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Osmo.polis: infra-strutture socialmente utili ed ecologicamente compatibili
L’Impronta Ecologica denunciata dai cambiamenti climatici
mostra che la società deve oggi a"rontare problemi che coinvolgono
l’urbanizzazione globale, su cui incidono sia i progetti di interesse
“planetario” che gli interventi alla scala minore.
In base a tale consapevolezza la presente ricerca delinea
percorsi operativi e interventi di dimensione regionale e urbana,
proponendo indirizzi per la progettazione sostenibile di opere
infrastrutturali capaci di incidere sulla qualità della vita urbana e di
rappresentare componenti strategiche per la tutela del territorio.
Data l’ampiezza della questione, l’ambito di interesse della
ricerca viene delimitato tramite l’analisi degli aspetti che saldano
il panorama culturale e l’universo della mobilità; si descrivono a
questo scopo le esperienze che legano il traco e la storia della
città moderna, i nuovi segni che gli assi di comunicazione creano
nell’organizzazione delle maglie dell’urbanizzazione cui il paesaggio
fa da sfondo e il peso delle infrastrutture sul territorio; vengono
inoltre valutati i dati recenti circa il consumo del capitale naturale.
La tesi di Dottorato assume come caso di studio il
territorio marchigiano al %ne di sviluppare strumenti di ausilio alla
ri-progettazione dello sviluppo armonioso delle potenzialità locali,
attraverso pratiche progettuali che coniughino il funzionamento
delle opere infrastrutturali alla valorizzazione del patrimonio dei
centri minori, che rappresentano elementi di alta qualità ambientale
e di competitività rispetto al predominio della civiltà metropolitana.
Viene e"ettuata un’analisi del potenziale del sistema
infrastrutturale delle Marche rispetto alle politiche nazionali, alla
struttura della Macroregione Adriatico-Ionica e ai &ussi dettati dalla
programmazione transfrontaliera per la creazione della European
Mobility Network; l’analisi è condotta in riferimento ai piani regionali e
nazionali per la logistica, agli studi della Commissione della Comunità
Europee, all’ESDP- European Spatial Development Perspective (CEC
1999) e alle politiche espresse nel Libro Bianco 2011 (White Paper
on Transport, Commissione Europea).
All’interno dello scenario nazionale e internazionale vengono
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The cases studied allow a variation in enlightened modes
of crossing the territory and in adapting to the local resources,
summarized in a series of categories: sharing, daily mobility, reuse,
waterways, inspiring places, customization.
The principles and strategies identi!ed serve as a
theoretical support for the application of new measures for controlling
the transformation of the Marche territory, investigated through
a process of critical reading through ‘systems’ that represent the
articulation of what is real in its environmental, infrastructural,
constructed, and productive-commercial components.
The assessment of the current state of the overall system
is performed via a graphic schematization of the regional territory.
That is functional to the identi!cation of noteworthy areas and points
where the proposed intervention concentrates new structures within
an overall strategy of sustainable regeneration and re-balance of the
polycentrism that characterizes the Region.
For this purpose, the territory is divided into three main macroareas
(Apennine, historic town, Adriatic town) where new functional
units are placed, in accordance with an in-depth strategic design
through a Masterplan, and on the basis of a hierarchy of hubs of the
!rst, second and third order, depending on the level of interconnections
that the new magnets of attraction establish with the existing one.
The logistic centers identi!ed are put to use in a dialogue between
various interest generating terminals- the smaller urban centers- and
the infrastructural frame, establishing new circuits of relations in the
fragmented settlement system of the Marche region. These new cells
set themselves in contrast to the anonymity of “non-lieux” (airports,
train stations, shopping centers), because to the explication of the main
role of the tra#c ow axes, they add the further value of adjusting the
system of accesses to the area, of intersecting the paths of alternative
routes and of promoting the values of the places you go through.
The cells structure is composed of a main organizing center the “multi_
structural epicentre”, and of “urban hubs”. The common theme in
the gradual decrease in scale is the creation of integrated transport
systems for a tra#c decompression action.
