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Rischio cardiovascolare nel diabete tipo 2: impatto della malattia renale cronica (DKD) e dei fenotipi di DKD sugli eventi cardiovascolari ricorrenti e sulla mortalità
La Diabetic Kidney Disease (DKD), si sviluppa nel 30-40% dei DT2. La DKD ed i suoi fenotipi, definiti in base a eGFR e uACR, sono fattore di rischio per mortalità e incidenza di eventi cardiovascolari (CV). Abbiamo valutato in che misura la mortalità e il rischio di eventi CV ricorrenti sono associati alla DKD dopo un primo evento CV. Di 3665 DT2, il 71.9% erano No-DKD, 16.6% DKD stadi 1-2, 6.3% Alb-DKD e 5.2% Alb+DKD. Il follow-up è stato di 10.7 anni.
Dopo aggiustamento per le covariate, la mortalità per tutte le cause e l’incidenza di eventi CV erano aumentate nei soggetti con DT2 e DKD rispetto ai No-DKD al basale e in tutti i fenotipi di DKD, con rischio massimo in Alb+DKD (ACR≥30/eGFR<60).
Lo studio ha dimostrato, per quanto a noi noto, per la prima volta, che nei DT2 con un primo evento CV incidente durante il follow-up (17.6%), la mortalità per tutte le cause e l’incidenza di un secondo evento CV erano aumentate nei soggetti con DT2 e DKD rispetto ai No-DKD. La mortalità era aumentata in tutti i fenotipi di DKD, mentre l’incidenza di un secondo evento CV era aumentata solo in ALB+DKD. Una “sensitivity analysis”, condotta su 3032 soggetti (82.7%) ha dimostrato i ruoli di DKD e dei fenotipi di DKD persistevano anche nei soggetti esenti da malattia CV al basale. Infine, in questo sottogruppo senza malattia CV al basale, la coesistenza di DKD e tutti i fenotipi di DKD, soprattutto il fenotipo Alb+DKD, rappresentano covariate indipendenti di mortalità e di incidenza di un secondo evento CV anche dopo stratificazione per SCORE2-Diabetes.
In conclusione, nel DT2, dopo un primo evento CV, la DKD è ancora associata in maniera indipendente a maggiore mortalità per tutte le cause e a maggiore incidenza di un secondo evento CV, con rischio più elevato nel fenotipo Alb+DKD
Valutazione delle proprietà H2S-donor e vasorilascianti di composti di origine sintetica e naturale
Il solfuro d’idrogeno (H2S), tradizionalmente considerato un gas tossico, è oggi riconosciuto come un importante gas trasmettitore endogeno, coinvolto nella regolazione di molteplici funzioni fisiologiche, in particolare a livello cardiovascolare. Numerosi studi hanno evidenziato come una ridotta produzione endogena di H2S sia associata all’insorgenza di patologie cardiovascolari, quali l’ipertensione.
L’interesse farmacologico si è concentrato quindi sullo sviluppo di H2S-donors, molecole capaci di rilasciare H2S in modo controllato. Oltre ai composti di origine sintetica e naturale, recentemente è cresciuta l’attenzione verso gli “ibridi H2S-donors”, nei quali una porzione donatrice di H2S è coniugata ad una molecola farmacologicamente attiva. In questo lavoro di tesi è stato valutato il rilascio di H2S da nuovi composti di origine ibrida, sintetica e naturale con metodica amperometrica, sia in presenza che in assenza di L-Cisteina (tiolo che mima le condizioni intracellulari fisiologiche).
Successivamente i composti con il miglior profilo di rilascio sono stati testati per valutarne l’attività vasorilassante su anelli di aorta di ratto precontratti con KCl, nonchè la capacità di inibire la contrazione indotta da noradrenalina. Gli esperimenti in vitro sono stati condotti anche in presenza di XE991 (bloccante dei canali Kv7) e sirtinolo (inibitore di SIRT1), al fine di indagare i potenziali meccanismi molecolari coinvolti nella vasodilatazione precedentemente apprezzata
Indagine dei meccanismi intracellulari coinvolti negli effetti benefici di un estratto idroalcolico di Cymodocea nodosa in modello murino di disordine metabolico indotto da una dieta ad alto contenuto lipidico
I disordini metabolici, come obesità, dislipidemie, resistenza insulinica e infiammazione cronica, sono strettamente associati a complicanze cardiovascolari, epatiche e renali. In questo contesto, Cymodocea nodosa, fanerogama marina ricca di polifenoli, flavonoidi e composti antiossidanti, rappresenta una fonte di interesse per le sue potenziali attività nutraceutiche. L’acido cicorico, composto polifenolico abbondante in questa fanerogama, è stato associato alla modulazione di vie chiave del metabolismo energetico e lipidico (AMPK, SIRT1, PGC-1α) e al browning del tessuto adiposo bianco.
