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A Comparative International Approach to Value Measurement in Municipalities
La ricerca si focalizza sulla tematica della misurazione della performance negli enti locali con la finalità di analizzare se e come i Performance Measurement Systems elaborati nella dottrina e nella prassi, mettono in evidenza il valore pubblico creato. Molti interventi legislativi sono stati emanati al fine di migliorare la capacità delle pubbliche amministrazioni ad adempiere la propria funzione istituzionale coerente con il contesto in cui operano. Le esperienze che altri paesi hanno vissuto, specialmente anglosassoni, hanno posto interrogativi e suggestioni, tuttora oggetto di dibattito in dottrina. Da un lato, i principi ispiratori della riforma sono stati declinati in diversi paesi con differenti set. D'altro, c'è il problema dell'efficacia dei sistemi in questione come strumento di miglioramento, riguardo alla forza della base teorica e l'uso di questi sistemi. Dal punto di vista metodologico, la ricerca si è basata su un metodo deduttivo, in un secondo momento, in accordo con l’approccio tipico dell’Economia Aziendale, si è ritenuto utile procedere induttivamente tramite lo studio dei sistemi di misurazione delle performance adottati in alcuni enti locali di comuni Brasiliani ed Italiani. Il confronto tra i paesi consente di ottenere informazioni interessanti su come i processi di riforma adottati, che si ponevano l’obiettivo di introdurre le logiche e strumenti delle aziende in ambito pubblico, siano stati attuati e quali risultati siano stati ottenuti nel particolare ambito dello strumento. Il percorso metodologico delineato, parte dalla sistematizzazione teorico-scientifico attraverso contributi degli economisti aziendali Italiani, Brasiliani ed Internazionali. I risultati emersi della ricerca in campo sono considerati un aspetto centrale per lo sviluppo di un sistema di misurazione della performance in ambito pubblico. Il lavoro propone un indicatore di Reale Efficienza e possibili linee di sviluppo dei Sistemi di Misurazione della Performance
INTEGRAZIONE TRA DIGITAL INTELLIGENCE E BUSINESS INTELLIGENCE: QUALI OPPORTUNITÀ PER LE IMPRESE DELLA GDO. IL CASO DELLA MAGAZZINI GABRIELLI S.P.A.
Il mondo del retail ha subito dei cambiamenti radicali, con l’avvento dei primi canali di vendita online e con il costante ricorso a processi di digitalizzazione. Per fare fronte a tali cambiamenti, molte aziende del settore retail hanno iniziato a sviluppare strategie e modelli di business in grado di sfruttare al meglio le opportunità del “mondo digitale”, iniziando a ripensare le proprie strategie in un’ottica multicanale.
Il lavoro di ricerca si focalizza sulla valutazione del livello di integrazione multi canale raggiunto da un retailer di piccole – medie dimensioni, cercando inoltre di fornire un prima analisi degli impatti sulle performance complessive dell’organizzazione considerata. In particolare si riscontra che l’efficacia di una strategia multicanale, si massimizza principalmente grazie all’incremento delle competenze in termini di information technology all’interno dell’azienda (Lih-Bin, Hock-Hai, & Vallabh, 2012). L’analisi empirica rileva, altresì, che l’IT risulta un attivatore fondamentale per avviare un processo di integrazione dei flussi informativi trasversalmente a diversi canali (o touchpoint) (Neslin et al. 2006), fornendo quindi una esperienza multicanale integrata.
Si prospetta pertanto, una importante sfida competitiva che i retailer dovranno affrontare, e che richiede delle specifiche competenze in termini di innovazione e di management
Caratterizzazione microstrutturale e meccanica di rivestimenti nanostrutturati per acciai da utensile
La maggior parte dei moderni strumenti di acciaio per utensili vengono oggi rivestiti con rivestimenti duri che aumentano la durezza, diminuiscono il coefficiente di attrito e proteggere gli strumenti dall'ossidazione.
I rivestimenti multi-componente,multi-strato e nano-struturati sono in grado di garantire
livelli di durezza, resistenza al taglio, resistenza ad ossidazione, anche per temperature al disopra dei 650 K.
