Marche Polytechnic University

ACUBO (Archivio Aperto di Ateneo)
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    1390 research outputs found

    Architettura della pianta e fertilità dell'olivo in alta densità

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    Negli ultimi decenni l’olivicoltura ha attraversato una fase di profondi cambiamenti, orientandosi verso sistemi di coltivazione ad alta densità. Tuttavia, a fronte dei considerevoli vantaggi offerti da questi modelli, restano molte le problematiche aperte. Tra queste particolare importanza è data dall’ampliamento del panorama varietale e dal miglioramento del controllo dei ritmi di crescita della pianta. Il presente lavoro di tesi si è svolto su cultivar di olivo tradizionali allevate in alta densità e ha avuto come obiettivi la valutazione di caratteristiche favorevoli al processo d’intensificazione, del ritorno a fiore in piante sottoposte a diversi criteri di gestione dell’impianto ed infine della scalarità del processo di fioritura a diversi livelli. Dai risultati ottenuti nella prima sperimentazione è stato possibile individuare cultivar con caratteristiche potenzialmente compatibili con le esigenze dei nuovi impianti ad alta densità come una buona crescita iniziale, omogenea ramificazione lungo la branca e precocità riproduttiva. Dai risultati della seconda prova impostata, è stato possibile osservare che l’applicazione di una gestione idrico-nutritiva puntuale e frazionata nell’arco della stagione di crescita, sia stata tradotta in un maggior ritmo di crescita e in una maggior fertilità dei rami, per la maggioranza della cultivar. Infine dalla terza sperimentazione è stato possibile delineare una scalarità del processo di fioritura che tende a privilegiare le porzioni centro-distali del ramo lasciando ipotizzare un vantaggio di posizione rispetto alla parte basale. Inoltre anche a livello di singole cultivar sembra che la progressione delle fenofasi della fioritura sia condizionata dalla posizione occupata dal ramo sulla chioma

    Development And Implementation Of Operative Models For The Optimization Of The Quality Control Process Of Goods And Services Along The Supply Chain Of A Manufacturing Enterprise. TEUCO S.p.A. Case Study

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    Questa tesi rappresenta il risultato di una forte collaborazione fra il Dipartimento di Ingegneria Industriale e Scienze Matematiche (DIISM) dell’Università Politecnica delle Marche e Teuco S.p.A., un’impresa manifatturiera italiana leader nella produzione di vasche idromassaggio, docce, minipiscine ed arredo bagno. Il tema di ricerca sviluppato riguarda l’ottimizzazione ed il miglioramento del processo di controllo qualità dei beni in ingresso attraverso l’implementazione di innovativi modelli operativi di Total Quality Management (TQM) e di Supply Chain Management (SCM) lungo l’intera catena di fornitura di cui Teuco è il punto focale, in quanto situata tra i suoi fornitori ed il suo mercato. Questo lavoro di ricerca discute di metodi e modelli per la gestione e schedulazione delle attività di controllo qualità dei prodotti in ingresso in aziende lean. In particolare, lo scopo finale è l’implementazione di sistemi di gestione non invasivi che ottimizzino il processo di controllo qualità in accettazione in termini di tempo e costi, ma mantenendo e assicurando allo stesso tempo il livello di qualità richiesto dall’azienda e dal mercato. Quindi, iniziando da un’analisi As-Is dell’attuale processo di controllo qualità, metodi e tecniche di ingegneria industriale sono stati studiati per essere applicati (talvolta anche in modo non convenziona- le) nel miglioramento dell’efficienza (considerando tempo e costi) e dell’efficacia (considerando gli aspetti qualitativi) del processo. La definizione e l’implementazione di un miglior processo di controllo qualità di beni in entrata, supportato da metodologie di ingegneria e sistemi di supporto decisionali ben stabiliti, permette di creare valore e vantaggio competitivo nel processo di approvvigionamento dell’impresa. Infatti, questo lavoro nasce proprio dalla necessità di creare e implementare nella fabbrica italiana di Teuco S.p.A. una struttura ta procedura di controllo qualità di prodotti in entrata che abbia caratteristiche lean. La filosofia del Total Quality Control ha tracciato le linee guida per la reingegnerizzazione del processo di controllo qualità in accettazione attraverso lo sviluppo e l’integrazione di tecniche efficaci ed efficienti quali Failure Modes and Effect Analysis (FMEA), Value Stream Mapping (VSM), Cost Analysis, Lot Acceptance Sample Plan (LASP), Queueing Theory (QT) e Supplier Evaluation and Monitoring (SEM). In fine, questa tesi propone un’applicazione pratica attraverso l’analisi e la descrizione di uno specifico caso di studio. Nella parte finale sono poi analizzati i risultati ottenuti sia per il caso di studio sia per l’intero processo di controllo qualità in accettazione di Teuco per gli anni che vanno dal 2011 al 2014

