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Feature-based Choice and Similarity in Normal-form Games: An Experimental Study
In this paper we test the effect of descriptive "features" on initial strategic behavior in normal form games, where "descriptive" are all those features that can be modified without altering the (Nash) equilibrium structure of a game. We observe that our experimental subjects behave according to some simple heuristics based on descriptive features, and that these heuristics are stable even across strategically different games. This suggests that a categorization of games based on features may be more accurate in predicting agents' initial behavior than the standard categorization based on Nash equilibria, as shown by the analysis of individual behavior. Analysis of choice patterns and individual response times suggests that non-equilibrium choices may be due to the use of incorrect and simplified mental representations of the game structure, rather than to beliefs in other players' irrationality. Of the four stationary concepts analyzed (Nash equilibrium, QRE, action sampling, and payoff sampling), QRE results the best in fitting the data
Supporting Scientific Inclusion: Novel Approaches for the Representation and Assessment of Scientific Knowledge Objects
Developing countries face several challenges while trying to keep up and contribute to global scientific and technological advances. These problems persist despite the emergence of several new web-based communication opportunities that could potentially be used to bridge this knowledge gap. This paper introduces a conceptual and infrastructural platform (named LiquidPub platform) to address these problems and opportunities. We specially focus on the representation of content as Scientific Knowledge Objects (SKOs) and on a Resource Evaluation system (ResEval) for assessing the value of research, while also exploring the potential impact that the proposed concepts, methodologies and tools offer for both developing countries and the scientific community at large
Zeros of regular functions of quaternionic and octonionic variable: a division lemma and the camshaft effect
We study in detail the zero set of a slice regular function of a quaternionic or octonionic variable. By means of a division lemma for convergent power series, we find the exact relation existing between the zeros of two octonionic regular functions and those of their product. In the case of octonionic polynomials, we get a strong form of the fundamental theorem of algebra. We prove that the sum of the multiplicities of zeros equals the degree of the polynomial and obtain a factorization in linear polynomials. The original publication is available at www.springerlink.co
Die un-mögliche Vergebung und das un-mögliche Ich: Derridas Subjektivitätstheorie aus dem Wesen der Vergebung
Der Beitrag setzt sich als Ziel, die Grundlinien des Subjektivitätsdenkens von Jacques Derrida herauszuarbeiten. Dabei dient die Reflexion des französischen Philosophen über das philosophische und ethisch-politische Thema der Vergebung und die Verschränkungen dieses Themas mit dem zentralen der Gabe als Ausgangspunkt für die Rekonstruktion von Derridas Subjektivitätsentwurf. Das Subjekt besteht darin in der Durchbrechung der selbstbestätigenden Ökonomie des Sich-Selbst-Seins, verstanden als Bedingung der Möglichkeit (Kant) oder als Möglichkeitshorizont (Gadamer), und im Darüber-hinaus des ‚un-mögli-chen’ Ich aus der strukturellen Un-möglichkeit der Vergebung
Accesso aperto alla conoscenza scientifica e sistema trentino della ricerca: atti del Convegno tenuto presso la Facoltà di Giurisprudenza di Trento il 5 maggio 2009
In questo volume si presentano alcuni risultati del Progetto «Accesso aperto alla conoscenza scientifica e sistema trentino della ricerca: profili giuridici». Lo scopo del Progetto, selezionato dalla Commissione Scientifica d’Ateneo dopo un processo di valutazione comparativa, era quello d’indagare, con la metodologia propria di alcuni settori della scienza giuridica, il ruolo delle più recenti tecnologie digitali in relazione alle potenzialità d’accesso al sapere scientifico da parte delle persone (fisiche e giuridiche, private e pubbliche) insistenti sul territorio della provincia di Trento. Contiene: Maurizio Manzin, “Introduzione del coordinatore del progetto” Roberto Caso e Federico Puppo, “Nota dei curatori” Carlo Lottieri, “Diritti di proprietà e diritti di proprietà intellettuale: un’analisi teorico-politica” Vincenzo D’Andrea e Silvia Toccoli, “Dall’Open Source all’Open Access: ideologie, percorsi ed intersezioni” Diego Ponte, “L’impatto di internet sul settore della pubblicazione scientifica: tra nuovi modelli di business e iniziative di collaborazione” Simonetta Vezzoso, “Diritto d’autore, opere scientifiche ed economia della conoscenza: spunti per un approccio differenziato” Federica Lorenzato, “I modelli contrattuali per l’accesso aperto alla conoscenza scientifica” Massimo Miglietta, “«Open Access» e «diritto romano»: il contributo al progetto dell’area storico-giuridica” Valentina Moscon, “Rappresentazione informatica dei diritti e diffusione della conoscenza”
