Marche Polytechnic University

ACUBO (Archivio Aperto di Ateneo)
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    Sistema delle Cittadelle in Vietnam durante la dinastia di Nguyễn e il caso della Cittadella di Quảng Trị

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    Alla fine del XVIII secolo e fino al XIX secolo, la dinastia di Nguyễn ha importato le tecniche militare Europee in Vietnam con l’intento di costruire un solido sistema di difesa con 31 Cittadelle e altre fortezze Quêste cittadelle della dinastia Nguyễn nascono sulla scia del modello europeo diffuso dagli architetti militari Italiani nel 1500 con l’aggiunta della presenza della tradizione locale, vedi la filosofia Feng-shui. Tra le Cittadelle del Vietnam, quella di Quảng Trị deteneva un ruolo strategico importante per la difesa dell’intero Vietnam. Dopo il bombardamento di “81 giorni e notti” nella guerra contro gli Americani nel 1972, la Cittadella restava quasi totalmente distrutta. E da allora diviene il monumento più importante della provincia di Quảng Trị, Attualmente, il sistema della Cittadelle del Vietnam ha un’influenza importante sullo sviluppo del turismo. E l’investimento per la conservazione e il restauro delle Cittadelle è ritenuto necessario, al fine di proteggerle dai danneggiamenti del tempo, della natura e dell’uomo. Tuttavia, la mancanza di una buona conoscenza dell’origine storica e delle modalità di conservazione hanno creato difficoltà per il loro recupero; e anche a Quảng Trị esistono gli stessi problemi. Con la mia tesi ho proposto uno studio sullo sviluppo della fortificazione moderna in Europa e quindi sulla costruzione del sistema delle Cittadelle in Vietnam allo scopo proprio di una migliore conoscenza e comprensione di un fenomeno fortemente collegato alle origini di quelle fortificazioni. In un'altra parte importante del mio lavoro, la tesi rivolge uno sguardo specifico all’architettura e alla storia della Cittadella di Quảng Trị, finalizzandolo soprattutto a soluzioni idonee allo sviluppo del quadro economico turistico di Quảng Trị e del suo territorio, che ha rappresentato un momento fondamentale nella storia della demarcazione tra il Vietnam del Nord e il Vietnam del Sud

    Options for the sustainable development of livestock production systems in the Western Balkans

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    I sistemi di allevamento occupano un terzo della superficie terrestre e, nei paesi in via di sviluppo, costituiscono un importante strumento per la riduzione del rischio per le comunità rurali. Questi sistemi sono molto sensibili all’azione di disturbo di fattori esterni ed hanno una scarsa capacità di adattamento. Recentemente, i Balcani occidentali sono stati interessati da conflitti armati dopo la caduta della Jugoslavia. In risposta a questi fattori sono emerse nuove limitazioni e gap di sviluppo che agricoltori ed allevatori hanno dovuto fronteggiare. Tali divari si sono ancor più ampliati nel corso del tempo e le pratiche tradizionali di allevamento sono state abbandonate. Gli obiettivi principali della tesi sono i seguenti: (i) analizzare, in relazione alle regioni biogeografiche e considerando i singoli paesi, come il settore zootecnico si stia riorganizzando, (ii) quali vincoli stanno influenzando i sistemi di allevamento e quali opzioni di sviluppo possono contribuire alla loro continuità e (iii) come si differenzia nei diversi paesi l’efficienza tecnica del sistema vacca-vitello. Attualmente, il settore zootecnico è riorganizzato su ciò che rimane dell’assetto strutturale del periodo comunista dopo i conflitti degli anni '90. I principali vincoli risultano legati alle problematiche economiche dei sistemi. I trend individuati delineano una diminuzione degli allevamenti, ma allo stesso tempo un aumento del numero di animali per azienda. Nella maggior parte dei casi, il numero medio di animali per azienda si trova attualmente al di sotto del livello sostenibile e le aziende di piccole e medie dimensioni hanno la necessità di aumentare la loro dimensione. L'importanza dei programmi di sviluppo rurale, insieme alla definizione e all'attuazione di pratiche alternative di gestione, sia a livello di regione biogeografica che locale, sono identificate come le principali opzioni di sviluppo. L’analisi del sistema vacca-vitello evidenzia che le aziende che operano con più elevata efficienza sono quelle di dimensioni minori e meno specializzate

