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MicroRNA come biomarcatori nella diagnosi e nella sorveglianza sanitaria delle malattie professionali: caso del mesotelioma maligno
The Exendin-4 in experimental therapy of NASH
Base di partenza scientifica/scopo dello studio: Una dieta ad alto contenuto lipidico ed uno stile di vita sedentario, tipico dei paesi occidentali, portano a sviluppare insulino-resistenza e nonalcoholic fatty liver disease (NAFLD)/steatoepatite (NASH). Recenti studi hanno dimostrato che il Glucagon-like-peptide-1 (Glp-1) è in grado di influenzare il metabolismo glucidico epatico.
Lo scopo del nostro studio è stato quello di dimostrare la presenza nel fegato del suo specifico recettore (Glp-1R), e di valutare l’effetto dell’exendina-4, un analogo del Glp-1, sui meccanismi epatici di trasduzione del segnale.
Metodi: L’espressione del Glp-1R è stata valutata in biopsie epatiche umane e nei fegati provenienti da ratti trattati con dieta ad alto contenuto lipidico (High-Fat Diet, HFD). L’effetto dell’exendina-4 (100nM) è stato valutato in epatociti isolati da ratti alimentati per tre mesi con HFD.
Risultati: Glp-1R è espresso nel fegato umano, sebbene ridotto in pazienti affetti da NASH. Analogamente, negli epatociti isolati da ratti NASH, alimentati per tre mesi con HFD, l’espressione del recettore per il Glp1 e di PPARγ e l’attività di PPARα risultano essere diminuite rispetto agli epatociti isolati da ratti alimentati con dieta di controllo. L’incubazione degli epatociti con exendina-4, aumenta l’espressione di PPARγ, che esercita la sua azione insulino-sensibilizzante, riducendo la fosforilazione di JNK. Inoltre l’exendina-4 aumenta l’attività di PKA, e la fosforilazione di Akt e AMPK, determinando un aumento PKA-dipendente dell’attività di PPARα.
Conclusioni: Il Glp1 ha un diretto effetto sugli epatociti, attivando geni coinvolti nella β-ossidazione degli acidi grassi, e nell’insulino-sensibilità. Gli analoghi del Glp1 potrebbero essere un promettente approccio terapeutico nel trattamento dell’insulino-resistenza, in pazienti affetti da NAFLD/NASH
La tutela del promissario acquirente immesso nel godimento del bene oggetto del contratto preliminare di compravendita
Nella presente ricerca si affronta il tema dell’ambito e portata della tutela del promissario acquirente immesso anticipatamente nel possesso del bene oggetto del preliminare di vendita.
Inquadrandosi nell’ambito del più ampio contesto della tutela, di cui si va ad esaminare un aspetto specifico, l’indagine si giustifica non solo per il grande rilievo pratico in considerazione della diffusione del preliminare c.d. complesso nel mercato immobiliare, ma anche per le forti ricadute che la questione determina in ordine all’aspetto specifico dei rimedi.
Questo lavoro si propone di considerare, attraverso la ricostruzione della struttura e della funzione del contratto preliminare, in particolare della clausola di anticipata efficacia e/o esecuzione della compravendita definitiva, le peculiari problematiche poste dal preliminare complesso.
L’analisi è stata condotta sull’aspetto rimediale, attraverso la rivisitazione di temi classici del diritto normativo, quali la detenzione, il possesso, la garanzia per i vizi, naturalmente senza trascurare l’aspetto normativo, non solo codicistico ma anche extracodicistico.
Si prendono le mosse da una ricostruzione storica dell’istituto, nella quale si evidenziano gli influssi della scuola pandettistica e della dottrina francese, per poi proseguire con un’analisi dell’aspetto normativo. Particolare attenzione è stata dedicata alla nuova disciplina dettata in materia di trascrizione del contratto preliminare dal d. lg. N. 669 del 1996 nonché a quella dal d. lg. N. 122 del 2005 in tema di acquisto di immobili cosiddetti sulla carta.
