Marche Polytechnic University

ACUBO (Archivio Aperto di Ateneo)
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    1390 research outputs found

    Post-Earthquake reconstruction models: from Umbria-Marche 1997 to L’Aquila 2009

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    L’Italia è un Paese ad alto rischio sismico, eppure è mancata, finora, una seria politica di tutela del territorio ed un’attenta gestione delle risorse economiche disponibili. Dopo un disastro sovente si manifesta l’incapacità storica di cogliere la finestra di opportunità che si delinea guardando oltre la dimensione della catastrofe, di tracciare un percorso virtuoso, che non sia solo indirizzato a soddisfare il disagio abitativo dei senzatetto, ma che consenta anche di salvaguardare la ripresa delle attività e dei centri storici. Il terremoto cambia profondamente i segni di un territorio, ma anche la ricostruzione, se non guidata, può modificare irrimediabilmente valori e strutture identitarie. I processi di urbanizzazione presentano dinamiche e determinano esiti territoriali che richiedono attenzione, poiché le scelte di governo adottate permangono e condizionano il futuro insediativo della città. Tale condizione è tangibile e concreta in un processo di ricostruzione, ove le scelte e le azioni sono, dal punto di vista temporale, fortemente compresse. In questo ambito sono stati presi in esame alcuni casi studio, modelli di ricostruzione conseguenti al terremoto: Umbria - Marche 1997 e L' Aquila 2009. Gli scenari possibili del post-terremoto, sono tratteggiati declinando, da un lato tempi e risorse in gioco, elementi di pianificazione strategica, e dall’altro modi e azioni, elementi di pianificazione strutturale ed operativa, tentando di far derivare dall’esperienza accumulata, strategie e principi-guida, che non siano da reinventare a ogni evento, ma che si adattino di volta in volta, alle peculiarità del territorio colpito. In questa ottica la catalogazione dei dati all’interno di un geodatabase, utilizzando un software Opensource QuantumGIS, ha consentito di contenere in un’unica struttura, informazioni diverse, suggerendo nuove e diverse analisi. Tra le informazioni catalogabili, è stato analizzato il danneggiamento subito dai territori colpiti, inteso come esito finale di un evento, ma anche come perdita di funzionalità complessiva e indebolimento delle connessioni infrastrutturali. Infatti il danno urbano è sicuramente superiore a quello derivante, dalla somma del danno dei singoli edifici, ma è da essi che è necessario partire per capire quali fattori, variabili indipendenti, incidano maggiormente proprio sul danneggiamento. Solo così sarà possibile avviare una concreta politica preventiva e mitigativa

    Tumore stenosante del colon: nuove frontiere

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    I tumori colorettali si presentano con un quadro occlusivo nel 10-30% dei casi. Il trattamento di questa condizione evolutiva prevedeva, fino a circa 15 anni fa, l’intervento chirurgico in urgenza. La resezione colica in due tempi, la resezione primaria con lavaggio intraoperatorio, eventualmente protetta da ileostomia e la resezione secondo Hartmann rappresentano le possibili strategie. Non è mai stato raggiunto un consenso su quale sia l’opzione migliore, derivando la scelta dall’età, dal grado di occlusione, dalle comorbilità, dagli squilibri idro-elettrolitici, dallo stato nutrizionale e dalle preferenze del chirurgo. Lo stato occlusivo e l’intervento in urgenza aumentano, comunque, le complicanze e la mortalità rispetto alla chirurgia colica in elezione. La capacità dei self-expanding metal stent di ricanalizzare la stenosi e risolvere l’occlusione ha recentemente rivoluzionato la terapia delle stenosi coliche neoplastiche. Lo stenting colico è sicuro, efficace, gravato da mortalità trascurabile, da morbilità molto contenuta e da una riduzione dei costi. Nei pazienti inoperabili, l’endoprotesi rappresenta il trattamento di prima scelta, sostituendo l’intervento ed evitando la stomia definitiva. Nei pazienti operabili, rispetto alla chirurgia in due step, è sicuramente preferibile in quanto evita un intervento ed il confezionamento di una stomia temporanea; in confronto con la resezione primaria, in assenza di studi clinici randomizzati di controllo, consente l’attuazione di un intervento più sicuro perché attuato dopo aver risolto l’occlusione e riequilibrato le condizioni generali del paziente. In definitiva, consente una migliore qualità e dignità di vita scongiurando la stomia definitiva ed esponendo ad un più basso rischio chirurgico

