Marche Polytechnic University

ACUBO (Archivio Aperto di Ateneo)
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    Regeneration and genetic transformation: biotechnological approach to study genes controlling flowering differentiation in berry plant

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    Lo scopo di questo lavoro è stato quello di avviare uno studio sul ruolo di geni appartenenti ai TERMINAL FLOWER 1 (TFL1), and FLOWERING LOCUS T (FTx ,) mediante il loro trasferimento con tecniche di ingegneria genetica in due cultivar ottoploidi di fragola, Calypso (rifiorente) a Sveva (giorno breve), così da confermare le ipotesi basate sui risultati ottenuti in studi di validazione genetica condotti nella fragola diploide Fragaria vesca (Koskela, 2012). Studi di rigenerazione preliminari sono stati effettuati così da mettere a punto il miglior substrato di rigenerazione delle cultivar di fragola impiegate per le prove di trasformazione. Per la cultivar Calypso è stato identificato come più efficiente il substrato MS addizionato con TDZ 0.5 mg L-1 e 0.02 mg L-1 of 2,4 D. Mentre per la cultivar Sveva risultati positive si sono ottenuti utilizzando il substrato MS addizionato con 3 mg L-1 of BA e 0.2 mg L-1 of IBA. Al fine di disporre protocolli utili anche per la trasformazione del mirtillo sono state realizzate anche prove di rigenerazione da tessuti fogliari di Duke, un nota cultivar di mirtillo. I risultati ottenuti hanno permesso di sviluppare due strategie di rigenerazione utilizzando diversi fitoregolatori (benziladenina, thidiazuron e 2iP) mediante due approcci di organogenesi diretta da foglia e indiretta da bulk meristematici. Per ogni approccio sono stati identificati i substrati più interessanti da utilizzare per la proliferazione di germogli (WPM + 2 mg L-1 di zeatina) e per la rigenerazione diretta WPM + Zeatina 2 mg L-1, indiretta 0.5 mg L-1. Sebbene siano stati ottenuti risultati interessanti ed applicabili anche per la trasformazione genetica del mirtillo, il lavoro è però continuato solo sulle cultivar di fragola. In fragola sono state condotte delle prove di trasformazione genetica utilizzando la tecnica di trasformazione mediata da Agrobacterium tumefaciens così da ottenere linee transgeniche da sottoporre ad analisi di espressione dei geni oggetto di studio. I geni utilizzati per gli esperimenti di trasformazione sono stati il FvKSN e il Fvksn, rispettivamente il controllo e il gene con una delezione di 2 pb responsabile del carattere di rifiorenza nella fragola diploide. Riguardo ai promotori della fioritura FTx i diversi FT1, FT2 e FT3, sono stati studiati con lo scopo di capire il ruolo nel “flowering pathways” della fragola ottoploide. Le prove di trasformazione hanno permesso di ottenere line transgeniche di Sveva FTx utilizzando il protocollo suggerito da Mezzetti et al., (2007) e ottimizzato con questo lavoro di tesi (Cappelletti, 2014). Variazioni sono state portate per quanto riguarda il substrato di rigenerazione e soprattutto riguardo il metodo di selezione combinando la tradizionale tecnica di selezione con antibiotico (iterative e non-iterativa) con un lavoro di individuazione e monitoraggio del segnale GFP (fluorescenza), così da rendere efficiente la selezione e ridurre la percentuale di chimere ed escape, molto elevata nelle prime prove condotte

    Il percorso della Smart City in Europa: nuovi domini e buone pratiche nella “Zero Budget Age”

