University of Pisa

Electronic Thesis and Dissertation Archive - Università di Pisa
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    Scalare l’innovazione: sviluppo di un processo di sales outbound in una startup in fase di early growth

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    In un contesto competitivo e in rapida evoluzione, il sales outbound si rivela una strategia cruciale per le startup che desiderano crescere in modo rapido e sostenibile. A differenza dell’inbound marketing, l’outbound consente di attivare contatti commerciali mirati nel breve periodo, riducendo la dipendenza da canali lenti o imprevedibili. Questa tesi, sviluppata durante un tirocinio semestrale presso la startup Ganiga Innovation, ha avuto l’obiettivo di progettare e implementare un processo di e-mail prospecting outbound, volto a generare opportunità di vendita e validare segmenti di clientela. Il lavoro ha incluso la definizione del target, la personalizzazione dei messaggi, la scelta degli strumenti tecnologici (lead generation e CRM) e l’analisi dei principali KPI (open rate, reply rate, conversion rate). Attraverso una metodologia iterativa, è stato possibile ottimizzare il funnel di vendita e dimostrare come un processo outbound ben strutturato possa contribuire alla scalabilità commerciale, anche in realtà a risorse limitate ma ad alto potenziale innovativo. In today’s fast-paced and competitive market, outbound sales is a key strategy for startups aiming to grow quickly and sustainably. Unlike inbound marketing, outbound allows companies to proactively reach potential clients in the short term, reducing reliance on slower or less predictable channels. This thesis, developed during a six-month internship at the Tuscan startup Ganiga Innovation, aimed to design and implement a structured e-mail prospecting outbound process via email to generate qualified leads and validate target segments. The project involved defining the target audience, crafting personalized messages, selecting suitable tools (lead generation and CRM), and analyzing key performance indicators such as open rate, reply rate, and conversion rate. Using an iterative approach, the campaign was progressively refined, demonstrating how an effective outbound strategy can support commercial scalability—especially for resource-constrained, innovation-driven startups

    L'intelligenza artificiale nei sistemi di ricerca e soccorso

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    La tesi di laurea analizza l'integrazione dell'Intelligenza Artificiale (IA) nelle operazioni di Ricerca e Soccorso (SAR) marittimo, un settore critico in cui l'efficienza si misura in vite umane e l'innovazione tecnologica deve conciliarsi con consolidati obblighi giuridici ed etici. Il punto di partenza è il dovere fondamentale del soccorso in mare, sancito da convenzioni internazionali (UNCLOS, SOLAS, SAR) e affidato in Italia al Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera. Su questo scenario si innesta il potenziale rivoluzionario dell'IA e dei sistemi unmanned, che promettono di aumentare drasticamente la rapidità e la precisione degli interventi. L'interrogativo centrale della ricerca è come l'ordinamento giuridico, in particolare il nuovo Regolamento europeo sull'Intelligenza Artificiale (AI Act, Reg. UE 2024/1689), possa governare questa integrazione per massimizzare l'efficacia operativa, garantendo al contempo il rispetto dei principi di responsabilità, trasparenza e centralità della decisione umana. L'ipotesi sostenuta è che l'AI Act non sia un ostacolo, ma un "manuale di istruzioni" per un'innovazione responsabile, capace di creare una sinergia tra progresso tecnologico e tutele fondamentali. Adottando un approccio multidisciplinare, la tesi delinea inizialmente il quadro normativo di riferimento. Da un lato, l'architettura giuridica del SAR, e dall'altro, il percorso che ha portato l'UE a dotarsi del primo quadro normativo organico sull'IA. L'analisi dimostra che le applicazioni di IA per la gestione dei servizi di emergenza rientrano nella categoria dei sistemi ad "alto rischio", attivando un rigoroso regime di obblighi per fornitori e utilizzatori. Successivamente, il lavoro sposta l'attenzione sull'evoluzione tecnico-operativa della pianificazione SAR, passata da un'arte basata sull'esperienza a una scienza computazionale. L'avvento di software di supporto decisionale e la modellizzazione scientifica di variabili critiche come il "leeway" (la deriva dovuta al vento) hanno non solo migliorato l'accuratezza delle previsioni, ma hanno anche creato le fondamenta digitali e i vasti archivi di dati indispensabili per l'implementazione dell'IA. La tesi introduce quindi il paradigma della "Guardia Costiera Aumentata", un nuovo modello di Human-Machine Teaming basato su capacità tecnologiche concrete. In questo modello, le piattaforme unmanned (droni aerei e navali) agiscono come estensioni dei sensi dell'operatore, mentre l'IA funziona da motore cognitivo, analizzando flussi di dati eterogenei (video, radar, comunicazioni radio) per trasformarli in informazioni utili. L'operatore umano, sollevato dai compiti ripetitivi, assume un ruolo di supervisore strategico: il suo compito non è più calcolare o cercare, ma validare l'informazione e decidere. In conclusione, la ricerca dimostra che il Regolamento sull'IA è la chiave di volta per la sostenibilità di questo nuovo paradigma. I suoi requisiti per i sistemi ad alto rischio — come la qualità dei dati, la trasparenza, la robustezza e l'obbligo di una sorveglianza umana efficace — non sono vincoli burocratici, ma garanzie tecniche e giuridiche che rafforzano il sistema. Essi assicurano che la decisione finale, e la relativa responsabilità, restino saldamente in mani umane. L'AI Act, quindi, non frena il progresso ma lo orienta, stabilendo che, nel soccorso marittimo, il sistema più efficace è per definizione quello più affidabile e sicuro, mantenendo la tecnologia al servizio della salvaguardia della vita umana

