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Dynamics and habitat selection of the European anchovy (Engraulis encrasicolus) in the Adriatic Sea: an acoustic and ecological study
Il mare Adriatico è uno dei bacini più produttivi dell’intero Mediterraneo,
caratterizzato da un’ampia piattaforma continentale, da un notevole apporto fluviale e
da un complesso pattern idrodinamico. In questo particolare ecosistema i piccoli
pelagici ricoprono un ruolo fondamentale, sia da un punto di vista ecologico che
socio-economico. E’ quindi importante avere una migliore comprensione di come la
forzante ambientale influisce sulle dinamiche di questa specie in modo da pianificare
un efficiente management dello stock seguendo i principi dell’Ecosystem Based
Management (EBM).
In questo lavoro sono state analizzate le dinamiche spazio-temporali dell’acciuga
europea (Engraulis encrasicolus) utilizzando un approccio integrato. L’obiettivo
principale è stato quello di individuare i possibili fattori che influenzano la selezione
dell’habitat dell’acciuga ponendo principalmente l’attenzione sugli stadi giovanili, in
modo da comprendere maggiormente i pattern di reclutamento di questa specie.
La stima dell’abbondanza e della distribuzione spaziale dell’acciuga è stata effettuata
tramite l’utilizzo della metodologia acustica. Inoltre sono stati applicati modelli
statistici per descrivere l’habitat potenziale dell’acciuga a diversi stadi vitali (adulti e
giovanili). In particolare sono stati analizzati dati di presenza/assenza derivati dai
risultati di survey acustici svolti in Adriatico dal 2006 al 2010 accoppiati con dati
ambientali derivati da satellite utilizzando i Generalized Additive Models (GAMs). I
modelli stimati sono stati utilizzati in maniera predittiva per la costruzione di mappe
di “habitat suitability” e per individuare le possibili relazioni con le forzanti
ambientali.
I risultati che emergono da questo lavoro sottolineano la complessità delle dinamiche
di questa specie, specialmente in un ecosistema come il mare Adriatico. Le stime
acustiche di biomassa hanno evidenziato le forti fluttuazioni interannuali della
popolazione, caratteristica che è largamente osservata in molti altri ecosistemi e altre
specie di piccoli pelagici. La distribuzione spaziale dell’acciuga, nel periodo di studio
considerato, seguiva un andamento a patch con le densità più alte localizzate nella
parte nord del bacino in prossimità della foce del fiume Po. I modelli stimati hanno
identificato un certo grado di separazione tra l’habitat degli adulti e quello dei
giovanili. L’habitat degli adulti era caratterizzato da aree con un ampio intervallo di
profondità, ma con una predominanza per aree mediamente distanti dalla costa;
inoltre gli adulti risultavano favoriti dalla presenza di alti livelli di produttività. I
giovanili erano associati ad aree più costiere con bassi livelli di produttività; per
questi ultimi è stata inoltre osservata una possibile associazione con aree
caratterizzate dalla presenza di strutture oceanografiche a mesoscala (fronti, eddies,
ecc.).
