Marche Polytechnic University

ACUBO (Archivio Aperto di Ateneo)
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    1390 research outputs found

    Advanced Experimental Study on Rheological and Mechanical Properties of Hot Recycled Bituminous Materials with High RAP Content

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    Oggigiorno, la produzione di conglomerati con elevate percentuali di fresato (RAP) rappresenta una delle maggiori sfide da affrontare. L’inclusione di RAP garantisce vantaggi in termini ambientali ed economici, soprattutto tramite riciclaggio a caldo, tecnica che permette il simultaneo sfruttamento della fase bituminosa e lapidea di una miscela. Attualmente i quantitativi di RAP comunemente utilizzati sono limitati data la mancanza di esperienza e di prove scientifiche che dimostrino la possibilità di includere fresato senza penalizzare le prestazioni della pavimentazione. L’attività di dottorato si è posta l’obiettivo di investigare in modo rigoroso vantaggi e svantaggi di miscele riciclate a caldo con elevate percentuali di RAP. A tal fine, è stato realizzato un vasto programma sperimentale comprendente avanzate analisi chimiche, reologiche e meccaniche su un’ampia gamma di materiali (bitumi, miscele di laboratorio e miscele realizzate in impianto). Oltre alle comuni indagini di laboratorio, sono stati elaborati innovativi protocolli di prova e metodi di elaborazione per l’analisi di problematiche non ancora propriamente affrontate in ambito scientifico (i.e. auto-riparazione, adesione, ri-attivazione del bitume nel RAP, proprietà di rilassamento). L’ottima correlazione riscontrata fra i risultati dei diversi step di laboratorio dimostra la validità scientifica delle indagine effettuate e dei nuovi protocolli e metodi di analisi proposti. Sulla base dell’intero studio sperimentale, non emergono elementi che scoraggino l’uso di alte percentuali di RAP. Al contrario, i risultati dimostrano che tramite un accurato mix design e l’adozione di specifici accorgimenti (e.g. vagliatura del RAP in più frazioni, standardizzazione del processo produttivo) l’aggiunta di fresato può significativamente migliorare le prestazioni della pavimentazione, garantendo ottime proprietà reologiche e meccaniche

    Gestione pregressa e strutture attuali di faggete dell'habitat 9210* in Umbria

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    In Appennino centrale le faggete sono il 13% della superficie forestale e in gran parte classificate come habitat 9210* (Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex) della Rete Natura 2000. Per secoli sono state soggette a intense ceduazioni, pascolamento e attività agricole temporanee. Da oltre un cinquantennio sono in abbandono a causa della loro marginalità e lento accrescimento. Disturbi pregressi e/o attuali ne hanno modificato l’assetto strutturale e le relative dinamiche fitocenotiche, ma tali condizioni non sono considerate nella programmazione di possibili interventi, che si riducono sostanzialmente alla libera evoluzione o conversione in fustaie coetanee. Tali opzioni sono spesso in contrasto con la conservazione della biodiversità e dei servizi ecosistemici. In Valnerina il 30% del territorio è nella Rete Natura 2000 e le faggete rappresentano il 70% di quelle umbre. In 32 aree permanenti sono stati rilevati i caratteri dendrometricostrutturali, cronologici, la mortalità, la quantità di necromassa, la presenza e lo stato vegetativo della rinnovazione gamica per ricostruirne l’assetto pregresso e i possibili cambiamenti. Nell’analisi dei dati sono stati impiegati indici di complessità strutturale per caratterizzare i tipi individuati e metodi di analisi multivariata per confrontare variabili stazionali e dendrometriche e individuare relazioni tra gestione pregressa e struttura attuale. La classificazione in tipi fisionomici eseguita con valutazioni esperte è stata in parte confermata dalle analisi, che evidenziano la presenza di strutture forestali molto più complesse di quelle contemplate da norme, regolamenti e protocolli operativi. Tale condizione richiede l’applicazione di interventi selvicolturali localizzati e diversificati atti a favorire la rinnovazione, lo sviluppo di specie obiettivo, il mantenimento o il ripristino dello stato di conservazione dell’habitat e delle nicchie ecologiche compatibili

    Distribution of heavy metals in the Antarctic marine environment: possible relationships between aerosol, seawater and phytoplankton

