University of Pisa

Electronic Thesis and Dissertation Archive - Università di Pisa
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    GESTIONE DEL PORTAFOGLIO DI BRAND Il caso dell’azienda “Talea Group S.p.A.”

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    Questo elaborato esplora la strategia di gestione del portafoglio di brand di Talea Group S.p.A., un'azienda leader nel settore dell’e-retailing di prodotti legati alla salute e benessere della persona. Attraverso un'analisi approfondita delle politiche di branding, delle performance di mercato e delle strategie di posizionamento dei vari brand dell'azienda, si intende comprendere come Talea Group S.p.A. ottimizza il proprio portafoglio per massimizzare la competitività e il valore aziendale. This paper explores the brand portfolio management strategy of Talea Group S.p.A., a leading company in the e-retailing sector of health and wellness products. Through an in-depth analysis of branding policies, market performance, and positioning strategies of the company's various brands, the aim is to understand how Talea Group S.p.A. optimizes its portfolio to maximize competitiveness and corporate value

    La guerra sfinita. Il conflitto in Nagorno-Karabakh come espressione dell'antagonismo etnico tra armeni e azeri

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    La presente tesi ha l’obiettivo di illustrare ragioni e sviluppo del conflitto nel Nagorno-Karabakh, secondo una prospettiva storica, approfondendo in particolare la nascita e l’evoluzione dell’antagonismo armeno-azero che ne è alla base, e individuando i principali aspetti politici, storici, economici e sociali che hanno contributo ad alimentarlo e renderlo “intrattabile”. Nel primo capitolo viene illustrata la situazione sociopolitica in Transcaucasia all’arrivo dei russi negli anni Venti dell’Ottocento e i cambiamenti innescatisi durante l’epoca zarista: le disparità di trattamento riservate ad armeni e tatari musulmani portarono a significativi riequilibri demografici. La gestione del boom petrolifero azero, che arricchì prevalentemente russi e armeni, e l’armeno-fobia che sul finire del secolo dall’impero ottomano si diffuse anche nell’impero russo, comportarono malcontenti che sfociarono negli scontri del 1905 nella città di Baku, prima violenta espressione della rivalità interetnica. Il genocidio armeno per mano ottomana durante la Prima guerra mondiale innescò nel popolo armeno un forte sentimento antiturco, rivolto anche alla componente turcofona presente in Transcaucasia. Il secondo capitolo evidenzia le dispute di confine emerse tra Armenia e Azerbaigian nella fase transitoria successiva al crollo dell’impero russo e precedente alla costituzione dell’URSS. Esse furono alla base della creazione dell’oblast autonoma del Nagorno-Karabakh all’interno della RSS Azera. In epoca sovietica, la popolazione armena ivi residente lamentò una condizione di isolamento e stigma imposta da Baku, e chiese in diverse occasioni che l’oblast venisse ricondotta sotto l’amministrazione di Erevan, inutilmente. La contesa politica degenerò in un conflitto militare durante la fase della perestrojka e il pogrom di Sumgait del febbraio 1988 costituì un nuovo spartiacque nella storia dei due popoli. L’oblast tentò, infine, la via dell’indipendenza, con la dichiarazione del 2 settembre 1991. Il terzo capitolo si apre con la prima guerra del Nagorno-Karabakh, combattuta all’indomani del crollo dell’URSS (1992-1994) e vinta dagli armeni karabakhi, che, oltre a mantenere il controllo della regione, vi annessero ben 7 distretti azeri. Gli anni successivi si caratterizzarono per il prevalere dei tentativi di risoluzione diplomatica della disputa, con la mediazione di attori internazionali e un ruolo di primo piano assunto dal Gruppo di Minsk dell’OSCE. Numerose alternative proposte furono rigettate, da una parte e dall’altra. Questo contribuì all’appellativo di “conflitto congelato”. Nel frattempo, le narrazioni identitarie di Armenia e Azerbaigian si focalizzarono sempre più sulla disputa karabakha, metro di valutazione e gradimento dei rispettivi esecutivi. La seconda guerra del Nagorno-Karabakh (settembre-novembre 2020) ribaltò la situazione a favore dell’Azerbaigian che, in parte manu militari, in parte per accordo, riottenne i 7 distretti persi nel primo conflitto, ma non il Karabakh. La Repubblica secessionista fu riportata sotto il controllo azero soltanto nel settembre 2023, a seguito di un blocco stradale del collegamento con l’Armenia durato oltre 10 mesi e della conseguente crisi umanitaria imposta alla sua popolazione. Nel frattempo, il ripristino della disputa sulla demarcazione della frontiera con l’Armenia, il revisionismo storico di cui il governo Aliyev ha fatto abbondante uso, sommati alla cancellazione di qualsiasi traccia culturale armena dai territori rintegrati, sono elementi sufficienti a prevedere che l’espansionismo azero non si sia placato, e che il Nagorno-Karabakh sia stato solo un tassello di un progetto non ancora concluso

