Marche Polytechnic University

ACUBO (Archivio Aperto di Ateneo)
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    Idrodinamica costiera in presenza di strutture dissipative

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    Studio e progettazione di un concentratore solare di piccola taglia per usi tecnologici ad elevata precisione di puntamento

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    Alla luce dell’attuale scenario globale, contraddistinto da gravi crisi economiche e da preoccupanti problematiche ambientali, le tecnologie energetiche, in particolare quelle derivanti da fonti rinnovabili, stanno acquisendo un ruolo di primo piano. Ad esse si guarda per trovare soluzioni innovative, ma anche perché si ritiene che, in un futuro prossimo, possano rappresentare un importante volano per un rilancio dello sviluppo. Tra le tecnologie energetiche alimentate da fonti rinnovabili, un crescente interesse sta ottenendo l’energia solare, senza dubbio la risorsa più ampiamente disponibile in natura. In questo lavoro lo studio è stato focalizzato sulla tecnologia del solare a concentrazione di cui sono stati analizzati i fondamenti teorici, i principi di funzionamento e le caratteristiche costruttive. Sino ad oggi, sia sotto il profilo teorico che nelle realizzazioni progettuali le centrali solari a concentrazione hanno riguardato impianti di grandi dimensioni, mentre la tecnologia potrebbe essere applicata anche ad impianti di piccola taglia che offrirebbero il vantaggio di soluzioni flessibili e modulari adattabili alle diverse esigenze ed in sintonia con l’emergente tendenza della micro-cogenerazione diffusa. Obiettivo di questo lavoro è stato lo studio, la progettazione e la messa a punto di un prototipo di concentratore solare di piccola taglia, ad elevata precisione di puntamento. Di tale impianto ci si è proposti l’obiettivo di studiare la fattibilità, le caratteristiche tecnico-impiantistiche e le prestazioni. Nella fase progettuale si è posta particolare cura nella scelta di una componentistica – ad esempio, i motori passo-passo – che consentisse alla piccola centrale ad eliostati di raggiungere elevati livelli prestazionali pur mantenendo i costi entro livelli contenuti. La descrizione delle fasi di studio, di progettazione e di realizzazione del concentratore si articola in tre parti. Innanzitutto, si è proceduto allo definizione e alla messa a punto della geometria del concentratore e al dimensionamento degli eliostati. In questa fase della ricerca si è provveduto alla elaborazione di un algoritmo di inseguimento solare, ottenuto ricorrendo a tecniche di geometria vettoriale da cui sono stati desunti, in primo luogo, gli angoli di movimentazione dei singoli eliostati. Nella seconda fase, si è passati alla progettazione degli altri elementi, meccanici ed elettronici, che costituiscono parte integrante del sistema di concentrazione. In particolare, si è proceduto allo studio della struttura e del dimensionamento dei motoriduttori per la movimentazione degli eliostati, nonché a quello degli alberi di trasmissione del moto e del supporto dell’intero impianto. A tal fine, sono stati realizzati dei banchi prova per la valutazione della tenuta strutturale del sistema e della capacità dei motoriduttori di garantire sempre la coppia sufficiente alla movimentazione del modulo. In ultimo, si è proceduto alla valutazione delle prestazioni del concentratore attraverso una lunga serie di simulazioni; a tal fine si è ricorso alla metodologia del ray-tracing il cui algoritmo, auto costruito, è stato inserito nel codice di calcolo di inseguimento degli eliostati. Questa metodologia consiste nel simulare il percorso effettuato da un raggio di luce, a partire dalla sorgente (il sole) per arrivare, attraverso le ottiche (gli eliostati), al target (il fuoco del concentratore). I risultati conseguiti attraverso le simulazioni hanno permesso di definire l’efficienza ottica, i livelli di concentrazione e la potenza termica messa a disposizione dal concentratore nelle diverse configurazione geometriche possibili. Si è potuto constatare che gli obiettivi prefissati sono stati pienamente raggiunti: infatti, il prototipo risulta in grado di raggiungere un livello di concentrazione di 50 soli, una potenza termica di 6 kW ed una efficienza ottica di oltre 83 punti percentuali considerando anche le perdite dovute alla non perfetta riflessione degli eliostati. L’ultima parte del lavoro presenta, sinteticamente, le possibili applicazioni del sistema di concentrazione che spaziano in numerosi campi: dal solare termodinamico al solare termico ad alta temperatura, dal solar cooling al fotovoltaico a concentrazione. Anche in questo caso, sono state effettuate simulazioni relative alle diverse opportunità applicative che hanno fornito risultati interessanti e promettenti nella prospettiva di ulteriori sviluppi del progetto

