Marche Polytechnic University

ACUBO (Archivio Aperto di Ateneo)
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    Il fenomeno dell'Interlocking directorates nelle banche quotate italiane

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    La tesi di dottorato ha per oggetto lo studio del cumulo degli incarichi tra gli amministratori delle banche italiane quotate: l’interlocking directorates. Lo studio si divide in una parte teorica e una parte empirica. Nella sezione teorica si analizzano l’evoluzione nel tempo e nello spazio del modello dei legami, le determinanti, gli effetti sulla realtà d’impresa del fenomeno; si esaminano i principali approcci che emergono dalla letteratura dell’interlocking: il modello della dipendenza delle risorse, il modello della coesione di classe, il modello del controllo bancario e la teoria dell’egemonia finanziaria. Tali teorie sono state studiate nelle più generali impostazioni dottrinali della corporate governance – teoria dell’agenzia, teoria degli stakeholder, stewardship theory - e sono state ricollegate alle principali teorie d’azienda. Nella sezione empirica si indaga la struttura degli interlocks degli amministratori delle 18 banche italiane quotate al 2011, impiegando la metodologia della Social Network Analysis. Il calcolo degli indici strutturali e posizionali consentono di individuare quali siano i principali attori della rete; nei vari gruppi di imprese esaminati - le banche, le società quotate, le società finanziarie, le società con sede all’estero - essi risultano diversi. Sono state elaborate, poi, statistiche descrittive: cumulatio ratio, quota di multiple director, numero di incarichi per classi di ampiezza. Oltre a questo approccio quantitativo, è stato proposto un approccio qualitativo: si identificano quali società e quali amministratori sono interessati ai legami; inoltre, si individuano i big linkers. La ricerca conferma il modello e la tendenza emerse in altri studi; i risultati riscontrano la validità di alcune teorie di interlocking. 2 Infine, la recente normativa che vieta gli interlocking nel settore del credito, assicurativo e finanziario ha comportato il venire meno dei legami di interlocking esistenti tra le banche quotate

    Impatto dell’acidificazione oceanica sulle comunità microbiche e i processi biogeochimici marini

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    Si conosce ancora poco riguardo la risposta delle comunità microbiche eterotrofe marine all’acidificazione oceanica e le conseguenze sulle reti trofiche e i cicli biogeochimici negli oceani. La maggior parte delle nostre conoscenze derivano da esperimenti manipolativi a breve termine. Studi in situ di aree caratterizzate da naturali variazioni di pH, possono aiutare a comprendere gli effetti dell’acidificazione oceanica a livello ecosistemico, prendendo in considerazione le complesse interazioni microbiche esistenti in ambienti naturali. In questo studio abbiamo investigato gli effetti dell’acidificazione oceanica sulla struttura e il funzionamento delle reti trofiche microbiche pelagiche e bentoniche e dei cicli biogeochimici in due aree costiere del Mediterraneo, caratterizzate da naturali condizioni di acidificazione, paragonabili agli scenari futuri previsti per l’anno 2100 e 2500. A Presidiana (Sicilia) la naturale acidificazione era dovuta ad un input terrestre di acque a bassa salinità, nell’isola di Ischia era associata all’attività di vents vulcanici. I nostri risultati hanno mostrato che le condizioni di acidificazione causavano nei sedimenti un aumento della biomassa algale e delle attività enzimatiche extracellulari, con conseguente diminuzione del contenuto di materia organica a valori estremi di pH (<7). Bassi valori di pH in acqua causavano una riduzione della biomassa fitoplanctonica e della materia organica particellata e, associati a bassi valori di salinità, avevano un effetto negativo sulle attività enzimatiche extracellulari. Tuttavia in entrambi i sistemi investigati, valori di pH attesi per il 2100 hanno mostrato un significativo impatto su procarioti e virus pelagici e bentonici e sulle loro interazioni, causando un aumento della produzione virale e della mortalità procariotica indotta dai virus. L’infezione virale era favorita ulteriormente dall’aumento dell’attività enzimatica specifica delle singole cellule procariotiche. Al maggiore impatto virale era associato anche un cambiamento nella composizione di comunità batteriche e una diminuzione di diversità. Riduzioni estreme di pH sono risultate invece sfavorevoli alle attività virali influenzando negativamente le interazioni virus-procarioti e riducendo la pressione virale sulle comunità microbiche

