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Follow-up sanitario di 320 soggetti ex-esposti ad amianto nella Regione Marche. Patologie riscontrate e valutazione dello stress psicologico
L’esposizione occupazionale ad asbesto è un importante problema di sanità pubblica e molti studi
sono stati avviati per approfondire gli effetti di questo rischio sulla salute. Dal 2005 al 2012 presso
la Clinica di Medicina Del Lavoro dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Ancona ( Ospedali
Riuniti Umberto I – G.M. Lancisi – G. Salesi ) è stato avviato un progetto di follow up sanitario per
tutti i soggetti con pregressa esposizione occupazionale ad asbesto della Regione Marche. I 320
soggetti finora afferiti, il progetto è tuttora attivo, sono stati sottoposti agli esami strumentali del
caso, tests di funzionalità respiratoria, radiografia al torace e tomografia computerizzata ad alta
risoluzione (HRTC) a cadenza annuale o pluriennale, e per ognuno di loro è stata raccolta
un’accurata anamnesi occupazionale. Il calcolo della concentrazione cumulativa delle fibre di
amianto è stato ricavato, sulla base dei dati anamnestici, utilizzando un criterio messo a punto in
Germania dall’Hauptferband der Berufgenossenschaften nel 1993 e usato come uno dei riferimenti
dall’INAIL per il calcolo delle fibre cumulative di esposizione.
I 320 soggetti giunti alla nostra osservazione avevano un’età media di 62,9 anni, erano composti da
293 maschi e 27 femmine e provenivano da diversi comparti lavorativi: navale e portuale,
metalmeccanico, edile, ferroviario e manufatturiero. 187 soggetti su 320 erano affetti da patologie
asbesto-correlate non neoplastiche (58,4%): il 50,3% erano pleuropatie benigne, il 12,5% era affetto
da asbestosi, la BPCO era presente nel 23,4% dei casi. 3 persone risultavano ammalate di
Adenocarcinoma polmonare e ad 1 soggetto è stato diagnosticato il Carcinoma laringeo. 66
soggetti su 320 sono giunti con diagnosi certa di Mesotelioma maligno, 65 a carico della pleura e 1
con sede peritoneale, provenienti dai Reparti di Pneumologia, Chirurgia Toracica e Oncologia
dell’Ospedale Regionale Umberto I degli “Ospedali Riuniti” di Ancona. Di 7 tra questi non è stato
possibile recuperare l’anamnesi completa data la difficoltà dell’intervista a causa delle precarie
condizioni di salute. Tra i 66 soggetti affetti da mesotelioma maligno, 27 presentavano
contemporaneamente patologie asbesto-correlate (cioè il 40,9%). Nei sette anni di follow up
sanitario dei soggetti con pregressa esposizione occupazionale ad asbesto sono state stilate 34
denunce di malattia professionale asbesto-correlata per le seguenti patologie: 20 denunce per
“Placche pleuriche”, 3 per “Asbestosi”, 6 denunce per “Placche pleuriche + Asbestosi”, 2 per
“BPCO”, 2 denunce per “Mesotelioma maligno della pleura”, 1 denuncia per “Placche pleuriche +
K laringeo”.
E’ stato poi somministrato, previo consenso informato, un questionario psicometrico volontario (
PCQ-A, Psychological Consequences Questionnaire – Asbestos ) per la misura del disagio
psicologico da follow up sanitario. Nei casi esaminati abbiamo osservato in prevalenza che una
bassa percezione di malattia era associata a sufficiente informazione e viceversa. Quattordici casi su
70 riportavano un punteggio PCQ-A anomalo con alta percezione di esposizione, bassa percezione
di malattia e insufficiente livello di informazione. Dai risultati ottenuti risulta evidente l’importanza
di una corretta informazione dell’individuo ex-esposto all’asbesto sui rischi di malattia e sulle
possibili azioni di screening oggi attuabili nonostante le scarse speranze di guarigione nel caso di
insorgenza di mesotelioma.