Il risvolto maggiormente significativo della disciplina relativa al contratto preliminare ad effetti anticipati attiene alla disputa in ordine alla spettanza o meno al promissario acquirente della tutela possessoria qualora abbia conseguito anticipatamente, quindi prima della stipulazione del contratto definitivo e prima dell’acquisto del diritto reale, la disponibilità materiale sul bene oggetto del contratto. In particolare si tratta di stabilire se il promissario acquirente sia un mero detentore ovvero un possessore.
Le conclusioni, nonostante alcune pronunce di segno contrario da parte della giurisprudenza di legittimità ed anche di un recente pronunciamento reso a Sezioni Unite, saranno nel senso del possesso e di questo si applicheranno tutte le conseguenze. L’indagine si conclude con un esame relativo al tema dei vizi e delle difformità del bene venduto anticipatamente consegnato e dei rimedi esperibili dal promissario acquirente.
Ciò che si prospetta è anche una ricostruzione unitaria dell’istituto che tenga conto anche delle pronunce di legittimità e dei contributi offerti dalla dottrina, i cui contributi sono stati oggetto di attenta analisi ai fini della ricostruzione dei rimedi più idonei a garantire l’effettiva tutela del promissario acquirente
Congiunzione economica e problemi di costing nelle aziende di Internet Provider
Molte imprese che usano il metodo di calcolo dei costi per processo, sono chiamate a dover valutare e quindi gestire, il problema, talvolta piuttosto complesso, di assegnare un costo ai prodotti congiunti.
Il tema della presenza di costi congiunti fra più produzioni, sia da un punto di vista tecnico – produttivo che commerciale, è tornato di grande attualità, soprattutto nelle imprese di servizi connessi al business delle comunicazioni, per via dell’uso di tecnologie, quali la banda stretta e la banda larga, utilizzate e necessarie per la trasmissione di dati.
I risultati empirici confermano una stretta connessione tra le aziende di Internet Provider e la problematica dei costi congiunti sia dal punto di vista tecnico – produttivo che commerciale.
Il presente lavoro si pone l’obiettivo di analizzare le caratteristiche, i metodi e le procedure utilizzate per ricavare un costo per i prodotti congiunti, nonché le tipologie di controllo; dall’analisi per centri di costo ad una per attività in un particolare contesto competitivo, formato dalle imprese che offrono servizi Internet.
Un importante aspetto del controller in questo settore, infatti, sta nella possibilità di fornire informazioni utili alle decisioni aziendali ed alle politiche di prezzo.
Il presente lavoro pone anche l’accento sulle critiche rivolte ai meccanismi di allocazione dei costi congiunti classici, nonché una breve introduzione su nuovi approcci contabili – ingegneristici di allocazione dei costi per le aziende oggetto di indagine
L'economia di genere. Imprese femminili e accesso al credito
L’aumento del numero delle imprese femminili che si è verificato negli ultimi dieci anni ha portato
la letteratura economica a indagare sulle difficoltà riscontrate da queste imprese in particolare nella
fase di avvio della loro attività. Questa tesi analizza i temi della discriminazione e delle differenze
di genere nel mercato del credito poiché è sempre più accentuata la convinzione da parte delle
imprese femminili di essere discriminate nell’accesso alle risorse finanziarie. La tesi si compone di
tre capitoli. Il primo capitolo è una rassegna della letteratura riguardante i modelli che descrivono la
discriminazione e le differenze di genere nel mercato del lavoro e in quello del credito. Il secondo
capitolo espone i risultati di un’analisi che ha lo scopo di verificare l’esistenza di differenze di
genere nell’accesso al credito. L’indagine è stata effettuata analizzando un dataset contenente
richieste di finanziamento avanzate da imprese maschili e femminili nei confronti di banche
localizzate nelle province di Pesaro Urbino, Forlì Cesena e Teramo. L’indagine descritta nel terzo
capitolo, infine, analizza il livello di cultura finanziaria delle imprese maschili e femminili della
provincia di Pesaro e Urbino attraverso la somministrazione di un questionario. Si indaga inoltre
sull’eventuale esistenza di una relazione tra cultura finanziaria e accesso al credito
Optical and scanning probe microscopy techniques for the characterization of micro and nano devices
Il mio dottorato si è sviluppato lungo diversi filoni di ricerca, dall’applicazione di tecniche ottiche a dispositivi micrometrici all’uso e realizzazione di nuovi strumenti e tecniche per l’analisi del mondo nanometrico.
