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Architettura del benessere: strumenti multidisciplinari per la qualità della vita
L’architettura è al servizio dell’uomo e si interpone tra esso e l’ambiente naturale
in cui si trova. Il suo scopo deve dunque tendere a massimizzare la soddisfazione
delle esigenze fisiologiche e psicologiche dell’individuo. Per raggiungere tale
obiettivo il progettista deve prendere in considerazione i fattori della realtà
ambientale e di quella umana, che convivono e si influenzano reciprocamente
all’interno di uno spazio. Il fine del presente studio è sviluppare una struttura
metodologica interdisciplinare, un sussidio alla progettazione che possa generare
nuove conoscenze e teorie, che dimostri come la salute e il benessere possano essere
migliorati attraverso un modo di fare architettura coscienzioso e consapevole.
L’uomo funge da “ponte” tra discipline apparentemente lontane ma incredibilmente
vicine quali: l’architettura, l’elettromagnetismo, l’informatica, la neuroscienza, la
psicologia e la cultura storico-filosofica. Dalla comparazione dei dati derivanti da
un’analisi pluridisciplinare integrata nascono linee guida per una efficace
riqualificazione di aree urbane e delle altre architetture, vedi l’ottimizzazione degli
ambienti lavorativi e scolastici, l’umanizzazione dei reparti ospedalieri e la
progettazione dell’ ambiente domestico dove l’individuo cerca protezione, sicurezza,
tranquillità. Gli strumenti metodologici pluridisciplinari analizzati implicano un’
interpretazione innovativa del concetto di “architettura” e di “spazio architettonico”.
La prima viene considerata come un mezzo per raggiungere l’omeostasi, il secondo
come il luogo nel quale vengono create condizioni ottimali affinché l’individuo
possa sentirsi a suo agio sia da un punto di vista prettamente fisico (temperatura,
illuminazione, qualità dell’aria ecc.) sia dal punto di vista psicologico e sociale
(ambienti che favoriscono o inibiscono possibili rapporti sociali). In sintesi,
l’architettura acquisisce una funzione nuova: “produrre” benessere
Urbanizzazione e sviluppo economico in America Latina
Il lavoro discute la relazione tra urbanizzazione e sviluppo economico in America Latina. La
relazione è di particolare interesse poiché, proprio in un’epoca in cui le città assumono un
ruolo crescente a livello globale, in molti Paesi in Via di Sviluppo, come in America Latina,
l’urbanizzazione non si associa necessariamente a sviluppo e coesione sociale. Il lavoro,
dopo aver precisato la why-question, descrive il quadro globale dell’urbanizzazione e
ricostruisce i più rilevanti fatti stilizzati dell’America Latina. Le due principali
caratteristiche dell’urbanizzazione in America Latina sono la concentrazione della
popolazione in un numero limitato di grandi città (organizzazione territoriale primaziale) e
la profonda segmentazione fisica, relazionale ed economica delle città, di cui la
manifestazione più eclatante sono gli slums. L’itinerario di ricerca sviluppato nel presente
lavoro muove dall’idea che le due caratteristiche dell’urbanizzazione in America Latina non
vadano lette ed interpretate con un approccio di tipo dicotomico fondato sulla teoria
evolutiva degli “stadi dello sviluppo”, né con una contrapposizione di tipo “ecologico” fra
spazio rurale ed urbano, ovvero fra grande e piccolo centro. Si propone, in alternativa, un
approccio in grado, da un lato, di interpretare i processi di metropolizzazione con uno
schema primazia-interdipendenza dei centri urbani, dall’altro, di introdurre elementi del
filone economico istituzionale.
Il nuovo approccio consente di raggiungere tre importanti risultati per l’interpretazione del
quadro di urbanizzazione dell’America Latina. In primo luogo, si mostra l’infondatezza e
l’inefficacia interpretativa dell’associazione fra dipendenza e primazia per l’urbanizzazione
dell’America Latina. In secondo luogo, si evidenzia la trasformazione e non la fine del
carattere primaziale dell’urbanizzazione per il verificarsi dei processi di metropolizzazione.