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    Abstract Distribuzione dei metalli pesanti in ambiente Antartico marino: possibili relazioni tra aerosol, acqua di mare e fitoplancton Il progetto del mio lavoro di dottorato ha riguardato lo studio della distribuzione dei metalli pesanti Cd, Pb e Cu in ambiente antartico marino (mare di Ross), in particolare nell’aerosol marino, nell’acqua di mare e nel fitoplancton. La presenza di metalli pesanti nel sistema marino antartico, in particolar modo di metalli tossici come Pb e Cd, dipende da diversi fattori, tra i quali il più importante è la deposizione con l’aerosol. I metalli pesanti adsorbiti sulle particelle di aerosol, possono venire trasportati per lunghe distanze e, una volta raggiunta la superficie degli oceani, passano nella matrice acquosa. Una volta entrati nella matrice acquosa, la loro distribuzione verticale e orizzontale è controllata dalla loro interazione con il particellato sospeso lungo la colonna d’acqua. In particolare, la distribuzione dei metalli può essere influenzata dalla componente algale del particellato. Lo studio della distribuzione dei metalli in tracce nel fitoplancton è quindi un requisito importante per capire come questa fase può influenzare la distribuzione dei metalli nell’acqua di mare e, di conseguenza, i cicli biogeochimici marini di un elemento. Lo studio ha previsto il raggiungimento di diversi obiettivi: i) Analisi quali-quantitativa della componente fitoplantonica nel Mare di Ross antistante la stazione italiana “Mario Zucchelli”, campionata durante l’estate australe 2011-2012; ii) messa a punto di una metodologia analitica per la determinazione di Cd, Pb, Cu nel fitoplancton; iii) messa a punto di una tecnica analitica per la determinazione di Cd, Pb, Cu nell’aerosol; iv) studio della distribuzione di Cd, Pb e Cu in acqua di mare tra componente disciolta, particellata e algale. I gruppi di fitoplancton maggiormente presenti sono le Diatomee e le Dinoflagellate. L’abbondanza e la densità aumentano durante l’estate australe raggiungendo i massimi valori a metà gennaio e febbraio. La messa a punto della separazione del fitoplancton dal particellato non algale, che prevede la separazione fisica utilizzando un microscopio ottico invertito, è risultato essere un buon metodo per la separazione del micro-fitoplancton. La successiva messa a punto della digestione del campione di fitoplancton al microonde (necessaria per l’analisi voltammetrica) ci ha permesso di determinare la quota di metalli pesanti legata al fitoplancton. Abbiamo dimostrato che la frazione algale del particellato può variare notevolmente in rapporto al periodo di campionamento e alla profondità. La separazione fisica del fitoplancton dal particellato inorganico ci ha permesso di effettuare determinazioni accurate dei metalli pesanti legati esclusivamente alla componente algale e di poter quindi studiare l’influenza del fitoplancton sulla distribuzione dei metalli pesanti in acqua di mare. La tecnica analitica ottimizzata per la determinazione di Cd, Pb e Cu nell’aerosol (Square Wave Anodic Stripping Voltammetry), ha previsto lo studio del comportamento elettrochimico dei metalli e lo studio della caratterizzazione voltammetrica del sistema. Una volta ottimizzata, questa tecnica analitica è stata applicata con successo per la determinazione sistematica di Cd, Pb e Cu sui campioni di aerosol. In particolare, si sono determinate la frazione solubile, associata all’aerosol marino, estraibile, associata all’attività antropica locale ma e/o all’attività biogenica marina, ed inerte, di origine crostale. I dati relativi alle concentrazioni dei metalli pesanti nel fitoplancton, associati ai dati della concentrazione totale, disciolta e particellata di Cd, Pb e Cu nell’acqua di mare e la distribuzione dei metalli nell’aerosol permettono l’investigazione dei cicli biogeochimici di questi elementi

    Ipotesi di modello interpretativo delle strategie di internazionalizzazione delle PMI: un'analisi empirica nel settore calzaturiero marchigiano

