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Ruolo dello scambiatore Na+/Ca2+ nel precondizionamento ischemico in modelli sperimentali di ischemia-riperfusione cardiaca
L’ischemia cardiaca è una delle principali cause di morbidità e mortalità nei Paesi occidentali. Alterazioni dei sistemi di trasporto del calcio cardiaco che causano aumento di calcio citosolico sono i principali responsabili del danno da I/R. Il precondizionamento ischemico (IPC) conferisce cardioprotezione attenuando tale aumento. Uno dei principali responsabili del controllo dell’omeostasi del calcio cellulare nel cuore è NCX1. Durante l’I/R, NCX1 induce l’influsso di Ca2+, pertanto per poterlo contrastare si potrebbe utilizzare l’inibitore SN6.
Lo scopo del presente studio è stato di studiare il ruolo potenziale che NCX1 gioca nel PC nei cardiomiociti,nel cuore isolato di ratto e nelle H9c2-wt ed H9c2 NCX1.
In tutti questi modelli I/R era in grado di indurre citotossicità cellulare mentre l’SN6 la preveniva. Il PC preveniva la tossicità cellulare mentre l’SN6 era in grado di abolire tale effetto cardioprotettivo. Dall’analisi dell’espressione proteica è risultato che NCX1 aumenta sia nell’IPc che nell’I/R. Tale aumento veniva completamente revertito dall’SN6. In conclusione la presente tesi suggerisce che NCX1 gioca un ruolo inportante nel IPC e che il blocco della sua attività potrebbe esercitare effetti protettivi
Il ruolo della banca locale e il concetto di "relationship landing" in uno scenario economico di profondo cambiamento
La banca del territorio è insieme parte integrante del tessuto connettivo
dell’economia locale e motivo della sua unicità. Di certo costituisce un elemento
essenziale dell’infrastruttura economico-sociale e nello stesso tempo contribuisce a
valorizzare il senso civico e culturale dell’attività di chi da vita allo sviluppo del
territorio. Anche questo dimostra che la vecchia simbiosi tra innovazione e tradizione
è ancora una modalità vincente e costituisce una grande sfida organizzativa per gli
addetti ai lavori. Per far in modo che ciò si realizzi ci vuole innovazione anche per
interpretare la qualità della società e della cultura la quale conferisce proprio al
territorio la sua unicità. Non si tratta più di pubblicare una strenna Natalizia di storia
locale o di investire un po’ in sponsorizzazioni, ma ora con ogni probabilità si tratta
di fare un uso sagace dei rapporti relazionali e di riflettere su una nuova forma di
fiducia. Contribuire alla nascita di imprese e alla sperimentazione di una nuova
forma di valorizzazione delle competenze locali. Le tensioni trasformative sono
enormi: la Banca del territorio deve innovarsi e riconfigurare il suo modello di
business in un ottica di lungo termine, deve trovare la forza dalla propria identità di
Banca locale e riscrivere il suo destino con capacità narrative e contemporanee. La
ricerca svolta, si propone di offrire elementi di riflessione sul rapporto tra banca
locale e impresa in un contesto economico profondamente cambiato. Il risultato è
quello di comprendere come sia mutato a partire dal 2007 l’orientamento al
finanziamento delle banche locali, più presenti sul territorio e più vicine ai principi
del relationship lending. Il lavoro si struttura in quattro sezioni. La prima sezione
propone un’analisi sull’equilibrio degli Istituti di credito, sulle cause che hanno
generato la crisi e sulla normativa riferita alle banche. La seconda parte invece ci
offre una panoramica sull’attuale contesto economico nazionale, mentre la terza
sezione è incentrata sulle banche del territorio e la loro influenza sul credito. Per
concludere, con il quarto capitolo si analizza un caso concreto di una nota Banca
radicata sul territorio della regione Marche
Post-earthquake reconstruction: can participatory pre-disaster recovery planning be effective in Italy?