    Caratterizzazione statica e a fatica di polimeri rinforzati soggetti a condizioni ambientali e di carico variabili

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    Questo lavoro, svolto nell’ambito del progetto “MIOPAFEM– New Generation of Modular Intelligent Oleo-dynamic Pumps with Axial Flux Electric Motors”, in collaborazione con Pierburg Pump Technology Italy, ha come obiettivo principale la caratterizzazione statica e a fatica di tre materiali polimerici rinforzati con fibre corte, due con matrice termoplastica e uno con matrice termoindurente. Nelle prove sperimentali sono stati valutati gli effetti di alcuni parametri, tra cui la temperatura, l’umidità assorbita, lo strain rate e il rapporto di carico. Sono stati quindi analizzati modelli di previsione della vita fatica presenti in letteratura, e due di essi sono stati applicati ai dati sperimentali. This work, that was part of the project “MIOPAFEM – New Generation of Modular Intelligent Oleo-dynamic Pumps with Axial Flux Electric Motors”, in collaboration with Pierburg Pump Technology Italy, aims at the static and fatigue characterization of three short glass fiber-reinforced polymeric materials: two with a thermoplastic matrix and one with a thermosetting matrix. Experimental tests were conducted to evaluate the effects of several parameters, including temperature, absorbed moisture, strain rate, and load ratio. Fatigue life prediction models from the literature were analyzed, and two of them were applied to the experimental data

    Gestione clinica e outcome materno-fetali nei disordini ipertensivi della gravidanza presso l'Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana

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    Questo studio si propone di analizzare in modo sistematico e approfondito le complicanze e gli esiti associati ai principali fenotipi di ipertensione in gravidanza. Lo studio nasce dalla consapevolezza che l’ipertensione arteriosa, in particolare quella cronica pregravidica, rappresenta una delle condizioni più significative per l’ostetricia moderna. Questo è particolarmente vero in un contesto in cui l’età materna avanzata, l’aumento dell’obesità e la diffusione di comorbidità croniche stanno cambiando radicalmente il profilo delle gravidanze. Nonostante i progressi delle linee guida internazionali (ISSHP, ACOG, NICE), ci sono ancora incertezze cliniche sulla gestione ottimale di queste pazienti, specialmente per quanto riguarda il target pressorio, le terapie più appropriate, il timing del parto e la prevenzione della preeclampsia sovrapposta. La ricerca ha coinvolto 109 pazienti gestite presso l’Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale Santa Chiara (AOUP), suddivise in tre gruppi clinici distinti: ipertensione cronica pregravidica, pregressa preeclampsia nelle gravidanze precedenti, preeclampsia attuale e rischio elevato di sviluppare preeclampsia nella gravidanza in corso. Attraverso un’analisi retrospettiva delle cartelle cliniche sono stati raccolti e confrontati numerosi parametri anagrafici, clinici, laboratoristici, ostetrici e neonatali, con l’obiettivo di descrivere gli outcome materni e gli outcome fetali. I dati sono stati analizzati in relazione al profilo di rischio, alla gestione terapeutica adottata e alla sorveglianza ostetrica ricevuta, con particolare attenzione all’impatto del percorso assistenziale multidisciplinare. L’approccio integrato del centro, che coinvolge ginecologi, cardiologi, nefrologi, anestesisti e neonatologi, si è confermato fondamentale per ridurre le complicanze e ottimizzare gli outcome materni e fetali in questa popolazione particolarmente fragile. Questo lavoro si propone, quindi, di contribuire alla comprensione clinica e gestazione dei disordini ipertensivi in gravidanza, sottolineando l’importanza di percorsi personalizzati e strutturati, soprattutto nei centri di riferimento di terzo livello