    Ottimizzazione energetica, tecnico – costruttiva ed economica di interventi di retrofit di edifici esistenti isolati e multipiano: valutazione sperimentale e analitica

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    L’intervento sul patrimonio edilizio esistente rappresenta una grande potenzialità di risparmio energetico per il nostro paese dove gran parte degli involucri sono privi di coibentazione termica o provvisti di spessori ridotti. Le normative sul risparmio energetico sviluppate nel corso degli ultimi anni hanno determinato, sia negli edifici nuovi che nel retrofit degli esistenti, l’introduzione di spessori notevoli di coibente posti indifferentemente esternamente o internamente senza considerare gli effetti su comfort e consumi estivi. Di recente la Direttiva Europea 2012/27/EU ha sottolineato l’importanza di riferirsi al clima locale considerando anche comfort interno e costo globale degli interventi per la definizione di soluzioni ottimali. La presente ricerca si propone quindi di individuare e definire fino al dettaglio costruttivo ed economico la tecnologia di coibentazione termica più adatta in un clima mediterraneo per edifici singoli e plurifamiliari tipici dell’edilizia locale. Nel primo caso lo studio ha riguardato uno studio sperimentale su un edificio isolato (caratterizzato da pareti a diversa inerzia) e una fase analitica con simulazioni termiche dinamiche (EnergyPlus) per valutare l’incidenza di diversi interventi di retrofit ed estendere lo studio a pareti di nuova realizzazione. Gli interventi sono stati confrontati dal punto di vista di comfort, risparmio energetico e costo globale. Lo studio ha permesso di dimostrare come l’intervento migliore sia l’introduzione di un coibente sul lato esterno dell’involucro lasciando un’adiacente intercapedine d’aria alternativamente sigillata in inverno e ventilata in fase estiva, permettendo così all’involucro massivo di mantenere il suo comportamento dinamico stagionale. Questa tecnologia può essere vantaggiosamente utilizzata sia sulle pareti che in copertura. Del sistema brevettato vengono presentati dettagli e immagini di prototipi realizzati. Nel secondo caso lo studio è stato condotto su un edificio costruito nel 1982 adottando un involucro verticale con pannelli prefabbricati di cemento e isolante in lana di vetro sul lato interno. La ricerca ha incluso le seguenti fasi: test di laboratorio su campioni di materiale isolante per quantificare i cambiamenti morfologici, chimici e fisici del materiale; un’approfondita fase di monitoraggio in opera per analizzare le reali prestazioni termiche dell’involucro, le condizioni di comfort e i consumi; simulazioni termiche in regime dinamico per valutare l’impatto di differenti scenari di retrofit confrontati dal punto di vista di comfort, risparmio energetico e costo globale. I risultati mostrano che l’isolante in fibra di vetro presenta una parziale cristallizzazione e un invecchiamento con conseguente peggioramento del 5 – 10% della trasmittanza termica della parete; la posizione e l’esposizione influenza le modalità d’uso degli alloggi (ventilazione naturale, accensione del riscaldamento) incidendo così sia sul comfort che sui consumi ai vari piani. L’intervento di retrofit migliore è risultato essere quello che prevede l’applicazione del coibente sul lato esterno delle pareti interponendo un’intercapedine ventilata in fase estiva e il mantenimento dell’isolante esistente sul lato interno. Della soluzione risultata migliore vengono presentati dettagli costruttivi

    Teaching Practice and Learning Design: a Reflective Model for Professional Growth

