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Il fallimento delle società in accomandita semplice
Anche se strettamente collegati, il fallimento della società e dei soci
illimitatamente responsabili sono procedimenti indipendenti fra loro;
indipendenti in considerazione dell'autonomia patrimoniale delle due
procedure fallimentari, prevista dall'art. 148 l. fall.; connessi, stante l'identità
degli organi delle due procedure.
Il fallimento dei soci accomandatari si verifica automaticamente, per
ripercussione, non potendo questi ultimi limitare in alcun modo la propria
responsabilità nei confronti dei terzi, benché dimostrino, di fatto, di non aver
amministrato la società e a prescindere da qualsiasi richiesta dei creditori o
della società.
L'effetto estensivo del fallimento, diversamente, non si produce nei confronti
dei soci accomandanti; tuttavia, a mente dell'art. 2320 c.c. l'accomandante che
si sia ingerito nella gestione della società decade dal beneficio della
responsabilità limitata, pur non assumendo né la qualifica di accomandatario
né, correlativamente, il potere di rappresentanza.
I soci accomandatari, dunque, falliscono per il solo fatto di essere soci; si
tratta, in sostanza, di un fallimento che dipende dal fallimento sociale, in guisa
tale da doversi ritenere che l'art. 147 l. fall. sia norma eccezionale rispetto alla
regola generale di fallibilità dei soli imprenditori individuali, nonché
derogatoria rispetto alla previsione di cui all'art. 5 l. fall., prescindendo dallo
stato di insolvenza del socio.
In definitiva, si tratta di una norma introdotta per ragioni di opportunità, oltre
che con intento sanzionatorio, finalizzata alla tutela dei creditori commerciali
con l'evidente obiettivo di realizzare, in capo ai soci, la garanzia legale posta a
favore dei creditori sociali, senza tuttavia ledere gli interessi dei creditori
particolari.
La ratio di siffatta disposizione, pertanto, deve essere ricercata nel
rafforzamento della garanzia generale delle obbligazioni contratte dalla società
attraverso il patrimonio individuale dei soci e ciò può concretamente
verificarsi soltanto all'interno di una procedura fallimentare, capace di
garantire la par condicio creditorum
Offshore wind energy in the Adriatic Sea: Modelling of the microscale wind field and short-term forecast of wind power potential
Effetti del polimorfismo CAG del recettore degli androgeni sui principali outcomes della terapia sostitutiva con testosterone in soggetti affetti da ipogonadismo ipogonadotropo post-chirurgico.
Lo scopo di questo lavoro è stato quello di valutare il ruolo indipendente del polimorfismo CAG del gene del recettore degli androgeni (AR), sugli effetti metabolici, ossei, di composizione corporea e sessuali della terapia sostitutiva con testosterone nell’ipogonadismo ipogonadotropo post-chirurgico maschile, una condizione spesso associata ad ipopituitarismo e in cui gli effetti testosterone-correlati su quegli outcomes sono combinati con quelli derivanti dalla somministrazione concomitante di terapie sostitutive della funzione ipofisaria. Sedici uomini affetti da ipogonadismo ipogonadotropo post-chirurgico sono stati valutati prima e dopo terapia con testosterone. Sono stati studiati i fattori di rischio cardiovascolare (CVRFs), i parametri di funzione sessuale e del metabolismo osseo, i parametri di composizione corporea, gli effettori periferici degli ormoni ipofisari e il polimorfismo CAG del gene AR. Il testosterone, l’insulin-like growth factor-1 (IGF-1) e l’estradiolo erano i soli ormoni che significativamente cambiavano prima e dopo la somministrazione di testosterone. Tutti i CVRFs miglioravano significativamente dopo TRT. Un’uguale tendenza si osservava per i parametri di funzione sessuale (questionario IIEF) e del metabolismo osseo (densità minerale ossea). Il grasso centrale diminuiva significativamente dopo terapia ormonale, mentre le altre misure della composizione corporea non cambiavano in modo significativo. Alla regressione lineare multipla, dopo correzione per Δ-testosterone, associazioni positive sono state riscontrate tra il numero di triplette CAG e Δ-CVRFs. Inoltre, associazioni