1390 research outputs found
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Agricultural Productivity in Space
Questo lavoro ha l’obiettivo di descrivere la produttività in agricoltura in Italia nel periodo 2008-2014 e di studiarne le proprietà nello spazio. Sono stati usati dati a livello di singole aziende agricole per la misurazione della produttività a livello paese, a livello regionale, a livello di NUTS3, per le diverse specializzazioni agricole e per classi dimensionali. I dati utilizzati sono stati forniti dalla Rete di Informazione Contabile Agricola. La misurazione della produttività è stata effettuata attraverso l’uso dei numeri indice e la comparabilità lungo la dimensione temporale e quella spaziale sono state raggiunte attraverso la derivazione degli indici utilizzando il metodo del minimum spanning tree. I risultati a livello pase mostrano un declino della performance nel periodo considerato. Un simile trend declinante viene osservato dai risultati ottenuti aggregando le informazioni per classi dimensionali e specializzazioni produttive. L’unica eccezione in quest’ultimo caso è rappresentata dal settore vitivinicolo che mostra incrementi di produttività nel periodo. I risultati mostrano una relazione positiva tra dimensione aziendale e performance produttiva. Per quanto riguarda le specializzazioni produttive, i settori a più alta produttività sono i bovini da latte, l’ ortofloricoltura, la viticoltura e i fruttiferi. La performance a livello regionale mostra grandi disparità. Alti livelli di produttività vengono registrati in alcune regioni sia al Nord che al Sud. La correlazione tra composizione delle agricolture regionali e la loro performance viene inoltre esaminata. Le proprietà spaziali dei livelli di produttività sono indagate a partire dalle informazioni a livello NUTS3. I risultati mostrano un basso grado di autocorrelazione spaziale delle misurazioni. La dipendenza spaziale e temporale viene poi stimata e utilizzata per modellare il processo di diffusione geografica della TFP a seguito di uno shock esogeno. Il processo di diffusione è diverso a seconda che vengano considerate NUTS3 a differenti distanze. In particolare, le NUTS3 vicine all’epicentro dello shock ricevono un effetto positivo sulla TFP che si cumula velocemente nel tempo. Le regioni distante dall’epicentro invece ricevono uno spillover inferiore che si cumula più lentamente nel tempo. I risultati di questa ricerca posso essere usati al fine di valutare le politiche agricole nazionali ed europee e al fine di fornire un supporto informativo per future decisioni di investimento
Heavy metals in the Antarctic marine environment and correlated systems
All’interno del Progetto Italiano in Antartide questo lavoro riguarda lo studio della distribuzione di metalli pesanti in acqua di mare con un’attenzione particolare rivolta al fitoplancton e considerando anche l’influenza dell’aerosol atmosferico. Durante l’estate australe 2013-2014 a Baia Terranova sono stati raccolti campioni di acqua di mare da metà Dicembre a metà Febbraio. Questi campioni sono stati separati in aliquote soggette a diversi trattamenti per la determinazione della concentrazione totale dei metalli e per la determinazione dei metalli nella frazione disciolta, nel particellato totale e nella frazione associata al fitoplancton. Quest’ultima frazione è stata ottenuta attraverso una separazione fisica delle cellule fitoplantoniche dal campione d’acqua utilizzando una tecnica precedentemente ottimizzata. Campioni di particellato atmosferico (PM10) sono stati raccolti ogni 10 giorni dall’inizio di Dicembre 2013 all’inizio di Febbraio 2014 a Campo Faraglione. 1/8 del filtro originale è stato successivamente sottoposto ad una estrazione sequenziale per determinare due differenti frazioni di metalli (solubile e insolubile) associate a diverse sorgenti. Dai risultati ottenuti si ha evidenza che il Cd in acqua di mare è dominato dalla sua componente disciolta e che la sua distribuzione verticale è quella tipica di un profilo tipo-nutriente, con una deplezione superficiale di Cd disciolto da parte del fitoplancton e un riciclo lungo la colonna d’acqua. Anche la distribuzione del Cu è fortemente condizionata dall’ attività fitoplantonica: a Novembre il Cu mostra un andamento omogeneo, con la dominanza della frazione disciolta, quando la clorofilla-a inizia ad aumentare, il profilo diventa tipo-nutriente.