Il presente lavoro mostra i risultati ottenuti nella caratterizzazione comparativa di tre rivestimenti sottili nanostrutturati innovativi, applicati su un acciaio per utensile HS600 sottoposti a cicli termici. Un primo rivestimento nano-strutturato spesso 2.6 μm di CrNNbN, un secondo rivestimento monostrato TiAlN spesso 11.7 μm, un terzo rivestimento multistrato spesso 2.9 μm più complesso e costituito da AlTiCrN.
I test di ciclaggio termico hanno previsto cicli di 60 s di permanenza ad alta temperatura seguiti da permanenze per altrettanti 60 s a temperatura ambiente, e cicli di 115 s di permanenza ad alta temperatura seguiti da permanenze per soli 5 s a temperatura ambiente. Il numero totale di cicli è stato fissato in 100 con temperature nell'intervallo 573 -
1273 K. Per tutte le condizioni sperimentali testate, sono stati eseguiti test di nanodurezza, e misure di rugosità, oltre a verifiche strutturali mediante FEGSEM.
Alla temperatura di 1173K il rivestimento nano-strutturato ha mostrato segni di ossidazione accompagnati da una consistente riduzione della durezza, pari ad un dimezzamento rispetto la condizione come-depositato. Al contrario il modulo elastico non subisce alcuna
significativa riduzione fino alla massima temperatura testata di 1273 K. Il rivestimento multistrato ha mostrato proprietà meccaniche eccezionali, quali alta resistenza all'ossidazione e valori di durezza stabili a 20-22 GPA. La rugosità rimane inalterata per tutte le temperature testate mostrando così una adeguata stabilità dimensionale del rivestimento
CELLULAR EXPRESSION AND TRAFFICKING OF STRESS-INDUCED MOLECULES IN CANCER
Le Heat Shock Proteins oltre a ricoprire un ruolo fondamentale nel folding proteico sono considerate dei veri e propri segnali di comunicazione cellulare e la loro interazione con il sistema immunitario è ancora oggetto di studio. ll presente lavoro studia la risposta citoplasmatica e del reticolo endoplasmatico allo stress nei tumori ematologici ed inoltre indaga eventuali vie di comunicazione dello stress a lunga distanza. A tale scopo vengono analizzati i meccanismi di presentazione delle Hsp sulla membrana plasmatica e il loro rilascio, soprattutto attraverso vescicole extracellulari, come gli esosomi. Vengono analizzate la forma citoplasmatica inducibile della famiglia delle HSP70, Hsp72 (HSPA1A), la corrispondente proteina del reticolo endoplasmatico Grp78 ed altre proteine correlate al pathway UPR. Il lavoro è stato eseguito in-vitro utilizzando linee cellulari leucemiche e in-vivo, su campioni da pazienti con sindrome mielodisplastica (MDS). Il lavoro qui presentato dimostra che le cellule presentano in superficie e secernono Hsp72 in maniera diversa in base allo stress subito: in seguito a breve stress la Hsp72 strasloca sulla membrana plasmatica, e viene rilasciata mediante esosomi; dopo stress prolungato la Hsp72 viene secreta attraverso la via endo-lososomiale. Il modello in-vitro ha inoltre dimostrato l'attivazione dell'UPR sotto stress, ma più interessante il modello in-vivo di MDS, una malattia ematologica premaligna, che mostra una up-regolazione della Hsp72 e anche tutte le proteine legate alla via UPR. Gli esosomi purificati da sangue periferico di pazienti con MDS sono in grado di promuovere la differenziazione dei macrofagi e di attivare i linfociti. In conclusione le cellule sono in grado di secernere vescicole extracellulari con diversa composizione e diverse proteine inserite sulla membrana, a seconda delle sollecitazioni applicate: queste vescicole possono essere riconosciute da una varietà di tipi cellulari, e possono innescare risposte differenti ed essere utili sia alle cellule prossime che a quelle lontane e contribuire al mantenimento dell’omeostasi proteica, all’adattamento allo stress e alla modulazione del sistema immunitario
Analysis of the Adriatic macrobenthic assemblages along a spatio-temporal gradient. Habitat mapping as a tool to address restoration and recovery of marine resources
Il mare Adriatico è una delle regioni del bacino Mediterraneo più impattate poiché soggetto a multipli fattori di stress, come cambiamenti climatici e una lunga storia di intenso sfruttamento delle risorse. Allo stesso tempo ospita una grande varietà di endemismi, aree di riproduzione, nursery e foraggiamento.