L'istruzione in India
Questo Quaderno contiene la seconda parte di uno studio sull’istruzione in India. Il primo paragrafo ne presenta una storia, partendo dall’India antica e medievale ed arrivando fino ai giorni nostri. Particolare attenzione è prestata al periodo coloniale: al “dono” dell’inglese e al tentativo di creare “…una classe formata da persone di sangue e di colore indiano, ma di gusti, opinioni, morale ed intelletto inglese” (Macaulay). Un altro tema, esaminato con particolare cura, è il cambiamento delle politiche dell’istruzione dopo la crisi economica degli anni ’90. Il secondo ed il terzo paragrafo presentano la struttura e il funzionamento del sistema scolastico indiano, mentre il paragrafo 4. tratta della “qualità” dell’istruzione scolastica. Il quinto paragrafo presenta il sistema di istruzione superiore, nei suoi aspetti quantitativi e qualitativi. Il tema delle disuguaglianze di opportunità educative, studiato nei paragrafi 3. e 5., è approfondito nel caso dei mussulmani in India (par. 6) in chiave comparative con le altre minoranze sociali e religiose. La grande importanza dell’istruzione privata nel paese ha dato luogo ad un dibattito, di cui si discute nel paragrafo 8., soprattutto in riferimento alla possibilità che essa possa svolgere un ruolo nel raggiungimento degli obiettivi EFA. I paragrafi 7. e 9. trattano, rispettivamente, dei programmi governativi per migliorare l’istruzione e dei loro risultati. Il paragrafo finale contiene delle considerazioni conclusive, soffermandosi in particolare sulle prospettive della democrazia in India
Optimal control for stochastic Volterra equations with completely monotone kernels
In this paper, we study a class of stochastic optimal control problems, where the drift term of the equation has a linear growth on the control variable, the cost functional has a quadratic growth, and the control process belongs to the class of square integrable, adapted processes with no bound assumed on it
Rappresentazione informatica dei diritti e diffusione della conoscenza
Nell’ambiente digitale, lo sviluppo del Digital Rights Management (DRM) dimostra – non solo nell’area del diritto d’autore – il ruolo centrale della tecnologia, votata a rafforzare e talvolta a sostituire la regolamentazione giuridica. Nell’ambiente informazionale, ogni avanzamento della tecnologia può migliorare l’accesso alla conoscenza e la comunicazione individuale, ma allo stesso tempo può determinare il massimo controllo sul comportamento del singolo. Nello spazio digitale il prevalente strumento di regolamentazione non si identifica nella regola di diritto, ma in ciò che si definisce «architettura»: i comandi sono incorporati nei protocolli di comunicazione di Internet e nelle applicazioni software. Lo standard tecnico, sotto il controllo di chi lo predispone, conferisce di fatto a quest’ultimo il potere di «governare» il comportamento dei fruitori, divenendo dunque fonte di regola. La «rivoluzione» delle tecnologie digitali, in tal senso, investe il sistema delle fonti del diritto. La regolamentazione del controllo delle informazioni digitali trova le sue fonti non solo nel diritto statale, ma anche nel contratto e nella tecnologia (oltre che nella consuetudine). In tale contesto, posto che tra regole informatiche e giuridiche sussiste una sostanziale differenza, sia in termini di legittimazione democratica che di struttura, il diritto è chiamato a rivendicare la propria supremazia, disciplinando la tecnologia e, al contempo, a servirsi di quest’ultima per perseguire i propri obiettivi, così giungendo alla creazione di nuove regole, che non si limitino a reagire alle trasformazioni indotte dalle tecnologie, ma contribuiscano a determinarne i modi di utilizzo . Al fine di comprendere e governare situazioni complesse, quali quelle conseguenti ai mutamenti tecnologici, il