    Le disuguaglianze nel percorso nascita in Italia

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    Le indagini sul modello delle National Health Survey Interview (NHIS), quali la Multiscopo Istat “Condizioni di Salute e Ricorso ai Servizi Sanitari”, potenzialmente possono costituire un valido strumento per valutare lo stato di salute della popolazione ed i pattern di utilizzo del servizio sanitario. Tramite i dati dell’indagine Multiscopo condotta nel 2005, il progetto di ricerca si pone l’obiettivo di studiare caratteristiche e dimensioni delle disuguaglianze nel percorso nascita in Italia. Nel nostro Paese, infatti, l’assistenza in gravidanza è caratterizzata da un elevato livello di medicalizzazione come è dimostrato dal frequente ricorso al parto cesareo. Il tasso di cesareizzazione, infatti, nel 2008 è risultato pari al 38%, ben al di sopra del 20% raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’analisi ha riguardato un campione di 2.474 donne primipare partecipanti all’indagine Multiscopo. Tramite modelli di regressione logistica e multilevel sono state analizzate alcune variabili cliniche e sociodemografiche potenzialmente correlate con questa modalità di parto. La Regione di residenza, utilizzata nel modello di regressione multilevel quale parametro random, risulta una importante variabile esplicativa per il parto cesareo elettivo. Gli Odds Ratio riferiti ai singoli contesti regionali evidenziano che le donne che vivono nelle Regioni del Sud hanno un rischio più alto di parto cesareo. Ciò fa presupporre che la variabilità nella gestione della gravidanza sia riconducibile a fattori organizzativi e loco‐regionali piuttosto che a fattori clinici ed individuali

    Disuguaglianze della salute e profesione infermieristica: risorse e criticità per la equità del sistema sanitario

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    Obiettivi: L’equità è uno degli indicatori della qualità del sistema sanitario, assieme all’efficacia, all’efficienza, all’empowerment e all’equipment; letta come orizzontale o verticale in termini di accesso alle cure, fruibilità del servizio, continuità assistenziale. E’ relativa alle politiche sociosanitarie e ai valori che connotano le professioni. La ricerca ha voluto rilevare quanto la professione infermieristica in Italia percepisca il problema dell’equità. Materiali e metodi: E’ stata effettuata una ricerca bibliografica per gli ultimi dieci anni sulla banca dati di Pubmed. Alla parola nursing sono stati abbinati i termini di equity, inequities, inequalities e disparities. Considerate anche le riviste infermieristiche, gli atti dei Congressi IPASVI e le diverse versioni del Codice Deontologico. Intervistati testimoni privilegiati della professione, effettuata l’etnografica di eventi culturali e somministrato un questionario valutativo. Risultati: Gli articoli per le parole chiave: inequities (177), equity (425), disparities (1.261), inequalities (29.569); numeri ridotti se ricercati i termini nel titolo: inequities (2), equity (25), disparities (42), inequalities (11). Limitata produzione letteraria italiana, ma significative le interviste ai testimoni e l’etnografia. Il questionario ha rivelato una discreta percezione del problema. Conclusioni: L’equità è un aspetto valoriale della professione, ma gli studi sono ancora limitati. Gli articoli analizzati e le interviste raccolte, rivelano un interesse delle problematiche assistenziali degli immigrati e per il concetto di advocacy. L’equità per gli infermieri è un elemento identitario che riesce a mobilizzare risorse individuali per affrontare le criticità del sistema, con un quadro finale però in cui la professione deve trovare ulteriori punti di forza e maggiori ambiti di sviluppo e autonomia

    Caratterizzazione formaggi

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    La tradizione casearia dell’Italia centro-meridionale comprende una grande varietà di formaggi a pasta semi-dura, quali ad esempio caciotta, pecorino e caprino, prodotti a partire da latte di vacca, pecora e capra, rispettivamente. La regione Marche, in particolare, vanta un cospicuo numero di tali produzioni casearie, prodotte sia a livello artigianale che industriale, la maggior parte delle quali senza denominazione di origine, ad eccezione della Casciotta di Urbino e del Formaggio di Fossa di Sogliano, protetti dal marchio DOP (denominazione di origine protetta) e da un rigido disciplinare di produzione. I Formaggi caciotta, pecorino e caprino possono essere prodotti sia a partire da latte crudo che pastorizzato, utilizzando caglio animale o vegetale (estratto acquoso di Cynara cardunculus), starter naturali o commerciali, l’impiego di ingredienti peculiari (erbe locali, olio d’oliva, buccia di limone grattugiata) o particolari tecniche di stagionatura all’interno di botti o fosse tufacee. Conseguenza di tali differenti tecnologie di caseificazione è l’ampio assortimento di formaggi disponibili in commercio con la stessa denominazione. Nel corso della presente Tesi di Dottorato sono state analizzate complessivamente 29 produzioni di caciotta, pecorino, e caprino reperite presso caseifici artigianali o acquistate in supermercati. Tutti i campioni sono stati sottoposti ad analisi composizionali (pH, aw, NaCl, proteina grezza, determinazione del contenuto di grassi e numero di perossidi della sostanza grassa) di ecologia batterica, e del profilo aromatico. La qualità igienica delle produzioni in studio è stata determinata attraverso analisi microbiologiche convenzionali, mentre la composizione dei batteri lattici starter e non starter è stata investigata mediante analisi PCR-DGGE (Polymerase Chain Reaction-Denaturing Gradient Gel Electrophoresis), condotte in parallelo sul DNA estratto direttamente dai campioni di formaggio e sul DNA estratto dai pool di colonie raccolte dai mezzi colturali MRS e M17. L’analisi dei composti volatili è stata effettuata utilizzando la tecnica SPME/GC (solid phase microextraction/gas chromatography). L’insieme dei dati è stato sottoposto ad elaborazione statistica, nello specifico, analisi PCA (Principal Component Analysis) e PLS-DA (Partial Least Square Discriminant Analysis) al fine di verificare se possibile discriminare tali produzioni sulla base del tipo di latte, della tecnologia di caseificazione o della loro area di produzione