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    Il crescente utilizzo delle tecnologie in educazione e il mancato raggiungimento dei risultati attesi hanno portato l’attenzione sulla progettazione didattica al fine di favorire risultati educativi migliori e un più proficuo uso delle tecnologie. La progettazione didattica è un’attività complessa che richiede un cospicuo numero di competenze. Negli ultimi anni le ricerche del settore hanno portato allo sviluppo di numerosi modelli e software per supportare la pratica di design, ma, nonostante gli sforzi, la diffusione tra i docenti risulta limitata. Questa tesi di ricerca si inserisce nel campo del Learning Design (LD) e dello sviluppo di competenze e professionalità dei docenti. Obiettivo principale è affrontare il problema della comprensione e della diffusione del LD tra i docenti non specialisti in progettazione didattica e di sviluppare delle soluzioni che possano facilitare il processo di progettazione e promuovere lo scambio di progetti didattici e lo sviluppo professionale dei docenti. Ispirandosi all’approccio suggerito dall’Educational Design Research, la ricerca è stata svolta in collaborazione con un gruppo di docenti d’italiano come lingua seconda/straniera provenienti da diversi paesi. Collaborando a distanza tramite un sito web sviluppato per il progetto, i docenti hanno partecipato attivamente attraverso pratiche di progettazione semio-partecipative che hanno permesso una maggior comprensione dell’uso, delle aspettative e del significato da loro attribuito alla progettazione didattica. I principali risultati di questo percorso di ricerca sono scaturiti nella definizione di un approccio alla progettazione didattica basato sull’epistemologia della pratica e all’implementazione di LEDITA (LEarning Design for ITAlian language), una web application per la creazione, la modifica, la condivisione e il riuso di progetti. Il processo di progettazione proposto con LEDITA attiva un doppio ciclo di riflessione. Il primo, durante la fase di design, permette lo sviluppo di competenze e la crescita professionale tramite la riflessione-inazione e l’ampliamento del repertorio didattico. Il secondo, per mezzo della condivisione e dell’adattamento di un progetto a un nuovo contesto, favorisce la riflessione-sull’azione e la revisione critica della professionalità docente. Tali risultati sono, infine, stati validati da analisi esploratorie che hanno rivelato buoni livelli di usabilità e di comprensione da parte di docenti non specializzati in design

    Le partnership pubblico-privato nel sistema sanitario italiano: aspetti istituzionali e caratteri organizzativi

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    La tesi ha ad oggetto lo studio delle partnership pubblico-privato in sanità. Il primo capitolo della tesi offre una panoramica introduttiva sul management pubblico, con particolare riferimento alla distinzione fra aziende private e aziende pubbliche. Queste ultime realtà sono interpretate in una dimensione storica e sono individuati tre principali filoni di orientamento nella gestione della “cosa pubblica”: il modello di Traditional Administration, il modello di New Public Management e il modello di New Public Governance. Il secondo capitolo ha come focus d’analisi il settore sanitario, esaminato nelle sue specificità organizzative, le quali sono interpretate nell’ottica dell’approccio di New Public Governance, che promuove la collaborazione fra realtà pubbliche e private. Il capitolo si conclude con una panoramica del percorso di riforme della sanità italiana. Il terzo esamina alcuni antecedenti teorici di matrice organizzativa sul concetto di network e propone lo studio delle dimensioni di rete ritenute più critiche nelle collaborazioni fra pubblico e privato in sanità: la partner variety, la definizione degli obiettivi, l’analisi delle interdipendenze, i meccanismi di coordinamento. Il quarto capitolo affronta il tema delle partnership pubblico-privato nella letteratura internazionale, distinguendo le partnership contrattuali dalle partnership istituzionali. Il capitolo presenta quindi la realtà delle partnership pubblico-privato nel contesto nazionale, con attenzione alle forme contrattuali che esse assumono e agli aspetti di interesse negli studi aziendali ed organizzativi. Il quinto capitolo descrive i risultati di un’indagine empirica che riguarda lo studio delle partnership pubblico-privato stabilizzate in Italia. Il metodo d’indagine scelto, il questionario, è motivato nell’ambito del tema di ricerca svolto. Il capitolo si chiude con alcune riflessioni sul potenziale e sui possibili sviluppi delle partnership in Italia

    Costruzioni storiche in muratura: analisi della vulnerabilità sismica dalla scala urbana all'edificio e progettazione degli interventi. Il caso della Provincia di Ancona