La prima parte descrive un nuovo sensore non distruttivo per misurare lo spessore e l’indice di rifrazione di strati di polimero depositati su un una base di vetro. Il sensore è dedicato alla produzione di polimeri per le connessioni ottiche per le PCB (Circuiti stampati). A questo scopo, è stata selezionata una confutazione Michelson FOLCI. L’interferometria a bassa coerenza è stata applicata anche per analizzare il comportamento dispersivo e l’attenuazione ottica di guide polimeriche multimodali ad alta densità, realizzate per le interconnessioni delle PCB. Possono essere dedotte ulteriori informazioni riguardo il processo di fotolitografia direttamente dalla forma dell’interferogramma.
La seconda parte descrive un nuovo Microscopio a scansione di sonda a due canali che esegue simultaneamente la microscopia a corrente di tunnel (STM) e la microscopia a scansione a microonde di campo vicino a banda larga (SMM a banda larga). Il sistema SMM utilizza il feedback dell’STM per mantenere una distanza adeguata tra la punta e il campione ed è costruito sulla base di un microscopio senza apertura che può avere risoluzione nanometrica. In questo nuovo concetto, questo SMM esegue misure a banda larga del coefficiente di riflessione attraverso la sonda STM sfruttando un analizzatore di reti esterno (VNA), senza circuiti risonanti. La risoluzione della sonda STM è migliorata anche attraverso un metodo di etching della punta. La conseguente risoluzione della sensibilità è compensata da un algoritmo di processo a posteriori, correlando immagini registrate a diverse frequenze vicine e applicando un primo esempio di calibrazione del sistema.
La precedente tecnica è stata applicata ad un particolare materiale per la nano elettronica: il Grafene. Attraverso differenti tecniche è stato analizzato come il materiale si comporta in presenza di metalli (effetti di doping contro effetti Schottky) e come reagisce ai campi elettromagnetici vicini
Analisi del movimento umano mediante approccio Markerless
Le cadute nei soggetti anziani sono la principale causa di disabilità, malattia e morte. L’identificazione dei soggetti anziani ad alto rischio di caduta riveste quindi un ruolo di primaria importanza.
Il sistema di controllo posturale si deteriora con l’età e le malattie, l’equilibrio diminuisce con il conseguente aumento del rischio di caduta. Quindi, è importante avere la capacità di valutare l’abilità del soggetto a mantenere l’equilibrio e di predire il rischio di cadute.
In letteratura ci sono molti test clinici per la valutazione dell’equilibrio.
Lo Standing Reach (SR) è il task motorio analizzato in questa tesi di dottorato. Il movimento è confinato principalmente nel piano verticale. Lo SR consiste nello spostamento massimale in avanti delle braccia tenute approssimativamente perpendicolari al tronco. Il soggetto non deve alzare i talloni o cambiare base di appoggio. Lo spostamento massimale delle mani è una misura clinicamente significativa per il suo valore predittivo delle cadute di soggetti anziani. Tale misura, di per sé, non può essere considerata una misura dinamica di equilibrio, nel senso che non è in grado di differenziare soggetti anziani sani da quelli con particolari problemi di equilibrio. Maggiori informazioni si possono ottenere dallo stesso task motorio se si riesce a descriverlo valutandone anche gli aspetti cinematici.
