Marche Polytechnic University

ACUBO (Archivio Aperto di Ateneo)
Not a member yet
    1390 research outputs found

    Inspection and characterization of birefringent materials: development of methods and systems for scintillating anisotropic crystals

    No full text
    Un cristallo scintillatore ha la peculiare capacità di convertire, in luce visibile, l'energia di una particella radiante che interagisce con il suo volume. L'eccitazione può derivare da diversi tipi di radioattività o interazione energetica che è in grado di eccitare gli elettroni in modo da farli saltare ad una banda di energia più alta e tornare indietro al loro stato di equilibrio. Questo meccanismo porta ad un rilascio di fotoni nel visibile (e vicino visibile). La luce prodotta dal cristallo è solitamente monocromatica e rappresenta il prodotto della conversione dell'energia incidente in energia di un gruppo di fotoni di energia molto inferiore quelli assorbiti, come avviene per tutti i tipi di conversione di energia. La qualità della luce emessa da questi materiali, in termini di stabilità di lunghezza d'onda, coerenza e polarizzazione, è estremamente elevata. Essi sono coinvolti in campi come la fisica nucleare e la fisica delle alte energie (ad esempio, CERN-Ginevra), in campo medico nell’ambito del bio-immaging (tomografia ad emissione di positroni PET-per la diagnosi del cancro), la ricerca geologica, la sicurezza e la tecnologia laser. Le prestazioni degli scintillatori incide sul comportamento degli strumenti e dei sistemi sfruttati in tali settori; Inoltre, la qualità del materiale stesso e l'efficienza di produzione, determinano il costo e la fattibilità delle suddette attività. Una conoscenza approfondita e una buona caratterizzazione del materiale è fondamentale per prevedere il comportamento dei cristalli dal punto di vista sia meccanico che ottico. Poiché il processo di produzione è piuttosto complesso, delicato e lungo, l'industria ha bisogno di strumenti per migliorare l'efficienza e l'efficacia della produzione di questi scintillatori cristallini Il lavoro presentato in questa tesi mira allo sviluppo di metodi e sistemi non invasivi per valutare la qualità dei cristalli attraverso la determinazione dello stato di stress residuo, che può essere una firma del grado di qualità. I metodi sviluppati sono basati sulla fotoelasticità e la cristallografia ottica; permettono un'analisi molto dettagliata con elevata sensibilità e risoluzione spaziale. La possibilità di avere una caratterizzazione completa dei materiali è stata migliorata riuscendo a misurare in direzione diversa rispetto agli assi ottici del cristallo. L'insieme di metodi sviluppati è completata da una nuova tecnica denominata Sfenoscopia, che fornisce controlli affidabili del cristallo in un modo più veloce e semplificato ed in qualunque orientamento rispetto agli assi ottici. Dal momento che i metodi si basano sulla acquisizione di immagini di frange, i sistemi sono stati forniti di algoritmi dedicati per elaborare e analizzare accuratamente le immagini acquisite. Le informazioni ottenute con questi metodi sono utili sia per gli enti di ricerca che per le industrie, produttori e utenti finali. Esse sono fondamentali per avere la possibilità di comprendere meglio il comportamento del materiale, sviluppando modelli matematici predittivi, per impostare correttamente i parametri di produzion