negative sono state trovate tra la lunghezza del tratto CAG e il miglioramento dei parametri di funzione sessuale. Per quanto riguarda il metabolismo osseo, associazioni negative sono state trovate tra la lunghezza del tratto CAG e il miglioramento della densità minerale ossea a livello del femore e della colonna lombare. Infine, per quanto riguarda la composizione corporea, un’associazione positiva è stata trovata tra la lunghezza del tratto CAG e la diminuzione del grasso viscerale. In conclusione, nell’ipogonadismo ipogonadotropo post-chirurgico, la minor lunghezza del tratto CAG del gene AR sembra esercitare effetti positivi sul metabolismo, sulla funzione sessuale, ossea e sulla composizione corporea dopo terapia con testosterone, indipendentemente dagli effetti delle terapie sostitutive della funzione ipofisaria
I Polimorfismi del gene Recettore degli Androgeni e del gene della Ossido Nitrico Sintetasi Endoteliale: Applicazioni in Andrologia
Numerosi sono stati i tentativi di chiarire in andrologia il ruolo del polimorfismo CAG del gene recettore degli androgeni (AR) e della variante Glu298Asp del gene ossido nitrico sintasi endoteliale (eNOS). Allo scopo di meglio comprendere il ruolo ricoperto dalle due varianti geniche nelle patologie del sistema riproduttivo maschile sono stati condotti due tipi di esperimenti. Nel primo, abbiamo valutato la possibile influenza della variante Glu298Asp del gene eNOS sull'insorgenza del diabete mellito di tipo 2 (T2DM) associato ad ipogonadismo ad insorgenza tardiva. Nei soggetti in esame (n=110), sono state analizzate le tre varianti genetiche risultanti dalla transversione Glu298Asp (eNOSGG, eNOSGT, eNOSTT) e non è stata rilevata alcuna differenza per i valori di età, di BMI e di testosterone totale. Al contrario, il genotipo eNOSTT ha mostrato dei valori significativamente più alti di glicemia, di Hb1Ac ed una maggiore prevalenza di T2DM. L’analisi di regressione logistica ha inoltre mostrato una evidente associazione positiva e significativa tra il genotipo eNOSTT e T2DM. Nel secondo esperimento, abbiamo ipotizzato che la presenza contemporanea delle due mutazioni potesse influenzare i parametri seminali. A tale scopo sono stati studiati soggetti oligoastenozoospermici (n=34) e soggetti normospermici (n=43). I polimorfismi del gene AR ed eNOS non sono risultati chiaramente associati con i parametri seminali in entrambe le popolazioni, ma effettuando le possibili combinazioni tra i due geni è stato evidenziato un marcato peggioramento dei parametri seminali nei soggetti che presentavano contemporaneamente le ripetizioni più corte del tratto CAG e il genotipo eNOSTT. In conclusione, i nostri risultati suggeriscono che il polimorfismo AR-CAG e la variante Glu298Asp del gene eNOS rappresentano fattori di rischio in ambito andrologico, in particolare per l’insorgenza di diabete mellito di tipo 2 in soggetti ipogonadici e per l’infertilità maschile
European black pine recolonization at high altitude in the central Apennines (Italy). Spatial and Temporal Patterns
In Italia gran parte degli studi sulle dinamiche della treeline è stata condotta in ambiente alpino. Pochi sono invece quelli sulle cenosi appenniniche, dove la sinergia tra disturbi naturali e antropici è decisamente più accentuata. Negli Appennini la treeline attuale è caratterizzata in grande prevalenza da cenosi di faggio, situate tra 1500 m e 1900 m di quota. Alcuni studi hanno evidenziato una notevole stazionarietà spazio-temporale di tali cenosi forestali nel settore centrale ed un maggiore dinamismo di formazioni arbustive. Nell’Appennino centro-meridionale le cenosi naturaliformi con Pinus mugo, Pinus laricio, Pinus leucodermis appaiono più dinamiche. Tale fenomeno trova analogie nelle zone calcaree dell’Appennino centrale con la diffusione spontanea di individui di Pinus nigra sopra l’attuale limite superiore del bosco, spesso ma non solo a partire da rimboschimenti di protezione.
La ricolonizzazione di pino nero in ecotoni di treeline è stata analizzata in 5 siti dell’Appennino centrale lungo un gradiente Nord-Sud di circa 170 km compreso fra Marche e Abruzzo.