Negli ultimi decenni, l'Italia ha subito danni strutturali e in termini di vite umane che sembrano essere sproporzionati se comparati alla magnitudo dei terremoti che si sono verificati. Ciò può essere solo parzialmente legittimato dall'alto livello di vulnerabilità ed esposizione che insistono sul territorio. Tuttavia, è evidente che le politiche di mitigazione della vulnerabilità e prevenzione dei disastri rimangono il vero punto debole reale, andando a limitare la capacità delle autorità e dei cittadini di ridurre i drammatici effetti sul patrimonio edilizio e sulle persone. Inoltre, il processo di recupero e ricostruzione dopo i grandi terremoti si è principalmente basato su logiche paternalistiche, escludendo la popolazione dal processo decisionale e, in particolare, le attività di ricostruzione sono state condotte senza adottare procedure operative standardizzate, come ampiamente dimostrato dalle strategie fortemente discontinue messe in pratica. La mancanza di omogeneità nell'affrontare necessità di carattere socio-economico, manageriale e tecnico ha portato ad alternare: strategie di tipo bottom-up, dove i cittadini e le istituzioni hanno lavorato insieme per preservare l'identità del paesaggio e del patrimonio edilizio storico e non; strategie di tipo top-down sotto il controllo del governo nazionale, dove la scarsa influenza delle autonomie locali e dei cittadini sul processo di ricostruzione è stata aggravata da pressioni politiche e fenomeni di elite capture. Attualmente, l’unica via percorribile per sanare tale situazione risiede nella pianificazione pre-disastro in compartecipazione tra cittadini e autorità locali. Tuttavia, la classe governativa italiana dimostra da sempre di essere riluttante a prendere iniziativa in tal senso per affrontare le questioni legate disastro. In particolare, la gestione e la pianificazione dei processi di recupero e ricostruzione hanno sofferto: la scarsa influenza delle comunità nel processo decisionale riguardo la riduzione del rischio di disastri, la mancanza di una cultura della prevenzione e la forte tendenza a centralizzare le operazioni dopo il verificarsi di un disastro. Questa ricerca mette in luce l'importanza della partecipazione e del decentramento del potere decisionale nei processi di recupero e ricostruzione dopo i terremoti. Inoltre, lo studio mostra i benefici che un coinvolgimento proattivo della popolazione può apportare alla definizione di un Pre-disaster recovery plan volto sia a prevenire l’instaurarsi di condizioni di vulnerabilità, sia a definire in anticipo le azioni da intraprendere in caso di possibili scenari avversi
Sviluppo di strumenti di progettazione e simulazione ad alto livello di sistemi elettronici: applicazione a reti wireless
Negli ultimi anni, le reti wireless sono diventate una realtà onnipresente, affidabile e ben accetta. Questo è particolarmente vero per reti come il Bluetooth e il Wi-Fi, che oggi si incontrano praticamente ovunque e vengono usate per le applicazioni più disparate. In molti casi, quando si usa un chip commerciale, il progetti-sta può limitarsi a lavorare sui livelli più alti della pila dei protocolli e limitarsi ad implementare il livello ap-plicazione. In altri casi, il progettista deve scendere giù lungo la pila e lavorare ad un livello più basso, sul quale può vedere e controllare alcuni parametri di rete cui non può avere accesso dal livello applicazione. Capita, ad esempio, quando una delle specifiche del sistema da progettare è il real-time, oppure il data rate richiesto è elevato e l’allocazione della banda disponibile va ottimizzata al massimo. I simulatori esistenti di solito consentono al progettista di lavorare solo con descrizioni molto astratte del sistema, nascondendo al-cuni parametri (come il packet error rate, la potenza sul canale, i pacchetti persi