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Impatto della modifica organizzativa nella diagnostica PET/CT con 18F-FDG: analisi retrospettiva in un contesto di criticità
L’obiettivo di questo studio è analizzare come alcune modifiche organizzative introdotte nel reparto di Medicina Nucleare del Policlinico Sant’Orsola, tra cui la riorganizzazione dei flussi di lavoro e l’ottimizzazione dei protocolli in seguito alla temporanea riduzione delle apparecchiature disponibili, abbiano influenzato la gestione della diagnostica PET/CT con 18F-FDG, in un contesto con criticità operative. È stata eseguita un’analisi retrospettiva sugli esami di tomoscintigrafia globale corporea effettuati nel 2023, selezionati tramite i sistemi informativi RIS-PACS. Sono stati inclusi solo gli esami di utenti adulti refertati e validati, escludendo pazienti pediatrici e prestazioni non completate, per assicurare un campione omogeneo.
L’analisi statistica ha preso in considerazione parametri descrittivi, con particolare riferimento a media e moda dei tempi tra somministrazione del radiotracciante e l’acquisizione delle immagini, individuati come indicatori di performance organizzativa. I risultati hanno mostrato che, nonostante alcune variazioni dovute a pazienti critici o instabili, i tempi medi sono rimasti entro l’intervallo descritto in letteratura. Inoltre, la moda ha indicato una tendenza verso valori più bassi rispetto allo standard di riferimento, suggerendo un miglioramento dei processi nei periodi successivi alla riorganizzazione.
Questi dati confermano l’efficacia della riorganizzazione e evidenziano il ruolo strategico del TSRM nel pianificare e garantire la qualità del percorso diagnostico. La capacità di monitorare e interpretare i processi operativi consente di valorizzare l'aspetto tecnico-organizzativo della professione, sottolineando il suo contributo al miglioramento delle prestazioni e alla gestione delle risorse sanitari
Simulazione numerica di un trasferimento orbitale diretto verso il punto lagrangiano L2 Terra-Luna
Il presente elaborato ha l’obiettivo di analizzare le dinamiche orbitali di una missione spaziale che prevede un trasferimento dalla Terra al punto lagrangiano L2 del sistema Terra-Luna, passando per la Luna. A tale scopo, è stato sviluppato un modello di simulazione numerica utilizzando il software GMAT della NASA, con l’intento di replicare un profilo di missione realistico ispirato all’Apollo 11. La simulazione include una manovra di Trans-Lunar Injection, una correzione di traiettoria (Mid-Course Correction) e una successiva manovra per l’inserimento in orbita lunare, seguite da un ulteriore trasferimento diretto verso L2. Il punto L2 rappresenta una posizione di grande interesse per le future missioni spaziali, sia come piattaforma di osservazione verso lo spazio profondo, sia come nodo per le comunicazioni con la faccia nascosta della Luna, oltre che come possibile stazione di transito per missioni interplanetarie. L’attività ha previsto l’inizializzazione dei parametri orbitali, la definizione delle manovre e la costruzione di un albero di missione, con l’obiettivo di ottenere una traiettoria a basso costo operativo. I risultati della simulazione, comprendenti la stima del ΔV richiesto e la durata del trasferimento, sono stati determinati sulla base di dati e riferimenti ufficiali forniti dalla NASA e da altre fonti scientifiche. Tali risultati sono presentati e analizzati, insieme a considerazioni finali su possibili sviluppi futuri
Experiments on KVM-based system call virtualization
Le tecnologie di virtualizzazione hanno trasformato il modo in cui i moderni
sistemi informatici vengono progettati, gestiti e messi in sicurezza. Tradizionalmente,
le macchine virtuali di sistema offrono un forte isolamento emulando
intere piattaforme hardware, ma ciò comporta un notevole carico in termini di
prestazioni e risorse. Al contrario, le macchine virtuali di processo e le soluzioni
basate su container forniscono una virtualizzazione leggera e modulare, ma si
basano tipicamente su meccanismi software di intercettazione delle system call
che possono introdurre degradazioni di prestazione e meno garanzie di sicurezza.
Questa tesi presenta una nuova architettura che colma il divario tra questi due paradigmi
applicando la virtualizzazione hardware alle macchine virtuali di processo.
