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EL PARLAR DE LA MAMA (1924) DI ADA ADAMO BAZZANI I MANUALETTI DAL DIALETTO ALLA LINGUA IN AREA VENETA
La mia tesi si occupa di analizzare linguisticamente i dialetti veneti utilizzati dagli autori dei testi che la maestra Ada Adamo Bazzani ha raccolto nei manualetti, i quali venivano somministrati ai bambini di terza, quarta, e quinta elementare dal 1923 al 1929, al fine di utilizzare il dialetto, la loro lingua madre, come lingua ponte per imparare l’italiano, poiché l'obiettivo delle direttive ministeriali del governo Gentile era l'uniformazione linguistica in tutto il regno italiano.
Questo esperimento finisce il 7 gennaio 1929 con l’entrata del testo unico.
My thesis focuses on a linguistic analysis of the Venetian dialects used by the authors of the texts collected by teacher Ada Adamo Bazzani in the textbooks, which were administered to third-, fourth-, and fifth-grade children from 1923 to 1929. The aim was to use the dialect, their native language, as a bridge to learning Italian, since the Gentile government's ministerial directives aimed at linguistic uniformity throughout the Italian kingdom.
This experiment ended on January 7, 1929, with the enactment of the consolidated text
Le fusioni bancarie: il caso Intesa Sanpaolo e Ubi Banca
La tesi ripercorre i processi che hanno condotto alla fusione tra Intesa Sanpaolo e UBI Banca, una delle operazioni più significative nella storia recente del sistema bancario italiano. L’operazione ha permesso di rafforzare la leadership di Intesa non solo a livello nazionale, ma anche internazionale, generando significative sinergie. Allo stesso tempo, ha dato inizio a un nuovo scenario, definito “risiko bancario”, in cui l’aggregazione tra istituti di credito consente di affrontare nuove sfide: la crescente digitalizzazione, l’aumento dei costi operativi e i periodi di incertezza economica
Sviluppo e validazione di un modello semi-analitico per la caratterizzazione della rigidezza laterale di un giunto scanalato a denti ad evolvente
La corretta stima della rigidezza a taglio e flessionale dei giunti scanalati a denti ad evolvente è fondamentale per l'analisi di sistemi rotordinamici ad alte prestazioni. Questa tesi presenta l'implementazione numerica in MATLAB di un modello analitico per il calcolo di tali parametri. Il modello discretizza il giunto in sezioni assiali e si riconduce a un problema di trave rigida su un letto di molle unilatere, ipotizzando albero e mozzo infinitamente rigidi. La validazione del modello tramite approccio agli Elementi Finiti (FEM) ha rivelato che tale ipotesi comporta una forte sovrastima della rigidezza effettiva del giunto. La parte finale del lavoro si è quindi concentrata sull'indagine di ipotesi correttive, tra cui lo sviluppo di un modello FEM 2D Plain Strain per un calcolo della rigidezza dei denti che include la cedevolezza della base e la proposta di un modello FEM 3D più robusto alla variazione delle condizioni al contorno. Infine è stata analizzata l'influenza di modifiche microgeometriche come la bombatura (crowning), estendendo l'ambito di validità del modello analitico ad un'applicazione dalla forte rilevanza pratica.