Infine, dallo studio della distribuzione spaziale dell’acciuga (giovanili e adulti) e dei
suoi potenziali predatori e dall’analisi degli output dei modelli stimati è stato
ipotizzato e discusso un meccanismo che prova a spiegare le dinamiche di
reclutamento dell’acciuga in Adriatico
Sviluppo post-natale del recettore della Sostanza P (NK1) nella corteccia somatosensoriale del ratto
Il recettore NK1 è ampiamente distribuito nel sistema nervoso centrale e periferico dei mammiferi; nel SNC regola le funzioni respiratoria e cardiovascolare, è implicato nell’attivazione del riflesso emetico, in varie risposte comportamentali e nella regolazione della sopravvivenza e degenerazione neuronale. Nel presente lavoro, al fine di estendere le attuali conoscenze sul recettore NK1, si sono studiate la presenza, la distribuzione e l’espressione di tale recettore nella corteccia somatosensoriale di ratto durante lo sviluppo post-natale, mediante reazioni di immunocitochimica e biochimico-molecolari. Il recettore NK1 è presente nella corteccia parietale di ratto sin dalla nascita e la sua distribuzione varia durante lo sviluppo post-natale. Gli studi di immucitochimica hanno permesso di evidenziare che a P0 e P5 i neuroni NK1 positivi sono di piccole dimensioni e tutti localizzati nella sub-cortical plate; a partire da P10 fino a P30, invece, i neuroni sono più grandi, numerosi e si distribuiscono in tutti i sei strati della corteccia, in percentuali diverse; negli strati infragranulari sono più numerosi raggiungendo percentuali che oscillano tra il 57 ed il 60% (in media il 35% nel VI strato e il 24% nel V strato), mentre negli strati sovragranulari (II - IV strato), la percentuale dei neuroni NK1 positivi oscilla tra il 36 e il 39%. Un esiguo numero di neuroni è presente nel primo strato con percentuali che variano tra il 2 e il 4%. Tale risultato coincide con quanto ottenuto con il Western Blotting in cui si è osservato un aumento dell’espressione proteica dell’NK1 in funzione dell’età. Questi risultati, rivelano quindi un’ampia distribuzione di tale recettore nella corteccia somatosensoriale di ratto, in accordo con i dati ottenuti mediante autoradiografia
Le interazioni tra PDX-1 e Hes-1 determinano la risposta proliferativa dei colangiociti al danno
Introduzione e scopo: La proliferazione dei colangiociti in corso di danno cronico del fegato
è ritenuta un evento fondamentale nel determinare la progressione delle colangiopatie.
Tuttavia, i meccanismi molecolari responsabili della proliferazione dei colangiociti non sono
ancora completamente definiti. I colangiociti reattivi esprimono il Pancreatic Duodenal
Homeobox protein 1 (PDX-1). Nel pancreas, l’attivazione di PDX-1 guida la risposta
proliferativa al danno delle cellule duttali. Gli effetti di PDX-1 sono contrastati da Hairy and
enhancer of split 1 (Hes-1). L’obiettivo di questo studio è di investigare gli effetti
dell’interazione tra PDX-1 e Hes-1 sulla proliferazione dei colangiociti in risposta al danno.
Metodi: in vitro, la proliferazione cellulare è stata studiata in cellule sottoposte a knockdown
per PDX-1 o in cellule controllo. In vivo, topi eterozigoti per PDX-1 (+/-) o topi di controllo
sono stati sottoposti a dieta con DDC o a legatura del dotto coledoco (BDL). Gli effetti
dell’interazione tra PDX-1 e Hes-1 sono stati studiati, sia in vitro che in vivo, tramite
trattamento con All-trans retinoic acid (At-RA), una molecola capace di indurre l’espressione
di Hes-1. Risultati: In vitro, la proliferazione cellulare è ridotta in colangiociti con
knockdown per PDX-1. In vivo, la proliferazione dei colangiociti e la deposizione di
collagene stimolate dalla dieta con DDC o dalla BDL sono ridotti in topi PDX-1+/-.
L’espressione di Hes-1 è ridotta nei colangiociti proliferanti. At-RA induce un incremento
dose-dipendente dell’espressione Hes-1 e una diminuzione di PDX-1. At-RA neutralizza gli
incrementi dell’espressione di PDX-1 e della proliferazione cellulare, sia in vitro che in vivo.
Nei colangiociti isolati da fegato di pazienti affetti da PSC, l’espressione di PDX-1 è
aumentata e quella di Hes-1 è diminuita. Conclusioni: Hes-1 riduce l’espressione di PDX-1
nei colangiociti. La repressione di Hes-1 permette a PDX-1 di stimolare la proliferazione dei
colangiociti in corso di danno epatico cronico
New technologies for smart environments: from wireless sensors networks to domotics
Il concetto di smart environment, conosciuto anche come ambient intelligence,
sta riscuotendo sempre più importanza a livello globale negli ultimi anni.