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    L’attività di ricerca è stata incentrata sullo sviluppo di tecniche innovative di pianificazione urbanistica e territoriale secondo il paradigma della Smart City, che riconosce nello “Smart Urbanism” - strumento di governance innovativa basato su strategie e concetti di “riduzione” (di energia, consumo di suolo, risorse) e “riciclo” (dei materiali di consumo, dello spazio fisico della città) - un nuovo e potenziale approccio alla pianificazione urbana nella cosiddetta “Zero Budget Age”. La ricerca individua linee guida progettuali per ripensare gli strumenti di pianificazione urbanistica e definisce un abaco innovativo di azioni di rigenerazione de i tessuti della città, (sempre più compresse nella morsa della crisi), orientate a produrre, in maniera originale, spinte di contrasto alla riduzione della performance urbana in termini di servizi e qualità della vita, operando in modo consapevole in regime di scarsità di risorse e con limitati capitali economici a disposizione. L’attività di ricerca è stata condotta attraverso lo sviluppo di due fasi di approfondimento progressive: la prima fase struttura il quadro di riferimento unitario che ha permesso di definire gli elementi di eccellenza e le buone pratiche di riferimento internazionali nella pianificazione della smartness; la seconda fase, a carattere progettuale, ha previsto la definizione degli elementi di innovazione da “innestare” all’interno degli attuali strumenti di pianificazione urbanistici in uso, in ambito europeo e nazionale. Infine, la ricerca definisce, all’interno dello scenario internazionale, i limiti e le caratterizzazioni del quadro Italiano, e propone la selezione delle linee guida progettuali di attivazione “smart” per le “reti di città” del contesto nazionale. Il lavoro individua una base conoscitiva per una possibile attuazione diretta, in occasione della formazione di proposte progettuali operative nell’ambito della call Horizon 2020 - SCC 2015 “Smart Cities and Communities”, appartenente alla prima sequenza di bandi di finanziamento per il 2014 - 2015 con dirette implicazioni progettuali di “Smart Urbanism”

    Vulnerabilità sociale e segregazione urbana: la configurazione dei rischi sociali nel comune di Roma

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    Lo scopo della presente ricerca è quello di verificare l’esistenza di una differenziazione sociospaziale all’interno della città. La necessità di comprendere le dinamiche dei fenomeni sociali legati allo spazio urbano deriva dal fatto che la concentrazione di milioni di persone nelle aree urbane è molto spesso accompagnata dalla comparsa di varie forme di disuguaglianza. Infatti, allo stato attuale la segregazione urbana e le disuguaglianze nell’accesso alle risorse economiche e sociali e le disuguaglianze delle condizioni di vita, rappresentano una grave minaccia per la coesione sociale. La relazione tra le dimensioni sociali e spaziali rivela che lo spazio urbano è il risultato delle interazioni che intercorrono tra le sue caratteristiche, tra i differenti gruppi sociali e tra questi e l’ambiente urbano. Inoltre, lo spazio rappresenta un fattore di conversione cruciale per la traduzione delle capacità individuali in funzionamenti acquisiti. Pertanto, i risultati di tali interazioni non sono mai uguali proprio a causa delle differenze umane e spaziali. Per questo motivo è necessario identificare quei fattori di rischio spaziale e sociale che hanno un impatto maggiore sulle condizioni di vita degli individui determinando una condizione di vulnerabilità. A questo proposito, si è sviluppata e specificata una definizione originale di vulnerabilità sociale in relazione ad alcune differenti dimensioni (alloggio, contesto sociale, istruzione, mercato del lavoro, mobilità, relazioni sociali e benessere economico) al fine di individuare le aree della città dove il livello di vulnerabilità sociale è più alto. Si è posta particolare attenzione nella ricerca del rapporto tra la configurazione spaziale e le sue implicazioni sociali ed economiche sulle capacità individuali e sulla vulnerabilità. La concentrazione spaziale dei soggetti più vulnerabili in alcune zone della città mette in evidenza l’esistenza di un processo di segregazione urbana che limita la realizzazione individuale e le opportunità di tali gruppi di accedere ai servizi sociali, al mercato del lavoro e di realizzare i loro “beings and doings” in un processo che si autoalimenta

    Bamboo structures: italian culms as likely resource for green buildings

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    In questa tesi vengono mostrati i risultati delle prove di compressione, trazione e flessione effettuate su culmi di bambù di provenienza italiana. Le specie analizzate sono due e sono la Phyllostachys Edulis (MOSO) e la Phyllostachys Viridiglaucescens. Le prove sono state effettuate seguendo le norme ISO 22156 e ISO 22157, le uniche norme internazionali relative al bambù strutturale. Dai risultati ottenuti, sono stati successivamente definiti i valori caratteristici di resistenza a compressione e flessione dei culmi delle due specie italiane analizzate. Inoltre, è stato ideato e testato in laboratorio un nuovo e versatile collegamento per le strutture in bambù. Il collegamento, realizzato mediante un cilindro in legno solidarizzato con viti autofilettanti, è stato progettato in modo tale da essere prontamente impiegabile sia per la realizzazione di capriate sia per le strutture reticolari spaziali. La scelta di questa tipologia di collegamento è stata motivata da due aspetti principali. Il primo aspetto è che l’utilizzo di viti autofilettanti non richiede particolari capacità da parte del costruttore. Il secondo aspetto risiede nel fatto che per il fissaggio delle viti è richiesto un preliminare foro accomodante, il quale garantisce l’integrità del culmo durante l’avvitamento, evitando così spaccature longitudinali della canna di bambù. Nella seconda parte della tesi viene trattato il problema dell’instabilità lineare (linear buckling) per le aste sottoposte a sforzi di compressione, con la particolarità che la rigidezza flessionale sia variabile lungo l’asse longitudinale, caratteristica peculiare dei culmi di bambù. Primariamente viene esposta una breve introduzione storica del problema e, successivamente, viene proposto un metodo per la determinazione della soluzione approssimata in forma chiusa dell’equazione differenziale che regola il problema. Il metodo consiste nel rappresentare l’effettiva rigidezza flessionale, descritta da un polinomio di quinto grado, con una funzione lineare. Questo metodo permette altresì di valutare il carico critico euleriano attraverso una semplice formula, risultando così agevole per scopi professionali. Il metodo proposto, inoltre, permette di valutare approssimativamente in forma chiusa la deformata trasversale delle aste di bambù sottoposte a carico assiale eccentrico e in presenza di imperfezioni