    La gestione dei rapporti di lavoro durante la crisi d'impresa: sfide e soluzioni nella nuova disciplina concorsuale

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    L’elaborato esamina il complesso rapporto tra diritto fallimentare e diritto del lavoro, evidenziando come storicamente queste due discipline abbiano dialogato poco. Si analizzano le normative italiane ed europee riguardanti la gestione della crisi d'impresa, con particolare attenzione agli effetti sui rapporti di lavoro subordinato. Viene discusso il nuovo Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, che introduce nuove disposizioni per coordinare le procedure concorsuali con il diritto del lavoro, favorendo la continuità aziendale e la tutela dei lavoratori. Il secondo capitolo si concentra sugli strumenti di rilevazione precoce della crisi d'impresa, nello specifico sugli effetti scaturiti dalla modifica dell'articolo 2086 del Codice civile ad opera del D. Lgs.12 gennaio 2019, n.14, evidenziando l'importanza di un'adeguata organizzazione aziendale per prevenire la crisi o l'insolvenza. Nel terzo e quarto capitolo si approfondiscono le procedure di liquidazione giudiziale e concordato preventivo, nonché le implicazioni del trasferimento d'azienda in contesti di crisi, evidenziando le deroghe possibili e i limiti imposti dalla normativa comunitaria

    SPHINX: Structured Prediction for Hierarchical Incident Classification with SVMs and RAG eXploitation

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    Incident management has always been a complex and delicate task, requiring the swift and accurate routing of issues to the appropriate resolver groups. This is particularly crucial in large organizations, such as the one examined in this thesis, and even more so when dealing with strategic data-related issues. Misclassification or delays can disrupt interconnected processes, lead to information loss, and cause missed opportunities, ultimately affecting profitability and credibility. In this thesis, we introduce SPHINX as a framework designed to enhance the company’s incident management process. We will briefly present the company, explain how our framework works, and highlight its benefits compared to the current system. Additionally, we will delve into the technical complexities of handling such a task, discussing why certain models were preferred over others. Finally, we will explore the integration of a more innovative approach leveraging Retrieval-Augmented Generation (RAG) to extend the current implementation, enabling it to handle edge cases more effectively. Through this work, we aim to demonstrate how machine learning can drive faster, more accurate, and cost-effective incident resolution

    Le biblioteche delle regine: sapere e potere nella costruzione e nella trasformazione della regalità femminile in Età Moderna