Such a structure is simpli!ed through a planning exploration carried
out in the central coast area of the regional territory, by the town of
Loreto, destination of international tourist etti di lungo termine e dell’incidenza
delle strutture progettate sugli assetti territoriali.
La ricerca ha prodotto l’indicazione propositiva di modi
alternativi di utilizzo delle risorse del territorio e lo studio di
strutture rispondenti alle necessità della società sostenibile e della
stabilità degli ecosistemi, atte a creare un rapporto più evoluto con il
territorio
Housing development situation and climate adapted design solutions for Hue City
Nella situazione attuale di grandi cambiamenti climatici, gradualmente le fonti di energia si stanno esaurendo. A causa della grande velocita’ di sviluppo di molti settori del Vietnam odierno, l’energia e’ una problema che questo stato dovra’ incontrare nel futuro prossimo. Quindi e’ particolarmente urgente affrontare soluzioni di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. Le costruzioni, le industrie e i mezzi di trasporto sono i piu’ grandi consumatori di energia e produttori di gas serra. Dopo un lungo periodo di Guerra e cambiamento economico, finalmente oggi la popolazione vietnamita comincia a sentire miglioramenti significativi nel proprio tenore di vita. Cambiano i valori e si aspira a nuove possibilita’. Pertanto, quando si prendono decisioni per gli obiettivi di sviluppo, le grandi citta’ incontrano molti problemi di sostenibilita’ nello sviluppo e di benifici a lungo termine perche’ e’ necessario investire nella ricerca per risolverli, quindi e’ facile trascurarli per motivi economici.
Questo studio introduce alcune tipologie abitative del Vietnam e la situazione dello sviluppo degli edifici nella citta’ di Hue. Dall’analisi si deduce che sono presenti molte carenze ed errori nella progettazione delle costruzioni sia antiche che recenti, quindi e’ necessario attuare dei cambiamenti per evitare metodi di costruzione sbagliati. Edifici che danno una risposta intelligente al clima utilizzano meno energia sia nel processo di costruzione che durante il loro utilizzo. Se non si trova una soluzione in tempi brevi, in Vietnam in generale e a Hue in particolare, il settore delle costruzioni non sara’ l’unico che incontra questa mancanza di fonti di energia. Questo problema allarmante e’ evidenziato dai blackout sempre piu’ frequenti col passare degli anni.
Questa ricerca vuole dare delle strategie di progettazione per un ambiente di vita sostenibile con soluzioni che si adattano al clima. Lo sviluppo della metodologia si fonda su un approccio tradizionale basato sul clima e sui materiali reperibili localmente, combinato ad un approccio scientifico. Questo studio vuole evidenziare delle soluzioni che sfruttano il clima locale come un vantaggio per ridurre il dispendio di energia e per realizzare comfort abitativo. Oltre a questo, la ricerca propone delle strategie per fronteggiare le frequenti tempeste ed inondazioni di Hue’, che finora non hanno sufficienti soluzioni, e per ridurre i rischi causati dalle calamità naturali, molto urgenti in Vietnam.