Con il termine ambient intelligence si intende un ecosistema di oggetti che interagiscono
con gli utenti e fra di loro con la capacità di auto-organizzarsi, fornire
servizi e manipolare dati complessi. La disponibilità di sensori dalle dimensioni
e costi sempre più ridotti, la crescente diffusione di tecnologie che permettono
nna connettività a livello globale e la disponibilità di dispositivi di calcolo diffusi
e portatili come smartphones, tablets e netbooks, rendono più agevole lo
sviluppo di questi ambienti intelligenti. Lo scopo di questa tesi è quello di proporre
soluzioni tecnologicamente avanzate da applicare ad ambienti esistenti
in modo da trasformar li in ambienti 'smart', dotandoli di intelligenza. Questi
ambienti sono stati divisi in due macrocategorie: industriale e domestico. Lo
scopo della prima parte della tesi riguarda l'integrazione della tecnologia delle
Wireless Sensor Network (WSN) in ambienti industriali. In particolare verrà
presentato il monitoraggio intelligente di nna linea di produzione al fine di calcolarne
in tempo reale gli indici di performance. Il secondo caso di studio affrontato
è riferito alla raccolta di informazioni per l'ottimizzazione dell'impiego
di risorse in un sistema di raccolta rifiuti. In aggiunta verrà descritta la progettazione
di un innovativo prototipo di nodo modulare il cui scopo è quello
di affrontare il problema della standardizzazione della comunicazione permettendo
una personalizzazione del nodo sensoriale. Lo scopo della seconda parte
della tesi riguarda l'uso di diverse tecnologie domotiche per trasformare nna
casa in nna smart house e permetterne controllo e monitoraggio da remoto. In
particolare, a causa dell'elevato numero di dispositivi di building automation e
protocolli di comunicazione, è stato sviluppato un framework per l'integrazione
dei differenti dispositivi attraverso un protocollo Web based. E' stato inoltre
sviluppato e validato un modello dei consumi elettrici domestici basato su logica
fuzzy al fine di testare algoritmi di energy management e tecniche di controllo
di home automation.
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Design and Development of Control Solutions for Multi-Variable Process Optimization
L’attività di ricerca svolta ha riguardato lo sviluppo e l’implementazione di soluzioni per il controllo e l'ottimizzazione di sistemi interagenti. Gli ambiti applicativi sono stati la Home & Building Automation (HB&A) e l’automazione nell’industria petrolchimica.
Riguardo alla H&BA sono state definite politiche di controllo accoppiato termico, illuminotecnico e dell’Indoor Air Quality che risultano, nella loro interconnessione, molto innovative. L’obiettivo perseguito nella progettazione del sistema di controllo è l’ottenimento del massimo risparmio energetico e confort per l’utente. Tramite l’utilizzo sistematico della "cross fertilization" è stato possibile espandere nell’ambito della H&BA le conoscenze acquisite in ambito dell’automazione industriale.
In particolare, per lo sviluppo del sistema di controllo sono state sviluppate architetture di controllo basato sull’interconnessione di tecniche PID avanzate. L’approfondimento degli studi ha riguardato il tuning ottimo dei regolatori industriali, la valutazione della stabilità e infine l’aumento delle prestazioni del sistema di controllo stesso.
In seguito, si sono analizzate alcune tecniche di controllo multi-variabile. Tramite l’utilizzo di una batteria di modelli, identificati per mezzo di step test sul processo, è stato sviluppato un algoritmo Gain Schedule Model Predictive Control volto al controllo delle variabili di processo e all’ottimizzazione dell’energia necessaria.
Altro aspetto affrontato riguarda la modellazione e il controllo di processi di una realtà quale l’api Raffineria di Falconara Marittima,. In particolare, si sono affrontate problematiche di ottimizzazione di una colonna di Visbreaking e di ottimizzazione della combustione di una fornace di preriscaldo.
Oltre all’implementazione su sistema DCS sono state studiate e implementate tecniche innovative per il tuning dei controllori e per il raggiungimento delle specifiche richieste. In particolare è stato sviluppato un Discrete Fuzzy Smoother che permette di eliminare l’overshoot nel transitorio
On population dynamics of anchovy (Engraulis encrasicolus) and sardine (Sardina pilchardus) in the Adriatic Sea: from an analytical to an ecological perspective
Alici Engraulis encrasicolus e sardine Sardina pilchardus sono due delle più importanti specie
commerciali dell’Adriatico centro-settentrionale e sostengono la pesca più produttiva dell’intero
Mar Mediterraneo. Lo stock assessment di queste specie, così come la comprensione dei
fattori ambientali che ne influenzano le popolazioni, sono estremamente importanti a fini gestionali.