Le seconde agglomerazioni urbane acquisiscono un ruolo maggiore e contribuiscono ad una
redistribuzione della popolazione non verso i piccoli centri, ma sempre nel quadro
metropolitano. L’assenza/inefficacia di un sistema istituzionale di regolazione dei diritti di
proprietà, altrimenti definiti spatially blind institutions, ed un’accelerata urbanizzazione
hanno contribuito ad una privatizzazione progressiva dello spazio pubblico urbano,
attraverso l’elaborazione di strategie di auto-organizzazione individuale e collettiva. Di
conseguenza, gli slums rappresentano il tentativo informale e illegale di risposta alle
necessità abitative attraverso l’occupazione, funzionando come degli strumenti di
redistribuzione “forzata” della ricchezza e della “terra”.
I risultati ottenuti a livello macro-regionale vengono completati dallo studio del caso del
Brasile che consente di approfondire la relazione fra urbanizzazione e sviluppo economico
circa quattro ambiti. Il primo riguarda l’urbanizzazione che progressivamente sta
interessando anche gli spazi rurali, al punto tale che per alcuni servizi e il reddito procapite
si registrano maggiori differenze fra i Comuni ad elevatissima urbanizzazione ed il resto
dell’universo comunale del Paese piuttosto che fra aree rurali ed urbane. Il secondo ambito
attiene all’organizzazione urbana del Paese. Attraverso un’analisi delle relazioni gerarchiche
fra i centri del sistema urbano e la misura della primazia, si evidenzia una riduzione della
primazia urbana (delle principali città), ma una crescita della primazia metropolitana (delle
Regioni Metropolitane delle stesse città). Dal 1970 in poi, il dinamismo dei Comuni fra
100mila e 500mila abitanti è strettamente legato ai Centroidi ed alle loro Regioni
Metropolitane. Il terzo ambito concerne la misurazione del fenomeno delle favelas, una
particolare tipologia di slums presente in Brasile, attraverso l’indicatore ufficiale degli
aglomerados subnormais. L’analisi mostra che l’indicatore è biased verso i Comuni di
maggiori dimensioni e a maggiore urbanizzazione e che è preferibile un approccio delle
privazioni, come proposto dalle Nazioni Unite, per comprendere la condizione di vita nelle
favelas e confrontarle in maniera non dicotomica con il resto della città. Inoltre l’analisi
evidenzia la complessità e la differenziazione interna alle favelas. Il quarto aspetto riguarda
la regolazione dello sviluppo. La tesi è che, in particolar modo nei contesti ad elevata
primazia nazionale o statale, come l’America Latina ed anche il Brasile, l’avvio di processi
di pianificazione urbana finalizzati alla creazione di spatially based institutions ed alla
ricomposizione della città frammentata possa avere un’efficacia particolare.
A tal proposito lo studio del Piano di Belo Horizonte, analizzato nell’ultima parte del lavoro,
chiude a cerchio l’analisi della relazione urbanizzazione e sviluppo economico. Il Piano
Metropolitano identifica come obiettivo principale del processo avviato ed anche dei
progetti elaborati, l’urbanicidade, ovvero la restituzione dei caratteri urbani alla città, in altri
termini il tentativo di coniugare l’urbanizzazione e lo sviluppo economico. Per
l’urbanicidade, è fondamentale la coesione, non solamente intesa dal punto di vista sociale,
ma anche territoriale ed istituzionale. Se la coesione sociale riguarda i disequilibri sociali,
economici ed abitativi presenti, quella istituzionale concerne la necessità di promuovere una
coalescenza fra gli attori pubblici interessati, in grado di coinvolgere ed orientare le strategie
di investimento privato. La coesione territoriale, invece, si fonda sull’integrazione spaziale
delle varie tipologie di livelli urbani: locale, micro-locale, rurale, comunale ed
intercomunale che coesistono nell’ambito della Regione Metropolitana
Vegetation, environmental quality and functionality of agroecosystems (Aspio river basin-Marche)
METODI
L’analisi integrata degli agroecosistemi è basata sull’applicazione di indici di tipo cartografico e floristico-vegetazionale a più scale di indagine: bacino (Aspio; livello 1), sottobacino (Sorgenti dell’Aspio e Fosso Boranico; livello 2), aree campione interne ai sottobacini (Fosso Lame Carradori e Fosso Fontanaccia; livello 3), aziende (AM, AS e AL; livello 4a), aie di case coloniche (C1 C2 e C3; livello 4b).