    Archeologia professionale e Archeologia pubblica. Confronto e analisi di due settori tra loro collegati

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    Questo elaborato ha l’obiettivo di descrivere e confrontare i mondi dell’archeologia professionale e pubblica in Italia e nei Paesi Bassi. Due macro temi all'interno di due diversi contesti geografici analizzati separatamente, ma con l'obiettivo di comprendere, nelle conclusioni, qual è il futuro professionale degli archeologi, quale ruolo avranno all'interno della comunicazione al grande pubblico, e quali sono somiglianze e differenze sostanziali tra gli approcci professionali e comunicativi nei due paesi presi in esame. Per realizzare questo lavoro di tesi, oltre alla lettura di un robusto corpus bibliografico, si è rivelata necessaria la realizzazione di un ciclo di interviste strutturate e rivolte a vari archeologi professionisti, nonché ad alcuni esperti di comunicazione archeologica italiani e olandesi, al fine di poter restituire un quadro esaustivo sulle due discipline. Gli archeologi sono stati chiamati a rispondere a domande riguardanti, ad esempio, la metodologia del lavoro, i rapporti con le clientele e i costi principali; gli esperti in comunicazione, all'interno dell'analisi di alcuni casi di studio, sono stati chiamati a rispondere a domande su come questi fossero organizzati e con quali finalità comunicative

    Outcome neurologico di pazienti sottoposti a craniectomia decompressiva: esperienza di un singolo centro

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    La craniectomia decompressiva rappresenta una strategia chirurgica salvavita per il controllo dell’ipertensione endocranica refrattaria seguente a danno neurologico acuto. Sebbene sia in grado di ridurre la mortalità in casi selezionati, il suo impatto sull’outcome funzionale rimane controverso. È stato condotto uno studio osservazionale retrospettivo monocentrico su 34 pazienti ricoverati fra giugno 2023 e luglio 2024 con diagnosi di danno neurologico acuto (trauma cranico, ictus ischemico, emorragia cerebrale, emorragia subaracnoidea) suddivisi in due gruppi da 17 ciascuno (CD vs ND). È stato applicato un propensity score matching su età, GCS e Charlson Comorbidity Index. Abbiamo valutato l’outcome neurologico ad un anno (GOS-E) e la mortalità nei pazienti sottoposti a trattamento decompressivo rispetto a strategie alternative, l’assistenza ospedaliera ( ICU-LOS, ventilazione meccanica, degenza ospedaliera). Inoltre è stata condotta una analisi secondaria riguardo la correlazione fra gli score radiologici e l’outcome nei due gruppi. La mortalità è risultata maggiore nel gruppo DC rispetto al controllo (70,6% vs 41,2% p=0,167), i tassi di sopravvivenza ad un anno sono 29% DC vs 59% ND ( p =0,167) di cui con outcome favorevole (GOS-E >4) nel 40% dei DC contro il 60% degli ND. Assistenza ospedaliera riscontrata: ICU-LOS 15 CD vs 11 ND ventilazione meccanica 13,5 CD vs 7 ND, degenza totale 24 CD vs 14 ND. analisi secondaria ha mostrato uno score radiologico statisticamente sovrapponibile con una tendenza clinica più severa nei DC. I dati confermano la DC come intervento salvavita nei casi più severi sottolineando la necessità di un’accurata selezione dei candidati e di ulteriori studi multicentrici con data base ampi.

