Marche Polytechnic University

ACUBO (Archivio Aperto di Ateneo)
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    1390 research outputs found

    Consumption and saving specification: a new perspective

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    La grande maggioranza della letteratura accademica su consumo e risparmio utilizza lo strumento di massimizzazione dell'utilità vincolata per determinare la scelta ottimale di risparmio, funzione di utilità che dipende dal consumo di un singolo bene omogeneo e rappresentativo dell'intero paniere domandato dal consumatore. Dall'osservazione di un dataset di famiglie italiane, osservate tra il 1991 ed il 2010, si evince che il consumo in funzione del rapporto di buffer-stock, ossia il rapporto tra ricchezza e consumo corrente, si discosta in maniera significativa da quanto implicato dalla teoria economica tradizionale: se i dati vengono opportunamente normalizzati per la numerosità del nucleo familiare e per il livello soglia di povertà, il consumo presenta bensì asimmetrie in reazione a shock di liquidità di segno opposto e non linearità tali da sollevare qualche dubbio sulla portata informativa del costrutto teorico. Tali presunte irregolarità possono essere conciliate se si arricchisce il set informativo su cui poggiano le decisioni di consumo e risparmio e si suddivide l'intervallo di valori del rapporto buffer-stock in tre opportune categorie di consumatori. Una simile specificazione delle scelte di consumo e risparmio viene discussa e implementata in un modello di simulazione computazionale ad agenti eterogenei

    Studio di materiali nanostrutturati mediante tecniche di microscopia elettronica e diffrazione di raggi X

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    Il lavoro svolto durante il Dottorato di ricerca riguarda l’applicazione di tecniche di microscopia elettronica e diffrazione di raggi X a materiali nanostrutturati. La ricerca è stata articolata su tre macroaree tematiche: materiali per l’immagazzinamento dell’idrogeno allo stato solido (film sottili e compositi), materiali per uso biomedico (biomateriali e detector) e leghe metalliche leggere. Per la prima area, film sottili di Mg puro e Mg drogato con Nb e campioni compositi di particelle di Pd e silicone, sono stati sottoposti a cicli di assorbimento/desorbimento di H2. La caratterizzazione ha mostrato che il Nb nei film sottili forma dei clusters, creando percorsi percolativi che velocizzano la reazione con H2. I compositi hanno mostrato, invece, un comportamento peculiare rispetto all’idrogeno e una propria identità scientifica, aprendo nuove prospettive applicative. Nel campo dei biomateriali è stata caratterizzata la lega Co-Cr-Mo prodotta tramite Direct Metal Laser Sintering (DMLS), al fine di ottimizzare i parametri produttivi e far luce sui fenomeni che hanno luogo nella microstruttura durante la produzione. I risultati hanno indicato che il laser induce una trasformazione martensitica atermica dalla fase da γ (fcc) alla fase ε (hcp) nella polvere metallica, producendo un intricato network di lamelle ε nella fase γ. E’ la prima volta in assoluto che viene osservato un fenomeno di questo genere in simili condizioni. Nel campo dei detector per applicazioni mediche è stata caratterizzata una serie di cristalli scintillatori LYSO (detector per la PET). Questo lavoro ha permesso di chiarire la microstruttura e legare la produzione di luce alle caratteristiche strutturali di tali cristalli. Nel campo delle leghe metalliche leggere per impieghi aereonautici, è stata affrontata la caratterizzazione strutturale della lega AZ31B saldata per Friction Stir Welding (FSW) e della lega di allumino 2219, sottoposta ad Equal Channel Angular Pressing (ECAP)

    Analisi di microscala della risorsa eolica: dall’approccio sperimentale alla modellazione numerica