    Biomedical metal alloys produced by Direct Metal Laser Sintering

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    La Sinterizzazione Diretta di Metalli mediante Laser (DMLS), basata su un processo strato-per-strato, è stata usata per ottenere provini in leghe Co–Cr–Mo–W e Ti-6Al-4V per applicazioni biomediche. La risposta meccanica e la microstruttura sono state studiate sia nello stato “tal quale” che dopo trattamento termico post-produzione per i campioni in Co–Cr–Mo–W, e dopo due diversi trattamenti termici per quelli in Ti-6Al-4V. Misure di rugosità e durezza, così come test di trazione e flessione, sono state eseguite per studiare la risposta meccanica, mentre la diffrazione di raggi X, la microscopia elettronica (SEM, TEM, STEM) e la microanalisi (EDX) sono state usate per investigare la microstruttura. Nella lega Ti-6Al-4V è stata studiata anche l’anisotropia. I risultati nella lega Co–Cr–Mo–W mostrano una rete di lamelle ε-Co (esagonale) nella matrice γ-Co (cubica a face centrate), responsabile della alta resistenza a trazione (UTS) e durezza nello stato “tal quale”. I trattamenti termici aumentano la frazione volumica dell’ε-Co, modificando leggermente la dimensione media della struttura lamellare. In ogni caso, i trattamenti termici danno origine ad un sensibile aumento di UTS e durezza e ad una forte riduzione della duttilità. Quest’ultima è attribuito ad una massiccia precipitazione di fase esagonale Co3(Mo,W)2Si e alla contemporanea formazione di inclusioni ricche in Si. I campioni di Ti-6Al-4V rivelano una bassa porosità ed alte proprietà meccaniche, in particolare una maggiore elongazione rispetto ai dati di letteratura. Non si evidenzia alcuna anisotropia fre le orientazioni. La microstruttura osservata è molto fine. Si rileva una fase martensitica α’-Ti dopo il primo trattamento di rilassamento degli sforzi, mentre il ciclo termico induce una fase stabile α+β-Ti, con la fase β che cresce al bordo-grano della α. Questi risultati suggeriscono possibili applicazioni innovative della tecnologia DMLS per la produzione di parti meccaniche in campo medico/odontoiatrico

    Basi cellulari e molecolari della Graft-Versus-Host Desease

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    Basi cellulari e molecolari della Graft-Versus-Host Disease La chronic Graft-Versus-Host Disease (cGVHD) è la causa principale di mortalità tardiva in soggetti sottoposti a trapianto allogenico di cellule staminali. Tale condizione si presenta con quadri clinici proteiformi, che ricordano molte patologie autoimmuni; fra le tipologie clinico-patologiche più frequenti vi è la cosiddetta “cGVHD scleroderma-like”, che coinvolge principalmente il derma e più raramente di altri organi, ed è caratterizzata da lesioni simili a quelle presenti nella Sclerodermia Sistemica (SSc). Platelet-Derived Growth Factor (PDGF) e Transforming Growth Factorβ (TGFβ) sono le due citochine principali nell’induzione di processi infiammatori con esito fibrotico. Nei soggetti che sviluppano cGVHD, il nostro gruppo di ricerca ha precedentemente evidenziato il ruolo patogenetico svolto dall’asse PDGF-R e dall’attivazione intracellulare della sintesi del collagene associati alla presenza di anticorpi stimolanti anti-PDGF-R, analogamente a quanto avviene nei pazienti affetti da SSc. Gli inibitori delle tirosin-chinasi (TKI), come Imatinib e Nilotinib, bloccano sia dell’asse PDGF-R che del TGFβ ed esercitano un potente effetto antifibrotico in vitro; il nostro gruppo ne ha evidenziato l’attività in pazienti con cGVHD scleroderma-like. Oltre all’azione antifibrotica, il Nilotinib appare anche in grado di modulare l’immunità innata ed adattativa. Il presente studio è stato condotto con lo scopo di approfondire due aspetti significativi per la comprensione della patogenesi della cGVHD cutanea: la caratterizzazione dei fibroblasti della cute patologica (GVHD-Fbs) e l’azione del Nilotinib sui fibroblasti e sulle cellule immunocompetenti. I risultati ottenuti mostrano che i GVHD-Fbs in coltura, pur apparendo morfologicamente e fenotipicamente indistinguibili dai fibroblasti normali (n-Fbs), si espandono più lentamente ed arrivano alla senescenza cellulare dopo un minor numero di passaggi. L’analisi dell’espressione genica delle catene del collagene evidenzia che COL1α1 e COL1α2 vengono espressi rispettivamente 4 e 1,6 volte in più nei GVHD-Fbs rispetto ai n-Fbs (p=0,02). Contrariamente a quanto avviene dei n-Fbs, i GVHD-Fbs non mostrano variazioni significative nell’espressione dei geni del collagene se stimolati con la TGFβ. L’aggiunta di Nilotinib a dosi terapeutiche (1µM), riduce l’espressione di COL1α1 e di COL1α2 da parte dei GVHD-Fbs rispettivamente dell’86,5% e del 49% (p<0,01); la vitalità delle cellule T regolatorie e delle altre sottopopolazioni linfocitarie non risulta compromessa, ma la concentrazione delle citochine pro-infiammatorie nei surnatanti delle colture cellulari appare ridotta. Il presente studio contribuisce pertanto a chiarire i meccanismi che governano lo sviluppo di fibrosi nei pazienti con cGVHD e suggerisce il potenziale utilizzo di Nilotinib come agente antifibrotico nella pratica clinica