    Task Optimization of Functionally Redundant Parallel Kinematic Machines

    No full text
    Ad oggi, l'impiego di robot industriali è sempre più diffuso per via della loro versatilità. Spesso tali macchine hanno una completa abilità nel posizionare e orientare in terminale in modo da coprire un campo di compiti da eseguire più variegato. Tuttavia esiste una vasta classe di compiti industriali che rendono ininfluente, al fine di realizzazione del task, l'orientamento del terminale in una direzione, per esempio le operazioni di fresatura, saldatura e sgrossatura. Chiaramente questo implica una situazione di ridondanza tra robot e compito da eseguire, che porta alla domanda: quale orientamento attorno tale asse conviene far adottare al terminale? La ridondanza costituisce un potenziale e l'esigenza di risultati sempre più stingenti ha guidato la ricerca verso la formulazione di tale domanda in un problema di ottimizzazione, trovando risposta nella sua successiva risoluzione. Nella definizione del problema ci si affida ad una funzione obiettivo spesso legata ad indici che quantificano le prestazioni del robot e che dipendono dalla sua postura assunta. L’argomento principale della tesi è la ridondanza funzionale che finora ha coinvolto i manipolatori seriali; nonostante l’estensione di queste teorie alla classe dei robot paralleli sia spesso dedotta, uno studio esaustivo non è ancora presente. Queste macchine parallele sono conosciute per avere alta rigidità, precisione e capacità di carico, caratteristiche che le rendono allettanti per le lavorazioni meccaniche. La tesi affronta la scrittura e la risoluzione numerica del problema di ottimizzazione per individuare la postura migliore di manipolatori paralleli in situazioni di ridondanza funzionale. Lo studio ha come oggetto una particolare classe di robot paralleli in grado di moti di pura rotazione del terminale per mettere in luce i vantaggi legati all'architettura che li accomuna; il problema si estende fino alla pianificazione ottima di traiettorie di puntamento con speciale enfasi sui compiti manifatturieri

    Molecular and cytogenetic characterisation of repetitive DNAs in squamate reptiles (Lacertidae)

    No full text
    Caratterizzazione citogenetica e molecolare di DNA satelliti nei rettili squamati (Lacertidae). La posizione dei rettili nella filogenesi degli amnioti rende lo studio del loro genoma cruciale per comprendere l’evoluzione genomica degli amnioti stessi. I DNA satelliti costituiscono una significativa porzione del genoma degli eucarioti, e sono una delle cause della variabilità delle dimensioni del loro genoma. Scopo di questa ricerca è stato quello di isolare e caratterizzare due differenti DNA satelliti (HindIII e TaqI) dal genoma di vari lacertidi. Un primo risultato indica che HindIII è presente in tutte le specie di Iberolacerta, ha un tasso evolutivo circa dieci volte più veloce di TaqI che si trova in posizione pericentromerica/interstiziale, in un numero minore di cromosomi ed è rappresentato nel genoma di tutti lacertidi studiati. Inoltre, approfondendo lo studio dell’evoluzione di questi due DNA satelliti nelle otto specie di Iberolacerta abbiamo osservato che entrambi i DNA satelliti mostrano modelli evolutivi complessi e disparati, e un comportamento altamente dinamico che può essere correlato con i cambiamenti cromosomici e la varietà cariotipica tipici di questo genere. Infine, abbiamo osservato che in Lacerta il satellite TaqI è coinvolto nella differenziazione per eterocromatinizzazione del cromosoma W. È interessante notare che nelle specie di Lacerta studiate le ripetizioni TaqI si dividono in due gruppi: uno contenente ripetizioni W-specifiche, l’altro ripetizioni autosoma-specifiche. Inoltre, la presenza di TaqI sul W delle specie di Lacerta studiate supporta l'omologia dei cromosomi sessuali in queste specie. Infatti, sembra improbabile che le stesse ripetizioni si siano accumulate sul W di specie diverse solo per effetto del caso. È invece probabile che questo satellite sia rimasto intrappolato sul W dell'antenato comune delle moderne specie di Lacerta. Infine, la presenza di TaqI sul W di Lacerta e l’assenza sul W di tutte le altre specie studiate sembra sostenere il monofiletismo di questo genere

