Marche Polytechnic University

ACUBO (Archivio Aperto di Ateneo)
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    1390 research outputs found

    Natural convection in a square cavity with discrete heat sources: an experimental and numerical analysis

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    Lo studio della convezione naturale in cavità quadrata con sorgenti discrete è svolto sia sperimentalmente che numericamente. Sperimentalmente attraverso l'interferometria olografica e il Particle Image Velocimetry mentre numericamente attraverso l'utilizzo del software CFD ANSYS Fluent. Sono presentati 7 diversi studi di configurazioni della cavità dove vengono esaminati gli effetti sulla trasmissione di calore della dimensione delle sorgenti, dell'aspect ratio, della presenza di uno o due ostacoli orizzontali o verticali di diversa lunghezza e della presenza di una quinta sorgente al centro della cavità. I risultati ottenuti dalle prove sperimentali e numeriche sono stati analizzati e confrontati nella forma di isoterme, streamlines, velocity maps e numero di Nusselt per numeri di Rayleigh da 2∙103 a 5∙105. E' stato studiata e sviluppata una correlazione tra il numero di Nusselt medio e il numero di Rayleigh per ogni configurazione. I risultati evidenziano le influenze delle modifiche apportate alla cavità sulla convezione naturale. L'applicazione industriale della cavità stabilirà poi la scelta dei parametri di progetto: se il progetto necessita di uno scambio termico maggiore, dovranno essere scelte le proporzioni e la ripartizione delle fonti di calore in modo appropriato, riducendo o eliminando la presenza di ostacoli nella cavità in modo di avere un maggiore scambio termico

    Design and virtualization of intelligent systems for the management of assistive environments

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    L'invecchiamento della popolazione mondiale pone sfide senza precedenti. L'Ambient Assisted Living (AAL) punta all'estensione del tempo che le persone possono trascorrere nel loro ambiente preferito, promuovendo lo sviluppo delle Information & Communications Technology per supportare un invecchiamento attivo e sano. Questa tesi affronta le sfide lanciate dalla letteratura scientifica relativa all'AAL: la necessità di servizi interoperabili, la mancanza di una progettazione sistematica delle soluzioni per l'AAL e un grado di accettazione ancora basso verso le tecnologie dell'AAL. La tesi propone l'uso dell'Ingegneria del Software Orientata agli Agenti e della Programmazione Orientata agli Agenti per tutte le fasi di sviluppo di sistemi intelligenti per la gestione di ambienti assistivi, come le smart home. Le proprietà tipiche dei Sistemi Multi-Agente, come definite nella letteratura relativa all'Intelligenza Artificiale, permettono di costruire sistemi modulari e interoperabili, adatti per la gestione di reti di sensori e attuatori. Un contributo di questa tesi è la "Virtual Carer", un Sistema Multi-Agente basato sul paradigma Belief-Desire-Intention per la gestione di una smart home e del monitoraggio della salute di un assistito. Inoltre, la tesi raccomanda l'uso di serious game per aumentare la consapevolezza degli utenti finali verso le tecnologie abilitanti dell'AAL. La tesi presenta "Smart Tales", un awareness game basato sulla virtualizzazione di una smart home. L'obiettivo è promuovere l’AAL e le sue tecnologie presso il pubblico. In Smart Tales, il giocatore impersona un abitante di una smart home che è scettico sui dispositivi nella propria casa e che tenta di ingannare i sensori presenti. Durante il gioco, l'utente ottiene il contenuto informativo sull'AAL e ne impara le basi. Questa tesi presenta anche una valutazione formativa del gioco, eseguita con dieci utenti: i risultati sull'efficacia dell'apprendimento e sull'usabilità del gioco sono incoraggianti

    L'attivazione di NLRP3 induce la sintesi di IL-18 e regola l'integrita' della barriera epiteliale