Sulla base di queste premesse, il progetto di tesi ha previsto lo studio degli effetti di Cymodocea nodosa e del suo principale polifenolo, l’acido cicorico, in un modello murino di disordine metabolico indotto attraverso una dieta ad alto contenuto lipidico (HFD). Dal punto di vista sperimentale, i topi maschi del ceppo c57 sono stati randomizzati in quattro gruppi: dieta standard (STD), dieta HFD, dieta HFD addizionata con Cymodocea (500 mg/Kg), dieta HFD addizionata con acido cicorico (10 mg/Kg). I tessuti espiantati (sangue, muscolo, fegato, tessuto adiposo e cuore) sono stati analizzati mediante saggi biochimici, immunologici, istologici e funzionali, per valutare marcatori metabolici (AMPK, SIRT1, PGC-1α), di browning (UCP1, PRDM16), fibrotici e infiammatori (TGF-β, α-SMA, NF-κB, miostatina). Questo approccio ha consentito di studiare il ruolo dei metaboliti presenti nell’estratto della pianta nella modulazione dei processi fisiopatologici alla base dei disordini metabolici
Are gestures in dreams a mirror image of real-life gestures? Lateralization of movements during REM sleep using the RBD model
REM Sleep Behaviour Disorder (RBD) provides a unique model to investigate the neural control of movement during dreaming, as the loss of physiological muscle atonia in REM sleep allows dream-enactment behaviours to be directly observed. Previous actigraphic and parasomnia studies suggested that motor activity during sleep may shift towards the non-dominant hand, indicating a reorganisation of hemispheric control across vigilance states, but this had not been demonstrated in RBD. In this retrospective video-polysomnographic study, 71 patients with RBD (22,066 manually annotated upper-limb movements) were analysed. During wakefulness, right-handed patients exhibited longer right-arm movements, consistent with expected motor dominance. In REM sleep, this pattern inverted: right-sided movements became shorter and less frequent, while left-sided movements predominated, particularly for complex gestures. Jerk-like movements remained symmetrical, with a mild rightward predominance when all events were pooled. Among right-handers, 72% displayed a leftward predominance during REM, which increased further when considering only complex movements. The side affected by parkinsonism did not abolish this reversal. Dream-enacted movements therefore exhibit a mirror-like inversion of waking motor dominance, suggesting transient redistribution of cortical control and hemispheric balance during REM sleep, providing new insight into the neural mechanisms underlying motor expression in dreams
Studio volumetrico del nucleo basale di Meynert nella Malattia di Alzheimer: confronto tra varianti cliniche e con altri gruppi diagnostici
Il sistema colinergico del prosencefalo basale, e in particolare il nucleo basale di Meynert (NbM), rappresenta uno dei bersagli più precoci e vulnerabili della patologia di Alzheimer (AD).
L’obiettivo principale di questo studio è stato confrontare, mediante risonanza magnetica strutturale, i volumi del prosencefalo basale e delle sue sottoregioni tra pazienti con variante amnesica di AD e pazienti con varianti non amnesiche (atrofia corticale posteriore, afasia primaria progressiva variante logopenica e variante comportamentale).
Obiettivi secondari hanno incluso il confronto dei volumi colinergici tra pazienti con AD (tutte le varianti), pazienti con demenza frontotemporale (FTD) e controlli sani, nonché la valutazione delle correlazioni tra i volumi colinergici e le prestazioni neuropsicologiche nei pazienti con AD. Sono stati analizzati complessivamente 134 soggetti (66 AD, 16 FTD e 52 controlli sani). Le immagini T1 3D sono state elaborate con voxel-based morphometry e registrazione DARTEL, controllando per età d’esordio, durata e stadio di malattia, punteggio MMSE, sesso e volume intracranico totale.