OBIETTIVI
Le principali finalità dello studio sono state quelle di ottenere dati quali-quantitativi sullo stato di conservazione della biodiversità floristica e di habitat di un comprensorio a prevalente utilizzo agricolo e di individuare una soglia minima di conservazione da far rispettare in ambito agricolo.
RISULTATI
In seguito all’analisi dell’uso del suolo e della rete idrografica sono stati messi in evidenza i problemi legati all’urbanizzazione e all’utilizzazione agricola, prevalentemente intensiva, del territorio. E’ stato rilevato come le pratiche agronomiche abbiano spesso determinato l’alterazione o la cancellazione di buona parte dei fossi di ordine 1.
Per mezzo dell’analisi floristica sono state osservate 513 specie relative a 75 famiglie, mentre lo studio vegetazionale ha consentito di rilevare 41 associazioni e 2 subassociazioni già descritte, oltre a 7 nuove associazioni e 6 nuove subassociazioni. Si tratta di formazioni vegetazionali prevalentemente erbacee, attraverso le quali è stata arricchita la conoscenza degli habitat soggetti a maggior livello di disturbo antropico, in un’area scelta come rappresentativa del paesaggio rurale e collinare del versante adriatico compreso tra la Romagna e il Molise.
All’interno dei 5 sistemi di paesaggio individuati sono state rilevate 12 serie di vegetazione, 8 delle quali sono state dettagliatamente descritte a livello di sottobacino.
L’applicazione degli indici floristico-vegetazionali ha permesso di confermare, attraverso una precisa misurazione, un migliore stato di conservazione della biodiversità in comprensori caratterizzati da utilizzazione agricola meno intensiva e da maggiore concentrazione di elementi seminaturali. Il confronto a livello aziendale ha consentito di rilevare un maggior livello di maturità complessivo della vegetazione spontanea in corrispondenza di unità agricole produttive di tipo biologico o caratterizzate dalla presenza di colture foraggere.
PROPOSTE
In seguito all’individuazione delle principali problematiche di utilizzazione ambientale, sono state avanzate proposte di gestione e manutenzione dell’agrobiodiversità in riferimento alle normative vigenti (PSR, Condizionalità, Direttiva Habitat, HNV Farmland Areas). Sono state prese in considerazione in particolare le tematiche riguardanti la vegetazione dei margini delle strade, dei bordi dei corsi d’acqua, delle superfici erbose non utilizzate, degli ecotoni delle zone boscate e dei nuclei forestali
Sensors and algorithms development for body sensor networks in healthcare environment
La rapida diffusione e la grande popolaritá di laptops, smartphones,PDAs, dispositivi GPS e altri apparecchi elettronici nell'era
post-PC, hanno alimentato la tendenza di produrre apparecchi elettronici sempre piú portatili, versatili e a buon mercato, con capacitá di calcolo sempre piú elevate. I continui progressi tecnologici hanno condotto ad un'abbondante disponibilitá di microprocessori e microcontrollori sempre piú piccoli ed economici, equipaggiati con
sensori sempre piú avanzati, storage e dotati di connessione wireless.