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    ABSTRACT Background: la presenza di prodotti di degradazione batterica nella bile è ritenuta in grado di modificare la risposta dei colangiociti al danno, influenzando lo sviluppo e la progressione delle colangiopatie, in particolare della Colangite Sclerosante Primitiva. Gli inflammosomi sono nuove piattaforme molecolari che rispondono alla stimolazione microbica attraverso la sintesi di citochine pro-infiammatorie. L’inflammosoma Nlrp3 attivato determina la sintesi e il rilascio di Il-1β e Il-18, modulando la biologia cellulare e producendo segnali pro-infiammatori in differenti tipi di cellule. Lo scopo del nostro studio è di verificare se l’inflammosoma è attivato nei colangiociti di pazienti affetti da Colangite Sclerosante Primitiva e di studiare gli effetti della sua attivazione sui colangiociti reattivi. Materiali e Metodi: i livelli di espressione dell’inflammosoma Nlrp3 sono stati valutati nei colangiociti di fegato normale e di quello colestatico. Gli effetti dell’attivazione di Nlrp3 indotta dall’incubazione con LPS/ATP sono studiati in vitro, sia nei colangiociti normali che in colangiociti sottoposti a knockdown per Nlrp3 tramite short interfering (si)RNA. In vivo, topi wilde type (WT) e Nlrp3 knockout (Nlrp3-/-) sono stati alimentati con la dieta 3,5-diethoxycarbonyl-1,4-dihydrocollidine (DDC, un modello di colangite sclerosante) per quattro settimane. Risultati: L’espressione di Nlrp3 e dei componenti dell’inflammosoma è aumentata nei colangiociti isolati da topi sottoposti a DDC e in pazienti affetti da PSC, rispetto ai rispetti controlli. L’attivazione di Nlrp3 indotta da stimolazioni mediante LPS/ATP, stimola l’espressione colangiocitaria di Il-18 e Il-6, ma non di Il-1β. Inoltre, l’attivazione di Nlrp3 diminuisce significativamente l’espressione della Zonulina-1 e dell’E-caderina ma non ha effetti sulla proliferazione dei colangiociti. Gli effetti dell’attivazione di Nlrp3 indotta da LPS/ATP nei colangiociti sono neutralizzati dal silenziamento di Nlrp3, ad opera di specifici siRNA. In vivo, l’aumento di espressione di CK-19 nel parenchima epatico indotto da quattro settimane con DDC in animali WT è ridotto in topi Nlrp3-/-, e l’espressione della Zonulina-1 tende a ristabilirsi. Conclusioni: Nlrp3 è espresso in colangiociti reattivi, sia nei modelli murini che nei colangiociti di pazienti affetti da PSC. L’attivazione di Nlrp3 determina la sintesi di citochine pro-infiammatorie e influenza l’integrità epiteliale dei colangiociti. Questi risultati suggeriscono che prodotti microbici possono partecipare allo sviluppo di colangiopatie attivando l’inflammosoma nei colangiociti, e alterando le funzioni di barriera dell’epitelio biliare

    Polymorphism of biological helices: elongation- and counterion-mediated effects

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    Questo lavoro centrato sull'analisi dell'auto-assemblaggio di eliche biologiche, in particolare frammenti di DNA con diverse lunghezze e strutture di Guanosina 5'-monofosfato(G-quadruplessi) in presenza di alcuni ioni, in questo caso argento e litio. I DNA corti sono molto attrattivi per le loro applicazioni nel drug delivery e per il DNA origami come possibile modello per nanomacchine e materiali 3D intelligenti. Il G-quadruplesso rappresenta l'organizzazione supramolecolare dei G-quartetti, anelli planari costituiti da quattro GMP legate tramite legame idrogeno di Hoogsteen. Le tetradi di GMP si impilano una sull'altra e l'impilamento è stabilizzato dalla presenza di cationi monovalenti (Na+,K+, ecc). I G-quadruplessi sono interessanti poichè sequenze ricche di G si possono trovare nei telomeri (la regione a singolo filamento all'estremità dei cromosomi). La formazione dei G-quadruplessi comporta una generale riduzione nell'estensione dei primer da parte della telomerasi; questo enzima che estende le sequenze telomeriche nei cromosomi è espresso ad alti livelli nelle cellule tumorali permettendo loro di replicarsi indefinitamente portando all'immortalizzazione che conduce al processo di carcinogenesi. Quindi l'interesse per i G-quadruplessi è legato alla loro possibile attivitti-cancro. Dall'altro lato i G-quadruplessi possono essere usati per la nanoelettonica. Infatti sono stati proposti come basi per nanofilamenti molecolari poichè l'elevata rigidità strutturale e stabilità in varie condizioni, aumenta la migrazione di cariche attrverso il G-filamento. In questa tesi viene presentata l'analisi su DNA e G-quadruplessi tramite esperimenti di scattering a piccolo angolo di raggi X e neutroni (SAXS e SANS), diffrazione di raggi X e neutroni (XRD e ND) e microscopia ottica a luce polarizzata. In particolare per i G-quadruplessi è stata evidenziata la formazione della fase LC smettica, diversa dalle fasi esagonale e colesterica solitamente trovate