    Il paesaggio vegetale della valle del Torrente Uria (Catanzaro)

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    La Calabria è una delle regioni italiane meno conosciute dal punto di vista geobotanico. Scopo di questa ricerca è realizzare uno studio floristico, fitosociologico e sinfitosociologico del bacino idrografico del Torrente Uria (Catanzaro). L’area di studio (72,8 Kmq), presenta un range altitudinale 0-1300 m s.l.m., una complessa geomorfologia (faglie, pendii scoscesi, rupi, gole) ed una vasta diversità di substrati. La flora vascolare conta 846 specie (454 generi, 107 famiglie): 1/3 della flora regionale su 1/200 della superficie. Numerose sono le specie di interesse fitogeografico (Pteris cretica, Osmunda regalis, Paraceterach marantae, Woodwardia radicans, Ephedra distachya, Acer lobelii, Helianthemum jonium, Berteroa obliqua, Dianthus vulturius, Lomelosia pseudisetensis, Armeria brutia, Salix brutia, Tilia platyphyllos ssp. pseudorubra, Stipa oligotricha, Typha minima, Veronica anagalloides, Platanus orientalis). Tra le endemiche (4,6%) anche una specie (Centaurea calabra) recentemente descritta per questo territorio nell’ambito di questa ricerca. Il risultato dello studio fitosociologico è rappresentato dall’individuazione di numerose associazioni, serie di vegetazione e geosigmeti. Vengono segnalate associazioni rare, alcune per la prima volta in Calabria (Cheilantho maderensis-Notholaenetum marantae, Helianthemo jonii-Thymetum capitati, Petasiti hybridi-Platanetum orientalis) ed anche nuovi sintaxa (comunità a Dianthus vulturius e Centaurea calabra, Gypsophilo arrostii- Stipetum olotrichae, Gypsophilo arrostii-Hyperrhenietum hirtae, Anthyllido maurae-Lomelosietum pseudisetensis, Euphorbio arbusculae-Alnetum glutinosae, Drymochloo exaltatae-Platanetum orientalis). Nell’area di studio si riscontra la presenza di 14 habitat della Direttiva 43/92 CEE, i quali complessivamente occupano il 29,1% del bacino idrografico. Tra essi alcuni sono habitat prioritari (5230, 9180, 9210, 9530), mentre altri non risultano inclusi nella Rete Natura 2000 della Calabria (92C0 Foreste di Platanus orientalis e Liquidambar orientalis). A salvaguardia di un simile patrimonio naturale dalle minacce esistenti nell’area si propone l’istituzione ex-novo, su base geobotanica, del Sito di Interesse Comunitario “Valle del Torrente Uria”, primo nucleo di un futuribile Parco Naturale Regionale della Presila

    Measurement techniques based on image processing for the assessment of biomedical parameters