Il comportamento del Pb è quello tipico di un elemento scavenger con la frazione particellata che aumenta con la profondità. E’ stato dimostrato che la distribuzione dei metalli pesanti in acqua di mare è influenzata in parte anche dall’aerosol atmosferico
Isolamento sismico di ponti con irregolarità
La presente tesi affronta lo studio di ponti e viadotti isolati sismicamente. Oggi questa tecnica di protezione passiva ha visto un sempre maggior impiego soprattutto in quelle opere che si possono definire “a carattere strategico”. In particolare il presente lavoro riguarda i ponti con irregolarità non inquadrabili nelle teorie e trattazioni tipicamente presenti sia in letteratura che applicati nella pratica progettuale. Il lavoro si articola in due parti.
Nella prima parte della tesi, a carattere generale, vengono illustrati gli aspetti generali del comportamento sismico dei ponti con quelle che possono essere definite le maggior vulnerabilità storicamente riscontrate. Vengono altresì definite le principali differenze a livello progettuale tra l’isolamento sismico dei ponti e di edifici, caratterizzati da geometrie generalmente molto differenti. Si illustrano quelli che sono i principali dispositivi che permettono la realizzazione di un ponte isolato. Infine vengono presentati i metodi di modellazione ed analisi utilizzabili nello studio dell’isolamento sismico oltre che i metodi di verifica a disposizione che fanno riferimento sia alle normative nazionali e/o agli Eurocodici.
Nella seconda parte, di carattere applicativo, sono stati trattati i due differenti casi studio con tecnologie diverse (isolatori HDRB e Friction Pendulum) ma riguardanti comunque viadotti a travata continua con impalcato a sezione mista acciaio-calcestruzzo e con strategie di isolamento diverse.
Il primo caso studio riguarda i ponti PRSI (Partially Restrained Seismically Isolated) in cui le irregolarità riguardano per lo più i sistemi di vincolo, piuttosto che la geometria, con particolare riguardo ai ponti PRSI ovvero parzialmente isolati in direzione trasversale. Per questa tipologia è stato messo a punto un metodo di progetto capace di fornire un supporto alla progettazione in grado di evidenziarne i principali vantaggi che ne derivano dall’adozione di questo approccio in luogo di un isolamento totale, come nella maggior parte delle opere di questo tipo.
Il secondo caso studio riguarda ponti BDSI (Bi-Directional Seismically Isolated) su un opera a notevole sviluppo longitudinale e con pile a differente altezza. Per questo caso studio si è indagato sulle conseguenze prodotte dalla fessurazione attraverso degli approfondimenti a livello di modellazione per poter cogliere gli effetti reali legati appunto ad una irregolare geometria e distribuzione di rigidezza.
In entrambi i casi è stato fatto un approfondimento sull’influenza della risposta sismica dovuta alla variabilità dell’input sismico e delle proprietà del sistema di isolamento
Overexpression and silencing of nicotinamide N-methyltransferase in human cancer cell lines
Il carcinoma polmonare rappresenta la principale causa di morte per cancro a livello mondiale.
Il carcinoma orale rappresenta l’undicesima neoplasia più diffusa nel mondo. Nonostante i progressi effettuati in campo terapeutico, il tasso di sopravvivenza dei pazienti affetti da tali patologie rimane scarsa. Pertanto, risulta di fondamentale importanza l’identificazione di biomarcatori per una diagnosi precoce di tali neoplasie.
