University of Pisa

Electronic Thesis and Dissertation Archive - Università di Pisa
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    Il TMO in AOUP: analisi di 11 anni di staminoaferesi.

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    Il Trapianto di Cellule Staminali Emopoietiche da Sangue Periferico è una realtà terapeutica ben consolidata nell’ambito del Sistema Sanitario Nazionale e rappresenta da vari decenni la terapia di elezione di molte malattie onco-ematologiche. Uno dei fattori chiave per una buona riuscita del trapianto è la qualità della raccolta aferetica: in questo studio retrospettivo vengono esaminati i dati clinici e strumentali relativi alle procedure di staminoaferesi eseguite tra il 2013 e il 2023 dal Programma Congiunto Trapianto CSE e Terapia Cellulare dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana, eseguite presso l’Unità di Aferesi della U.O. Medicina Trasfusionale e Biologia dei Trapianti. Negli 11 anni di attività sono state eseguite 1156 procedure di staminoaferesi per 856 pazienti e 300 donatori, di cui 266 donatori familiari e 34 da IBMDR. Le diagnosi di ammissione più frequenti sono state il Mieloma Multiplo con il 57% dei casi, il Linfoma di Hodgkin con il 14% e il Linfoma non Hodgkin con il 13%. L’efficienza di raccolta, calcolata come CE2, si è sempre mantenuta su valori ben superiori al 40%, raggiungendo il valore massimo nel 2023 con una mediana del 68,50%: lo studio mostra anche di come sia significativamente aumentata la CE2 mediana nell’anno di passaggio dal vecchio strumento COBE Spectra al nuovo Spectra Optia. L’alta qualità delle raccolte è dimostrata anche dal basso inquinamento da parte di globuli rossi, granulociti e piastrine, con un valore di ematocrito della sacca di raccolta sempre inferiore al 3%. Al fine di valutare se la CE2 potesse correlare con la diagnosi di malattia è stato selezionato il campione più rappresentativo dello studio e sono stati eseguiti confronti multipli tra pazienti con Mieloma Multiplo, Linfoma di Hodgkin, Linfoma non Hodgkin e donatori sani: è stata evidenziata una correlazione statisticamente significativa (p-value=0,013) che mostra una CE2 del Mieloma Multiplo inferiore a quella dei pazienti con Linfoma di Hodgkin, Linfoma non Hodgkin e donatori sani. Sempre nell’ottica della medicina personalizzata, è stata valutata la correlazione tra CE2 e genere maschile e femminile, con il risultato che la CE2 nei maschi risulta più alta della CE2 delle femmine (p-value=0,034), allineandosi con altri lavori presenti in Letteratura. Questo studio tiene conto anche dell’introduzione di nuovi regimi di mobilizzazione, delle nuove strategie terapeutiche per le neoplasie onco-ematologiche, e di altri fattori che incidono direttamente e indirettamente sull’efficienza di raccolta, sebbene i dati specifici non siano stati esaminati in questa sede

    Il ruolo delle BCC nel sostegno all'economia locale: un'analisi dell'ultimo decennio

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    Il presente elaborato analizza l’evoluzione del sistema bancario italiano nel periodo 2016-2025, concentrandosi in particolare sul ruolo delle BCC e sull’andamento del credito in Italia. Dopo un inquadramento storico e normativo che mette in luce le peculiarità delle BCC rispetto agli altri istituti di credito, viene esaminata la riforma del 2016, la quale ha rappresentato un momento di svolta per il settore, ridefinendo gli assetti organizzativi e le modalità di funzionamento delle cooperative di credito. L’analisi prende in considerazione anche le principali dinamiche del credito in Italia, soffermandosi sull’accesso ai finanziamenti, sull’evoluzione dei rapporti tra banche e imprese e sul contributo al tessuto produttivo. This paper examines the evolution of the Italian banking system between 2016 and 2025, with particular focus on the role of BCCs and credit developments in Italy. Following a historical and regulatory overview highlighting the distinctive features of BCCs compared to other credit institutions, the study analyzes the 2016 reform, which marked a turning point for the sector by redefining the organizational structures and operational modalities of credit cooperatives. The analysis also considers the main credit dynamics in Italy, focusing on access to financing, the evolution of bank–business relationships, and their contribution to the productive sector