    Paesaggio funzionale della Sila Grande. Analisi fitosociologica e geosinfitosociologica

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    Scopo della tesi è stato quello di fare fronte a problematiche di carattere applicativo relative alla gestione del territorio e alla conservazione della biodiversità utilizzando i metodi di analisi del paesaggio vegetale attraverso gli approcci della sinfitosociologia. Come area di studio è stata scelta la Sila Grande (Calabria), per la quale è stata avviata una esaustiva ricerca bibliografica e reperiti i dati cartografici. I dati spaziali e i diversi tematismi sono stati organizzati in un SIT e si è proceduto con una prima segmentazione (individuazione della tessere ambientale) basata sulle caratteristiche geomorfologiche, geologiche, uso del suolo, bioclima etc. E’ stata effettuata un’analisi delle comunità vegetali montane, basata su 1047 rilievi fitosociologici (di cui 554 originali) allo scopo di investigare i fattori paleogeografici, ecologici e antropici che influenzano la flora e la vegetazione. I dati provenienti dalla letteratura e da indagini di campo (1998-2013) sono stati analizzati criticamente per chiarire la posizione sin tassonomica dei principali tipi di vegetazione. Sono proposti 26 nuovi syntaxa (associazioni e sub associazioni) e viene presentato uno schema sin tassonomico aggiornato. Querco-Fagetea e Molinio-Arrhenetheretea sono le classi più rappresentate nell’area a causa dei fattori bioclimatici. Le comunità igrofile ((Isoeto-Nanojuncetea, Nardetea strictae, Scheuchzerio-Caricetea fuscae, Montio-Cardaminetea and Littorelletea uniflorae) hanno una significativa importanza biogeografia grazie ad un ricco gruppo di specie boreali. Questa “impronta nordica” della flora, vegetazione e paesaggio è particolarmente interessante e le sue peculiarità sono analizzate dal punto di vista ecologico e biogeografico. Gli elementi mediterranei prevalgono nei prati aridi e negli arbusteti. Vengono affrontati alcuni problemi sulle dinamiche della vegetazione come il ruolo delle pinete e le loro relazioni con le faggete, cercando di dare spunti per le strategie di conservazione e gestione

    Meccanismi molecolari della SASP (fenotipo secretorio associato alla senescenza)

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    L’invecchiamento è la principale causa di decesso in tutto il mondo. Tra i vari meccanismi biologici e molecolari che contribuiscono all’invecchiamento ed alle patologie ad esso associate c’è sicuramente l’infiammazione cronica a basso grado, denominata inflammaging. Uno dei principali fattori che contribuisce all’inflammaging è la SASP, ovvero il fenotipo pro infiammatorio secretorio che le cellule istaurano quando vanno incontro a senescenza replicativa. Lo scopo di questa tesi è stato quello di identificare molecole in grado di ritardare la senescenza replicativa utilizzando modelli cellulari in vitro e la conseguente comparsa del fenotipo pro infiammatorio ad essa associato (SASP), attenuando così gli effetti dovuti all’infiammazione sia sul rinforzo dello stesso fenotipo senescente che sulla capacità del fenotipo SASP di indurre senescenza sulle cellule circostanti. L’obiettivo è stato quello di testare gli effetti antinfiammatori e anti aging (in vitro) di due sostanze con meccanismo d’azione e indicazioni terapeutiche molto diverse tra loro ma accomunati entrambi da un potenziale utilizzo anti aging: una sostanza che non è classificata come farmaco, il Coenzima Q, ed un farmaco costituito da un anticorpo anti-TNF-alpha (adalimumab). Il modello cellulare utilizzato sono state cellule endoteliali che in vitro vanno incontro a senescenza replicativa acquisendo il fenotipo SASP. I marcatori analizzati comprendono l’espressione di proteine coinvolte con la risposta infiammatoria tramite Western Blot, citochine pro infiammatorie rilasciate nel mezzo di coltura dosate con kit Elisa, ma anche marcatori più innovativi quali i microRNA, di cui è stata misurata l’espressione tramite RT-PCR. I risultati ottenuti indicano che entrambi questi approcci possono avere una valenza nell’ambito di una terapia anti aging. Il CoQ si è dimostrato più efficace nella diminuzione dell’infiammazione in cellule giovani e nel ritardare l’acquisizione del fenotipo senescente, mentre l’adalimumab si è mostrato più utile nell’attenuare gli effetti deleteri prodotti dall’infiammazione in cellule in cui fenotipo senescenti è già istaurato