The correct evaluation of shear and bending stiffness of involute spline joints is crucial for the analysis of high-performance rotordynamic systems. This thesis presents the numerical implementation in MATLAB of an analytical model in order to calculate these parameters. The model discretizes the joint into axial sections, reducing the problem to a rigid beam on a unilateral spring bed, assuming an infinitely rigid shaft and hub. Validation through the Finite Element Method (FEM) revealed that this assumption leads to a significant overestimation of the joint's effective stiffness. The final part of the work therefore focused on investigating corrective hypotheses, including the development of a 2D Plain Strain FEM model for tooth stiffness calculation that incorporates the compliance of its base, and the proposal of a 3D FEM model more robust to variations of boundary conditions. Finally, the influence of microgeometric modifications such as crowning was analyzed, extending the analytical model's range of validity to an application of significant practical relevance
La frollatura del pesce : profilo microbiologico e fisico-chimico di ricciola (Seriola dumerili) sottoposta a dry aging
Abstract: Nonostante la crescente popolarità del fish dry aging, i dati relativi alla sicurezza e alla qualità del pesce sottoposto a questo metodo di frollatura sono ad oggi ancora scarsi. Scopo del presente lavoro di tesi è analizzare il profilo microbiologico e fisico-chimico di ricciola (Seriola dumerili) sottoposta a dry aging per 21 giorni in un ristorante di Cecina Marina (LI). A 0, 14 e 21 giorni di frollatura, sono stati analizzati campioni di pelle e di muscolo, sia dorsale che ventrale, di due lotti di ricciole, ognuno composto da due esemplari. Sui campioni sono stati analizzati alcuni parametri microbiologici (carica batterica totale mesofila e psicrofila, Enterobacteriaceae, stafilococchi coaugulasi positivi, microorganismi solfito-riduttori, muffe e lieviti, Listeria monocytogenes) e fisico-chimici (aW, pH, colore, ABVT, ammine biogene e TBARs). Le cariche microbiche hanno sempre avuto valori contenuti fino al 21° giorno di frollatura, anche se leggermente più alti nella porzione muscolare ventrale. L. monocytogenes e stafiloccocchi coagulasi + non sono mai stati rilevati. Per quanto riguarda i parametri fisico chimici, il pH è rimasto stabile per tutto il periodo di analisi, mentre è stato osservato un calo del valore di aW durante la frollatura. Anche i livelli di TBARs sono diminuiti nel corso della prova; l’indice BAI è sempre stato più che soddisfacente e l’istamina è stata riscontrata quasi sempre con valori poco al di sopra del limite di rilevabilità. I livelli di ABVT, invece, dopo 21 giorni di frollatura, hanno superato il valore di 30 mg N/100 g, considerato ottimale per la ricciola. Dai risultati ottenuti emerge che il tempo ottimale di dry aging per la ricciola, a temperatura di 1 °C e con umidità relativa al 60%, è di 14 giorni. Questi dati possono essere utili per la gestione del dry aging di questa specie ittica, ma devono essere considerate le numerose variabili (dimensioni, tempo e metodo di stoccaggio, ecc.) che possono intervenire nel determinare la qualità del prodotto.
I prodotti della pesca sono considerati alimenti altamente deperibili e a breve conservazione, a causa dell’elevato contenuto di acqua, oltre che alla presenza di scarso glicogeno e connettivo muscolare. I fenomeni di degradazione batterica ed enzimatica iniziano piuttosto rapidamente dopo la cattura e lo stato di freschezza riveste quindi un’importanza non solo commerciale, ma anche igienico-sanitaria. Per compensare la deperibilità e ridurre al minimo gli sprechi, vengono adottate diverse strategie, che comprendono l'impiego di trattamenti di trasformazione/conservazione o l’aggiunta di sostanze ad azione conservante.
Nonostante l'apprezzamento dei consumatori per i prodotti ittici conservati e/o trasformati, è credenza comune che il pesce sia migliore se consumato "fresco", riducendo al minimo il tempo tra la cattura e il consumo, per apprezzarne appieno le caratteristiche sensoriali e nutrizionali. Questo concetto, un tempo condiviso anche da molti grandi chef, sta mutando in modo significativo negli ultimi anni, supportato da un diverso approccio nel panorama culinario. Alcuni chef, infatti, hanno iniziato ad applicare il processo di frollatura a secco, conosciuto anche con il termine dry aging ed impiegato ormai da anni per la maturazione della carne, anche ai prodotti ittici. Da fenomeno esclusivo e di nicchia, è quindi ormai divenuta una pratica collaudata e utilizzata in molti ristoranti italiani. Pioniere del fish dry aging è stato lo chef australiano Josh Niland, che ha pubblicato vari libri sull’argomento e sulla lavorazione del pesce (Niland. 2019).
Il prodotto ittico, una volta sottoposto alle delicate fasi preliminari di pulizia, viene appeso per la pinna caudale all’interno di armadi di frollatura con temperatura e umidità controllate. Essendo a diretto contatto con l’ambiente di maturazione, il pesce perde gradualmente umidità: la pelle tende ad asciugarsi e conferisce una protezione al tessuto muscolare interno, che rimane succoso e morbido (Cedroni, 2021).