    STUDIO DI UN'ASSOCIAZIONE A SQUALI DAL MIOCENE INFERIORE DEL COLLE DELLA CROCE (FELTRE, BL)

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    I depositi aquitaniano-burdigaliani della “Molassa Bellunese” dell’Italia nordorientale (Bacino Veneto-Friulano) ospitano un’importante fauna fossile a vertebrati marini che rappresenta una delle associazioni più importanti al mondo per il Miocene Inferiore. Sin dal XIX secolo, il Bellunese è infatti celebre per aver restituito fossili di cetacei, pesci ossei, razze e squali appartenenti a questo intervallo cronostratigrafico, e ancora oggi è considerata una località chiave per la comprensione della storia evolutiva dei cetacei. L’area di studio del presente lavoro di tesi è la Cava per laterizi di Villabruna, situata sulle pendici settentrionali del Colle della Croce, nei pressi di Feltre (BL). Nella cava affiorano due formazioni, l’Arenaria di Libàno (in facies pelitica, datata all’Aquitaniano superiore) e la Marna di Bolago (datata al Burdigaliano inferiore) che appartengono alla successione molassica della Sinclinale Bellunese, oggi affiorante in gran parte del Vallone Bellunese. Tali depositi si sono originati a partire dall’erosione della catena alpina in sollevamento, che durante l’Oligocene e il Miocene causò l’accumulo di enormi quantità di sedimento terrigeno all’interno del summenzionato bacino. Il presente lavoro si incentra sullo studio di un’associazione a denti di squalo raccolta in cava e si propone di fornire nuove interpretazioni biocronologiche, paleoambientali e paleobiogeografiche. È stata condotta un’analisi sistematica di 169 reperti dentari che ha portato all’identificazione di 18 specie di squali appartenenti a 16 generi, 12 famiglie e 5 ordini: Notorynchus primigenius, Chlamydoselachus sp., Pristiophorus sp., Deania sp., Squalus sp., Carcharias acutissima, Carcharoides catticus, Carcharocles chubutensis, Parotodus benedenii, Isurus aff. oxyrinchus, Isurus retroflexus, Cosmopolitodus hastalis, Hemipristis serra, Galeocerdo aduncus, Physogaleus contortus, Carcharhinus cf. priscus, Carcharhinus sp. e Sphyrna laevissima. La revisione critica di una collezione proveniente dalla stessa cava, precedentemente pubblicata in un bollettino naturalistico locale, ha rivelato la presenza di tre ulteriori specie (Carcharias cuspidata, Alopias latidens e Carcharhinus cf. brachyurus). La distribuzione cronostratigrafica delle specie identificate ha confermato le datazioni biostratigrafiche delle formazioni affioranti in cava al Miocene Inferiore. L’associazione feltrina è stata successivamente comparata con la fauna limitrofa e coeva rinvenuta nei dintorni di Belluno. Altre comparazioni sono state effettuate con le faune paleoadriatiche coeve della Formazione di Bolognano dell’Abruzzo e con la Pietra Leccese della Puglia, oltre che con le faune europee appartenenti a depositi del Miocene Inferiore della Paratetide Centrale. Le differenze principali tra tali faune si riscontrano nella presenza/assenza di forme di mare profondo: queste ultime sono numerose nelle associazioni paratetidee, meno abbondanti nel Feltrino e assenti nella Pietra Leccese, nella Formazione di Bolognano e nei depositi del Bellunese. Si ipotizza che la mancanza di taxa profondi nella Pietra Leccese e la scarsità di tali forme negli orizzonti miocenici della Cava di Villabruna derivino principalmente da bias di campionamento. Interpretazioni paleoecologiche dell’associazione hanno consentito di effettuare una stima della paleobatimetria ed una ricostruzione della catena trofica dell’antico mare feltrino. Quest’ultimo costituiva un contesto marino più aperto, di piattaforma continentale esterna, rispetto al Bellunese; in base a dati paleontologici e sedimentologici, quest'ultimo sembra rappresentare un paleoambiente deltizio-costiero. Nel Miocene Inferiore, il Bacino Veneto-Friulano era caratterizzato da un clima tropicale-subtropicale, come indicato dalla presenza di squali tigre come Galeocerdo aduncus e Physogaleus contortus e dello squalo