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    Gli eventi sismici significativi che hanno colpito la nostra penisola, hanno evidenziato l’elevata vulnerabilità sismica del patrimonio architettonico italiano, caratterizzato da costruzioni in muratura di grande valore storico e artistico. Il patrimonio edilizio, tramandato nei secoli e portatore dell’identità dei nostri luoghi, merita di essere preservato con attenzione e precauzione al fine di salvaguardare il portato di informazioni che contiene e garantire la sicurezza delle persone di fronte a eventi calamitosi come i terremoti. È proprio a tale scopo che questa tesi si propone di indicare una procedura consequenziale ben definita per una corretta prevenzione. Il primo passo è quello di individuare, all’interno di un campione, i centri storici più a rischio (fase 1: valutazione a scala urbana); all’interno di quest’ultimi il passo successivo è quello di individuare, quali sono gli aggregati edilizi più vulnerabili e quindi meritevoli di attenzioni maggiori (fase 2: valutazione a scala aggregato). Questo permette di individuare all’interno dei centri storici zone dell’edificato con maggior criticità e le Amministrazioni Pubbliche possono di conseguenza convogliare su di esse le risorse per indagare sulla vulnerabilità degli edifici in muratura mediante analisi strutturali dettagliate e per intervenire al fine di ridurre o eliminare le vulnerabilità riscontrate. Esperienze del passato hanno mostrato come gli edifici storici in muratura sotto l’azione sismica tendono a discretizzarsi per parti ben distinte (macroelementi): pertanto l’approccio utilizzato in questa tesi è proprio quello di rappresentare e analizzare il comportamento strutturale dei singoli edifici, nei confronti delle azioni sismiche, mediante analisi per meccanismi locali di collasso. Con questo stesso approccio è poi stata affrontata la problematica del dimensionamento degli interventi al fine di ottenere un miglior comportamento e una maggior sicurezza della fabbrica storica nei confronti del sisma (fase 3: valutazione a scala edificio). A conclusione della ricerca è stato implementato un metodo per la creazione di mappe di isorischio degli aggregati edilizi visualizzando uno scenario di danno atteso, derivante dalla vulnerabilità sismica dell’edificato e dalla pericolosità sismica locale

    Seismic design of innovative hybrid coupled shear walls (HCSW)

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    Negli ultimi decenni del Secolo scorso i sistemi ibridi acciaio calcestruzzo sono stati oggetto di numerosi studi da parte della comunità scientifica internazionale. La possibilità di accoppiare, in elementi resistenti distinti, materiali con caratteristiche così differenti e complementari ha affascinato numerosi progettisti. Gli studi, le sperimentazioni eseguite e le realizzazioni presenti hanno messo in luce le enormi potenzialità di tali sistemi, ancora non diffusamente presenti nei più famosi codici internazionali. Tale lavoro, partendo dallo studio dello stato dell’arte di questi sistemi, che ingloba configurazioni strutturali anche molto differenti tra loro, vuole presentare un sistema ibrido a carattere fortemente innovativo, definito attraverso l’acronimo HCSW (Hybrid Coupled Shear Walls). Nei sistemi in esame il concetto di ibrido si esplica su un duplice livello: il sistema deputato a fronteggiare i carichi statici è costituito da una serie di telai piani in acciaio, mentre l’azione sismica è interamente affidata ad un sistema di controvento ibrido costituito da un setto in cemento armato che fornisce resistenza e rigidezza e da link in acciaio sui quali si concentra la richiesta di plsticità. La scelta di usare per questi elementi il termine “link” deriva dallo studio dei controventi eccentrici in acciaio, alla luce dei numerosi punti di contatto con questi sistemi che nel corso della trattazione verranno di volta in volta evidenziati. La progettazione dei link costituisce il cuore della trattazione ed è svolta seguendo due approcci, uno di tipo “elastic-oriented” che controlla ciò che succede in campo elastico e uno “plastic oriented” che, partendo da una condizione limite, svolge il progetto in campo plastico. Le analisi lineari e non lineari, statiche e dinamiche, sono svolte su un caso studio semplice, che consente un’immediata interpretazione dei risultati ottenuti