L’attività di follow up nei soggetti con pregressa esposizione occupazionale ad amianto offre dei
vantaggi e obiettivi di vario tipo, che vanno dalla possibilità di una diagnosi precoce delle principali
patologie correlate all’asbesto ai risvolti medico-legali in favore dei pazienti attraverso una
tempestiva certificazione di malattia professionale, all’utilità epidemiologica per una migliore
conoscenza dell’estensione e del livello di esposizione all’asbesto nel mondo del lavoro, così come
a finalità di salute pubblica, che principalmente vengono raggiunte attraverso attività di counseling
La sostenibilità economica della filiera corta agroalimentare
Il recente sviluppo di diverse tipologie di filiere corte, tra cui la vendita diretta, risponde all’esigenza dell’imprenditore agricolo di creare reddito valorizzando le produzioni locali.
Non di meno la filiera corta concretizza il concetto teorico di sostenibilità sia in termini economici, ambientali e sociali, dando vita alla multifunzionalità in agricoltura.
La seconda metà del ventesimo secolo ha visto il verificarsi di profondi cambiamenti nella filiera agroalimentare dominata dalla Grande Distribuzione. Ciò ha comportato un indebolimento dei legami che esistono tra il consumatore e i produttore e l’asimmetria informativa relativamente alle caratteristiche degli alimenti, alla loro origine e alla metodologia di produzione. Ciò è stato causato dal crescente sviluppo dell’agricoltura intensiva, della trasformazione industriale dei prodotti alimentari e di abitudini di consumo, che hanno stimolato l’innovazione tecnologica nei confronti dei convenience foods.
L’obiettivo generale del lavoro di tesi è duplice ed è rivolto, da una parte a determinare la convenienza economica per una azienda agricola a realizzare il percorso di filiera corta e dall’altra valutare le problematiche esistenti per i produttori i consumatori che acquistano in filiera corta.
L’analisi è stata condotta su due casi di studio condotti nel territorio della regione Marche attraverso un’indagine diretta con questionario ad hoc. Il primo, ha analizzato la filiera corta dell’olio extravergine di oliva in una regione del Centro Italia (Marche), dimostrando che, stante le diverse condizioni economiche e strutturali dell’azienda, può essere conveniente attuare tale percorso. Il secondo, ha determinato, attraverso una indagine socio-economica, le caratteristiche e le problematiche esistenti per le aziende agricole che effettuano la vendita in filiera corta, nonché le caratteristiche dei consumatori che acquistano in filiera corta e in filiera lunga (GDO).
Dalle indagini è emerso che, nell’ambito dell’attività agricola, dove i costi di produzione sono molto spesso elevati e difficilmente garantiscono una redditività adeguata con la tradizionale forma di vendita, la filiera corta può rappresentare una strategia di impresa capace di creare un vantaggio competitivo
Ruolo dell'obesità materna sul rischio di sviluppo di obesità infantile: uno studio integrato
Introduzione: Oltre il 60% dei bambini sono in sovrappeso e questo è un fattore di rischio per lo sviluppo di patologie dismetaboliche e degenerative. Diverse ricerche hanno mostrato che obesità e/o disturbi psicopatologici di un genitore, in particolare la madre, rappresentano fattori di rischio per l’obesità dei figli. Questo succede attraverso vie dirette ed indirette, tra cui stili alimentari familiari e un pattern di regolazione alimentare predisponenti all’obesità. In questo studio abbiamo verificato il ruolo di fattori di rischio comportamentali e biologici potenzialmente trasmissibili da madre in figlio dall’ottavo mese di gestazione.
Materiali e metodi: Nel sangue delle gravide e in quello cordonale della loro prole sono stati dosati leptina, IGF1 e markers dello stress ossidativo: la leptina promuove la formazione dei circuiti neurali che controllano l’intake di cibo e l’adiposità successivamente, nel sangue cordonale è inversamente correlata al livello di crescita intrauterino. L'IGF-1 è importante per i processi di crescita del bambino ed ha effetti anabolici in età adulta. Numerosi studi hanno evidenziato una relazione tra obesità e stress ossidativo con un’ alterazione delle difese antiossidanti. Per gli aspetti psicologici abbiamo sottoposto le donne ad un test di personalità, i bambini ad uno sul temperamento ed è stato videoregistrata ed analizzata una seduta di allattamento al secondo mese di vita del bambino.
Risultati:Disturbi di somatizzazione, ansia e del sonno risultano più frequenti nelle donne obese rispetto alle normopeso, mentre le modalità relazionali durante il pasto sono risultate meno adeguate per la mancanza di scambi comunicativi ed affettivi positivi. I dati ottenuti hanno evidenziato livelli minori dell’attività antiossidante nel plasma delle donne obese e nel sangue cordonale dei figli. I dati confermano che l’obesità è associata a iperleptinemia. Valori piu’ elevati di leptina sono stati osservati anche nel sangue del cordone ombelicale dei figli delle donne obese. Nelle obese i livelli di IGF1 sono minori rispetto alle donne normopeso.