Questa tesi copre diversi aspetti della dinamica di popolazione dei piccoli pelagici nel
Mar Adriatico ed è organizzata in 3 capitoli, da un approccio puramente analitico ad uno più
ecologico.
Nel primo capitolo, per lo stock assessment delle alici, sono state usate due diverse stime
di mortalità naturale (i.e. Prodbiom e Gislason’s), ed è stato applicato un modello di analisi
chiamato Integrated Catch-at-age Analysis (ICA), le cui prestazioni sono state messe a confronto
con una Virtual Population Analysis (VPA) tradizionale. I risultati hanno mostrato che la stima
di mortalità naturale fornita dal metodo di Gislason è più adatto per la popolazione di alici.
Inoltre, nonostante le stime di biomassa e di mortalità per pesca siano risultate similari tra i
due modelli di dinamica di popolazione (VPA e ICA), tuttavia l’ICA ha permesso una maggiore
flessibilità nelle impostazioni iniziali del modello e ne ha migliorato i risultati diagnostici.
Nel secondo capitolo, un modello statistico più sofisticato che permette la suddivisione delle
catture per flotta peschereccia (Age Structured Assessment Program - ASAP), è stato usato per
le sardine e confrontato con l’ICA. Di nuovo, le stime di biomassa e mortalità per pesca non sono
cambiate troppo tra i due modelli, ma l’ASAP permette di tenere in considerazione la possibile
eterogeneità tra le diverse flotte. Inoltre, l’ASAP ha permesso l’inclusione di una variabile
ambientale, nello specifico la temperatura superficiale del mare (SST), nella funzione statistica:
l’inclusione della SST, anche se non ha modificato la prospettiva generale, ha migliorato il fitting
della relazione stock-reclutamento di Beverton-Holt, confermando come l’ambiente possa aiutare
a spiegare le ampie fluttuazioni osservate nei piccoli pelagici.
Nell’ultima parte di questa tesi, l’ammontare di alici catturate è stata messa in relazione
con alcune variabili ambientali. Per relazionare i dati di cattura provenienti da un sistema di
osservazione sulla pesca (FOS) a dati oceanografici provenienti da modello idrodinamico (ROMS)
sono stati usati Generalized Additive Mixed Models (GAMM). Dati settimanali di cattura georeferenziati
di Engraulis encrasicolus sono stati suddivisi in celle di 0:2 x 0:2 in latitudine e
longitudine ed associati ai rispettivi parametri ambientali da ROMS. Le variabili oceanografiche
che sono risultate più significative e quindi considerate nel GAMM finale sono state l’interazione
tra temperatura e profondità in situ, la profondità in situ, la temperatura superficiale, il gradiente
della componente U (est-ovest) della corrente e il gradiente di salinità sul fondo. I risultati
suggeriscono che l’abbondanza nelle catture di alici nel Mar Adriatico è positivamente correlata
a basse temperature, upwelling localizzati e fronti di salinità. Inoltre, le conclusioni di questo
capitolo hanno dimostrato che i GAMM sono degli strumenti molto utili per combinare dati
di cattura geo-referenziati con variabili oceanografiche, e che l’inclusione di effetti random è un
modo utile per meglio comprendere la distribuzione spaziale di specie marine.
Nel complesso, questo studio fornisce un’analisi completa delle dinamiche di popolazione dei
piccoli pelagici nel Mar Adriatico. Inoltre, fornisce alcuni miglioramenti metodologici allo studio delle popolazioni ittiche, tenendo anche in considerazione effetti dell'ambiente
Experimental Evaluation of the Adhesion at the Interface Between Pavement Layers and Orthotropic Steel Decks
L’impalcato in acciaio a piastra ortotropa è la soluzione migliore per la realizzazione di ponti di grande luce, in virtù della sua leggerezza e delle ottime proprietà meccaniche.
Questa tipologia di impalcato è però soggetta ad un elevato rischio di corrosione, soprattutto a causa delle acque meteoriche e dei sali antigelo che si possono infiltrare sotto la pavimentazione stradale.