Il risultato di questa ricerca contribuisce alla conoscenza specializzata nei settori dell’architettura, della progettazione sostenibile e bioclimatica, e delle costruzioni a basso costo. Vuole essere un supporto per capire il ruolo del clima in un progetto per essere energeticamente efficiente e sostenibile in maniera maggiore. L’autore desidera proporre un manuale per la progettazione sostenibile ed energeticamente efficiente attraverso l’utilizzo delle risorse naturali per tutti gli interessati: committenti, investitori e architetti
Alternatives to synthetic fungicides to control postharvest diseases of strawberry, sweet cherry and table grapes
La tesi di dottorato ha riguardato la valutazione dell’efficacia di applicazioni di composti alternativi ai fungicidi di sintesi, al fine di prolungare la conservazione di fragole, ciliegie, ed uva da tavola. Prodotti quali chitosano, benzotiadiazolo, laminarina, oligosaccaridi, calcio ed acidi organici, lecitina di soia, bicarbonato di potassio, sorbato di potassio, estratti di abete, e di ortica hanno ridotto marciumi postraccolta, principalmente causati da Botrytis cinerea su fragola ed uva da tavola, e da Monilinia laxa su ciliegie, sia quando applicati in prove postraccolta, tramite immersione della frutta, sia tramite trattamenti prima della raccolta. In particolare, l’efficacia di una formulazione commerciale a base di chitosano è stata paragonabile a quella ottenuta tramite applicazioni di fungicidi di sintesi nel contenimento dei marciumi che naturalmente si sviluppano sulla frutta dopo la raccolta. I vari prodotti testati hanno agito sia grazie alla loro attività antimicrobica, testata in vitro, sia tramite il fenomeno dell’induzione di resistenza nella pianta. In particolare, il trattamento preraccolta con chitosano su uva da tavola ha aumentato nei tessuti vegetali l’attività di proteine relazionate alla patogenesi, come la chitinasi, ed il contenuto di composti fenolici, mentre ha diminuito la quantità di perossido di idrogeno. Inoltre, le applicazioni dei vari composti non hanno dato effetti negativi su parametri qualitativi, fondamentali per la commercializzazione della frutta trattata. In conclusione, i vari prodotti testati potrebbero affiancare, e in alcuni casi sostituire, l’uso dei fungicidi di sintesi per il contenimento dei marciumi postraccolta di fragole, ciliegie, ed uva da tavola, considerando anche i recenti orientamenti delineati della Unione Europea che, con la Direttiva 128/2009, rende obbligatoria l’applicazione della difesa integrata sull’intero territorio comunitario a decorrere da gennaio 2014
Fattori prognostici nei carcinomi renali non a cellule chiare. Nostra esperienza
Introduzione: Il carcinoma renale a cellule chiare (ccRCC) è l’istotipo più frequente di tumore
renale (circa l’ 80% di tutti). Ciononostante vi sono anche istotipi meno frequenti. Il carcinoma
renale papillare (pRCC) rappresenta il secondo istotipo per frequenza, nondimeno finora solo pochi
lavori hanno analizzato il suo comportamento in studi osservazionali a lungo termine, con casistiche
consistenti. In questo lavoro sono stati considerati tutti i casi di pRCC operati dal 1997 al 2011
presso il nostro centro. I pazienti sono stati seguiti fino a Dicembre 2012, stratificandoli sulla base
delle condizioni pre-operatorie e sui parametri pre-operatori, considerando le variabili dei
nomogrammi in uso sia per le forme a cellule chiare che per tutte le istologie, valutando la
consistenza di tali nomogrammi per l’istologia papillare.
Pazienti e metodi: Sono stati individuati 468 pazienti, operati dal 1997 al 2011 per neoformazioni
renali. Fra questi, 60 sono stati selezionati, identificati come pRCC. Le caratteristiche cliniche e
parametri patologici sono stati raccolti dai referti di laboratorio, anatomopatologici e dal’imaging
strumentale: età, genere, dimensioni ed estensione del tumore, tipo di chirurgia, invasione
capsulare, del tessuto adiposo, linfonodale; parametri laboratoristici: leucociti, neutrofili e linfociti,
emoglobina, LDH, sodiemia, potassiemia, calcemia. Sono stati testati i nomogrammi disponibili,
per valutare la loro validità ed estendibilità all’istotipo papillare. Il tempo alla recidiva/progressione
è stato scelto come variabile di outcome. E’ stata eseguita analisi della sopravvivenza con metodo di
Kaplan-Meier e regressione di Cox sulla coorte di studio. I risultati sono stati confrontati con i dati
in letteratura.
Risultati:Fra tutte le variabili esaminate, solo lo stadio T (raggruppato) e l’invasione del grasso
ilare sono risultati significativi all’analisi univariata, mantenendo tale significatività al modello
multivariabile. Fra i nomogrammi, solo lo scoring di Karakiewicz ha dimostrato ruolo quale
predittore indipendente. Nessun parametro laboratoristico ha dimostrato un ruolo come variabile
predittiva.