e così via) che invece in molte applicazioni è importante conoscere. Per questo motivo, lo scopo di questa tesi è presentare un nuovo tipo di simulatore Bluetooth che sia più vicino a quella che sarà l’implementazione vera e propria del sistema finale. Descriveremo alcune applicazioni, come la trasmissione di audio real-time, e vedremo come queste applicazioni possano essere adattate anche a standard diversi dal Bluetooth, come l’802.15.4, mediante l’introduzione di un opportuno (e migliorato) vocoder. A sostegno della progettazione del simulatore, presen-teremo un ambiente di sviluppo grafico che permette di disegnare i sistemi da progettare e di visualizzare le forme d’onda a debugging time, oltre che eseguire il comune debug su codice
In vitro effects of Alba strawberry cultivars on two murine breast cancer cell lines
L’obiettivo principale degli studi condotti durante il corso di dottorato è stato quello di valutare gli effetti del trattamento con estratti di fragola su 2 modelli murini in vitro di cancro al seno, cercando di verificare se nel meccanismo di azione tramite il quale le fragole sembrano svolgere un’azione antitumorale sia implicato l’AMPK. Nella prima parte degli studi sono state valutate le caratteristiche sensoriali (solidi solubili e acidità totale) e nutrizionali (contenuto totale di fenoli, di flavonoidi, di antociani, di vitamina C e di folati) e la capacità antiossidante di 5 diverse cultivar commerciali di fragola. Dopo averle valutate, la scelta per effettuare i test in vitro è ricaduta su Alba, per il suo valore nutrizionale.
Nella seconda parte del dottorato è stata valutata la capacità antitumorale degli estratti metanolici ed antocianici della cultivar Alba su 2 linee tumorali murine di cancro al seno, N202/1A (alta espressione dell’oncogene HER2/neu) e N202/1E (bassa espressione dell’oncogene HER2/neu), dopo 48 e 72 ore di trattamento. In particolare, sono stati determinati il tasso di vitalità, di apoptosi e di ROS intracellulari. Il danno alle cellule tumorali è stato valutato anche tramite l’analisi della funzionalità mitocondriale (capacità di glicolizzare e di consumare ossigeno) e lo stato ossidativo (misura dell’attività della SOD e della CAT).
Infine, è stato usato il Western Blot per l’analisi dell’espressione di proteine correlate all’apoptosi, all’autofagia, alle metastasi, allo stato ossidativo, alla funzionalità mitocondriale, all’espressione dell’oncogene e alla regolazione dell’AMPK. A questo proposito, le cellule sono state anche trattate con il Composto C, un inibitore dell’AMPK, e sono stati valutati i suoi effetti sulla vitalità cellulare, l’apoptosi e l’espressione dell’AMPK rispetto a quelli in presenza di un trattamento con estratti di fragola.
Questo studio ha dimostrato che fragole ben caratterizzate possiedono un effetto antiproliferativo su cellule tumorali, tramite l’induzione di apoptosi e di stress ossidativo. Allo stesso tempo, questo lavoro approfondisce le conoscenze sul possibile meccanismo di azione, spiegando in parte l’effetto delle fragole su cellule tumorali e dimostrando l’esistenza di una relazione tra la via dell’AMPK e l’effetto anticancerogeno delle fragole stesse
Biodiesel production from microalgae
Le microalghe rappresentano una risorsa naturale per la produzione di biocombustibili i quali si rendono oggigiorno necessari per garantire sostenibilità energetica al pianeta dato il diminuire delle risorse fossili. Tuttavia il costo alla pompa di 1 litro di “algaediesel” oggi sarebbe di oltre 2,5$. Pertanto la diminuzione del suo costo è primario per poter affermare una delle tecnologie rinnovabili più promettenti del secolo attuale: di fatti le microalghe sintetizzano CO2 tramite fotosintesi ed hanno tassi di crescita spaventosamente veloci se confrontati con le tradizionali colture terrestri.