Conclusioni: Questi dati suggeriscono la necessità di ampliare la casistica di ricerca e proseguire longitudinalmente lo studi
Valutazione del grado di fibrosi cistica mediante metodica elastometrica in pazienti monoinfetti e coinfetti da HIV e HCV
Introduzione Con l’aumentata efficacia della terapia antiretrovirale di combinazione (cART), il
numero di persone che sopravvivono con HIV è in incremento. L’epatite cronica HCV correlata
rappresenta una delle principali cause di mortalità e morbidità non-AIDS correlata nei pazienti HIV
positivi.
Metodi Abbiamo confrontato la fibrosi epatica rilevata tramite metodica elastometrica (Fibroscan)
in tre popolazioni di pazienti seguiti presso la Clinica di Malattie Infettive dell’Università di
Ancona dall’ottobre 2009 al novembre 2012: monoinfetti HCV (HCV), coinfetti HIV-HCV
(HIV/HCV) e monoinfetti HIV (HIV).
Risultati Sono stati arruolati un totale di 354 soggetti: 98 HIV, 70 HIV-HCV e 186 HCV. Sono
stati esclusi i pazienti con epatite B e cirrosi epatica scompensata. I pazienti HIV/HCV
presentavano una più lunga durata delle infezioni da HIV (P=0.006) e HCV (P=0.001). Inoltre,
assumevano cART da più tempo (P=0.001), avevano maggiore prevalenza di lipodistrofia
(P=0.001) e più alta carica virale HCV (P=0.004). La fibrosi epatica è significativamente maggiore
negli HCV e HIV/HCV rispetto ai pazienti HIV (P<0.001); non si sono osservate differenze tra
HCV e HIV/HCV. La fibrosi epatica di grado moderato/severo è significativamente associata alla
didanosina (ddi), abacavir (ABC), stavudina (d4T) e lopinavir (LPV/r) (P comprese tra <0.001 e
0.004). I risultati della regressione logistica mostrano che la coinfezione (P<0.001), l’età (P<0.001)
e le AST (P=0.007) sono associate in maniera statisticamente significativa a sviluppo di fibrosi
epatica di grado moderato/severo.
Conclusioni Nel nostro studio la coinfezione HIV-HCV, l’età e il valore delle AST sono associate a
un incremento della fibrosi epatica nei soggetti HIV positivi
Il ruolo degli eventi nelle strategie di marketing territoriale. Nuovi approcci di marketing metrics
Negli ultimi anni si è assistito ad un crescente interesse, sia da parte degli studiosi che degli operatori, nei confronti del marketing territoriale ed in particolare degli eventi. La presente tesi analizza il loro ruolo nell’ambito delle strategie di marketing territoriale e sviluppa alcuni contributi sulle modalità di misurazione delle performance ottenute attraverso la realizzazione delle differenti iniziative.
L’obiettivo di questo lavoro è quello di esaminare le principali caratteristiche del marketing territoriale, di verificare le possibilità applicative del franchising, di individuare l’importanza degli eventi per l’economia di un territorio e la rilevanza della misurazione delle performance degli eventi stessi. Infine, si verifica la possibilità di applicazione delle metriche di marketing agli eventi mediante alcuni casi empirici.
Lo studio si articola in due parti; la prima si inserisce nell’ambito del filone di ricerca del marketing territoriale (Valdani e Ancarani, 2000; Caroli, vari anni; Gregori, vari anni) e degli eventi (Getz, 2005; Cercola et al., 2010) come strumenti di promozione del territorio; nella seconda vengono analizzate le metriche di marketing ed alcuni modelli di “misurazione” relativi agli eventi (Cherubini, Iasevoli, 2009; Bonetti, Izzo, 2010). Tali modelli sono verificati con riferimento ad alcune specifiche iniziative realizzate sul territorio piceno.