Discussione e Conclusioni: Nonostante le dimensioni della coorte, questa può essere considerata al
di sopra della media degli studi finora condotti. Solo un gruppo limitato di parametri pre- o intraoperatori
si è dimostrato valido come predittore di tempo alla recidiva per il pRCC, sia
autonomamente che quale variabile all’interno di nomogrammi. Per lo staging, comunque, solo un
raggruppamento di più stadi è risultato significativo, a suggerire la necessità di rivedere l’attuale
classificazione in relazione ai differenti istotipi. Sarebbe comunque raccomandabile l’esecuzione di
studi multicentrici con casistiche più ampie, per definire meglio i caratteri di questa patologia
Effetti dell'assunzione materna di cioccolata sulla frequenza cardiaca fetale
OBIETTIVO
L’obiettivo di questo lavoro è stato quello di evidenziare un’eventuale risposta cardiaca
fetale differente a seguito dell’assunzione del cioccolato e del caffè (I studio sperimentale)
in gravide a termine di gestazione. Tale lavoro è stato così sviluppato nel corso del
dottorato di ricerca in medicina, prevenzione e perinatologia e successivamente
pubblicato divenendo così lavoro preliminare ai due successivi studi sperimentali
entrambi con il fine di valutare eventuali variazioni della attività cardiaca fetale in
relazione all’assunzione da parte della madre di cioccolato a diverse concentrazioni (II
studio preliminare), e verificare se esiste una diversa reattività tra il feto maschio ed il
feto femmina a seguito dell’assunzione da parte della madre di cioccolato (III studio
sperimentale).
MATERIALE E METODI
Sono state incluse nel nostro studio preliminare cinquanta donne in gravidanza
fisiologica, di pari età e parità, sottoposte a registrazioni della frequenza cardiaca fetale
computerizzata prima e dopo il consumo di caffeina e poi, dopo una settimana, prima e
dopo l'assunzione di cacao 70% cioccolato.
Nel secondo studio sperimentale sono state incluse 100 donne in gravidanza fisiologica,
di pari età e parità, sottoposte anch’esse a registrazione della frequenza cardiaca fetale
(FHR) prima e dopo il consumo di cioccolato 30gr di cacao 30% e prima e dopo il
consumo di 30gr 80% cacao cioccolato. Dopo una settimana quelli che avevano ricevuto il
30% sono stati spostati al 80% e viceversa per avere un crossover.
Nel nostro studio finale sono state incluse 100 donne in gravidanza, divise in due gruppi,
46 in attesa di un feto di sesso maschile e 54 in attesa di un feto di sesso femminile
entrambi sottoposti a monitoraggio computerizzato frequenza cardiaca fetale (FHR),
prima e dopo il consumo di cioccolato 30gr di cacao 80%.
I patterns cardiotocografici considerati sono stati espressi come media e SD. Le differenze
sono state testate per la significatività statistica con il paired t-test, con significatività con
p <0,05. Poi, è stata valutata la variazione percentuale prima e dopo l'assunzione di
cioccolato per i patterns risultati statisticamente significativi quali le accelerazioni e la
variabilità a breve termine della frequenza cardiaca fetale.
RISULTATI
Nel primo studio, il numero di picchi contrazione uterina, il numero di accelerazioni
piccole e grandi, la durata degli episodi di alta variabilità e la variazione a breve termine
della FHR sono risultati significativamente più alti (p <0,001) dopo l’assunzione materna
di caffè. Il numero di accelerazioni grandi, la durata degli episodi di alta variazione e la
variazione a breve termine della FHR sono significativamente più alti (p <0,001) dopo il
consumo materno di cioccolato.