Ispirandosi al modello VUOS, il sistema proposto esegue applicazioni Linux non
modificate all’interno di una macchina virtuale minimale basata su KVM, con un
hypervisor in spazio utente responsabile dell’intercettazione e della gestione delle
system call. Eliminando il bisogno di un kernel nel sistema ospite e sfruttando le
funzionalità di virtualizzazione hardware, questo approccio permette di ottenere
sandboxing efficiente e sicuro a livello di processo, consentendo inoltre la modifica
dinamica della visione di sistema dell’applicazione
Large Language Models su Raspberry Pi: Deployment e Analisi delle Prestazioni
L’elaborato analizza la fattibilità dell’esecuzione on-device di Large Language Models (LLM) in contesti di edge computing a risorse limitate, con particolare attenzione alle versioni più leggere dei modelli, gli Small Language Models (SLM). Come caso di studio è stato valutato il modello Gemma 3 270M, eseguito su Raspberry Pi 2 Model B in diverse configurazioni di quantizzazione (Q2–Q8 e F16) in formato .gguf tramite llama.cpp.
L’analisi combina benchmark eterogenei e misurazioni prestazionali per valutare l’impatto delle diverse quantizzazioni sull’efficienza e sulla qualità dell’elaborazione. Inoltre, è stato sviluppato un sintetizzatore vocale text-to-speech (TTS) completamente eseguito in locale.
I risultati confermano la praticabilità dell’esecuzione locale di modelli linguistici di piccole dimensioni e mostrano che le quantizzazioni Q4–Q6 offrono il miglior compromesso tra accuratezza e prestazioni su CPU. Infine, vengono discusse possibili estensioni e sviluppi futuri del lavoro
Una variante fine del Teorema Fondamentale del Calcolo
In questo elaborato ci proponiamo di analizzare una versione leggermente diversa del Teorema Fondamentale del Calcolo utilizzando l’integrale di Lebesgue.
La tesi di articola in quattro capitoli. Nel primo mostriamo un quadro storico della nascita e sviluppo del teorema, partendo dalle motivazioni e necessità che hanno dato origine allo studio del calcolo integrale nell’Antica Grecia arrivando fino ai matematici che durante vari secoli hanno contribuito alla sua dimostrazione. Inoltre, nomineremo anche altre versioni del teorema con anche nuovi tipi di integrale.
Nel secondo capitolo introduciamo definizioni e risultati necessari per dimostrare il teorema centrale della tesi. Alcuni risultati, come quelli sull'integrale di Lebesgue, sono ben noti e spiegati nei corsi di analisi; altri, come le funzioni AC e ACG, sono notevoli e non si incontrano tanto spesso.
Nel terzo capitolo ricaveremo la dimostrazione di entrambe le parti del Teorema Fondamentale del Calcolo con l'integrale di Lebesgue, e noteremo che, seppur con piccole modifiche, esso rimane valido.
Nel quarto e ultimo capitolo sottolineiamo alcuni esempi importanti che rendono chiara la necessità di tutte le ipotesi della seconda parte del TFCI (Torricelli-Barrow)
Design of a control system for para-taekwondo competitions for athletes with myoelectric upper limb prostheses
Prosthetic Taekwondo Adapter (PTKDA) is a project aimed at developing a control system for upper limb prostheses in the field of Poomsae, a discipline in Para-Taekwondo. The system is designed to enable athletes to perform a sequence of complex movements by controlling their myoelectric prosthesis. It is developed as an add-on to the prosthesis's existing functions and is intended to be user-friendly. In this thesis, the PTKDA system is developed conceptually to define its functionality. Additionally, a demonstrator is created as proof of concept. This involves integrating a microcontroller into a prosthetic hand and designing an app to control it. Ultimately, the realized demonstrator validates the feasibility of the PTKDA system, paving the way for expanding the repertoire of movements available to para-athletes
Geometric modes of the brain from MRI: predicting age through Laplace–Beltrami spectra
Aging is a complex natural process that also affects the brain with consequent structural and functional changes. To distinguish between healthy aging and the onset of neurodegenerative disorders, it is important to understand how the brain changes. Structural magnetic resonance imaging (MRI) provides a non-invasive technique for capturing the morphology of the brain and extracting discriminative features to study brain aging. In the present study, the analysis is carried out by spectral geometry, which through the Laplace-Beltrami operator (LBO) allowing the brain's geometry to be decomposed into eigenvectors and eigenvalues. The aim is to use these spectral characteristics to predict age by structural MRI. The BrainPrint tool extracts the eigenvalues and eigenvectors from cortical and subcortical meshes from FreeSurfer. They are ordered, comparable between subjects, and do not require point-to-point correspondence between surfaces. The level of information contained at different scales is examined, since the first eigenvalues contain global information while greater values contain fine details. The main results demonstrate