Obiettivi dello studio erano: i) individuare possibili pattern comuni nell’assetto fisionomico - strutturale e nei dinamismi di diffusione del pino nero; ii) datare accuratamente l’insediamento degli individui arborei; iii) determinare l’influenza dei principali fattori climatici nel processo di ricolonizzazione.
Globalmente sono stati censiti oltre 900 individui arborei di pino nero, tutti localizzati al di sopra della treeline attuale fino alla massima altitudine possibile. E’ stata rilevata la loro posizione mediante GPS, determinato l'habitat di crescita e misurati il diametro del fusto, l’altezza totale, gli accrescimenti longitudinali ed altri caratteri fisionomici e strutturali. Da ogni fusto è stata anche prelevata una carota basale per la determinazione dell’età cambiale, accrescimento radiale e individuazione di fluttuazioni intra-annuali di densità (IADF). Carote legnose sono state estratte anche da 20 individui arborei adulti, per ogni sito, al limite esterno dei rimboschimenti di pino nero presenti, per verificare la sensitività climatica del pino nero. Con l’analisi univariata (regressione) e multivariata (PCA) e con l'analisi dendroecologica sono state esplorate le correlazioni fra i diversi attributi strutturali degli alberi, una possibile influenza delle variabili ambientali, e le analogie o differenze tra i diversi siti, le relazioni fra incrementi radiali e longitudinali e l’influenza di temperature e precipitazioni mensili sull’accrescimento e la formazione delle IADF.
Gran parte dei pini sono ubicati ad altitudini elevate e i loro caratteri fisionomico-strutturali sono molto simili nei cinque siti, dove il processo ricolonizzativo è iniziato circa 30-40 anni fa con picchi di frequenza e dinamismi di accrescimento sincroni.
Il pino nero è particolarmente sensibile alle temperature massime estive periodo in cui si formano preferenzialmente anche le IADF il cui acme di frequenza è nel 2003 e 2004. La diffusione del pino nero, sebbene vi siano differenze nei caratteri ambientali e nell’uso del suolo pregresso dei cinque siti, appare sincronica e spazialmente dispersa. Simili dinamismi di accrescimento e adattamento della specie al riscaldamento climatico sono segnali che potrebbero preludere ad un futuro innalzamento del limite superiore del bosco
Mathematical modeling for Thermodynamics: Thermophysical Properties and Equation of State
Nelle moderne società multiculturali e multidisciplinari, sempre di più si devono adottare delle prospettive più ampie possibili.
In questa tesi, si è tentato di adottare un metodo multidisciplinare che coinvolgesse non solo la matematica e la fisica, ma anche la chimica, la statistica, e più in generale l’ingegneria.
Gli aspetti toccati sono quelli delle proprietà termofisiche della materia e delle equazioni di stato dei gas (EOS). Le proprietà termofisiche analizzate sono: tensione superficiale, conduttività termica, viscosità, dei liquidi e dei gas ed il secondo coefficiente del viriale. Dopo la raccolta dei dati sperimentali, essi sono stati analizzati con varie tecniche statistiche che trasformassero i dati grezzi in dati più attendibili. Dopo lo studio delle equazioni della letteratura si è proceduto con uno studio di sensibilità dei dati per vedere quali proprietà fisiche avessero maggiore impatto sulle proprietà studiate. Infine si è cercata un’equazione che potesse rappresentare nel migliore modo possibile i dati sperimentali.
Si sono sempre preferite equazioni scalate ad equazioni puramente empiriche, in modo da avere non solo l’aderenza ai dati sperimentali, ma anche il rispetto dell’aspetto chimico-fisico. Dall’analisi dei residui, confrontandoci con le migliori equazioni in letteratura, i nostri risultati sono sempre stati migliori, tanto che hanno avuto dignità di pubblicazione nelle maggiori riviste del settore.
Discorso a parte per le EOS.
Analizzando la letteratura, ciò che subito è saltato all’occhio è che cercare la migliore equazione possibile è impossibile! Oppure come dice Martin parafrasando una frase della favola Biancaneve: “Specchio specchio delle mie brame, qual è la più bella del reame?”