    MECHANISMS OF CHEMOTHERAPY-INDUCED CELLULAR DAMAGE IN NORMAL AND NEOPLASTIC CELLS

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    Le antracicline (AC) sono un componente basilare del trattamento di prima linea dei linfoma. Il loro impiego è tuttavia limitato dal rischio di cardiotossicità (CTA). Le formulazioni liposomiali di AC (L-AC) hanno mostrato di ridurre il rischio di CTA, mantenendo un’efficacia clinica comparabile. Tuttavia non esistono studi comparativi tra AC e L-CA in pazienti con linfoma. Il monitoraggio della TnI durante la chemioterapia (CHT) ha dimostrato di rilevare precocemente la CTA, ed è predittivo di deterioramento della frazione di eiezione ventricolare sinistra (FEVS) dopo CHT. Nel nostro centro abbiamo effettuato un studio osservazionale prospettico allo scopo di determinare l’incidenza di CTA in una popolazione real-life di pazienti con linfoma, trattati con AC o L-AC, combinando i dati clinici, ecocardiografici ed i biomarkers (TnI, troponina) in un sistema di telemedicina. In base ad una policy interna, il trattamento con L-CA è stratificato secondo età e fattori di rischio cardiaci (FR). Novantanove pazienti sono stati sottoposti ad almeno 1 ciclo di chemioterapia (60 con AC e 39 con L-AC): l'età media era di 60 anni (range 18-85); 38 pazienti avevano più di 65 anni; 25 erano affetti da malattia di Hodgkin (MH), 74 da linfoma non-Hodgkin (LNH). Come atteso dalla stratificazione indotta dalla policy, il gruppo L-AC era significativamente più anziano e aveva maggiori FR cardiaci rispetto gruppo L-AC. Tra i linfomi diffusi a grandi cellule B (n = 52, DLBCL) non sono state riscontrate differenze significative tra i gruppi AC e L-AC per quanto riguarda la risposta al trattamento e la sopravvivenza globale. Rispetto alla valutazione della CTA, 2 pazienti trattati con AC hanno sviluppato una diminuzione significativa della FEVS; dopo aver avviato un trattamento cardio-protettivo, il valore di FEVS è tornato alla normalità. Abbiamo riscontrato una correlazione positiva significativa tra la dose cumulativa di doxorubicina (DCD) e l'entità e la frequenza degli aumenti di TnI; a DCD ≤ 200 mg/m2, gli aumenti di TnI sopra 0,03 ng/ml erano più frequenti nel gruppo L-AC (p <0,001); tuttavia, a dosi >200 mg/m2 si verificava la situazione opposta, con più aumenti di TnI nel gruppo AC (p = 0,047). Pertanto, una strategia comprensiva tesa a prevenire, individuare e trattare la CTA, permette una gestione ottimale del linfoma chemiotrattato con AC, con bassa incidenza di complicanze cardiache

    Circannual pattern and TEMPerature-related incidence of Electrical STorm: the TEMPEST study