donnola Hemipristis serra. La catena trofica di questo antico mare era dominata da predatori apicali come Carcharocles chubutensis e Cosmopolitodus hastalis. The Aquitanian-Burdigalian deposits of the "Molassa Bellunese" of northeastern Italy (Friulian- Venetian Basin) are home to a remarkable marine vertebrate fossil fauna, representing one of the most important Lower Miocene assemblages worldwide. Since the 19th century, the vicinities of Belluno have been renowned for yielding fossils of cetaceans, bony fishes, rays and sharks belonging of Early Miocene age, and are still considered to represent a key site for understanding the evolutionary history of cetaceans. The study area of this thesis is the Villabruna brick quarry, located on the northern slopes of Colle della Croce, near Feltre (BL). Two formations are exposed in the quarry: the Libàno Sandstone (here displaying its pelitic facies, dated to the Late Aquitanian) and the Bolago Marl (dated to the Early Burdigalian). These formations belong to the molassic succession of the Bellunese Syncline, which nowadays characterizes much of the Belluno Valley. These deposits originated from the erosion of the uplifting Alpine chain, which during the Oligocene and Miocene caused the accumulation of enormous quantities of terrigenous sediments within the aforementioned basin. This work focuses on the study of a shark tooth assemblage collected in the quarry and aims to provide new biochronological, paleoenvironmental, and paleobiogeographic interpretations. A systematic analysis of 169 dental specimens was conducted, leading to the identification of 18 shark species belonging to 16 genera, 12 families, and 5 orders: Notorynchus primigenius, Chlamydoselachus sp., Pristiophorus sp., Deania sp., Squalus sp., Carcharias acutissima, Carcharoides catticus, Carcharocles chubutensis, Parotodus benedenii, Isurus aff. oxyrinchus, Isurus retroflexus, Cosmopolitodus hastalis, Hemipristis serra, Galeocerdo aduncus, Physogaleus contortus, Carcharhinus cf. priscus, Carcharhinus sp., and Sphyrna laevissima. A critical review of a collection from the same quarry, previously published in a local natural science bulletin, revealed the presence of three additional species (Carcharias cuspidata, Alopias latidens, and Carcharhinus cf. brachyurus). The chronostratigraphic distribution of the identified species confirmed the biostratigraphic assignment of the formations outcropping in the quarry to the Lower Miocene. The Feltre assemblage was subsequently compared with neighboring and contemporary fauna found in the Belluno area. Further comparisons were made with contemporary paleo-Adriatic faunas from the Bolognano Formation of Abruzzo and the Pietra Leccese of Puglia, as well as with European faunas belonging to Lower Miocene deposits of the Central Paratethys. The main differences between these faunas are found in the presence/absence of deep-sea forms: the latter are numerous in the Paratethys assemblages, less abundant in the Feltre area, and absent in the Pietra Leccese, the Bolognano Formation and the Belluno deposits. The lack of deep-dwelling taxa in the Pietra Leccese and the scarcity of such forms in the Miocene horizons of the Villabruna quarry are hypothesized to be primarily due to sampling bias. Paleoecological interpretations of the studied assemblage have allowed us to estimate the paleobathymetry and reconstruct the food web of the ancient sea of Feltre. Based on both paleontological and sedimentological data, the Feltre area comprised an open-sea (i.e., outer shelf) setting, whereas the Belluno area was coastal-deltaic in Aquitanian-Burdigalian times. During the Early Miocene, the Friulian-Venetian Basin was characterized by a tropical-subtropical climate, as indicated by the occurrence of tiger sharks such as Galeocerdo aduncus and Physogaleus contortus as well as of the snaggletooth shark Hemipristis serra. The food web of this ancient sea was dominated by apex predators such as Carcharocles chubutensis and Cosmopolitodus hastalis