Il fish dry aging, oltre ad intenerire il muscolo del pesce, ha lo scopo di concentrare tutto il sapore, consentendo lo sviluppo di flavours peculiari che ne esaltano la percezione gustativa (Niland.2019). Infatti, si sviluppano nuovi gusti associati al pesce: non solo il sapore di mare, ma anche il cosiddetto umami (Minami et al. 2020; Takahashi et al. 2023).
Non esiste una “ricetta” valida per qualsiasi specie ittica, né una che sia valida per ogni pezzatura; l’unica regola fondamentale di questa tecnica di maturazione è quella di impiegare un prodotto freschissimo, che al momento della cattura non sia più venuto a diretto contatto con l’acqua poiché questo ne comporterebbe un più veloce deterioramento.
Poiché la frollatura a secco del pesce è ormai attuata da una percentuale crescente di ristoranti e operatori, è evidente la necessità di un'approfondita valutazione del rischio, sia microbiologico che chimico, per garantire la sicurezza di questi prodotti, oggi sempre più ricercati e popolari. Tuttavia, scarsi sono i dati presenti nella letteratura scientifica riguardo all’applicazione di questa metodica e soprattutto ai pericoli ad essa connessi.
Scopo di questa ricerca è analizzare l’evoluzione di alcuni parametri microbiologici e fisico-chimici in ricciola (Seriola dumerili) sottoposta a dry aging, rivolgendo l’attenzione, in particolare, a quelli igienico-sanitari, così da valutare la sicurezza e la conservabilità del prodotto
Preliminary Design of a Novel Technology for Deployable Solar Panels for a 12U CubeSat
This thesis addresses the preliminary design of deployable solar panels for a CubeSat mission. The mechanical loads associated with the launch environment are assessed and used to perform structural analyses of the panels. The space environment of a low Earth Sun-synchronous orbit is examined and considered in the trade-off process for the selection of the composite material for the structure. A commercial off-the-shelf deployment system is identified, and its mechanical constraints are modelled and applied to the solar panel to reproduce realistic boundary conditions. Finally, static and modal FEM analyses of the preliminary solar panel design are performed using ANSYS
Caratterizzazione e valutazione sensoriale delle spezie: il caso studio di Piper nigrum L. e Capsicum annuum L.
Il presente lavoro di tesi è incentrato sull’analisi qualitativa e funzionale di due spezie di ampio impiego alimentare: Piper nigrum L. (pepe) e Capsicum annuum L.(peperoncino),valutate in diverse tipologie commerciali e forme fisiche (intero e macinato). L’obiettivo è stato investigare l’effetto dello stadio di maturazione e del processo di lavorazione sulla composizione chimica, sul profilo antiossidante, volatile e sulle proprietà sensoriali dei campioni. Le analisi effettuate hanno incluso la quantificazione del contenuto dei fenoli e flavonoidi totali, la determinazione dell’attività antiossidante (DPPH, ABTS, FRAP), dei composti volatili (GC-MS), dei pigmenti (HPLC), il contenuto in capsaicinoidi e piperina, la colorimetria e la valutazione sensoriale. I risultati mostrano che il pepe verde conserva il più alto contenuto di composti bioattivi e attività antiossidante. Il processo di macinazione intensifica la percezione aromatica, in particolare nei campioni di pepe nero e bianco. Il lavoro evidenzia l’influenza critica del trattamento tecnologico sulla qualità delle spezie, fornendo indicazioni utili per l’ottimizzazione dei prodotti nell’ambito alimentare e funzionale.
This thesis focuses on the qualitative and functional analysis of two widely used spices: Piper nigrum L. (black pepper) and Capsicum annuum L. (chili pepper), assessed in different commercial types and physical forms (whole and ground).The aim was to investigate the effect of ripening stage and processing method on the chemical composition, antioxidant and volatile profile, and sensory properties of the samples.The analyses included the quantification of total phenolic and flavonoid content, determination of antioxidant activity (DPPH, ABTS, FRAP), volatile compound profiling (GC-MS), pigment analysis (HPLC), capsaicinoid and piperine content, colorimetry, and sensory evaluation.