that both cortical surfaces and subcortical structures yield informative spectra. The findings of this study are then compared to results based on simple traditional measurements. This comparative analysis resulted in greater or comparable predictive power for the spectra (left hemisphere pial MAE (mean absolute error) = 12.45 years, third ventricle MAE = 10.61 years), compared to measures such as cortical thickness (MAE = 11.38 years) and white matter volume (MAE = 13.41 years). The fractal dimension of grey matter was the only measure to show a lower value (MAE = 10.28 years). The Laplace-Beltrami spectrum is a condensed and comparable descriptor of brain morphology that maintains a good predictive ability of age and future potential in clinical applications and neuroscientific studies
The Extended Riemann Hypothesis and its Consequences on Primality Tests
Questa tesi ha come scopo quello di fornire una introduzione al test di primalità probabilistico di Solovay-Strassen, che negli anni 60 è stato un punto di partenza fondamentale per gli algoritmi di primalità usati tutt'oggi, e studiarne la connessione con l'ipotesi estesa di Riemann. Il primo capitolo si concentrerà sul fornire al lettore alcuni strumenti fondamentali nello studio della teoria dei numeri, come i simboli di Legendre e i caratteri di Dirichlet. Questi ultimi verranno ripresi nel secondo capitolo, al fine di introdurre una definizione formale dell'ipotesi di Riemann e della sua generalizzazione che useremo per il resto della tesi. Il terzo capitolo si occuperà del test di primalità di Solovay-Strassen, mostrandone l'utilizzo e le limitazioni, e introdurrà le modifiche proposte per renderlo deterministico. Il quarto e ultimo capitolo dimostrerà che l'ipotesi estesa di Riemann rende deterministico la nuova versione del test, e stabilirà dei maggioranti per il numero di prove da eseguire
The Heron-Rota-Welsh Conjecture for matroids representable over ℂ
Matroid theory originated in 1935 with the works of Hassler Whitney, whose objective was to construct a combinatorial object that captured the abstract properties of dependence that are common to linear algebra and graph theory.
In the 1970s, Heron and Rota conjectured that the absolute values of the coefficients of the characteristic polynomial of a matroid (the so-called Whitney's numbers of the first kind) are unimodal, and Welsh later conjectured that they are log-concave. The conjecture asserting the log-concavity and unimodality of the Whitney's numbers of the first kind for any matroid is known as the Heron-Rota-Welsh Conjecture.
The concept of the Chow ring of a matroid originated in 2004 through the work of Feichtner and Yuzvinsky, who defined it as a generalization of the cohomology ring of the wonderful model of an arrangement of subspaces. The construction of the wonderful model itself was first established in 1996 by De Concini and Procesi.
The Heron-Rota-Welsh conjecture was proved in 2018 by Karim Adiprasito, June Huh, and Eric Katz. The key innovation in their proof was establishing the Kähler package for the Chow ring of a matroid
I registri semiotici in aula: uno studio sull'insegnamento della circonferenza in geometria analitica
L’apprendimento della matematica nella scuola secondaria di secondo grado si realizza attraverso l’uso di molteplici rappresentazioni semiotiche che permettono di rendere accessibili gli oggetti astratti della disciplina. Nonostante la ricca elaborazione teorica sviluppata in questo ambito, in particolare grazie ai lavori seminali di Raymond Duval, la letteratura empirica sull’effettivo utilizzo dei registri semiotici da parte degli insegnanti in aula è ancora limitata. Ancor meno indagati sono i legami tra tali pratiche e le convinzioni epistemologiche e didattiche dei docenti. La presente ricerca si propone di colmare (almeno in parte) questa lacuna, analizzando qualitativamente le strategie di rappresentazione adottate da quattro docenti della scuola secondaria di secondo grado nell’insegnamento della circonferenza in geometria analitica. Il lavoro si fonda su interviste e videoregistrazioni di lezioni, con l’obiettivo di indagare le scelte semiotiche degli insegnanti.
I risultati mostrano un uso frequente dei registri della lingua comune, algebrico e figurale geometrico, con una prevalenza significativa delle conversioni tra registri rispetto ai trattamenti. Tuttavia, emergono differenze rilevanti tra i docenti nell’attivazione dei registri e nella tipologia di conversioni effettuate, che non sembrano riconducibili agli stili di insegnamento (analizzati attraverso il modello di Grasha) quanto piuttosto alle loro convinzioni epistemologiche e didattiche. Anche l’impiego delle tecnologie digitali, potenzialmente utile alla gestione e integrazione dei registri semiotici, varia da docente a docente: in alcuni casi si configurano come risorse progettuali consapevoli, in altri come supporti tecnici marginali. Lo studio evidenzia la necessità di promuovere nella formazione dei docenti una riflessione strutturata sull’uso dei registri semiotici