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    Electrical storm (ES) è definito come la presenza di 3 o più episodi di tachicardia ventricolare sostenuta (VT) o fibrillazione ventricolare (VF) in 24 ore che richiede o pacing anti tachicardico (ATP) o cardioversione/defibrillazione. Le tachiaritmie ventricolari sembrano seguire una distribuzione circadiana, giornaliera e stagionale. Sfortunatamente il pattern temporale descritto fin ora varia ampiamente in pazienti con cardiopatia ischemica e non, cardiomiopatia ipertrofica e sindrome di Brugada. Benché alcuni studi hanno mostrato alcuni predittori di storm aritmico, a tutt’oggi non esistono evidenze che associno questa condizione con fattori ambientali ed esterni come la temperatura, l’ora del giorno o il periodo dell’anno. Lo scopo di questo studio è di descrivere l’incidenza di ES nel tempo e valutare la potenziale associazione tra l’incidenza di ES ed il periodo dell’anno, della settimana, del giorno e le variazioni della temperatura a breve termine. Metodi Selezione dello studio Lo studio Circannual pattern and TEMPerature-related incidence of Electrical Storm (TEMPEST) è stato eseguito nel rispetto delle line guida correnti e registrato nel PROSPERO il registro prospettico internazionale delle revisioni sistematiche dell’Università di York United Kingdom (registrazione # CRD42013003744). Due database medici (MEDLINE and Embase) sono stati valutati per includere tutti gli articoli disponibili. MEDLINE è stata valutata utilizzando le seguenti parole chiave: “electrical storm” [Mesh] OR “arrhythmic storm” [Mesh] OR “recurrent ventricular arrhythmias” [Mesh] OR “ventricular tachycardia clusters” [Mesh] OR “electrical instability” [Mesh]. ISI Web of Science è stata valutata utilizzando le seguenti parole chiave: “electrical storm” OR “arrhythmic storm” OR “recurrent ventricular arrhythmia” OR “ventricular tachycardia clusters” OR “electrical instability”. La ricerca è stata realizzata dal 01.11.2015 ed è stata limitata alla letteratura di lingua inglese. Due autori hanno controllato indipendentemente tutti gli articoli e valutato la loro appropriatezza ad essere selezionati secondo i seguenti criteri: a) Diagnosi di ES come 3 o più episodi di VT/VF in 24 ore (ogni episodio almeno 5 minuti dal precedente) o VT per più di 12 ore; b) L’assenza di sindrome coronarica acuta come trigger aritmico; c) 10 o più pazienti inclusi; d) la selezione delle pubblicazioni più recenti quando lo stesso gruppo ha riportato lo stesso paziente in pubblicazioni separate. La concordanza inter osservatore era ottimale durante l’intero processo di selezione (k = 0.97). Alla fine del processo di selezione, 35 articoli sono stati inclusi nel processo di raccolta dati. Raccolta dati Gli autori dei lavori selezionati sono stati contattati per email ed è stato chiesto loro di partecipare. Di questi, 19 hanno aderito ed è stato condiviso il protocollo dello studio. Sono state chieste informazioni cliniche aggiuntive su ciascun paziente, gli esami di laboratorio e le caratteristiche dell’ES, le terapie erogate dall’ICD, la gestione farmacologica e non. 9 autori hanno fornito un dataset completo. Per assicurare una buona qualità dei dati, i dataset senza dati disponibili sulla data dell’ES e sulla localizzazione geografica di ciascun paziente sono stati esclusi. Alla fine del processo di selezione e raccolta dati, 5 centri sono stati selezionati ed I dati sono stati inseriti nel presente registro. Raccolta dei dati sulla temperatura I dati sulla temperatura sono stati raccolti dalla sezione “historical weather” del Weather Underground (www.wunderground.com), il più ampio database sulle previsioni del tempo disponibile online. Per ciascun paziente, è stata registrata la temperatura media, massima e minima durante il giorno dell’evento, della settimana e del mese in cui è avvenuto l’ES e del mese precedente. Se la temperatura non era disponibile per l’esatta localizzazione geografica in quel momento, si utilizzavano i dati della stazione meteo più vicina. I range di temperatura settimanali e mensili sono stati definiti come la media delle temperature massime meno la media delle temperature minime rispettivamente durante una settimana o un mese. Lo stesso database è stato utilizzato per valutare le ore diurne e notturne. Se l’ES iniziava dopo l’alba e prima del tramonto si considerava un evento accaduto di giorno; se iniziava dopo il tramonto