Oggetto del presente lavoro di ricerca è l’enzima nicotinamide N-metiltrasferasi (NNMT). Al fine di esplorare il ruolo svolto dall’enzima nel metabolismo della cellula tumorale, i livelli di espressione dell’NNMT sono stati esaminati nella linea cellulare di carcinoma polmonare A549 ed è stato valutato l’effetto del silenziamento dell’enzima sulla tumorigenicità mediante il saggio MTT ed il saggio in soft-agar. Successivamente, è stato esaminato l’effetto dell’upregolazione dell’enzima sulla proliferazione cellulare nella linea cellulare di carcinoma orale HSC-2. Inoltre, è stato esplorato l’effetto dell’overespressione dell’NNMT sui livelli di espressione di geni coinvolti nel controllo del ciclo cellulare e dell’apoptosi, quali la β-catenina, Ki-67 e la survivina.
Il silenziamento dell’NNMT nelle cellule A549 ha portato ad una significativa inibizione della proliferazione cellulare e della capacità di formare colonie in soft-agar, mentre l’overespressione dell’enzima nelle cellule HSC-2 ha determinato un significativo aumento della crescita cellulare. Inoltre, l’isoforma ΔEx3 della survivina è risultata significativamente upregolata nelle cellule HSC-2 overesprimenti l’NNMT. I risultati ottenuti hanno dimostrato il coinvolgimento dell’NNMT nella proliferazione della cellula tumorale, candidando l’enzima quale interessante bersaglio per una terapia antineoplastica. Inoltre, la correlazione osservata tra i livelli di espressione dell’NNMT e dell’isoforma ΔEx3 della survivina sembra suggerire un potenziale ruolo dell’NNMT nell’apoptosi
Innovative multifunctional materials with low environmental impact for energy saving, comfort and health of indoor environment
Grazie l’utilizzo di sistemi passivi, in grado di migliorare la qualità dell’aria in ambienti indoor, si possono ottenere edifici energeticamente più efficienti e ambienti di vita più salubri e confortevoli per gli occupanti.
Il tema della ricerca corrente è lo studio di malte e finiture innovative e multifunzionali in grado di soddisfare sia i requisiti tradizionali ma anche di migliorare la qualità dell’aria indoor.
Aggregati tradizionali, materiali adsorbenti e scarti derivanti da biomasse sono stati inglobati in diverse matrici leganti (a base di cemento, cemento fotocatalitico e calce idraulica naturale con e senza agenti fotocatalitici).
I risultati dimostrano che le malte adsorbenti multifunzionali non solo riescono a soddisfare i requisiti delle malte da interno ma inoltre possono migliorare la qualità dell’aria e il comfort degli occupanti, in termini di maggior permeabilità, capacità di tampone igroscopico e proprietà disinquinanti
Biofilm formation and multidrug resistance in Klebsiella pneumoniae urinary strains
Lo scopo di questo studio è stato valutare la possibile correlazione tra le caratteristiche che contribuiscono alla produzione di biofilm in diversi isolati di Klebsiella pneumoniae e il loro profilo di antibiotico-resistenza.
Un totale di 120 ceppi urinari di K. pneumoniae sono stati suddivisi in 3 gruppi, i.e. sensibili (S=29), con resistenze multiple (MDR=29) e ampiamente resistenti ai farmaci (XDR=62), e caratterizzati per adesione, produzione di polisaccaridi e fenotipo mucoide. Il 20,69% degli MDR e il 90,32% degli XDR erano resistenti ai carbapenemi. Gli isolati XDR risultavano essere in grado di formare più biofilm (90.32% fortemente aderenti) rispetto ai ceppi S (68,97%) e MDR (65,52%). La forte produzione di polisaccaridi era osservata nel 34,5% degli S, nel 48,3% degli MDR e nel 80,6% degli XDR.