Il lavoro svolto in questa tesi di dottorato si divide in tre sezioni:
Nella prima è stata affrontato il problema della compensazione degli artefatti da tessuto molle (ATM). In tale sezione è stato proposta una tecnica di compensazione basata sui minimi quadrati non lineari (LSA). Nell’LSA si ipotizza che gli errori dovuti agli ATM possano essere modellati mediante opportuno rumore random e sistematico sovrapposto alle coordinate globali dei markers.
La tecnica è stata applicata sia ad un caso simulato che a dati reali. I risultati hanno dimostrato la necessità di approfondire la ricerca per quanto riguarda questo particolare problema della Biomeccanica.
Nella seconda parte, quella principalmente connessa al problema delle cadute, è stata definita una procedura capace di stimare la cinematica e i parametri caratterizzanti lo SR usando un approccio markerless e adottando le tecniche della computer graphics e della computer vision. Il metodo è semplice e non richiede strumentazione specializzata. Il task motorio è stato caratterizzato sia qualitativamente che quantitativamente.
La caratterizzazione dello SR si è basata sulle seguenti fasi: 1) Acquisizione della sequenza video. Una singola webcam è stata posta ortogonalmente al soggetto e calibrata usando il metodo di Zhang. 2) Segmentazione delle immagini. I frames acquisiti sono stati segmentati mediante la mistura di K distribuzioni Gaussiane (K=35). 3) Approssimazione dei segmenti corporei. Il soggetto è stato modellato nel piano sagittale come una catena cinematica costituita da 4 segmenti: piedi, gamba, busto, e braccia. I segmenti corporei sono stati approssimati medianti ellissi, ed il loro tracking è stato eseguito mediante l’algoritmo Evoluzione Discreta di Curve ( DCE). 4) Stima dei parametri.
Gli angoli tra segmenti adiacenti sono stati calcolati identificando automaticamente gli assi maggiori delle ellissi associate ai relativi segmenti corporei.
Il massimo spostamento delle braccia è stato calcolato come distanza euclidea tra il vertice distale delle ellissi associate al braccio nel primo e nell’ultimo frame. Inoltre, sono stati stimati l’escursione nel piano XY del Centro di Massa (CoM) e il limite di stabilità anteriore (ASL).
I risultati numerici e le traiettorie angolari confermano quelli trovati in letteratura, ma in questo caso sono stati ottenuti con una strumentazione low cost e una procedura completamente automatica. Il metodo è stato applicato ad un ambiente non strutturato.
Nella terza sezione è stato proposto un algoritmo markerless, semplificato rispetto a quello descritto precedentemente, per la stima dei parametri antropometrici di un soggetto.
L’ algoritmo di stima antropometrica è basato sulle seguenti fasi: 1) Acquisizione di immagini. Una singola camera digitale è stata posta ortogonalmente al soggetto e calibrata usando il metodo di
Zhang. 2) Segmentazione delle immagini. Le immagini acquisite sono state segmentate mediante il metodo di Otsu. 3) Approssimazione dei segmenti corporei. All’interno di ogni immagine, sono state individuate delle fasce contenenti ciascuna dei segmenti corporei, mediante un algoritmo basato sul gradiente. All’interno di ciascun fascia è stata individuata la posizione del relativo segmento corporeo, mediante un algoritmo basato sulla cross correlazione. Ogni segmento corporeo è stato poi approssimato mediante figure geometriche piane.
4) Stima antropometrica. Note le posizioni dei segmenti corporei, e le dimensioni delle figure piane che li approssima, sono stati ricavati i parametri antropometrici desiderati.