Non sono emerse differenze significative tra le varianti di AD, mentre tutti i pazienti con AD hanno mostrato una marcata riduzione dei volumi del prosencefalo basale e delle sue sottoregioni rispetto ai controlli sani (p < 0,001; AUC 0,92–0,96). Rispetto ai pazienti con FTD, un’atrofia significativa è stata osservata esclusivamente nel nucleo interstiziale sinistro (p < 0,05). I volumi dei nuclei colinergici nei pazienti con AD correlavano positivamente con le prestazioni nei test di memoria verbale episodica.
Questi risultati suggeriscono un coinvolgimento colinergico comune a tutte le varianti cliniche di AD, confermando l’atrofia del NbM come biomarcatore strutturale e potenziale target terapeutico nelle diverse forme cliniche della Malattia di Alzheimer.
The cholinergic system of the basal forebrain, particularly the nucleus basalis of Meynert (NbM), is among the earliest and most vulnerable targets of Alzheimer’s disease (AD) pathology.
The main objective of this study was to compare, using structural magnetic resonance imaging, the volumes of the basal forebrain and its subregions between patients with the amnestic variant of AD and those with non-amnestic variants (posterior cortical atrophy, logopenic variant of primary progressive aphasia and behavioral variant).
Secondary aims included comparing cholinergic volumes among AD patients (all variants), frontotemporal dementia (FTD) patients and healthy controls, and exploring correlations between cholinergic volumes and neuropsychological performance in AD.
A total of 134 participants were analyzed (66 AD, 16 FTD, and 52 controls). T1-weighted 3D images were processed using voxel-based morphometry with DARTEL registration, controlling for age at onset, disease duration and stage, MMSE, sex and intracranial volume. No significant differences were detected among AD variants, whereas all AD patients showed marked reduction of basal forebrain volumes compared with healthy controls (p < 0.001; AUC 0.92–0.96). Compared with FTD, greater atrophy was found only in the left interstitial nucleus (p < 0.05). Across AD, cholinergic nuclei volumes correlated positively with episodic verbal memory scores.
These findings indicate a shared cholinergic involvement across all AD variants, supporting NbM atrophy as a structural biomarker and potential therapeutic target in the different clinical forms of AD
DIETA LOW FODMAP COME STRATEGIA NUTRIZIONALE INTEGRATA NEL TRATTAMENTO DI FIBROMIALGIA E IBS: EFFETTI A BREVE E MEDIO TERMINE
La presente tesi ha analizzato la relazione tra sindrome fibromialgica (FM) e sindrome dell’intestino irritabile (IBS), due condizioni croniche multifattoriali accomunate da un’alterazione dell’asse intestino-cervello, da ipersensibilità centrale e da disfunzioni del dolore. Entrambe condividono fattori fisiopatologici come infiammazione di basso grado, disbiosi e disturbi psicoemotivi. Partendo da tali premesse, lo studio ha valutato l’impatto di una dieta a basso contenuto di FODMAP sui sintomi gastrointestinali e sistemici di pazienti affetti da IBS e FM. Il protocollo ha previsto un periodo di osservazione di circa sette mesi, comprendente le fasi restrittiva, di reinserimento e di adattamento.
L’analisi dei dati ha evidenziato un miglioramento progressivo dei sintomi intestinali nelle prime fasi della dieta, con mantenimento dei benefici nel lungo periodo. Analogamente, i sintomi fibromialgici e i livelli di ansia hanno mostrato un miglioramento nelle fasi iniziali, per poi stabilizzarsi o peggiorare lievemente nella fase adattata. Non sono state osservate variazioni significative in termini di depressione e qualità del sonno.