    Innovative methods for modelling and design of compression drivers

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    Le moderne attività produttive, essendo legate alle esigenze del mercato, sonocostantemente soggette a richieste di elevata qualità e tempi di produzione brevi. Un buon progetto deve necessariamente tenere conto di questi aspetti; di conseguenza il lavoro del progettista diventa sempre più difficile. Per questo motivo, in molti settori si stanno diffondendo tool avanzati di supporto alla progettazione. Il progetto di altoparlanti è un’operazione estremamente complessa, dal momento che coinvolge diversi domini fisici che non possono essere ignorati se si vuole ottenere una data risposta. Purtroppo, non è sempre possibile trovare una formulazione matematica in grado di modellare correttamente il funzionamento del driver a compressione; anche per questo motivo tool specifici per il progetto di driver non sono diffusi. Pensando a questo contesto, in questa tesi viene presentata una analisi completa degli aspetti riguardanti la progettazione di driver a compressione. Per prima cosa vengono analizzati i fenomeni che influiscono sulla risposta in frequenza del driver, che solitamente deve essere efficiente e regolare su tutto lo spettro. Poichè modelli matematici validi non sono sempre disponibili, è stato ritenuto opportuno impiegare tecniche di analisi più avanzate. L’utilizzo di simulatori è un approccio molto comune oramai in molti settori dell’ingegneria, grazie anche alla potenza di calcolo dei moderni calcolatori e alla diffusione di pacchetti sofware commerciali completi. La maggior parte di questi programmi è basata sul metodo ad elementi finiti (FEM), che è una tecnica molto diffusa per la soluzione di sistemi di equazioni alle derivate parziali. Il funzionamento dei driver a compressione può essere descritto solo attraverso un’insieme di domini fisici differenti, che comprende non solo l’acustica, ma anche la meccanica e l’elettromagnetismo. Per questo motivo sono necessari simulatori specifici, comunemente chiamati multifisici, in grado di gestire l’interazione tra fisiche diverse. La precisione dei risultati ottenuti dal FEM può inoltre essere sfruttata per ottimizzare il flusso di progetto del driver, permettendo così di migliorare la qualità del prodotto e di ridurre i tempi di realizzazione. Nello specifico dei metodi di ottimizzazione avanzati possono essere impiegati per analizzare i risultati delle simulazioni e individuare una configurazione ottimale per i parametri di progetto del driver, in relazione ad una data funzione di valutazione. Sulla base di questa idea, in questa tesi viene presentato un tool completo di supi porto alla progettazione dei driver a compressione. L’approccio proposto si basa sull’applicazione di un algoritmo di ottimizzazione evolutivo sui risultati ottenuti dalla simulazione del driver tramite un programma FEM multifisico. A seconda della particolare funzione di ottimizzazione scelta, si può decidere su quali aspetti del driver intervenire con maggiore efficacia. Quasi tutte le grandezze geometriche e fisiche coinvolte nel funzionamento del driver possono essere incluse nel modello FEM e utilizzate come variabili di progetto. La metodologia presentata è stata valutata su driver reali e in condizioni di utilizzo differenti, mostrando di riuscire a migliorare la qualità della risposta in frequenza del driver, senza necessità di particolari conoscenze a priori, e senza bisogno di essere supervisionata da un operatore. Un altro aspetto molto importante per comprendere a fondo i driver a compressione è lo studio dei comportamenti non lineari. Il driver infatti, a causa delle sue ridotte dimensioni, presenta nonlinearità specifiche che non sono presenti negli altoparlanti tradizionali. La corretta identificazione di queste nonlinearità è fondamentale, dato che permette di valutare difetti nel processo di fabbricazione o nel progetto. Inoltre, la conoscenza di un modello nonlineare plausibile permette l’applicazione di tecniche di linearizzazione della risposta, in grado di ridurre il livello di distorsione. Sono stati presentati tre metodi differenti, sia statici che adattativi, per l’identificazione di sistemi nonlineari. Il primo si basa sulla tecnica della convoluzione dinamica e sfrutta la decomposizione in componenti principali per aumentare l’efficienza dell’algoritmo. Le altre due tecniche sono adattative e utilizzano, per la modellazione del sistema non lineare incognito, rispettivamente le proprietà di particolari polinomi ortogonali e delle spline cubiche. Tutti gli algoritmi sono infine stati testati e comparati con altri metodi già presenti in letteratura

    Identificazione dell'enzima Nicotinamide N-Metiltrasferasi quale marker molecolare del carcinoma polmonare non a piccole cellule