    Tessuto adiposo viscerale nelle donne in gravidanza: validazione della metodica ecografica

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    L’eccessivo accumulo di grasso viscerale e l’obesità sono riconosciuti fattori di rischio per l’insorgenza di malattie metaboliche e cardiovascolari, inclusi l’intolleranza al glucosio, la dislipidemia, l’iperinsulinemia, la resistenza all’insulina e l’aterosclerosi. La distribuzione del grasso corporeo sembra essere molto importante e, in particolare, l’accumulo di grasso viscerale svolge un ruolo preponderante nello sviluppo della sindrome metabolica e della patologia cardiovascolare. Pazienti che presentato depositi eccessivi di grasso addominale possono essere considerati a rischio, anche se non propriamente obesi. La gravidanza è l’unico stato parafisiologico caratterizzato da iperfagia e cambiamenti nella composizione lipidica dell’organismo materno L’eccessivo peso materno prima della gravidanza aumenta il rischio di outcome avversi, come ad esempio il peso del neonato alla nascita, l’intolleranza glucidica e l’ipertensione gestazionale. Un recente studio, evidenzia che lo spessore del grasso viscerale correla con il rischio metabolico della gestante, in maniera maggiormente significativa rispetto al BMI della donna stessa. Secondo alcuni recenti dati, durante il corso della gravidanza si verifica un accumulo di grasso viscerale, maggiore rispetto a quello sottocutaneo, ed è molto più evidente durante il terzo trimestre di gestazione, finalizzato ad accumulo di energia per il futuro allattamento. L’elevata parità si associa ad adiposità centrale, ed un eccessivo aumento di peso in gravidanza è associato ad outcome gravidici avversi ed un rischio di obesità a lungo termine per la madre. Sono stati proposti diversi metodi per la valutazione della distribuzione corporea del tessuto lipidico, ma attualmente non esiste un metodo standard da applicare alle donne in gravidanza. La Tomografia computerizzata, considerata come “gold standard” per la valutazione della distribuzione del grasso corporeo, risulta troppo costosa e si serve di radiazione ionizzanti, rendendo inutilizzabile per ricerche su larga scala ed in particolare risulta controindicata in gravidanza. MRI è un altro valido metodo ma in questo caso la definizione del tessuto adiposo dipende dal settino dell’ “MRI-scanner” e risulta essere un metodo più costoso che efficace. Un’altra semplice procedura come il calcolo del rapporto vita-fianchi è stata usato come indicatore del volume del grasso viscerale, ma non è in grado di discriminare il grasso viscerale da quello sottocutaneo e non può essere utilizzato in gravidanza. La valutazione ecografica del tessuto adiposo appare come una tecnica riproducibile, efficace e poco costosa. Il protocollo proposto e già validato per la misurazione del grasso viscerale addominale, che utilizza la distanza a livello di L4 fra il m. retto e l’aorta, non può essere usato in gravidanza, a causa dell’aumento volumetrico dell’utero durante il II ed il III trimestre. Considerando che il II e d il II trimestre rappresentano i periodi nei quali è maggiore il deposito di grasso, è necessario un metodo alternativo da applicare alle donne in gravidanza. La misura del tessuto adiposo preperitoneale è stata descritta come attuabile in un solo studio. Il grasso epicardio è risultato strettamente correlato al grasso viscerale, e la dualità di questa misura è stata scientificamente descritta, ma non in donne in gravidanza. Lo scopo dello studio è quello di valutare quale sia il metodo migliore per misurare ecograficamente l’accumulo di tessuto adiposo viscerale durante la gravidanza

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