Tre isolati rappresentativi per ogni gruppo sono stati analizzati mediante RT-PCR durante la crescita planktonica e quella sessile, per confrontare l'espressione di geni coinvolti nell'antibiotico-resistenza (ompK35, ompK36, acrB) e nella formazione di biofilm ( mrkA, luxS,, pga, wbbM, wzm)
Durante la crescita in biofilm, OmpK36 risultava sotto-espresso in tutti i ceppi; acrB e Luxs erano up-regolati nei ceppi XDR; mrkA diveniva up-regolato nei ceppi fortemente adesivi (OD≥1); pgaA era sovra-espresso in 2 ceppi MDR e nei 3 isolati XDR; wbbM e wzm erano up-regolati in tutti i ceppi XDR esaminati.
In conclusione, i ceppi XDR sono apparsi in grado di sfruttare meccanismi multipli per formare biofilm complessi che a loro volta rendono tali isolati più virulenti e resistenti agli antibiotici.
Due coppie di ceppi di K. pneumoniae, isolati da 2 pazienti prima e dopo la terapia antibiotica, sono state analizzate tramite tipizzazione e saggio di produzione di biofilm. In base ai dati ottenuti, la pressione antibiotica è apparsa selezionare ceppi più resistenti e forti produttori di biofilm
In vitro and in vivo activities of lactic acid bacteria from Italian mountain cheeses and their exploitation in dairy productions
I batteri lattici che possiedono proprietà salutistiche, oltre a poter essere introdotti come colture starter o colture aggiunte durante la produzione di prodotti caseari, potrebbero essere utilizzati per facilitare la biosintesi in situ di molecole bioattive durante il processo di fermentazione, aumentando l’interesse nei confronti dei prodotti caseari come alimenti multifunzionali. Ultimamente, i formaggi a latte crudo sono grande oggetto di ricerca in quanto nicchie di elevata biodiversità; in seguito alla caratterizazione genotipica e tecnologica del microbiota autoctono è possibile selezionare ceppi che potrebbero essere utilizzati per migliorare il profilo sensoriale del formaggio e dare al prodotto un valore aggiunto di tipo salutistico. Il formaggio Tradizionale di Montagna (TM) viene prodotto da latte crudo di vacca e il processo di fermentazione avviene spontaneamente in piccole fattorie chiamate “Malghe”, collocate nelle aree alpine della regione Trentino. Per la prima volta, la popolazione microbica del formaggio TM è stata caratterizzata con l’obiettivo di selezionare cocchi e batteri lattici appartenenti al gruppo dei non-starter (NSLAB) che, rispettivamente, potessero essere utili per lo sviluppo di nuove colture starter o colture aggiunte. Sono state effettuate le conte microbiologiche di campioni (n=120) di latte, cagliata e formaggio a diversi tempi di stagionatura (24 ore, 1 mese e 7 mesi) su terreni di coltura selettivi. I cocchi mesofili e termofili sono risultati dominanti nelle 24 ore successive alla produzione, mentre i lattobacilli mesofili hanno mostrato la concentrazione microbica più elevata a fine stagionatura. Seicentoquaranta colonie sono state isolate da campioni di cagliata e formaggio a 24 ore e altre 95 colonie sono state isolate da campioni di formaggio a 7 mesi di stagionatura. Tutti gli isolati sono stati caratterizzati genotipicamente utilizzando la tecnica RAPD- PCR (Randomly Amplified Polymorphic DNA-Polymerase Chain Reaction) servendosi di due primers, PCR specie-specifica e sequenziamento parziale del gene 16S rRNA. I cocchi, appartenenti a 16 specie diverse, sono stati raggruppati
in 231 biotipi, mentre i NSLAB sono stati raggruppati in 70 biotipi e attribuiti a 13 specie diverse. Lactococcus lactis, Streptococcus thermophilus e Enterococcus faecalis erano le specie dominanti nei campioni di cagliata e formaggio a 24 ore; Pediococcus pentosaceus e Lactobacillus paracasei erano le specie principali a fine stagionatura.