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    La tesi di dottorato, intitolata Le biblioteche delle regine: sapere e potere nella costruzione e nella trasformazione della regalità femminile in Età Moderna, costituisce la prosecuzione del mio lavoro di triennale e magistrale dedicato alla biblioteca (e alle scritture) di Cristina di Svezia. La biblioteca è intesa come essenziale strumento di indagine per comprendere il concetto di regalità femminile incarnato dalla sovrana svedese. Ho deciso di ampliare la ricerca ed estenderla alle biblioteche di altre due regine dell’Età moderna, tre includendo Cristina, per operare uno studio comparativo e provare a comprendere quale ruolo svolgano le collezioni librarie nella costruzione del concetto di regalità femminile in Età moderna, partendo dal Cinquecento con Caterina de’Medici, passando per il Seicento con Cristina di Svezia, giungendo al Settecento con Maria Carolina di Napoli. La tesi si compone di cinque capitoli, più introduzione e conclusioni

    Oltre la guerra. Romano Cagnoni e la Materia dell'Arte

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    La tesi si concentra sull'attività fotografica, meno nota e legata al campo artistico, del fotoreporter Romano Cagnoni (Pietrasanta 1935-2018). Il testo in primo luogo analizza la fortuna critica del fotografo, sia nel panorama italiano che in quello internazionale, attraverso l'analisi proposta da articoli di quotidiani, riviste e altri tipi di pubblicazioni, per proporne una visuale storicizzata. All'interno della tesi, un capitolo viene dedicato alla fortuna della scultura, in particolar modo in marmo, presso la città di Pietrasanta: centro di propulsione artistica e culturale estremamente vivace. L'analisi del contesto culturale della città di origine dell'autore è funzionale alla comprensione della sua ricerca, prevalentemente diretta verso lo studio del settore lapideo; l'interesse nei confronti dell'arte monumentale comincia infatti ad essere già evidente all'interno di uno dei suoi primi volumi fotografici dal rientro in Italia: Pietrasanta & Figli (1985). Tuttavia saranno soprattutto la serie delle Cave, pubblicata principalmente entro il volume Carmo marmo (1987), e il menabò inedito Materia dell'Arte, a costituirsi come progetti fotografici emblematici degli interessi e degli ambiti di ricerca di Romano Cagnoni. Tra le linee di indagine trasversali a tutta l'opera fotografica dell'autore: il rapporto delle opere d'arte con il fruitore; i contesti naturali e urbani della scultura; il rapporto dell'uomo con il lavoro e la materia

    Abuso e Maltrattamento Infantile: esperienza degli ultimi cinque anni nel Pronto Soccorso Pediatrico dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana

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    Il maltrattamento e abuso infantile è un fenomeno che viola l’innocenza e il diritto fondamentale di ogni bambino a crescere in un ambiente sicuro e protetto. Da sempre affligge la popolazione di minori in tutto il mondo; per molto tempo è stato socialmente e culturalmente accettato e solo negli ultimi decenni si è iniziato a porre l’attenzione sulle caratteristiche che lo delineano nelle sue innumerevoli modalità di presentazione. Nel 1998 viene definito come “tutte le forme di cattivo trattamento fisico e/o affettivo, abuso sessuale, incuria o trattamento negligente nonché sfruttamento sessuale o di altro genere che provocano un danno reale o potenziale alla salute, alla sopravvivenza, allo sviluppo o alla dignità del bambino, nell’ambito di una relazione di responsabilità, fiducia o potere” (OMS, 1998). La sua diffusione a livello globale è significativa: l’OMS riporta che nel mondo 1 bambino su 2 è vittima di una qualche forma di violenza, che causa oltre 40mila morti all’anno. In Italia, al 31 dicembre 2018, oltre 75mila minori, 193 ogni mille abitanti, sono affidati ai Servizi Sociali per una qualche forma di maltrattamento. Nella Regione Toscana dati risalenti all’anno 2023 identificano oltre 5mila casi di abuso infantile, compresi maltrattamenti in famiglia di tipo fisico o psicologico, carenza di cure sufficienti e adeguate, violenza assistita e abuso sessuale. A fronte di dati così eclatanti sulla diffusione del problema, abbiamo condotto uno studio che si pone come obiettivo principe di analizzare la prevalenza del maltrattamento infantile nel bacino di utenza dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, tramite un’analisi sistematica dei pazienti minori di anni 18 che sono stati segnalati alle Autorità Giudiziarie per un sospetto di violenza o abuso dopo aver fatto accesso in Pronto Soccorso Pediatrico negli anni 2020-2024. Ulteriori intenti sono stati quelli di delineare la prevalenza del bullismo tra i giovani, di valutare gli effetti della pandemia da Covid-19 sul fenomeno del maltrattamento e di confrontare i nostri risultati con quelli riportati da indagini condotte su territorio regionale e nazionale, per realizzare un’analisi comparativa sulla diffusione del problema. Al termine dei processi di selezione e di ricerca, abbiamo individuato un campione di studio costituito da 230 pazienti, suddivisi in 37 nell’anno 2020, 24 nel 2021, 49 nel 2022, 48 nel 2023 e 72 nel 2024, dalla cui valutazione è emerso che il fenomeno del maltrattamento colpisce maggiormente individui maschi (68,7% del totale) di età superiore a 10 anni (77% del totale) e di nazionalità italiana (81,3% del totale), nonostante l’interessamento femminile (31,3% del totale) e di minori di nazionalità straniera (18,7% del totale) sia progressivamente in aumento nel corso degli anni, dimostrando un comportamento analogo a quello riscontrato a livello regionale e nazionale; meno colpite sono le fasce di età tra 5 e 10 anni (14,3% del totale) e minore di 5 anni (8,7% del totale). In tutte le casistiche poste a paragone si riscontra una riduzione dei casi di maltrattamento in concomitanza con gli anni della pandemia ed un successivo ritorno a valori assimilabili a quelli prepandemici negli anni successivi, rivelando una tendenza generale alla minor segnalazione e opportunità di fornire aiuto, da parte delle autorità preposte, alle vittime. Le tipologie di maltrattamento maggiormente riscontrate nella nostra analisi sono quelle che coinvolgono la violenza fisica sia da parte di adulti su minori (47,8%) sia tra coetanei (37,6%), individuando un’elevata prevalenza del bullismo nel nostro campione di studio. Questo risultato si rivela analogo a quello osservato sul territorio regionale, mentre a livello nazionale dati ottenuti da una valutazione delle attività dei Servizi Sociali dimostrano una maggior prevalenza delle forme di maltrattamento “non fisiche”, quali patologie delle cure, maltrattamento psicologico e violenza assistita; nel nostro campione di studio queste ultime sono meno rappresentate, costituendo rispettivamente il 7%, 2,2% e 2,2%. Infine, abbiamo riscontrato sei casi di abuso sessuale e due casi di sospetto abuso sessuale (3,5% del totale). Gli autori del maltrattamento sono minorenni in tutti i casi di bullismo fisico (37,6%), mentre in quello messo in atto da parte di adulti spicca il dato relativo ai familiari della vittima (26,1%), che sono spesso causa della violenza. Per questo motivo, la rivelazione dell’episodio di abuso o violenza di frequente non viene riportata al personale sanitario che accoglie la vittima, rendendone estremamente difficile il riconoscimento e l’adeguata gestione. I maltrattanti conoscenti della vittima rappresentano il 12,6% del totale, mentre gli estranei il 23%. Dal 2015 è attiva sul territorio italiano la Rete regionale Codice Rosa, un servizio di assistenza fornito a tutte le vittime di qualsiasi forma di maltrattamento o discriminazione, volto a garantire una corretta coordinazione di tutte le autorità preposte alla gestione e presa in carico del caso. Dalla nostra analisi il numero di attivazioni di percorso Codice Rosa in Pronto Soccorso risulta scarso (8,8%), portando alla luce in maniera chiara le difficoltà che il personale sanitario si trova a fronteggiare dinanzi a un caso di sospetto abuso in setting di emergenza-urgenza. Per questo dal nostro studio appare evidente come gli sforzi da applicare nel contesto del sistema di gestione e riconoscimento dei casi di maltrattamento infantile sono ancora molti e come una particolare attenzione e dedizione debba essere volta alle attività di formazione e informazione di tutti gli operatori che si possono trovare a contatto con questi casi, al fine di garantire una corretta promozione e salvaguardia della salute di ogni bambino. Le indagini che abbiamo condotto ci hanno permesso, dunque, per la prima volta nell’AOUP, di mettere in evidenza l’effettiva entità del fenomeno del maltrattamento infantile a livello locale, conoscerne le principali caratteristiche e modalità di presentazione, riconoscere i punti di forza e di debolezza delle strategie di gestione dei casi e individuare dove debbano essere apportati dei miglioramenti, al fine di raggiungere un obiettivo comune, quello di garantire la tutela dei diritti dell’infanzia