costante dialogo tra i saperi e l’analisi interdisciplinare, costituiscono un punto di partenza dal quale non si deve prescindere. Nella società dell’informazione gli eventi umani – fatti dell’uomo – hanno un’effettività sociale particolare in quanto rappresentati in forma di dati all’interno di sistemi informativi. È attraverso la rappresentazione informatica – la forma di espressione maggiormente diffusa – che si svolge gran parte delle attività dotate di implicazioni giuridiche, economiche, amministrative e politiche. Con riguardo alla produzione e diffusione della conoscenza, l’ambiente digitale muta profondamente gli scenari che caratterizzavano il diritto d’autore tradizionale, innescando nuove problematiche. Le tecnologie informatiche e soprattutto l’impiego progressivo di Internet hanno trasformato il meccanismo di trasmissione della conoscenza e di riproduzione della medesima. In particolare, l’antica dinamica di chiusura e apertura del sapere viene riproposta secondo nuovi lineamenti tecnologici. Ad un controllo rigido e accentrato dell’informazione si contrappone un controllo flessibile e decentrato. Da una parte, troviamo un modello giuridico di circolazione della conoscenza basato sul self-enforcing del contratto , mediante misure tecnologiche di protezione (MTP). Questa tipologia di controllo si identifica nel DRM, il cui obiettivo è rendere i termini della licenza per l’accesso e l’uso dell’informazione riconoscibili dai software e dagli apparecchi costruiti per la fruizione dell’informazione. Il DRM, infatti, affida la sua forza all’autotutela tecnologica piuttosto che alla tutela statale . Per mezzo di sistemi DRM – composti sia di tecnologie di gestione delle informazioni sulle regole di utilizzo dei contenuti (metadati e Rights Expression Languages o RELs), sia di tecnologie in grado di dare esecuzione ai medesimi (MTP), impedendo, per esempio, la copia laddove non consentita – è possibile l’applicazione automatica (in personal computer, telefoni cellulari, televisioni, etc.) delle regole contrattuali impiegate per la distribuzione dei contenuti digitali . Dalla parte diametralmente opposta si colloca l’idea dell’accesso aperto alla ricerca scientifica, che ha dato vita al movimento rivoluzionario internazionale oggetto del presente convegno. Puntando ad allargare il ventaglio dei modelli di produzione e commercializzazione dell’informazione scientifica, essa muove dalla necessità di contrastare il rischio che il controllo rigido ed accentrato colonizzi la conoscenza scientifica, anche e soprattutto valorizzando l’uso delle tecnologie informatiche, della Rete, del web e dei nuovi intermediari (archivi istituzionali, motori di ricerca Internet come Google Books Search e Google Scholar, etc.). Tale ultimo profilo presenta aspetti di particolare interesse ed è oggetto di attenzione nel presente contributo; la circolazione dell’informazione in Rete diviene un tema cruciale anche nell’ambito della distribuzione dell’informazione secondo il modello Open Access. Nel tentativo di ovviare alle barriere all’accesso e di favorire la massima visibilità dei risultati, attraverso la creazione di archivi aperti e di riviste di qualità liberamente accessibili, nell’ambito del movimento Open Access (OA) hanno preso vita numerose iniziative, non solo sul piano infrastrutturale, politico, istituzionale e culturale, ma anche tecnologico, per l’interoperabilità e il riuso dei contenuti digitali. Se, infatti, scopo principale del movimento è quello di garantire massima diffusione e riutilizzo dell’informazione e se lo spazio principale di circolazione dei contenuti è rappresentato dal web, gli studi intorno alle tecniche di catalogazione e classificazione dell’informazione e dei relativi diritti nello spazio virtuale meritano particolare attenzione. L’interesse scientifico, di policy e applicativo, è dimostrato non solo dalle diverse iniziative volte alla creazione di standard per la rappresentazione delle informazioni digitali e dei diritti connessi alle risorse digitali, ma anche dalla mobilitazione di organismi internazionali come la WIPO (World Intellectual Property Organisation) e della stessa Commissione Europea. Tutti i progetti che fanno riferimento alla logica OA mostrano forti analogie e, a ben vedere, si intersecano con l’ideologia sottesa alle licenze Creative Commons Licenses (CCLs), ove lo sviluppo e la valutazione della conoscenza si basano sulla collaborazione di una comunità aperta di persone. Le licenze CC sui contenuti digitali rappresentano