The results show that green pepper retains the highest content of bioactive compounds and antioxidant activity. The grinding process enhances aromatic perception, particularly in black and white pepper samples.This study highlights the critical impact of technological processing on spice quality, providing valuable insights for the optimization of products in both food and functional contexts
Simpaticectomia bilaterale robotica in pazienti affetti da iperidrosi focale primitiva
La simpaticectomia toracica robotica rappresenta una tecnica chirurgica innovativa per il trattamento dell'iperidrosi focale primitiva, condizione patologica caratterizzata da eccessiva sudorazione con gravi implicazioni sulla qualità della vita. Questo studio retrospettivo analizza i risultati clinici di 18 pazienti sottoposti a simpaticectomia bilaterale robotica con approccio a due accessi presso la Sezione Dipartimentale di Chirurgia Toracica Mininvasiva e Robotica dell'Università di Pisa, tra novembre 2023 e gennaio 2025. I risultati hanno dimostrato una significativa riduzione dei sintomi, miglioramento della qualità di vita valutata tramite il questionario IIRS e tassi di complicanze postoperatorie nulli, confermando la sicurezza ed efficacia di questa procedura chirurgica. Nonostante il riscontro di sudorazione compensatoria in una minoranza dei casi, tutti i pazienti hanno riferito elevata soddisfazione, raccomandando l’intervento. La tecnica robotica emerge quindi come un’opzione terapeutica promettente, grazie al suo profilo favorevole in termini di precisione, sicurezza ed efficacia
Sodium-glucose transporter 2 inhibitors downregulate the activin a/inhibin signaling pathway in heart failure with reduced ejection fraction and associated high echocardiographic probability of pulmonary hypertension
Background: Pulmonary hypertension (PH) often complicates heart failure with reduced ejection fraction (HFrEF) but can hardly be addressed therapeutically, since mechanisms involved in the pathophysiology of HFrEF-related PH (PH-HFrEF) remain unclear. Whether sodium-glucose cotransporter 2 inhibitors (SGLT2i) positively impact PH-HFrEF independent of their diuretic effect, but through what signaling pathways, is unknown.
Methods: In an observational series of seventy-four patients with HFrEF, patients were non-randomly divided into two groups receiving (Baseline T=0) either the SGLT2i dapagliflozin or empagliflozin (both at 10 mg/day) on top of conventional anti-HF therapy (gliflozin group, n=42), or a no-gliflozin anti-HF therapy (no-gliflozin group, n=32). Plasma samples from the gliflozin and the no-gliflozin groups were profiled by untargeted proteomics, microRNA, senescence and oxidative stress markers. The role of identified proteins was then validated and investigated in human plasma samples, in in vitro human cell cultures and in in vivo/ex vivo Wistar rat models.
Results: Plasma proteomics identified low protein abundance levels of activin A in the gliflozin group. Empagliflozin (EMPA) decreased activin A and increased bone morphogenic protein receptor type 2 (BMPR2) in rat hearts undergoing ischemia/reperfusion (I/R) injury and human pulmonary artery endothelial cells undergoing hypoxia. Data are available via ProteomeXchange with identifier PXD063109. Plasma from a validation cohort of patients with HFrEF associated with high echocardiographic probability of PH treated with gliflozins were confirmed to have decreased activin A levels, which was associated with better disease progression in patients at follow-up, especially in terms of improvement of World Health Organization functional class, clinical signs of right heart failure, echocardiographic probability of PH and right ventricle-pulmonary artery (RV-PA) coupling.
Conclusions: This is the first demonstration that the activin A pathway is overactivated in patients with HFrEF and high PH probability. Serum levels of activin A, as well as the expression of activin and BMPR2 in hypoxic pulmonary endothelial cells and in the heart exposed to I/R injury, are downregulated and upregulated by EMPA, respectively. SGLT2i may thus rebalance the BMP/activin/transforming growth factor (TGF)β pathway and can therefore be a valuable therapeutic addition in patients with HFrEF and associated high echocardiographic probability of PH
M-AERIALS Project “Multiparametric Assessment of Early Respiratory Involvement in ALS”: A Comparative Longitudinal Study of ENG, Ultrasound, and Spirometry
Given the clinical relevance of respiratory failure in Amyotrophic Lateral Sclerosis (ALS) and the importance of early intervention, this study explored strategies to improve early detection. It compared less invasive alternatives—phrenic nerve conduction studies (Compound Muscle Action Potential, CMAP) and diaphragm/intercostal ultrasound (Thickening Fraction, TF)—to traditional spirometry (Peak Expiratory Flow Maximum, PEF), the gold standard for initiating non-invasive ventilation.