    È possibile predire il rischio di recidiva di iperparatiroidismo dopo paratiroidectomia?

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    Introduzione L’iperparatiroidismo primitivo (PTHP) è la terza endocrinopatia più diffusa ed è caratterizzato da ipercalcemia e livelli di PTH aumentati o inappropriatamente normali. La terapia del PTHP è chirurgica e il successo della paratiroidectomia si riflette nella normalizzazione dei livelli di calcio e PTH in modo duraturo con effetti positivi sulle complicanze della malattia. Raramente si verifica una persistenza di malattia (iperparatiroidismo persistente), quando i livelli di calcio sierico e PTH rimangono elevati dopo la paratiroidectomia, o una recidiva (iperparatiroidismo recidivo), quando l’ipercalcemia ricompare dopo almeno 6 mesi di eucalcemia dal momento dell’intervento. L’obiettivo del nostro studio è valutare se esistono fattori preoperatori in grado di predire il rischio di recidiva di iperparatiroidismo primitivo dopo intervento di paratiroidectomia. Materiali e Metodi Sono stati selezionati 675 pazienti affetti da PHPT, che sono stati sottoposti a paratiroidectomia tra il gennaio 2014 e il gennaio 2024 presso l’UO di Endocrinochirurgia dell’AOUP e seguiti successivamente presso l’UO di Endocrinologia dell’AOUP, con follow-up superiore ai 12 mesi. Sono stati esclusi pazienti con iperparatiroidismo secondario e terziario, forme familiari, le forme persistenti, carcinoma paratiroideo e follow-up inferiore a 12 mesi. Di questi pazienti abbiamo valutato quanti fossero recidivati dopo paratiroidectomia; pertanto, abbiamo distinto i pazienti in GRUPPO 1 (completa remissione di malattia) e GRUPPO 2 (recidiva di malattia). I dati preoperatori e relativi all’intervento sono stati raccolti all’interno di un database ed è stata condotta un’analisi statistica mediante un software per valutare la significatività dei risultati. Risultati Il GRUPPO 1 (remissione) è costituito da 658 pazienti. Il GRUPPO 2 (recidiva) è costituito da 17 pazienti. Mettendoli a confronto vediamo che il GRUPPO 2 presenta un’età più avanzata (età > 60 anni) alla diagnosi di malattia (64,7%) rispetto al GRUPPO 1 (29%) (p=0,001). Inoltre, il GRUPPO 2 presenta una maggior incidenza di sintomi, ed in particolar modo di calcolosi renale (70,6%), rispetto al GRUPPO 1 (31,1%) (p=0,001). Agli esami preoperatori troviamo una calcemia media più alta alla diagnosi nel GRUPPO 2 (11,5 2,0 mg/dl), rispetto a quella del GRUPPO 1 (11 0,9 mg/dl) (p<0,001) e lo stesso vale per il valore medio di PTH alla diagnosi, che risulta maggiore nel GRUPPO 2 (249,2 356,6 pg/ml) rispetto al GRUPPO 1 (105,4 107,9 pg/ml) (p<0,001). Conclusioni I pazienti con maggior rischio di recidiva di iperparatiroidismo sono quelli che esordiscono con una malattia più aggressiva: infatti presentano alla diagnosi valori di calcemia e PTH più elevati rispetto a chi invece va incontro a remissione e si presentano maggiormente sintomatici, in particolare presentano un’incidenza più elevata di calcolosi renale. Inoltre, è stato visto che le forme che recidivano più frequentemente sono quelle che insorgono più tardivamente (in pazienti con età > 60 anni)