    Three essays on banking

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    Il progetto di ricerca inerente la tesi di Dottorato verte sulla tematica principale Banking and Finance e si articola in tre saggi. Il primo saggio esamina i fattori che innescano l’uso della discrezione da parte del gestore della relazione (loan officer) nel processo di valutazione del merito creditizio della propria clientela. Quest’ultimo viene attuato mediante l’utilizzo di tecniche di credit scoring, che sfruttano appieno il patrimonio informativo della banca integrando informazioni quantitative (hard) con informazioni di carattere qualitativo (soft) sulle società affidate frutto di contatti personali del loan officer con la società affidata. Questo tipo di analisi viene realizzata mediante l’utilizzo di micro-dati su istruttorie creditizie e processi di credit scoring raccolti da una delle maggiori banche europee. La banca esaminata ha adottato tecniche di credit scoring per valutare il merito creditizio delle società affidate. La disponibilità di informazioni sia di tipo quantitativo che qualitativo mi permette di identificare due differenti tipologie di discrezione, distinguendo fra discrezione codificata e non codificata. Mentre la discrezione codificata non influenza le prospettive di carriera del loan officer, la discrezione non codificata espone il loan officer a rilevanti effetti reputazionali. Il presente saggio documenta che, mentre l’uso della discrezione codificata viene influenzato dall’ammontare della soft information raccolta dal loan officer, l’uso della discrezione non codificata viene influenzato da problemi di agenzia e fattori comportamentali interni all’organizzazione. I risultati ottenuti dimostrano inoltre come la presenza di conflitti di interesse fra la banca e la società affidata (i.e. related lending) inibiscono l’uso della discrezione non codificata da parte del loan officer. L’analisi condotta prova l’esistenza di problemi di comunicazione e frizioni istituzionali all’interno dell’organizzazione bancaria. I risultati ottenuti sono quindi in linea con la letteratura esistente, confermando che la soft information ha natura locale e difficilmente riesce ad essere separata dal soggetto che la raccoglie in prima istanza. Tali risultati suggeriscono inoltre che le preoccupazioni del loan officer circa le sue prospettive future di carriera ostacolano la trasmissione della soft information, la quale non può essere trasmessa lungo la gerarchia della banca senza un’inevitabile diluzione del suo patrimonio informativo, enfatizzando l’importanza del contatto umano (i.e. human touch) nel processo comunicativo. [Parole chiave: credit scoring, discretion, soft information, lending, agency problems, functional distance. Classificazione JEL: G21, D82, L22]. Il secondo saggio esamina se l’uso della discrezione da parte del loan officer influenza l’ammontare di credito concesso alle società. L’analisi viene effettuata nel contesto di una delle maggiori banche europee che adottano tecniche di credit scoring per valutare il merito creditizio dei propri clienti. Il presente saggio analizza se l’uso della discrezione da parte del loan officer influenza le decisioni creditizie direttamente (i.e. effetto diretto) oppure indirettamente attraverso l’effetto sull’ammontare di credito del credit score composto sia da informazioni quantitative (hard) che qualitative (soft) sulle imprese affidate (i.e. effetto rating). I risultati empirici ottenuti documentano che l’uso della discrezione nel processo creditizio perde la sua tradizionale rilevanza dal momento che influenza il credito solo indirettamente attraverso il rating effect. I risultati raggiunti dal presente saggio suggeriscono inoltre che i problemi di agenzia ostacolano la trasmissione della soft information all’interno dell’organizzazione. Pertanto, problemi di comunicazione e frizioni organizzative ostacolano il processo di hardening e di trasmissione delle informazioni qualitative lungo la gerarchia bancaria. In tal senso, il presente saggio evidenzia che una maggiore distanza funzionale erode la qualità della soft information necessaria nelle decisioni creditizie. Questo risultato supporta la letteratura esistente confermando la natura locale e la non separabilità della soft information dal soggetto che la raccoglie in prima istanza. [Parole chiave: credit scoring, soft information, lending, agency problems, functional distance, credit. Classificazione JEL: G21, D82, L22]. Il terzo saggio esamina empiricamente la buffer e la signaling hypothesis delle garanzie che vengono fornite in un’operazione di cartolarizzazione (i.e. securitisation). Tali garanzie hanno principalmente lo scopo di migliorare il rating dell’emissione obbligazionaria (indicatore della qualità del credito del pool di assets sottostante), aumentando la probabilità che gli investitori ricevano i flussi di cassa derivanti dai titoli ABS posseduti. L’analisi del presente saggio viene svolta focalizzandosi sulla struttura di subordinazione (i.e. senior-subordinated structure o subordination), quale garanzia interna fornita in una cartolarizzazione bancaria. La subordination viene definita come l’ attachment point di una classe di rating, rappresentata dalla frazione delle tranches che è junior rispetto alla tranche considerata. Nelle operazioni di cartolarizzazione, mentre le classi senior godono di una priorità nel rimborso dei flussi di cassa, le classi junior sono soggette al cosiddetto first loss risk sul pool cartolarizzato. Secondo la buffer hypothesis la subordination verrebbe utilizzata come buffer contro il rischio di credito osservabile e quantificabile dell’operazione. In tal senso, la subordination fornirebbe un insurance effect agli investitori di titoli ABS al fine di proteggerli da elevati tassi di insolvenza sugli assets cartolarizzati. Secondo la signaling hypothesis la subordination risolverebbe in parte i problemi di asimmetria informativa radicatinelle operazioni di cartolarizzazione. In tal senso, la subordination verrebbe utilizzata per segnalare quella parte di qualità del credito non osservabile dagli investitori finali, assumendo che questi ultimi non godano di un’asimmetria informativa a loro favore nella valutazione del merito creditizio degli assets cartolarizzati rispetto alle banche. I risultati empirici ottenuti nel presente saggio suggeriscono la non sussistenza di una netta dicotomia fra gli effetti buffer e signaling. Il presente saggio dimostra infatti che il meccanismo della subordination viene utilizzato non solo come buffer per ridurre il rischio di credito insito nell’operazione, ma anche come signaling device per mitigare l’asimmetria informativa che severamente affligge le operazioni di cartolarizzazione. [Parole chiave: securitisation, rating, subordination, delinquency, mortgage market. Classificazione JEL: D82, G21, G24]