    Customer Satisfaction: caso Smurfit Westrock Lunata (LU)

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    Obiettivo della presente tesi è indagare la soddisfazione dei clienti della Smurfit Westrock Lunata (LU), azienda leader nel settore del packaging in cartone ondulato, e rispondere alle seguenti domande: • Quali sono i fattori che maggiormente hanno contribuito alla fidelizzazione dei clienti esistenti in portafoglio? • Quali sono gli elementi che incidono di più nella scelta di un fornitore? • Quanto è importante per i clienti la sostenibilità? La tesi è composta da n. 7 capitoli, il primo relativo agli obiettivi di ricerca. Il secondo capitolo fornisce un quadro sulla letteratura in merito alla soddisfazione del cliente, i metodi di misurazione e un approfondimento relativo al green packaging. Nel terzo capitolo viene presentato il contesto aziendale, ossia il gruppo Smurfit Westrock, con particolare focus sullo stabilimento di Lunata. Il quarto capitolo descrive i metodi di ricerca adottati, partendo dalla progettazione del questionario, passando per la sua fase di test, la selezione dei partecipanti e, infine, la modalità di somministrazione scelta. Per rispondere agli obiettivi dello studio è stato elaborato un questionario specifico, somministrato in modalità face-to-face a un campione di 51 clienti. Segue il quinto capitolo relativo all’analisi dei dati, con grafici e tabelle esplicative, e interpretazione dei risultati. Nel sesto capitolo vengono riportate le conclusioni, in cui si risponde punto per punto a ciascuna domanda presente nel primo capitolo. Dall’indagine è emerso un grado di soddisfazione molto alto, seppur evidenziando spunti di miglioramento. L’analisi evidenzia inoltre che la qualità del prodotto costituisce il principale pilastro per la fidelizzazione dei clienti esistenti, seguita dal servizio clienti e dal supporto tecnico. In merito al quesito sugli elementi che incidono di più nella scelta di un fornitore, è emerso che i fattori prioritari per i clienti sono affidabilità delle consegne, reattività nella risoluzione dei problemi e qualità del prodotto offerto. Infine, riguardo all’importanza attribuita alla sostenibilità, il punteggio medio rilevato è stato di 3,96 su 5, evidenziando una notevole variabilità

    Innovazione e crescita economica: il contesto globale e la prospettiva italiana

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    Il lavoro di ricerca affronta il tema del rapporto tra innovazione e crescita economica, analizzandolo attraverso tre prospettive complementari: i fondamenti teorici, le strategie europee con particolare attenzione al Piano Draghi, e il caso italiano nel confronto con altri sistemi economici. L’obiettivo è mettere in luce come l’innovazione si configuri come motore fondamentale di sviluppo, ma anche come la sua efficacia dipenda da politiche adeguate, da un ecosistema favorevole e dalle specificità strutturali dei singoli paesi. Il primo capitolo si concentra sul quadro teorico, ricostruendo l’evoluzione del pensiero economico in merito al ruolo dell’innovazione. A partire dalle intuizioni di Adam Smith sul progresso tecnico, fino agli studi di Solow che hanno evidenziato il contributo residuo della tecnologia alla crescita, la letteratura economica ha progressivamente approfondito la relazione tra conoscenza e sviluppo. Con la teoria della crescita endogena di Romer e Lucas, l’innovazione viene intesa come fattore interno al sistema economico, guidato da ricerca e sviluppo e capitale umano. La conoscenza, considerata bene non rivale e parzialmente escludibile, diventa la base per rendimenti crescenti e spillover positivi. In questa prospettiva, le politiche pubbliche e le scelte aziendali giocano un ruolo decisivo nel determinare i percorsi di crescita di lungo periodo. Il secondo capitolo analizza il contesto europeo attraverso il documento “The Future of European Competitiveness” redatto da Mario Draghi. Il rapporto evidenzia come l’Unione Europea soffra di un crescente divario rispetto a Stati Uniti e Cina, dovuto a investimenti insufficienti in ricerca e sviluppo, difficoltà nel trasferimento tecnologico e una struttura industriale troppo ancorata ai settori tradizionali, in particolare l’automotive. L’innovazione è indicata come pilastro essenziale per rilanciare la competitività, con tre aree strategiche di intervento: energia, sanità e intelligenza artificiale. L’energia rappresenta una condizione imprescindibile per la crescita, con la necessità di politiche pragmatiche e tecnologicamente neutrali per garantire transizione e sicurezza. L’innovazione sanitaria è descritta come moltiplicatore economico, capace di ridurre costi, aumentare produttività e creare nuovi settori industriali. Infine, l’intelligenza artificiale, riconosciuta come tecnologia di portata generale, può trasformare interi comparti e generare spillover tecnologici, ma richiede un aumento degli investimenti per colmare il divario con le grandi potenze tecnologiche. Il terzo capitolo approfondisce il caso italiano, caratterizzato da un quadro normativo articolato che, dagli anni 2010 in poi, ha introdotto strumenti specifici a sostegno dell’innovazione: il Decreto-legge 179/2012 sulle startup innovative, i piani Transizione 4.0 e 5.0, il nuovo Patent Box e la riforma del Codice della Proprietà Industriale. Tuttavia, la burocrazia, la lentezza della giustizia civile e la volatilità degli incentivi ne limitano l’efficacia. Un elemento strutturale rilevante è la forte presenza di piccole e medie imprese, che rappresentano la spina dorsale del sistema produttivo ma faticano a investire stabilmente in ricerca e sviluppo. I dati confermano un divario marcato tra grandi imprese, più propense all’innovazione, e PMI, più vulnerabili e soggette a instabilità. Nonostante ciò, l’Italia mostra segnali di dinamismo, con una crescita della spesa privata in R&S e con settori come l’informatica e il software in forte espansione. Nel confronto internazionale, l’Italia resta distante dai principali partner europei e dalle economie più avanzate in termini di intensità di investimenti in ricerca e sviluppo, pur beneficiando di un quadro normativo favorevole. Le sfide principali riguardano la stabilità degli investimenti, la qualità delle attività innovative e l’integrazione tra pubblico e privato. La prospettiva futura è legata alla capacità di trasformare le peculiarità del tessuto imprenditoriale italiano, basato sulle PMI, in un vantaggio competitivo, sfruttando le opportunità offerte dalla digitalizzazione e dai nuovi paradigmi produttivi