At baseline, CMAP and ultrasound-derived parameters showed significant diagnostic accuracy in detecting respiratory decline. Notably, intercostal TF increased in early dysfunction, suggesting compensatory intercostal muscle activation in response to emerging diaphragmatic weakness. Our data supported the role of diaphragmatic ultrasound and CMAP in detecting early respiratory decline through intercostal compensation, indicating these measures as early markers of respiratory dysfunction.
The study also examined whether some clinical features were linked to earlier respiratory decline. Univariate and multivariate analyses found that higher DYALS scores were significantly associated with abnormal CMAP and TF values, suggesting that bulbar involvement may predict early respiratory compromise. Overall, these findings support integrating neurophysiological and ultrasound data with clinical profiling to better identify ALS patients at risk of respiratory failure
Dosaggio della transtiretina circolante come guida al trattamento nell’amiloidosi cardiaca da transtiretina in terapia con stabilizzatori del tetramero
Background: L’amiloidosi cardiaca da transtiretina (ATTR-CA) è una malattia sistemica, frequentemente responsabile di scompenso cardiaco, causata dalla deposizione extracellulare di fibrille di amiloide derivanti dalla dissociazione della TTR. La TTR è proteina omotetramerica sintetizzata in larga parte dal fegato che, in seguito alla presenza di mutazioni genetiche (nella ATTR-CA variante, ATTRv-CA) o per motivi verosimilmente legati all’invecchiamento (nella ATTR-CA wild type, ATTRwt-CA), può dissociarsi in monomeri misfolded che tendono ad aggregarsi nella forma di depositi fibrillari. Attualmente, il tafamidis è l’unico farmaco approvato per il trattamento dell’ATTR-CA agendo come stabilizzatore del tetramero di TTR. Tuttavia, non è ancora chiaro se le concentrazioni sieriche di TTR possano predire la risposta clinica e se il trattamento modifichi qualitativamente le forme circolanti della proteina.
Obiettivi: Questo studio mira a: 1) valutare la differenza nei livelli circolanti di TTR e della retinol-binding protein 4 (RBP4, una proteina legata alla TTR) prima e dopo l'inizio del trattamento farmacologico con tafamidis in pazienti con ATTR-CA; 2) verificare l'associazione tra i livelli circolanti di TTR e i marcatori clinici, bioumorali ed ecocardiografici di coinvolgimento cardiaco; 3) verificare le variazioni nelle isoforme circolanti di TTR prima e dopo il trattamento con tafamidis.
Metodi: Nel periodo compreso tra novembre 2020 e maggio 2025 sono stati reclutati, presso la Fondazione Toscana Gabriele Monasterio, pazienti consecutivi con diagnosi di ATTRwt-CA o ATTRv-CA. Ciascun paziente è stato valutato clinicamente e con markers bioumorali, ecocardiografici e di capacità funzionale (6 minutes walking test, 6MWT) prima dell’inizio della terapia e successivamente a 6 e 12 mesi. Inoltre, è stato effettuato un monitoraggio seriato delle concentrazioni circolanti di TTR e di RBP4 1-3 settimane prima dell’introduzione del farmaco, al baseline e dopo 14, 30, 90, 180 e 360 giorni dall’inizio del trattamento. Con l’utilizzo di un metodo di elettroforesi nativa sono state infine studiate le forme circolanti di TTR prima e dopo l’introduzione del tafamidis. La combinazione di morte per tutte le cause e di ospedalizzazione per scompenso cardiaco (heart failure, HF) ha rappresentato l’end point primario dello studio; ciascuna delle componenti di tale endpoint è stata valutata come end-point secondario.