    IL RUOLO DEL PATTO DI FAMIGLIA LA CONTINUITA’ DELL’IMPRESA A BASE FAMILIARE NELLA COMPLESSITA’ SUCCESSORIA

    No full text
    ABSTRACT La transizione generazionale rappresenta un momento critico nella vita dell’impresa, legato al passaggio di testimone dell’imprenditore, accentratore, ad altri soggetti della famiglia in vista del proprio ritiro dal mondo del lavoro, ed ancor più della propria morte. Problema particolarmente sentito in Italia dove la maggior parte delle piccole e medie imprese si lega ad un nucleo familiare, in cui la proprietà del capitale di rischio e l’amministrazione fanno capo ad una famiglia. Questo lavoro focalizza la sua attenzione sulla complessa questione, antica e sempre attuale, della relazione tra i membri di una famiglia e la gestione successoria dei grandi e piccoli patrimoni produttivi condivisi, nell’obiettivo prioritario di garantire la continuità dell’impresa evitando conflitti familiari, lunghi, dannosi tanto per l’impresa che per la coesione familiare. I soggetti protagonisti di questa analisi sono l’impresa familiare quale fattispecie disciplinata nell’art. 230 bis c.c., di cui vengono approfonditi gli aspetti prevalenti, tutt’ora oggetto di controversa dottrina e giurisprudenza. Ed altresì l’impresa a base familiare, la c.d. family business, quale costrutto concettuale più ampio, che definisce l’ambito degli affari economici e l’attività di controllo di un’ampia famiglia imprenditoriale, quotata e non. Da ultimo il lavoro si concentra sull’esame dei patti di famiglia quale istituto che il nostro legislatore ha introdotto nel 2006 al fine di consentire la trasmissione inter vivos del bene produttivo, onde garantirne la continuità gestionale e produttiva nel tempo ed evitare complessi conflitti familiari. Se ne esaminano i profili principali, le complessità interpretative ed operative tentando di capire il perché dello scarso, quanto inaspettato, successo di tale istituto nonostante gli entusiasmi manifestati dal legislatore e dalla letteratura giuridica. Nella consapevolezza dei profili economici ed aziendalistici che l’analisi non può e non deve trascurare

    VALIDAZIONE DELL’IGF-1 COME MARKER DI RISERVA FUNZIONALE DEL GRAFT E INDICATORE PROGNOSTICO NEI PAZIENTI SOTTOPOSTI A TRAPIANTO DI FEGATO

    No full text
    Introduzione. Le alterazioni dell’asse GH/IGF-1 sono state proposte come markers di disfunzione epatocellulare e sopravvivenza nel paziente cirrotico. Esistono tuttavia poche evidenze sul significato clinico dei livelli di IGF-1 dopo trapianto epatico (LT). Materiali e Metodi. Da Aprile 2010 a Maggio 2011 abbiamo arruolato 31 pazienti (M/F 25/6; età media ± SEM: 55,2±1.4 anni) sottoponendoli a dosaggio ematico di GH e IGF-1 prima del LT e a 15,30,90,180 e 365 giorni dall’intervento. Abbiamo analizzato la curva di normalizzazione di IGF-1 ai vari time points e valutato l’impatto sulla sintesi ormonale delle principali variabili trapiantologiche (età del donatore, utilizzo di graft non standard, early allograft disfunction). Abbiamo inoltre correlato l’IGF-1 con i principali tests di funzione epatica e con la sopravvivenza. Risultati. Tutti i pazienti mostravano ridotti livelli di IGF-1 (29,5±2,1); a partire dalla 15° giornata post-LT si è evidenziato un significativo incremento dei valori medi di IGF-1 (102,7±11,7 ng/ml; p<0,0001). Durante il primo anno dal trapianto, i livelli sierici di IGF-1 si sono mantenuti significativamente inferiori nei riceventi trapiantati con donatori di età maggiore di 65 anni o marginali (extended criteria donor). Dall’analisi di correlazione con i test biochimici standard utilizzati per il monitoraggio della funzione epatica, è emersa una correlazione inversa tra i valori di IGF-1 e la bilirubina totale a 15 (r=-0,3924, p=0,03) e 30 (r=-0,3894, p=0,04) giorni dal trapianto. Dopo analisi multivariata, la normalizzazione precoce (entro 15 giorni) dei livelli di IGF-1 [Exp(b): 3,913, p=0.0484] si conferma come unico fattore prognostico indipendente di sopravvivenza dopo un periodo di 3 anni dal trapianto. Conclusioni. L’IGF-1 riflette la riserva funzionale del graft ed il ripristino precoce dei normali livelli ormonali risulta associato a tassi di sopravvivenza più elevati dopo trapianto epatico