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    L’imaging biomedicale rappresenta un tema importante nel settore della diagno-si e della ricerca clinica. I software per l’analisi delle immagini permettono di individuare automaticamente informazioni non visibili all’occhio umano. Lo sviluppo tecnologico e l'u-so di diverse modalità di imaging aprono una sfida circa la necessità di analizzare un volu-me significativo di immagini per garantire informazioni di alta qualità per diagnosi, tratta-mento e monitoraggio, in strutture cliniche così come a casa. I sistemi di misura comunemente impiegati in ambiente clinico richiedono il contatto con il soggetto, provocando discomfort e risultando non adatti per tempi di osservazione lunghi. D'altra parte, il contatto può alterare la forma, la composizione dei campioni, e tecniche al-lo stato dell'arte potrebbero richiedere molto tempo e fornire bassa risoluzione. Questa tesi di dottorato presenta una serie di applicazioni sperimentali originali dell’analisi di immagini in campo biomedicale. L'obiettivo è quello di sviluppare e validare nuove me-todologie, basate sull’analisi di immagini, per la misura senza contatto di grandezze di di-versa natura. Lo studio tratta come prima applicazione l'estrazione di caratteristiche morfologiche di ag-gregati cellulari per studiare i processi di rigenerazione in cuori infartuati, poi lo sviluppo di una metodologia senza contatto per la misura delle proprietà meccaniche dei tendini rotulei di coniglio sottoposti a prove di trazione, e di metodi innovativi per il monitoraggio dei pa-rametri fisiologici (frequenza cardiaca e respiratoria, variazioni di volume del torace) usan-do sistemi quali il dispositivo Kinect ™ e una camera digitale. I banchi sperimentali, progettati in questo lavoro, sono stati validati, ottenendo un'elevata correlazione rispetto ai metodi di riferimento. I sistemi, seppur diversi per molti aspetti, hanno dimostrato di essere adatti ai rispettivi compiti, confermando la fattibilità dell’approccio basato sull’imaging biomedicale

    Metabolic and enzymatic profiling of NAD biosynthesis in model mouse tissues under physiological and pathological conditions

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    Il presente lavoro di tesi si inserisce nel quadro dello studio del metabolismo di biosintesi del NAD nei mammiferi, e del suo coinvolgimento in diverse malattie neurologiche accomunate dal fenomeno di degenerazione assonale. Il NAD è un cofattore essenziale sia nei processi redox cellulari che in altrettanto importanti processi di tipo non redox. Gli enzimi coinvolti nel suo metabolismo cellulare sono molti e le attuali informazioni sono principalmente derivate da studi di espressione, senza determinazione diretta dell’attività enzimatica. In tale ambito, il lavoro è stato focalizzato allo sviluppo di appropriati metodi analitici di saggio dell’attività enzimatica e dei metaboliti corrispondenti ai loro substrati e prodotti fisiologici. Lo studio è stato condotto su un animale modello (Mus musculus) frequentemente impiegato per lo studio di patologie umane, e ha riguardato attività enzimatiche essenziali coinvolte nella parte finale dei diversi percorsi metabolici che portano alla biosintesi del NAD, in particolare l’enzima NAD sintetasi (EC 6.3.5.1) ed i tre isoenzimi NMN adenililtrasferasi (EC 2.7.7.1) noti nei mammiferi. I dati ottenuti sono presentati in tre lavori in corso di preparazione o sottomissione per la pubblicazione, allegati al presente lavoro di tesi. Il primo lavoro presenta una ricostruzione razionale, su diversi tessuti murini modello, del metabolismo fisiologico della formazione del NAD attraverso due percorsi distinti noti come vie “amidata” e “deamidata”. Le differenze tessuto-specifiche osservate sono interessanti nel contesto delle malattie associate al NAD e dei potenziali trattamenti farmacologici attualmente proposti, basati su precursori del NAD. I risultati del secondo lavoro, condotto in collaborazione, identificano un precursore del NAD come possibile agente causale della degenerazione assonale, suggerendo nuove possibilità terapeutiche per una vasta gamma di patologie neurologiche e neuronali. Il terzo studio, anch’esso in collaborazione, è stato invece dedicato alla verifica dell’assenza di fisiologiche oscillazioni circadiane del NAD nel sistema nervoso centrale e periferico, che era stata ipotizzata alla luce del fatto che tale regolazione è stata riscontrata nei mammiferi a carico di altri organi, tra cui fegato e tessuto adiposo. Nel suo complesso questo studio delinea il ruolo fondamentale del NAD e del suo metabolismo nei delicati equilibri cellulari fisiologici e, soprattutto, nello sviluppo e nella cura di patologie rilevanti di tipo cronico-degenerativo, di largo impatto nelle Società moderna perchè legate al progressivo invecchiamento della popolazione