    L'insulino resistenza nelle epatopatie croniche del cane

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    L'insulino resistenza in umana è associata all'epatopatia metabolica, con fattori predisponenti quali sovrappeso e iperlipidemia. Per questo studio sono stati valutati 27 pazienti epatopatici (di cui 13 con fattori di dismetabolismo) rispetto ad un gruppo di controllo. Le analisi statistiche hanno riportato una differenza significativa tra gli HOMA-IR dei pazienti con dismetabolismo e pazienti privi, evidenziando un loro ruolo chiave; una correlazione positiva tra HOMA-IR degli epatopatici e trigliceridemia; e una mancata correlazione tra HOMA-IR e parametri di danno epatico/colestasi (ALT, ALP, bilirubina). L'insulino resistenza sembrerebbe subire un'influenza maggiore da parte dei fattori di dismetabolismo rispetto alla sola epatopatia, e ha alcune affinità con la CKD interessanti per futuri studi. Insulin resistance is associated in human to metabolic liver disease (MASLD), with predisposing factors such as overweight and hyperlipidemia. In this study, we evaluated 27 liver disease patients (13 with metabolic factors) and a group of healthy dogs. Statistical analyses shows a difference between metabolic patients' HOMA-IR and not metabolic's; a positive correlation between chronic liver patients' HOMA-IR and triglyceridemia; no correlation between HOMA-IR and markers of hepatic injury/cholestasis (ALT, ALP, bilirubin). Insulin resistance may be be more influenced by metabolic factors than liver disease alone, and has some similarities with CKD interesting to be investigated in future studies

    Il "mito" della collaborazione di giustizia nella logica della finalità rieducativa della pena