    Interventi di riparazione sulle opere infrastrutturali

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    La ricerca svolta ha messo a punto una procedura da attuare per il consolidamento di grandi opere interagenti con il terreno, studiando il consolidamento della Galleria Risorgimento di Ancona e del Bacino di Carenaggio del porto di Sestri Ponente (GE). Alla base di un progetto di ricostruzione di un’opera ci deve sempre essere un’attenta valutazione dello stato di conservazione della struttura attraverso un’approfondita campagna di indagine. Il degrado di una struttura interrata solitamente si manifesta con infiltrazioni attraverso il rivestimento e con il deterioramento dei materiali strutturali e può derivare da diversi fattori, spesso concomitanti. Per tale motivo, gli obiettivi di un progetto di ricostruzione sono riconducibili al ripristino dell’impermeabilizzazione e della stabilità dell’opera. La sequenza operativa è stata divisa in 4 fasi, ciascuna con un obiettivo: la 1° Fase, la rimozione del calcestruzzo ammalorato, mentre la 2° Fase prevede il risanamento del paramento esistente e il consolidamento del volume di terreno interagente con la struttura; nella 3° Fase è previsto il ripristino del contatto tra il rivestimento e il terreno a tergo della struttura e l’eliminazione delle infiltrazioni attraverso il paramento esistente con l’iniezione di miscele e procedure iterative ottimizzate in corso d’opera. Infine, la 4° Fase riguarda la ricostruzione del rivestimento definitivo con materiali fibrorinforzati innovativi per garantire durabilità e resistenza all’intervento per l’intera vita utile dell’opera ricostruita. La divisione in fasi della procedura permette l’adattabilità della stessa ad ogni struttura che si presenti in condizioni simili a quelle studiate e l’ottimizzazione delle lavorazioni da eseguire in funzione degli obiettivi da raggiungere e dello stato di conservazione della struttura