    Sostenibilità e imprese della GDO: nuovi approcci di business. Il caso di un grocery retailer

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    Nel mercato della GDO, il tema della sostenibilità, intesa come il raggiungimento di un giusto equilibrio tra esigenze di sviluppo e tutela ambientale e sociale, presenta elementi di specificità forti. L’impresa commerciale, ultimo anello della catena del valore, è infatti particolarmente esposta al giudizio dei consumatori e degli stakeholder. Allo stesso tempo, in qualità di channel leader, essa beneficia di una posizione privilegiata, e di un “potere di influenza”, che le consentono di svolgere un ruolo determinante nella promozione di modelli di produzione e consumo più sostenibili. In tale scenario, l’obiettivo del lavoro è quello di esaminare come le imprese della GDO stanno ridisegnando i propri approcci di business, a livello sia operativo che strategico, intorno ai principi della sostenibilità. La parte teorica è stata sviluppata facendo riferimento alla letteratura, prevalentemente scientifica ma anche specializzata di settore, collocabile nei filoni di ricerca della corporate sustainability, del marketing sostenibile e del retailing. Dal punto di vista metodologico, è stato adottato un approccio misto, sia di tipo deduttivo che induttivo. Molteplici spunti di riflessione, infatti, vengono proposti sulla base dell’osservazione delle best practice attuate dai retailer nazionali ed internazionali. Ulteriori indicazioni derivano, inoltre, dall’analisi empirica svolta. Essa si incardina sullo studio del caso Gruppo Gabrielli, impresa della grande distribuzione grocery che, dal 2010, ha attivato un progetto di eco-compatibilità in collaborazione con l’UNIVPM. I principali risultati del lavoro evidenziano come l’adozione della prospettiva sostenibile sta di fatto portando ad un ripensamento dei principali processi di business da parte degli operatori della GDO, con l’obiettivo di accrescere la value proposition sul mercato. Ad essere interessati non sono solo gli aspetti relativi alla declinazione degli assortimenti commerciali e alle altre attività in-store, ma, in maniera innovativa, anche la gestione delle relazioni lungo la filiera, a monte con i fornitori, e a valle con i consumatori