I parametri antropometrici stimati sono stati confrontati con quelli ricavati dai modelli classici quali quelli di Winter [106] e De Leva [107] dimostrando cosi la maggior precisione dell’algoritmo di stima proposto
Socioeconomic inequalities predicting hospital readmission of patient with congestive herath failure
Premessa
Poche indagini hanno valutato il ruolo delle diseguaglianze socio-economiche nell’assistenza ospedaliera dedicata ai pazienti cardiopatici nei paesi europei di radice latina. I soggetti affetti da scompenso cardiaco richiedono assistenza ospedaliera e frequentemente ricoveri ripetuti. I fattori predittivi delle nuove ammissioni dei soggetti con scompenso cardiaco dopo un primo ricovero comprendono sia parametri clinici che socio-economici. Il SSN fornisce un supporto alle classi di popolazione svantaggiate consentendo di minimizzare le conseguenze della deprivazione sociale.
In un Dipartimento di Cardiologia è stata condotta un’indagine tra predittori clinici e socio-ambientale di riammissione ospedaliera in pazienti con scompenso cardiaco.
Metodi
Pazienti: 290 soggetti ricoverati consecutivamente in una unità cardiologica dedicata allo scompenso cardiaco sono stati valutati in relazione ai parametri clinici e socio-ambientali. 210 soggetti (128 uomini, 82 donne, età media 69 -/+ 14) sono stati presi in considerazione in un’indagine che ha richiesto di rendere disponibili il consenso informato, le caratteristiche del follow-up e la disponibilità degli aspetti clinici e socio-economici.
Procedure.
Sono stati valutati parametri demografici (età, sesso) clinici (cause dello scompenso, compromissione funzionale secondo la classificazione NYHA, frazione di eiezione ventricolare, precedente ricovero per scompenso, durata della degenza, comorbilità, trattamento farmacologico) e socio-ambientali (occupazione, risorse finanziarie, abitazione, caregiver, case-manager,visite di follow-up). Le informazioni sono state assunte dalle cartelle cliniche dei pazienti ricoverati e da interviste con pazienti e familiari realizzate da infermieri addestrati allo scopo.
Analisi dei dati
Un’analisi descrittiva è stata condotta sui dati ottenuti facendo riferimento alle medie e DS dei parametri registrate su due gruppi separati di pazienti, ricoverati una sola volta o soggetti a ricoveri ripetuti. Al fine di confrontare le caratteristiche dei pazienti è stata realizzata un’analisi uni variata usando un T test per le misure continue ed un test chi quadro per le variabili discrete.
Un modello di regressione logistica multipla è stato applicato per verificare le associazioni indipendenti fra i parametri verificati ed i ricoveri ripetuti, prendendo in considerazione solo le misure che risultavano significative all’analisi uni variata.
Risultati
Nei 24 mesi di follow-up dopo la dimissione della prima degenza 98 pazienti (46%) furono nuovamente ricoverati in ospedale. Sei variabili furono identificate come fattori predittivi significativi per la riammissione nell’Unità cardiologica e quindi analizzati attraverso un’analisi multivariata con regressione logistica. Tali variabili includevano sia aspetti clinici che socio-economici. Fra i primi sono da citare il precedente ricovero per scompenso cardiaco (OR 3,82; 95% LC; 1,66-6,22), durata di degenza > 14 giorni (OR 3,9; 95% LC; 3,4-6,8) e ipertensione arteriosa (OR 2,2; 95%LC; 1,1-3,8); fra i secondi la mancata occupazione (OR 2,61; 95% LC; 1.18-5,1), la carenza di follow up (OR 5,12; 95% LC; 2,1-12,4) e la mancanza del case-manager (OR 3,9; 95% LC; 3,4-6,3). Non è stato riconosciuto un valore predittivo per i parametri funzionali cardiaci, le risorse finanziarie e il vivere da solo.