Sono state testate le caratteristiche fenotipiche, tecnologiche e salutistiche di tutti i ceppi; in particolare, lattococchi, streptococchi ed enterococchi sono stati analizzati per la loro attività acidificante e proteolitica, capacità di crescere a temperature non ottimali, produzione di acetoino, produzione di note olfattive, capacità di inibire la crescita dei coliformi autoctoni del latte e il tasso di autolisi. Il 40% degli enterococchi ha mostrato la capacità di inibire in vitro la crescita dei coliformi del latte, ma sono stati esclusi come possibili ceppi starter perchè presentavano fattori di rischio. Tra i lattococchi e gli streptococchi, 4 Lc. lactis subsp. lactis e 2 Sc. thermophilus, caratterizzati da una rapida attività acidificante e note sensoriali gradevoli, sono stati sottoposti ad un test di resistenza alla liofilizzazione. I ceppi Lc. lactis subsp. lactis 68 e Sc. thermophilus 93 hanno mostrato le proprietà migliori e, quindi, potrebbero essere adatti per la produzione di formaggi.
I ceppi NSLAB sono stati testati per le loro proprietà di crescita, metabolismo dei carboidrati, attività acidificante, proteolitica e lipolitica, produzione di acetoino, attività amino peptidasica (AP) e produzione di amine biogene. Per quanto riguarda le proprietà salutistiche, l’attività di idrolisi dei sali biliari (BSH) è stata testata qualitativamente, la produzione di acidi linoleici coniugati è stata misurata spettrofotometricamente e la produzione di acido γ- aminobutirrico (GABA) è stata quantificata tramite UHPLC. Gli isolati appartenenti alla specie Lb. paracasei hanno dimostrato di essersi ben adattati all’ambiente di Malga e hanno mostrato la migliore attività AP e produzione di acetoino. Alcuni ceppi hanno mostrato proprietà salutistiche molto interessanti e hanno prodotto sostanze bioattive. In particolare, Lb. rhamnosus BT68, Lb. paracasei BT18, BT25, BT31 e Pc. pentosaceus BT3, BT13, BT51 hanno prodotto tra 70 e 130 mg/mL di CLA totali in vitro. Lb. brevis BT66 ha convertito l’acido L-glutamico in elevate concentrazioni di GABA (129 ± 8.6 mg/L) e ha
mostrato attività BSH. Questi primi risultati hanno dimostrato che il formaggio TM è una riserva di elavata diversità microbica e che i batteri lattici autoctoni potrebbero essere utilizzati non solo per la produzione di prodotti caseari ma anche per le loro proprietà salutistiche.
Lc. lactis subsp. lactis 68 e Sc. thermophilus 93, considerati come i ceppi autoctoni migliori, sono stati testati come colture starter per la produzione di 9 forme di formaggio TM direttamente in Malga. Tre formaggi controllo (CTRL) sono stati prodotti secondo la tradizione e senza l’aggiunta di starter o colture aggiunte, mentre tre formaggi con ceppi starter autoctoni (STR) e tre formaggi con un ceppo starter commerciale (CMS) sono stati prodotti inoculando rispettivamente nel latte di caldaia i due ceppi selezionati e un ceppo commerciale appartenente alla specie Sc. thermophilus. Dopo 24 ore, 1 mese e 7 mesi di stagionatura, è stato analizzato il contenuto microbico di tutti i formaggi sperimentali. I cocchi mesofili e i lattobacilli sono risultati dominanti nei campioni di formaggio dopo 24 ore e 1 mese di stagionatura, mentre i cocchi erano predominanti nel formaggio a fine stagionatura. Il DNA genomico totale è stato estratto e un frammento della regione V1-V3 è stato amplificato e sottoposto a pirosequenziamento-454. I lattococchi e gli streptococchi erano la specie maggiormente presenti nei formaggi CTRL e STR, e il ceppo Lc. lactis ssp. lactis 68 ha influenzato la crescita dei batteri lattici autoctoni del latte crudo appartenenti alla specie Lc. lactis ssp. cremoris durante le prime fasi di fermentazione. Inoltre, il ceppo commerciale Sc. thermophilus sembra aver predominato sui batteri della specie Lc. lactis supsp. lactis e cremoris naturalmente presenti nel latte crudo e aver portato ad una riduzione di abbondanza di Lactobacillus sp. e Enterococcus sp.