Nel secondo studio il numero di movimenti fetali, di accelerazioni, la durata degli episodi
di alta variabilità e la variazione a breve termine della FHR sono significativamente più
alti (p <0,0001) dopo l'assunzione di cacao 80%. Dopo l’assunzione di cacao al 30% solo il
numero di accelerazioni è significativamente aumentato. La variazione percentuale del
numero di accelerazioni e la variazione a breve termine della FHR era significativamente
più elevata dopo l'assunzione di cacao 80%.
Nello studio finale il numero di movimenti fetali, di accelerazioni, la durata degli episodi
di variazione elevato e la variazione a breve termine della frequenza cardiaca fetale erano
significativamente più alti (p <0.0001) dopo l'assunzione di cacao 80% in entrambi i
gruppi di gravide con feto di sesso maschile e femminile. La variazione percentuale dei
movimenti fetali, del numero di accelerazioni e la variazione a breve termine della
frequenza cardiaca fetale è stata significativamente maggiore dopo assunzione di
cioccolato all’80% nel gruppo di gravidanza in attesa di un feto di sesso femminile.
CONCLUSIONI
Il nostro studio dimostra come l’assunzione materna di cioccolata si rifletta sulla
reattività fetale e la cardiotocografia computerizzata sia di supporto per identificarla
attraverso variazioni dei patterns cardiotocografici stessi, confermando le note proprietà
farmacologiche del cacao attribuibili a principi attivi in esso contenuti come le
metilxantine (teobromina e caffeina) e i polifenoli (catechine ed epicatechine)
Development of a diagnostic assay for systemic sclerosis
La sclerosi sistemica (SSc) è una malattia rara cronica ed autoimmune del tessuto connettivo
caratterizzata da fibrosi della cute e degli organi interni. I principali problemi nella gestione di
questa malattia sono rappresentati: dalla mancanza di test per la diagnosi precoce, di
biomarker di malattia affidabili e di terapie efficaci, a causa di una insufficiente comprensione
della patogenesi della malattia. Inoltre, nelle fasi iniziali la SSc può essere indistinguibile dal
Fenomeno di Raynaud primario (PRP, comune nel circa 3% della popolazione femminile). Gli
autoanticorpi anti-recettore del PDGF (PDGFR) agonisti sono stati identificati come fattori
patogeni della SSc, a causa della loro attività di induzione di stress ossidativo ed attività profibrotica.
Lo scopo di questa tesi sperimentale è stato quello di confermare che gli autoanticorpi anti-
PDGFR possono essere considerati come nuovi biomarker della SSc. Per raggiungere questo
obiettivo, abbiamo cercato di mettere a punto un saggio semplice e riproducibile per rilevare
tali autoanticorpi nel siero. Gruppi di pazienti affetti da SSc, da SSc precoce, da PRP e
controlli sani sono stati analizzati in ELISA diretto basato sul PDGFRα umano ricombinante, e
il saggio ha dimostrato che nei pazienti affetti da SSc la positività a questi autoanticorpi è
significativamente superiore.
L’obiettivo successivo di questa tesi è stato quello di migliorare il potere diagnostico del
saggio, grazie ai nuovi dati ottenuti dalla mappatura degli epitopi del PDGFRα. Abbiamo
scoperto che gli autoanticorpi anti-PDGFR possiedono specificità diverse, alcuni non sono
dotati di attività biologica, quindi non sono legati al fenotipo della malattia. Usando peptidi
conformazionali del PDGFR riconosciuti solo da autoanticorpi stimolanti, ma non da
autoanticorpi non-agonisti, abbiamo sviluppato un ELISA competitivo con notevole incremento
di specificità del saggio. Questi nuovi saggi permetteranno di fare uno studio prospettico su
grandi coorti di pazienti sospetti per SSc, permettendo di attribuire il valore predittivo degli
autoanticorpi anti-PDGFRα
Processo biologico avanzato in continuo via nitrito per il trattamento dei surnatanti anaerobici
I surnatanti della digestione anaerobica dei reflui zootecnici sono caratterizzati da alte
concentrazioni di nutrienti, in particolare azoto totale (TN), presente principalmente come azoto
ammoniacale, da alte concentrazioni di sali e da bassi rapporti COD/TN. La direttiva europea
91/676/EEC evidenzia la necessità del loro trattamento, favorendo le soluzioni di rimozione e/o
recupero dei nutrienti.
