotivo che può catalizzare un cambiamento culturale e sociale, spingendo gli individui e le comunità ad affrontare la crisi ecologica con maggiore consapevolezza. La seconda sezione si focalizza sulle problematiche traduttive emerse durante la trasposizione in italiano di capitoli selezionati dell’opera, tra cui il “Prologo”, i “Ringraziamenti”, il capitolo 2 (Anticipating Loss: On Naming) e il capitolo 4 (Imagining Loss: On Making Visible). La terza sezione presenta la traduzione dei capitoli selezionati, che costituisce il cuore del lavoro pratico. La traduzione è accompagnata da note esplicative che evidenziano alcune scelte effettuate e le relative motivazioni. Questa tesi evidenzia come la traduzione non sia un semplice processo linguistico, ma un atto culturale e creativo che richiede una profonda comprensione del contesto e dei significati originali. Attraverso l’analisi e la traduzione di Mourning in the Anthropocene, si contribuisce al dibattito sull’Antropocene, offrendo al pubblico italiano strumenti per comprendere meglio le sfide ecologiche e culturali del nostro tempo. Summary of the Thesis This thesis focuses on the analysis and translation of selected chapters from Joshua Trey Barnett’s Mourning in the Anthropocene: Ecological Grief and Earthly Coexistence, aiming to explore the translational challenges and cultural significance of ecological grief in the Anthropocene era. The work is divided into three main sections: content analysis, translation-oriented analysis, and the translation itself. The Anthropocene represents a geological epoch characterized by the severe human impact on global ecosystems. In his work, Barnett introduces the concept of ecological grief as a collective response to environmental loss, emphasizing its emotional and transformative implications. The first section delves into the central themes of Barnett’s work. The author describes ecological grief as an emotional process capable of catalyzing cultural and social change, encouraging individuals and communities to face the ecological crisis with greater awareness. The second section focuses on the translational issues encountered during the Italian rendering of selected chapters, including the “Prologue,” “Acknowledgments,” Chapter 2 (Anticipating Loss: On Naming), and Chapter 4 (Imagining Loss: On Making Visible). The third section presents the translation of selected chapters, forming the core of the practical work. The translation also contains explanatory notes that highlight the reasons behind some choices. This thesis demonstrates how translation is not merely a linguistic process but a cultural and creative act requiring a deep understanding of the original context and meanings. Through the analysis and translation of Mourning in the Anthropocene, it contributes to the debate on the Anthropocene, offering Italian readers new tools to better understand the ecological and cultural challenges of the current time

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