Abbiamo scelto la modifica dell’equazione Carnahan-Starling-De Santis. Tramite tecniche di minimizzazione multi obiettivo si sono migliorate le performance di tal equazione proprio intorno al punto critico.
Questi sono gli aspetti principali toccati in questo lavoro di tesi, che di là dai risultati, pur buoni ottenuti, mi ha aperto il mondo della ricerca
Identificazione di markers prognostici in pazienti con carcinoma colo-rettale metastatico trattati con Regorafenib
Regorafenib è un farmaco anti-angiogenico approvato nel trattamento dei pazienti con carcinoma
del colon-retto metastatico, dopo trattamento chemioterapico con tutti i farmaci attualmente
disponibili. Le frequenti tossicità e l'assenza di indicatori di risposta hanno limitato l'utilizzo di tale
risorsa terapeutica.
Lo scopo dello studio è di valutare il ruolo prognostico di fattori quali il risultato degli esami di
laboratorio e dei polimorfismi della via neoangiogenica VEGF-mediata nel trattamento di pazienti
con tumore del colon-retto metastatico trattati con Regorafenib.
Lo studio è del tipo osservazionale multicentrico retrospettivo. Tutti i pazienti hanno ricevuto una
monoterapia con Regorafenib e sono stati inclusi nell'analisi da Agosto 2013-Luglio 2014. In tutti i
pazienti sono stati raccolti i dati relativi all'andamento clinico ed il risultato degli esami di
laboratorio. E' stato conservato il materiale biologico (sangue o tessuto istologico) per la
determinazioni dei polimorfismi di VEGF-VEGFR.
Sono stati inclusi nell'analisi 138 pazienti. La mediana di sopravvivenza è stata di 7.3 mesi, con
una sopravvivenza libera da progressione di 1.9 mesi. Si è evidenziato il valore prognostico dell'alto
valore di LDH, di un performance status elevato, di un alta conta piastrinica, di un alto rapporto
neutrofili/linfociti e dell'assenza di un polimorfismo favorente (rs2010963 di VEGF-A CC
omozigote recessivo) come fattori in grado di influire negativamente sulla prognosi. In presenza di
al più 1 di tali fattori si è osservata una sopravvivenza mediana di 14.76 mesi rispetto ai 3.09 mesi
dei pazienti che presentavano almeno 4 fattori positivi (p<0.0001).
E' stato dimostrato un possibile ruolo dei fattori evidenziati come determinanti una diversa prognosi
in pazienti trattati con Regorafenib. E' auspicabile che questi vengano inclusi in successive analisi
di sopravvivenza riguardanti il farmaco, in maniera prospettica ed in una casistica più ampia
Modellazione e simulazione di produzione e accumulo dell'energia in ambito domotico
Questa tesi si occupa dello studio e dello sviluppo di uno strumento di simulazione
dei flussi energetici all’interno di sistemi domotici di produzione e
accumulo dell’energia elettrica.
Dopo aver introdotto il concetto di sistema domotico e aver richiamato le principali
tecnologie utilizzate per la produzione e gestione dell’energia elettrica in
ambito domestico, viene descritto il contesto applicativo e vengono illustrati i
presupposti al lavoro di tesi. In particolare, viene ripercorsa l’evoluzione dei
simulatori di ambienti domotici sviluppati nel corso degli anni all’interno del
LabMACS(Laboratorio di Modellazione, Analisi e Controllo dei Sistemi Dinamici)
dell’Università Politecnica delle Marche e vengono discusse le modifiche
apportate nel tempo ai vari sistemi di incentivazione per favorire l’autoconsumo
energetico.
Lo strumento di simulazione, denominato EPSS (Energy Production and Storage
Simulator), utilizza un modello basato su Reti di Petri per la descrizione
dei componenti del sistema e dei flussi energetici, che risulta semplice ed e -
cace sia in fase di modellazione che in fase di definizione e implementazione di
opportune politiche di gestione. Inoltre, esso facilita l’integrazione di componenti
di vario tipo, sia per la produzione che per l’accumulo di energia sotto
varie forme (elettrica e termica).
Vengono descritti la struttura e il funzionamento dell’EPSS e vengono analizzate
le sue prestazioni in confronto con sistemi reali di varia complessità. I
risultati ottenuti mostrano l’a dabilità dell’EPSS come strumento di supporto
alla progettazione e al corretto dimensionamento di sistemi domotici in relazione
agli utilizzi previsti. Questo facilita la realizzazione di sistemi capaci di
raggiungere obiettivi di autoconsumo ed autonomia energetica che siano premianti
nella situazione attuale.