La sopravvivenza del microbiota del formaggio TM alla digestione è stata testata in vitro simulando le condizioni gasto-intestinali (GI) umane. A fine stagionatura, i 9 formaggi sperimentali sono stati sottoposti ad un sistema modello che simula il processo digestivo nella bocca, nello stomaco e nell’intestino tenue e comprende delle fasi sequenziali di incubazione con i succhi gastrici e duodenali umani. Le conte microbiche sono state effettuate prima e dopo la simulazione: la conta batterica totale e i cocchi termofili sono diminuiti significativamente dopo
la digestione. Trentasei lattobacilli sono stati isolati dai 9 campioni di formaggio digeriti: tra loro, 1 Lb. paracasei, 1 Lb. parabuchneri e 1 Lb. fermentum sono stati testati per la loro sopravvivenza post-transito GI. I ceppi Lc. lactis subsp. lactis 68 e Lb. parabuchneri D34 sono stati utilizzati per fermentare aliquote di latte intero che, successivamente, sono state digerite in vitro. In seguito alla simulazione della digestione, è stata registrata una riduzione maggiore (circa 1 ciclo logaritmico) della carica di Lb. parabuchneri D34 cresciuto in coltura pura piuttosto che in latte fermentato, suggerendo che Lb. parabuchneri D34 possiede la capacità intrinseca di sopravvivere alla digestione, ma il contenuto di grasso e la struttura tipici del formaggio potrebbero proteggere i batteri lattici durante il transito GI.
Inoltre, il nostro interesse nei confronti dei ceppi produttori di GABA ci ha spinti a testare la capacità del ceppo Lb. brevis BT66 di produrre GABA in situ durante la produzione di formaggio, attraverso la decarbossilazione del glutammato. Venti micro-caseificazioni sperimentali sono state effettuate utilizzando un ceppo starter commerciale (107 UFC/mL) e Lb. brevis BT66 come coltura aggiunta. Lb. brevis BT66 è stato testato in quadruplicato in quattro concentrazioni diverse (102, 103, 104, 105 UFC/mL). Con l’obiettivo di seguire l’evoluzione microbica, campioni di latte, cagliata e formaggio a 20 giorni di stagionatura sono stati processati per la conta batterica su terreni selettivi. I campioni controllo e quelli contenenti i ceppi selezionati hanno mostrato un andamento simile, suggerendo che sia i ceppi autoctoni del latte che quelli aggiunti sono cresciuti durante la stagionatura. Comunque, la carica dei lattobacilli mesofili registrata nei campioni STR e CMS era più alta dei campioni CTRL. La concentrazione di GABA e acido glutammico è stata quantificata nei campioni di formaggio a 20 giorni di stagionatura tramite UHPLC-HQOMS. I profili aminoacidici hanno mostrato che mentre la carica del ceppo Lb. brevis BT66 nel latte aumentava, la concentrazione di acido glutammico (da 324 ± 37 a 202 ± 32 mg/kg) e GABA (da 154 ± 31 a 91 ± 20 mg/kg) diminuivano significativamente nel formaggio. Questi risultati ci hanno suggerito che i ceppi sperimentali hanno convertito l’acido glutammico in GABA, ma che il GABA potrebbe essere stato successivamente convertito in succinato dall’enzima GABA- transaminasi.