e prima dell’alba si considerava accaduto di notte. Risultati Caratteristiche della popolazione La popolazione dello studio ha incluso 246 pazienti con ES (221 maschi, età 66±9 anni). I livelli medi di potassio sierico erano nella norma (4.3±0.6 mEq/l), ma 23 pazienti (9.3%) avevano ipokaliemia e 6 (2.4%) iperkaliemia all’arrivo in pronto soccorso. I livelli medi di creatinina erano 1.3±0.5 mg/dl e 22 pazienti (8.9%) sono stati ricoverati con una creatinina ≥2 mg/dl. Ogni episodio di ES era composto da una mediana di 7 episodi di VT/VF (1st-3rd IQR 4-16). In media ogni paziente veniva sottoposto ad una mediana di 8 ATP (1st-3rd IQR 3-10) e 5 shock (1st-3rd IQR 3-6) prima di risolvere l’episodio di ES. Incidenza di ES nel tempo L’incidenza di ES nel tempo seguiva una distribuzione non omogenea in tutti i centri partecipanti, con periodi con bassa incidenza alternati con cluster di diversi ES ricoverati a pochi giorni l’uno dall’altro. Riguardo alla distribuzione dell’ES nella giornata, un più alto numero di ES sono avvenuti nelle ore diurne rispetto alle notturne (58.7% vs. 41.3%; p<0.001). Il plotting dell’incidenza di ES nel tempo mostra che il 29% di tutti gli ES iniziava tra le 8 e le 10 a.m., con una incidenza nettamente inferiore nelle ore successive (p<0.05). L’incidenza settimanale di ES era simile dal lunedì al venerdì, mentre i giorni festivi mostravano una minore incidenza di ES rispetto agli altri giorni (tutte p<0.05). La distribuzione di ES durante l’anno era omogenea, nessun mese era significativamente associato con una maggiore prevalenza di ES. Incidenze simili di ES sono state riscontrate nelle diverse stagioni dell’anno. Temperatura e electrical storm Non si è trovata un’associazione lineare tra l’incidenza di ES e la temperatura media, minima e massima giornaliera, settimanale o mensile. Comunque l’incidenza di ES era associata in modo significativo con un incremento nel range della temperatura mensile, paragonata al mese precedente, con il 68.9% degli ES che si verificava dopo un aumento del range di temperatura mensile (p=0.003). Discussione Variazioni correlate alla temperatura Dai nostri dati si deduce che la presentazione dell’ES non è omogenea nel tempo, ma sembra riconoscere un andamento a cluster o “hot-spot”, con un’alternanza tra periodi a bassa incidenza e periodi ad alta intensità, con molti pazienti ricoverati in pochi giorni. Questo pattern, benché non sovrapponibile per ogni centro dato il fusorario e le diverse coordinate geografiche, era però evidente per tutti i centri partecipanti. Il pattern descritto non era correlato ad un pattern circannuale né alla temperatura assoluta, dato che i centri erano molto diversi in termini di latitudine, longitudine e temperatura media mensile (10°C a Varsavia, 20° C a Valencia e 21°C a Los Angeles). Inoltre, è stata riscontrata un’associazione significativa tra l’incidenza di ES e le variazioni del range di temperatura, con quasi il 70% degli ES che si verificava dopo un aumento del range di temperatura della specifica zona geografica. I meccanismi che mettono in relazione gli ES e i trigger ambientali non sono conosciuti a tutt’oggi, ma possono essere fatte delle ipotesi. Ci potrebbe essere una relazione causale diretta, per cui abbiamo molti dati disponibili che sottolineano il rischio maggiore di aritmie ventricolari nei pazienti che sono sottoposti ad un rapido raffreddamento e riscaldamento corporeo, come accade comunemente nell’ipotermia terapeutica. Modelli animali hanno mostrato che l’ipotermia indotta amplifica la dispersione della ripolarizzazione ed aumenta la vulnerabilità del miocardio ventricolare alla VF, quindi potenzialmente potrebbe favorire eventi aritmici multipli in pazienti predisposti. Certamente i pazienti presi in esame hanno subito variazioni della temperatura esterna, non corporea, che è di minore entità e meno concentrata nel tempo. Perciò altre ipotesi possono essere fatte. Di recente si è suggerito che l’aumento della mortalità e morbidità causato da temperature calde e fredde potrebbe non essere strettamente correlato all’ipo o ipertermia ma ad altri meccanismi triggerati dai tentativi di adattamento del corpo umano alla temperatura esterna. Infatti, un’aumentata mortalità e un incremento delle ospedalizzazioni per cause cardiovascolari sono stati documentati dopo un’ondata di freddo o di caldo in diverse localizzazioni geografiche. Il tasso di ospedalizzazioni