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    L’economia mondiale è caratterizzata da una forte integrazione dei mercati dei singoli Paesi e questo è dovuto principalmente dalla facilità di scambio di merci, capitali, servizi, persone, conoscenze che oggi avviene in modo più economico, veloce e semplice rispetto ai decenni passati. Questo tipo di scenario ha cambiato quindi il modo di “fare impresa” delle aziende nazionali senza esclusione di settore, attività e dimensioni: l’internazionalizzazione si è trasformata in fenomeno di massa, riguardando tutte le imprese e tutte le attività. La Regione Marche risulta essere ai primi posti in Italia per densità di imprese manifatturiere e il distretto calzaturiero marchigiano, grazie alle caratteristiche pedoclimatiche, già dal 1800, rappresenta un’area di elevata specializzazione in Italia. Le strategie di internazionalizzazione commerciale che le imprese possono attuare per “entrare” nei mercati esteri sono molteplici: esportazioni, accordi commerciali, investimenti esteri diretti, ecc. Com’è noto, non esiste una strategia che a priori può essere definita più valida delle altre trattandosi di un set di alternative, potrebbero essere utilizzate in maniera simultanea e integrata. I contributi in lettera a riguardo sono molteplici, tuttavia sembrerebbero emergere della varietà nelle modalità di attuazione delle strategie di internazionalizzazione che consentirebbero anche di individuare alcuni elementi peculiari, delineando un modello caratteristico delle imprese marchigiane. In particolare, sembrerebbe possibile rilevare variabili comuni che connotano l'approccio strategico ed operativo all'internazionalizzazione delle imprese, oggetto di questo studio, e che agiscono in maniera interdipendente tra di loro. L’obiettivo di questo lavoro è dunque l’analisi dei modelli di internazionalizzazione delle PMI analizzate appartenenti al settore calzaturiero, nel segmento di lusso, al fine di evidenziare la varietà delle strategie e dei modelli di business esistenti con un’attenzione particolare sul ruolo di alcuni fattori rilevanti per lo sviluppo internazionale delle imprese

    Utilizzo degli archivi elettronici sanitari nell’epidemiologia analitica: aspetti metodologici del disegno dello studio e dell’analisi statistica dei dati applicati alla stima del rischio di un evento clinico raro

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    La crescente disponibilità di banche dati informatizzate sanitarie ha reso gli studi osservazionali uno strumento potente a fornire evidenze scientifiche. Limiti connessi ai database e distorsioni da cui possono essere affetti questi studi, possono compromettere i risultati. Questa tesi analizza i metodi di correzione da utilizzare in fase di disegno e di analisi statistica. Alcune di essi sono stati applicati ad uno studio volto a valutare il rischio di sviluppare un evento raro, danno renale acuto (DRA) da somministrazione di mezzo di contrasto iodato (MCI). A tal fine sono stati applicati il disegno di coorte e di caso-controllo innestato nella coorte, utilizzando le schede di dimissioni ospedaliere della regione Marche. La coorte comprendeva 29925 soggetti a cui era stata somministrato il MCI durante il 2008-2011; sono stati individuati 324 casi di DRA in totale, per 129 di questi il tempo trascorso dalla data di somministrazione di MCI era <7 giorni, perciò associati al DRA. Il rischio di sviluppare DRA da MCI risultava 0.43%. Soggetti di età superiore a 65 anni, che soffrivano di una malattia del sistema genitourinario sono risultati a maggior rischio. Nello studio caso-controllo innestato, i 324 casi sono stati appaiati a 1258 controlli. L’esposizione al MCI e le malattie del sistema genitourinario erano significativamente associate ad un maggior rischio di DRA. L’effetto dell’esposizione sullo sviluppo del DRA riduceva il rischio nei soggetti con età superiore a 65 anni e in quelli con più di una somministrazione, mentre aumentava in quelli con una patologia diversa dalle malattie genitourinarie e del sistema circolatorio. Lo studio ha permesso di stimare il rischio di un evento raro e l’effetto dei fattori ad esso associati; rappresenta, altresì, una concreta applicazione della metodologia epidemiologica attuale, particolarmente attenta alle problematiche connesse all’utilizzo di una fonte di dati potente ma che al contempo richiede cautela e cognizione di causa nella sua applicazione

    Magnesio e sindrome metabolica

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    Il magnesio costituisce il quarto catione più rappresentato all’interno del corpo umano e il secondo per concentrazione (dopo il potassio) all’interno delle cellule umane. Intervenendo in qualità di cofattore in numerose reazioni enzimatiche, il magnesio è coinvolto in numerosi processi fisiologici e pertanto alterazioni nella sua concentrazione possono esitare in disturbi a livello neuromuscolare, cardiaco o nervoso. Nonostante diversi studi abbiano collegato il magnesio (o meglio la sua carenza) allo sviluppo di sindrome metabolica, la possibile associazione tra i livelli intracellulari di magnesio e gli indicatori di rischio caratteristici della sindrome non è mai stata indagata per via delle difficoltà intrinseche al dosaggio del magnesio intracellulare. Questa ricerca ha inteso colmare tale lacuna facendo ricorso ad un metodo semi-quantitativo e morfologico reso possibile grazie all’utilizzo di un microscopio elettronico ESEM-EDS e valutando una possibile via alternativa alla somministrazione di magnesio. Lo scopo della ricerca era quello di analizzare i livelli di magnesio intracellulare in soggetti con evidenza di sindrome metabolica e di misurare l’assorbimento trans-cutaneo di sali di magnesio in soggetti sani onde valutarne un possibile uso terapeutico. I risultati hanno confermato che esiste effettivamente una relazione inversa tra concentrazione intracellulare di magnesio e indicatori di rischio tipici della sindrome metabolica ed inoltre che i livelli intracellulari di magnesio possono essere efficacemente aumentati mediante somministrazione cutanea di magnesio cloruro aprendo la così la strada ad ulteriori studi sull’efficacia di tale trattamento nel ridurre il rischio di sviluppare malattie metaboliche