Una sperimentazione in scala pilota è stata attuata al fine di osservare le condizioni ottimali per la
rimozione dell’azoto via nitrito da tali reflui: una tecnica innovativa che può abbassare i costi di
gestione di un impianto attuando una parziale nitrificazione dell’azoto ammoniacale a nitrito
(nitrosazione), seguita dalla riduzione dei nitriti. L’impianto è un reattore CSTR a cicli alternati,
nel quale la successione delle fasi aerobica e anossica è automaticamente controllata da un sistema
brevettato basato sulla misura contemporanea del potenziale di ossido-riduzione e dell’ossigeno
disciolto in vasca. Dopo una fase di start-up e ottimizzazione del processo ad alti rapporti
COD/TN, la seconda e la terza fase sono state caratterizzate rispettivamente da un NLR medio di
circa 0.16 e 0.43 kgNm-3d-1. Ogni fase è stata suddivisa in periodi a rapporti COD/TN limitanti
(con valori da 5 a 3) e a rapporti TKN/NH4 compresi tra 1.2 e 2.
I risultati hanno mostrato alte efficienze di rimozione dell’azoto ammoniacale e totale, superiori
all’85% in tutti i periodi a rapporto COD/TN limitante. Questi dati sono supportati dai risultati
delle prove cinetiche effettuate in batch, che hanno dimostrato una alta specializzazione della
biomassa nella rimozione dell’azoto via nitrito: i test AUR hanno mostrato una velocità media di
ossidazione dell’azoto ammoniacale pari a 0.133 kgNH4-NossidatikgMLVSS-1d-1, con contributo
della nitrosazione sempre superiore al 65%, mentre i test NUR hanno confermato che la riduzione
dei nitriti rappresenta almeno l’81% della velocità di denitrificazione
Advanced algorithms for audio quality improvement in musical keyboards instruments
La tecnologia è lo strumento che ha permesso alla musica di svilupparsi nel tempo garantendo
agli artisti sempre più ampie possibilità di comunicazione e di espressione. L’evoluzione scientifica
che ha determinato la costruzione di pianoforti o violini, oggi, grazie alle tecniche di processamento
del segnale digitale, permette la realizzazione di nuovi strumenti e nuove forme musicali.
Ad un contesto prettamente artigianale si affianca quindi l’attività ingegneristica volta a modificare
i mezzi di espressione musicale adattandoli all’odierno contesto socio culturale.
A partire dagli anni ‘70 il contributo del progresso alla tecnologia ha permesso, attraverso l'ingegneria
del suono e le tecniche di processamento del segnale digitale, di riprodurre artificialmente
molti effetti sonori, utilizzabili in ogni forma di espressione musicale. Da allora, la creazione e
la recente diffusione di sistemi commerciali embedded ad elevata capacità computazionale ha gettato
le basi per lo sviluppo di prodotti commerciali innovativi, caratterizzati da elevata qualità sonora,
espressività e realismo. In questo lavoro, l’attenzione è focalizzata sulle tecniche di processamento
che aumentano la qualità del segnale audio negli effetti sonori più comunemente
impiegati in strumenti musicali elettronici tenendo in considerazione la fattibilità implementativa
degli algoritmi proposti nel rispetto dei vincoli progettuali e dei limiti computazionali disponibili.Tra gli effetti audio, il riverbero è sicuramente il più utilizzato da sempre. Tipicamente prodotto
utilizzando strutture ricorsive (i.e., filtri IIR), che non sempre garantiscono un'elevata qualità
dell'effetto sonoro simulato, nuovi sistemi per la riverberazione artificiale basati su tecniche di
convoluzione veloce, stanno affiancando gli approcci tradizionali. Partendo da questa considerazione,
è stata proposta un'implementazione efficiente di un algoritmo per il calcolo veloce dell'operazione
di convoluzione applicata ad un sistema embedded. E' stata presentata inoltre una tecnica
per la riduzione del carico computazionale richiesto sfruttando espedienti psicoacustici basati
sulla valutazione di energy decay relief e dell'absolute threshold of hearing. Infine sono state proposte
alcune tecniche per l'approssimazione dell'operazione di convoluzione con strutture ricorsive
a basso costo computazionale.
