Marche Polytechnic University

ACUBO (Archivio Aperto di Ateneo)
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    I micromammiferi (Soricomorpha, Rodentia) come strumento per l’analisi della frammentazione degli habitat rurali nelle Marche (Italia centrale)

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    La frammentazione degli ambienti naturali è attualmente considerata una tra le principali minacce di origine antropica alla biodiversità. La struttura e l’artificializzazione del paesaggio, la distanza dai patches vicini e la connettività tra essi, può condizionare i movimenti e pertanto le dimensioni e le caratteristiche demografiche delle popolazioni di molti piccoli mammiferi che risultano essere dei buoni indicatori del disturbo antropico e della conseguente frammentazione. In questo studio si è misurato il livello della qualità ambientale in differenti aree rurali marchigiane con diverso grado di naturalità (agroecosistemi cioè sottoposti a diverso grado di artificializzazione), correlandolo con l’analisi della composizione faunistica dei micromammiferi terragnoli. Ci siamo quindi occupati di sperimentare il grado di frammentazione ambientale di un territorio (intesa come mancanza o carenza di habitat e di corridoi ecologici, costituiti da vegetazione naturale e semi-naturale, che possano permettere lo scambio genico tra popolazioni stabilmente presenti nei nodi e nelle patches del mosaico ambientale considerato) ci si è avvalsi dell’analisi della variabilità genetica di due specie “ombrello”, il topo selvatico (Apodemus sylvaticus) ed il topo selvatico dal collo giallo (Apodemus flavicollis). Questi obiettivi sono stati perseguiti utilizzando differenti tipologie di campionamento: la raccolta delle borre per ricostruire la composizione della microfauna terragnola e per l’ottenimento di campioni di topo selvatico (resti ossei costituiti da cranio, mandibole e denti) ed il trappolaggio a vivo per ottenere i campioni del topo selvatico a collo giallo (tessuto fresco). Da questo confronto si sono ottenuti valori di riferimento per valutare la qualità ambientale ed il grado di tollerabilità della frammentazione delle aree rurali a più elevato grado di artificializzazione

    Ciliary neurotrophic factor in the mouse hypothalamus. A possible role in energy balance homeostasis

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    Il fattore neurotrofico ciliare (ciliary neurotrophic factor, CNTF) è un fattore neurotrofico attivo sia su neuroni che su cellule gliali. Poiché in epoca postnatale il CNTF mantiene il trofismo dei circuiti motori, eventuali effetti terapeutici di Axokine, analogo ricombinante del CNTF umano, sono stati valutati su pazienti affetti da patologie motorie. Mentre gli effetti sulle abilità motorie si sono rivelati scarsi, i pazienti trattati con Axokine hanno presentato un significativo calo ponderale legato ad una riduzione dell’appetito. Numerosi gruppi di ricerca hanno quindi valutato l’azione del CNTF nell’ipotalamo, sede dei circuiti neuronali che nei mammiferi regolano il bilancio energetico. Nel complesso, il CNTF esogeno determina sazietà, riduzione dell’introito di cibo e aumento della spesa energetica, modulando funzione e struttura dei circuiti neuronali ipotalamici sensibili alla leptina, insulina ed altri fattori circolanti. Nulla è noto circa la presenza e la distribuzione del CNTF nell’ipotalamo, in condizioni normali o patologiche, e in questo studio condotto su topi, ci siamo proposti di valutare 1) se il CNTF è espresso nell’ipotalamo, 2) quali tipi cellulari lo producono e 3) se l’espressione ipotalamica del CNTF è modulata da differenti condizioni nutritive. I dati di RT-PCR e Western blotting mostrano che il CNTF è costitutivamente espresso nell’ipotalamo di topi tenuti in condizioni standard. L’analisi immunoistochimica mostra che il CNTF è prodotto da alcune cellule gliali in sede subependimale e dall’ependima del terzo ventricolo, dove sono intensamente positivi i taniciti dell’ipotalamo tuberale e mammillare, regioni ipotalamiche che contengono le popolazioni neuronali che regolano il comportamento alimentare. Al fine di verificare un possibile ruolo del CNTF endogeno nella regolazione del bilancio energetico, l’espressione del CNTF è stata studiata in topi resi obesi da dieta ad alto contenuto lipidico e, all’opposto, in topi magri, tenuti in condizione di restrizione calorica (60% del normale introito calorico giornaliero). I risultati hanno evidenziato che l’obesità da dieta iperlipidica determina un significativo incremento dell’espressione di CNTF nei taniciti delle regioni tuberale e mammillare dell’ipotalamo, mentre la restrizione calorica ha un effetto opposto. Per confermare il coinvolgimento del CNTF nella regolazione del bilancio energetico a livello ipotalamico, abbiamo quindi studiato l’espressione del recettore specifico. I dati di RT-PCR e Western blotting hanno mostrato che, parallelamente a quanto osservato per il ligando, l’obesità da dieta iperlipidica determina un aumento significativo dell’espressione ipotalamica del recettore per il CNTF, mentre la restrizione calorica si associa ad una sua significativa riduzione. Non essendo disponibili anticorpi specifici per il recettore del CNTF, i target cellulari del CNTF sono stati individuati mediante valutazione immunoistochimica dell’attivazione della specifica via di trasduzione (Jak1/2-STAT3 pathway) in topi trattati in acuto con bolo di CNTF. Le principali cellule target del CNTF sono le cellule ependimali, tra cui i taniciti. A conferma dei dati di biologia molecolare, nei topi obesi la responsività di queste cellule al CNTF aumenta, all’opposto nei topi tenuti in condizioni di restrizione calorica si riduce. In conclusione, il CNTF è prodotto dall’ependima del terzo ventricolo, ed in particolare dai taniciti della regione tuberale e mammillare. Esso rappresenta un nuovo fattore di sazietà coinvolto nella regolazione fisiopatologica dei circuiti ipotalamici del bilancio energetico. La modulazione farmacologica della sua espressione e/o del recettore specifico potrebbe rappresentare in futuro un approccio al trattamento farmacologico dell’obesità umana