valutato da un ampio studio di popolazione ha mostrato un’associazione inversa a J tra ospedalizzazioni per ipertensione, diabete e, in misura minore aritmie, in un lasso di tempo di 21 giorni, con un rischio più alto ad entrambi gli estremi di temperatura. La vasoreattività mediata dalla termoregolazione, l’attivazione del sistema nervoso simpatico e la ritenzione di sodio e acqua, attraverso il sistema renina-angiotensina-aldosterone potrebbero essere coinvolti come meccanismi fisiopatologici sottostanti. Inoltre i cambiamenti nella pressione atmosferica correlati alle variazioni del meteo e della temperatura sono associate con la concentrazione di inquinanti particolati o gassosi, che sono stati messi in relazione con un aumentato rischio di ospedalizzazioni per aritmie e con un incremento della mortalità. Variazioni settimanali e giornaliere L’incidenza maggiore di ES durante i giorni lavorativi sottolinea un ruolo predominante del sistema nervoso autonomo, come trigger dell’ES, analogamente al ben noto pattern circadiano nell’infarto miocardico acuto. Questa ipotesi è supportata da una sottoanalisi recente del trial SCD-HeFT, che ha dimostrato una variazione significativa settimanale con un aumento dell’incidenza di VT/VF di lunedì solo nei pazienti non trattati con β-bloccanti. Le analisi disponibili del pattern giornaliero di VT/VF riportano una maggior incidenza di terapie dell’ICD nelle prime ore del mattino sia nei pazienti ischemici che non ischemici, mentre i pazienti con cardiomiopatia ipertrofica o sindrome di Brugada ricevevano più spesso le terapie dell’ICD rispettivamente nel pomeriggio o di notte. Nella nostra popolazione, principalmente composta da cardiomiopatia ischemica (63.0%) e dilatativa idiopatica (20.7%), la distribuzione dell’inizio dello ES è simile alla distribuzione circadiana di VT/VF descritto da Anand et al., benché l’aumento descritto nel pomeriggio è molto meno evidente nella nostra popolazione. Così, mentre si può ipotizzare che la prima VT/VF che triggera l’ES segue lo stesso pattern circadiano già descritto, alcuni altri fattori devono essere ritenuti responsabili dell’aggregazione di molte VT/VF in uno ES. Data l’alta prevalenza di cardiopatie strutturali e severa disfunzione ventricolare sinistra nella nostra popolazione, si può identificare lo scompenso cardiaco (HF) come uno dei protagonisti principali. Dati disponibili con un follow-up a 5 anni mostrano che i pazienti con ES condividono alcuni elementi clinici con i pazienti ricoverati per riacutizzazione di HF, e lo ES potrebbe essere interpretato come un segno di scompenso cardiaco imminente piuttosto che un evento indipendente. Le alterazioni bioumorali tipiche dello HF potrebbero contribuire a creare un substrato per la ricorrenza di aritmie, con l’ES come un epifenomeno. Un fattore di rischio aritmico potenzialmente sovrapponibile nei pazienti con HF sono i disturbi respiratori del sonno (SDB). Recenti dati osservazionali hanno mostrato che il SDB è un predittore indipendente di terapie appropriate nei pazienti portatori di ICD e potrebbe almeno in parte spiegare l’aumentata incidenza di ES dociumentata al mattino. Limitazioni Questo studio presenta tutte le limitazioni intrinseche ad uno studio retrospettivo. Inoltre, le temperature medie sono state estrapolate da un sito web, quindi limitano la reale valutaizone della temperatura esterna di un’ampia area geografica. Riguardo ai dati raccolti, la terapia farmacologica domiciliare non è stata raccolta routinariamente, dato che lo studio era focalizzato sul trattamento acuto dello ES. quindi, non si possono estendere questi risultati a sottopopolazioni specifiche (es. pazienti precedentemente trattati con antiaritmici o β-bloccanti). Inoltre, non possiamo fornire dati riguardo la programmazione dell’ICD, che è un fattore importante per l’ES ed anche un potenziale fattore di confondimento. Conclusioni L’ incidenza di ES non è omogenea nel tempo, ma sembra essere organizzata in cluster o in “hot-spot”. Anche se l’ES non sembra essere associato con i valori di temperatura assoluta, la maggior parte degli ES si verifica in associazione ad un aumento del range di temperatura mensile. Una maggiore incidenza di ES può essere dimostrata anche durante i giorni lavorativi e le ore diurne. Questi dati sono osservazionali e nuove ipotesi potrebbero essere dimostrate per spiegare questo particolare comportamento dell’incidenza dell’ES