    Le vasche di colmata. Aspetti geotecnici

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    Development and validation of a low-cost tool for real-time thermal comfort monitoring in indoor environments

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    Un sistema di misura a basso costo basato su sensore ad infrarosso è stato sviluppato per monitorare in tempo reale le condizioni di comfort termico in ambienti indoor. Il dispositivo è basato su un array lineare di termopile, da installare sul soffitto della stanza, che viene controllato da un microcontrollore per effettuare misure continue delle temperature superficiali. In questo modo è possibile valutare la temperatura media radiante (Tr) secondo la normativa ISO 7726, per diverse posizioni all'interno dell’ambiente. Insieme con la Tr, le variabili richieste dalla ISO 7730 (temperatura e velocità dell’aria, umidità relativa) sono misurate dai sensori integrati nell'unità di controllo per calcolare l’indice di comfort PMV (Predicted Mean Vote). Il PMV e la temperatura media radiante vengono fornite in tempo reale come output del sistema tramite connessione wireless o cablata. Nella tesi viene descritta l’intera fase di sviluppo del sistema, compresi i dettagli delle calibrazioni e l’analisi delle prestazioni del device. L’abilità di misurare il comfort termico per più posizioni nell’ambiente è stata testata e validata in ambienti reali (scuole, uffici), tramite confronto con un sistema di riferimento (centralina microclimatica). I test hanno evidenziato una deviazione di ±0.1 per quanto concerne il calcolo del PMV in assenza di radiazione solare diretta, e di ±0.2 se tale contributo è presente (ad esempio in prossimità ad una superficie vetrata). L’applicazione di un tale metodo per la misura del PMV per un controllo ottimizzato del microclima ad opera degli impianti di climatizzazione, è discusso nella tesi, insieme all’investigazione riguardo lo sviluppo di funzionalità avanzate (come l’identificazione di sorgenti calde nella stanza). Il sistema sviluppato è in grado di misurare accuratamente il comfort termico indoor, con i grandi vantaggi di avere una soluzione a basso costo, facilmente integrabile e che fornisce dati in tempo reale

    Previsione delle frane: modelli predittivi empirici e fisici per la regione Marche

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    Questa ricerca analizza il rapporto tra precipitazioni e frane nella porzione est del bacino del fiume Esino, situato nella regione Marche (Italia centrale). Sedimenti quaternari post-orogenici, soggetti a frane superficiali indotte da pioggia, caratterizzano quest’ area di 550 km2. Al fine di determinare le soglie per il possibile innesco di frane, è stato descritto un approccio innovativo che considera sia modelli empirici che fisici. La novità consiste nell'applicazione parallela di queste metodologie mediante l’integrazione di alcune delle caratteristiche di uno nell’altro, e viceversa. In primo luogo, è stata verificata la correlazione tra frane storiche e precipitazioni. In seguito, modelli empirici quali metodo cumulata – durata, intensità massima – durata, intensità media – durata e approccio bayesiano sono stati applicati all'area di studio. Queste tecniche sono state impiegate per gli stessi database di piogge e frane e sull’area di studio, che è caratterizzata da proprietà idrogeologiche comparabili. Questo ha permesso di (i) sviluppare delle soglie di innesco locali che considerano il quadro geologico e (ii) scegliere i parametri critici di precipitazione per l'area di indagine. Successivamente, il modello fisico TRIGRS (Transient Rainfall Infiltration and Grid-based Regional Slope-stability) (Baum et al. 2002), sviluppato da USGS, è stato utilizzato nell’area di studio per calcolare le oscillazioni del fattore di stabilità dei versanti, derivanti dall’infiltrazione di acqua nel suolo. Questo lavoro rappresenta un'originale metodologia per l'applicazione di un modello fisico su una vasta area, dove dettagliati e continui dati sulle caratteristiche del suolo sono difficili da ottenere. Infine, tutti i modelli sviluppati sono stati testati durante un recente evento di pioggia che ha colpito l'area di studio il 2-4 maggio 2014 innescando numerose frane. I risultati della ricerca vengono proposti come strumenti decisionali per la previsione del pericolo frana, una delle principali attività di Protezione Civile

    Mixed fermentations, yeast interactions and metabolites production in industrial fermentations