Il drammatico declino delle risorse target e non del mare Adriatico richiede un urgente sviluppo di nuove ed idonee misure di gestione e conservazione degli ecosistemi marini. Il cambiamento delle comunità macrobentoniche di fondo mobile può innescare un’alterazione delle reti trofiche, della qualità delle acque, del riciclo dei nutrienti. Pertanto, un’efficiente gestione degli ecosistemi marini non può prescindere dal recupero degli habitat bentonici.
I risultati di questo lavoro di dottorato hanno permesso di evidenziare i principali cambiamenti avvenuti sulle comunità bentoniche dei fondali del largo del mare Adriatico (centro e nord) nel corso di circa 60 anni (1934 – 1998). Si è osservato un declino degli organismi dell’epifauna e delle specie macrobentoniche più fragili con Spugne ed Echinodermi che si sono ridotti fino ad un 90-70%.
Tuttavia, lo sviluppo di modelli di preferenza degli habitat dei pennatulacei ha confermato che i fondi mobili del largo Adriatico sono habitat ideali per le specie Funiculina quadrangularis e Pennatula phosphorea. Virgularia mirabilis, invece, predilige le zone sabbiose-fangose del nord e della costa occidentale. Una dettagliata descrizione morfologica di P. phosphorea e Pteroeides spinosum è stata condotta per cercare di fornire uno strumento che possa agevolare il riconoscimento di specie ancora oggi spesso confuse a causa di descrizioni finora poco dettagliate.
La tesi è stata disegnata al fine di fornire utili elementi scientifici a supporto del progetto “Adriatic Marine Ecosystem Recovery” (AMER), avente lo scopo di avviare processi utili al recupero degli ormai sovrasfruttati e degradati habitat marini del mare Adriatico
Analisi delle aziende vitivinicole e vinicole ascolane e loro propensione all'innovazione
Oggetto della ricerca è lo studio della propensione all’innovazione del settore vitivinicolo ascolano. Nella provincia di Ascoli Piceno si concentra il 45% della superficie vitata regionale; con quasi 2.500 aziende e più di 6mila ha coltivati, si dimostra la provincia con la dimensione media più alta (2,5 ha nel 2010) ed il maggior livello produttivo (hl) regionale. Il Rosso Piceno rappresenta il 17% della produzione DOC della regione, a seguire l’Offida DOCG ed il Falerio dei colli ascolani DOC. In questo contesto abbiamo sviluppato il nostro progetto di ricerca, in collaborazione con il Centro Formazione Marche scarl e la Sida Group srl, attraverso l’identificazione di variabili strategiche che possono determinare uno sviluppo tecnico-manageriale per promuovere lo sviluppo aziendale e la crescita del settore, oltre che del territorio di appartenenza. Dall’elaborazione dei dati ISTAT (6° Censimento generale dell’agricoltura, 2012) del settore, siamo passati all’analisi dei parametri economico-finanziari e patrimoniali delle principali aziende vitivinicole italiane (107), fra Srl, Spa e Soc.Cooperative, per avere un quadro di riferimento. A questo punto abbiamo realizzato un’indagine a questionario al campione di aziende vitivinicole e vinicole (escluse le viticole) ascolane per studiare la correlazione esistente fra propensione all’innovazione e alcune variabili strategiche di natura organizzativa, manageriale, commerciale, comunicativa, strutturale e anagrafica. I risultati ottenuti dimostrano che l’importanza di un opportuno piano marketing, la partecipazione al PSR e l’anno di fondazione dell’azienda incidono in maniera significativa sulla propensione all’innovazione. L’indagine evidenzia una necessità delle aziende di essere maggiormente supportate, da figure specializzate, per realizzare strategie di valorizzazione dell’immagine aziendale nonché delle sue eccellenze. Obiettivo futuro è quello di realizzare progetti di sviluppo legati al settore vitivinicolo
Ruolo dello scambiatore Na+/Ca2+ nella neurotossità mediata dalla citochina proapototica/proinfiammatoria TNFSF10
Ruolo dello scambiatore Na+/Ca2+ nella neurotossicità mediata dalla citochina proapoptotica/proinfiammatoria TNFSF10
TRAIL (Tumor Necrosis Factor Related Apoptosis Inducing Ligand) è una citochina proapoptotica con attività neurotossica, appartenente alla superfamiglia TNF (tumor necrosis factor).