Conclusioni
Alcuni parametri predittivi indipendenti sottolineano l’importanza di fattori clinici o socio-ambientali nel peggioramento dello scompenso cardiaco e nel conseguente ripetersi dei ricoveri ospedalieri. Un ruolo significativo è stato riscontrato nell’attività del case-manager e nella frequenza dei follow-up; questi aspetti inducono ad orientare gli interventi mirati a ridurre il ripetersi dei ricoveri potenziando il supporto fornito dall’attività infermieristica territoriale e dal controllo periodico ambulatoriale
Myotonic dystrophy type 1 (Steinert's disease) and sleep disorders: prevalence and severity of respiratory disorders during sleep at diagnosis and lack of awareness by the patient
Introduzione ed obiettivi dello studio: La distrofia miotonica (DM), la distrofia più comune nell'adulto, è una malattia autosomica dominante caratterizzata da una ampia varietà di manifestazioni multisistemiche. La distrofia miotonica di tipo 1 (DM1) è causata da espansione della tripletta CTG all’estremità 3’ del gene della DM proteina chinasi. Tra le caratteristiche cliniche multisistemiche della DM1 vi è la compromissione respiratoria. Gli obiettivi di questo studio consistevano nel valutare la prevalenza e la gravità dei disturbi respiratori nei pazienti con DM1 al momento della diagnosi e nell'indagare sulla consapevolezza di malattia e di compromissione respiratoria da parte dei pazienti.
Pazienti e Metodi: Tra i pazienti ricoverati presso la Clinica Neurologica di Ancona tra settembre 2007 e ottobre 2010 sono stati arruolati tutti i soggetti a cui veniva formulata la diagnosi genetica di DM1 confermata geneticamente. I pazienti sono stati sottoposti ad esame obiettivo generale e neurologico, visita oculistica, radiografia del torace e elettromiografia (EMG). Abbiamo analizzato le caratteristiche cliniche dei pazienti, il motivo che ha portato alla diagnosi, la presenza di sintomi suggestivi di un disturbo respiratorio (come affaticamento, dispnea, cefalea mattutina, ecc.). Tutti i pazienti venivano sottoposti a monitoraggio cardiorespiratorio notturno, spirometria ed emogasanalisi. Miotonia ed ipostenia sono state valutate utilizzando la scala per la disabilità (MDRS) e l'eccessiva sonnolenza diurna è stata determinata mediante la scala di sonnolenza di Epworth (ESS). Sono stati considerati come affetti da alterata funzione polmonare, i pazienti che avevano almeno uno dei seguenti reperti: PaCO2 diurna ≥ 45 mm Hg, capacità vitale forzata (FVC) <80% del predetto, AHI> 10 eventi per ora di sonno, SaO2 <90% per ≥ 5% della notte. L'indicazione alla ventilazione a pressione positiva non invasiva (NIV) veniva posta in presenza di uno tra PaCO2 ≥ 45 mm Hg, saturazione di ossigeno notturna ≤ 88% per 5 minuti consecutivi, FVC <50% del predetto.
Risultati: I dati sono stati raccolti su 21 pazienti (11 femmine/10 maschi), età media 39,7 anni (range 19-61 anni). L'EMG mostrava un quadro di distrofia miotonica in tutti i pazienti. Nessuno dei pazienti aveva deformità della gabbia toracica. Il motivo che ha portato alla diagnosi di DM1 è stata la presenza di un parente affetto in 7 casi (33,35%), il fenomeno miotonico in tre (14,3%), il rilievo di iperCKemia agli esami ematici in 2 (9, 5%), ipostenia in 7 (33,35%) e altri motivi (mal di testa e vertigini) in 2 (9,5%). Il 33% dei pazienti risultava avere emogasanalisi, spirometria e monitoraggio cardiorespiratorio notturno nella norma mentre il restante 67% presentava un’alterazione di almeno uno di tali esami. L’indagine che evidenziava compromissione della funzionalità respiratoria era il solo esame notturno in un paziente (5%), la sola spirometria in due pazienti (10%), emogasanalisi ed esame notturno in un paziente (5%), emogasanalisi e spirometria in tre pazienti (15%), spirometria ed esame notturno in tre pazienti (15%), tutti e tre gli esami in 4 pazienti (20%). Dei 14 soggetti con compromissione della funzione respiratoria 9 avevano una situazione così severa da soddisfare i criteri per NIV. Soltanto quattro dei 21 pazienti esaminati, adeguatamente interrogati, riportavano sintomi indicativi di alterazione della funzionalità respiratoria.Uno di questi pazienti non aveva compromissione della funzione respiratoria.