In quest' ottica si colloca l'emergere di una nuova tipologia di reti di telecomunicazioni: le Wireless Sensor Networks (WSNs), le quali rappresentano pienamente l'ultima tendenza della famosa
legge di Moore nei confronti della miniaturizzazione e dell'ubiquitá
dei dispositivi elettronici. L'integrazione di capacitá di calcolo, memorizzazione e comunicazione in dispositivi di dimensioni ridotte e a basso costo ha portato alla de finizione delle WSNs. Le reti
di sensori sono state pensate come possibili strumenti per l'activity
recognition in campo biomedico, i risultati di tale applicazione mostrano come questa essa sia molto e fficace nel monitoraggio della azioni di pazienti.
Viene inoltre presentata un applicazione realizzata attraverso una WSN. Si tratta di un un applicazione per HRV (Heart Rate Variability).
L'HRV é basata sull'analisi tempo-frequenza degli intervalli
R-peak raccolti da un segnale ECG. Tale studio propone un
toolkit realizzato attraverso una rete di sensori wireless per l'analisi
temporale dell'HRV, chiamata SPINE-HRV (Signal Processing In Node Environment SPINE). SPINE-HRV é composto da un sistema
indossabile per il monitoring dell'attivitá cardiaca in grado di raccogliere continuamente gli R-peak e un applicazione in grado di processare cosí i dati raccolti. L'analisi fatta attaverso lo SPINEHRV
toolkit fornisce sette parametri ben noti in letteratura medica in grado di aiutare i cardiologi nella diagnosi relativa a diverse problematiche.
Inoltre tale toolkit fornisce uno strumento automatico per rilevazione di stati di stress acuti rilevabili durante tutte le attivitá svolte quotidianamente.
Nella seconda parte verrá presentata una panoramica sui media gateway in particolare sui transcoder video per gli standard di codi
ca video H.263+ e H.264. L'eterogeneitá sempre piú diffusa dei dispositivi presenti all'interno della rete Internet, rende necessaria lo sviluppo di dispositivi hardware o software in grado da permettere
una a dabile intercomunicazione tra tali diversi dispositivi.
In particolare si mostrerá come é possibile riutilizzare i modi Intra estratti durante il processo di decodi fica per aumentare l'efficienza della codifi ca in altro standard di codi ca video. Sono stati sviluppati due algoritmi in grado di selezionare attraverso una decisore
a soglia, utilizzato sia per i modi 4x4 che 16x16. Verranno presentati le prestazioni in termini di PSNR e tempi di elaborazione
confrontati con quelle relative l'approccio full transcoding. Tali risultati mostrano come siano stati ottenuti signi ficativi riduzioni dei tempi computazionali pur mantenendo un livello di PSNR confrontabile
con quello relativo al processo di full transcoding
Antenne di slot in guida SIW: progetto di lanciatori a basso costo e sviluppo di un sistema NF-FF a geometria cilindrica per la misura del diagramma di radiazione
TURB-TURP contestuali in pazienti affetti da carcinoma vescicali ed iperplasia prostatica sintomatica: studio prospettico randomizzato sull'incidenza delle recidive e sulla qualità di vita dei pazienti
Selezione dell'ospite in Imenotteri parassitoidei: comportamento, morfologia e fisiologia sensoriale
Il fenomeno della fatica nei leganti bituminosi: approccio reologico per la valutazione dei processi di danneggiamento e autoriparazione
Una delle più comuni tipologie di degrado che si esplica nelle pavimentazioni in
conglomerato bituminoso è la fessurazione per fatica, fenomeno posto alla base dei criteri
adottati per la progettazione e la selezione dei materiali nelle pavimentazioni flessibili. Lo
sviluppo dello stato fessurativo, che si genera e propaga nella fase legante della miscela
bituminosa, è il risultato di due manifestazioni contrastanti: il danneggiamento per fatica,
causato dall’applicazione di carichi ripetuti, e l’autoriparazione, che può palesarsi durante
i periodi di riposo. Risulta quindi essenziale comprendere a fondo entrambi i meccanismi
al fine di definire prove di laboratorio atte a garantire una caratterizzazione dei leganti di
tipo prestazionale.