Alterazioni dell’omeostasi del Ca2+ a livello neuronale favoriscono la neurodegenerazione. Lo scambiatore Na+/Ca2+ isoforma 3(NCX3) svolge un ruolo chiave come regolatore dei livelli intracellulari di Ca2+ e protegge i neuroni dal danno letale.
In seguito a taglio proteolitico dello scambiatore NCX3, la sua funzione neuroprotettiva è notevolmente ridotta, contribuendo così al processo neurodegenerativo. L’espressione della proteina NCX3 è indotta da NGF,che lega il recettore TrkA e porta all’attivazione della cascata delle chinasi.
L'ipotesi è che la perdita della funzione di NCX3 sia legata ad un aumento dell’attività della citochina TRAIL. Le cellule SH-SY5Y differenziate di neuroblastoma umano sono state incubate con TRAIL e NGF fino a 48 h. E’ stata valutata l’espressione delle proteine NCX3, p-TrkA, p-ERK 1/2 e p-Akt, attraverso analisi Western blot su lisati cellulari raccolti dopo 6, 16, 24 e 48 h di incubazione.
L’espressione di NCX3 si reduce, tempo dipendente, in presenza di TRAIL. Questo non accade dopo incubazione con NGF. L'analisi delle proteine TrkA, Erk1/2 e Akt mostra che l'espressione di p-TrkA aumenta dopo 6 e 16 h, in seguito diminuisce fino a scomparire dopo 48 h. Un modello simile è stato osservato per le proteine p-ERK 1/2 e p-Akt.
I risultati mostrano che, durante il danno neuronale, si verifica un aumento dell’espressione di TRAIL. Questo è correlato con la riduzione dell’espressione di NCX3. Così, la proprietà neuroprotettiva di NCX3 è significativamente ridotta.
TRAIL e il suo sistema a cascata potrebbe rappresentare un potenziale bersaglio per il trattamento del processo neurodegenerative legato alla riduzione dell’attività di NCX3
New methodologies in support of sustainable management of fishery resources (small pelagic fishes) in the Adriatic Sea
Nuove metodologie in supporto alla gestione sostenibile delle risorse ittiche (piccoli pesci pelagici) nel Mare Adriatico.
Nell’ambito della Ricerca moderna si fa sempre più spesso uso di Modelli Matematici e Fisici per simulare il comportamento dell’Ambiente che ci circonda, la sua evoluzione nel breve e nel lungo periodo e, dove possibile, valutarne la risposta alle sempre più incisive e rapide sollecitazioni che l’Uomo esercita su di esso.
Negli ultimi anni si è fatto più evidente il problema del cambiamento climatico in atto che sempre più spesso ha effetti devastanti per l’ambiente e soprattutto per la vita dell’uomo. L’effetto più rilevante che questo cambiamento sta avendo alle nostre latitudini e in, particolare, nel nostro Paese, è legato all’estremizzazione dei fenomeni atmosferici, per quanto riguarda le temperature, molto più calde o più fredde e le precipitazioni, che si fanno più intense, concentrandosi in eventi di pioggia sempre più violenti e di breve durata, contrapposti a periodi relativamente secchi. Le conseguenze più evidenti sono catastrofiche per la vita dell’uomo ma anche i fiumi ne stanno risentendo, modificando il loro regime idrologico.