    Integrated management of seedborne fungal diseases of vegetables and grapevine downy mildew

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    L'obiettivo della tesi è stato quello di valutare alcune tecniche per la protezione integrata da malattie fungine trasmissibili per seme in specie ortive e della peronospora della vite. I patogeni fungini si trovano sulla superficie e/o all'interno dei semi, in molti casi asintomatici, dando origine a epidemie su vasta scala. I metodi di diagnosi sono strumenti utili per verificare la loro presenza sui semi, e la disinfezione o decontaminazione del seme è fondamentale per prevenire la diffusione del patogeno. Su questi argomenti è stato esposto lo stato dell'arte relativo alle tecniche di diagnosi tradizionale e molecolare utili per individuare la presenza di questi patogeni in semi di specie ortive, e ai diversi tipi di trattamenti dei semi per ridurne l'inoculo. In due prove di campo, fungicidi di sintesi e alternativi sono stati testati su cipolle da seme per contenere la peronospora, il cui agente causale è potenzialmente trasmissibile per seme, e l’azoxystrobin, caratterizzato da un buono profilo ecotossicologico, ha fornito la migliore protezione. La peronospora della vite è una delle più gravi malattie fungine della vite. In seguito alle limitazioni nell'utilizzo di prodotti a base di rame in agricoltura biologica imposti dalla UE, composti alternativi sono sempre più richiesti per la protezione della vite. Una prova di campo di tre anni è stata condotta per verificare l'efficacia di diversi composti naturali nel ridurre i sintomi di peronospora. Il chitosano ha dimostrato di essere il composto più promettente, assicurando una buona protezione della vite, in condizioni di bassa ed elevata pressione della malattia. Inoltre, si è dimostrato capace di limitare il vigore vegetativo delle piante, un fattore chiave per ottenere produzioni di qualità. La Direttiva 128/2009 ha reso obbligatoria l'applicazione della difesa integrata in tutti i paesi UE a partire dal 1 gennaio 2014, e considerando la tossicità del rame verso le piante, gli animali ed il suo accumulo nei terreni, il ricorso ad alternative a basso impatto ambientale può aiutare a ridurre, se non sostituire, l'utilizzo di rame e fungicidi di sintesi

    Analisi dei materiali per il restauro dell'architettura italiana fra le due guerre

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    Il restauro delle architetture del novecento è un argomento sempre più discusso, poiché necessita di un approccio diverso rispetto al restauro tradizionale. L’intera produzione architettonica del novecento, infatti, si distingue da tutto il resto della tradizione architettonica per il suo rapporto con la tecnologia e l’industria. In gran parte della letteratura a disposizione, i materiali citati, le tecnologie costruttive utilizzate, costituiscono un supporto per la comprensione esclusivamente del messaggio del movimento moderno, che ha caratterizzato la prima metà del novecento. Ciò può indurre talvolta a pensare erroneamente che il bagaglio di studi, sperimentazioni, produzioni, riguardanti i materiali per l’edilizia, in particolare nel periodo compreso fra le due guerre mondiali, possa essere esaustivamente acquisito soltanto attraverso l’analisi di queste architetture. Il contesto italiano, sul quale si è focalizzata l’attenzione, rappresenta un oggetto di studio particolarmente interessante, poiché più che in ogni altra realtà europea, le mutue implicazioni generatesi fra politica, architettura ed industria, hanno influenzato fortemente gli indirizzi della sperimentazione e della produzione dei materiali. Il lavoro di questa tesi ha come obiettivo quello di approfondire la conoscenza di questi materiali, del periodo storico in cui si collocano, delle motivazioni trasversali che ne hanno implicato la sperimentazione, e di come questi hanno influenzato il processo edilizio. Una conoscenza approfondita di questi materiali diventa di fondamentale importanza soprattutto di fronte ad un intervento di restauro da effettuarsi su un manufatto sul quale se ne verifica la presenza. Molti interventi di restauro, ancora oggi, sono caratterizzati da un approccio approssimativo di fronte a soluzioni tecnologiche scarsamente conosciute, con la conseguenza di danni rilevanti al patrimonio storico in oggetto, che rappresenta una larghissima parte della produzione architettonica del periodo in questione, e dunque la salvaguardia di questo non può prescindere dalla conoscenza dei materiali in essi applicati