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    Il presente elaborato ha l’obiettivo di analizzare la disciplina della legislazione antimafia nella logica della finalità rieducativa della pena, più nello specifico dell’istituto della collaborazione della giustizia e della sua funzione premiale riservata ai soggetti c.d. “pentiti". All’interno dell’elaborato verrà trattata la nascita della normativa antimafia, che muove i suoi primi passi seguendo quanto già messo in atto dalla disciplina premiale antiterrorismo degli anni Ottanta e si analizzeranno i primi decreti emergenziali e le successive leggi di applicazione. Si analizzerà il sistema premiale previsto per i collaboratori di giustizia, mettendone in risalto da un lato la positività di tale sistema e i risultati che ne derivarono soprattutto in seguito alle stragi di mafia avvenute nei primi anni Novanta del secolo scorso e dall’altro lato si analizzeranno le critiche mosse a tale sistema che negli ultimi trent’anni hanno accompagnato la normativa antimafia e la lotta alla criminalità organizzata da parte dello Stato. Dalle critiche mosse nel corso degli anni Novanta e a causa di un sistema carente sotto molti aspetti, principalmente perché nato in un momento di grande emergenza per il nostro Paese, furono apportate modifiche alla normativa sui collaboratori di giustizia con la Legge n.45/2001, normativa tutt’ora in vigore e posta alla base della disciplina antimafia. Di questa legge si analizzerà più nello specifico il dettato riservato ai benefici penitenziari per i collaboratori di giustizia e la possibilità di accedervi, al contrario di quanto avveniva fino a quel momento, soltanto dopo il loro ingresso negli istituti penitenziari non essendo più automatico che chiunque collabori debba essere sottoposto a programma di protezione. Punto centrale e posto alla base di tale elaborato sarà infatti la finalità rieducativa della pena nella logica della disciplina riservata ai collaboratori di giustizia. Dall’entrata in vigore della disciplina antimafia fino ad oggi molte sono state le critiche mosse, critiche provenienti dal mondo accademico, dalla magistratura e dall’opinione pubblica. Ci si è chiesti se realmente un soggetto collaboratore di giustizia possa essere ritenuto davvero un “pentito”, se realmente quindi si possa ritenere un soggetto rieducato e che possa accedere ai benefici premiali, e a sconti di pena solamente perchè decida di collaborare con l’autorità giudiziaria e non alla luce di un vero e proprio trattamento individuale rieducativo. Il principio rieducativo è uno dei principi cardine dell’ordinamento penitenziario, disciplinato dall’art.27, comma 3 della Costituzione e la disciplina antimafia trova applicazione specialmente all’interno della fase esecutiva della pena, prevedendo l’accesso ai benefici penitenziari per i soggetti collaboranti ed escludendone l’accesso ai soggetti c.d. irriducibili. Tale previsione, il c.d. “doppio binario”, ha portato con l’applicazione degli artt. 4 bis o.p. e 58 ter o.p., a domandarsi se la compressione della finalità rieducativa per i soggetti non collaboranti fosse costituzionalmente legittima e soprattutto: quanto realmente si può ritenere rieducato un soggetto che decide di collaborare con la giustizia? E quanto si può ritenere pericoloso un soggetto che al contrario decida di non collaborare e quindi di scontare la sua pena integralmente e perciò impossibilitato dalla stessa normativa a poter richiedere l’applicazione di benefici penitenziari, una volta scontata la pena richiesta per la loro applicazione? La corte costituzionale che fino al 2019 aveva ritenuto legittima la normativa antimafia e l’istituto della collaborazione di giustizia (ritenendo che tale disciplina fosse sì nata da una scelta di politica criminale, come affermò la stessa corte nella sentenza 306/1993, ma che non per questo si poteva ritenere l’istituto dell’ostatività ai benefici penitenziari previsto per i soggetti “irriducibili” e la normativa premiale per i collaboratori di giustizia come incostituzionale), ha iniziato a sollevare dubbi di legittimità costituzionale soprattutto riguardo alla presunzione assoluta di pericolosità dei soggetti non collaboranti che ne determinava lo sbarramento per la richiesta dei benefici penitenziari e dei permessi premio. Nella parte conclusiva dell’elaborato si analizzeranno le sentenze, europee e della Corte Costituzionale e le ordinanze che hanno portato alla riscrittura della disciplina riservata ai non collaboranti e soprattutto a come la finalità rieducativa della pena stia tornando al centro dell’esecuzione penale anche per i soggetti condannati per reati di stampo mafioso. This paper aims to analyze the anti-mafia legislation within the framework of the rehabilitative purpose of punishment, specifically the institution of judicial cooperation and its rewarding function reserved for so-called "repentants." This paper will address the birth of anti-mafia legislation, which took its first steps following the anti-terrorism rewards framework of the 1980s. It will also analyze the first emergency decrees and subsequent implementing laws. It will analyze the reward system for judicial collaborators, highlighting, on the one hand, its positive aspects and the results it achieved, especially following the Mafia massacres of the early 1990s. On the other hand, it will analyze the criticisms leveled against this system that have accompanied anti-mafia legislation and the state's fight against organized crime over the past thirty years. In response to criticisms leveled during the 1990s and a system lacking in many respects, primarily because it was created during a time of great emergency for our country, changes were made to the legislation on collaborators of justice with Law No. 45/2001, a law still in force today and the foundation of anti-mafia legislation. This law will be analyzed in more detail: the provisions regarding prison benefits for collaborators of justice and the possibility of accessing them, unlike what had occurred until then, only after their entry into prison; it is no longer automatic that anyone who collaborates must be placed under a protection program. The central and underlying focus of this paper will be the re-educational purpose of punishment within the framework of the legislation governing collaborators of justice. Since the enactment of the anti-mafia legislation until today, there has been considerable criticism, from academia, the judiciary, and the public. The question has been raised as to whether a person who cooperates with justice can truly be considered a "repentant"—whether, therefore, they can truly be considered re-educated and eligible for rewards and sentence reductions solely because they decide to cooperate with the judicial authorities, and not as a result of actual individual re-educational treatment. The principle of re-education is one of the cornerstones of the penitentiary system, governed by Article 27, paragraph 3 of the Constitution. Anti-mafia legislation applies especially during the execution phase of sentences, providing access to penitentiary benefits for those who cooperate and excluding access to so-called "irreducible" individuals. This provision, the so-called "double track," has led, with the application of Articles 4 bis of the penal code. and 58 ter of the Criminal Procedure Code, to ask whether the restriction of the re-educational purpose for non-cooperating individuals was constitutionally legitimate and, above all, to what extent can a person who decides to cooperate with justice be considered re-educated? And to what extent can a person be considered dangerous who, on the contrary, decides not to cooperate and therefore to serve his sentence in full, and is therefore prevented by the same legislation from requesting the application of prison benefits, once he has served the sentence required for their application? The Constitutional Court, which until 2019 had deemed the anti-mafia legislation and the institution of judicial cooperation legitimate (considering that this legislation was indeed born out of a criminal policy choice, as the court itself affirmed in ruling 306/1993, but that this did not mean that the institution of impediment to prison benefits provided for "irreducible" individuals and the bonus legislation for judicial cooperation could be considered unconstitutional), began to raise doubts about the constitutionality of the legislation, especially regarding the absolute presumption of dangerousness of non-collaborating individuals, which determined the barrier to their requesting prison benefits and reward permits. The final section of the paper will analyze the European and Constitutional Court rulings and ordinances that led to the rewriting of the rules governing non-cooperation, and, above all, how the re-educational purpose of punishment is returning to the forefront of criminal enforcement, even for those convicted of mafia-related crimes