    La percezione del cambiamento nel processo di revisione legale dei conti: attori a confronto

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    La revisione legale dei conti è un’attività in continua evoluzione, mossa dalla necessità di soddisfare le mutevoli esigenze del contesto sociale, economico e legislativo di riferimento. Nella letteratura di riferimento, tuttavia, pochi sono gli studi che consentono di approfondire il tema della revisione “in practice”. I recenti interventi legislativi in materia di auditing hanno offerto, pertanto, l’opportunità di approfondire tale tematica, mediante l’analisi di due distinti fenomeni. Il primo obiettivo del presente lavoro è quello di comprendere la natura e l’utilità delle relazioni che intercorrono tra auditor e società sottoposte a revisione. Il secondo obiettivo della ricerca consiste, invece, nell’indagare il fenomeno dell’auditing change/inertia in ipotesi di cambiamento dei principi di revisione di riferimento nello svolgimento degli incarichi di audit. In particolare, l’analisi è volta ad approfondire l’impatto organizzativo e professionale esercitato dal cambiamento sulle società di revisione, nonché la percezione che di tale cambiamento hanno avuto le società sottoposte a revisione in termini di qualità del lavoro di audit. A livello metodologico, lo studio è stato condotto combinando evidenze raccolte adottando l’approccio dello studio di caso multiplo e i risultati derivanti dalla somministrazione di un questionario strutturato. I risultati delle analisi condotte sono così sintetizzabili. Le relazioni tra revisori e aziende sembrano caratterizzarsi per la costante ricerca di un equilibrio dinamico tra ispezione e collaborazione, al fine di contemperare l’esigenza di rispettare i vincoli di carattere normativo in materia di indipendenza dei revisori con quella di massimizzare le sinergie conseguibili da un ampliamento della gamma dei servizi offerti alle società clienti. Per quanto riguarda i risultati riferiti al secondo obiettivo della ricerca, è emerso che le società di revisione hanno reagito in maniera diversa dinanzi alla possibilità di adottare un nuovo set di principi di revisione e che, anche in presenza di un cambiamento, le società sottoposte a revisione non hanno percepito un miglioramento della qualità del lavoro di audit. In particolare, i principali ostacoli all’innovazione sono riconducibili al grado di integrazione organizzativa e professionale del network internazionale di appartenenza delle società di auditing, alla disciplina in materia di responsabilità dei revisori ed alle caratteristiche delle società sottoposte a revisione. È emerso, infine, che gli obiettivi posti dal legislatore comunitario con la Direttiva 43/2006 in termini di armonizzazione e flessibilità delle procedure di revisione possono considerarsi solo in parte conseguiti

    Impairment test dell'avviamento: compliance della disclosure. Un'analisi delle aziende italiane