Anche il Mare sta risentendo di questi effetti, in particolare l’Adriatico che, essendo un bacino chiuso e di piccole dimensioni risulta fortemente condizionato dall’apporto dei fiumi afferenti, sia dal punto di vista idrodinamico che biologico. Acque più calde, differente apporto di sostanze nutrienti, interazione con le correnti di acqua dolce riversate in mare, hanno diretta conseguenza sulle attività di pesca, soprattutto dei piccoli pesci pelagici (Alici e Sardine) che sono le specie più abbondanti e redditizie in Adriatico (41% delle catture totali).
Le grandi fluttuazioni annuali nella quantità di pesce pescato, il ciclo di vita breve che permette di stabilire una relazione quasi diretta tra le condizioni ambientali al momento della nascita e del reclutamento dei pesci e l’abbondanza della cattura, hanno spinto a chiedersi se fosse possibile utilizzare dei modelli fisici e biologici di previsione, insieme ad analisi di dati e parametri ambientali, per poter gestire meglio la risorsa ittica, cercando di stabilire se possibile, quali aree tutelare maggiormente per preservare la risorsa e come regolare lo sforzo di pesca, in relazione alle condizioni climatiche e idrodinamiche sperimentate nel corso dell’anno.
Il punto di partenza della Ricerca è stato lo studio della letteratura riguardante la vita, la riproduzione e le condizioni ottimali per lo sviluppo e la crescita dei piccoli pesci pelagici per poter utilizzare al meglio il Modello, simulando condizioni il più vicine possibile alla realtà. In particolare si è scelto di concentrare l’attenzione sulle Alici (Engraulis encrasicolus).
È stato utilizzato il Modello Lagrangiano, di tipo IBM (Indivual Based Model), Ichthyop, nella Versione 3.2, sviluppato da Philippe Verlay. Lo strumento è nato per studiare la dinamica dell’ictioplancton, in base alle condizioni fisiche (campi di velocità e correnti, temperatura, salinità) e biologiche (crescita, mortalità) che esso incontra dal momento in cui viene rilasciato l’uovo (deposizione, schiusa, movimento) fino al momento in cui la larva raggiunge una dimensione tale da essere considerata “reclutata”. Per ogni istante di “vita” dell’uovo rilasciato, il Modello fornisce la localizzazione (latitudine, longitudine e profondità), le condizioni ambientali in cui si trova (salinità e temperatura), lo stadio della larva e la sua dimensione. In base a studi di letteratura, si definiscono delle cosiddette “Aree di Rilascio”, corrispondenti alle zone dove notoriamente le Alici depongono le uova e si fa partire la simulazione che le trasporterà fintanto che saranno “passive” cioè in balia delle correnti ,perché non abbastanza grandi da nuotare contro. La legge di crescita che il Modello utilizza per le larve è dipendente dal tempo e dalla temperatura. Quando l’Alice raggiunge una dimensione tale da essere considerata, appunto, “reclutata”, il Modello smette di seguirla e la lascia in una zona detta “Area di Reclutamento”. A questo punto bisogna valutare se l’area in questione presenta le condizioni ambientali più adatte alla crescita della recluta, che in determinate condizioni non sopravviverebbe.
Le variabili di tipo oceanografiche su cui si basa il Modello Ichtyop sono prese dagli output delle simulazioni del Modello ROMS (Regional Ocean Modeling System), disponibili presso il Dipartimento DiSVA, dell’Università Politecnica delle Marche.
Sono state rilasciate 100000 particelle per ogni simulazione, una al giorno, a partire dal 1 marzo fino al 30 novembre, corrispondenti al periodo di deposizione delle uova per le Alici, dall’anno 2008 al 2013.
A questo punto sono stati analizzati dati ottenuti dal Modello, scegliendo opportunamente, in base alle condizioni ambientali le aree più adatte al
reclutamento, in base alle condizioni di salinità e di temperatura sperimentate dalle larve durante il tempo della simulazione e si è andato a vedere, zona per zona, quante delle uova rilasciate sono riuscite effettivamente e diventare reclute. Si è poi operato un confronto con i dati di portata del Po, per valutare se le piene improvvise avvenute durante i mesi della deposizione potessero avere influito in maniera positiva o negativa sulla quantità di uova reclutate.