Nel presente lavoro di tesi sono esposti i risultati di un’approfondita indagine
sperimentale, finalizzata allo studio dei processi di danneggiamento e di autoriparazione
di una vasta gamma di leganti bituminosi ad uso stradale. Specifici protocolli sono stati
sviluppati con lo scopo di mettere in luce l’influenza di diversi fattori sulla risposta a fatica,
quali la tipologia di bitume, l’invecchiamento e la presenza di agenti modificanti di tipo
tradizionale (stirene-butadiene-stirene) ed innovativo (polverino di gomma di pneumatico,
melme di verniciatura industriale, nanotubi di carbonio).
I leganti modificati con materiali di natura polimerica hanno esibito le migliori prestazioni
in termini di resistenza e duttilità a fatica, oltre che nel recupero delle proprietà
meccaniche che si manifesta durante i periodi di riposo.
I trattamenti di invecchiamento hanno determinato un miglioramento della resistenza dei
bitumi testati senza indurre variazioni significative nel meccanismo di dissipazione
energetica che definisce il processo di accumulo del danno; mentre gli effetti sui fenomeni
di autoriparazione sono parsi ampiamente dipendenti dalla tipologia di legante impiegato
Rischio cardiovascolare e alterazioni metaboliche nell'iperaldosteronismo primario: valutazione clinica e potenziale ruolo patogenetico del tessuto adiposo
L’iperaldosteronismo primario (PA) è una patologia caratterizzata da ipertensione arteriosa e da una
serie di complicanze che coinvolgono cuore, vasi, rene e metabolismo. I meccanismi patogenetici
che sottendono la relazione tra PA e lo sviluppo delle sue complicanze non sono ancora noti e il
tessuto adiposo potrebbe avere un ruolo chiave. Lo scopo del lavoro è stato: 1) valutare il rischio
cardiovascolare (CVR) secondo le Linee Guida ESH-ESC su 102 pazienti affetti da PA alla
diagnosi e dopo terapia, confrontandolo con 132 ipertesi essenziali (EH) di pari età, sesso e durata
di malattia; 2) studiare l’espressione di geni coinvolti nel metabolismo glico-lipidico e
nell’infiammazione nel tessuto adiposo omentale di pazienti con adenoma aldosterone secernente
(APA) sottoposti a surrenectomia. Per lo studio clinico, oltre al grado di ipertensione, abbiamo
valutato l’assetto lipidico, la glicemia a digiuno e dopo carico, la circonferenza vita, la funzionalità
renale, la familiarità, il fumo, le comordità ed eseguito ecocardiogramma e ecodoppler vasi
epiaortici. Per lo studio molecolare abbiamo effettuato un'analisi microarray seguita poi da real
time-PCR su adipe di 16 pazienti con APA e di 10 pazienti con adenoma surrenalico noniperfunzionante,
per quantificare l’espressione di alcuni geni selezionati (esochinasi 1, IL-1R1, IL-
6, colesterolo-25-idrossilasi, lipoprotein lipasi, omentina, visfatina). Il CVR è risultato essere più
elevato nei PA rispetto agli EH per la presenza di più elevati valori pressori, maggiore prevalenza di
iperglicemia, sindrome metabolica, abitudine tabagica e ipertrofia ventricolare sinistra. Dopo
terapia, il CVR si è ridotto in entrambe le popolazioni ed è diventato sovrapponibile tra PA ed EH,
nonostante i PA presentassero valori di pressione arteriosa più alti, grazie ad una riduzione di alcuni
fattori di rischio ed una parziale regressione del danno d’organo. E’ stata inoltre rilevata
un’aumentata espressione del gene dell’interleuchina 6, una citochina proinfiammatoria coinvolta
nello sviluppo di insulino-resistenza e di patologie vascolari, a livello del tessuto adiposo omentale
di pazienti con APA, che potrebbe, almeno in parte, contribuire alla patogenesi della sindrome
cardiometabolica e all’elevato rischio cardiovascolare che caratterizza questi soggetti