    Digital Signal Processing and Embedded Systems for Wireless Networked Music Performance

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    Le nuove piattaforme per il mobile computing, introdotte alcuni anni fa hanno avuto un impatto notevole su tecnologia e società. Due aspetti tecnici che hanno alimentato lo sviluppo del mobile computing e a loro volta sono stati alimentati da esso, sono stati la maturazione della comunità del software open-source e la disponibilità per molto produttori di silicio della proprietà intellettuale di un'architettura di calcolo molto efficiente in termini energetici. Come conseguenza dell'ampia diffusione del mobile computing, le comunità accademiche della computer music e del music computing, hanno messo a frutto le conoscenze sviluppate nell'ambito del laptop computing per portare alla fioritura di numerosi progetti di physical computing. In questa tesi di dottorato tutti questi aspetti vengono sviluppati e studiati in maniera organica, con un interesse specifico per l'elaborazione del segnale (DSP) nello strumento musicale digitale e la performance wireless su rete. L'idea di una piattaforma di physical computing in grado di supportare il ruolo di strumento musicale e connettersi ad altri strumenti viene elaborata. Processori di segnale e algoritmi per l'industria musicale vengono analizzati da una prospettiva tecnica e storica per definire delle specifiche tecniche. Sviluppi innovativi nel DSP per la sintesi, il trattamento, il campionamento e la trasmissione del segnale sonoro sono dettagliati Lo stato dell'arte per le performance musicali in rete (NMP) viene riportato insieme alle sfide tecniche che questo impone, in modo da definire le necessità da soddisfare per una piattaforma embedded per la NMP wireless. Da questo approccio multidisciplinare scaturisce il progetto WeMUST (Wireless Music Studio), che investiga su alcune delle problematiche attualmente riscontrate ed evidenziate in precedenza e verifica la fattibilità di realizzare un sistema di NMP wireless basato su soluzioni hardware e software di largo uso. Giunto lo sviluppo ad uno stadio soddisfacente, una prima versione del software WeMUST è stata rilasciata ed un caso d'uso è stato mostrato in pubblico nel luglio 2014 con la performance Waterfront, con musicisti su barche sulla costa di Ancona. Questa occasione di valutazione del lavoro è servita anche come riferimento per future fasi di sviluppo

    Model Predictive Control Solutions aimed at Energy Saving and Environmental Impact Minimization

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    L’esigenza di aumentare l’efficienza e la redditività degli impianti industriali e l’esigenza di rispettare rigorose norme sull’impatto ambientale, accanto alla necessità di un adeguamento a precise norme di produzione, richiedono un livello crescente di automazione. L’attività di ricerca svolta ha riguardato lo sviluppo e l’implementazione di soluzioni per l’identificazione e la modellazione di sistemi dinamici. Questi sistemi sono stati poi utilizzati al fine di progettare, implementare e testare varie politiche di controllo finalizzate al risparmio energetico. Inizialmente sono state valutate delle tecniche di filtraggio e selezione dei dati usati per l’identificazione di modelli lineari. L’innovazione è stata nell’utilizzare un algoritmo di clusterizzazione Fuzzy C-Means per selezionare i dati iniziali con cui effettuare il processo di identificazione. Questa scelta ha portato ad un miglioramento della stima validando la bontà della procedura utilizzata. In seguito ci si è focalizzati sul controllo multivariabile per la regolazione con particolare riferimento ad applicazioni in ambito petrolchimico e cementifero. In quest’ultimo è stata discussa la cooperazione tra l’ottimizzatore dinamico e un altro di più alto livello volto a garantire l’esistenza di una soluzione ammissibile evitando di rilassare tutti i vincoli del problema. In parallelo al settore industriale, le tecniche di MPC sono state applicate alla tematica della Home & Build Automation. In particolare si è affrontato il tema del controllo termo-illumonitecnico all’interno di un ambiente domotico. Data la non linearità del sistema preso in considerazione, sono stati individuati differenti punti di lavoro utilizzando la tecnica della clusterizzazione. Per ogni cluster è stato identificato un modello lineare e realizzato un controllore MPC. È stato così implementato un controllore switching. Inoltre è stata apportata una modifica al funzionale di costo del MPC, con l’aggiunta di un termine atto ad aumentare la robustezza in presenza di model mismatch

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