Dal presente studio si rileva l’importanza del marketing territoriale per lo sviluppo di una determinata area e si riscontra la possibilità di applicare il franchising al territorio in maniera differente rispetto al franchising tradizionale. Inoltre, è stato verificato che i sistemi di misurazione relativi agli eventi sono poco diffusi e spesso non si tiene conto dell’impatto che le iniziative producono nell’area nella quale insistono. Le analisi effettuate relativamente ai casi proposti consentono di comprendere gli effetti prodotti al fine di promuovere nelle amministrazioni un differente approccio anche culturale nei vari processi decisionali
Seismic response of extended pile shafts considering nonlinear soil-pile interaction
Il sistema pila-palo è largamente diffuso nelle strutture da ponte grazie ai suoi vantaggi
economici e tecnici. Tuttavia questo sistema è fortemente influenzato dagli effetti
dell’interazione dinamica terreno-palo-struttura. In aggiunta all’allungamento del periodo
fondamentale della struttura, la cedevolezza della fondazione induce una componente
rotazionale del moto sismico sul sistema globale che non può essere considerata mediante
le comuni procedure di progettazione sismica. Sebbene siano stati sviluppati modelli
avanzati per considerare l’interazione terreno-palo-struttura sia in campo lineare e non
lineare, i modelli alla Winkler rappresentano uno degli approcci più versatili.
In questo lavoro, un modello nonlineare di trave su suolo alla Winkler è stata utilizzato per
indagare l’effetto sulla risposta della struttura dei principali aspetti legati al comportamento
nonlineare del sistema terreno-fondazione, come ad esempio la plasticizzazione del terreno
, la formazione di distacco all’interfaccia palo-terreno, il collasso delle pareti del foro e il
degrado o incrudimento ciclico del terreno in prossimità del palo.
Sono state eseguite analisi dinamiche incrementali per valutare gli effetti della durata del
moto sismico e le non linearità del terreno sulle prestazioni della pila-palo in vari profili di
terreno omogeneo e bistrato sia di argilla satura che di sabbia nello stato asciutto o saturo
considerando differenti livelli di compattazione.
Si è stabilita una procedura per eseguire le analisi dinamiche incrementali considerando gli
effetti sia sulla risposta sismica locale sia sulle prestazioni strutturali. Gli effetti
dell’interazione cinematica ed inerziale in campo non lineare sono stati analizzati mediante
un’ampia indagine parametrica. Le analisi hanno evidenziato il ruolo determinante della
componente rotazionale e della durata del moto sismico sulla risposta sismica della pilapalo.
I risultati ottenuti sono inoltre stati confrontati con quelli ottenuti mediante un
modello lineare. Infine, vengono fatte alcune considerazioni evidenziando le aree grigie
della comune pratica di progettazione
Acoustic beamforming: innovative methods to overcome current limitations
Sin dalla sua introduzione, una trentina di anni fa, il beamforming si è imposto
come tecnica leader per la caratterizzazione del campo acustico lontano:
permettendo di ottenere una vera e propria immagine del campo sonoro, la
localizzazione delle sorgenti è più facile e intuitiva. Nonostante sia una tecnica
ormai nota e diffusa allo stato dell’arte, alcuni dei suoi principali limiti
non sono ancora stati del tutto superati. In particolare tre sono i principali
problemi che la caratterizzano. In primo luogo la risoluzione, che dipende principalmente
dalla forma e dall’estensione dell’array di microfoni utilizzato per
la misura. In secondo luogo, c’è il problema della fase relativa tra le sorgenti
identificate: allo stato dell’arte nessuna metodologia di beamforming permette
di valutare questa informazione. Infine, il problema dell’identificazione delle
sorgenti relative ad un particolare fenomeno, quando il rapporto segnale rumore
è sfavorevole.
Lo scopo di questa tesi è quello di presentare delle nuove tecniche che permettano
il superamento di tali limiti, almeno in alcuni dei più frequenti casi di
applicazione di beamforming. In principio viene descritta una tecnica, chiamata
VAMOS (virtualizzazione dell’array in caso di sorgenti in moto) , applicabile nei
casi in cui l’oggetto in studio è in movimento. Sfruttando il moto dell’oggetto,
l’array usato per la misura viene virtualmente esteso lungo la direzione di moto
stessa, incrementando, così, la risoluzione ottenibile. La tecnica viene presentata
completa di validazioni numeriche e di analisi di incertezza.