    Analisi delle problematiche della FSW di leghe eleggere avanzate

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    Oggetto del presente dottorato di ricerca è stato lo studio della saldabilità mediante il processo FSW delle leghe leggere d’alluminio e magnesio. In particolare, dopo una prima fase illustrativa della tecnologia FSW, si è intrapresa una sequenza di lavori sperimentali di seguito riassunti. Si è cominciato con la saldatura di giunti testa-testa analizzando tre argomenti principali, il primo dei quali studiava la saldabilità di un giunto dissimile tra una lega AZ31 e una AA6061 attraverso una caratterizzazione macro e microstrutturale. I risultati hanno evidenziato una saldatura priva di difetti con la zona del nugget caratterizzata da estesi fenomeni di ricristallizzazione in entrambe le leghe e fenomeni di interdiffusione sotto forma di precipitazione secondaria. Nel secondo lavoro si è ricercata la plasticità di giunti FWS dissimili alluminio-magnesio sottoposti alle alte temperature. Nel regime di alta sollecitazione, la deformazione del creep si è concentrata in questa parte del campione, mentre il metallo base AA6061 è rimasto indeformato. Nel regime di bassa sollecitazione, la deformazione si è avuta in modo più omogeneamente distribuito tra il materiale base AZ31 e la zona di mescolamento. La ricerca delle configurazioni d’estremità si è conclusa con una nuova tecnica di saldatura che prevedeva la doppia passata, ossia la saldatura da ambo i lati delle lamiere. Una comparazione dei giunti di lega AZ31 saldati da un lato con quelli da due lati ha evidenziato che nei giunti saldati con tecnica a doppia passata, si registra un aumento dei valori della durezza nella zona di mescolamento simili a quelli a singola passata e leggermente più elevati, ma si nota un miglior raccordo nella diminuzione dei valori fino ad arrivare nella zona inalterata del materiale base. Dalle prove di trazione si registra che i campioni saldati con doppia passata hanno avuto un incremento del carico di rottura (UTS) di circa il 9%. La ricerca ha avuto seguito con l’analisi della saldatura di giunti di sovrapposizione e con spessori. A tal proposito, si è cercato di valutare la saldabilità di una lega di Al AA5754 e spessori dissimili attraverso un piano di prove di saldatura. Si è fatta l’analisi della varianza per i tre fattori considerati come variabili e si è valutato l'effetto dei singoli fattori attribuendo loro una percentuale sull’importanza di controllo del processo stesso. I risultati ottenuti hanno manifestato una elevata variabilità, in particolare con la diminuzione della velocità di rotazione e con l'aumentare della velocità di traslazione