    Optimization and design of tests for material characterization using simulated experiments

    No full text
    Lo scopo del dottorato è creare una procedura simulativa per identificare e caratterizzare materiali, dunque per scoprirne le proprietà meccaniche. Le tecniche utilizzate sono: un metodo a campo intero come la correlazione di immagini digitali (DIC) per ottenere mappe di spostamento e deformazione sulla superficie di provini; un metodo inverso quale il metodo dei campi virtuali (VFM) per ottenere i parametri caratteristici. Ad oggi, per caratterizzare materiali complessi, sono necessari diversi test. L’utilizzo di DIC e del VFM invece permette di ottenere tali parametri eseguendo un unico test che mostri campi di deformazione eterogenei. Tale identificazione è però influenzata sia dalla geometria testata che dal set-up utilizzato. La ricerca ha come obiettivo la creazione di una procedura numerica che possa consigliare, a seconda del materiale da testare, una geometria ed un set-up ottimizzati tali da garantire i migliori parametri del materiale ricercato. Il simulatore incorpora tutte le incertezze sperimentali, che sono state studiate e debitamente approfondite durante la ricerca, che inficiano su un test reale cosi da renderlo affidabile e realistico. Molteplici esperimenti sono stati eseguiti e poi simulati per testare e validare la procedura numerica. Nella sua versione attuale, il simulatore permette di riprodurre numericamente ed in modo automatico (analisi DOE) diversi test variando i parametri di set-up e le dimensioni e geometrie dei provini. La procedura fornisce dunque tutti i parametri che garantiscano una identificazione realistica e valida, riducendo costi e tempistiche che sarebbero altrimenti decisamente maggiori qualora l’ottimizzazione venisse fatta sperimentalmente

    I Wine - Integrated solution for the wine industry

    No full text
    La presente tesi di dottorato riporta lo studio, la struttura e l’implementazione presso due aziende pilota di un software, I Wine, realizzato per la gestione delle operazioni di cantina e delle opera-zioni colturali. Il software, progettato per garantire la tracciabilità di prodotto lungo la catena produttiva, grazie alla configurazione per processi, fasi ed attività, consente all’utente finale di impostare il programma secondo le proprie logiche produttive. La struttura delle caratteristiche consente all’operatore di attribuire tutte le informazioni sul prodotto in elaborazione, senza dover modificare il codice base del programma. L’elaborazione e l’implementazione del programma è stata condotta da APRA spa (Jesi, An, Italia), in collaborazione con il dipartimento D3A dell’Università Politecnica delle Marche, nell’ambito del progetto Eureka. Il software è stato im-plementato in due aziende agricole molto diverse tra loro, per testare l’efficacia operativa della piattaforma. La prima, Settesoli (Menfi, AG, Italia) è una cooperativa agricola con 5 stabilimenti produttivi, che vinifica l’uva proveniente dai terreni di oltre 2000 soci conferenti. Il primo caso studio riporta l’implementazione del sistema di gestione della vinificazione, che è stato effettuato in 3 dei 5 stabilimenti produttivi. La seconda, Piovene Porto Godi (Toara di Villaga, VI, Italia) è un’azienda privata che possiede oltre 115 ettari di terreni coltivati a vite ed altre colture, le cui necessità sono quelle di gestire le operazioni colturali. Il secondo caso studio riporta l’implementazione del sistema di gestione delle operazioni in campo. I risultati principali di questo progetto sono l’elevata automazione delle movimentazioni di cantina e di campagna e la possibili-tà di ottenere immediatamente informazioni sulla storia delle lavorazioni dei prodotti in azienda, potendo evidenziare con un sistema di tracciabilità di prodotto, tutti i passaggi che hanno portato alla realizzazione del prodotto finito

    0

    full texts

    1,390

    metadata records
    Updated in last 30 days.
    ACUBO (Archivio Aperto di Ateneo)
    Access Repository Dashboard
    Do you manage Open Research Online? Become a CORE Member to access insider analytics, issue reports and manage access to outputs from your repository in the CORE Repository Dashboard! 👇