A seguire, sono presentate due tecniche per ottenere l’informazione di fase
delle sorgenti acustiche, così da ottenere una completa caratterizzazione del
campo sonoro in esame. La tecnica chiamata PMMS (valutazione della fase
relativa mediante sostituzione di monopoli) è una tecnica da applicare come
secondo passo di processamento, dopo aver ottenuto una prima mappa di beamforming,
così da ottenere la supplementare mappa di distribuzione di fase che
completa la descrizione del campo. La tecnica chiamata PMGIB, invece, è
corollario diretto della tecnica inversa introdotta da Suzuki. Il campo acustico,
completo delle informazioni di potenza sonora e fase delle sorgenti, viene ricostruito
mediante la soluzione di un problema inverso che modella il dominio
con una base ortonormale di monopoli.
Infine sono presentate delle tecniche basate sull’integrazione di dati di eterogenea
natura: i diversi fenomeni fisici che contribuiscono alla generazione del
campo acustico sono simultaneamente monitorati e i segnali acquisiti sono correlati
così da evidenziare il particolare fenomeno di interesse. La tecnica del
beamforming coerente viene sfruttata per evidenziare le sorgenti aeroacustiche
agenti su una mini turbina eolica. Per concludere, le due tecniche di beamforming
e causality correlation sono usate congiuntamente per analizzare il
campo acustico prodotto da una bolla di separazione laminare ed identificare i
fenomeni fluidodinamici responsabili dell’emissione stessa
Controllo dello strato limite cinematico su profili alari per aerogeneratori eolici in flussi liberi ed intubati
Nel presente lavoro di tesi sono state individuate possibili soluzioni per l’incremento
delle prestazioni di aerogeneratori ad asse orizzontale; derivate dall’analisi
delle equazioni che descrivono l’aerodinamica di tali macchine. Il modello
matematico della turbina ha mostrato due possibili interventi: il confinamento
del tubo di flusso attorno alla macchina, o l’intervento diretto sulla
sezione aerodinamica delle pale. Posizionando la turbina in un diffusore o creando
un vortice dietro la macchina, è possibile aumentare il salto di pressione.
Studi teorici hanno mostrato che, l’utilizzo del vortice dietro la turbina produce
notevoli aumenti del coefficiente di potenza; ma la complessità della macchina
ne ha sempre limitato lo sviluppo. Misure sperimentali e simulazioni numeriche
su di un modello in scala hanno mostrato l’effettiva possibilità di generare il vortice,
utilizzando un condotto cilindrico con ingressi tangenziali; incrementando
la portata in turbina sfruttando delle guide a spirale per il flusso principale. Se
ogni sezione palare della macchina non lavora correttamente, ogni intervento
di confinamento della macchina è però vano. La sezione più svantaggiata è
quella di radice, per la quale oltre ad una bassa velocità del flusso incidente si
aggiunge un elevato spessore della sezione, necessario a garantire la resistenza
meccanica della pala. Nella galleria del vento aeronautica dell’“Università Politecnica
delle Marche”, sono stati testati due profili progettati per la sezione
di radice di piccoli aerogeneratori. E’ stata possibile una completa caratterizzazione
aerodinamica del profilo, eseguendo misure di pressione esterna all’ala
accoppiate a misure di scia, ed utilizzando una bilancia dinamometrica. Misure
di pressione e termografia infrarossa, hanno permesso l’identificazione del
fenomeno di separazione locale del flusso detto “bolla di separazione laminare”.
Allo scopo di ridurre tali separazioni, è stato introdotto un disturbo nello strato
limite sia con un piezoelettrico che con una massa eccentrica rotante, ottenendo
un aumento dell’efficienza aerodinamica. Nell’ultima parte del lavoro è stata
costruita è testata un’ala con il tratto terminale deformabile, allo scopo di
controllare i carichi aerodinamici generati dalla pala qualora la velocità ecceda
il limite nominale della macchina; necessità emersa con le nuove macchine
multimegawatt
Formal methods for service oriented software engineering
Il Service-Oriented Computing sta diventando sempre più importante e la proliferazione del grid e cloud computing sta incrementando ancora questa tendenza.