    Applications of industrialised GFRP components, structural adhesives and solar selective coatings on construction elements: durability experimental studies.

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    L’obiettivo della tesi è quello di dimostrare l’applicabilità di materiali innovativi, quali i profili in pultruso rinforzati con fibre di vetro (GFRP), gli adesivi strutturali e i film selettivi solari, negli elementi costruttivi come serramenti e facciate continue, dalla fase di progettazione all’intero processo di industrializzazione. Secondo il principio della “Semplificazione Tecnologica" il gruppo di ricerca ha progettato e brevettato la finestra Full Glass e il Montante per facciate continue, elementi costruttivi con elevate performance meccaniche e termiche, realizzati con un numero limitato di componenti. In questo studio vengono affrontati gli aspetti legati alle caratteristiche meccaniche per l’applicazione dei suddetti materiali nei montanti e traversi dei serramenti e delle facciate continue, e l’aspetto energetico riguardante le pannellature dei vetrocamera. Inoltre viene analizzata l’affidabilità nel tempo (durabilità) dei materiali impiegati, studiandone i meccanismi di degrado. I metodi utilizzati sono di tipo sperimentale: le proprietà dei componenti e dei materiali (meccaniche, fisiche, chimiche, ottiche) sono state testate prima e dopo l’esposizione a differenti tipologie di invecchiamento artificiale (continua condensazione, cambiamenti di temperatura e umidità, irraggiamento UV e spray salino). Inoltre sono stati condotti studi numerici e analitici con l’obiettivo di validare i dati ottenuti. Il principale risultato è stato quello di confermare l’idea di base dei brevetti, un punto chiave del processo di industrializzazione. I test sperimentali hanno infatti dimostrando la fattibilità dell’uso dei profili in GFRP, incollati con adesivi strutturali e combinati con l’acciaio, nei serramenti e nelle facciate continue, anche successivamente all’esposizione a condizioni ambientali avverse. Inoltre lo studio dei film selettivi solari è stato utile ai fini del miglioramento delle performance energetiche degli elementi costruttivi vetrati