    Valutazione di un Approccio Conservativo per la Diagnosi dei Noduli Tiroidei di Grandi Dimensioni (≥4 cm) Basato sull’Integrazione dei Dati Demografici/clinici con l’Ecografia del Collo e l’Agoaspirato con Ago Sottile

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    Contesto clinico. I noduli tiroidei di grandi dimensioni (≥4 cm) sono caratterizzati da tassi di incidenza e prevalenza ridotti nella popolazione globale rispetto ai noduli di diametro inferiore. Tali lesioni rappresentano tutt’ora una sfida da un punto di vista clinico, essendo intrinsecamente correlati ad un maggiore rischio di malignità e presentando specifiche criticità diagnostico–terapeutiche rispetto ai noduli di dimensioni minori, fra cui: valutazione ecografica più complessa, ruolo dibattuto dell’agoaspirato tiroideo (FNAC), scelta della tipologia di trattamento. In questo lavoro è stata esplorata l’efficacia diagnostica per malignità di un approccio integrato che utilizza la valutazione clinica, l’ecografia del collo ad alta risoluzione (HRUS), l’agoaspirato tiroideo (FNAC) e loro combinazione, con l’obiettivo di identificare i casi da sottoporre all’intervento chirurgico, rispetto a quelli che possono essere seguiti nel tempo mediante un follow-up conservativo. Materiali e metodi. È stato preso in esame un campione di 124 pazienti di cui ciascuno con diagnosi di noduli tiroidei di dimensioni ≥4 cm, consecutivamente sottoposti ad intervento di tiroidectomia. L’esame istologico ha dimostrato la presenza di un carcinoma tiroideo in 33 pazienti, mentre 91 risultavano benigni. Sono stati confrontati: a) i dati demografici, anamnestici e clinici; b) gli esiti degli esami ecografici; c) gli esiti citologici; d) e loro combinazione; con i risultati istologici. Risultati. Sono state dimostrate statisticamente significative le associazioni fra un aumento del rischio di neoplasia tiroidea e: a) sesso maschile e b) diagnosi di ipotiroidismo (fra i dati demografici–clinici); c) pattern di vascolarizzazione peri– ed intranodulare; d) margini irregolari; e) alone periferico ipoecoico; e f) ipoecogenicità (relativamente ai parametri ecografici ad alto rischio di malignità). La FNAC ha mostrato un’accuratezza diagnostica variabile (TIR 2 92.86% per benignità; per malignità TIR 3A 68.5%, TIR 3B 86%, TIR 4 91.5%, TIR 5 100%). Inoltre, i risultati indicano che nei noduli >4 cm classificati come TIR 3A e TIR 3B, il rischio di malignità associato si è dimostrato essere superiore rispetto ai noduli di dimensione inferiore, essendo tali lesioni risultate maligne nel 30.56% (rispetto al 10% Italian Cons.) e 57.14% (rispetto a 15-30% Italian Cons.) dei casi rispettivamente, suggerendo una particolare attenzione per questi noduli, nonché un possibile indicazione chirurgica anche in relazione alle caratteristiche clinico-demografiche, ed ecografiche. La valutazione combinata di citologia e almeno due caratteristiche ecografiche ad alto rischio di malignità ha permesso di identificare come fortemente sospetti di neoplasia – fra i noduli risultati maligni all’esame istologico – 2/2 (100%) noduli TIR 1 e 2/4 (50%) noduli TIR 2. Conclusioni. Per la gestione dei noduli tiroidei di grandi dimensioni (≥4 cm), è possibile adottare un approccio conservativo. Integrando i dati demografici–clinici, quelli relativi all’ecografia del collo e all’agoaspirato tiroideo – considerando, in particolare, la combinazione delle caratteristiche ecografiche ad alto rischio con i risultati citologici – è possibile identificare le neoplasie tiroidee con livelli di accuratezza diagnostica paragonabili a quelli osservati per noduli di dimensioni inferiori. Clinical context. Large thyroid nodules (≥4 cm) are characterized by reduced incidence and prevalence rates in the global population compared to nodules of smaller diameter. These lesions still represent a challenge from a clinical point of view, being intrinsically correlated with a higher risk of malignancy and presenting specific diagnostic-therapeutic issues compared to smaller nodules, including: more complex ultrasound evaluation, debated role of thyroid fine-needle aspiration (FNAC), choice of treatment type. In this scenario, the diagnostic efficacy for malignancy of an integrated approach that uses clinical evaluation, high-resolution neck ultrasound (HRUS), thyroid fine-needle aspiration (FNAC) and their combination has been explored, with the aim of identifying cases to be submitted to surgery, compared to those that can be followed over time through conservative approach. Materials and methods. A sample of 124 patients, each diagnosed with thyroid nodules ≥4 cm in size, consecutively undergoing thyroidectomy, was examined. Histological evaluation showed the presence of thyroid carcinoma in 33 patients, while 91 were benign. The following were compared: a) demographic, anamnestic and clinical data; b) the results of ultrasound examinations; c) cytological outputs; d) and their combination; with the histological results. Results. Statistically significant associations have been demonstrated between an increased risk of thyroid carcinoma and: a) male sex and b) diagnosis of hypothyroidism (among the demographic-clinical data); c) peri- and intranodular vascularization pattern; d) irregular margins; e) hypoechoic peripheral halo; and f) hypoechogenicity (relative to the ultrasound parameters at high risk of malignancy). FNAC showed variable diagnostic accuracy (TIR 2 92.86% for benignity; for malignancy TIR 3A 68.5%, TIR 3B 86%, TIR 4 91.5%, TIR 5 100%). Furthermore, the results indicate that in nodules >4 cm classified as TIR 3A and TIR 3B, the associated risk of malignancy has been shown to be higher than in smaller nodules, with these lesions being malignant in 30.56% (compared to 10% Italian Cons.) and 57.14% (compared to 15-30% Italian Cons.) of cases respectively, suggesting particular attention for these nodules, as well as a possible surgical indication also in relation to the clinical-demographic and ultrasound characteristics. The combined evaluation of cytology and at least two ultrasound features at high risk of malignancy made it possible to identify as highly suspicious of neoplasia - among the nodules found to be malignant on histological examination - 2/2 (100%) TIR 1 nodules and 2/4 (50%) TIR 2 nodules. Conclusions. For the management of large thyroid nodules (≥4 cm), a conservative approach can be adopted. By integrating the demographic-clinical data, those relating to neck ultrasound and thyroid fine-needle aspiration - considering, in particular, the combination of high-risk ultrasound features with cytological results - it is possible to identify thyroid neoplasms with diagnostic accuracy levels comparable to those observed for smaller nodules