Sebbene l'operazione di convoluzione permetta l'esatta riproduzione di un sistema lineare, la
maggior parte degli effetti audio è composta da sistemi non lineari (i.e. compressori, distorsori,
amplificatori). Per questo motivo l'attività di studio ha coinvolto anche le tecniche più utilizzate
per l’emulazione di sistemi non lineari, basate su un approccio black box. In particolare, oltre ad
una tecnica per l’approssimazione dell’operazione di convoluzione dinamica sfruttando la principal
component analysis, il cui obiettivo è quello di ridurre il carico computazionale della convoluzione
senza alterare la qualità del segnale audio percepito, è stato proposto un algoritmo adattivo
per l’identificazione di sistemi non lineari utilizzando funzioni ortogonali.
Al fine di fornire una maggiore flessibilità all’espressione artistica dei musicisti, lo studio ha interessato
anche le principali tecniche di audio morphing che permettono di combinare due o più
segnali audio per creare nuovi suoni acusticamente interessanti. Questo studio ha condotto allo
sviluppo di un algoritmo per il morphing di segnali audio di natura percussiva basato su preprocessamento
dei campioni originali nel dominio della frequenza e successiva elaborazione nel dominio
del tempo mediante interpolazione lineare.
Infine, sono state trattate le tecniche di equalizzazione per il miglioramento della qualità del segnale
riprodotto da un sistema audio. Tali approcci permettono di migliorare la qualità audio di
un sistema compensando l'effetto di equalizzazione introdotto da una stanza. In particolare, sono
stati proposti due algoritmi di equalizzazione adattativa a fase minima e un algoritmo di equalizzazione
a fase mista considerando note le risposte all'impulso dell'ambiente da equalizzare. Al fine
di verificare l'adeguatezza dei sistemi proposti, sono stati condotti degli esperimenti su segnali
acquisiti in condizioni reali
L'art. 2645 ter: atti di destinazione e meritevolezza degli interessi
Il presente studio muove dal riscontro all’interno del nostro ordinamento degli stretti limiti entro cui si muove l’autonomia privata. Con legge n. 51 del 23 febbraio 2006, è stata introdotta in tema di libertà di disposizione del patrimonio una nuova figura di negozio di destinazione che, fin dal suo esordio, ha posto problemi interpretativi ed applicativi di non poco conto dovuti ad una formulazione legislativa laconica ed imprecisa.
Ci si è concentrati, dunque, premesso un breve excursus storico, proprio sui numerosi profili di criticità legati al dettato normativo cercando di dare voce alle spesso opposte interpretazioni dottrinali che si sono dovute scontrare sul fumoso e generico testo dell’art. 2645 ter c.c.
Difatti, tutt’oggi rimangono irrisolti i seguenti interrogativi principali: se, stante la previsione del numerus clausus dei diritti reali, la novella non abbia scardinato tale principio tanto in relazione al “lato attivo” del beneficiario quanto in relazione alla “posizione passiva” del conferente il cui diritto sarebbe sottoposto ad una compressione. Ci si è chiesto se si tratti, dunque, di una nuova figura legislativa capace di creare diritti reali atipici, la cui legittimità potrebbe essere opportunamente invocata da una lettura costituzionalmente orientata della fattispecie.