    Fattori predittivi di risposta patologica completa alla terapia neoadiuvante con chemioterapia e chemio-immunoterapia nel carcinoma mammario triplo negativo: dati di real-world

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    Il carcinoma mammario rappresenta il tumore più diagnosticato in Italia, con circa 53.686 nuovi casi nel 2024. Questa neoplasia colpisce prevalentemente il sesso femminile e, sebbene le innovazioni terapeutiche abbiano migliorato la sopravvivenza, rimane una delle principali cause di morte oncologica. Tra le diverse forme, il carcinoma mammario triplo negativo (TNBC) costituisce il 10-15% dei tumori al seno ed è caratterizzato dall'assenza dei recettori ormonali (ER, PR) e di HER2. Questa mancanza lo rende particolarmente difficile da trattare, in quanto non può beneficiare delle terapie mirate, disponibili per altri sottotipi di tumore mammario. Il TNBC è una forma aggressiva, con un alto tasso di proliferazione cellulare e un elevato rischio di metastasi precoci, soprattutto a livello polmonare, epatico e cerebrale. Inoltre, presenta un decorso clinico sfavorevole, con un alto rischio di recidiva entro i primi tre anni dalla diagnosi. Il trattamento del TNBC è complesso e richiede un approccio multidisciplinare. La terapia neoadiuvante viene somministrata prima dell'intervento chirurgico per ridurre le dimensioni del tumore, migliorare la resecabilità e aumentare le probabilità di conservare il tessuto mammario. Solitamente prevede l'uso di chemioterapia con antracicline, taxani e platino. La chemioterapia a base di platino ha dimostrato di aumentare significativamente il tasso di risposta patologica completa (pCR), con un miglioramento del 15-20% rispetto alla chemioterapia convenzionale. Il raggiungimento della pCR è un fattore prognostico positivo, in quanto associato a una riduzione significativa del rischio di recidiva e a un aumento della sopravvivenza libera da malattia (EFS). Negli ultimi anni, l’introduzione dell’immunoterapia ha rappresentato una svolta nel trattamento del TNBC. Gli inibitori dei checkpoint immunitari, come il Pembrolizumab, hanno mostrato un'efficacia promettente, migliorando significativamente i tassi di pCR e la sopravvivenza. Questi farmaci agiscono bloccando i meccanismi con cui le cellule tumorali eludono il sistema immunitario, permettendo alle cellule T di riconoscere e distruggere il tumore. Tuttavia, non tutte le pazienti rispondono allo stesso modo all'immunoterapia, rendendo necessaria l’identificazione di biomarcatori predittivi per selezionare le pazienti che possono trarre il massimo beneficio da questo approccio terapeutico. L’identificazione di biomarcatori prognostici è essenziale per personalizzare i trattamenti e migliorare gli esiti clinici. Tra i principali biomarcatori troviamo PD-L1, la cui espressione è associata a una maggiore risposta agli inibitori di PD-1/PD-L1; i Tumor Infiltrating Lymphocytes (TILs), che correlano con una migliore prognosi e una maggiore risposta all’immunoterapia; le mutazioni BRCA1/BRCA2, che rendono le pazienti più sensibili agli inibitori di PARP, farmaci che bloccano i meccanismi di riparazione del DNA delle cellule tumorali; e Ki-67, un alto indice di proliferazione cellulare associato a una maggiore sensibilità alla chemioterapia. Numerosi studi hanno valutato l’efficacia dell’immunoterapia nel TNBC. Lo studio KEYNOTE-522 ha dimostrato che l’aggiunta di Pembrolizumab alla chemioterapia neoadiuvante migliora la pCR (64,8% vs 51,2%) e aumenta la sopravvivenza libera da eventi. Il KEYNOTE-355 ha evidenziato un miglioramento nella sopravvivenza globale nelle pazienti con TNBC metastatico trattate con Pembrolizumab e chemioterapia, evidenziando