    Manifestazioni otorinolaringoiatriche nei pazienti con Discinesia Ciliare Primaria: analisi della casistica afferente alla UO di Pediatria dell’AOUP

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    La Discinesia Ciliare Primaria (DCP) è una ciliopatia caratterizzata da una alterazione del movimento delle ciglia respiratorie, che causa infezioni recidivanti delle vie aeree. Le manifestazioni otorinolaringoiatriche di questa condizione sono spesso ad esordio pediatrico, ma solo di recente sono diventate oggetto di studio. In questo studio retrospettivo tali manifestazioni sono state studiate in 223 soggetti seguiti presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana, di età compresa alla prima valutazione tra 1 mese e 72 anni (mediana 16,3 anni, IQR 26,8; 123 soggetti pediatrici), descrivendole alla prima valutazione e alla più recente di follow up. I sintomi di allarme, oltre ai difetti della lateralità sono la tosse catarrale quotidiana, le infezioni respiratorie ricorrenti, il distress respiratorio neonatale e la rinite cronica. Rispetto ai sintomi riferiti dai pazienti o dai genitori, il più comune alla prima valutazione è risultata l’otalgia ricorrente, seguita da cefalea, ovattamento auricolare, ipoacusia e ipo/anosmia. L’analisi dei soli pazienti pediatrici evidenzia come le manifestazioni ORL, piuttosto frequenti quando si eseguono i test specifici, siano spesso misconosciute e spesso non riferite da pazienti e genitori. Il nostro studio conferma la necessità di identificare i sintomi di allarme per la DCP già nei primi mesi di vita, e di studiare approfonditamente i pazienti anche dal punto di vista dell’interessamento a carico delle vie aeree superiori

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