    Knowledge-based approaches to support the design and development of the electrochemical storage systems

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    L’esigenza di abbreviare il cosiddetto “time-to-market” è prerogativa di tutte le imprese che operano nei vari settori industriali, al fine di ritagliarsi una vantaggiosa posizione nel mercato, nei confronti dei concorrenti. Il processo di progettazione si è concentrato principalmente sulla riduzione dei costi, diminuendo i tempi di produzione, senza diminuire la qualità del prodotto. Al giorno d'oggi anche gli aspetti ambientali ricoprono un ruolo fondamentale e rappresentano un fattore importante per il successo sul mercato dei prodotti, infatti, tra i consumatori si sta sviluppando una sensibilità ambientale sempre crescente. Da queste considerazioni viene alla luce l’esigenza di studiare e sviluppare un approccio basato sulla conoscenza in grado di assistere i progettisti durante tutta la vita del prodotto, analizzando gli aspetti legati alle prestazioni, ai costi ed agli aspetti ambientali. Di conseguenza una delle problematiche più importanti è quella di riuscire a diminuire i costi e i tempi di passaggio tra idea e lancio sul mercato; avere perciò a disposizione delle tecnologie, in grado di prevedere i comportamenti reali dei vari sistemi, determina un notevole vantaggio in termini economici ed organizzativi. Le aziende di successo sono quelle in grado di migliorare le risorse umane e che hanno creato condizioni particolari in grado di far evolvere e sviluppare le conoscenze e know-how. Queste considerazioni sono sempre più necessarie quando si considera l'evoluzione dell'economia occidentale, in cui, ci troviamo di fronte a dover produrre prodotti personalizzati di elevata quantità. La sfida per le imprese di ingegneria italiana è quello di vendere prodotti di qualità continuando a sviluppare soluzioni innovative in modo rapido, e mantenendo bassi i costi. Per poter rispondere a questa sfida le aziende devono investire sempre di più nel processo di progettazione al fine di garantire il futuro della stessa società con strategie dedicate per l'innovazione e la tecnologia.Gli obiettivi di questo lavoro possono essere sintetizzati come la definizione di un nuovo approccio di progettazione, basato sulla conoscenza in grado di fornire nuovi strumenti per l’analisi e le valutazioni delle prestazioni dei prodotti in differenti scenari applicativi. Il lavoro svolto si sofferma sull’analisi dei sistemi di accumulo di ultima generazione costituiti da batterie agli ioni litio utilizzate sia nell’ambito dell’autotrazione che in applicazioni stazionarie. È comunque possibile applicare la metodologia di lavoro descritta anche ad altri casi applicativi. Per quanto riguarda la progettazione di pacchi batteria, il lavoro svolto rappresenta un primo passo per la definizione e progettazione dei sistemi di accumulo agli ioni di litio. In particolare, all’interno di questa tesi di ricerca è stato analizzato lo stato dell’arte dei principali sistemi di accumulo, soffermando l’attenzione sulla tecnologia al litio e dei loro principali problemi di utilizzo. Una profonda analisi è stata effettuata per la determinazione del calore generato dalle singole batterie al litio durante il loro funzionamento. I risultati della ricerca sono stati applicati a piccole produzioni personalizzate, sia di veicoli elettrici, sia di sistemi di accumulo per abitazioni