l’importanza dell’immunoterapia anche nel setting avanzato. Gli studi IMpassion031 e GeparNuevo hanno confermato il ruolo dell'immunoterapia nel miglioramento della risposta clinica nel TNBC, consolidando l’utilizzo di questi farmaci nella pratica clinica. Nel nostro studio abbiamo cercato di identificare caratteristiche clinico-patologiche in grado di predire il raggiungimento della risposta patologica completa. È stata condotta un’analisi retrospettiva monocentrica presso la nostra struttura tra gennaio 2018 e maggio 2024 che ha incluso 96 pazienti con diagnosi di eTNBC, senza metastasi alla diagnosi, con stato HER2-0 o HER2-low. La popolazione è stata suddivisa in due gruppi di trattamento, un gruppo “chemioterapia” e un gruppo “Pembrolizumab + chemioterapia” e sono stati studiati vari parametri come possibili marcatori predittivi di risposta al trattamento neoadiuvante. Complessivamente, all’analisi multivariata, abbiamo visto che nel gruppo “chemioterapia” l’unico fattore predittivo statisticamente significativo risultava essere l’indice di proliferazione Ki-67; nel gruppo “Pembrolizumab + chemioterapia” invece l’unico fattore ad essere statisticamente significativo era la multicentricità. Nonostante la recente letteratura scientifica suggerisca un possibile ruolo come fattori predittivi di TILs e di HER2, nel nostro studio non siamo risuciti a dimostrarne il ruolo a causa, verosimilmente, dei pochi dati a nostra disposizione. Nonostante tutti questi progressi, il TNBC rimane una delle forme più aggressive di carcinoma mammario, con un bisogno urgente di nuove strategie terapeutiche. La ricerca attuale è focalizzata sull’identificazione di nuovi target molecolari e sulla combinazione di immunoterapia con altre terapie innovative, come gli inibitori delle tirosin-chinasi e gli anticorpi farmaco-coniugati. Il futuro del trattamento del TNBC sarà sempre più orientato verso un approccio personalizzato, basato sul profilo molecolare del tumore e sulla risposta individuale alla terapia. L’obiettivo è migliorare ulteriormente i tassi di sopravvivenza e ridurre la tossicità delle terapie, garantendo un trattamento più efficace e mirato per ogni paziente

    Multianalytical Investigation of Oil Curing in Azurite-Based Paints

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    This study investigates the polymerization mechanisms of azurite, a basic copper carbonate known to be the most widely used blue pigment in European art throughout the Middle Ages and the Renaissance, in oil-based systems using a multi-analytical approach. Azurite interacts with drying oils, leading to instability and inhomogeneous cross-linking. The role of Cu(II) in oxidative polymerization was examined by comparing raw and pre-polymerized linseed oils across three painting techniques: pure oil, tempera grassa, and protein-coated pigment (pcp) paints, two mixed media paint techniques. NMR relaxometry, GC-MS, DSC, FTIR, TGA, and colorimetry were used to assess drying behavior and stability. Results show that in oil paint, raw oil promotes localized Cu(II)-induced peroxidation, causing exudation and phase separation, while pre-polymerized oil enables more controlled curing. In pcp paints, enhanced Cu(II) extraction by the proteinaceous layer accelerates drying and homogenizes the film. In tempera grassa, Cu(II) dispersion in the aqueous-protein phase dictates curing, making oil type irrelevant. These findings highlight how oil properties and additional binders influence azurite stability, confirming that proteinaceous components are essential with raw oils but unnecessary with pre-polymerized formulations

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