È stato dimostrato che l’aminoacido GABA influisce sulla funzione del cervello attraverso l’asse intestino:cervello, ha effetti positivi sul diabete e l’obesità, regola il sistema immunitario, il processo infiammatorio e il metabolismo energetico nei mammiferi, stimola l’ipotensione, ha effetti diuretici e tranquillanti. A causa della sua abilità di produrre elevate concentrazioni di GABA e la sua attività BSH in vitro, il ceppo Lb. brevis BT66 è stato selezionato per essere testato in vivo in topi con obesità indotta e diabete mellito di tipo 2. Contemporaneamente, è stato testato anche il ceppo Lb. brevis DPC6108 (isolato dal tratto GI umano), che presentava le stesse proprietà. Sono stati generati i relativi mutanti rifampicina resistenti (rif), e il loro profilo genotipico, ottenuto tramite RAPD-PCR e PFGE (Pulsed-Field Gel Electrophoresis), era identico al ceppo nativo. La percentuale di conversione del glutammato monosodico in GABA è stata calcolata in seguito ad analisi aminoacidica di ultima generazione: Lb. brevis BT66rif ha prodotto 840.5 ± 266 μg/mL di GABA con un tasso di bioconversione del 73%, mentre Lb. brevis DPC6108rif ha prodotto 1,218.0 ± 393.2 μg/mL con una bioconversione dell’87%. L’attività BSH è stata positiva in seguito ad analisi quantitativa e qualitativa, e nei ceppi mutanti e in quelli nativi sono stati osservati risultati simili tra loro. I ceppi rifampicina-resistenti sono stati liofilizzati e testati per la loro stabilità a temperatura ambiente, +4 e -20 °C. Sia il metodo spettrofotometrico che le conte su piastra hanno rivelato che i ceppi liofilizzati sono sopravvissuti a temperatura ambiente per 24 ore, dopo essere stati risospesi in acqua sterile. La stabilità dei ceppi a +4 e -20 °C è stata analizzata contando le cellule vitali su terreno di coltura selettivo per 10 settimane e nessuna riduzione significativa è stata registrata nelle prime 4 settimane successive alla liofilizzazione. Entrambi i ceppi farmabiotici Lb. brevis BT66rif e DPC6108rif hanno dimostrato di essere resistenti alla liofilizzazione, sono sopravvissuti a transito attraverso il tratto GI di topo (come dimostrato da uno studio pilota) e la loro efficacia terapeutica è attualmente sotto analisi in uno studio in vivo per il trattamento dell’obesità metabolica e del diabete mellito di tipo 2
Trends in virtuality: experiments
Negli ultimi anni la ricerca si sta concentrando nello sviluppo di innovative soluzioni per la progettazione orientate alla riduzione dei tempi di sviluppo, dei costi e l’incremento della qualità permettendo alle aziende di ridurre il time-to-market. Tra le soluzioni più rilevanti, le tecnologie AR/MR/VR permettono di realizzare prototipi virtuali in alta fedeltà che possono essere utilizzati per svolgere test con utenti reali. Spesso però le aziende rivedono le loro tecniche di prototipazione in base al prodotto che stanno sviluppando, non ottimizzando così i costi di sviluppo e non prendendo in considerazione le caratteristiche psicofisiche dell’utente reale.
Il lavoro svolto in questa tesi si concentra quindi sulla definizione di un appropriato framework integrato con i tradizionali processi di progettazione ed in grado di supportare le scelte dei progettisti nello sviluppo di prototipi virtuali in alta fedeltà al fine di sperimentare in contesti reali le soluzioni progettuali adottate.
Per raggiungere questo obbiettivo è stata creata una metodologia basata su un approccio UCD in accordo al quale il cliente viene coinvolto in tutte le fasi del metodo. Al fine di validare questa metodologia sono stati implementati una serie di strumenti di VP. Inoltre, i risultati dell’applicazione del metodo proposto con gli strumenti di VP implementati hanno permesso di sviluppare un sistema di VR interattivo e riconfigurabile adatto ad attrezzare laboratori per far vivere all’utente una User Experience completa.