Infine si sono confrontati i dati di cattura reali di Alici, con i dati ottenuti dal Modello per valutare se ci fosse una corrispondenza tra l’abbondanza della cattura e l’abbondanza delle reclute, considerando che il pesce reclutato, sarà pescato circa due anni dopo.
Dopo un’analisi di dati ottenuti da Modello, comparati a dati ambientali e dati reali i risultati sembrano essere positivi.
Risultano più fruttuose, come aree di rilascio tutte quelle poste nel Nord Adriatico, sia nella parte orientale che occidentale.
In particolare, indipendentemente dalle condizioni climatiche e dal periodo, l’area con il maggior successo di reclutamento è risultata essere la cosiddetta Area 40, situata a Nord della Penisola Istriana. Le altre aree che hanno costantemente dato risultati molto positivi sono tutte quelle a ridosso della penisola e di fronte alla Laguna di Venezia, fino alla foce del Po. Quindi il Modello sembra dare maggiore importanza alle aree occidentali e del Nord rispetto a tutte le altre, soprattutto per quanto riguarda le stagioni invernali, ma questo potrebbe essere dovuto alla natura stessa del Modello. Per quanto riguarda il reclutamento, le aree che sembrano essere più adatte, per posizione e per condizioni di temperatura e salinità risultano essere proprio quelle alla foce del Po. Mano a mano che si scende verso Sud, lungo la costa Italiana, le percentuali di reclutamento diminuiscono, però resta degna di nota, l’area del Golfo di Manfredonia, caratterizzata da temperature leggermente più elevate e da salinità più basse rispetto alle altre aree e che resta, nel Sud Adriatico, l’area con maggiore successo di reclutamento.
Tra i fiumi dell’Alto Adriatico è stato analizzato in modo particolare solo il Po, perché nel modello si utilizza la sua portata in tempo reale. Le piene avvenute durante gli anni di simulazione non hanno inciso direttamente sulla quantità di uova reclutate, quanto piuttosto sulla destinazione. Sembrerebbe, da un’attenta osservazione che in corrispondenza di alcuni eventi, le uova deposte in alcune
aree siano finite in aree differenti dalle solite. Purtroppo il basso numero di eventi di piena straordinari non permette di fare una buona statistica.
L’anno meno adatto per il reclutamento è risultato essere il 2011, mentre il 2008 e il 2010 hanno dato discrete percentuali di reclutamento. Dal confronto con i dati di cattura, considerando i due anni di ritardo, sembrerebbe esserci una buona corrispondenza tra i dati da Modello e dati reali.
L’utilizzo di Modelli matematici come sostegno ad una gestione sostenibile della pesca è possibile ma non immediato. Le variabili da prendere in considerazione sono troppe e si hanno a disposizione ancora troppi pochi anni di dati su modello per poter far una buona statistica.
Tutto sommato, il modello Ichthyop sembra dare delle buone indicazioni riguardo alle condizioni generali più o meno buone per lo sviluppo e la crescita delle larve di pesce, ma i fattori che non vengono considerati, sono troppi, come ad esempio, la mortalità, i predatori (in particolare le meduse) che negli ultimi anni stanno subendo un vero e proprio boom demografico. Ichthyop considera uno stock parentale costante di anno in anno, mentre nella realtà lo stock è legato all’abbondanza della risorsa. Inoltre, per quanto riguarda i fiumi, sarebbe interessante avere dei dati in tempo reale o dei monitoraggi in corrispondenza degli eventi di piena, il parametro salinità è fondamentale, anche nel modello, per dare una stima più veritiera della crescita e del buon reclutamento delle larve.