Lo sforzo scientifico è quello di poter intervenire efficientemente in tutte le fasi coinvolte nel processo: dalla selezione di nuovi ed interessanti ceppi microalgali fino alla ottimizzazione del profilo lipidico ottenibile con la loro crescita. In questo lavoro si è cercato di evidenziare questi aspetti cruciali quali l’importanza della produttività lipidica, la sua stabilità e la possibilità di integrazione tecnologica tramite l’uso di un mezzo di crescita costituito da un refluo zootecnico proprio perché il mezzo di crescita è una delle voci di costo più elevate. Gli esperimenti hanno mostrato che: nuovi ceppi oleaginosi di microalghe con %lipidi per DW (>20%) possono ancora essere scoperti ed ottimizzati nella crescita; che un processo di produzione di biodiesel non può prescindere da biomassa con produttività e profilo lipidico stabile durante la fase di raccolta e che un refluo zootecnico, può essere un ottimo substrato di crescita per un ceppo “dominante” di microalghe soprattutto se vengono aggiustate le sue condizioni di crescita. Infine si è proposto un metodo per efficiente l’attuale processo industriale di biodiesel tramite con un approccio multiobiettivo, il quale ha permesso un risparmio termico del 13%
Processi biologici avanzati per il trattamento di reflui ad alto contenuto di nutrienti e valutazione delle emissioni gassose
La diffusione di impianti di digestione anaerobica in ambito agricolo ha determinato la necessità di individuare post-trattamenti dei surnatanti, per ridurre le pressioni ambientali legate allo spandimento dei digestati, in accordo ai limiti in azoto N imposti dalla Direttiva 91/676/CEE. Le prestazioni del processo automatizzato di nitritazione-denitritazione in continuo in reattore unico sono state valutate su un pilota da 3 m3, alimentato distintamente con surnatanti anaerobici di origine bovina e suina, entrambi puri ed addizionati con siero di latte. I risultati hanno evidenziato, per ogni matrice, rimozioni di N tra l’80 ed il 90%, mentre il monitoraggio delle costanti cinetiche Kn e Kd ha confermato che il processo ha operato stabilmente al 90% via nitrito. I valori numerici delle costanti, circa tre volte i valori ottenibili da processi biologici convenzionali, sono variati a seconda del refluo trattato, diminuendo al ridursi dell’azoto ammoniacale N-NH4 influente. L’analisi dell’effluente ha evidenziato inoltre rimozioni del fosforo P dell’ordine del 72%, e riduzioni di COD e TSS comprese tra il 60 ed il 70%. Il monitoraggio in continuo delle emissioni gassose, calcolate come % dell’N-NH4 influente, ha permesso di riscontrare valori pressoché nulli di biossido di azoto NO2, ed in media inferiori allo 0,011% e 0,009%, rispettivamente per protossido (N2O) e monossido (NO) di azoto. I risultati mostrano che le emissioni aumentano al crescere della concentrazione di nitriti in fase liquida, per carichi maggiori di N-NH4 in ingresso. Inoltre, la rimozione terziaria dei nutrienti da parte della microalga Scenedesmus Obliquus, immobilizzata in alginato di calcio, è stata valutata su fotobioreattori a letto fluido ed impaccato, alimentati in continuo in modalità upflow, senza immissione di aria né CO2. I risultati hanno mostrato rimozioni di N e P superiori al 95% e facilità nella separazione della biomassa algale dal flusso liquido, per un possibile riutilizzo
Analisi della Sostenibilità Socio-economica ed Ambientale dei Biocarburanti nel Contesto Europeo e Brasiliano
Negli ultimi anni la produzione e il consumo dei biocarburanti sono aumentati a livello globale. Tale incremento è stato incentivato soprattutto grazie al supporto e agli incentivi adottati dai vari Paesi promotori finalizzati alla riduzione delle emissioni di gas serra e alla sicurezza energetica.