    DEVELOPMENT OF POROUS BIOINKS FOR THREE-DIMENSIONAL BIOPRINTING OF CANCER CELLS BY BIOMATERIAL-BASED FOAMS

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    In 3D bioprinting, the construction of cell-laden scaffolds relies on precise deposition of bioink layers to generate hydrogel matrices in which cells are embedded. High porosity is essential to efficiently support cell growth and proliferation. Unfortunately, conventional hydrogel-based bioinks tend to have rather low inner porosity, which limits their effectiveness in biological applications. To overcome this limitation, in this project we developed porous bioinks based on alginate–albumin foams, using a pneumatic extrusion bioprinting approach. Such scaffolds were designed for the fabrication of a three-dimensional (3D) tumor model. The bioinks were formulated by combining sodium alginate (SA) with two proteins of different origin, namely, bovine serum albumin (BSA) and egg white ovalbumin (Ov). The components were blended mechanically in a high-speed flask using an overhead stirrer equipped with a custom-designed half-moon blade to generate stable foams. To further improve foam stability without compromising cytocompatibility, sodium dodecyl sulphate (SDS) was also introduced as a surfactant. Optimal working concentrations were determined, and successful operating parameters were identified, starting with an in-depth investigation to identify the most suitable type of SA and albumin, and their optimal concentrations. The resulting bioinks were cross-linked with calcium chloride solutions and their morphology, rheological behaviour, printability, porosity, gel fraction, and swelling capacity were evaluated. Finally, to explore their biological potential, the cell/bioink constructs were tested in vitro with intestinal-type adenocarcinoma (ITAC) cells, confirming the promise of these porous foams as functional bioinks for 3D tumor modelling

    Sviluppo e validazione di un impianto innovativo per il trattamento di fumi ceramici

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    Il progetto TRAFUCER, cofinanziato dal PR FESR 2021-2027 della Regione Toscana, si pone l’obiettivo di sviluppare e validare un processo alternativo di lavaggio delle emissioni gassose dell’industria ceramica; generalmente caratterizzate dalla presenza di particolato fine, gas acidi e composti organici volatili (COV). La fase di validazione prevederà lo sviluppo di un impianto pilota costituito da una serie di trattamenti di purificazione ad umido. Il presente lavoro di Tesi ha riguardato l’intensificazione del primo stadio di lavaggio, valutando la sostituzione del Venturi Scrubber inizialmente scelto con un sistema di lavaggio attualmente non molto diffuso, ma in grado di effettuare contemporaneamente il raffreddamento per contatto diretto del gas, rimuovere il particolato e di garantire migliori prestazioni di assorbimento degli inquinanti gassosi rispetto ad apparecchiature convenzionali. Per far fronte alla mancanza in documentazione tecnica di criteri progettuali consolidati è stato condotto uno studio sperimentale del sistema volto a caratterizzarne il comportamento fluidodinamico e le prestazioni in termini di trasferimento di materia. I dati sperimentali hanno permesso l’elaborazione di modelli predittivi che sono stati sfruttati per il dimensionamento preliminare e la stima delle prestazioni dello scrubber non convenzionale inserito nel contesto dell’impianto pilota del progetto TRAFUCER

    Seneca il Vecchio, controversia 7, 2: introduzione, testo, traduzione e commento. Con saggio di edizione critica di excerpta 7, 2.