Di conseguenza, sempre più aziende stanno esponendo su Internet i loro Web
Service. Questo fatto ha l’effetto di trasformare il web da un contenitore di dati
ad un contenitore di servizi. In questo scenario, un ingegnere del software è
chiamato a progettare un’applicazione tenendo in considerazione l’opportunità/
bisogno di riusare servizi esistenti. Ciò richiede due cose: - una metodologia
di ingegneria del software che parta dagli obiettivi di business e dall’organizzazione
di una data azienda e arrivi ad identificare quali parti poter delegare a
servizi esterni; - l’abilità di localizare i servizi più appropriati. Infatti, mentre le
tecnologie e gli standard, come ad esempio iWeb Service, sono importanti, è stato
ampiamente riconosciuto che non sono sufficenti da sole. Invece è di estrema
importanza un approccio sistematico e completo, che prenda in considerazione
i requisiti di business e segua le pratiche raccomandate. Per questo motivo, anche
se oggigiorno ci sono molte metodologie orientate ai servizi, l’Ingegneria del
Software orientata ai Servizi (SOSE) è ancora un campo aperto.
In questa tesi presentiamo la definizione di una nuova metodologia SOSE.
Innanzitutto usiamo le fasi iniziali di Tropos dato che è una metodologia orientata
agli agenti che porta particolare attenzione alle esigenze degli stakeholder e
all’analisi dei requisiti. Inoltre Tropos è stato già modificato in passato al fine di
supportare la progettazione dei Web Service. Non modifichiamo le prime tre fasi
(Early Requirements, Late Requirements e Architectural Design) e ci concentriamo
sulle fasi finali (Detailed Design e Implementation). Nella fase di Detailed
Design proponiamo un mapping fra concetti i* ed elementi BPMN 2.0 per avere
una traduzione automatica del diagramma i* derivato dalle fasi precedenti in un
linguaggio di workflow. In più forniamo delle tecniche e dei metodi formali per
selezionare codice e servizi esistenti in modo da riutilizzarli all’interno del software
che si sta progettando. Infine, nella fase Implementation proponiamo un
mapping BPMN - Alan (un linguaggio di programmazione orientato agli agenti
e agli oggetti) in modo da produrre automaticamente un’applicazione eseguibile.
Presentiamo inoltre un caso di studio dall’ambito e-commerce e lo usiamo per
mostrare come applicare passo passo la nostra metodologia
Ricerca di strutture speciali in problemi di programmazione lineare intera
I problemi di Programmazione Lineare Intera sono in generale notoriamente
difficili da trattare sotto l’aspetto computazionale. La progettazione di algoritmi
efficienti per problemi di tale natura, quindi, spesso trae grande vantaggio
dallo studio della struttura matematica soggiacente. Prendendo come spunto
il problema di determinare una sottomatrice massima di tipo network di una
matrice a valori in {0,−1, 1}, nel lavoro di tesi si analizza il problema equivalente
di bilanciamento di un grafo signed (mbs, Max Balanced Subgraph)
e quindi si generalizzano alcuni dei risultati ottenuti a problemi combinatorici
di più ampia portata.
In particolare, lo studio ha portato all’ideazione e implementazione dell’euristica
CCH (Cycle-Contraction Heuristic) per il problema mbs che è risultata
più efficace delle euristiche esistenti in letteratura. L’algoritmo CCH è basato
su una regola originale di trasformazione e semplificazione dei grafi che ne riduce
progressivamente la lunghezza dei cicli senza per questo compromettere
l’ammissibilità delle soluzioni determinate sul grafo modificato.
Successivamente sono state ideate delle regole originali di data reduction che
hanno lo scopo di semplificare le istanze e/o ridurne la dimensione, pur conservando
su esse la soluzione ottima del problema. Con queste regole, le performance
dell’euristica CCH sono migliorate sia in termini di efficienza che di
efficacia.
Nella tesi viene poi proposto un nuovo modello esatto per il problema mbs
basato sulla trasformazione di un grafo signed in un grafo semplice detto 2-
layer, stabilendo una stretta connessione tra il problema mbs e il più comune
problema di massimo insieme stabile (mis). Il grafo 2-layer fornisce nuovi
strumenti per progettare algoritmi per il problema mbs, basati sui numerosi
metodi di soluzione (esatti o euristici) adottati per il problema mis.
Infine, è stato affrontato il tema della generalizzazione di alcuni problemi
combinatorici su grafi signed ed è stato esteso il modello 2-layer al modello
k-layer. In particolare è stato provato che il problema di k-coloring di un grafo
signed - che generalizza il problema di bilanciamento di un grafo signed e quello
di bipartizione di un grafo semplice - equivale al problema mis sul grafo k-layer