Gli sviluppi futuri prevedono la realizzazione di adeguate interfacce utente, lo
studio di componenti aggiuntivi e l’integrazione dell’EPSS in sistemi di controllo
e gestione dei carichi per l’ottimizzazione delle politiche di demand-response
A new approach to the stable inversion problem aimed at the achievement of an almost perfect output tracking
Scopo di questa tesi è sviluppare un nuovo approccio al problema dell’ inseguimento quasi perfetto di una traiettoria desiderata. Il nuovo metodo può essere annoverato nel contesto dell’inversione stabile del modello e supera le principali limitazioni teoriche pratiche che pesantemente penalizzano i metodi classici. L’uscita desiderata da inseguire e la corrispondente traiettoria d’ingresso sono partizionate nelle componenti transitorie e di regime. Una volta che la traiettoria d’uscita desiderata è stata specificata, il corrispondente ingresso transitorio è calcolato con un procedimento di "pseudoinversione". Esso consiste nella approssimazione ai minimi quadrati della soluzione dell’equazione integrale di Fredholm che corrisponde alla forma esplicita della risposta forzata
in uscita. L’ingresso di regime permanente è calcolato analiticamente utilizzando la risposta a regime permanente. I principali vantaggi della tecnica di pseudoinversione sono: la sua generalità non richiede procedure "ad hoc" dipendenti da particolari condizioni del processo da controllare, non è necessaria alcuna preattuazione, può essere applicata a sistemi non iperbolici, il progettista è svincolato dal difficile compito di scegliere a priori una traiettoria d’uscita transitoria desiderata realmente appropriata, il metodo può essere applicato sia a processi a tempo continuo
che a tempo discreto con piccole modifiche, può essere applicato anche nei casi d’incertezza sulle condizioni iniziali e sui parametri e nel caso di sistemi stocastici
L'ordine e la geometria nel teatro antico. Diffusione e fortuna del De Architectura di Vitruvio. Caso studio: il teatro romano di Fanum Fortunae
La stretta relazione che intercorre tra numero e bellezza ha origine antichissima ed ha accompagnato gli studi e le riflessioni di numerosi filosofi e dei più svariati artisti. Un’interessante teoria lega la nascita della matematica alle manifestazioni dei primi riti religiosi che per molti non sono che le primissime esperienze teatrali. Queste esperienze uniscono intimamente il concetto di ordine con il concetto di spazio. La tesi ricerca il nesso tra ordine matematico e spazio teatrale, quest’ultimo spesso definito come lo specchio della società. Il lavoro è stato svolto individuando come fonte principale il De Architectura, unico trattato antico di architettura pervenutoci. Per meglio spiegare i concetti di ordinamento, disposizione, euritmia e simmetria Vitruvio descrive le proporzioni del corpo umano “ideali” che, legate con le proporzioni “ideali” degli edifici, riflettono i rapporti numerici perfetti che danno luogo alla bellezza e all’ordine cosmico. Sia nella descrizione dell’uomo che in quella del teatro risalta l’aspetto grafico e le figure geometriche messe in gioco diventano fondamentali e fondanti. Figure che lo stesso Platone, nel Timeo, aveva utilizzato per generare il mondo visibile. Un percorso quindi che parte dalla matematica e si sviluppa nella disciplina del disegno con l’analisi grafica delle prime edizioni del De Architectura. Un confronto che mette in luce le molteplici versioni di un testo che purtroppo lascia molti nodi irrisolti. L’analisi del teatro vitruviano è stato poi calato nel caso del teatro romano di Fanum Fortunae per due motivi: innanzitutto perché è un teatro recentemente scoperto e quindi campo vergine di indagine e poi perché, proprio come esposto da Vitruvio, a Fanum Fortunae si trova l’unico edificio pubblico da lui realizzato: la basilica. È stato quindi fondamentale l’analisi planimetrica del teatro le cui rispondenze e concordanze con i dettami vitruviani aiutano a dare ulteriori testimonianze dell’effettiva presenza di Vitruvio a Fano