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    L’obiettivo principale della presente tesi è quello di offrire una prima proposta di commento per la controversia 7, 2 di Seneca il Vecchio, analizzata sulla base della più recente edizione critica del testo (Håkanson 1989). Si tratta di una delle poche declamazioni il cui argomento è tratto da vicende storicamente avvenute e risulta ancora più interessante in quanto ispirata a eventi di cronaca molto recente per i retori citati da Seneca: la proscrizione e l’assassinio di Cicerone, avvenuto secondo il thema per mano di Popillio, ex-cliente della vittima scelto come esecutore dell’omicidio da Antonio in persona. Nell’introduzione si esaminano i loci argomentativi sfruttati dai declamatori per l’accusa e per la difesa e si approfondisce il rapporto di questa declamazione con le fonti storiografiche, specialmente con quelle influenzate dalla propaganda augustea. Si presenta infine un saggio di edizione critica per il testo di questa stessa controversia giunto grazie alla tradizione in excerpta: per la constitutio textus ci si è basati sulle collazioni di trenta manoscritti e su nuove considerazioni stemmatiche frutto di un primo utilizzo di Bamberg, Staatsbibl. Class. 45m, ignoto a Håkanson e databile agli inizi del IX sec

    Analisi comparativa della staminalità e della plasticità metabolica in linee cellulari di carcinoma mammario: confronto tra istotipi luminale e triplo negativo

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    Il carcinoma mammario è una patologia eterogenea, costituita da sottotipi molecolari con peculiari caratteristiche clinico-patologiche. Tra i principali fattori responsabili di tale variabilità figurano le cellule staminali tumorali (CSC), una sottopopolazione capace di autorinnovamento, differenziamento e quiescenza, coinvolta nella progressione e nell’aggressività tumorali. L’obiettivo di questo studio è confrontare due linee cellulari di carcinoma mammario, rappresentanti i sottotipi luminale A (cellule MCF-7) e triplo negativo (TNBC, cellule MDA-MB-231), al fine di indagare il profilo di staminalità e lo stato metabolico in vitro. Le principali tecniche utilizzate sono state la citofluorimetria e il cell sorting (FACS), volte a caratterizzare le CSC in base all’espressione di CD44/CD24. L’assetto metabolico è stato analizzato misurando i livelli intracellulari di ATP al fine di isolare sottopopolazioni ATP-low e ATP-high. Sono stati inoltre eseguiti due saggi funzionali, il colony assay per valutare il potenziale clonogenico, e il saggio di formazione di sferoidi, per analizzare le proprietà tumorigeniche e di autorinnovamento delle CSC. Il modello in vitro di TNBC presenta una maggiore presenza di cellule staminali tumorali (CSC, CD44⁺/CD24⁻) rispetto al modello luminale. Tuttavia, nel carcinoma mammario luminale le CSC mostrano una maggiore capacità clonogenica e di formare mammosfere. Il profilo metabolico rivela che il modello luminale ha una plasticità energetica limitata e non è influenzato dallo stato energetico, mentre nel TNBC il contenuto di CSC è condizionato dall’assetto energetico, senza però mostrare differenze funzionali significative rispetto alle cellule basali. Lo studio fornisce nuove prospettive sull’interazione tra stato metabolico e proprietà staminali del carcinoma mammario, evidenziandone la complessità. Per validare tale correlazione in un contesto clinico, sarà fondamentale approfondire l’analisi del profilo di staminalità nei tumori primari e nelle metastasi derivati da pazienti

    LO SCAVO DI PIAZZA TOSCANO A COSENZA Archeologia urbana e valorizzazione

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    L'elaborato presenta i materiali archeologici ellenistico/romani ritrovati a Cosenza nel 1998 nell'area di Piazza Toscano. Lo studio dei materiali è stato possibile solo a seguito dell'autorizzazione allo studio rilasciata in data 06/09/24 dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Cosenza

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