    Studio di materiali nanostrutturati per applicazioni nel campo biomedico

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    Lo studio dei materiali riveste un ruolo di primaria importanza nella società moderna per il suo grande impatto in tutte le attività umane. In particolare i materiali nanostrutturati suscitano al giorno d’oggi un grande interesse sia dal punto di vista della ricerca di base che in ambito applicativo. Scopo di questa tesi di Dottorato è stato lo studio di leghe metalliche per applicazioni nel campo biomedico, in particolare leghe di Co–Cr–Mo–W e Ti-6Al-4V, usate per costruire provini tramite la tecnica Additive Manufacturing (AM) di tipo DMLS (Sinterizzazione Diretta di Metalli mediante Laser), che consiste nella produzione di oggetti a partire da polveri di particolari leghe metalliche tramite fusione operata da un raggio laser ad alta potenza che, strato dopo strato, costruisce l’oggetto le cui forme geometriche sono descritte in un file CAD. I provini ottenuti sono stati studiati sia nelle loro proprietà meccaniche sia nelle loro proprietà nanostrutturali e queste proprietà sono state studiate sia sui campioni semplicemente sinterizzati sia dopo trattamento termico seguito alla sinterizzazione. Sono state eseguite misure di rugosità e durezza ed anche test di trazione e flessione per testare le proprietà meccaniche, mentre la diffrazione di raggi X, la microscopia elettronica (SEM, TEM, STEM, HRTEM) e la microanalisi (EDX) sono state usate per investigare la nanostruttura. La caratterizzazione ha mostrato che per la lega Co–Cr–Mo–W si ha una trasformazione, indotta dal processo di produzione DMLS, che porta la polvere iniziale, essenzialmente costituita da fase γ-Co (cubica a facce centrate), al campione sinterizzato in cui vi è la presenza anche di fase ε-Co (esagonale) in forma di lamelle inserite nella matrice γ-Co. Tale configurazione è responsabile dell’alta resistenza a trazione (UTS) e durezza dei campioni sinterizzati. Dopo il trattamento termico si è riscontrato un aumento della frazione volumica della fase ε-Co, che modifica leggermente la dimensione media delle formazioni lamellari, inoltre dopo il trattamento termico si ha un sensibile aumento di UTS e durezza ed una forte riduzione della duttilità. Quest’ultima è attribuita ad una massiccia precipitazione di un probabile composto Co3(Mo,W)2Si con fase esagonale e alla contemporanea formazione di inclusioni ricche in Si. Per i campioni in lega di Ti-6Al-4V, costruiti in diverse orientazioni, è stata riscontrata una bassa porosità ed alte proprietà meccaniche indipendentemente dalle orientazioni. La caratterizzazione ha mostrato una fase martensitica α’-Ti (esagonale) dopo il primo trattamento di rilassamento degli sforzi, mentre il ciclo termico induce una fase stabile (α+β)-Ti, con la fase β-Ti (cubica) che cresce al bordo-grano della α-Ti, ma le proprietà meccaniche restano comunque molto buone. L’analisi quantitativa sulla frazione volumetrica α/β, ottenuta dagli strumenti di caratterizzazione, è stata inoltre confrontata con i risultati ottenuti per via grafica con l’applicazione software ImageJ, ottenendo un buon accordo. Il confronto tra i test meccanici e la caratterizzazione nanostrutturale suggerisce possibili applicazioni innovative della tecnologia DMLS per la produzione di parti meccaniche in campo medico/odontoiatric

    Lean implementation and its relationship with operational responsiveness, failure factors and resilience

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    Il lean management (LM) è un approccio socio-tecnico che, sebbene potrebbe sembrare estremamente attrattivo, presenta numerose barriere che ne ostacolano l’adozione. Inizialmente, è stato proposto un modello concettuale per indagare la relazione tra le pratiche lean, la reattività operativa e le performance di crescita aziendali nel contesto economico italiano. Un modello di equazione strutturale e un analisi confermativa di secondo ordine sono stati utilizzati per testare le relazioni ipotizzate nel modello strutturale. A seguire, considerando aziende manifatturiere appartenenti a 23 differenti paesi, si sono analizzate le principali difficoltà che ostacolano il successo del LM, difficoltà umane, strategiche, di integrazione della supply chain, economiche e culturali durante la fase di start-up e di mantenimento di un progetto lean. Infine, considerando un azienda come un network, questa tesi fornisce una definizione di resilienza e un modello in grado di calcolare la resilienza di un'organizzazione snella, tenendo conto sia della topologia organizzativa così come l'atteggiamento e le curve di apprendimento degli operatori. Tale modello è stato applicato ad un caso di studio con l’obiettivo di validare il modello matematico proposto. I risultati di questa tesi evidenziano che la risposta operativa è solo parzialmente collegata alle strategie Lean e che non vi è nessun rapporto diretto tra l’ implementazione delle pratiche lean e le prestazioni dell'azienda. Inoltre, i risultati hanno rivelato che un atteggiamento orientato alle perfomance e l’ugualianza fra i generi, sono caratteristiche culturali che aiutano a mantenere una cultura lean nell’ azienda. Infine, i risultati di questo studio hanno un’ implicazione pratica nell’assistere responsabili delle risorse umane e responsabili di produzione nel prevedere e valutare gli effetti globali e locali della riallocazione del personale e la possibile riduzione delle prestazioni delle diverse postazioni di lavoro

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