La ricerca svolta è stata applicata a tre casi studio riguardanti lo studio di innovative interfacce utenti per vari contesti d’uso: a) una piattaforma web-based in grado di supportare il processo contract residenziale, b) un’innovativa soluzione per il monitoraggio dei parametri fisiologici di un utente e la creazione di percorsi benessere personalizzati, c) una interfaccia utente applicata ad una doccia ad elevata usabilità per persone anziane e con difficoltà visive
Analysis of the biodiesel agro-industry system in Brazil and in the European Union
Al fine di identificare ed analizzare comparativamente i principali fattori coinvolti nella
gestione e nello sviluppo della filiera del biodiesel in Brasile e quella nell'Unione
Europea, è stata applicataun’analisi dello ambiente istituzionale della filiera del
biodiesel in entrambi contesti volto ad identificare i fattori simili e divergenti tra la
filiera del biodiesel in Brasile e quella nell’Unione Europea. Inoltre, per valutare
statisticamente questi fattori simili e divergenti, è stata applicata un’analisi fattoriale
grazie all’applicazione di un questionario per i componenti della filiera del biodiesel
volto ad identificare i fattori simili e divergenti tra la filiera del biodiesel in Brasile e
quella nell’Unione Europea.
Sintetizzando i risultati, per quanto rigarda alla analisi dello ambiente istituzionale, che
ha preso in considerazione le legge e normative sia brasiliane che europee, è emerso che
esistono molte differenze tra i due contesti. Mentre in Brasile esistono normative che
coinvolgono solo il settore del biodiesel, nell’Unione Europea queste normative si
inseriscono nel contesto delle energie rinnovabile. In Brasile, non ci sono le regole per
la produzione di materia prima, mentre nell’Unione Europea esistono norme non solo
per la produzione di materia prima ma anche per il tipo di suolo in cui questa è prodotta.
In Brasile, parte dell’acquisto di materia prima deve essere fatta dagli agricoltore
familiare affinchè l’impresa ottenga un permesso speciale che le permete di
commercializzare il biodiesel. Si conclude che le normative brasiliane hanno focus nel
sociale. Nell’Unione Europea, invece, le produzioni sia di materia prima che di
biodiesel (e altri biocarburanti) deve permettere il risparmio delle emissione di gas ad
effetto serra. In conclusione possiamo affermare che le normative europee hanno focus
nell ambientale. L’aspetto comune tra i due contesti è che nessuno ha il focus principale
nell’aspetto economico e entrambi fissano il minimo di blend per la miscela del
biodiesel nel diesel.
I risultati dell’analisi fattorialeimplementata grazie alle informazioni desunte dal
questionario ha permesso di individuare tra diversi fattori quelli che sono simili e quelli
che sono diversi tra la filiera del biodiesel in Brasile e quella nell’Unione Europea.I
risultati hanno mostrato che per entrambi i contesti, i fattori simili per gli agenti della
filiera del biodiesel in Brasile e quella nell’Unione Europea sono i fattori relativi alle
tributazioni e al commercio internazionale, i sindacati di lavoratori ed le associassioni
che rappresentano gli impianti di biodiesel, e la diversificazione, l'acquisto dagli
agricoltori familiare/ piccoli agricoltori e la garanzia della fornitura. I fattori diversi tra
le due filiere sono: (1) considerati solo in Brasile: strategie di crescita, competitività
degli impianti, differenziazione degli impianti, incentivi alla produzione di biodiesel, le
politiche generale su biocarburanti, le tecnologie di produzione di biodiesel, e le
politiche specifiche nazionale; e (2) considerati solo nell’Unione Europea:
differenziazione nella produzione di biodiesel, e le organizazzione di supporto