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    Saccharomyces cerevisiae è il lievito principalmente utilizzato nella produzione di bevande fermentate come vino e birra. È in questo contesto che si sono sviluppate colture starter selezionate di ceppi di S. cerevisiae da impiegare in questi settori. Negli ultimi anni però la ricerca, soprattutto in campo enologico, si è concentrata sull’utilizzo di fermentazioni multistarter controllate di lieviti non-Saccharomyces e ceppi di S.cerevisiae, con l’obiettivo di ottenere prodotti caratterizzati da maggiore complessità e caratteristiche sensoriali peculiari. Per tale motivo, la presente ricerca si è incentrata sullo studio di fermentazioni miste e di interazioni tra diverse specie di lievito non-Saccharomyces e S. cerevisiae in due diverse bevande alcoliche: birra artigianale e vino. Nella prima parte della tesi è stata effettuata una caratterizzazione molecolare di 28 ceppi di Torulaspora delbrueckii, isolati da matrici naturali provenienti da diverse aree geografiche (Italia e Camerun), utilizzando differenti metodi molecolari: RAPD-PCR (Random Amplification of Polymorphic DNA), la PCR-fingerprinting con i minisatellites SED1, AGA1, DAN4 e nuovi primers per T. delbrueckii (Td)PIR disegnati in questo laboratorio, e i microsatelliti (GAC)5 and (GTG)5. L’obiettivo del lavoro è quello di utilizzare una nuova coppia di primers (Td)PIR disegnati su sequenze geniche codificanti per proteine di parete (CWPs) per effettuare una tipizzazione di ceppi di T. delbrueckii. L’utilizzo della PCR fingerprinting con il primer TdPIR3 proposto in questo lavoro ha mostrato un’alta efficienza e un alto potere discriminatorio se confrontati con il metodo RAPD e i microsatelliti, il che li rende particolarmente utili per la tipizzazione molecolare di T. delbrueckii. La seconda parte della ricerca è volta a migliorare la qualità della birra artigianale. In particolar modo si sono studiate la dominanza e l’influenza di ceppi selezionati di S. cerevisiae sul profilo analitico di birra artigianale dopo rifermentazione in bottiglia e l’impiego di ceppi di T. delbrueckii in fermentazioni miste per conferire un particolare “bioflavour” al prodotto finito. I risultati ottenuti hanno mostrato come l’impiego di ceppi selezionati di S. cerevisiae nel processo di rifermentazione e le fermentazioni miste (S. cerevisiae / non- Saccharomyces) abbiano effetto sul profilo aromatico della birra e possano quindi essere impiegati per produrre caratteristici bioflavours. Nella terza parte sono stati valutati il comportamento fermentativo di diversi ceppi non-Saccharomyces appartenenti ai generi (Candida, Metschnikowia, Torulaspora, Starmerella), e ceppi di S. cerevisiae in condizioni aerobiche e anaerobiche e differenti modalità fermentative con lo scopo di ridurre il contenuto alcolico nei vini. Fermentazioni condotte con lieviti non-Saccharomyces in condizioni aerobiche ed anaerobiche hanno mostrato differenze nella cinetica fermentativa, produzione di biomassa ed etanolo e rendimento. Inoltre, sono state condotte fermentazioni sequenziali, utilizzando cellule di lievito non-Saccharomyces appartenenti al genere Starmerella, Hanseniaspora, Candida, Metschnikowia in forma immobilizzata e un ceppo starter di S. cerevisiae su mosto sintetico e naturale. I risultati hanno mostrato che l’obiettivo di ridurre il contenuto di etanolo di circa 2% è raggiungibile, e che differenti condizioni fermentative hanno influenza sul comportamento di differenti lieviti. La quarta e ultima parte è stata rivolta allo studio delle fermentazioni multistarter vinarie, andando a studiare la cinetica di crescita, il profilo analitico e aromatico dei vini. Sono state quindi selezionate diverse coppie di ceppi di S.cerevisiae e non-Saccharomyces e si è studiata la loro interazione sia su mosto Verdicchio che su Montepulciano. I risultati ottenuti hanno mostrato prodotti con differenti caratteristiche analitiche e sensoriali da quelli ottenuti in fermentazioni pure con l’utilizzo di ceppi di S. cereviaiae del commercio