    CO-ESPRESSIONE DI VGLUT1 E VGAT NEL CERVELLO DEL RATTO E DEL TOPO

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    GENETIC DIVERSITY AND STOCK STRUCTURE IN TELEOSTS OF INTEREST TO FISHERIES

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    La sopravvivenza delle specie ittiche è messa a rischio dall’elevato sforzo di pesca e dai cambiamenti climatici in atto. Per poter sviluppare nuove strategie di gestione e conservazione delle risorse alieutiche è necessario conoscere la struttura genetica delle specie e capire come esse reagiscono al sovrasfruttamento e ai cambiamenti climatici. La struttura genetica di due specie d’interesse commerciale nel bacino del Mediterraneo, il “rossetto” (Aphia minuta) e l’acciuga (Engraulis encrasicolus), è stata analizzata in questo studio. I risultati hanno mostrato un’evidente strutturazione in stock genetici distinti sia per A. minuta, nel Mar Mediterraneo, sia per E.encrasicolus, all’interno del Mar Adriatico. È stato inoltre osservato che lo stock adriatico di acciughe ha subito rilevanti fluttuazioni demografiche negli ultimi 40 anni, con un crollo nel 1987. Analisi genetiche su campioni appartenenti a una serie storica temporale hanno mostrato una riduzione di variabilità genetica consecutiva al crollo demografico e un valore di taglia effettiva della popolazione (Ne) molto più basso rispetto alla taglia censita (Nc). Ciò dimostra che l’acciuga è una specie estremamente sensibile alle fluttuazioni demografiche determinate sia dall’attività di pesca che dai cambiamenti ambientali. Infine, per capire come i pesci reagiranno ai cambiamenti climatici attuali e futuri, si è valutato in che modo una specie sensibile a variazioni di temperatura ha reagito ai cambiamenti climatici del passato. A tale scopo, analisi genetiche sono state eseguite su reperti ossei sub-fossili di Salmo trutta provenienti da una colonna stratigrafica comprendente il periodo di transizione climatica avvenuto tra Pleistocene e Olocene. I risultati hanno mostrato una netta corrispondenza tra abbondanza di resti negli strati, variazioni nella diversità genetica e fluttuazioni climatiche, dimostrando che i cambiamenti climatici hanno influenzato tale specie a livello genetico, biologico ed ecologico

    L’ARCHITETTURA DELL’INVOLUCRO Spazi di riattivazione architettonica del patrimonio edilizio esistente.

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    Un interessante ambito di ricerca e sperimentazione progettuale verte attorno alle nuove facciate pensate nelle riqualificazioni contemporanee come veri e propri spazi di riattivazione architettonica del patrimonio esistente. Spazi informi, plurali, aperti e disponibili per nuovi destini da proporre per lo storico concetto di “soglia” che, oggi, vede una sua possibile dilatazione dimensionale e che può essere interpretata dal progetto in nuove qualità: funzionali, connettive, ambientali ed estetiche. Tra le tante possibilità esistenti, con la presente ricerca, si è posto in evidenza come, grazie a una nuova interpretazione tecnica ed estetica dell’involucro (vera e propria soglia tra interno ed esterno) è possibile generare nuove spazialità in grado di implementare gli standard qualitativi del costruito. L’estensione dello spazio della soglia è verificabile appunto nell’investimento creativo sulla facciata dei recenti organismi edilizi, vero e proprio palinsesto di possibilità. La pelle e lo spazio della facciata divengono, interpretando potenzialità spaziali e tecnologiche un sistema di interfaccia, come la frontiera, la “superficie limite” che favorisce il processo di integrazione e di comunicazione tra gli ambienti da essa interfacciati: la delimitazione dello spazio diviene un elemento convertitore e la separazione, un tempo rigida, diviene possibilità di transito, una continua attività di scambio. Recuperare spazi ed edifici della vasta produzione moderna significa oggi riattivare potenzialità inespresse attraverso l’implementazione di nuovi standard di qualità, sia nel residenziale che nel pubblico, aggiungendo valore all’edificio sul quale opera. Da non sottovalutare poi le grandi potenzialità dal punto di vista di eco-sostenibilità di questi interventi: tali nuovi volumi diventano dei veri e propri filtri, capaci di migliorare le prestazioni energetiche degli edifici sui quali intervengono

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