Risultati: Nel corso dello studio sono stati arruolati 164 pazienti, la maggioranza di sesso maschile (91%), con un’età mediana di 79 (range interquartile, IQR 75-82). La maggior parte dei pazienti era affetta da ATTR-wt (97%) e si presentava in classe NYHA I (40%) o II (57%). I valori di NT-proBNP (1761 ng/L [733 – 3086]) e di troponina T hs (43 ng/L [32 – 59]) si presentavano moderatamente elevati. Le concentrazioni al baseline di TTR e RBP4 erano rispettivamente di 22,5 mg/dL (18,6 - 27) e 4,8 mg/dL (4,0 – 6,0). Già al controllo dopo 14 giorni dall’inizio del trattamento si assisteva a un significativo incremento della TTR (29,0 mg/dl (24,8-33,2); p<0.001) e una diminuzione della concentrazione di RBP4 (4,1 mg/dL (3,3 - 5,2); p<0.001). I valori di TTR hanno raggiunto di un plateau a 180 giorni dal baseline (30,1 mg/dL (26,7-35,1)). Infine, a 360 giorni si assisteva ad un leggero decremento dei valori sierici (28,3 mg/dL (24-32,2)). L'analisi delle isoforme circolanti di TTR ha consentito di individuare il tetramero isolato nel 33% (n=22) dei pazienti, altre forme erano rappresentate dal tetramero legato a 1 o 2 molecole di RBP4 e da dimeri e trimeri di TTR (meno rappresentati nella popolazione con TTR <18 mg/dL). In seguito all’introduzione di tafamidis è stata osservata una riduzione dell’intensità delle bande corrispondenti a dimeri e trimeri, coerentemente con l’effetto stabilizzante del farmaco. Nel corso del follow-up sono state osservate 10 morti e 19 ospedalizzazioni per HF. L’analisi receiver operating characteristic (ROC) e il test di Youden ha individuato il valore di ≥18mg/dL come cut-off ottimale per la predizione dell’endpoint primario (sensibilità 0,818, specificità 0,435; AUC 0,628). L’analisi di sopravvivenza ha confermato la capacità di discriminazione prognostica di tale valore sia per l’endpoint primario (Log Rank 5,298, p=0,021) che per la mortalità per tutte le cause (Log Rank 11,712, p=0,001), non raggiungendo la significatività statistica per l’ospedalizzazione per HF (Log Rank 2,350, p=0,125). I pazienti con TTR <18 mg/dL mostravano segni di maggior severità di malattia, in particolare si riscontravano rispettivamente un grado maggiore di pseudoipertrofia ventricolare sinistra (TTR <18mg/dL vs TTR 18mg/dL: LVMi 202 g/m2 [160-226] vs 153 g/m2 [129-177], p=<0,001) e una maggiore compromissione della funzione sistolica ventricolare sinistra (LVEF 50% [40-52] vs 55% [48-60]p=0,002). L’analisi ROC e il test di Youden sono stati anche applicati all’incremento della TTR tra il baseline e dopo 30 giorni dall’inizio del trattamento. Da tale analisi è emerso che un incremento di almeno 7,6 mg/dL rappresentava il miglior cut-off prognostico (per endpoint primario: sensibilità 0,393, specificità 0,810; AUC 0,603). L’analisi di sopravvivenza ha confermato la capacità di discriminazione prognostica di tale valore sia per l’endpoint primario (Log Rank 4,036, p=0,045) che per l’ospedalizzazione per HF (Log Rank 4,548, p=0,033), ma non per la mortalità totale (Log Rank 1,959, p=0,162).
Conclusioni: Questo studio ha mostrato che, in una coorte di pazienti con ATTR-CA, i valori circolanti di TTR aumentano in seguito all’introduzione di tafamidis, già a partire da due settimane dopo l’inizio del farmaco. Coerentemente con quanto osservato in altri studi, i pazienti con valori di TTR più elevati al baseline (≥18 mg/dL), così come quelli in cui è stato rilevato un incremento significativo (≥7,6 mg/dL) a un mese dopo l’introduzione di tafamidis, hanno mostrato una prognosi migliore. Inoltre, in accordo con il meccanismo d’azione del farmaco, l’introduzione del tafamidis è associata a una riduzione delle forme circolanti di TTR a basso peso molecolare, come dimeri e trimeri. In conclusione, i livelli sierici di TTR possono essere utilizzati per predire la risposta alla terapia con tafamidis, mentre lo studio delle forme circolanti di TTR fornisce evidenze sperimentali dell’effetto stabilizzante del farmaco