    The genomic consequences of common bean (Phaseolus vulgaris l.) domestication

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    La domesticazione è un importante processo evolutivo che ha determinato la codipendenza tra le specie coltivate e l’uomo grazie a cambiamenti genetici avvenuti nelle piante coltivate e fissati dalla selezione operata dall’uomo. Il fagiolo (Phaseolus vulgaris L.) presenta una storia evoluzionaria unica caratterizzata dalla presenza di due principali pool genici, geograficamente e geneticamente distinti, quello Mesoamericano e quello Andino, in cui si sono verificati almeno due eventi di domesticazione indipendenti. In questo lavoro il sequenziamento dell’RNA (RNA-Seq) è stato impiegato per analizzare l’intero trascrittoma del fagiolo a partire da 64 accessioni selvatiche e domesticate appartenenti ai due principali pool genici di questa specie. L’elevato numero di polimorfismi identificati è stato impiegato per inferenze di genetica di popolazione con lo scopo di approfondire le conseguenze della domesticazione in fagiolo. Una drastica riduzione della diversità nucleotidica (~60%) è stata osservata per le forme domesticate rispetto a quelle selvatiche. In particolare sono state evidenziate tracce di selezione nel 9% dei geni ottenuti da un approccio di assemblaggio de novo, sequenziando 21 genotipi selvatici e domesticati, principalmente dal Mesoamerica. In parallelo, il processo di domesticazione ha comportato in Mesoamerica anche la diminuzione della diversità di espressione (18%; Capitolo 1), con una più ampia riduzione (26%) nella porzione del tracrittoma sotto selezione. Usando il genoma del fagiolo come riferimento inoltre sono confrontati gli effetti della domesticazione del fagiolo sulla diversità genetica sia nel pool genico Mesoamericano che in quello Andino. Una perdita di diversità genetica tre volte inferiore associata con la domesticazione è stata riscontrata nelle Ande rispetto al Mesoamerica come risultato del collo di bottiglia avvenuto in questo pool genico prima del processo di domesticazione

    Dinamiche di formazione dell’ozono troposferico in funzione delle emissioni di precursori da sorgenti multiple ed eterogenee

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    Nel corso degli anni le stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria posizionate nella Regione Marche hanno registrato episodi acuti di ozono troposferico. Scopo del presente elaborato è quello di analizzare i meccanismi di formazione di questo inquinante, in particolare nell’Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale (AERCA). Le reti di monitoraggio, i modelli e gli inventari delle emissioni sono i principali strumenti per il controllo della qualità dell’aria. Le centraline di monitoraggio misurano gli inquinanti in punti fissi. Inventari delle emissioni e modelli ambientali sono strettamente legati tra loro: tra i dati necessari per l’esecuzione di un sistema modellistico è richiesto un inventario dettagliato; allo stesso tempo, per l’aggiornamento e la validazione di un inventario è consigliato l’uso della modellistica. Data la complessità delle dinamiche di formazione e distruzione dell’ozono troposferico è stato necessario implementare il sistema modellistico RAMS-EPS3-CAMx-OSAT e applicare fattori correttivi alle emissioni riportate sugli inventari, al fine di armonizzare i risultati con i dati provenienti dalle centraline di monitoraggio e comprenderne così il meccanismo di formazione. Il modello per il calcolo dei campi di concentrazione degli inquinanti primari e secondari è CAMx (Comprensive Air quality Model with extensions); è un modello euleriano di trasporto, dispersione e trasformazione di inquinanti atmosferici. È fotochimico in quanto implementa meccanismi semplificati di fotochimica atmosferica, centrati sul ciclo NOX - O3 con intervento di composti organici volatili e radicali liberi. All’interno del codice è presente un modulo per lo studio delle variabili emissive che contribuiscono alla formazione dell’ozono: gruppi emissivi, area geografica di provenienza, data rilascio inquinante, condizione di formazione. Questo approccio prende il nome di Ozone Source Apportionment Technology, OSAT, e permette di stimare la frazione di ozono derivante da ciascuna variabile. In questo modo possono essere previste strategie di controllo delle emissioni dei precursori dell’ozono, al fine di minimizzare il superamento dei limiti di legge e delle soglie di informazione per la protezione della salute umana e della vegetazione

    Innovative Applications of Q Methodology in Socio-Economic and Environmental Research