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    Lo studio dei flussi ambientali può essere effettuato direttamente con l’utilizzo di torri strumentate o di particolari sonde, tuttavia questo approccio risulta nella maggior parte dei casi irrealizzabile o comunque eccessivamente costoso. L’obiettivo del lavoro è valutare le potenzialità dell’approccio sperimentale in galleria del vento e della modellazione numerica, che rappresentano le soluzioni alternative alla misura in-situ dei flussi ambientali. L’approccio sperimentale è stato condotto nella galleria del vento ambientale dell’Università Politecnica delle Marche; la camera di prova lunga 9 m, non permette il naturale sviluppo dello strato limite e necessita di sistemi particolari per la simulazione dello strato limite atmosferico o Atmospheric Boundary Layer (ABL). Le misure anemometriche hanno permesso di valutare l’efficienza della configurazione composta da una fetch di elementi di rugosità, tre generatori di turbolenza di Counihan ed una barriera trapezoidale. Le analisi di pressione e l’indagine PIV hanno evidenziato le qualità aerodinamiche dei generatori di Counihan che li rendono particolarmente adatti per la generazione del corretto profilo di turbolenza e hanno evidenziato l’efficacia della barriera con le appendici trapezoidali. Le prestazione di differenti modelli di turbolenza Reynolds Averaged Navier- Stokes (RANS) sono state valutate attraverso diversi codici CFD su test cases ambientali sia 3D che 2D. I risultati ottenuti hanno messo in luce l’estrema sensibilità rispetto alla parametrizzazione della turbolenza. Infine come caso applicativo è stato scelto un quartiere di Ancona caratterizzato da una complessa orografia del terreno. Misure sperimentali in galleria del vento sul modello in scala e simulazioni numeriche hanno mostrato l’interazione del vento sia con l’orografia del terreno sia con l’ambiente costruito, che modifica in maniera sostanziale il flusso rispetto a quello calcolato nelle preliminari analisi di mesoscala. Dal confronto dei risultati numerici e sperimentali si evidenzia la stretta dipendenza rispetto ai parametri di scala

    Design of an onboard auxiliary power and desalination unit powered by a stirling engine

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    A partire dalla crescente richiesta di maggiori prestazioni e comfort a bordo delle imbarcazioni da diporto, è stato studiato e realizzato un innovativo sistema integrato per la produzione di energia elettrica ed acqua dolce. Il prototipo, che si inserisce nel filone della micro cogenerazione distribuita, prevede l'utilizzo di un motore Stirling da 1 kWe, il cui calore di risulta è utilizzato per la produzione di circa 150 l/giorno di acqua dolce per mezzo di un impianto di dissalazione termica a singolo effetto. Di tale impianto sono state inizialmente valutati la fattibilità tecnica, le caratteristiche e le prestazioni conseguibili. In seguito, studi teorici e codici di calcolo hanno portato alla definizione della configurazione finale del prototipo funzionante. A questo punto, è stata avviata la fase di caratterizzazione e di valutazione delle prestazioni effettive in comparazione con sistemi di dissalazione a membrana già in commercio. In generale, l'analisi sperimentale ha dimostrato una ottima corrispondenza delle prestazioni reali con quelle preventivate dagli studi teorici. In particolare, ai carichi nominali (@50°C) l'impianto termico ha presentato una producibilità di acqua dolce di circa 7 l/h ed una potenza termica di scambio all’evaporatore superiore a quella di progetto (5 kWt). L’analisi sperimentale, inoltre, ha contribuito alla comprensione di numerose interconnessioni tra i diversi parametri di processo. In accordo con quanto preventivato, la produzione di acqua dolce è risultata fortemente dipendente dal contenuto salino dell’acqua trattata e dalla differenza di temperatura tra il fluido termovettore caldo e l’acqua salata nel serbatoio evaporatore. Tuttavia, anche alle condizioni operative più severe l’impianto ha raggiunto prestazioni molto interessanti. In aggiunta, l’apparato ha dimostrato una risposta eccellente a potenze termiche d’ingresso variabili nel tempo, confermando l’opportunità di funzionare alimentato anche da forme differenti di calore di scarto