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    La tesi si focalizza sulla tematica dell’impairment test dell’avviamento. In particolare, si propone di analizzare il livello di conformità delle società italiane quotate rispetto alle previsioni e alle informazioni richieste dallo IAS 36. Dopo aver analizzato l’evoluzione degli studi sul concetto di avviamento nell’ambito della dottrina economico-aziendale e nella normativa nazionale e internazionale, viene affrontata la problematica della perdita durevole di valore. Si evidenzia, nello specifico, che il tema della perdita durevole di valore è sempre stato presente in ambito nazionale e che ha assunto particolare rilevanza in seguito all’introduzione dei principi contabili internazionali. L’introduzione della verifica di impairment dell’avviamento fin dal suo esordio ha colto l’attenzione non solo di Studiosi accademici, ma anche di analisti finanziari, investitori e di tutti gli stakeholder interessati all’andamento delle imprese e ai risultati dei loro bilanci. Nel lavoro si evidenzia che a causa della complessa articolazione del test, che si basa sullo sviluppo di processi valutativi articolati che richiedono competenze tecniche elevate, e degli ampi gradi di discrezionalità lasciati ai redattori del bilancio, l’effettiva applicazione del test potrebbe non avvenire in totale conformità a quanto stabilito dallo IAS 36. A causa della complessità e dell’ampia discrezionalità lasciata, il principio potrebbe non essere di facile applicazione e portare a non agire in totale conformità a quanto previsto dal principio stesso. Comprendere i comportamenti tenuti dalle aziende in merito all’applicazione del test risulta quindi cruciale per verificare eventuali comportamenti conformi oppure difformi (o distorsivi) ed identificarne eventuali cause. La letteratura finora si è focalizzata principalmente sulla correlazione tra la svalutazione dell’avviamento e il prezzo delle azioni e su come l’impairment test dell’avviamento possa favorire comportamenti opportunistici. Ad oggi sembrano essere carenti gli studi su come l’impairment test venga implementato in pratica Pertanto, la tesi si pone l’obiettivo di esaminare come le società italiane quotate si siano comportate in riferimento alla conduzione dell’impairment test dell’avviamento dal 2010 al 2012, al fine di verificare il livello di compliance di tali società rispetto alle previsioni e alle informazioni richieste dallo IAS 36. Ai fini dell’indagine, sono stati analizzati i bilanci consolidati delle società italiane quotate dal 2010 al 2012, periodo particolare di crisi, e che negli stessi anni hanno rilevato l’avviamento nei loro bilanci. L’attenzione si è focalizzata sulla definizione delle CGU e sul valore recuperabile, aspetti ritenuti critici dalla letteratura. Nel caso in cui si siano verificate delle situazioni di non conformità nell’implementazione del test, sono stati esplorati i fattori che hanno portato a determinati comportamenti. I risultati sono stati anche messi a confronto con quelli di un’indagine riguardante gli anni 2007, 2008 e 2009, sulla cui scia si pone l’analisi condotta nel presente lavoro