    Studio epidemiologico sulla situazione odontoprotesica della popolazione anziana

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    Scopo. Lo scopo di questo studio è stato di valutare le condizioni di salute orale nelle persone anziane nella città di Ancona. Aspetti epidemiologici e microbiologici sono stati analizzati. Metodi. 124 soggetti anziani di età compresa tra i 65 e 95 anni sono stati reclutati. Per ogni paziente sono stati annotati dati demografici, anamnesi generale, anamnesi dentale e visita odontoiatrica. I campioni di placca sono stati raccolti sui denti naturali, sia a livello sopragengivale che sottogengivale, e sulle protesi. Poi sono stati raccolti i campioni di saliva per la valutazione delle concentrazioni di ossido nitrico. Risultati. I risultati epidemiologici dimostrano che il 53% degli anziani erano uomini e il 47% erano donne. Solo il 33.3% presentava una igiene orale sufficiente; 45.1% aveva denti cariati; 44% aveva meno di 8 denti mancanti, 33.4% aveva un numero di denti mancanti compresa tra 9 e 15, e il 22.6% aveva più di 16 denti mancanti. Solo 7 pazienti erano completamente edentuli. I risultati microbiologici dimostrano che la concentrazione di placca sulle protesi era significativamente superiore rispetto alla placca sopragengivale e sottogengivale su denti naturali. L’analisi di campioni di saliva ha rilevato che esiste una correlazione tra elevate concentrazioni di ossido nitrico e un elevato consumo di verdure. Inoltre, i pazienti che assumevano molte verdure presentavano alte concentrazioni di Veillonella. Discussione e conclusioni. I risultati di questo studio hanno mostrato che la maggior parte dei pazienti anziani aveva denti naturali ma presentava igiene orale insufficiente, malattie parodontali e carie. Pertanto, i pazienti anziani hanno bisogno di controlli regolari e periodici per mantenere lo stato di salute orale e per non modificare la normale flora microbica. Analisi microbiologica infatti ha dimostrato che la protesi possono causare un notevole accumulo di placca predisponendo i pazienti anziani e fragili ad infezioni orali ed extra-orali. Un risultato medico importante ottenuto da questo studio è che sembra esserci un’associazione inversa tra ipertensione e ossido nitrico, spinaci, e Veillonella. Ulteriori indagini sono necessarie per completare e convalidare questi incoraggianti risultati

    Il contratto di rete. Struttura e funzione nell’ordinamento attuale

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    Il contratto di rete. Struttura e funzione nell’ordinamento attual

    Sulfur metabolism in microalgae

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    La concentrazione media di SO4 2- in oceano è 28-30 mmol L-1. Essa ha subito notevoli variazioni nel corso della storia della Terra e potrebbe aver facilitato la radiazione delle alghe della linea rossa (alghe con chl a+c quali diatomee, dinoflagellate e coccolitoforidi) a discapito di quelle della linea verde (alghe con chl a+b) e dei cianobatteri. È ancora da chiarire se gli enzimi responsabili dell’assimilazione del SO4 2- negli organismi fotosintetici abbiano svolto un ruolo nel controllare l’adattamento delle alghe alle variazioni di concentrazione del SO4 2-. In accordo con studi precedenti, la mia tesi dimostra che diverse specie algali possono acclimatarsi/adattarsi a diverse concentrazioni di SO4 2-. Anche se la disponibilità di SO4 2- non ha provocato cambiamenti drastici nella composizione cellulare, l’attività degli enzimi coinvolti nell’assimilazione riduttiva del SO4 2- è stata sensibilmente modificata, soprattutto quella dell’ATP solforilasi (ATPS), suggerendo che la disponibilità di SO4 2- sia un fattore importante nel controllo delle risposte intracellulari a breve termine mediate da induzione/inibizione delle attività enzimatiche. Lo studio delle sequenze di ATPS ha rivelato che contrariamente ad altri organismi, quelle algali hanno molti residui di cisteina. La posizione di alcuni di essi è conservata, sebbene vi sia una notevole differenza tra alghe eucariotiche e α-cianobatteri, e β-cianobatteri. Per verificare se l’ATPS potesse essere redox regolata in modo diverso in questi gruppi, l’attività dell’ATPS di sette specie è stata testata dopo trattamento con agenti riducenti (ditiotreitolo) o ossidanti (trans-4,5- diidrossi-1,2-ditiano) dei gruppi tiolici delle cisteine. Le cisteine dell’ATPS parzialmente purificata da Synechocystis sp. (β-cianobatteri) e T. pseudonana (eucarioti/α-cianobatteri) sono state poi identificate mediante spettrometria di massa dopo alchilazione dei gruppi sulfidrilici con iodoacetamide. I risultati mostrano che il numero e la posizione delle cisteine nelle ATPS algali sono fattori importanti per la regolazione della loro attività

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