Un ulteriore risultato, non marginale in una gestione più attenta della risorsa ittica, è l’evidente importanza di alcune aree che sembrano particolarmente indicate per la deposizione delle uova. Sarebbe opportuno monitorare tali aree ed eventualmente creare politiche di gestione che siano sostenibili per tutelare le risorse ittiche
Innovative and sustainable strategies of urban mining
La gestione di un’enorme quantità di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), rappresenta un problema rilevante per la nostra società, poichè rischi per l’ambiente e la salute umana, legati ad una scorretta gestione, sono combinati con la perdita di materiali valorizzabili. Questo lavoro ha per oggetto lo sviluppo di processi sostenibili per il recupero di metalli di valore dai RAEE: in particolare, è stata effettuata un’indagine in laboratorio mirata all’estrazione, da schermi a cristalli liquidi, di indio, un metallo recentemente classificato dalla Commissione Europea tra i “critical raw materials”. La sperimentazione ha permesso l’ottimizzazione di un processo con rese di recupero di indio superiori al 90%, basato su operazioni idrometallurgiche. E’ stato studiato inoltre il processo dal punto di vista della sua sostenibilità ambientale, confrontandone l’impatto con quello degli attuali sistemi di gestione degli schermi a cristalli liquidi . La valutazione ha evidenziato che il ciclo di gestione delle acque di processo e pre-trattamenti fisici del pannello finalizzati alla concentrazione del metallo, rappresentano dei fattori chiave per la sostenibilità ambientale del processo. Il lavoro è stato svolto nel contesto di un progetto finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del 7FP, denominato HydroWEEE. Tale progetto aveva per obiettivo la realizzazione di un impianto mobile, con caratteristiche flessibili per il recupero di metalli da diversi RAEE: indio da TV/monitor a cristalli liquidi, ittrio da lampade e tubi catodici, rame oro e argento da circuiti stampati, cobalto da batterie litio-ione. L’attività di ricerca è stata anche finalizzata a valutare la sostenibilità ambientale dei vari processi realizzati nell’impianto mobile, evidenziandone un generale vantaggio (tra il 20 e l’80%) rispetto alla produzione primaria dei metalli. La valutazione dei rischi per i lavoratori nell’impianto mobile conclude lo studio
Human action recognition and mobility assessment in smart environments with RGB-D sensors
Questa attività di ricerca è focalizzata sullo sviluppo di algoritmi e soluzioni per ambienti intelligenti sfruttando sensori RGB e di profondità. In particolare, gli argomenti affrontati fanno riferimento alla valutazione della mobilità di un soggetto e al riconoscimento di azioni umane.
Riguardo il primo tema, l'obiettivo è quello di implementare algoritmi per l'estrazione di parametri oggettivi che possano supportare la valutazione di test di mobilità svolta da personale sanitario. Il primo algoritmo proposto riguarda l'estrazione di sei joints sul piano sagittale utilizzando i dati di profondità forniti dal sensore Kinect. La precisione in termini di stima degli angoli di busto e ginocchio nella fase di sit-to-stand viene valutata considerando come riferimento un sistema stereofotogrammetrico basato su marker. Un secondo algoritmo viene proposto per facilitare la realizzazione del test in ambiente domestico e per consentire l'estrazione di un maggior numero di parametri dall'esecuzione del test Timed Up and Go. I dati di Kinect vengono combinati con quelli di un accelerometro attraverso un algoritmo di sincronizzazione, costituendo un setup che può essere utilizzato anche per altre applicazioni che possono beneficiare dell'utilizzo congiunto di dati RGB, profondità ed inerziali. Vengono quindi proposti algoritmi di rilevazione della caduta che sfruttano la stessa configurazione del Timed Up and Go test.
Per quanto riguarda il secondo argomento affrontato, l'obiettivo è quello di effettuare la classificazione di azioni che possono essere compiute dalla persona all'interno di un ambiente domestico. Vengono quindi proposti due algoritmi di riconoscimento attività i quali utilizzano i joints dello scheletro di Kinect e sfruttano un SVM multiclasse per il riconoscimento di azioni appartenenti a dataset pubblicamente disponibili, raggiungendo risultati confrontabili con lo stato dell'arte rispetto ai dataset CAD-60, KARD, MSR Action3D