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    In questa tesi si utilizza la Q Methodology per studiare in modo sistematico la soggettività umana al di fuori del campo di ricerca in cui è stata originariamente sviluppata dallo psicologo americano W. Stephenson nel 1935. A differenza dei metodi di ricerca quantitativa, la Q Methodology ha come obiettivo principale quello di individuare le prospettive esistenti su un determinato argomento e non di quantificare quanti individui aderiscano o meno a tali prospettive. L’essenza della metodologia sta in un utilizzo non convenzionale del metodo di analisi statistica multivariata conosciuto come analisi fattoriale: spostando l’attenzione dalle variabili alle persone la matrice di correlazione esprime il grado di correlazione di ciascun soggetto verso ogni altro soggetto. La parte introduttiva esamina brevemente i principi e le procedure del metodo. Dopodiché, vengono presentate le quattro applicazioni empiriche. La prima applicazione studia i comportamenti di mobilità in sei principali comuni della provincia di Ancona. Il secondo studio esplora l’accettabilità di alcune innovazioni nella filiera lattiero-­‐casearia low-­‐input e biologica in quattro paesi Europei. Seguono due studi sull’uso delle immagini per uno studio sulla percezione soggettiva di paesaggi familiari e non: il primo fa una valutazione dell’impatto paesaggistico degli impianti fotovoltaici in ambiente rurale ed urbano relativamente nella regione Marche, mentre il secondo esplora l’importanza soggettiva dei servizi eco-­‐sistemici in ambiente marino profondo mediterraneo in base a differenti condizioni di istruzione. La tesi ha come obiettivo quello di approfondire la conoscenza sulla Q Methodology, dimostrando le sue potenzialità nel rivelare le prospettive degli individui. Infine, questo lavoro mira ad estendere l’uso della metodologia nelle scienze ambientali, economiche e gestionali