nuovi modelli di distribuzione della conoscenza in cui gli autori, attraverso l’adozione di un contratto manifestano il consenso allo sfruttamento della propria opera da parte del pubblico. Il movimento CC – da cui promana il progetto Science Commons focalizzato sulla conoscenza scientifica – rappresenta pertanto un importante punto di riferimento, non solo sotto il profilo ideologico e contrattuale ma anche tecnologico: le licenze CC, avvalendosi di alcune tecnologie di riferimento dei sistemi DRM, si manifestano all’utente oltre che in forma leggibile all’uomo anche secondo un modello comprensibile alla macchina (machine-readable). Le stesse tecnologie che consentono ai sistemi DRM di esercitare un rigido controllo sull’informazione, sono sviluppate da CC per facilitare la diffusione e la fruizione dei contenuti, mirando all’opposto obiettivo di un controllo flessibile e decentrato. CC dal 2002 sta infatti lavorando ad un progetto di incorporazione delle regole in codice informatico facendo leva, per prima in questo campo, sulle tecnologie di base del web semantico, allo scopo di rendere le opere distribuite sulla Rete quanto più possibile rintracciabili e riutilizzabili. La realizzabilità di tale progetto presuppone l’elaborazione di metadati a contenuto giuridico destinati a circolare a livello globale; un’impresa che richiede un notevole sforzo di concettualizzazione e rappresentazione delle categorie giuridiche, ponendo in evidenza le questioni connesse alla traduzione ed incorporazione di queste ultime nell’architettura informatica. L’analisi dello stato di avanzamento tecnologico dei RELs rivela gli evidenti limiti delle nuove forme di «comunicazione» destinata alla macchina. Limiti consistenti essenzialmente nel fatto che i linguaggi informatici non sono in grado di supportare la complessità dei concetti giuridici, che sempre implicano interpretazione e specifica applicazione al caso concreto. Scienza giuridica ed informatica sono poste dunque oggi di fronte ad una sfida di grande complessità: consentire la circolazione e fruizione dell’informazione nel web, integrando regole di diritto nell’architettura informatica. Nei successivi paragrafi si intende fornire una breve descrizione di quelle che sono le tecnologie informatiche sviluppate nell’ambito dei sistemi DRM, prima, e da Creative Commons, poi, per la traduzione delle regole in codice informatico, mettendo in luce le differenze e soprattutto i diversi obiettivi perseguiti. Nell’affrontare tale tematica emerge la necessità di calcare percorsi interdisciplinari, gli unici in grado di fornire al giurista gli strumenti per svolgere il proprio ruolo anche nell’ambito di quello che viene definito «spazio digitale»
Ontologie leggere a faccette
In questo articolo ci concentriamo sull’uso delle ontologie per l’organizzazione di oggetti, quali ad esempio foto, libri e pagine Web. Le ontologie leggere sono ontologie con una struttura gerarchica ad albero dove a ciascun nodo è associata un’etichetta in linguaggio naturale. Nelle ontologie leggere a faccette le etichette sono organizzate secondo modelli ben definiti, i quali catturano specifici aspetti della conoscenza, ovvero le faccette. A tal fine, ci basiamo sull’approccio Analitico-Sintetico, una ben radicata metodologia usata con successo per decenni in biblioteconomia, soprattutto in India, per la classificazione di libri. Le ontologie leggere a faccette hanno una struttura ben definita ed, in quanto tali, risultano più facili da creare, condividere tra gli utenti, e più appropriate in applicazioni semantiche, dove cioè viene automaticamente analizzato e sfruttato il significato ontologico dei termini
Report on methods and algorithms for bootstrapping Semantic Web content from user repositories and reaching consensus on the use of semantics
The INSEMTIVES projects explores two approaches to tackle the issue of missing semantic content in the semantic web: finding insentives to motivate the user to provide more annotation and minimizing the cold start issue to provide enough critical mass of annotation to the users so they can see the benefits of semantic content. In this deliverable, we discuss solutions for reaching a critical mass of quality semantic annotations. We describe two techniques to solve this issue: a) automatic bootstrapping of annotations from the user’s knowledge and the content of resources and b) consensus reaching techniques to ensure quality annotations that are understood and shared by most of the users of the semantic web