Conclusioni: In tre anni, sono stati arruolati 21 pazienti con DM1. E' probabile che l'incidenza di DM1 nella nostra regione sia significativamente più elevata rispetto a quanto ci si possa aspettare in relazione ai dati epidemiologici della letteratura. La maggior parte dei pazienti arruolati aveva prove di funzionalità respiratoria alterate. Non è stata trovata nessuna relazione significativa tra sintomi soggettivi, caratteristiche clinico-demografiche dei pazienti e compromissione respiratoria (p> 0,005). Un tempestivo riconoscimento di una compromissione respiratoria può portare ad un miglioramento della sopravvivenza e della qualità della vita mediante l'applicazione di NIV. L'importanza del monitoraggio della funzione respiratoria nei pazienti affetti da DM1 ha lo scopo di evitare procedure d’urgenza come l’intubazione. In relazione alla disomogeneità del quadro strumentale respiratorio, i tre esami che indagano la funzionalità respiratoria nei pazienti con DM1 andrebbero eseguiti tutti sin dal momento della diagnosi. Le linee guida relative alla indicazione alla NIV non tengono inoltre conto delle differenze che esistono tra le diverse patologie neuromuscolari, sarebbe pertanto necessaria la stesura di linee guida specifiche per ciascuna patologia neuromuscolare ed in particolare per la DM1
Preoperative assessment of idiopathic macular hole by advanced diagnostics
Obiettivo: valutare il ruolo della Microperimetria e dell'OCT Spectral Domain nella valutazione
preoperatoria di pazienti con Foro Maculare Idiopatico (FMI).
Pazienti e Metodi: sono stati analizzati i dati relativi a 3 gruppi di pazienti sottoposti a chirurgia
per FMI. Un primo gruppo di 35 pazienti (Group I) con FMI stadio 3-4 è stato sottoposto a
microperimetria per lo studio della fissazione. Il secondo (Group II), costituito da 16 pazienti con
foro stadio 3-4, è stato sottoposto alla misura della sensibilità retinica perilesionale. Un terzo
gruppo di 39 pazienti è stato analizzato con SD-OCT per la misura del difetto della giunzione
IS/OS.
Risultati: nel primo gruppo, dopo 2 anni di follow up si dimostrava la correlazione statistica tra la
stabilità della fissazione preoperatoria e la stabilizzazione o il miglioramento della Acuità Visiva
(AV) corretta postoperatoria (p<0,05). Nel secondo gruppo, la AV media preoperatoria era pari a
0,28±0,12; la sensibilità media era pari a 8,76±0,28 dB. Dopo un follow up medio di 15 mesi
(range: 6-26) la AV media postoperatoria era pari a 0,63±0,28. Nel terzo gruppo: la AV media
preoperatoria era pari a 1,38± 0.31 logMAR, la AV media postoperatoria era pari a 0,45± 0.23
logMAR, la lunghezza media del difetto della giunzione IS/OS era pari a 279,33±94,20 μm. La
correlazione inversa tra la lunghezza del difetto IS/OS e la migliore AV post operatoria è dimostrata
dal coefficiente R2= 0,74.
Conclusioni: la stabilità della fissazione e la elevata sensibilità retinica preoperatoria si associano
ad un maggiore recupero visivo dopo vitrectomia per FMI. La lunghezza del difetto della giunzione
IS/OS dei fotorecettori, analizzata all'SD-OCT, può essere considerata fattore predittivo del
risultato postoperatorio