Ancora ci si è soffermati, in ragione della tipicità dei patrimoni separati, sulla questione della pretesa lesione della responsabilità patrimoniale nelle destinazioni tipiche ed atipiche in apparente contrasto con l’art. 2740, secondo comma c.c, asserendo che sono
meritevoli tutti gli interessi leciti e la destinazione non reca pregiudizio ai creditori che quando lede la garanzia patrimoniale
Il richiamo della norma all’art. 1322, secondo comma, c.c., ha poi imposto di affrontare il tema della meritevolezza degli interessi e quello dell’utilità sociale, oggetto di dibattito, peraltro, riaperto in una dottrina che da sempre ha manifestato una serie di incertezze rispetto alla nozione stessa.
Connesso, inoltre, al suddetto tema è il rilievo significativo che, nella redazione di un atto di destinazione completo, assume il ruolo del Notaio al quale è deferita la valutazione degli interessi “meritevoli” nonché il compito di superare i numerosi problemi dovuti alla mancanza una disciplina finita.
Questi e molti altri gli spunti di riflessione imposti dall’articolo in esame anche in considerazione delle ripercussioni che l’utilizzo dell’istituto può avere in termini di libera circolazione dei beni e di sufficiente allocazione delle risorse economiche.
Il presente elaborato, infatti, ha tentato di valutare l’impatto sociale in termini economici derivante dall’applicazione dell’istituto, prospettandone gli scenari possibili, diversi in ragione delle molteplici risposte fornite dall’incerta formulazione della norma.
Chiariti (o meno) i termini delle questioni affrontate, non si può negare l’esistenza di una nuova disciplina sostanziale in grado di offrire un valido strumento dispositivo in materie quali i rapporti patrimoniali familiari, nello specifico gli accordi di separazione o di convivenza.
Inoltre, è stata proposta una ulteriore applicazione pratica dell’art. 2645 ter c.c. relativamente al mandato, ravvisandovi una
soluzione utile per risolvere la vecchia questione inerente al mandato senza rappresentanza ed, in particolare, alla strumentalità dell’acquisto maturato in capo al mandatario.
Inevitabile, poi, il raffronto con un istituto ………….il trust
Modularità nella progettazione: dalla robotica mobile alle reti sensoriali wireless
Recenti analisi di mercato hanno evidenziato l’importanza di attività di ricerca e sviluppo per l’introduzione di prodotti tecnologicamente avanzati sui mercati di riferimento. Tali attività si rendono necessarie per l’acquisizione di gap competitivi utili, se non indispensabili, per l’acquisizione di fette di mercato importanti allo sviluppo del ciclo di vita del prodotto. Stesse valutazioni sono state fatte, con metodologia inversa, partendo dall’ipotesi di introdurre sul mercato tecnologie consolidate in ambito di ricerca universitaria quali sono la robotica mobile e le reti sensoriali. Il risultato degli studi ha dimostrato che i relativi mercati sono in una fase di maturità che invita a forti investimenti.
Detto ciò, sebbene recenti attività di ricerca sono volte all’integrazione di reti sensoriali wireless e robotica mobile affinché si possano sfruttare a pieno le peculiarità degli uni e degli altri, al fine di migliorare le performance di localizzazione e raccolta dati distribuita, il focus di questo lavoro è orientato ad un’analisi trasversale delle due tecnologie. Il fine ultimo, come recita il titolo della tesi, è quello di analizzare procedure modulari e facilmente riutilizzabili, per lo sviluppo di sistemi complessi e articolati come lo sono quelli in esame.
La tesi inizia dunque presentando aspetti generali sulla robotica mobile, i sensori che la caratterizzano e l’architettura modulare sviluppata per la realizzazione di una soluzione applicata ad un contesto reale. Segue, con medesima linea logica, l’introduzione delle reti sensoriali e lo sviluppo di un’architettura hardware e software per l’applicazione a contesti reali di misura distribuita.
Il lavoro si conclude con un’analisi comparativa dei due ambiti di ricerca mettendo a confronto le metodologia di implementazione di soluzioni complesse, partendo da approcci di tipo modulare. L'obiettivo sarà di dimostrare come, pur operando in contesti apparentemente differenti, sia possibile adottare un approccio che si possa definire modulare valutandone i punti di forza e di debolezza