I vari prodotti impermeabilizzanti hanno una più o meno rilevante carenza nell’adesione con la superficie liscia dell’impalcato e/o con il conglomerato bituminoso della pavimentazione stradale. Quelli che sviluppano una migliore adesione con l’acciaio (resine epossidiche o metacriliche) sono scarsamente compatibili con il bitume. Per questo viene generalmente stesa sull’impermeabilizzazione “fresca” una graniglia tendente ad irruvidire l’interfaccia guaina-conglomerato bituminoso.
Nel caso in cui si richieda una resistenza allo scorrimento ancora maggiore (tratti a forte pendenza, curve a piccolo raggio), si adottano provvedimenti più impegnativi che consistono nel saldare dei fermi sulla superficie della piastra ortotropa.
La ricerca è stata condotta con lo scopo di valutare le proprietà a taglio di interfacce acciaio-conglomerato di ponti a piastra ortotropa. In questo ambito sono state esaminati, classificati e testati differenti materiali e metodologie per il miglioramento dell’adesione, al fine di identificare i vantaggi e gli svantaggi di ciascuna tecnica. Sulla base del comportamento fisico di ogni materiale è stata messa a punto un’apposita procedura di preparazione dei provini. Per la determinazione della resistenza a taglio delle differenti interfacce e per esaminare gli effetti di varie temperature e sforzi normali è stata utilizzata la prova di taglio ASTRA, messa a punto da diversi anni dal Laboratorio di Strade dell’Università Politecnica delle Marche.
I risultati sperimentali hanno mostrato che l’epoxy asphalt garantisce le migliori prestazioni indipendentemente dalla temperatura di prova; le membrane bituminosa e metacrilica hanno una resistenza a taglio confrontabile, di natura rispettivamente coesiva ed attritiva; la presenza di fermi, quali reti o barre d’acciaio, sulla piastra ortotropa determina un significativo miglioramento della resistenza allo scorrimento
dell’interfaccia, anche se le proprietà a taglio non sono elevate come quelle dell’epoxy asphalt.
Oltre alla caratterizzazione delle interfacce, sono state valutate le proprietà fisiche, meccaniche e reologiche di due miscele per pavimentazioni di impalcati in acciaio: conglomerato bituminoso con bitume modificato e conglomerato epossidico. In particolare sono state eseguite prove di addensamento, di resistenza a trazione indiretta e di compressione ciclica.
L’analisi sperimentale ha mostrato che il conglomerato epossidico possiede proprietà più elevate rispetto al conglomerato bituminoso in termini di resistenza e rigidezza, sebbene la lavorabilità sia inferiore. La caratterizzazione del comportamento viscoelastico ha permesso di constatare che il conglomerato epossidico non è un materiale termoreologicamente semplice, poiché il principio di sovrapposizione tempo-temperatura è risultato non valido sia per il modulo di Young che per il rapporto di Poisson
Unravelling the counter-ion effects on guanosine self-assembly: an extend structural study
Il progetto di dottorato presentato in questa tesi riguarda lo studio del self-assembling di
molecole di Guanosina. Il progetto nasce dalla pi ambiziosa idea di studiare il comportamento,
la stabilit´a e l’ aggregazione sopramolecolare di DNA a singolo filamento che porta
alla formazione di strutture non convenzionali chiamate G-quadruplex. I G-quadruplex
sono forme non canoniche del DNA, e l’interesse per queste strutture ´e iniziato quando
comparve, nel 1962, un articolo di Gellert et.al., nel quale veniva dimostrata, per la
prima volta, l’esistenza di queste inusuali strutture ad elica, formate dall’acido guanilico.