Ad oggi il mercato globale è dominato dall’etanolo (79%) e dal biodiesel (21%). In particolare, l'Unione Europea domina il mercato del biodiesel mentre il Brasile è il più grande produttore ed esportatore mondiale di zucchero, nonché il più grande produttore al mondo e consumatore di etanolo da canna da zucchero per il settore del trasporto.
Tuttavia, recentemente, sono state sollevate incertezze relative alla reale sostenibilità dei biocombustibili, sia dal punto di vista ambientale che socio-economico. Accanto ai dubbi relativi alle loro performance in termini di riduzione di emissioni di GHG rispetto ai combustibili fossili, sono emerse critiche relative all’impatto che tali biocarburanti hanno sull’utilizzo del suolo (ILUC), sulla perdita di biodiversità e sull’aumento dei prezzi dei mercati delle commodities agricole usate come materie prime per la loro produzione.
A tal proposito, la ricerca condotta si inserisce a pieno all’interno di tale dibattito e si pone l’obiettivo di valutare la sostenibilità ambientale e le implicazioni socio-economiche della produzione di biocombustibili nel contesto europeo che in quello brasiliano, soffermandosi in particolare sull’analisi econometrica dei prezzi delle commodities agricole utilizzate come materie prime di origine.
Al fine di valutare la sostenibilità ambientale è stata applicata un’analisi multicriteriale grazie all’applicazione di uno studio meta-analitico volto ad identificare i criteri ambientali per la stima dell’impatto della filiera biodiesel. Lo scopo è stata quello di individuare l’alternativa migliore tra le diverse tipologie di biomassa utilizzata per la produzione del biodiesel in Europa (olio di colza, di girasole, di palma e di soia).
La valutazione della sostenibilità socio-economica è stata invece effettuata tramite l’analisi delle serie storiche e la successiva applicazione di un modello a correzione di errore (VECM) al fine di verificare se i prezzi delle commodities agricole, (olio di colza nel contesto europeo e zucchero nel contesto brasiliano) siano influenzati dai prezzi dei biocombustibili di riferimento, quali biodiesel ed etanolo, e viceversa. Tale relazione è stata studiata anche in relazione al combustibile fossile di riferimento, ossia la benzina (o gasolina) per il Brasile e il diesel per l’Europa.
Sintetizzando i risultati, per quanto riguarda l’impatto ambientale, dall’applicazione multicriteria, si evince che nel caso in cui si considerino prioritari i criteri di sostenibilità ambientale, la soluzione migliore a livello europeo sarebbe quella del biodiesel da olio di girasole. Tale soluzione risulterebbe molto interessante per l’Europa e in particolar modo per l’Italia. Tuttavia la filiera del girasole risulta inaccessibile dal punto di vista economico aziendale. Va da sé che nell’ipotesi in cui si consideri prioritario il criterio economico, la produzione di biodiesel da olio di palma, di derivazione estera, risulterebbe la soluzione migliore, creando squilibri dal punto di vista ambientale e in particolare di cambiamento di uso del suolo (ILUC).
I risultati dello studio socio-economico tramite l’analisi delle serie storiche indica, ceteris paribus, che i prezzi dei biocarburanti sono influenzati soprattutto dai prezzi delle materie prime anche se emerge con chiarezza che le variazioni dei prezzi dei biocarburanti non influenzano in misura sostanziale i prezzi degli alimenti
Development and application of experimental methodologies for the mechanical characterization of non-linear materials exploited in the production of loudspeakers
La caratterizzazione di materiali utilizzati nella produzione di altoparlanti necessita dello sviluppo di tecniche investigative che si adattano alle specificità di ciascuna tipologia di materiale in esame. In questa tesi vengono quindi proposti approcci diversi in base al materiale e al tipo di caratterizzazione impiegata, ovvero statica/transitoria e dinamica.