    Studio degli intermedi deamidati del NAD e del loro metabolismo

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    La Nam è l’amide della Vitamina B3 meglio conosciuta come Vitamina PP (Pellagra-Preventive). La sua mancanza nell’alimentazione porta alla pellagra, una malattia della pelle con manifestazioni cutanee e lesioni ben distinte. Uno degli enzimi oggetto del presente lavoro è la nicotinamide deamidasi. In un precedente lavoro è stato purificato ad omogeneità l’enzima dotato di attività NDasica da fegato di coniglio; la sequenza di tale enzima ha rilevato che si trattava in realtà della CES. Le CES sono enzimi che svolgono un ruolo importante nel metabolismo e nella detossificazione di numerosi composti endogeni e xenobiotici. E’ stato rilevato inoltre che possono svolgere anche un’attività deamidasica nei confronti di ammidi aromatiche. In questo progetto di ricerca, abbiamo confermato che la CES da mammifero è in grado di deamidare la Nam ad Na, usando preparazioni commerciali di esterasi di fegato di coniglio e di maiale. Lo studio della cinetica di queste due preparazioni enzimatiche nei confronti della Nam, tuttavia, ha mostrato dei valori di Km molto alti, il che ci farebbe escludere un possibile ruolo fisiologico dell’enzima. L’obiettivo successivo è stato quello di valutare se anche la CES umana fosse dotata di attività NDasica. É stata tentata l’espressione della proteina in sistemi di espressione eucariotici quali le cellule di mammifero COS-7. Tuttavia, non è stata ottenuta una quantità sufficiente di proteina idonea agli studi necessari. Per rilevare l’attività deamidasica della CE umana è stata utilizzata un’alta concentrazione di Nam(100 mM). L’alto valore di Km indica un’attività deamidasica non significativa da un punto di vista fisiologico, a sostegno dell’ ipotesi che nei mammiferi, la via di deamidazione della Nam a Na è assente. Nella seconda parte del lavoro di tesi, è stato iniziato lo sviluppo di un saggio per la determinazione delle attività degli enzimi chiave delle vie di sintesi del NAD, sia l’amidata sia la deamidata. Si tratta di un saggio che fa uso di enzimi ancillari di origine batterica che convertono i prodotti delle reazioni catalizzate dagli enzimi di interesse (NMN e NaMN) in NaAD. Quest’ultimo viene poi valutato mediante un saggio ciclico fluorimetrico. La messa a punto del saggio, che prevede l’ottimizzazione della procedura per la quantizzazione dei mononucleotidi NaMN e NMN, ha dato buoni risultati, anche se va ulteriormente affinata

    Aspetti strategici dei processi di internazionalizzazione delle aziende di torrefazione italiane

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    L’Italia ha una lunga tradizione nel settore della torrefazione. Il caffè torrefatto rappresenta, infatti, uno dei principali prodotti del Made in Italy; quello che, però, caratterizza questo Paese dagli altri Paesi importatori è il numero molto elevato di imprese di torrefazione per abitante. La forte frammentazione che caratterizza l’offerta di caffè torrefatto in Italia alimenta una forte competizione tra le imprese. Inoltre, essendo il mercato italiano entrato in una fase di maturità, le aziende (anche di piccole dimensioni) sono spinte ad esportare il proprio prodotto all’estero. Ad accentuare l’intensità della competizione contribuisce anche la stabilità dei consumi, i quali, non possono essere ulteriormente incrementati a causa delle caratteristiche del prodotto caffè. Obiettivo del lavoro è quello di analizzare quali sono le strategie di internazionalizzazione delle aziende di torrefazione italiane che operano nel canale Ho.re.ca. (acronimo che sta per hotel, restaurant and cafè), cercando di comprendere come sono posizionate tali aziende nel panorama internazionale, come avviene il processo di internazionalizzazione, quali sono i principali fattori che ostacolano tali imprese dall’intraprendere una strategia di espansione internazionale ed infine verificare se le aziende di torrefazione sono export market oriented. Sul piano metodologico, lo studio si colloca nel campo di indagine dell’ “Economia e Gestione delle Imprese”, di cui utilizza i principali strumenti concettuali e schemi interpretativi. Il quadro di riferimento concettuale della ricerca è formato dalla letteratura sui temi relativi alle strategie di internazionalizzazione delle piccole-medie imprese e delle imprese familiari, e all’export market orientation. Oltre alla raccolta ed elaborazione di una serie di dati “secondari” quantitativi, tratti da diverse banche dati, l’analisi è stata integrata da una indagine empirica di natura sia quantitativa che qualitativa. Nel primo caso si è scelto il metodo della web survey basata sulla web interview, nel secondo si è proceduto all’analisi di alcuni casi aziendali mediante interviste personali dirette a manager aziendali

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