    La tutela brevettuale dell’innovazione biotecnologica. Privatizzazione della conoscenza nel settore della ricerca e dello sviluppo

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    Il legame appropriazione-innovazione che ha, da sempre, rappresentato la giustificazione economica delle privative industriali è entrato in crisi con la tutela del vivente oggetto delle invenzioni biotecnologie; queste ultime rappresentano una delle tappe di svolta della storia moderna del sistema brevettuale, profondamente cambiato anche per effetto della celebre decisione “anything under the sun that is made by mann” pronunciata dalla Corte Suprema degli Stati Uniti nel 1980. La rivoluzione brevettuale è frutto del progressivo mutamento dell’obiettivo da tutelare. I diritti di proprietà intellettuale, destinati originariamente a promuovere l’innovazione tecnica e l’espressione artistica, riguardano, nella loro attuale configurazione, la tutela della conoscenza in quanto tale; rappresentano efficaci strumenti di assoggettamento alla logica proprietaria di aree di conoscenza pura, piuttosto che della sua dimensione applicativa, attraverso i quali possono essere recuperati gli ingenti investimenti connessi alla ricerca biotecnologica. Se l’estensione delle privative garantisce, per un verso, il progredire della ricerca, da cui nascono importanti risorse (si pensi, in particolare, a quelle farmacologiche), dall’altro il fenomeno rischia di ridurre eccessivamente gli spazi di libero accesso ai beni immateriali con conseguenti possibili costi in termini sociali. In un’economia dove si assiste ad una crescente privatizzazione della conoscenza, si riflette sull’esigenza di rivedere i regimi di stimolo all’innovazione impiegando, a tal fine, la categoria dei beni comuni ed i modelli d’interazione di natura cooperativa; in un sistema che garantisca l’accesso alla giustizia e permetta di configurare gli interessi oppositivi in termini di pretese costituzionalmente garantite, valorizzando quindi i diritti fondamentali nella loro funzione di apertura delle sfere d’esclusiva, anche il circuito giurisdizionale potrà offrire un valido canale di emersione del retroterra non proprietario, congiunturalmente al (o in supplenza del) tradizionale processo politico

    Le relazioni sindacali dopo il "Caso Fiat"

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    La tesi di dottorato “Le relazioni sindacali dopo il “Caso Fiat” analizza la vicenda contrattuale che ha condotto alla stipulazione degli accordi aziendali separati negli stabilimenti Fiat di Pomigliano e Mirafiori nel 2010, considerati da molti osservatori come una vera rivoluzione nel sistema di relazioni sindacali. Fiat, infatti, uscendo da Confindustria, ha creato con gli accordi aziendali in esame un ambiente giuridico in cui l’unica norma applicabile è l’accordo stesso ed ha inteso escludere la Fiom (non firmataria degli accordi) dalla possibilità di costituire RSA invocando l’interpretazione letterale dell’art. 19 St. Lav. La ricerca prosegue analizzando la recente evoluzione del sistema di relazioni sindacali dopo il “caso Fiat” tra tentativi di ricomposizione (Accordo interconfederale del 28 giugno 2011 e Protocollo del 31 maggio 2013) in cui si è ritrovata una sostanziale unità di azione delle sigle sindacali e si sono definiti elementi fondamentali (misurazione della rappresentatività delle sigle sindacali, l’efficacia generale degli accordi aziendali, derogabilità del CCNL da parte dei contratti aziendali) e tentativi di destrutturazione del sistema (in particolare l’art. 8 della l. 148/2011 che introduce la possibilità per gli accordi aziendali di derogare non solo al CCNL ma addirittura alla legge e interviene a gamba tesa sul difficile equilibrio raggiunto dalle parti con l’accordo del 28 giugno 2011). Infine vengono prospettate le possibili caratteristiche di un nuovo sistema di relazioni sindacali che coniughi le esigenze di competitività delle imprese e il rilancio economico del sistema Paese con la necessità di preservare un quadro di regole stabile. Tale possibile nuovo sistema di relazioni sindacali passa per la valorizzazione dell’Accordo Interconfederale del 28 giugno 2011 e del Protocollo del 31 maggio 2013 con l’iniezione di forti elementi di partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa

    Dynamic behaviour of deep foundations with inclined piles

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    In questo lavoro di tesi viene presentato un modello per lo studio di fondazioni con pali inclinati. La formulazione analitica è sviluppata nel dominio delle frequenze, assumendo che i pali ed il terreno abbiano un comportamento lineare; in particolare si ipotizza che il terreno sia costituito da layer orizzontali viscoelastici, ed i pali da travi di Eulero-Bernoulli. Si ipotizza la compatibilità degli spostamenti dei pali e del terreno nell'ipotesi che non vi siano gaps durante il moto. L'interazione palo-terreno-palo e lo smorzamento per radiazione sono inclusi attraverso l'uso di funzioni elastodinamiche di Green. Le equazioni di equilibrio sono derivate in forma debole attraverso il principio di Lagrange D’Alembert, e la soluzione è stata ottenuta numericamente attraverso l'uso di una formulazione agli elementi finiti. La presenza della zattera rigida in testa ai pali è stata introdotta attraverso un vincolo cinematico. La formulazione è stata semplificata introducendo l'ipotesi di Baranov schematizzando il terreno come un mezzo costituito da layer orizzontali indipendenti tra loro e utilizzando espressioni disponibili in letteratura (funzioni di Green) per descrivere il comportamento dinamico di ogni layer. Il modello permette di valutare la risposta cinematica di una palificata costituita da un numero generico di pali, con geometria ed inclinazione anch'essi generici. In particolare il modello fornisce il moto di fondazione (foundation input motion) e le sollecitazioni nei pali, per il passaggio delle onde sismiche nel terreno; queste ultime possono essere calcolate attraverso una analisi di risposta locale monodimensionale o spaziale (2D e 3D) che tenga conto della reale stratigrafia del deposito. Inoltre la condensazione dei gradi di libertà nel vincolo rigido della zattera permette di ottenere direttamente le funzioni di impedenza dinamica del sitema terrenofondazione; queste possono essere utilizzate insieme al moto di fondazione per eseguire analisi di interazione terreno-struttura mediante un approccio per sottostrutture. Il comportamento non lineare del terreno può essere incluso attraverso un approccio lineare equivalente, calibrando rigidezza e smorzamento del terreno coerentemente con il livello di deformazione raggiunto durante il moto. La validazione del modello è stata eseguita attraverso analisi accurate, confrontando i risultati del modello, in termini di impedenze dinamiche, parametri di risposta cinematica e sollecitazioni nei pali, con quelli ottenuti da modellazione 3D agli elementi finiti o da modelli numerici più rigorosi disponibili in letteratura. Il modello si è rilevato capace di cogliere la risposta orizzontale, verticale, rotazionale e rototraslazionale di fondazioni con pali inclinati. Inoltre la risposta cinematica del sistema terreno-fondazione e le sollecitazioni cinematiche nei pali, dovute alle propagazione delle onde sismiche, sono colte con accurata precisione. In ultimo, al fine di dimostrare la versatilità del modello per affrontare analisi di interazione terreno struttura, è presentato un caso studio di una pila da ponte supportata da una fondazione su 4 pali inclinati

    Effetto carcinogenico delle polveri di legno: riparo del DNA e mutazioni EGFR/HRAS