Sebbene le differenze non abbiano raggiunto la significatività statistica, i risultati descrittivi suggeriscono un possibile effetto benefico della dieta low-FODMAP sul benessere complessivo dei pazienti. Lo studio sottolinea pertanto l’importanza di un approccio nutrizionale personalizzato nella gestione integrata di disturbi funzionali cronici con componenti sovrapposte, rafforzando il ruolo della nutrizione clinica nel trattamento multidimensionale di IBS e fibromialgia
EFFICIENZA E BUON ANDAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE ALLA LUCE DELLA DIGITALIZZAZIONE. E-PROCUREMENT
Lo scopo di questo elaborato è quello di fornire le conoscenze di base necessarie a comprendere come l’evoluzione della tecnologia e gli obblighi a rientrare negli standard e obiettivi europei abbiano indotto la Pubblica Amministrazione ad innovarsi ed a mettersi al passo con i tempi di una società sempre più digitale, con particolare attenzione alle innovazioni introdotte soprattutto in materia di Contratti Pubblici. L’analisi si concentra su come la digitalizzazione abbia rivoluzionato il funzionamento della Pubblica Amministrazione, incidendo profondamente sulla gestione dei servizi pubblici e sul rapporto tra istituzioni, cittadini e imprese.
In apertura verrà preso in considerazione l’art.97 della Costituzione italiana e sarà analizzato alla luce della digitalizzazione, per sottolineare quanto questa abbia inciso sui principi costituzionali da esso contenuti, l’efficacia e il buon andamento della Pubblica Amministrazione, assieme a tutti gli altri principi e diritti derivanti conseguentemente dallo stesso: principi di uguaglianza e non discriminazione, di imparzialità, di trasparenza, diritto all’informazione e la comunicazione istituzionale. Tale distinzione introduttiva costituisce la base della trattazione, per permettere di avere un quadro quanto più chiaro e completo della normativa.
Successivamente verranno analizzate singolarmente le fonti normative principali e gli strumenti maggiormente incisivi in questa rivoluzione digitale della Pubblica Amministrazione. A completamento, saranno esaminati gli aspetti peculiari riconosciuti nel nuovo Codice dei Contratti Pubblici.
Il capitolo successivo pone il focus sulle modalità di esercizio di tali strumenti e obiettivi di efficienza in ambito Marina Militare, evidenziando come le azioni esperibili nell’ambito pubblico generale siano altrettanto applicabili in un contesto così di settore e con determinate peculiarità come quello appunto di una Forza Armata per salvaguardia del proprio buon andamento e dell’efficienza amministrativa.
Infine, la trattazione si esaurirà in una breve trattazione delle principali criticità applicative del sistema ma anche delle nuove prospettive per il futuro.
Il tutto sarà corredato da un necessario panorama dottrinale e giurisprudenziale
IL COACHING COME STRUMENTO STRATEGICO DEL MARKETING INTERNO PER RAFFORZARE L’IDENTITÀ ORGANIZZATIVA E IL POSIZIONAMIENTO COMPETITIVO
Questa tesi analizza il coaching come leva strategica del marketing interno per rafforzare l’identità organizzativa e favorire il posizionamento competitivo dell’impresa. L’obiettivo principale è dimostrare come le pratiche di coaching, integrate all’interno della cultura aziendale, contribuiscano a creare ambienti di lavoro più coesi, coinvolgenti e orientati al benessere. Attraverso una revisione teorica e l’analisi di un caso rappresentativo di organizzazioni riconosciute da Great Place to Work®, si evidenzia il ruolo del coaching nel rafforzare la leadership empatica, l’allineamento valoriale e la fiducia interna. La tesi sostiene che il marketing interno non deve essere concepito solo come funzione comunicativa, ma come processo strategico che parte dalla cultura e si traduce in identità condivisa. Quando i collaboratori si sentono parte attiva della visione aziendale, si crea un’identità forte che si riflette nel posizionamento esterno dell’impresa. In conclusione, si propongono strumenti e indicatori per valutare l’impatto del coaching sulla cultura, sul clima e sulla performance organizzativa.
This thesis examines coaching as a strategic driver of internal marketing to strengthen organizational identity and support the company’s competitive positioning. Its central aim is to demonstrate how coaching practices, when integrated into corporate culture, help build cohesive, engaged, and wellbeing-oriented workplaces. Through a theoretical framework and the analysis of a representative case of organizations recognized by Great Place to Work®, the study highlights the role of coaching in enhancing empathetic leadership, value alignment, and internal trust. The thesis argues that internal marketing should not be seen merely as a communication function, but as a strategic process rooted in culture and expressed through shared identity. When employees feel part of the company’s vision, a strong internal identity is formed—one that directly impacts external positioning. Finally, the work proposes tools and indicators to assess the impact of coaching on organizational culture, climate, and performance
Chemokines modulation and antineoplastic effect of Lenvatinib in anaplastic thyroid cancer cells in vitro
Il carcinoma anaplastico della tiroide (ATC) rappresenta la forma più rara, ma anche la più aggressiva, tra tutte le neoplasie tiroidee, con una sopravvivenza mediana di circa 6 mesi. Alla diagnosi, la malattia si presenta frequentemente in fase avanzata, con metastasi linfonodali e a distanza già evidenti. Il trattamento è multimodale e prevede l’integrazione di chirurgia, chemioterapia e radioterapia, modulata in base allo stadio di malattia.