    Danio rerio as a model for interdisciplinary study of complex ecological issues

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    Partendo dal più basso livello di organizzazione biologica, questa tesi si è posta l’obiettivo di generare dati sperimentali su interazioni molecolari che potessero essere efficacemente integrati nello studio di proprietà emergenti a livelli più elevati di organizzazione, e nei più ampi contesti dell’ecologia e della biologia dei sistemi. Per questo scopo abbiamo adottato un approccio di ricerca interdisciplinare, esaminando aspetti di complessità crescente, mediante metodi biochimici e molecolari ed attraverso esperimenti in vitro ed in vivo su zebrafish (Danio rerio). In primo luogo abbiamo appurato la presenza nel nostro modello animale di un sistema endocannabinoide funzionale, che consiste in un signalling lipidico coinvolto nella regolazione dell’omeostasi energetica a livello centrale e periferico. In seguito a validazioni molecolari, enzimatiche ed esperimenti di knock-down, abbiamo constatato la capacità di zebrafish di esprimere, sin dai primi stadi embrionali, un set completo di ligandi endogeni e recettori, con i loro rispettivi enzimi metabolici. Allo stesso tempo abbiamo fornito evidenze sul ruolo essenziale del 2-AG, l’endocannabinoide più abbondante durante lo sviluppo embrionale di zebrafish, all’interno del sistema nervoso centrale, durante la fascicolazione e crescita neuronale. Successivamente abbiamo valutato il ruolo di tale sistema nella regolazione dell’adipogenesi a livello periferico e, quindi, nei processi attraverso i quali le larve di zebrafish accumulano le riserve di grasso un volta che il vitello si esaurisce. Usando un metodo integrato con cellule adipose di mammiferi e larve di zebrafish, abbiamo testato il Bimatoprost, un derivato sintetico dell’endocannabinoide AEA, PGF2EA, in vari saggi lipogenici. Ciò ha permesso di dimostrare farmacologicamente l’effetto anti-adipogenico del Bimatoprost sia in preadipociti murini che nelle larve di zebrafish, suggerendo un ruolo evolutivamente conservato di tale composto nella regolazione dell’adipogenesi. Pertanto, la prima parte del progetto di tesi ha chiarito un coinvolgimento del sistema endocannabinoide durante lo sviluppo di zebrafish e nella regolazione dell’omeostasi energetica a livello centrale e periferico. Successivamente, in linea con nostri precedenti lavori, ci siamo spinti a candidare il sistema endocannabinoide come possibile biomarker per lo studio dell’inquinamento da distruttori endocrini. Così, in un successivo lavoro, si è osservato che il contaminante ambientale bisfenolo-A induce maggiore consumo di cibo e malattia da fegato grasso non alcolico negli adulti di zebrafish, attraverso un’alterazione, almeno in parte, dei livelli degli endocannabinoidi. Infine, abbiamo affrontato la complessa problematica legata alle invasioni biologiche marine attraverso un approccio multidisciplinare. Partendo da studi in silico, siamo stati in grado di predire le interazioni chimiche alla base della dislipidemia riscontrata nel pesce commestibile Mediterraneo Diplodus sargus per effetto di una dieta che include l’alga invasiva Caulerpa racemosa. Vari saggi in vitro hanno poi confermato l’interazione prevista in silico tra il composto caulerpin, il principale metabolita secondario contenuto dall’alga, ed il suo target molecolare. Infine, il dato è stato confermato su larve di zebrafish, dove caulerpin ha prodotto una riduzione del contenuto di vitello nelle larve in via di sviluppo. Il modello zebrafish si è quindi dimostrato un eccellente strumento per validare interazioni target-ligando e per chiarire la natura di alcuni dei complessi meccanismi che regolano le interazioni ecologiche. Inoltre, i risultati ottenuti indicano che il modello può essere efficacemente utilizzato per decifrare il significato di fenomeni indipendenti che si verificano simultaneamente in un dato ecosistema

    L'urbanistica dopo la crescita: dai Piani-Progetti ai Programmi-Processi. Azioni sul territorio e prassi metodologiche

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    Sono di recente comparsi nel progetto della città e nella pratica urbanistica nuovi riferimenti: strumenti flessibili, capaci di innescare un processo che tenta di superare la rigidità del piano regolatore generale, attraverso accordi di urbanistica negoziale, capaci di attivare e sostenere la trasformazione / rigenerazione della città. Risulta necessario, in questo scenario, garantire, che tali trasformazioni perseguano con nettezza gli obiettivi di interesse pubblico. La Regione Marche si è inserita in questo mutato contesto con una recente legge (n.22 del novembre 2011) sulla riqualificazione urbana. L’attività di ricerca che la tesi propone ha sviluppato un'attività originale sul tema, esito di elaborazioni analitiche, messe a punto con metodiche poi sperimentate in alcuni Municipi della Regione Marche. Gli aspetti procedurali e normativi sono determinanti per la pratica urbanistica: su questo aspetto la ricerca ha sviluppato un sistema regolamentare, a partire ovviamente dal quadro legislativo vigente. La ricerca ha, in sintesi composto, un processo di selezione/valutazione concorrenziale, e a vigenza differita, che porta a guidare/orientare le trasformazioni urbane valutando le qualità delle proposte dei soggetti privati presentate a riguardo; i capisaldi del processo sono le invarianti:  invarianti strutturali → infrastrutture ed altri elementi “pesanti” necessari al territorio;  invarianti di progetto → dotazioni pubbliche di “prossimità”: servizi al cittadino, istruzione, sanità, sport e verde attrezzato, ecc., comprensive di infrastrutture “immateriali”. Questo processo di valutazione, di tipo matriciale, consente di mettere in competizione tra loro le proposte dei soggetti privati, valutandone i diversi aspetti che le stesse saranno in grado di offrire per la “città pubblica”. Per lo sviluppo del processo si fa riferimento a differenti matrici, ciascuna relativa ad un tema “prestazionale”, alle quali sono stati associati indicatori diversi, al fine di consentire l’analisi dei differenti aspetti/settori qualitativi dell’offerta privata

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