    Localization and Navigation of Autonomous Systems in Complex Scenarios

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    I sistemi autonomi rappresentano un’area di sviluppo molto promettente, in particolare per quanto riguarda la ricerca sui sistemi artificiali intelligenti ed embedded. In campo industriale molte soluzioni focalizzate a risolvere un ben determinato problema sono disponibili, ma la gran parte di queste soluzioni è tuttavia proprietaria. Se da una parte il mantenimento della proprietà di alcune tecnologie garantisce una propria posizione nel mercato, dall’altra comporta dei costi soprattutto nel lungo periodo. A causa del proliferare di soluzioni proprietarie, l’industria robotica presenta un forte grado di frammentazione, che si traduce in un rallentamento nello sviluppo di nuovi sistemi, soprattutto in un periodo come quello presente, dove un sempre maggior numero di applicazioni dei sistemi robotici viene alla luce. Basti pensare ad esempio al forte sviluppo che stanno avendo i robots dedicati al supporto dei pazienti in ambiente ospedaliero, od ancora i robots adibiti alla pulizia dei pavimenti della abitazioni. Gran parte delle problematiche che devono essere affrontate nello sviluppo dei Sistemi Autonomi sono comuni a tutti gli ambiti applicativi degli stessi: tali problematiche riguardano, ad esempio, la localizzazione in ambienti indoor/ outdoor, la capacità di evitare ostacoli, la possibilità di prendere semplici decisioni sulla base del verificarsi di determinati eventi. Risulta pertanto chiaro che avere un framework di strumenti e tools di base, che risolva i problemi comuni a tutti gli ambiti applicativi, e dal quale partire di volta in volta per lo sviluppo di particolari sistemi adibiti a determinati compiti, comporti un notevole vantaggio. Pertanto, per diventare competitivi in uno scenario fortemente dinamico è necessario colmare alcune lacune che attualmente rallentano il processo di diffusione dei sistemi autonomi: la mancanza di piattaforme per l’integrazione di componenti da vari fornitori di tecnologia, la non disponibilità di piattaforme embedded altamente performanti e l’assenza di un framework di metodologie di sviluppo sono solo alcuni degli ostacoli da superare. In questo contesto, il progetto Europeo R3-COP mira a fornire un avanzamento rispetto allo stato dell’arte nel campo dei sistemi autonomi, fornendo un contributo sia dal punto di vista tecnologico che metodologico. Il progetto R3-COP (www.r3-cop.eu), reso possibile dai fondi stanziati dal Consorzio ARTEMIS Joint Undertaking, grazie alla collaborazione di 27 partners provenienti da diverse realtà Europee, mira a rappresentare una pietra miliare rispetto allo stato dell’arte nello sviluppo dei Sistemi Autonomi fornendo un framekwork di nuove tecnologie e metodologie che permettano all’Industria Europea la produzione di sistemi robotici avanzati, robusti, autonomi e cooperanti ad un costo sempre più ridotto. Dal punto di vista tecnologico, il progetto R3-COP da una parte mira allo sviluppo di piattaforme embedded altamente performanti basate su architettura multi-core fault-tolerant, dall’altra alla definizione di tecnologie innovative nel campo della percezione dell’ambiente (tramite anche tecniche di Sensor Fusion), ma anche di capacità cognitive e di coooperazione fra i differenti tipi di Sistemi Autonomi. Dal punto di vista metodologico, R3-COP mira a fornire un framework di base di strumenti di sviluppo, validazione e verifica che possa rappresentare il punto di partenza dei futuri Sistemi Autonomi. La presente Tesi è stata sviluppata nell’ambito del progetto R3-COP, al fine di fornire un contributo originale nella risoluzione di alcune delle problematiche affrontate dal progetto stesso. In particolare, si mira a fornire un contributo in entrambe le direzioni del progetto: tecnologia e metodologia. Relativamente alla tecnologia, il lavoro condotto nella prima parte di questa Tesi descrive il contributo offerto nello sviluppo di algoritmi di localizzazione per ambienti indoor/outdoor di sistemi autonomi. Gli algoritmi sviluppati, basati su varianti del Filtro di Kalman dimostrano la possibilità di sfruttare le recenti tecnologie radio appartenenti allo standard IEEE 802.15.4a quali Ultra Wide Band e Chrip Spread Sprectrum nella localizzazione robotica specialmente in ambienti indoor. Andando più nel dettaglio, in questa Tesi si presenta un sistema di localizzazione per Unmanned Ground Vehicles basato sul sistema Nanotron Chirp Spread Spectrum. Il kit fornito da Nanotron rappresenta una possibile scelta nello sviluppo di un sistema di ranging specialmente grazie alla tecnologia proprietaria chiamata Symmetrical Double Sided Two Way Ranging (SDS-TWR). Questa tecnica di ranging permette di superare le limitazioni dei classici sistemi di ranging basati sull’intensità del segnale ricevuto (RSSI) che non assicurano performance soddisfacenti particolarmente in ambienti strutturati. L’algoritmo proposto permette anche di modellare il bias nei dati di ranging considerando inoltre le misure affette da fault al fine di avere una stima della posizione maggiormanete affidabile, anche quando le informazioni di ranging di alcune ancore non sono disponibili. Successivamente, si propone un algoritmo di localizzazione per Unmanned Aerial Vehicles (UAV) sfruttando il kit di sensori UbiSense basato sullo standard IEEE 802.15.4a Ultra Wideband (UWB). L’algoritmo proposto permette xvi di stimare la posizione di un mini UAV sfruttando le informazioni provenienti da sensori inerziali low-cost e un sistema di visione per il rilevamento del marker nella zona di atterraggio. Le misure di ranging fornite dall’ltraWide Band, con un errore di circa 25cm, permetteno di ridurre gli errori dei sensori inerziali. I risultati dimostrano che il connubio di sensori inerziali ed UltraWide Band permette di localizzare l’UAV con una precisione di 15cm. Da un punto di vista metodologico, la seconda parte della Tesi presenta il sistema software di simulazione sviluppato per la veloce prototipazione di leggi di controllo cooperative e per la validazione delle stesse con la possibilità di sfruttare tools per la generazione automatica del codice ed l’integrazione dello stesso nella piattaforme hardware reali. In aggiunta, sono discussi alcuni esempi di utilizzo del Simulatore come il test di un algoritmo per il volo in formazione di più UAV basato sul Networked Decentralized Model Predictive Control ed algoritmi per la gestione delle missioni sfruttando le Macchine a Stati Finiti e la cooperazione degli agenti mobili realizzata mediante lo scambio di informazioni. Tutto il lavoro svolto è stato finalizzato alla realizzazione dei relativi aspetti del dimostratore finale Air-Borne del progetto R3-COP nel quale le capacità di localizzazione, navigazione e cooperazione dei Sistemi Autonomi terrestri ed aerei dovevano essere dimostrate. I risultati delle ricerche condotte sono stati pubblicati con successo in varie riviste ed atti di conferenze internazionali