I G-quadruplex sono correlati con le regioni terminali dei cromosomi chiamate telomeri,
ricche in Guanosina. I telomeri sono strettamente legati all’attivit´a della Telomerasi, un
enzima che replica le sequenze terminali, ripetute in tandem - TRs, nel cromosoma. Tale
enzima ´e espresso a livelli molto bassi nelle cellule somatiche di diversi organismi, ma
esente in elevate quantit´a in cellule cancerose (permettendo loro di replicarsi indefinitamente
e di portarle ad una condizione di immortalizzazione che ´e alla base del processo
di cancerogenesi). L’interesse per i G-quadruplex ´e legato ad una loro possibile attivit´a
anticancro. In questa tesi viene presentato un esteso studio strutturale sul processo di
autoassemblaggio della Guanosina 5’-monofosfato in diverse condizioni fisiche. Vengono
introdotti e discussi di↵erenti esperimenti e↵ettuati presso i laboratori Di.S.V.A. dell’
Universit´a Politecnica delle Marche e presso le Large Scale Facilities utilizzando prevalentemente
tecniche di di↵razione (XRD) di di↵usione a piccolo angolo dei raggi X (SAXS),
ottenendo informazioni sui parametri strutturali, stabilit´a ed e↵etto dei controioni ed
interpretando quindi l’interazione tra i telomeri utilizzando un semplice modello basato
sulla formazione di G-quadruplex da singole molecole di Guanosina
Role of yeast bioactive compounds in food and fermented beverages
Negli ultimi anni le molecole bioattive con attività antimicrobica come tossine killer,
batteriocine e agenti antifungini sono state impiegate per ridurre o inibire la crescita e
lo sviluppo di funghi, lieviti e batteri indesiderati in alternativa o in combinazione
con i composti sintetici antimicrobici negli alimenti e nelle bevande fermentate. La
presente ricerca riguarda il ruolo e la caratterizzazione di molecole bioattive prodotte
da lieviti appartenenti alle specie Metschnikowia pulcherrima, Tetrapisispora phaffii,
Kluyveromyces wickerhamii, Wickerhamomyces anomalus. Dopo la caratterizzazione
dei composti bioattivi prodotti da questi lieviti e lo studio dell'interazione tra le
molecole antimicrobiche naturali e i lieviti/ le muffe sensibili, abbiamo voluto
valutare il loro possibile impiego per combattere microrganismi contaminanti
nell’agricoltura biologica e nel settore vinicolo.
Nella prima parte della tesi è stata valutata l’azione inibente di sette ceppi di M.
pulcherrima nei confronti di lieviti enologici principalmente coinvolti nel processo di
vinificazione come Pichia, Candida, Hanseniaspora, Kluyveromyces,
Saccharomycodes, Torulaspora, Brettanomyces e Saccharomyces. Un’efficace
azione antagonista dei ceppi di M. pulcherrima è stata osservata nei confronti di
lieviti indesiderati appartenenti ai generi Pichia, Brettanomyces e Hanseniaspora,
mentre tale attività antimicrobica non si evidenziava nei confronti di Saccharomyces
cerevisiae.
Il secondo argomento trattato ha riguardato l’isolamento del gene che codifica Kpkt,
la tossina killer prodotta da Tetrapisispora phaffii che possiede un’ampia attività
antimicrobica nei confronti di vari lieviti alterativi del vino. La distruzione del gene
ha provocato una perdita completa del fenotipo killer confermando così che TpBgl2p
esercita un'attività antimicrobica. Il risultato ottenuto è la base per valutare la
possibilità di esplorare la produzione eterologa della proteina che potrebbe essere
utilizzata in campo enologico per ridurre le contaminazioni nel vino in sostituzione
della SO2.
Nella terza parte della tesi, l’attenzione è stata focalizzata sul danno indotto dalle
tossine Kwkt and Pikt, prodotte rispettivamente da Kluyveromyces wickerhamii e
Wickerhamomyces anomalus, coinvolte nel biocontrollo dei lieviti spoilage
Brettanomyces/ Dekkera in vinificazione. L’effetto delle micocine è stato comparato
con quello dell’anidride solforosa, generalmente usata come composto sintetico
antimicrobico negli alimenti e nelle bevande fermentate. I risultati hanno mostrato
diversi meccanismi di controllo della crescita di B. bruxellensis tra le due tossine e
tra le tossine killer e il biossido di zolfo, anche se l'attività antimicrobica di
quest’ultimo è fortemente influenzata dal fattore pH.
Nella quarta parte della tesi è stata valutata l'interazione tra diversi lieviti ad attività
antimicrobica e alcuni funghi filamentosi che in genere colonizzano i frutti maturi.