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    Il carcinoma polmonare rappresenta la neoplasia più diffusa a livello mondiale e la principale causa di morte per cancro. L’aumento del tasso di sopravvivenza dei pazienti affetti da tale patologia è affidato ai progressi compiuti in campo chirurgico e terapeutico, nonché all’identificazione di nuovi marcatori per una diagnosi precoce. Oggetto del presente lavoro di ricerca è l’enzima nicotinamide N-metiltrasferasi (NNMT). I livelli di espressione dell’NNMT sono stati valutati nel tessuto polmonare tumorale e nel tessuto peritumorale prossimo e lontano, rispetto al margine della neoplasia, di 36 pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) mediante Real-Time PCR, Western blot, analisi immunoistochimica e saggio di attività catalitica. Allo scopo di esplorare il coinvolgimento dell’NNMT nel metabolismo della cellula tumorale, è stato effettuato il silenziamento dell’NNMT mediante l’impiego di plasmidi codificanti shRNA ed è stato valutato l’effetto di tale downregolazione sulla proliferazione cellulare e sul potenziale tumorigenico della linea cellulare di carcinoma polmonare A549. I risultati ottenuti evidenziano un aumento dell’espressione dell’NNMT (mRNA e proteina) nel tessuto tumorale rispetto al tessuto peritumorale prossimo e lontano dal margine della neoplasia. Inoltre, il tessuto tumorale mostra livelli di attività specifica significativamente più elevati rispetto al tessuto peritumorale prossimo e lontano dalla neoplasia. In particolare, il tessuto polmonare peritumorale, sia prossimo che lontano dal margine della neoplasia dei casi sfavorevoli (N+), mostra livelli di attività nicotinamide N-metiltrasferasica più elevati rispetto a quelli rilevabili a carico degli stessi tessuti relativi ai casi favorevoli (N0), suggerendo che a livello molecolare il tessuto peritumorale dei casi sfavorevoli (N+) si trova in una fase, seppur estremamente precoce, della trasformazione neoplastica. Il silenziamento dell’NNMT ha determinato una diminuzione significativa della proliferazione cellulare e della capacità di formare colonie in assenza di adesione al substrato. I dati riportati nel presente lavoro indicano che l’NNMT rappresenta un marcatore molecolare del carcinoma polmonare non a piccole cellule e supportano l’ipotesi secondo la quale esso possa svolgere un ruolo importante nella crescita del tumore e nell’invasione neoplastica. Successivi studi saranno rivolti a chiarire se l’NNMT possa rappresentare un potenziale bersaglio di una terapia antineoplastica

    Disuguaglianze nella qualità dell'assistenza alla popolazione adulta con diabete mellito della Regione Marche: lo studio AEQUITAS

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    Il diabete è uno dei principali problemi di salute pubblica internazionale. La letteratura riporta la presenza di disuguaglianze di salute nella qualità dell’assistenza alle persone diabetiche, ma non vi sono dati riguardanti i servizi offerti nella realtà regionale. Utilizzando i dati dei database di 52 medici di medicina generale (MMG) e i dati amministrativi di utilizzo dei servizi sanitari regionali, il progetto di ricerca si pone l’obiettivo di valutare le differenze sociali e geografiche nell’appropriatezza del processo di cura del diabete mellito e stimare la prevalenza del diabete nella Regione Marche. All’interno del campione di 65 696 assistiti dai MMG sono stati identificati 6 494 diabetici nel periodo 2003-2010, per i quali è stata valutata l’appropriatezza delle cure prestate analizzando l’associazione tra due indicatori di appropriatezza, uno di esito (i ricoveri prevenibili per diabete, definiti secondo l’AHRQ) e uno di processo, la frequenza di controlli dell’emoglobina glicata (A1C) per ogni anno di osservazione e le variabili cliniche, strutturali e socioeconomiche dei soggetti. La prevalenza del diabete varia dal 5.4% nel 2003 al 7.8% nel 2010, con un significativo trend annuo in aumento indipendentemente dall’invecchiamento della popolazione regionale. I soggetti diabetici di età compresa tra 20 e 44 anni sono a maggior rischio sia di ospedalizzazione prevenibile sia di discontinuità nell’effettuare i controlli di A1C. Entrambi gli indicatori non si sono dimostrati influenzati dallo status socioeconomico dell’individuo, misurato dal livello di istruzione. La deprivazione del luogo di residenza ha un effetto favorente i ricoveri prevenibili e la discontinuità dei controlli nei soggetti con età maggiore di 45 anni. La deprivazione si è dimostrata un fattore indipendente protettivo per la discontinuità dei controlli, spiegabile dalla presenza di servizi specialistici diabetologici in molti comuni deprivati o molto deprivati. I risultati indicano la presenza di condizioni di vulnerabilità nella qualità dell’assistenza ai soggetti diabetici che richiede maggiori sforzi da parte di tutti gli attori del Sistema Sanitario Regionale

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