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    Sulla base di studi epidemiologici, le polveri di legno, con particolare riferimento a quelle di legno duro, sono classificate dallo IARC come cancerogene certe per l’uomo. E’ stato ipotizzato che una lunga permanenza delle polveri di legno inspirate e depositate nei vari tratti dell’apparato respiratorio possa innescare meccanismi infiammatori e tossici che, a lungo termine, potrebbero predisporre la cellula ad una trasformazione maligna. Ad oggi, i meccanismi molecolari alla base della cancerogenicità delle polveri di legno sono ancora sconosciuti. Obiettivo dello studio è investigare il potenziale cancerogeno di due polveri di legno duro (Rovere, Padouk) e due polveri di legno morbido (Abete, Pino). I risultati ottenuti mostrano che le polveri agiscono inducendo un danno ossidativo mediato da ROS che provoca l’accumulo di basi puriniche e pirimidiche ossidate. Le lesioni accumulate sono associate ad un cambiamento fenotipico della cellula che acquista la capacità di crescere in maniera ancoraggio-indipendente. Le cellule trasformate dalla lunga esposizione alle diverse polveri presentano un’alterazione mitocondriale ed un aumentato numero di autofagosomi, nonché un’aumentata capacità replicativa. La principale caratteristica delle cellule trasformate è una sottoespressione del gene dell’OGG1 che impedisce il riparo della principale base mutagenica (siti FPG) prodotta dai ROS. La cancerogenicità delle polveri di legno sembra coinvolgere anche la via metabolica dell’EGFR: tutte le cellule trasformate presentano una delezione nell’esone 19 del gene dell’EGFR (c.2236_2250del15) ed una sostituzione nell’esone 1 del gene dell’HRAS (35G>A). Sebbene la magnitudo dell’effetto prodotto sia differente, i risultati ottenuti mostrano che le diverse polveri di legno agiscano con meccanismi comuni di cancerogenicità, indistintamente dalla loro classificazione come legno duro o morbido

    Qualità dell'olio extravergine di oliva in funzione delle condizioni di gramolatura

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    L’elevato valore salutistico dell’olio vergine di oliva (VOO), testimoniato da numerose fonti bibliografiche, è fortemente correlato al sostanziale contenuto di antiossidanti fenolici, appartenenti alla categoria dei composti minori polari (CMP). I composti fenolici contribuiscono alla stabilità del VOO nel tempo, ne determinano le peculiari caratteristiche di amaro e di piccante e prevengono patologie cronico-degenerative. Nell’ambito del processo di estrazione, la fase di gramolatura esercita un’importante influenza nella determinazione del profilo fenil-secoiridoide. Diversi studi suggeriscono come, durante questa fase, variazioni dei parametri tempo e temperatura producano effetti significativi nel bagaglio antiossidante idrofilo del VOO. Durante i primi due anni di Dottorato sono state valutate soluzioni e possibilità tecnologiche relative alle fasi di pre-gramolatura e gramolatura, concepite nell’ottica di incrementare il quantitativo fenolico. I campioni di VOO oggetto delle sperimentazioni sono stati monitorati nell’ambito del primo anno di conservazione, focalizzando l’attenzione sul profilo fenolico, sulla stabilità ossidativa e sui parametri di qualità. E’ emerso che il profilo fenolico risulta per lo più influenzato dalla temperatura piuttosto che dal tempo di gramolatura. In particolare dai 38 °C, il binomio “temperatura di estrazione/qualità dell’olio” rappresenta un equilibrio vulnerabile entro cui innalzamenti di temperatura determinano scadimenti qualitativi. Infine l’attività di ricerca relativa al terzo anno ha riguardato il confronto di differenti tecniche cromatografiche (HPLC-DAD/ESI-MS2, HPLC-TIS-MS, GC-TOF-MS e GCxGC-TOF-MS) nello studio dei CMP, nonché l’ideazione e l’applicazione di un nuovo metodo identificativo basato su processi di filtrazione, selezione dei target di interesse e calcolo degli indici di ritenzione. Se tale approccio sarà ulteriormente confermato, potrà rappresentare un valido aiuto per analisi di screening, soprattutto in matrici complesse

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