Preliminarmente è stato eseguito uno screening in piastra per valutare l’eventuale
effetto inibente di 42 lieviti verso 5 muffe, che causano i principali danni in frutta e
verdura durante il periodo di post-raccolta. In una seconda fase, dieci ceppi
selezionati sono stati testati per la loro attività inibitoria efficace contro le muffe in
test in vivo su uva, limoni, arance, fragole e ciliegie. I risultati indicano che, tra i
ceppi saggiati la migliore e interessante attività antagonista nei confronti delle muffe
testate, è stata mostrata da due ceppi appartenenti a Wickerhamomyces anomalus e
Metschnikowia pulcherrima
Poultry value chain sustainability: an italian agro-industry case study
L’Agroalimentare rappresenta uno dei settori economici più importanti in Italia e costituisce una risorsa di primaria necessità in termini di sicurezza alimentare , qualità del cibo e occupazione svolgendo ruoli di tipo sociale, ambientale e culturale . Il sistema alimentare è un sistema complesso caratterizzato da un numero agenti, rapporti e operazioni che favoriscono il processo di scambio di un bene. Quindi, la filiera agroalimentare può essere definita una sequenza di processi, di flussi di materiali e informazioni , che si verificano in diverse fasi del percorso seguito dai prodotti dalla fase di produzione fino alla fase di consumo (Van der Vorst J.G.A.Jet al. 2007; Lummus R.et al. , 1999) ) .Tutti i processi che compongono filiera agroalimentare , in particolare nel settore del pollame , sono coordinati verticalmente . Il coordinamento verticale è l’insieme dei modi attraverso cui vengono gestiti gli scambi e coordinati i comportamenti strategici lungo il canale distributivo agro-alimentare " (Frank S.D.et al. , 1992 Mighell R.L.et al. , 1963 , Sodano V., 2010) . L’obiettivo generale del lavoro di tesi è la sostenibilità economica ed ambientale per la valorizzazione della filiera agroalimentare. Nel dettaglio, l’obiettivo specifico verte sui processi di cost accounting e di creazione del valore nella filiera avicola industriale con lo scopo di promuovere la differenziazione e l’innovazione di prodotto tramite la commercializzazione di pollo biologico che è una novità nel panorama agro-industriale nazionale. Per raggiungere questi obiettivi , la metodologia utilizzata si è basata su indagini a questionario agli allevamenti di pollo convenzionali e biologici , applicazione del direct costing e margine di contribuzione per le decisioni a breve termine , analisi della creazione di valore nella filiera e, infine, analisi delle serie storiche di prezzo e costo tramite classico e stocastico . I risultati hanno certamente messo in evidenza una serie di aspetti che ruotano intorno al settore industriale della filiera pollo. L'analisi socio- economica evidenzia la presenza massiccia di agricoltori “over 65” , con un medio basso livello di istruzione ,che alleva polli in strutture piuttosto datate , ma mostra una discreta tendenza verso le strategie di ammodernamento del settore , sia in termini strutturali sia di gestione . Dal punto di vista del management aziendale , l'imprenditore ha un buon livello di conoscenza delle strategie di business per l’ottenimento della redditività di prodotto . Il direct costing applicato e quindi l'identificazione del margine di contribuzione, ha permesso di individuare l'indicatore economico chiave per la valutazione della convenienza nelle decisioni di breve periodo, in quanto esprime la capacità di un prodotto di coprire i costi fissi aziendali in modo tale da avere profitto . L'analisi delle serie storiche, inoltre, ha messo in evidenza le relazioni tra costo e prezzo e la possibilità di prevedere le performance economiche in futuro
In conclusione, il mercato del pollo biologico rappresenta una possibile scelta tramite implementazione di strategie di sviluppo aziendali, ma è ancora considerato solo un particolare segmento di consumo anche se oggi richiama un maggiore interesse da parte del consumatore e sicuramente potrebbe attrarre nuovi segmenti. La valorizzazione di questo tipo di mercato “sostenibile” può avvenire anche attraverso il supporto dei canale di comunicazione e commerciali , che sono in grado di avvicinare tutti i consumatori verso un prodotto di qualità , come il pollo biologico e trattenere i consumatori esistenti