Viene presentata una nuova caratterizzazione dinamica della carta basata su un metodo ibrido. Infatti, grazie all’utilizzo combinato del metodo agli elementi finiti e dell’analisi modale sperimentale, è stato possibile valutare le proprietà dinamiche meccaniche del materiale in termini di modulo conservativo e dissipativo all’interno di un ampio range di frequenze, In particolare, nel range di frequenze acustiche è stata individuata una relazione lineari tra le caratteristiche meccaniche della carta e la frequenza d’eccitazione.
Per quanto riguarda la gomma, è stato possibile analizzare la deformazione tridimensionale dei campioni sottoposti a carico uniassiale tramite lo sviluppo di un opportuno setup sperimentale. Ciò ha permesso di descrivere il comportamento viscoelastico del materiale medianti le leggi costitutive dei modelli generalizzati di Maxwell e di Kelvin-Voigt. Inoltre, la misura della deformazione tridimensionale ha permesso di identificare i limiti in termini di deformazione entro i quali le ipotesi di incomprimibilità e isotropia del materiale sono verificate.
La caratterizzazione dinamica ha sfruttato i dati ottenuti mediante prove di analisi dinamica termica al fine di sviluppare un nuovo approccio per la costruzione delle mastercurve del modulo conservativo e di quello dissipativo. I risultati sperimentali sono stati descritti mediante il modello di Havriliak-Negami, il quale è risultato essere un potente strumento per la determinazione dei fattori di shift necessari all’ottenimento della mastercurve in un ampio range di frequenze.
Le varie metodologie sviluppate hanno permesso di descrivere le proprietà meccaniche dei materiali in esame tramite modelli parametrici. I parametri così individuati possono essere facilmente impiegabili nelle simulazioni numeriche degli altoparlanti
Progetto "Share & Meet" - Una soluzione innovativa di remotizzazione per la Telemedicina
L’incidenza di patologie quali tumori e infezioni ha un impatto significativo sulla gestione sanitaria dei paesi in via di sviluppo. La telemedicina può essere di grande utilità ed efficacia nei paesi in via di sviluppo che difettano di adeguate strutture sanitarie. Il progetto "Share & Meet" definisce una piattaforma telematica intercontinentale innovativa orientata alla oncologia e alle branche ad essa collegate. Gli obiettivi del progetto sono: erogare servizi di telecomunicazione tra strutture sanitarie di paesi sviluppati e in via di sviluppo tra cui conference call, consulto remoto, formazione a distanza; condividere immagini radiologiche e anatomopatologiche e le cartelle cliniche dei pazienti a fini diagnostici; diffondere e attuare le Good Clinical Practice (GCP), le sperimentazioni cliniche attraverso la raccolta, il monitoraggio e la valutazione dei dati clinici e scientifici. È in essere una collaborazione di lunga data tra diverse istituzioni italiane e il Dipartimento di Oncologia del Bugando Medical Centre di Mwanza, Tanzania (BMC) con programmi di cooperazione, tra cui la formazione di personale medico BMC in Italia e attraverso programmi di e-learning, il supporto nella creazione di un Dipartimento di Radioterapia Oncologica presso il BMC, programmi di screening di sanità pubblica per la popolazione locale, e programmi comuni di ricerca scientifica. La piattaforma telematica, sviluppata da Softmed, sta rafforzando la collaborazione a distanza tra i partner di questa esperienza. I servizi già disponibili includono la condivisione di flussi di lavoro, il teleconsulto tra gli specialisti degli istituti di cura remoti, inserimento dei dati clinici e il monitoraggio di pazienti arruolati nei trials clinici. L'implementazione pilota della piattaforma ha confermato la fattibilità del progetto. Il modello delineato da Share&Meet è caratterizzato da un alto contenuto di innovazione, sulla base di soluzioni e risorse cost-effective che aumentano efficienza ed efficacia delle pratiche sanitarie, permettono la cooperazione interdisciplinare e le sinergie operative, possono incrementare l’uso della telemedicina nei paesi in via di sviluppo riducendo il gap di conoscenza indotto dal digital divide, in uno scenario di globalizzazione virtuosa