    Markets connectivity and financial contagion

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    Obiettivo di questo lavoro `e quello di analizzare l’impatto delle diverse forme di interazione tra gli agenti economici, in relazione alle di- namiche aggregate che si producono a livello sistemico. I sistemi economici sono popolati da una moltitudine di agenti, tra loro etero- genei, che prendono decisioni in contesti di informazione asimmetrica, il che limita spesso la razionalit`a delle loro decisioni. I mercati non sono altro che il luogo dove le decisioni individuali prendono la forma delle relazioni. `E dunque ammissibile rappresentare l’insieme delle relazioni che gli agenti sviluppano all’interno di un mercato, attraverso l’uso delle reti, in cui i nodi sono gli agenti economici e le cui connessioni sono le transazioni che vengono sviluppate. Sul piano teorico, la rete delle transazioni rappresenta l’anello di congiunzione tra la dimensione micro e quella macro. Da un lato, `e il luogo dove si sviluppa l’interazione caotica tra gli agenti; dall’altro, a seconda delle diverse forme dell’interazione individuale, la rete assume differenti strutture aggregate, aventi differenti propriet`a sistemiche. In questo senso possiamo affermare che le strutture aggregate emergono dall’interazione individuale e che la dimensione macro non coincide con la somma della dimensione micro. Nei modelli teorici che proponiamo, abbiamo analizzato le relazioni che gli agenti stabiliscono reciprocamente nei mercati del credito e dell’interbancario. Partendo dal comune incentivo a trarre profitti dalla propria attivit`a, abbi- amo sperimentato diversi meccanismi di selezione del lender da parte dei borrowers . Ognuno di essi caratterizza la distribuzione delle transazioni e quindi la forma dell’interazione stessa. Siamo passati da un meccanismo di scelta completamente random ad uno evolutivo legato alle performance individuali degli agenti. Abbiamo studiato le propriet`a statistiche e di resilienza delle strutture emergenti, confrontandole anche con l’impatto che producono in termini di fluttuazioni del ciclo economico. La presenza di agenti eterogenei ed interagenti crea fenomeni che ben riproducono i cicli macroeconomici em- pirici. In particolare, evidenziano come il ciclo sia generato dall’eterogeneit`a degli agenti nel sistema e non dalla magnitudo degli shock esogeni, che colpis- cono l’economia. Se a ci`o aggiungiamo un meccanismo quale l’acceleratore finanziario, i modelli presentati riescono anche a riprodurre dinamiche di cas- cate di bancarotte, fenomeni ben evidenti soprattutto alla luce della presente crisi economico finanziaria

    La fase nematica cibotattica dei cristalli liquidi bent-core: studio di un nuovo stato di aggregazione della materia dalle proprietà non convenzionali

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    I mesogeni bent-core (BCMs) sono cristalli liquidi non lineari (LCS) con un'unità centrale rigida ripiegata e catene alchiliche fluide laterali. Essi rappresentano una nuova classe di LC che esibiscono diverse proprietà fisiche rispetto ai materiali lineari tradizionali (calamitici) e, per questo motivo, stanno attraendo un interesse sempre maggiore sia da un punto di vista fondamentale che tecnologico. In particolare, i BCMs rappresentano una delle sfide più intriganti della scienza dei LC, soprattutto in merito alla scoperta delle tanto elusive fasi nematica biassiale (NB) e nematica ferroelettrica (NF), entrambe teoricamente predette molti anni fa ma mai, finora, confermate sperimentalmente. Secondo l’opinione generale, la fase N dei BCMs costituisce un nuovo tipo di mesofase, chiamata fase nematica cibotattica (Ncyb), composta di cluster nanometrici di molecole bent-core che presentano un grado relativamente alto di ordine interno (orientazionale e traslazionale) imposto dal forte impaccamento dovuto alla forma non lineare dei BCMs. Proprio questo particolare tipo di organizzazione supramolecolare è l’origine delle proprietà uniche di questa fase della materia. Questo lavoro di tesi riporta un intenso studio della fase nematica di alcuni gruppi di BCMs (mesogeni a basso peso molecolare e mesogeni polimerici) mediante tecniche quali la diffrazione ai raggi X da luce di sincrotrone (XRD), caratterizzazione elettro-ottica e misure di corrente di ripolarizzazione. I risultati hanno confermato la natura cibotattica della fase N di questi materiali e suggerito una correlazione apparente tra ferroelettricità e biassialità nematica, sottolineando il ruolo di questi materiali come i più promettenti candidati nella ricerca di nematici termotropici biassiali e/o ferroelettrici a bassa temperatura

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