Negli ultimi anni, per migliorare la prognosi di questi pazienti, sono state introdotte nuove terapie a bersaglio molecolare, dirette contro vie di segnalazione iperattivate nel contesto tumorale. Tra queste, alcuni inibitori delle tirosin chinasi (TKI) hanno mostrato risultati promettenti sia in vitro che in ambito clinico.
In questo contesto di ricerca si inserisce il presente lavoro di tesi, volto a valutare l’attività di Lenvatinib, un inibitore multi-tirosin chinasico attivo contro VEGF, VEGFR1-3, FGF, PDGFRα, KIT e RET, in vitro su cellule primarie umane di ATC. I risultati ottenuti mostrano che Lenvatinib è in grado di inibire la proliferazione, la migrazione, l’invasione e l’attivazione della via ERK1/2, di indurre apoptosi e di modulare il microambiente tumorale attraverso la riduzione della secrezione della chemochina pro-tumorale CCL2.
Anaplastic thyroid carcinoma (ATC) is the rarest but most aggressive form of thyroid cancer, with a median survival of approximately 6 months. At diagnosis, the disease is often already advanced, with both lymph node and distant metastases. Treatment is multimodal and typically involves a combination of surgery, chemotherapy, and radiotherapy, depending on the disease stage.
In recent years, novel targeted therapies have been introduced to improve patient outcomes by interfering with signaling pathways that are aberrantly activated in ATC. Among these, certain tyrosine kinase inhibitors (TKIs) have demonstrated promising in vitro and clinical results.
This thesis investigates the effects of Lenvatinib, a multi-target TKI active against VEGF, VEGFR1–3, FGF, PDGFRα, KIT, and RET, on primary human ATC cells. The in vitro results show that Lenvatinib inhibits cell proliferation, migration, invasion, and ERK1/2 pathway activation, promotes apoptosis, and modulates the tumor microenvironment by reducing the secretion of the pro-tumoral chemokine CCL2
Eterogeneità dei fenotipi crioglobulinemici nella Sindrome di Sjögren: caratterizzazione clinico-immunologica e implicazioni terapeutiche
La Sindrome di Sjögren (SS) è una patologia sistemica autoimmune a decorso cronico, caratterizzata da un’eterogenea espressione clinica che, oltre alla classica disfunzione ghiandolare, può comprendere manifestazioni extraghiandolari di rilevanza sistemica. Tra queste, la crioglobulinemia rappresenta un importante fenotipo immunologico associato a complicanze severe, tra cui la vasculite e l’evoluzione linfoproliferativa. Il presente studio si propone di approfondire, nell’ambito di una coorte di pazienti con SS primaria, le differenze clinico-immunologiche associate alla presenza e al grado di crioglobulinemia, con particolare attenzione al sottogruppo dei pazienti con ipocrioglobulinemia, ossia con criocriti rilevabili ma inferiori alla soglia di positività convenzionale. Attraverso l’analisi comparativa tra sottogruppi e l’utilizzo di strumenti statistici avanzati (clustering non supervisionato, analisi delle componenti principali), lo studio ha permesso di identificare profili fenotipici distinti e clinicamente rilevanti, evidenziando come anche livelli ridotti di crioglobuline possano associarsi a manifestazioni sistemiche attive e alterazioni immunologiche significative. Questo lavoro, dunque, fornisce un contributo alla letteratura esistente, sottolineando la necessità di riconoscere precocemente il fenotipo ipocrioglobulinemico come entità attiva e potenzialmente evolutiva all’interno dello spettro della crioglobulinemia associata alla SS, con importanti implicazioni prognostiche e terapeutiche